Riflessioni su Eucarestia, Amazzonia e celibato

 

foto @AciPrensa

di Costanza Miriano

Qualche giorno fa ero a messa alla Transpontina, una chiesa in via della Conciliazione a pochi passi da San Pietro. Ogni tanto entrava qualche persona con quel copricapo di piume che nel mio immaginario era degli “indiani” dei film di cow-boy e che invece ho scoperto essere tipica anche dell’Amazzonia. Anche i lineamenti del viso e le caratteristiche fisiche facevano pensare che si trattasse di un gruppo di indigeni.

Durante la messa entravano, stavano qualche momento, uscivano. Lo hanno fatto a più riprese. Io ho sperato che fossero in chiesa al momento dello scambio della pace  così avrei stretto le loro mani in segno di accoglienza, invece quando ho alzato la testa dopo la consacrazione non c’erano. Poi sono rientrati e poi ancora usciti. Quando la messa è finita li ho incrociati che rientravano in chiesa, questa volta in gruppo, tutti insieme. Portavano canoe, strumenti musicali credo, abiti tipici. Una signora sorridente mi ha chiesto di rimanere per un “momiento de spiritualidad” ma proprio non potevo. Però l’ho trovata una cosa bella, che mi invitasse, ho pensato che noi occidentali nelle chiese dovremmo imparare da loro, dalla loro accoglienza, dai sorrisi e dalla capacità di accogliere chi ti sta vicino anche se non lo conosci (è una mia fissa, e anzi prego che questo succeda anche al Monastero wi-fi del 19 ottobre a San Paolo: che nessuno, anche se viene da solo come succede a tanti, si senta isolato. Salutiamo il vicino di sedia, chiediamo chi è e come sta, mi raccomando!). Dico questo perché si capisca che davvero non ho nessun desiderio di giudizio, non credo che noi cattolici occidentali e di lunga tradizione siamo superiori a nessuno, anzi.

Ho letto però sulla Bussola che si sono fatti strani riti sincretistici nella chiesa dalla quale ero appena uscita. Non spetta a me giudicare neanche questo, ma ai pastori e spero che lo facciano perché la confusione è tanta (e certo non posso fare a meno di notare con dolore che in certe chiese, in certe città, non hanno accolto incontri di preghiera del tutto ortodossi, ma comunque si sa che la Chiesa non è un monolite, ci sono tante sensibilità e va bene così).

Quello su cui rifletto, e ho cominciato a farlo quel giorno, ben prima di leggere sulla Bussola in cosa sarebbe consistito quel “momiento de spiritualidad”, è che quelle persone non desideravano affatto ricevere il corpo di Gesù, perché durante la messa se ne stavano fuori ad aspettare che finisse. Ovviamente non si può generalizzare, ci sarà sicuramente chi desidera ricevere più spesso l’eucaristia in quelle regioni, però quello che ho visto è stato questo. Gente che quando poteva prendere l’eucaristia stava fuori dalla chiesa, e poi entrava per fare una preghiera tribale. Quindi dire che per aiutare l’Amazzonia bisogna ordinare viri probati è del tutto pretestuoso.

Cosa fare? Cura delle persone, sì – la mostra nella chiesa esibisce foto impressionanti, con bottiglie piene di un’acqua che sembra succo di albicocca, e invece è acqua, arancione, inquinata, imbevibile – che la Chiesa dica parole serie sullo sfruttamento, benissimo; che metta in guardia anche, come ha fatto il Papa, da una protezione del territorio talmente esasperata da mettere in pericolo gli uomini, ottimo. Annuncio di Cristo in modi creativi, rispettosi della cultura locale, giusto. Soprattutto annuncio di Cristo con l’amore, e “se serve anche con le parole” come dice san Francesco.

Ma permettere a dei viri probati di fare i sacerdoti non mi sembra affatto corrispondere alla priorità dell’Amazzonia: se avessero tutto questo desiderio di eucaristia non entrerebbero in chiesa alla fine della messa. Roma è piena di messe, dovremmo trovare indigeni inginocchiati a fare la comunione in ogni parrocchia. Si può, anzi si deve dare aiuto, morale, spirituale, tutto quello che è possibile. Ma permettere di celebrare l’eucaristia a viri probati mi sembra andare esattamente nel senso opposto: serve l’annuncio, la formazione, servono persone più formate, non meno. E non è neanche quello che chiedono gli indigeni, a quanto ho potuto vedere io.

