Pillole…d’amore

Proposta di lettura:

di Claudia Mancini   laporzione.it

Sei in crisi con la tua ragazza? Lui non ti ama? Tuo marito ti tradisce? Basta soffrire di «mal d’amore», corri subito in farmacia ad acquistare «Amorex» e, per ogni informazione, cerca la pagina Facebook o clicca su http://www.amorex.it (clicca link). Non è uno scherzo, avete capito bene, «Amorex» è un medicinale, venduto in tutta Europa e ora disponibile anche nelle farmacie italiane, che, per soli €18,70, promette di lenire tutti i generi di pene d’amore: un’amicizia che si rompe, un amore non corrisposto, un figlio che si allontana da casa, ma anche la morte di «un cucciolo al quale confidi tutti i segreti come fosse il compagno della tua vita». Se ti ritrovi in una di queste tipologie (chi non ci si ritrova?), non ricercare spiegazioni psico-antropologico-metafisiche, vai subito in farmacia e non soffrirai più. Vuoi sapere se c’è bisogno della ricetta? Ma stai scherzando? Siamo in Europa, mica nello “Stato libero di Bananas”! Vai al bancone, chiedi «Amorex», magari sospirando con occhi da cerbiatto ferito, e avrai nelle tue mani, praticamente, un antidepressivo (clicca link).

A questo punto, mi scappano due considerazioni appassionate e, alla fine, vi rivelerò, illudendomi possa interessare, il mio antidoto al «mal d’amore».

Innanzitutto, non volendo passare per la «buona selvaggia», che si scandalizza perchè un’azienda farmaceutica, mescolando un po’ di chimica e di «effetto placebo», rimpolpi il proprio budget in rosso (rosso, del resto, come l’amore che dice di curare), chiedo argutamente: «Ma è possibile che nessuno abbia pensato che, qualora questo medicinale curasse veramente il «mal d’amore», la nostra intera economia potrebbe subire un colpo mortale?» Dunque, i primi a risentirne sarebbero, sicuramente, i gestori telefonici. Mi togli il «mal d’amore», hai presente quante telefonate togli dall’etere? Niente più «lei» che chiede, per sei–sette mesi: «Ma, allora, non mi ami più? Dimmi, in quale momento preciso te ne sei accorto?». Dall’altra parte, non ci sarebbe più «lui» a rispondere: «Ma non dipende da te, tu sei perfetta, sono io che ho bisogno di…una pausa di riflessione». A quel punto, «lei» realizza che la pausa di riflessione ha almeno due taglie di reggiseno in più. Quindi, nell’ordine, prenota (ma perché non hai prenotato quando eravate insieme?): parrucchiere, estetista, palestra, guardaroba nuovo, un corso qualsiasi per «fare cose e vedere gente». Nel caso sia la donna, invece, ad avere questo impellente bisogno di una «pausa di riflessione», sarà «lui» a realizzare che la suddetta pausa ha un nome e cognome, e allora: tutte le sere fuori con gli amici, ristoranti, un viaggetto, cene galanti e ci fermiamo qui, perché prendiamo in considerazione solo galantuomini. Insomma, esempi da manuale, per dire: «Ma vi rendete conto il «mal d’amore» quanto bene fa all’economia? Vi immaginate che tracollo finanziario ci sarebbe, se «Amorex» funzionasse?» Se funzionasse, appunto.

