Orgoglio di cosa?

di Costanza Miriano

Adesso, a prescindere dal tipo di inclinazione sessuale – solo per un momento, facciamo finta che esista qualcosa di diverso dal sesso, maschio e femmina – a me pare che organizzare delle parate per celebrare l’orgoglio della propria inclinazione sia davvero surreale. Uno è orgoglioso perché ha fatto qualcosa di grande, qualcosa che non tutti fanno, o almeno non automaticamente.

Uno è orgoglioso perché ha dato la vita a dei figli o ha custodito altre persone, le ha sfamate o aiutate, perché si è speso per qualcosa in cui crede, perché ha combattuto per il bene del proprio paese o ha fatto qualcosa di serio, che ne so, con il suo impegno, nel lavoro, nello studio. Uno è orgoglioso perché ha vinto un oro olimpico, perché ha fatto una maratona sotto il suo tempo limite, ma anche perché ha vinto il torneo  parrocchiale di ricamo o la selezione per l’ammaestratore di pulci, quasiasi cosa, per carità, non è che tutti vincano il Nobel o il Pulitzer o l’Oscar o l’oro (io no per esempio), però per essere fieri di qualcosa bisogna FARE qualcosa. Come si fa a fare una parata per cercare di convincere la gente che si è fieri di una inclinazione, che è peraltro diventata quella più di moda, sponsorizzata da tutto il mondo della finanza, dai grandi marchi commerciali, dunque funzionale in fondo, banalmente, tristemente, a un modello di consumo che ci vuole pecoroni omologati? C’è qualcosa di cui essere fieri? C’è qualcosa che si è fatto, un risultato conseguito, un limite – fosse anche il proprio, personale – superato?

Il problema è che viviamo in un’epoca di confusione tragica, non dico dei valori, che saremmo già oltre, ma persino della logica elementare del ragionamento. Un mio amico la chiama la palude dell’inconscio, qualcun altro la dittatura del desiderio. Per cui si può chiamare “orgoglio” il fare quello che viene, la più banale delle scelte. Per secoli, millenni ci hanno insegnato che il desiderio andava giudicato ed educato (Ulisse, le colonne di Ercole, eccetera, insomma, l’uomo che supera se stesso, che si educa in un cammino di ascesi in senso lato, non necessariamente religioso, cioè che trascende la povera carne di cui è fatto, che va oltre il limite della morte, se non grazie a Cristo almeno grazie al proprio valore, come era nelle civiltà non cristiane, pensiamo ad Achille, Patroclo eccetera). Adesso invece ci insegnano che il desiderio va sempre e comunque assecondato, io sono l’unico arbitro del mio desiderio, e non solo ho il diritto di assecondarlo, ma ne vado fiero, come se fosse difficile.

C’è un piccolo particolare: assecondare i propri desideri è una cosa che sanno fare tutti, meglio di tutti i bambini, ancora ineducati, che sono desiderio puro senza ragione e senza giudizio. Insomma viviamo nell’epoca dell’infantilismo, nel paese dei balocchi; purtroppo, come insegna Pinocchio, non siamo uomini veri finché non riconosciamo di avere un padre. La differenza è che Lucignolo sapeva di non essere un eroe quando faceva i comodi suoi, faceva semplicemente quello che sanno fare tutti. Ma orgoglio di cosa?

35 pensieri su “Orgoglio di cosa?

  1. Luca Del Pozzo

    Si potrebbe aggiungere , se le parole hanno ancora un significato, che diverso si dice etero, non omo. E ho detto tutto.