Il sospetto che questa situazione contingente possa essere usata come grimaldello da qualcuno dentro la Chiesa è legittimo. Sulla questione del celibato ci sono pareri molto più autorevoli e accreditati del mio, ma vorrei dire solo una cosa. Anche quelli che sostengono il celibato, tra noi semplici fedeli, non sempre lo fanno, almeno a quanto sembra a me, per il motivo giusto. Non è una questione di avere tempo, il senso del celibato non è da cercare nel fatto che chi ha una famiglia non ha tempo per la parrocchia, che è l’obiezione più frequente. Il celibato è moltissimo, moltissimo di più che liberare tempo. Il celibato è segno e profezia di una sponsalità con Dio, è la fecondità della castità, è stare in un rapporto diverso con Dio, non di quantità ma di qualità. È la libertà di permettere a Dio di regnare completamente, senza i vincoli che il cuore di noi sposati e aperti alla vita abbiamo. Viene il dubbio che chi lo considera irrilevante o comunque non dirimente – e non credo sia il Papa – consideri irrilevante Dio.

 

 

44 pensieri su “Riflessioni su Eucarestia, Amazzonia e celibato

    1. andrea venuta

      Ci vorrebbe più chiarezza tra promessa di celibato, cioè di non accedere alle nozze, ed il carisma della verginità che Dio dà a chi vuole. Chi è in seminario ha ricevuto automaticamente questo carisma?

  1. A proposito di grimaldelli.. il punto è’ che persone semplici come mia mamma che ha 85 anni, se vede che il parroco autorizza e promuove, pensa che sia giusto. Tutto qua. La nostra fede assume contorni totalmente distaccati senza che la maggior parte dei fedeli si renda veramente conto. Pensi che ciascuno nella buona fede sia salvo agli occhi di Dio (penso sempre al cuore netto di mia madre) e la responsabilità sia di chi guida. Ma chi invece si rende conto ? Che fa ? Andare “contro”? In che modo ?

  2. Maria Cristina

    Ricordarsi della Lettera alla Chiesa di Laodicea dell’ Apocalisse, non si puo’ essere tiepidi, bisogna essere o caldi o freddi,i tiepidi saranno vomitati.
    Cosi’ quello che sta succedendo a Roma in questi giorni e’ veramente disgustoso: ma non per gli indios che fanno i loro riti Pagani, del resto li hanno sempre fatti, e hanno tutto il diritto di farli , nei loro villaggi, ma per i tiepidi cattolici che “ stanno a guardare” e fanno gli spettatori. E non dicono ne’ si ne’ no, come il parroco della Chiesa di Santa Maria in Tronspontina dovevsi svolgera’ la Cerimonia che si e’ detto ne’ favorevole ne’ sfavorevole all’ evento, ma solo cosi’ spettatore…
    Penso che anche se facessero una messa nera , i tiepidi cattolici starebbero li’ a guardare senza protestare…

    1. Esdra

      Non c’è bisogno di una messa nera. Il culto a falsi dei è già culto a demòni.
      Quando nel luogo santo sarà posto l’idolo della gelosia…

  3. Luca Del Pozzo

    Il meccanismo , ben collaudato , è semplice: crei un caso partendo da una situazione particolare per farlo diventare un problema generale e poter così “ammodernare”. Di esempi se ne potrebbero fare a iosa. Per stare sul breve termine : unioni civili, divorziati risposati, suicidio assistito, e ora gli indigeni dell’amazzonia a corto di preti. Quattro esempi tutti accomunati dal fatto che se vai a vedere la realtà vera, fatta anche (non solo ma anche) di numeri, parliamo di cifre da prefisso telefonico. Qualcuno ha mai visto code di omosessuali , divorziati risposati e aspiranti suicidi fare la fila spintonandosi a vicenda per unirsi civilmente, fare la comunione , pretendere di staccare la spina? Io no. E il motivo è presto detto: perché parliamo, appunto, di non – emergenze, di non – problemi , insomma di aria fritta. Con l’Amazzonia è lo stesso; sorvolando sul fatto, come ha ricordato il card. Müller, che l’eucarestia non è un diritto che qualcuno può reclamare, la realtà vera dei tanto osannati popoli indigeni è ben diversa e lontana da come la racconta certa narrativa. È altrove che risiedono coloro che sono interessati a smantellare la disciplina del celibato, illudendosi che una chiesa più aperta e meno rigida possa fermare l’emorragia di fedeli in atto (con conseguente tracollo delle finanze di parrocchie e diocesi, in primis della chiesa tedesca ). Ma tant’è. Sul sinodo delle amazzoni ciò che penso l’ho scritto qui https://www.marcotosatti.com/2019/09/22/del-pozzo-purche-dal-sinodo-non-esca-un-dio-delle-amazzoni/#comments. Per il resto c’è solo da pregare.

