Purtroppo la mia vis polemica si è già esaurita a una settimana dall’apertura del blog (vedi l’accesa discussione sui commenti di ieri), e a sera mi ero già convinta a rinunciare alle mie opinioni granitiche per dare ragione a chiunque mi si fosse avvicinato con piglio un po’ deciso.
Poi però i figli mi hanno ricordato che le sfumature non sono il mio forte. “Carlotta è andata via – ha detto Lavinia a cena, dopo che l’amichetta nostra ospite è uscita di casa – e io ci ho fatto la pace, sennò vado all’Inferno”. Il pane mi si è fermato in gola. Forse ho esagerato, mi dico. Comincio la solita lezione di teologia serale (la misericordia, la libertà dell’uomo, dire di sì o di no a Dio), cercando di attenuare i toni apocalittici di mia figlia. La quale però, essendo un tipetto preciso, non ama molto i distinguo. Lei mi ascolta, poi scuote la testa, guarda la sorella e sentenzia: “Tanto, le porte dei pifferi non prevarranno.” Gli inferi, Lavi, gli inferi. “Va bè, però intanto loro perdono”, taglia corto la giovane candidata alla Congregazione per la Dottrina della fede.