  2. marcoventinove

    Cara Costanza, premetto che le parate degli omosessuali non mi piacciono. In effetti è stupido essere orgogliosi dei propri gusti e del proprio orientamento sessuale. Però non bisogna dimenticare la storia. I “gay pride” nascono per rivendicare diritti e spazi di libertà all’interno di una società che, nei casi più benevoli, tendeva a rimuovere l’omosessualità, e nei casi peggiori finiva per criminalizzarla. Fino alla fine degli anni sessanta, ad esempio nella democratica Inghilterra, gli omosessuali rischiavano il carcere. È vero, oggi il mondo è cambiato. I media e la cultura dominante promuovono le differenze e l’autodeterminazione sessuale, ma questo è accaduto anche grazie alle rivendicazioni e alle allegre parate dei gay. La parola “orgoglio” viene sbandierata con tono polemico in faccia a quanti ancora oggi ritengono l’omosessualità una patologia. I gay smetteranno di esserne orgogliosi, quando la società avrà smesso di discriminarli. In effetti siamo a buon punto (la cultura è cambiata anche a causa di queste manifestazioni). Non c’è nulla di cui essere orgogliosi se ci si sente attratti da persone dello stesso sesso. Assecondare i propri desideri è uno dei mali della nostra società, ma in questo caso i desideri non c’entrano. La sessualità è un aspetto fondamentale dell’esperienza umana e ciascuno ha il diritto di viverla in modo pieno e responsabile.

    1. MariaLT

      Ciao Marco condivido il tuo commento. È evidente che queste manifestazioni sono nate in reazione rispetto a tempi in cui l essere omosessuale era , anche in occidente, considerato addirittura un crimine . Anche a me non piacciono , ed è ovvio che c è poco da esseee orgogliosi di un qualcosa che non si è scelto. Ma d’altra parte il mondo è pieno di persone orgogliose di essere nate in Italia o Francia o altro , oppure orgogliose di quanto fatto dal proprio nonno o da un Avo , orgogliose dei monumenti della propria città, etc etc. Il termine orgoglio viene usato spesso a sproposito.
      Da cristiana penso che l omosessualità sia davvero un grande mistero , e che occorre distinguere tra essere omosessuali e fare atti omosessuali, che è una bella differenza.
      Questo è uno dei temi più divisivi e ricorre nelle discussioni in maniera a mio parere un po eccessiva. A mio parere bisognerebbe essere un Po più critici sui propri di peccati più che misurare quelli degli altri. Anche perché anche giudicare è un peccato , come più volte detto da Cristo.

      1. Roberto di Francia

        “Condannare” è un peccato. Non “giudicare”, ossia fare uso della nostra ragione per discriminare alla luce della Fede, il Bene dal Male. E non si tratta di fare a gara a chi è “meglio”, ma semplicemente di proteggere l’altissima nozione della sessualità e della famiglia che ci è stata insegnata da Cristo tramite la Chiesa.

        Gentile signora Maria: non so se lei abbia dei figli piccoli, ma spero per loro che Lei li abbia protetti ed educati al Bene, “giudicando” opportunamente il tipo di influenze e di messaggi cui sono soggetti in tutte le fasi della loro crescita umana e intellettuale.

        Sul “ruolo” giocato da queste grottesche e, sempre più spesso, blasfeme carnevalate “per sensibilizzare la gente”, un bell’articolo di questi giorni, purtroppo solo in inglese, (ma con glui strumenti di traduzione attuale, dovrebbe essere accessibile a tutti)

        https://spectator.us/this-gay-pride-lets-celebrate-shame/

        1. ola

          Esatto, o spiegato ancora piu’semplicemente: giudicare i cuori puo’essere eventualmente peccato (quando non e’semplicemente dar aria ai denti), (saper) giudicare le azioni e’invece una virtu’a cui tendere e un dono.

    2. Luigi

      Discriminati? Ti dirò io chi sono oggi i veri discriminati: un professore cattolico di una delle università cattoliche più prestigiose d’Italia mi confidava tempo fa che lui, quando deve per qualche motivo parlare di omosessualità, deve fare molta attenzione ad esprimere il suo pensiero in merito, per non vedersi il giorno dopo alla gogna mediatica se non peggio in tribunale. I veri discriminati siamo noi cattolici che dobbiamo vedere insultata Maria Santissima in una pubblicità pro pillola abortiva del 5° giorno, creata da studenti di un istituto di Roma e non poter dire nulla perché è stato tolto dal codice penale il vilipendio alla religione.
      La lobby lgbt deve essere invece orgogliosa, perché è riuscita, nonostante la non esistenza del reato di omofobia, a far star zitti tutti (come in uno stato di polizia) anche chi segue il catechismo cattolico e sa che l’omosessualità è “intrinsecamente disordinata e contraria alla legge naturale. Preclude all’atto sessuale il dono della vita. Non è il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale.”