    1. Esdra

      È dal post Concilio che si tende a coinvolgere la gente, a invogliarla a venire in chiesa con strategie di marketing. Le chiese, i conventi ed i seminari sono sempre più vuoti, proprio perché si ha vergogna di annunciare Cristo e questi crocifisso

      1. Francesco Paolo Vatti

        Il problema con la strategia di marketing è che il nostro “prodotto”, alla fine, se svuotato di Dio e di quanto il suo messaggio esige, vale meno degli altri… Certe cose il mondo le sa fare meglio….

  4. Carmela Mastrangelo

    Purtroppo stanno succedendo cose da pazzi. Congregazioni missionarie non amministrano più battesimi in Amazzonia, per rispetto degli indigeni. La cultura indigena è bella folcloristicamente, ma non per i poveretti che gradirebbero un po’ di civiltà e di progresso. E soprattutto avrebbero bisogno di conoscere Gesù, Figlio di Dio e Salvatore nostro.

    1. Pier Francesco Metalli

      Mi scusi Luca, ma l’emorragia di fedeli da quanto dura? Soltanto con l’arrivo di Papa Francesco? Credo che la cosa abbia radici più lontane. Pier Francesco Metalli.

  5. The_Punisher_020

    Cmq, va detto che l’Ordinatio Sacerdotalis di Giovanni Paolo II e’ la pietra miliare che ha messo la parola fine alla questione del sacerdozio femminile, e non esiste “grimaldello” che possa scardinare questo indirizzo.
    L’attuale Pontefice ha detto che nella Chiesa Cattolica il celibato non e’ in discussione, e nemmeno i futuri Pontefici potranno controvertire questo orientamento ben definito, perche’ contraddirebbero i precedenti Pontefici e pure la tradizione della Chiesa.

  6. giusto il tuo commento sui sacerdoti celibi e soprattutto casti!! Essere fedeli a Dio anche in questo modo credo serva a purificare ulteriormente l’anima …. poi non credo che la mancanza di operai alla;vigna del Signore sia imputabile all’essere celibi o sposati…. credo piuttosto che gli attuali operai non abbiano capito come “ si fa “ a portare le anime al Signore …. il problema mi sa che è a monte, molto a monte…. nella nostra amata Chiesa mancano santi !!! abbiamo tanti professori, ma pochissimi testimoni !!!

  7. Claudia Grottoli

    Grazie!Come sempre , Costanza, tu sei ” sul pezzo” come si suol dire . Condivido la tua riflessione anche sul fatto che il Papa sia davvero estraneo ad intenzioni che siano rischiose per la Chiesa . Davanti a questo mondo noi cristiani abbiamo la responsabilità di testimoniare Cristo attraverso la nostra vita . Partiamo da questo invece che scagliarci contro Papa Francesco facendo illazioni sul fatto che possa essere l’anti -Cristo . Noi verremo giudicati per come ognuno di noi ha vissuto non per come ha giudicato un Papa . Questo lo farà Lui.

