Te Deum

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Per quanto io tenda a dismettere con una certa facilità il portamento regale – provate voi a tenere una condotta da alto lignaggio quando, per dire, una figlia divelle il tubo dello scarico in bagno facendo la lap dance e allaga la stanza e i vostri piedi muniti di collant nuovi e miracolosamente non bucati, sfoderati in via eccezionale per la riunione a scuola che dovrebbe iniziare dodici minuti fa – per quanto io dunque deponga spesso la compostezza e la pacatezza che la mia condizione comporterebbe, c’è una cosa che non posso dimenticare. Noi siamo di stirpe regale. Nostro padre è Dio. Lui è il re dei re. È re ma è padre. E non ha considerato un tesoro geloso la sua regalità, ma anzi vuole farci come lui.

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25 pensieri su “Te Deum

  1. Gg Liseno

    “…sei stata nominata…”
    Auguroniiii
    Caro padre Aldo,
    piacere. Sono Elisa, una studentessa universitaria al terzo anno di psicologia amica di Franco Bruschi di Varese.
    Per il mio primo traguardo universitario, la laurea triennale, ho deciso di scrivere una tesi sull’Hospice e le Cure Palliative e il ruolo che lo psicologo svolge in queste strutture. Quest’estate sono stata una settimana nell’Hospice di Forlimpopoli del dott. Maltoni e lì ho avuto la conferma rispetto alla mia intuizione di poter un giorno lavorare al servizio dei malati.
    Grazie alla compagnia di amici del movimento, ho letto spesso tantissimi dei tuoi articoli e testimonianze rispetto quello che vivi in Paraguay.
    Qui in Italia qualche settimana fa sono state approvate le DAT(dichiarazioni anticipate di trattamento) e dai dialoghi con le compagne in università, adulti o famigliari è emerso come una delle domande che preme più al cuore di ognuno è: perché soffrire? Che senso ha questa sofferenza che dura così tanti anni? Chi decide cosa è vita e che senso ha la vita? E come starci di fronte?
    Una terribile paura della sofferenza e un’ansia di essere padroni della propria morte. Un’ansia di dire per tempo ‘non tenetemi in vita, in certe condizioni’, non curatemi, non nutritemi nemmeno. Mentre qui tutti gioivano del progresso che l’Italia sta facendo nel legiferare giorno dopo giorno la morte, ripensavo a te e alla storia di Jose Ocampos.
    È veramente misterioso come Dio abbia voluto chiamare proprio me, che fino a qualche anno fa stavo per rifiutare la mia stessa vita per portare e ricordare agli altri (anche attraverso la mia professione futura) che ognuno di noi ha un valore infinito ed è un dono, semplicemente perché c’è indipendentemente dalla situazione drammatica in cui si trova. C’è Qui. C’è Oggi. Perché ogni istante della nostra esistenza è prezioso.
    Desidero tantissimo poter venire a trovarti in Paraguay, per conoscerti, poter stare con te per educarmi a uno sguardo attento come il tuo e per capire di più di me e della mia vocazione. Pensavo magari a quest’estate dopo la sessione di esami, ma ci tenevo a chiederti quanto e se sarebbe fattibile.
    Ti ringrazio, prego per te.