      1. Francesco Paolo Vatti

        Intrinsecamente disordinata e contraria alla legge naturale? Se leggete Padre Salonia, vedrete che c’è tutto un movimento dentro la Chiesa per far cambiare il Catechismo su questo punto…..

      2. MariaLT

        Sig Luigi , come cattolicoa e seguace di Cristo io personalmente ho particolare avversione per la manipolazione delle scritture e dei vari scritti della Chiesa. Il catechismo della Chiesa Cattolica non dice (come lei impropriamente sostiene) che l’omosessualita è “intrinsecamente disordinata e contraria alla legge naturale.” Dice che ” gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 
        Distingue quindi la situazione dalla azione . E non è un gioco, ma una cosa basilare che lei volutamente non distingue.
        Per quanto poi concerne le discriminaizoni verso gli omosessuali mi sembra che lei conosca ben poco la storia e metta sullo stesso piano una critica con persecuzioni, prigioni e uccisioni.
        Io non sono qui per difendere gli omosessuali ma per difendere la verità cosi come il Signore ci invita a fare ogni giorno .
        Sono atteggiamenti negazionisti come il suo che hanno dato forza ai movimenti omosessuali e creato intorno a loro la simpatia di tanti, sicché oggi non si riesce più a distinguere l offesa dalla critica.
        Il vittimismo è un’arma micidiale che lei , come tanti altri, non fate altro che rinforzare con questo modo di pensare e parlare.

        1. @MariaLT
          Come si potrebbe definire una bugiarda che dà del bugiardo agli altri?

          2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

          Come si vede è già l’inclinazione ad essere “oggettivamente disordinata”.

          Quanto alla “storia delle persecuzioni”, conosciamo le gaie balle e le manipolazioni ad hoc della storia molto bene.

          https://www.radiospada.org/2016/06/vittimismo-arma-di-distrazione-di-massa/

          1. MariaLT

            Gentile ma puntiglioso sig. Giudici , c’è una bella differenza tra la frase ““intrinsecamente disordinata e contraria alla legge naturale” e la frase “Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova”.
            La prima è un atto di accusa verso un colpevole. La seconda prende atto di una situazione senza colpe che costituisce una prova.
            La prima è giudizio , la seconda è misericordia. La prima accusa, la seconda è Chiesa.
            Mi dispiace che lei non ne capisca o voglia capire la differenza.
            Per quanto riguarda le sue fonti circa la storia, lei si tenga le sue (Radio Spada) ed io mi tengo le mie (enciclopedia Treccani e simili).
            Grazie.

    3. Giancarlo Belli

      L’omosessualità è un comportamento che non dà luogo ad alcun diritto. Le discriminazioni di cui parli sono (erano) soltanto il giusto riconoscimento di oggettive differenze. Una coppia “omosessuale” non è equivalente ad una coppia eterosessuale, per questo è (era) giusto discriminare e non riconoscere alla coppia “omosessuale” gli stessi diritti della coppia eterosessuale.

      1. vale

        @belli

        “Noi cattolici crediamo e professiamo che il peccatore ha continuamente bisogno di soccorso e che Dio glielo concede perennemente per mezzo di una assistenza soprannaturale, opera meravigliosa del suo immenso amore e della sua misericordia infinita. Per noi il soprannaturale è l’atmosfera del naturale : vale a dire, ciò che. senza farsi sentire, circonda e a un tempo stesso sorregge il peccatore.

        Come non ammirare un così grande, sovrano, meraviglioso, perfetto sistema! Al più grande peccatore è sufficiente stendere la mano colpevole per incontrare chi lo aiuti a risalire, scalino per scalino, dall’abisso del suo peccato fino alle cime del cielo.

        Se la volontà dell’uomo non è inferma, le basta il fascino del bene per seguirlo senza l’ausilio soprannaturale della grazia.
        Se l’uomo non ha bisogno di questo aiuto, non ha nemmeno bisogno che i sacramenti e le orazioni glielo procurino; se l’orazione non è necessaria, è oziosa; se è oziosa, è tale pure la vita contemplativa; se la vita contemplativa è oziosa e inutile, allora lo sono anche la maggior parte delle comunità religiose. Questo serve a spiegare perché, dove sono penetrate queste idee, sono state soppresse quelle comunità. Se l’uomo non ha bisogno dei sacramenti, non ha bisogno nemmeno di chi glieli amministri : e se non ha bisogno di Dio, non ha bisogno nemmeno dei suoi mediatori.