    1. Maria Cristina

      Non riesco a non trasecolare leggendo commenti come questo di Claudia Grottoli, ma davvero si e’ cosi’ ingenui , cosi’ candidi, cosi’ fuori dalla realta’ da pensare che il Papa non c’ entri nulla con tutto quello che sta succedendo? Che il Papa sia “ del tutto estraneo ad intenzioni che siano rischiose per la Chiesa? Che insomma il Povero papa sia come noi solo un attonito spettatore di quello che vediamo?
      Se il cattolicesimo e’ un fiducia cieca e ottusa, tipo il culto della personalita’ , nella persona del Papa, dove va a finire la ragione, la coscienza, la semplice esperienza? Si arriva a negare l’ evidenza di cio’ a cui assistiamo per dare sempre e comunque una aureola di infallibilita’ al papa? No, il cattolicesimo non e’ questo e Il Santo Cardinale Newman c’è l’ ha detto e ripetuto nei suoi scritti. Prima si brinda alla coscienza poi al papa. Prima si segue il Cristo poi il Papa e solo nella misura in cui il Papa segue Cristo.Se non lo segue, non c’ e’ alcun obbligo di seguire il Papa , che ha lasciato l Cristo.

      1. Sono d’accordo con Maria Cristina. Questo Papa strizza l’occhio al “mondo” perché vuole piacergli. Spero che lo faccia in buona fede, ma così facendo non rafforza certo la fede delle anime semplici come me che si sono formate sulla bimillenaria Dottrina della Chiesa espressa dal Catechismo di S. Pio X e soprattutto non obbedisce alla raccomandazione che fece Cristo a Pietro di confermare i suoi fratelli nella fede.

  8. Cavallo Alessandro

    Cara Costanza, condivido appieno le tue considerazioni e il modo discreto, fermo e motivato con cui le hai proposte. Grazie.

  9. Giulia

    Un frammento della Esortazione postsinodale Vita consecrata di Giovanni Paolo II. “Nell’unità della vita cristiana, infatti, le varie vocazioni sono come raggi dell’unica luce di Cristo «riflessa sul volto della Chiesa».

    I laici, in forza dell’indole secolare della loro vocazione, rispecchiano il mistero del Verbo Incarnato soprattutto in quanto esso è l’Alfa e l’Omega del mondo, fondamento e misura del valore di tutte le cose create. I ministri sacri, da parte loro, sono immagini vive di Cristo capo e pastore, che guida il suo popolo nel tempo del «già e non ancora», in attesa della sua venuta nella gloria. Alla vita consacrata è affidato il compito di additare il Figlio di Dio fatto uomo come il traguardo escatologico a cui tutto tende, lo splendore di fronte al quale ogni altra luce impallidisce, l’infinita bellezza che, sola, può appagare totalmente il cuore dell’uomo. Nella vita consacrata, dunque, non si tratta solo di seguire Cristo con tutto il cuore, amandolo «più del padre e della madre, più del figlio o della figlia» (cfr Mt 10, 37), come è chiesto ad ogni discepolo, ma di vivere ed esprimere ciò con l’ adesione «conformativa» a Cristo dell’intera esistenza , in una tensione totalizzante che anticipa, nella misura possibile nel tempo e secondo i vari carismi, la perfezione escatologica.
    Attraverso la professione dei consigli, infatti, il consacrato non solo fa di Cristo il senso della propria vita, ma si preoccupa di riprodurre in sé, per quanto possibile, «la forma di vita, che il Figlio di Dio prese quando venne nel mondo». Abbracciando la verginità , egli fa suo l’amore verginale di Cristo e lo confessa al mondo quale Figlio unigenito, uno con il Padre (cfr Gv 10, 30; 14, 11); imitando la sua povertà, lo confessa Figlio che tutto riceve dal Padre e nell’amore tutto gli restituisce (cfr Gv 17, 7.10); aderendo, col sacrificio della propria libertà, al mistero della sua obbedienza filiale, lo confessa infinitamente amato ed amante, come Colui che si compiace solo della volontà del Padre (cfr Gv 4, 34), al quale è perfettamente unito e dal quale in tutto dipende.

    Con tale immedesimazione «conformativa» al mistero di Cristo, la vita consacrata realizza a titolo speciale quella confessio Trinitatis che caratterizza l’intera vita cristiana, riconoscendo con ammirazione la sublime bellezza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e testimoniandone con gioia l’amorevole condiscendenza verso ogni essere umano”. C’è un ordine divino unito ad una Bellezza che accompagna la verità di questa Esortazione.
    Fa rabbrividire pensare a quale livello siamo caduti, nella quasi totale inconsapevolezza dei cristiani. Costanza come sempre centra il bersaglio. Il problema non sono certo i viri probati pronti a portare l’Eucarestia. Il problema che l’Eucarestia è percepita come uno dei tanti simboli. Una pisside con un caschetto di piume può essere issata benissimo su una barca di legno a mo’ dì tabernacolo ecologico.