Il secondo effetto, che questo genere di notizia mi ha procurato, è stato, a dire il vero, un profondo ed insostituibile piacere: ricaricare, in automatico, la cartuccera di argomentazioni che un giorno, chi mi conosce bene lo sa, vorrei avere il piacere di sparare contro i personaggi alla Odifreddi. Avete presente di chi sto parlando, vero? Odifreddi è il prototipo di ateo dotato di un senso dello humour pressoché ineguagliabile: dedica tutta la sua vita a combattere la religione, perché non riuscirebbe a spiegare tutto con la ragione, cosa che la religione non deve fare, in nome della scienza che non spiega tutto con la ragione, cosa che vorrebbe fare. Eh, sono problemi grossi, dei quali è difficile accorgersi, finché ti invitano in TV, ai talk, in qualità di intellettuale. La fede sarebbe «il sonno della ragione», il rifugio nel sovrannaturale, nella superstizione, nell’irrazionale? Beh, caro Odifreddi, se così fosse, la mitologia scientifica che ha prodotto «Amorex», dimostra che  la «tua» scienza dispensa spesso la ragione dalla ricerca, magari per inventare, all’occorrenza, una «legge scientifica» che venda qualcosa, che spieghi o sostenga qualche teoria o, peggio, ideologia. La scienza all’«Amorex», in fondo, è la migliore apologia alla fede che si possa pensare e, a questo proposito, direbbe Chesterton: «Non che io cominciassi a credere in cose superiori al normale. Si trattava piuttosto del fatto che i miscredenti cominciavano a non credere neppure nelle cose normali» (GKC, Autobiografia, pag. 181). Per la fede come per la scienza, cari i miei Odifreddi, vale la stessa legge: la ragione umana strutturalmente può fallire o non bastare, ma questo non può inficiare, di conseguenza, il valore della fede o della scienza in sé. Ma che sia benedetta la pena d’amore «scientificamente» curabile, apologia della fede in compresse!

Dunque, a questo punto, non resta che parlare del mio personale antidoto al «male d’amore», qualora vi possa interessare. Cominciamo con il dire che alla sofferenza d’amore applico, più o meno, la stessa logica che uso per tutti gli altri generi di sofferenze. E’ chiaro che esiste una gravità diversa nelle sofferenze, ma è altrettanto vero che l’esperienza effettiva del soffrire, di qualsiasi sofferenza si tratti, si consuma tutta all’interno della stessa circolarità tra danno e senso. La medicina e la tecnica promettono e fanno ogni giorno di più per curare l’uomo e, sicuramente, hanno contribuito a lenire molti dei danni che la sofferenza, il dolore, la malattia possono creare. Eppure, non so voi, ma io ho visto persone con danni gravissimi sopportare la sofferenza meglio di quanto facciano persone con danni lievissimi. Credo che questa sia la prova incontrovertibile che, nella sofferenza, l’obiettivo principale non dovrebbe essere tanto trovare chi guarisca i danni, quanto riuscire a rimediare al non-senso che si prova quando si soffre, che altro non è che il vedere svanire il senso che si dava alle cose nei «tempi normali». Capiamoci bene, non è che voglia demonizzare la scienza e, tantomeno, idealizzare il dolore, perché come diceva Agostino: «E’ vero che si possono accettare molti dolori, ma nessuno può essere amato». Quello che vogliamo dire è, solo, che ogni sofferenza non può essere sopportata fino a quando, alla cura per i danni, non integriamo anche la cura per il senso, non impariamo a reintegrare il dolore nella vita: riprendere la vita alla luce delle nuove prospettive che la sofferenza stessa ha dischiuso. Il progetto, dice Gesù nel Vangelo, di salvare la propria vita è destinato al fallimento sicuro. L’unica possibilità di non perderla è di trovare il modo di dedicarla ad una causa che abbia un senso. E allora, quando soffro, sapete cosa faccio? Penso, semplicemente, che fino a quando c’è sofferenza c’è vita e che, allora, quando si soffre, l’unico modo per uscirne è promuovere, finché si può, la vita. Uno dei modi migliori, da me testati, è sfuggire tutti quei volenterosi che si offrono di soffrire con me, per cercare, invece, chi mi faccia sentire viva; non cerco persone che facciano cose per me, quanto persone che mi facciano sentire che io posso ancora fare cose per loro. E, in questo, l’amore è ineguagliabile. L’amore vero, qualsiasi genere d’amore, promuove la vita in tutti, perché istilla la voglia di diventare migliori per chi si ama e, così, tutta la vita, qualsiasi vita, diventa migliore. Non so se sia riuscita a spiegarmi, così vi lascio un’eloquente scena sull’argomento(clicca link), dove per protagoniste troverete, ancora, delle pillole…d’amore. La scena è tratta dal mio film d’amore preferito, “Qualcosa è cambiato”, film del 1997 di James L. Brooks, con Jack Nicholson ed Helen Hunt, entrambi vincitori del premio Oscar.