        Tutti questi errori, nella loro natura identici, anche se varii nelle loro applicazioni, producono disgraziatamente gli stessi risultati. Se si applicano alla coesistenza della libertà individuale e dell’autorità pubblica producono la guerra, l’anarchia e le rivoluzioni nello Stato. Se hanno per oggetto il libero arbitrio e la grazia, cagionano anzitutto la discordia e la guerra interna, quindi, l’esaltazione anarchica del libero arbitrio e poi la tirannide delle concupiscenze nel cuore dell’uomo. Se si applicano alla ragione e alla fede, causano dapprima la guerra tra di esse. poi il disordine, l’anarchia e la vertigine nell’intelligenza umana. Se si applicano all’intelligenza dell’uomo e alla Provvidenza di Dio, producono tutte le catastrofi di cui sono seminati i campi della Storia. Infine se si applicano alla coesistenza dell’ordine naturale e del soprannaturale, allora l’anarchia, la confusione e la guerra dilagano dappertutto.”

        Non vi è Verità che la Chiesa non abbia proclamato, non c’è errore che non abbia riprovato. La libertà nella Verità è per lei sacrosanta, ma se nell’errore, le è detestabile tanto quanto l’errore medesimo: ai suoi occhi l’errore è nato senza alcun diritto e vive anche senza diritti.

        donoso cortés

  3. Bellissimo post. Condivido il tuo punto di vista. Essere orgogliosi del proprio orientamento sessuale è qualcosa di inutile. Ma fare le parate i cosiddetti “gay pride” forse serve più che altro per sensibilizzare la gente, per far vedere al mondo che loro esistono ( anche se più delle volte trovo che i “gay pride” rappresentino la parte peggiore della comunità omosessuale).
    Comunque vedo un’analogia molto marca di questo orgoglio sul proprio orientamento con l’orgoglio per la propria nazione di nascita.
    Forse queste parate sono figlie delle parate del secolo scorso, dove si valorizzava la razza.
    Visto che anche la nazionalità, come l’orientamento sessuale, sono due realtà che non dovrebbero creare questo senso di estremismo che si vede sia da un lato che dall’altro.

  4. luigi

    Sant’Agostino utilizzava la stessa parola per indicare l’attrattiva della carne e quella della Grazia :
    ” concupiscenza “.
    Che meraviglia la
    ” concupiscenza buona”!
    Basta un solo uomo che vive così che se ne accorge tutto il mondo. Il resto sono tentativi. Nobili, ma tristi. Ciao a tutti

  5. Giovanni

    Nonostante nel mondo che conta l’omosessualità sia diventata una tendenza particolarmente apprezzata, la stessa cosa non si può dire per la società in generale, dove ancora si verificano aggressioni ai danni degli omosessuali. L’azione dei gruppi di pressione per l’,accettazione dell’omosessualità credo che sia quindi ancora necessaria. Altra cosa sono I gay pride fatti di sconcezze, offese alla religione, sempre cristiana ovviamente, esibizione di depravazioni animalesche, che offendono prima di tutto la dignità degli omosessuali. I primi a condannare questi gay pride dovrebbero essere proprio I gay.

    1. Francesco Paolo Vatti

      Non direi che sia giusto far accettare l’omosessualità, semmai gli omosessuali. Sono due cose diverse. E, comunque, credo che, sul lungo periodo, i gruppi di pressione in tal senso finiranno per ottenere l’effetto opposto.