  10. Marco Negrotti

    Condivido le considerazioni sulla mancanza di formazione e, di conseguenza di rispetto, nei confronti della santa Eucaristia. Inoltre il celibato sacerdotale rimane una condizione indispensabile x poter esercitare questo ministero. Ricordiamoci le parole di San Pietro quando rivolgendosi a Gesu’ gli disse: “noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito…”

  11. ambrogio santelia

    Purtroppo si cerca sempre di non voler capire la causa di quello che accade, dovendo e volendo ad ogni costo chiudere gli occhi per paura di quello che si possa vedere. Al di là delle buone intenzioni di Costanza, che a volte sembra, come un prete che a tutti i costi voglia difendere il suo superiore, l’esperienza mi fa dire che se la base non funziona, la colpa è del vertice. Ma vediamo cosa succede “veramente” nella Chiesa? Come si comporta, cosa dice, cosa fa questo papa? La Chiesa non è più Mater Magistra, ma deve imparare. Imparare dal mondo, dal popolo, dall’indigeno. Non deve annunziare Gesù Cristo ma adattarsi alle situazioni. Deve dialogare, ma tace sui dubia, su cardinali omosessuali ecc. Dice eresie. Si eresie lampanti. Ed è inutile cercare sempre e comunque difendere l’indifendibile. Si deve credere fermamente in Dio e non nel papa che si può anche e si deve criticare se sbaglia.

    1. Francesco Paolo Vatti

      Sicuramente sono fra quelli che vivono questo Papa come problematico. Faccio fatica a capirlo e, talvolta, a seguirlo. Ma non diamogli le colpe di tutto! Non vorrete farmi credere che i problemi in Amazzonia, prima di Papa Francesco I, non ci fossero, vero?

  12. Ferdinando Fiorini

    Mi vorrei soffermare sull’ultima parte della riflessione in cui si parla del celibato: “Il celibato è segno e profezia di una sponsalità con Dio, è la fecondità della castità, è stare in un rapporto diverso con Dio, non di quantità ma di qualità. È la libertà di permettere a Dio di regnare completamente, senza i vincoli che il cuore di noi sposati e aperti alla vita abbiamo.”
    Alla parola celibato si dovrebbe sostituire “L’essere cristiano” o “credente” o “discepolo di Gesù”.
    Infatti è proprio del cristiano essere “segno e profezia di una sponsalità con Dio”.
    Ognuno di noi, anche sposati e con figli, deve vivere la castità del cuore e il nostro rapporto con Dio deve avere la stessa profondità e intensità (non quantità, ma qualità) di quello dei sacerdoti ordinati. Non sono d’accordo che questo rapporto con Dio debba essere sostanzialmente diverso tra celibi e sposati.
    Non solo noi sposati dobbiamo essere aperti alla vita, ma a maggior ragione i sacerdoti e tutti i consacrati, madri e padri spirituali di una moltitudine di figli.
    Tutti noi credenti dobbiamo permettere a Dio di regnare completamente nella nostra vita e non è certo solo il celibato che può garantire che questo avvenga, come per magia.
    Infine parli di vincoli che il cuore di noi sposati avrebbe, a differenza di quello dei sacerdoti celibi. Ma, attenzione, Gesù dice a tutti:
    “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,37-39) e «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14,26).

  13. Cara Costanza non ho proprio capito: “Gente che quando poteva prendere l’eucaristia stava fuori dalla chiesa, e poi entrava per fare una preghiera tribale. Quindi dire che per aiutare l’Amazzonia bisogna ordinare viri probati è del tutto pretestuoso.”

    Cos’è quel “quindi”? A me pare, eventualmente, tutto il contrario: aumentare il numero di “operai alla messe” (dunque ordinando i viri probati) potrebbe essere una risposta logica proprio alla situazione di non-cristianesimo degli indigeni.
    Ho detto solo “potrebbe essere” perché la questione di trasformare questo condizionale in indicativo è proprio uno (solo uno!) dei temi del sinodo.