    Cara Elisa,

    “Se Dio non esiste tutto é possibile” scriveva Dostoieski… e quindi anche la eutanasia. Ti faccio un esempio: “Io sono ateo, ad un certo punto della vita caddo vittima di una grave malattia, il cui dolore é insopportabile…mi debbono intubare e tante altre cose, intorno a me non c`é nessuno che mi vuole bene. in una parola sono solo…perché dovrei continuare a vivere?” In queste consizioni non é ragionevole “obbligarmi” a vivere. Solo nell´incontro con Gesú e ragionevole vivere fino al punto di lasciarmi crucifiggere con Gesú. Ma l´incontro con Gesú non dura se attorno a me non c´e´una compagnia cristiana che mi vuole bene, che mi ricorda secondo per secondo che io sono relazione con il Mistero, che io sono propietá di Gesú. Per questo esiste il mio hospice con 48 letti. Ho accompagnato a morire 1.500 persone e tutte hanno vissuto questa esperienza di fede che é stata decisiva nelle cure paliative. Per questo il cuore dell `Hospice é Gesú Eucarestia. Ma senza un “esperienza cosí io sarei il primo a chiedere l ´eutanasia, a chiedere che mi lasciare morire. La vita umana non ha un valore in se, staccata dalla sua relazione con il Mistero e con il volto di chi ha permesso che il Mistero si facesse carne.
    Per cui il problema non é lottare contro l`eutanasia ma annunciare il vangelo, annunciare Gesú e anche creare piccole strutture nelle quali noi cristiani accogliamo gli ammalati terminali ACCOMPAGNANDOLI A MORIRE con il conforto della fede come diceva una volta.
    Ti consiglio entrare nel blog di Costanza Miriano per vedere un dialogo fra me e José in chio dato per una spondiliti al letto, cieco e muovendo solo un pochino la mano destra. E´un esempio di ció che ti ho detto.
    “Contra facta non valem argumento” “Se Dio non esiste, tutto é lecito”.
    Con affetto,
    Padre Aldo

  2. Beatrice

    Buon 2018 a tutti!
    Avrei bisogno di un aiuto: poiché quest’anno il mio parroco non ha dato l’immaginetta col Santo protettore a cui affidarsi, volevo sapere se qualcuno si ricorda il nome di quel sito dove te ne assegnano uno, mi pare che una volta qui in questo blog se ne era parlato… se a qualcuno viene in mente mi farebbe un grande favore!

  3. Beatrice

    @Luigi
    Ti rispondo qui perché nell’altro post hanno chiuso i commenti.

    «È la stessa allucinante, prometeica, luciferina insofferenza per ogni limite, confine, finitezza che contraddistingue fin nel minino aspetto la “civiltà” occidentale. Lo vediamo ogni giorno, solo volendolo. Dalle persone senza gambe che pretendono di correre i cento metri piani alle Olimpiadi, alle femmine-soldato, ai maschi-balia, ai vescovi che riempiono di affreschi pornografici e contro natura le chiese.»

    Veramente la spinta a superare la propria condizione di limite, finitezza, miseria umana viene niente po’ po’ di meno che da Gesù Cristo in persona quando dice “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48). Quello che stupisce dei Santi è proprio vedere come dal niente hanno fatto poi cose straordinarie: si pensi a Sant’Atanasio che ha vinto l’eresia ariana combattendo praticamente da solo contro tutto il resto della gerarchia ecclesiastica guidata dal Papa (eh, ma Atanasio aveva dalla sua parte l’unico alleato veramente importante!). Così come è sconvolgente pensare che un ragazzino di 14 anni sia riuscito a subire torture terribili che lo hanno portato alla morte pur di non rinnegare la sua fede in Gesù (sto parlando naturalmente di San José Sanchez Del Rio). Per non parlare poi di come una femmina-soldato abbia cambiato le sorti di una delle guerre più lunghe della storia europea, la guerra dei Cent’anni, però effettivamente all’epoca c’è stato qualcuno che ha pensato che quella femmina-soldato fosse ispirata da una forza prometeica e luciferina tanto da decidere di metterla al rogo come strega (oggi però sappiamo che in realtà quella donna era ispirata dallo Spirito Santo perché la veneriamo col nome di Santa Giovanna D’Arco).

    1. Luigi

      Posto che se sono stati chiusi i commenti un motivo ci sarà; posto questo, era lampante, evidente, chiaro ed esplicito – nel mio intervento – come io mi riferissi a chi pretenda di superare i propri limiti di creatura facendo a meno del Creatore.
      Mi dispiace che tu non abbia colto questo particolare non secondario.