  6. Fabiana

    Per rispondere a Marcoventinove,
    Vorrei dire che vivere pienamente e in maniera responsabile la propria sessualità è possibile solo se ci si accorge che il proprio corpo è stato creato per essere complementare a quello del sesso opposto. Basta pensare, come fa ben notare Christopher West nel suo libro “Teologia del corpo per principianti” (vedi cap. 2), che il corpo della donna così come quello dell’uomo è perfetto e completo in ogni sua parte tranne in un membro: infatti come si potrebbe procreare e sentirsi appagati sessualmente senza una persona del sesso opposto, in maniera naturale (e sottolineo naturale) attraverso l’atto “eterosessuale”?
    Inoltre, essendo la sessualità una dimensione così fondamentale da essere specchio dell’amore di Dio e da essere uno dei principali mezzi di salvezza che ci sono stati donati, come si può raggiungere la vera pienezza e responsabilità sessuale se si coltivano, si giustificano e si legittimano rapporti disordinati con persone dello stesso sesso?
    Certo, non si può definire l’omosessualità una patologia, ma è anche vero che le statistiche dimostrano che nella gran parte dei casi deriva da carenze affettive da parte di uno o di entrambi i genitori, traumi o molestie subite sin dall’infanzia. Per cui, evidentemente, è un fenomeno che si attiene alla sfera psicologica e che non corrisponde al naturale disegno di Dio sull’uomo.
    E concludo che, per carità, una persona può provare attrazione per lo stesso sesso per qualunque motivo o anche senza che ci sia una spiegazione razionale, ma la Chiesa suggerisce che il modo migliore è più appropriato per vivere questa condizione cristianamente, con un cuore puro, è vivere la virtù della castità. Forse non potrò mai capire realmente come ci si sente, ma sulla mia pelle ho provato la sensazione di essere incompleta fino a quando non ho “accolto” la naturalità della relazione con l’altro sesso.

    1. Francesco Paolo Vatti

      Non so perché l’omosessualità sia stata rimossa dalle patologie, ma non sono sicurissimo che non sia stato fatto appositamente, con una mossa più politica che scientifica….

  7. Francesco Paolo Vatti

    Giustissima questione! Sarebbe come se facessi un orgoglio mancino o un orgoglio più alti di due metri e così via… Tutte cose per le quali non ho mosso una paglia….
    Approfitterei dell’occasione per dire che farei una grossa distinzione fra persona con tendenze omosessuali e gay. Il primo è una persona che vive la sua vita nel modo che ritiene adatto a sé. Per me sbaglia, ma non pretende nulla da me. Il secondo è qualcuno che si ritiene migliore degli altri e che chiede tantissimo alla società.
    Ho un carissimo amico che so che ha tendenze omosessuali. Vive con un uomo, ma, nel nostro giro, pochissimi l’hanno visto (a me è capitato solo per puro caso). il mio amico si vive la sua vita, senza proclamare la superiorità della sua condizione e senza timidezze particolari. Un altro caso è Rupert Everett, il quale sta subendo angherie dalla comunità (ma anche la parola “comunità” in questo caso è assurda) LGBT per le cose che ha detto. Idem per Dolce e Gabbana….

  8. the_punisher_020

    Si, la parola orgoglio è del tutto inappropriata per le ragioni che la signora Miriano ha ben esplicato.
    Va da se’ che se Dio (come si legge in Genesi 1:27-28) comando’ all’uomo di “andare e moltiplicarsi”, non possa essere motivo di orgoglio usare la sessualità per prodursi in fornicazioni voluttuose che sfregiano il precetto divino.
    Chi può resistere a tutto ma non alle tentazioni, prenda coscienza che certe “tentazioni” rimangono tali, e se proprio non si riesce a vincerle, perlomeno non le si faccia passare per virtù.

  9. exdemocristianononpentito

    Buongiorno, era un bel po’ che non partecipavo, per altri miei impegni, ma vi seguivo frequentemente. Vorrei dire che non si può negare che gli omosessuali siano stati parecchio perseguitati (anche da nazismo) e in molti paesi, sopratutto musulmani, lo siano tuttora, anche penalmente.
    Quindi, dal punto di vista dei gay, le manifestazioni come il pride potrebbero essere sentite come una irrazionale rivalsa, da parte di chi sente di essere stato perseguitato.
    Questo ovviamente dal “loro”punto di vista, perché è evidente che da un punto di vista cristiano e cattolico i gay pride non sono assolutamente giustificabili.
    Né lo è, come abbiamo detto più volte, l’omosessualità praticata e operativa.
    Se il moderatore mi consente un paradosso, gli unici delle categorie di cui al riquadro qui sopa, che avrebbero motivo, cattolicamente parlando, di rallegrarsi, sono gli a-sessuali, perché essendo casti e privi di desiderio non violano alcun precetto evangelico, e corrono ancora meno rischi di malattie sessualmente trasmesse, degli eterossessuali sposati.

