Quello che passa il cinema su  anzianità e morte: “Mia madre” di Moretti.

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 di Innocenza Laguri

Con il solito superlancio che viene fatto dei film di Moretti (ma come mai?) avevo sentito una sua intervista al telegiornale in cui diceva che  trent’anni fa non avrebbe mai fatto un film con questo tema, ma dopo la morte  della madre, ad una certa età, era tempo. Questa frase realista  mi ha incuriosito e sono andata a vedere il film, sempre interessata alla mia età anziana  e a quel che si prospetta, dunque in una posizione certamente “esigente”.

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La fine della logica

palombella

di Paolo Pugni 

Ci siamo giocati da tempo l’ortografia, grammatica e consecutio ci hanno lasciato anche loro, e la logica sta tirando le cuoia. Poi non resterà che la pancia. Per giunta vuota.

Se la rete è specchio della società, e del meglio di questa – se vale l’equazione di stile Zuckenberghiano progresso e cultura = uso di Internet, che peraltro oso mettere in discussione- siamo messi molto male.

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Il papa che non prega

Siccome la settimana è santa, ma io no, lo dico: Nanni Moretti mi annoia mortalmente ormai da molti film. E questo probabilmente depone un’ombra di scarsa nobiltà sulla mia decisione, che è la seguente.

Ascolterò il mio istinto, nonché autorevoli consigli come quello della Cei (e di Camillo Langone) e non andrò a vedere il suo film, investendo le oltre tre ore di tempo in qualcosa di più proficuo (pettinare le Barbie), per non parlare dei soldi per la baby sitter (mollette per Barbie, direi).  Noi cattolici il Papa ce l’abbiamo già, e ha un cervello grosso così; non abbiamo nessun bisogno di andare a vedere Habemus Papam.

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