    Il vangelo di oggi parla di Samaritani. Gli Indios possiamo considerarli i Samaritani. Vi risulta che Gesù si preoccupasse se i riti dei Samaritani fossero ortodossi o essi vi avessero tolto o aggiunto elementi estranei al “magistero consolidato”?

    Ci sono ben altri motivi se ormai la gente non crede più alla Chiesa.

    1. Francesco Paolo Vatti

      A me, invece, il commento pare del tutto logico: se queste persone non vedono nell’Eucaristia il centro della Vita, se i loro riti tribali vengono prima della Messa, beh, che differenza vede col giovane ricco (per citare solo uno degli esempi possibili)?

      1. Se queste persone non vedono nell’Eucaristia il centro della Vita vuol dire che nessuno glielo ha testimoniato o, peggio, glielo hanno testimoniato male. Dunque, ripeto, una ipotesi di lavoro è che occorrano, come dicevo, più operai. Mi pare che l’episodio del giovane ricco non c’entri per nulla (lì si tratta di portare il bravo figliolo alla consapevolezza che non ci si salva per le buone opere).

  14. samuel

    Stasera alla Santa Messa delle 19:00 nel mio piccolo Paese c’è stata una bella operazione di marketing poco prima della benedizione finale. A un signore distinto è stato permesso di salire in cattedra a raccontare lungamente (“un minuto e mezzo”, ci aveva assicurato il sacerdote celebrante) la sua pluriennale esperienza di vita in amazzonia , che gli aveva permesso di capire come l’uomo stia annientando la “madre terra” (lo scrivo in minuscolo, ma la sua insistenza nell’uso di questa espressione mi ha lasciato l’impressione che lui la intendesse in maiuscolo, in stile paganeggiante), distruggendo inoltre il futuro dei giovani e delle giovani, che parevano essere per lui come tutti seguaci della svedese Greta(e mi è venuto in mente il cartello osceno che simultaneamente è apparso nelle manifestazioni recenti e con il quale alcune di tali giovani invitavano a smetterla di distruggere la terra, e di accontentarsi di distruggere le loro grazie). A questo signore distinto è stata data altresì la possibilità di pubblicizzare il suo libro, con tanto di invito all’acquisto per la modica cifra di neanche 10 euri, nel mentre ci rendeva edotti di varie peripezie che gli erano accadute e di cui avremmo potuto aver maggiori dettagli aprendo il portafoglio per seguire quel consiglio di acquisto di cotanto libro; libro che ovviamente era in bella vista in chiesa. E così, in attesa che passasse questa reclame, mi chiedevo perchè troppo spesso si odono alcuni rumorosi sacerdoti e vescovi, intenti ad ammaestrarci su come fare la raccolta differenziata e su quanto gravi siano i nostri comportamenti anti-ecologici. Epperò, alzando lo sguardo verso l’alto, ho riletto e meditato la scritta in latino che marchia la chiesa del mio Paese “Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt”. Dio non ci abbandona, e la nostra celeste Madre ci ha assicurato che, alla fine, il suo Cuore Immacolato trionferà. Rimaniamo fedeli a Cristo, alla Chiesa e al suo insegnamento immutabile nel suo esercizio di custode del deposito della fede. Ricordiamoci anche di san’Atanasio, uno dei pochissimi vescovi che si oppose al trionfo dell’arianesimo. Ora, come allora, pareva che la divinità di Cristo venisse annientata negli insegnamenti della Chiesa, contro il deposito richiamato. Ora, come allora, preghiamo affinchè i momenti bui, e le follie pseudo-dottrinali, cessino, e le nubi si diradino e la Verità risplenda nel cuore degli uomini. Ma ricordiamoci che ogni peccato è un vulnus al mirabile ordine dell’universo così come conteplato e voluto da Dio. Convertiamo i nostri cuori innanzitutto