Avete visto? E, allora, se rende migliori, sia benedetto l’amore con tutto il «mal d’amore», per il quale, secondo me, l’unico antidoto possibile è questo: pensare che, per amore, vale sempre la pena anche soffrire. Per tutto il resto c’è «Amorex».

71 pensieri su “Pillole…d’amore

    1. Miriam

      Per favore, l’Amministratore mi sa spiegare perché nella discussione “rosa dentro” non riesco a replicare ad Alvise perché mi ricompare il mio testo già scritto in precedenza con l’unica opzione “cancella”?
      Se è un problema tecnico, è possibile rimuoverlo? Grazie!

  1. Ci ho provato, a citare dall’articolo… vediamo se ci riesco adesso…

    Quello che vogliamo dire è, solo, che ogni sofferenza non può essere sopportata fino a quando, alla cura per i danni, non integriamo anche la cura per il senso, non impariamo a reintegrare il dolore nella vita: riprendere la vita alla luce delle nuove prospettive che la sofferenza stessa ha dischiuso. Il progetto, dice Gesù nel Vangelo, di salvare la propria vita è destinato al fallimento sicuro. L’unica possibilità di non perderla è di trovare il modo di dedicarla ad una causa che abbia un senso. E allora, quando soffro, sapete cosa faccio? Penso, semplicemente, che fino a quando c’è sofferenza c’è vita e che, allora, quando si soffre, l’unico modo per uscirne è promuovere, finché si può, la vita. Uno dei modi migliori, da me testati, è sfuggire tutti quei volenterosi che si offrono di soffrire con me, per cercare, invece, chi mi faccia sentire viva; non cerco persone che facciano cose per me, quanto persone che mi facciano sentire che io posso ancora fare cose per loro.

  2. alvise

    Ben vengano!!!! Il TUTTOBEN il GAUDURIOL il TIBETIL il TRANQUILLON (nei due tipi: veglia, sonno) Il VISPARIL, il FELICIASE COMPOSITUM; e quando dico compositum, come in pratica formulati questa nuova classe di medicinali anti-patimento non solo delle pene d’amore (per quelle c’è il FEFRAL FORTE)quando dico compositum intendo che la loro composizione pluriattiva prevede che il soggetto non abbia a patire di nessun tipo di dolore dell’anima (cosiddetta) ma al contempo restare allo stato viglile, emotivo normale di base di un esemplare umano tipico ivi incluso con “pretumberamze” anteriori da allattamento diurno e notturno. Mi direte : impossibile!!! Se si agisce sui tasti dell’umore si impedisce lo sboccio dei sentimenti anche fosse positivi l’emozione dell’amore insieme al petimento ne verrebbe attenuata come minimo insimea tutte le altre emozioni che fanno la vita degna di questo nome. E invece no!!!.Questa nuova categoria di farmaci, (la composizione è segreta) è formulata in modo selettivo : inibisce il negativo favorisce il positivo: Ma allora direte non avremo più la nostra personalità il nostro carattere non potremo più nemmeno crogiolarci nelle nostre pene che sono alla fine il sale della nvita: resta il fatto che legge sanitaria dello stato nazionale assoluto in vigore a tutt’ora (almeno) in Italia anche insulare non prevede l?OBBLIGATORIETA’ della somministrazione, i singoli o le coppie sposate che volessero rinunciare all’utilizzo delle nuove terapie di vita felice potranno iscriversi presso i comuni le ASL o onca forse via e-mail, a liste speciali prevcia autentificazione di firme da parte o di un pubblico ufficiale o notaio o ufficiali dell’esercito finanza polizia cavalleria artiglieria eccetra eectra

      1. secondo la mia modesta opinione (che peraltro, come di consueto, condivido) 100 Canalis non valgono un decimo di Fefral… 😉

    1. Alessandro

      ragazzi mettiamoci d’accordo altrimenti mi si sballano i conti e già la matematica non è il mio forte.