  10. exdemocristianononpentito

    Al moderatore: prego cancellare dal mio post in moderazione, l’ultima frase dopo “non violano alcun precetto evangelico”.
    Quel riferimento alla malattie sessual. trasmesse e agli eterosessuali potrebbe suscitare inutili polemiche.
    Ovviamente anche questo post è da cancellare.

    1. admin @CostanzaMBlog

      Bene, perché invece del “pride” non fanno manifestazioni di protesta davanti alle ambasciate dell’Arabia Saudita e di tutti quei paesi che perseguitano gli omosessuali. Eventualmente ci vado anch’io per solidarietà.

      1. Esatto. Ma non c’è bisogno di andare in Arabia Saudita: basta vedere come abbassano la cresta ed evitano di sfilare nei quartieri a maggioranza islamica di certi paesi nordici.

        Per quanto riguarda i nazisti, sarebbe il caso di dare una ripassata a cosa furono le SA – Sturmabteilung e chi fu Ernst Röhm, tanto per farsi un quadro più preciso.

        Per quanto riguarda Stonewall, basta leggersi questo: https://spectator.us/this-gay-pride-lets-celebrate-shame/

        1. exdemocristianononpentito

          Beh… Il fatto che Rohem e molte SA fossero gay, non significa che il nazismo, come fenomeno complessivo, non sia stato omofobo e che non ci siano stati i “triangoli rosa”.
          Inoltre l’influenza delle SA dopo la “notte de lunghi coltelli” venne meno quasi del tutto.
          La contraddizione da te rilevata in merito ai nazisti, è vera, ma per esperienza ormai so molto bene che i comportamenti umani sono spessissimo contraddittori.
          In quanto ai quartieri arabi delle città europee, è vero quello che dici, evidentemente hanno paura e, come si sa: la paura fa 90!

          1. a per esperienza ormai so molto bene che i comportamenti umani sono spessissimo contraddittori.

            Il punto è precisamente questo: una lobby gay (possiamo considerare le SA come tale) fece inizialmente parte della rivoluzione (il nazismo è rivoluzione, diciamo contro-rivoluzione, non certo reazione) e, come la storia insegna, le prime linee di ogni rivoluzione finiscono divorate dalla rivoluzione stessa, quando evolve. Ecco perché è riduttivo, e sostanzialmente falso, considerarli semplicemente come vittime (qui andrebbe poi fatta l’ulteriore distinzione tra omosessuali e lobby gay, allora come oggi). Sennò uno potrebbe dire che varie correnti di rivoluzionari nella Francia di fine XVIII secolo furono vittime della Rivoluzione Francese (basta pensare a quanti leader della prim’ora finirono sul patibolo), mentre invece ne furono parte integrante.

            1. exdemocristianononpentito

              Sarà riduttivo considerarli semplicemente vittime, ma sicuramente i gay, specialmente quelli che nazisti non erano, vittime lo furono di sicuro.
              O dobbiamo supporre che tutti coloro che finirono nei lager come “triangoli rosa” fossero tutti ex SA o perlomeno ex nazisti? Similmente ai rivoluzionari ghigliottinati a seguito delle consulse vicende rivoluzionarie?!
              Il discorso degli omosessuali vittime del regime nazista che avevano contribuito a creare, lo si può applicare solo ai gay nazisti, ma è ragionevole credere che ce ne saranno stati tanti socialdemocratici, liberali ecc., e quelli di sicuro non erano stati couatori della controrivoluzione nazista.
              Inoltre, siccome io i corrotti e i furbi (in tutti gli ambienti) li ho visti all’opera, avrei motivo di sospettare che il gay che aveva fatto parte delle SA e del NSDAP, il sistema, con qualche complicità e qualche falsa dichiarazione, per NON finire in un campo di concentramento, facilmente lo trovava……
              E nel lager ci finiva l’omosessuale disgraziato antinazista o apolitico.