      Mi dispiace inoltre che tu persista nell’equivocare la fanciulla d’Orleans.
      Non che tu sia la sola, visto come qualcuno si spinge a considerarla paladina ante litteram del gender.

      La sua grandezza deriva invece proprio dall’aver affrontato il suo compito rispettosa dei limiti della sua natura di donna, confidando solo nella forza di Dio; nella fattispecie, esplicitamente nell’aver affrontato la battaglia senza essere un soldato.
      Vestiva infatti l’armatura e portava le armi, ma non volle servirsene per arrecare ferite mortali. In ciò perfettamente coerente con la frase densissima di Edith Stein, la quale secoli dopo scrisse che compito della donna è essere madre e compagna degli uomini.

      Risulterebbe alquanto difficile abbracciare questo destino, anche solo preparandosi a privare della vita altri uomini (cosa che per altro le donne sono capacissime di fare, intendiamoci). Figurarsi il metterlo in pratica macellando nemici, come in qualche versione cinematografica della vita di santa Giovanna.

      Ciao.
      Luigi

      1. @Beatrice

        Penso che Luigi abbia ragione. Diciamo che l’affermazione non la intendo perentoriamente (non vedo necessariamente un problema in casi eccezionali), ma genericamente è vero che il ruolo di combattente non si addice ad una donna.

        Traparentesi, nel frattempo, negli USA siamo arrivati dove era ovvio arrivare: ammesse le donne all’addestramento dei reparti d’assalto d’elite, neanche una è arrivata in fondo alle selezioni. In GB idem. Conseguentemente, in GB, qualcuno ha chiesto che l’addestramento sia un po’ meno duro per le donne. Spero sia ovvio a tutti quali sarebbero le catastrofiche, multiple conseguenze di ciò (per ora, i comandanti si sono opposti rumorosamente).

        1. Non c’è da preoccuparsi Fabrizio…

          Le cose si riequilibreranno quando – come in atletica – verranno annessi maschi transessuali divenuti femmine, che – chissà come mai – sbaraglieranno le colleghe (femmine doc), potendo anche competere ad “armi pari” con i colleghi uomini (sempre doc, sempre chissà come mai) 😉

      2. Beatrice

        Luigi, ma davvero pensi che un uomo senza gambe che nonostante questo provi lo stesso a seguire le proprie passioni, spesso riuscendo anche a viverle in maniera soddisfacente, sia uno mosso da una “allucinante, prometeica, luciferina insofferenza per ogni limite, confine, finitezza”? Penso per esempio a una Bebe Vio, che già mi sta simpatica per come si chiama, ma ancora di più per la sua storia di speranza e amore per la vita che trasmette in un’epoca come la nostra dove la cultura della morte sta trionfando un po’ ovunque portando a credere che a certe condizioni non valga la pena vivere. A me le storie di persone che si trovano ad affrontare grandi difficoltà e nonostante ciò riescono a superare se stesse, compiendo imprese all’apparenza impossibili, hanno sempre affascinato e continueranno a farlo.

        Quanto alle “femmine-soldato” (e qui rispondo anche a Fabrizio) io non la penso come voi e su questo punto temo non saremo mai d’accordo. Premetto che io non vorrei che le donne avessero un trattamento preferenziale e se in determinati corpi speciali non ce la fanno ad entrare dovrebbero essere escluse e basta, l’importante però è che possano accedere almeno alle selezioni e se non ce la fanno a competere coi colleghi maschi giustamente dovrebbero essere scartate. Tuttavia dissento fortemente dall’idea secondo cui una donna non è portata per essere una combattente, un individuo di sesso femminile sa lottare come e meglio di un uomo in tante situazioni della vita ed esistono moltissimi esempi di donne che lavorano nell’ambito militare con ottimi risultati. Tra l’altro ci sono casi in cui una donna possiede una marcia in più rispetto agli uomini, perché ha delle qualità che i maschi non hanno e che le sono utili in determinate situazioni più delicate. Per esempio ho trovato un’intervista di Panorama ad agenti donna del Mossad che dicono appunto come ci siano casi in cui la loro identità femminile si rivela di grande aiuto durante il lavoro che svolgono:

        «Yael: “L’aria d’innocenza che emani in situazioni di pericolo, la calma, l’assenza di stress: queste sono le tue armi. Il tuo nemico non sta cercando te in particolare. Segue le tracce del nemico che ha in mente. Si è creato un’immagine del nemico che, se catturato, sarà sotto pressione. In questo, le donne hanno un grosso vantaggio.”

        Forse perché non sono i sospettati ideali?

        “Esatto. Una donna riesce a spingersi molto oltre in situazioni in cui un uomo verrebbe bloccato dallo schieramento opposto dopo soli tre minuti. Per un uomo che vuole ottenere l’accesso a un luogo dove non potrebbe entrare, le possibilità che glielo concedano sono minori. Per una donna che si fa avanti sorridendo ci sono molte più probabilità di successo. Se scoprono un uomo seduto a un angolo della strada alle due del mattino in un luogo un po’ insolito, lo considerano immediatamente sospetto. Se è una donna a trovarsi in piedi allo stesso angolo, le si avvicinano per chiederle se ha bisogno di aiuto.”
        Ella: “Quando la sorveglianza viene svolta di notte, un uomo da solo fa sorgere dei sospetti. Un uomo e una donna sono più naturali. La presenza di una donna attenua il quadro.” […]

        Come è avvenuta nel Mossad la trasformazione riguardo alla presenza delle donne?

        Ella: “All’inizio, le donne avevano una funzione puramente decorativa. Erano definite ‘accompagnatrici’. Oggi è l’esatto contrario. A volte portiamo con noi degli uomini solo con funzione di supporto. Nei tempi recenti si è prodotto un cambiamento significativo.”
        Yael: “Negli ultimi anni abbiamo avuto dei comandanti operativi donne. Mentre compivo il mio percorso nel Mossad, non ce lo sognavamo neppure. L’espressione consueta era: ‘Voi siete una coppia di fantasmi. Lui è il numero 1 e tu il numero 2’”. […]

        Come è avvenuto che le agenti del Mossad abbiano assunto l’immagine di ‘honey trap’ (trappole al miele, ndt)?

        Yael: “Nemmeno Cindy era una ‘trappola al miele’. C’era un’intera squadra impegnata nella ricerca di Vanunu ed è stato lui stesso a dirigersi verso la donna e ad approcciarla. A partire da quel momento, si è sviluppata tutta un’operazione modellata sulla situazione che si era venuta a creare.”
        Efrat: “Sfruttiamo la nostra femminilità perché tutti i mezzi sono leciti. Ma anche se pensassimo che il modo migliore per arrivare al nostro obiettivo fosse andare a letto con il capo di gabinetto di Ahmadinejad, nessuno nel Mossad ci permetterebbe di farlo. Nemmeno se fossimo disposte a sacrificarci sull’altare della patria. Gli agenti donna non sono impiegate per fini sessuali. Si mettono in atto dei giochi di seduzione, si sfrutta l’attrazione sessuale, si cerca di suscitare l’interesse dell’altra parte, ma senza arrivare all’attività sessuale vera e propria.” […]

        Che cosa trova più sorprendente riguardo all’abilità di carpire informazioni?