      Allora, al cambio secondo Alvise 100 Canalis = 1 Fefral e 1 Fefral = 1000 Amorex, quindi 1 Canalis = 10 Amorex

      al cambio secondo Cyrano 100 Canalis = 0,1 Fefral (anzi meno), e quanti Amorex?

    1. Certo che mi piacerebbe, ma non credo sia praticabile, qui in osp non fanno entrare molta gente, cioé, la regola é che non entri nessuno perché i trapiantati sono a rischio di tutto e quindi non devono vedere nessuno, poi le eccezioni naturalmente ci sono , ma sono centellinate e riservate a chi viene a trovare Filippo per alleviare la sua noia e soffernza, non i lamenti di mamma… scusate, non volevo fare la vittima, è solo stanchezza e noia, devo trovare un progetto per occuparmi la testa e non avere tempo per lagnarmi.
      Grazie Alvise, soprattutto della dimostrazione della tua certezza che tutto andrà bene, se non é fede questa non saprei come altro chiamarla!!!

  3. Claudia Mancini

    Buongiorno a tutti, grazie dell’ospitalità e lieta di fare la vostra conoscenza anche se, leggendovi da mesi, praticamente vi conosco un pò tutti. @Alvise, hai realizzato un sogno: essere commentata da te!!! @Genoveffa, sai tutto di me: io sono Claudia Mancini. Per conoscermi prima di ora, avresti dovuto sapere a memoria gli elenchi del telefono di tutta Italia 😉 Sono estremamente contenta se le mie parole possono esserti state di supporto. Devi essere una “tosta”: quando io ho praticato gli ospedali, non mi sarebbe bastato il triplo di quello che ho scritto. Un pensiero ed una preghiera a te. @Luigi: concordo sul vino. In Abruzzo abbiamo dell’ottimo Montepulciano, spero non ne avrai mai bisogno, altrimenti fammi sapere te ne mando un omaggio 😉 Vi saluto e ringrazio di nuovo; se avete suggerimenti per il “mal d’amore” o vostre esperienze da raccontare, vi ascolto volentieri 😉 Santa Domenica del Sacro cuore, che bella domenica per conoscersi!!!

  4. cara Genny, mi pare che la fine del sentiero si veda, eccome! Coraggio, sta andando tutto bene. Tuo figlio è lì, vivo, parla, respira, lo puoi toccare, e non è poco. Anzi è tutto. Coraggio, forza, tieni duro, non mollare. E se vuoi, se ce la fai, ogni tanto offri qualche minuto di sofferenza per chi un figlio lo vuole e non arriva. Come ha scritto la brava Claudia, finché c’è sofferenza c’è vita. Lo so che è facile predicare bene per me, ma come sai mi sono scelta la cosa più comoda da fare. E ti prego, tienimi presente per le emergenze. Non solo sos Filippo, anche sos mamma.

  5. Grazie Costanza, per ricordarmi qual’è l’obiettivo finale. Anche se in questo momento sta facendo talmente tanti capricci che più che abbracciarlo lo strozzerei…

    Grazie Claudia, perché in questi ultimi giorni non ho fatto che lamentarmi di come le persone che “dovrebbero” aiutarmi non lo fanno (lo metto tra virgolette, perché non solo per il fatto di essere nei guai gli altri devono per forza venirti incontro, non sta scritto da nessuna parte, anche se spesso si pensa così), o lo fanno a modo loro, e la tua frase “non cerco persone che facciano qualcosa per me, quanto persone che mi facciano sentire che io posso ancora fare cose per loro” é stata una secchiata d’acqua che ti sveglia da un sonno profondo, un po’ come “In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda (Lc 1,39)”.
    Ho leggiucchiato un po’ tra i tuoi post, bellissimi, davvero, sei forte!

    Ciao a tutti gli altri, buona domenica!