  15. Luigi

    Grazie per la tua preziosa testimonianza, Costanza. Che peccato che sei andata via prima del tempo, avresti visto una ragazza portata in processione in chiesa (!!!!!) come una novella Madonna pellegrina. O forse meglio così perché saresti collassata su una panca della chiesa.
    In effetti non vedo folle di indios che reclamano con cortei e striscioni la Santa Comunione. Vedo piuttosto un vigliacco sotterfugio da parte dei “cattolici” tedeschi ( ops, lo devo dire io da dove è partita ‘sta storia dei viri probati?) che stanno imponendo con estrema superbia il loro folle pensiero (invece di preoccuparsi del calo devastante di fedeli in tutta la Germania).
    E siamo qui tutti in trepida attesa di leggere l’esortazione post sinodale di questo folle sinodo dove ci è toccato vedere i vescovi fare la ola come adolescenti liceali al momento che gli si dice di non portare la veste filettata.
    Per dirla con don Strumia: “come abbiamo fatto a ridurci così?”.
    Santa Vergine di Guadalupe prega per noi tuo Figlio.

    1. Nat

      I vescovi della “ola” non saranno gli stessi che hanno fatto il “trenino” al Sinodo dei giovani 🤔?
      Eh già, come abbiamo fatto a ridurci così?

  16. carla

    La cosa veramente preoccupante è che questi riti si svolgano in chiese consacrate, col benestare dei sacerdoti!!!!!
    Ci sono numerose sette vagamente new age che fanno riti ispirati, in modo assolutamente fantasioso e confuso ad antico Egitto, druidismo, teosofia, ma almeno non si dicono cristiani e, fin’ora, erano considerate vero paganesimo, e come tali condannate,dai parroci nei cui comuni si svolgevano
    Ora si potranno fare comodamente in chiesa le danze del solstizio e trasformare gli altari dei Santi in are dedicate alla Terra, all’Acqua al Fuoco e all’Aria, con benedizione finale data da un vescovo!!!!
    E non venite a dirmi che è solo folklore

  17. Nat

    I più accesi fautori dell’ordinazione dei viri provati per non lasciare le comunità amazzoniche prive dell’ eucaristia (e come primo passo verso l’abolizione del celibato sacerdotale) sono – curiosamente- gli stessi che poi vorrebbero declassare l’Eucaristia a semplice simbolo rinunciando di fatto alla Presenza Reale di Gesù.
    Il che, avrebbe detto il povero Guareschi, è bello e istruttivo…
    Quanta ragione aveva il Cardinal Sarah a dirsi indignato verso chi sta usando le difficoltà dei poveri per i suoi progetti di Chiesa borghese.

  18. cinzia

    @Maria Cristina
    “Non riesco a non trasecolare leggendo commenti come questo di Claudia Grottoli, ma davvero si e’ cosi’ ingenui , cosi’ candidi, cosi’ fuori dalla realta’ da pensare che il Papa non c’ entri nulla con tutto quello che sta succedendo? Che il Papa sia “ del tutto estraneo ad intenzioni che siano rischiose per la Chiesa? Che insomma il Povero papa sia come noi solo un attonito spettatore di quello che vediamo?”

    Mi ritrovo perfettamente in queste parole di Maria Cristina, e mi sembra che anche Costanza si arrampichi sugli specchi per difendere Papa Francesco.
    Fermo restando che il Papa in questo momento è lui, fermo restando la preghiera quotidiana per il papa…. Ma davvero lui non c’entra nulla con quello che sta succedendo?
    Poi certo, ha ragione Pier Francesco Metalli, lui sta semplicemente portando avanti qualcosa che è cominciato da tanto tempo, da Prima del Concilio Vaticano II…. solo che ora le cose sono così evidenti che anche chi prima non aveva colto ora vede chiaramente e riesce anche a capire che anche prima le cose erano diverse da come apparivano!
    In quell’incontro di preghiera del 4 ottobre nei giardini Vaticani papa Francesco c’era, e avrebbe anche potuto ribellarsi, indignarsi…. e invece non l’ha fatto! E sappiamo bene che quando qualcosa non gli sta bene non lo manda a dire…..

    Per quanto riguarda i viri probati si tratta di un forte attacco che viene dalla Germania (su questo concordo con Luigi).
    E’ da tanto che la Chiesa cerca di aprirsi al mondo, di essere “meno rigida”…. Quale il risultato? Le chiese si svuotano e non ci sono vocazioni.
    Dove sono invece le vocazioni? Negli ordini cosiddetti “tradizionalisti” (virgolette d’obbligo). Forse vale la pena farsi qualche domanda…..