      2. vale

        @admin e exdemo

        in compenso,leggo oggi sul sito di aldo maria valli in” uomini giusti al posto giusto n.28″ :

        “E adesso, restando in argomento, passiamo a uno dei nostri più celebri uomini giusti ai posti giusti, ovvero il padre James Martin, il quale ha annunciato che celebrerà a New York una Pre-Pride Mass.

        Come dite? Che cosa sarebbe una Pre-Pride Mass? Ma che domande! È una Messa pre-pride, pre orgoglio, pre gay pride, insomma.

        “All are welcome! LGBT + o LGBT + Ally (ovvero LGBT più eterosessuali alleati della causa gay, ndr), tutti sono invitati a partecipare alla nostra bellissima festa”, scrive il padre gesuita. “United in Love” è lo slogan. Sarà un fine settimana di “inclusione e preghiera” e la chiesa sarà addobbata con i colori dell’arcobaleno.

        “Un colore, una promessa”, spiega il gesuita, il quale poi va a illustrare nel dettaglio il significato di ogni colore.

        “Verde vuol dire sicurezza. Ti promettiamo un ambiente sicuro, autenticamente amorevole”.

        “Giallo vuol dire accettazione. Ti promettiamo l’accettazione con un sorriso e il desiderio di sapere di più su di te”.

        “Blu vuol dire inclusione. Ti promettiamo l’inclusione a braccia aperte e un caldo abbraccio”.

        “Rosa vuol dire supporto. Ti promettiamo sostegno, perché il tuo cuore si apra nei momenti belli come in quelli difficili”.”

        https://www.aldomariavalli.it/2019/06/28/uomini-giusti-ai-posti-giusti-28/

        1. Per rimanere in casa nostra:

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          Ma che problema ha tale Gian Carlo Perego, meglio conosciuto come Arcivescovo di Ferrara-Comacchio (sede che fu di Mons. Luigi Negri) e Abate di Pomposa (sede che fu di San Guido), per essere arrivato ad invitare l'Arcigay alla inaugurazione del Consultorio Familiare Diocesano di Ferrara? E di mettersi per l’occasione (non una stola mariana, per esempio) la stola in tinta con i colori LGBTIQ+? Che peccati hanno fatto i cattolici di Ferrara per meritarsi un “pastore” così (foto)? “Abbiamo accettato con molto favore l’invito all’inaugurazione del Consultorio Familiare Diocesano di Ferrara, dove è stato affermato essere un servizio aperto alla città. Sarà nostra volontà volere partecipare e collaborare con questo centro” (Arcigay Ferrara, 7 giugno 2019). * * * L’arcivescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego e la presidente Arcigay Ferrara Manuela Macario contro la omo-transfobia Corrispondenzaromana.it, 24 settembre 2018 Cosa ci fanno l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, e il presidente di Arcigay e Arcilesbica di Ferrara, Manuela Macario, a braccetto in Piazza Municipale nel capoluogo estense davanti a dei cartelloni pubblicitari anti-omo-trans-omofobia (foto)? Mentre in Germania il celebre settimanale “Der Spiegel” pubblica un’ampia inchiesta in diciannove pagine intitolata “Non dire falsa testimonianza. Il Papa e la Chiesa nella sua crisi più grande”, nella quale invita senza mezzi termini Papa Francesco a rispondere chiaramente alle accuse mosse contro di lui da mons. Carlo Maria Viganò, in Italia, alcuni alti rappresentanti della Chiesa cattolica continuano dunque, come se nulla fosse, a strizzare l’occhio ai movimenti LGBT e alle loro “battaglie politiche”, alimentando ed esplicitando in tal modo l’esistenza di una Chiesa “gay friendly”, intenzionata a conciliare e promuovere l’impossibile connubio tra cattolicesimo ed omosessualità. Sabato 22 settembre l’arcivescovo Perego non si è infatti posto alcun problema a presenziare, accompagnato da un altro anonimo sacerdote, all’inaugurazione della mostra fotografica , il cui titolo è già tutto un programma, ”NOIdentity – True stories human stories”, curata da Arcigay Ferrara che ha come tema quell

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