    1. Bene, i capricci sono buon segno: è vitale, e soprattutto è un bambino normale!!!
      Tu intanto stai accumulando un sacco di punti paradiso, se vogliamo credere al discorso della montagna. Io tenderei a fidarmi di quel Gesù, mi pare un tipo affidabile…

    2. Laura C.

      Ciao Genoveffa, torno oggi dalle ferie al mare. Ho scoperto che siete di nuovo in ospedale… Coraggio, ti abbraccio forte forte e questa sera, nell’ultima porzione di viaggio verso casa dirò un Rosario per te. Fra un’ora sarò a messa e vi ricorderò nuovamente… che Dio ti consoli sempre con il suo amore! Ancora un abbraccio

  6. Luigi

    Oggi qui nel Veneto, la regione d’Italia più visitata dai turisti (Dolomiti, colline, città d’arte, Venezia, spiagge), oggi dicevo splende il sole, cielo azzurro, domenica. Mi sono alzato e volevo fare mille cose, sono andato a Messa con la mia famiglia dopo aver letto che anche oggi Filippo e mamma sono in ospedale. Matteo riporta le splendide parole di Gesù: “Venite a me voi che siete affaticati ed oppressi e io vi ristorerò”. Idealmente ho pensato a Genny, ai miei genitori che non possono muoversi dall’appartamento per motivi di salute, ai vecchi dimenticati nelle case di riposo. Il cielo è azzurro anche per loro, io sono ancora a casa e vorrei stringervi tutti in un abbraccio e portarvi idealmente in cima alla Marmolada. Vi voglio bene, buona domenica.

    1. io direi che le grandezze sono proprio incommensurabili e lascerei da parte questo rapporto… 😀
      anche perché pare che uno voglia idolatrare Fefral, mentre (almeno nel mio caso) vorrei solo “difenderla” dall’indegnità dell’accostamento.

  7. alvise

    CYRANO: hai ragione, non osavo neanche dirlo, ma preciserei: “l’indegnità di ogni accostamento pensabile”!!!!

    1. Eh, scusa se smorzo l’enfasi: è per il bene che voglio alle nostre signore che tento di scoraggiare ogni latria nei loro riguardi… certe volte invece c’ho idea che la mia musa sei tu: ma come fai ad anticipare puntualmente i temi dei post che ho in mente?! 😀

  8. Francesca Miriano

    Un saluto a Genoveffa : capisco quando dici che non hai bisogno di qualcuno che soffra con te ma vorresti occuparti di qualcosa per trovare un attimo di sollievo. Mi piacerebbe chiacchierare con te di altro che non sia sofferenza che c’è, è grande , ma per sopportarla occorre energia vitale.Anche io in momenti critici ho cercato questo : per piangere preferivo essere da sola.Mi associo ac Alvise nell’ottimismo.: se il midollo tiene il virus sarà circondato e reso inoffensivo.
    @Fefral , leggo per caso il tuo commento al post di ieri: sottoscrivo ogni parola che hai scitto e mi identifico completamente (a parte il cattolicesimo). Siccome oggi non ho voglia di essere martellata perchè finisce sempre che pesto qualche merda ,( anch’io sono sboccata, una volta mi hai semi punzecchieto perchè non ho scritto culo per intero, ma sai in un salotto buono…), non racconterò il mio modo di essere mamma perchè poi non argomento quello che dico , o urto le suscettibilità ecc. ecc.. Insomma ..du’ palle! Posso dirti che per ora sono abbastanza soddiasfatta dei risultati sempre senza esagerare.

    1. No, France’, perché? 🙂 Anch’io ti ho punzecchiato, una volta, ma quando vedo un tuo commento mi precipito sempre a leggerlo con la certezza che ci sarà qualcosa di stimolante. Dicci, dicci…

    2. fefral

      infatti francesca, scrivi… io trovo molto interessante scoprire che su un sacco di cose siamo assolutamente allineate anche se una si dice atea e l’altra si ostina a dirsi cattolica praticante e innamorata di Cristo.
      p.s. dici che in un salotto buono come questo non possiamo dire culo? 😉 io confido nella bontà e comprensione della padrona di casa

    3. admin

      si può dire “culo” e si può dire “e che palle!!!” infatti poco fa lo stavo giusto per dire io… 😉

  9. Ciao Francesca e ciao Laura,
    mi sto facendo passare il lamento-time, spero che ci siano ampie schiarite sul mio cielo.
    Lo so che le cose vanno bene, è solo che a un certo punto l’adrenalina si esaurisce e resta solo la fatca.
    Però da quando frequento questo blog, oltre che a godere della vostra compagnia, sono diventata maniaca dello smalto e ho sempre le unghie dei piedi di colori improponibili… bellissime!!!