  19. Francesco Paolo Vatti

    Ho alcuni commenti, slegati fra loro. Ne faccio uno per volta.
    Il primo: uno dei miei zii -ora defunto- è stato missionario barnabita in Amazzonia. Ha avuto diverse funzioni. E’ stato parroco di una sede grande quanto Umbria e Toscana messe insieme, è stato economo del seminario e altro. Amava moltissimo la sua gente, tanto che è morto ed è sepolto là; non ho mai accettato di andare a prenderlo per portarlo qua, proprio perché sapevo come amasse la sua gente. Ebbene, non mi ha mai parlato di loro come di gente migliore delle altre. Con certe conoscenze in più, ma con anche con molte in meno e con le stesse meschinerie che abbiamo qua, con gli stessi vizi e con le stesse virtù. Ha aiutato molti di loro a evitare che gli espropriassero le terre durante una caccia all’or, ha rischiato più volte di essere ucciso per aver difeso gli indios da fazenderos e simili realtà. Ma mi ha sempre raccontato di una realtà umana, come tante altre. Guardare all’Amazzonia come a un mondo perfetto mi pare assurdo….

  20. Francesco Paolo Vatti

    Secondo spunto. Ho discusso molte volte sul celibato dei preti, anche con qualche sacerdote favorevole alle nozze. Ma non ho saputo dare da me migliori ragioni di due che mi vengono dall’esterno. Una è quella dell’articolo che sto commentando. L’altra viene da un amico, non esattamente praticante, proveniente da una regione della Calabria, di rito greco-albanese, dove il prete è di regola sposato. “Non mi è mai piaciuto. Così è un lavoro come un altro, non una scelta di vita”.

  21. Francesco Paolo Vatti

    Un altro spunto. Sono un fanatico della cultura germanica. Adoro la Germania, l’Austria e l’Alto Adige, amo alla follia la lingua, la musica e la letteratura tedesca. Un tempo, la messa tedesca dava un messaggio forte, distinguendosi nettamente da quella protestante, tanto che le Chiese cattoliche erano ben più piene di quelle protestanti. Ricordo che quando lavoravo a Brema, terra calvinista e protestante, la messa cattolica era piena, mentre dal duomo protestante uscivano quattro gatti. Però, già da allora (1996) si sentiva una sola lettura + il Vangelo alla Messa feriale, il prete andava in giro in giacca e cravatta e questo era quello che potevo vedere da solo…
    Oggi, mi pare, persino l’Alto Adige, dalle bellissime tradizioni cattoliche, si sta fortemente scristianizzando e temo che l’atteggiamento mondano (non facciamo troppa fatica) ne sia complice…. Dare alla Chiesa tedesca attuale un ruolo di guida, non mi pare una gran trovata. Non dimentichiamo anche lo scontro con Giovanni Paolo II…..

  22. Francesco Paolo Vatti

    Ultimo spunto. Il Brasile ha una Chiesa piuttosto disastrata. Non è vero che le vocazioni siano in generale poche: la diocesi di Volterra accoglie seminaristi brasiliani purché si fermino appena ordinati per qualche anno e sta supplendo bene alla carenza di sacerdoti. Altri seminari italiani contengono brasiliani. Mi pare, però, che vescovi e cardinali siano un po’ strani. Ho appena sentito il racconto di un amico di Rio, divorziato e risposato, al quale il Cardinale avrebbe detto che, mentre lui non può fare la Comunione, il problema non sussisterebbe per la moglie, visto che non era sposata prima. Alla mia obiezione che la moglie era in situazione del tutto simile alla sua, mi ha risposto che le sarebbe bastato confessarsi… Volevo quasi rispondergli che, vista così, avrebbe potuto bastare anche a lui, ma dubito che avrebbe compreso l’ironia e ho preferito non gettare ulteriore confusione…

    1. Mancano molti dettagli nel tuo racconto ma se la donna è stata abbandonata e non si è risposata è evidente che il cardinale ha ragione. Il problema dei sacramenti si applica ai risposati, non ai divorziati.

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