  10. Fefral

    “si può dire “culo” e si può dire “e che palle!!!” infatti poco fa lo stavo giusto per dire io… ”
    MI PIACE!!
    😉

  11. alvise

    Dunque, stasera, per cena: Considerando il fatto mi sono accorto che in frigo ce stava
    un ber pezzo de resotta de vitella della COOOOOP, che ce l’hanno bbbona come ce n’è poche (la vitella) allora la metto nelr forno co’ patate un ramerino fresco de l’orto, sale pepe, un poco de olio de quello che ormai se sà, a parte preparo un’insalatierina de radicchio fresco de quello un po’ amaro tagliato fino a foja de tabacco, condito ojo e aceto de quello vecchio de vino chianti no de quell’acetaccio che….lasciamo perde’, chi l’ha voluta capì. Er vino stasera ce berrò sopra der vino de Pietracupa, che la madonna c’è apparsa diverse vorte e ci ha fatto er miracolo de questo vino de Pietracupa miracoloso che se po’ beve quanto se ne vole anche ‘na botte, che non lascia risidui de male de testa de pisciarella nulla de nulla solo che te gira er monno tutto attorno e t’addormi bbello bbbello,( pe’ di’) che lo sento, comunque, io, subbito se c’è quarche sapore o decuoio o de fero come i ciggini de sSancho Panza che quando alla fine la botte fu fatta vota c’era drento un a chiave (defero) con un pezzo de cuoio attacccato, quando se dice la classe de l’assaggiatore vero!!!!!

  12. Francesca Miriano

    Stasera amici a cena ,oltre l’australian boy.Menù : tabulè (fatto dalla Vovi mia pargola), pesce finto (ricetta di famiglia), mousse di tonno dietetica,melanzane grigliate con ripieno sfizioso, insalata tonno,pollo,cipolle nell’aceto e olive, parmigiana di melanzane, caprese e prosciutto chiantigiano di Danilo il macelladro. Vino già scelto ieri da marito oggi al lavoro, presumo bianco (io ho anche il difetto di essere semiastemia) La cucina è il mio hobby e il mio relax.Quando siete allegri e simpatici vi inviterei volentieri tutti a cena (soprattutto Filippo e Genoveffa)

  13. Francesca Miriano

    @Genoveffa. Con piacere: 2 scatole di tonno sottolio da 160 gr ben sgocciolato, 1/2 compressa di gelatina sciolta in 200ml di acqua (far intiepidire), 6 cipolline borrettane sottaceto, 3 cucchiai di maionese e 1 di ketchup (è la parte meno dietetica). Mettere tutto insiema nel vaso del frullatore e frullare bene; poi in uno stampo in frigo per 4-6 ore..Sformare e guarnire a piacere.Piace a tutti sempre(anche a bimbi inappetenti come erano i miei) e non si sbaglia mai.

    1. MMMM… appena metto piede a casa me la faccio e me la pappo tutta… per farvi capire quanto è buono il cibo dell’ospedale vi dico solo che stasera ho cenato con pomodori, albicocche e 3 fette biscottate con il formaggino spalmato sopra… che tristezza!!!
      Buonanotte a tutti, domani sarà una giornata migliore, anche perché mi sono decisa a spegnere l’aria condizionata della stanza, che tanto non funzionava, e ad aprire le finestre, e finalmente mi è passato il mal di testa!

  14. Francesca Miriano

    @Alvise. Quando mi inviterai a cena sono sicura che darai il meglio di te. Comunque potrò sempre pascermi della tua saggezza.

    1. fefral

      mezzo chilo di mozzarella di aversa….
      no alvì, stai tranquillo, però un po’ di mozzarella adesso non sarebbe male, però assicurati che sia buona, se cola il latte la prendi, se no… desisti!

  15. Alessandro

    facciamole la domanda diretta

    “FEFRAL, ti girano? Non parli più con Alvise tuo?”
    non t’è garbato che si calcolasse il cambio fefral-Canalis? Ma era tutto a tuo vantaggio!

    Alvi’ ti dedica questa

    1. fefral

      o brindiamo alla nostra o brindiamo a chi vuoi…

      ecco, con questa mo’ mi sono uscite le lacrime (come le gocce di latte della mozzarella)

  16. fefral

    alessandro, com’era la storia che c’erano due alessandro? Tu adesso chi sei? Perchè non mettete le faccette? che confusione!

    1. Alessandro

      io son quello del diritto canonico, quello che cita il catechismo ogni due per tre, quello che hai introdotto all’arte degli emoticons…

      ALVI’, che tu sia ‘na creatura di fefral e mia è tecnicamente impossibile, causa 1) la fedeltà coniugale di fefral; 2) il mio modesto tentativo di osservare il nono comandamento; 3) la tua età che, che pur non veneranda come vorresti far credere, fa di te a tutti gli effetti un giovane maturo (come diceva Totò): valido, prestante, ma maturo 🙂

    2. Fefral

      Ok, quindi viola=diritto canonico emoticons 🙂
      Sulla 1) confermo per la 2) fidiamoci sulla 3) non ho piu 20 anni ma certo non potrei essere tua madre alvi’ 🙂

  17. anna

    Simpatici tutti oggi (compreso ADMIN…ti immagino come una macchina pensante…sei vero o finto :-)?? Uomo o donna?? :-O
    Siete davvero una bella compagnia!!!
    Ma esiste davvero la pillola del post? Me ne passate un paio di kg???? 😦

    1. Alessandro

      recenti delusioni d’amore? Ha ragione Luigi, buon vino in compagnia. La pillola del post esiste ma è una specie di antidepressivo blando… lasciala perdere, fidati!

  18. anna

    Purtroppo sì Alessandro. Amo il vino anch’io ma da bere in compagnia…sarà che manca anche quella 😦 ! Opterei per la pillola, visto che esiste davvero, perché mi pare si possa prendere anche se si è soli 🙂 se solo fosse facile da reperire!
    Notte!!!

    1. fefral

      lascia perdere le pillole! Amici e vino. E se non hai con chi berlo ci siamo noi: un bel bicchiere di vino rosso mentre scrivi nel blog 🙂
      Un abbraccio Anna, Notte!!

  19. giuliana z.

    Sono in ritardo per fare il mio commento? beh, sarò breve allora!
    volevo solo dire che io detesto tutti i paliativi alla sofferenza d’amore, almeno quelli chimici-alcoolici. O meglio, mi piace bere una birretta con gli amici, ma per la mia esperienza le sofferenze d’amore sono state utilissime! ma che dico utilissime, fondamentali! per come sono adesso, passo virtualmente a stringere la mano a tutti gli stronzi (si può dire nel salotto buono? se si può dire culo….) che ho incontrato; li ringrazio per ogni singola lacrima versata e per ogni cicatrice lasciata nel cuore, perchè mi hanno fatto capire che cosa non voglio e che cosa invece mi sostiene davvero. Ho capito che nell’economia della vita ci sono rapporti che val la pena vivere fino in fondo e ce ne sono altri che sono solo una zavorra alla nostra ascesa; perchè anche se siamo cuori meschini voliamo leggeri verso il Grande Cuore (cito Chieffo). E poi non ero sola nei momenti in cui quelle lacrime sono state copiosamente versate. Nessuna pacca sulla spalla, solo compagnia, quella vera, che ti tira fuori dal tuo buco e ti fa vedere che lì fuori, oltre il tuo naso c’è la vita. E ti dice che tutta la sofferenza è per un senso. I segni rimangono, ma come diceva la Magnani al truccatore, non me li cancellate chè c’ho messo tanto ad averli! E ci tengo tantissimo ai segni, sono come le ferite di guerra che si porta addosso l’eroe. Quindi bando a tutte le pillole e pasticche che ti alleviano il sapore della vita, che ti tolgono il gusto del dolore; chiariamoci, la legnata sui denti fa male e sarebbe meglio non prenderla, ma se devo averla, la voglio sentire bene!

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