        “Impari che puoi inventarti una realtà e che la gente ti crederà. Le donne sono brave in questo, perché riescono a capire meglio le persone rispetto agli uomini. Sono più vulnerabili, e dunque più prudenti e più rapide nell’afferrare le situazioni.”»

        http://archivio.panorama.it/mondo/mossad-donne-nell-ombra

        Ps: Luigi, io penso sia tu a non comprendere appieno la portata di ciò che ha significato la vicenda storica di Santa Giovanna D’Arco. Probabilmente tu all’epoca saresti stato tra quelli che nel vederla guidare l’esercito avrebbero avuto da ridire, perché sicuramente ci sarà stato tra i soldati francesi chi avrà detto “ma una donna che dà ordini a guerrieri maschi non si è mai vista! E poi come si permette di indossare abiti maschili e andare alla guerra quando dovrebbe stare al suo posto tra le mura di casa con indosso la gonnella! Oltretutto una donna in battaglia distrae i soldati sia per i pensieri che potrebbe suscitare in loro sia perché attiverebbe l’istinto protettivo del maschio spingendo i compagni a pensare al modo di proteggerla invece di badare a combattere! Per non parlare del caso in cui venisse ferita: vedere una donna morente provocherebbe uno choc tremendo sugli uomini”
        Ecco: io nella storia della Pulzella d’Orleans ci vedo il segno della Potenza Divina che a volte sceglie le persone più inadeguate e improbabili per la realizzazione dei Suoi imperscrutabili piani.

        1. Luigi

          Beatrice,

          padre Thomas Tyn ammoniva che ogni donna va trattata come se fosse la Beata Vergine Maria, madre di Dio.
          Scusami per la laconicità della risposta.

          Ciao.
          Luigi

  4. Sabino

    Beatrice.
    Anch’io sono costretto a risponderti qui e non per contestare le sue opinioni (Bariom lo ha fatto egregiamente), ma un dato di fatto. Ho controllato il progetto presentato dalla Cirinna’ ed altri. Sin dalla prima formulazione non conteneva nemmeno un accenno all’obbligo di fedeltà, il che quindi rispondeva pienamente alle esigenze degli omosessuali. Può darsi che nelle schermaglie parlamentari questo dato sia stato utilizzato dagli alfaniani per sostenere che la legge in gestazione non prevederebbe un’unione equiparata al matrimonio, ricevendo ovvie proteste da parte della predetta deputata; comunque il suo pensiero e’ chiarissimo; non ha mica chiesto per il futuro l’introduzione dell’obbligo di fedeltà per le unioni, ma la sua abolizione anche per il matrimonio.

    1. Beatrice

      @Sabino
      La questione dell’obbligo di fedeltà me la ricordo bene perché mi ero tenuta ben informata su tutto il dibattito mentre si stava discutendo la legge sulle unioni civili. Comunque ti riporto stralci di articoli sul tema che confermano quanto ti ho già detto:

      “«Dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione», si leggeva all’articolo 1 della Cirinnà. Il riferimento alla fedeltà è sparito e la minoranza del Pd, in sintonia con il mondo Lgbt, non è contenta.”

      http://www.corriere.it/politica/16_febbraio_24/unioni-civili-resta-fuori-fedelta-evitare-riferimenti-matrimonio-72617e54-da6f-11e5-84e2-5233d26d29b4.shtml

      “E non ci sarà curiosamente l’obbligo di fedeltà tra i contraenti dell’unione civile così come invece c’è tra i coniugi nel matrimonio. Una diminutio che, secondo gli alfaniani, serve a distinguere i due istituti. E che invece secondo le associazioni gay è offensivo e frutto di un pregiudizio.”

      http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-02-25/unioni-civili-via-stepchild-e-obbligo-fedelta-063736.shtml?uuid=ACyi7gbC

      “Alla fine i centristi sono stati accontentati su un altro punto, che distingue l’unione civile dal matrimonio: nell’articolo 3 sparisce “l’obbligo reciproco alla fedeltà”, ma resta il riferimento alle parti che “concordano fra loro all’indirizzo della vita familiare”. Nel testo sono stati assorbiti gli emendamenti del senatore Pd Giuseppe Lumia, che eliminavano i frequenti rinvii al codice civile relativo al matrimonio, e gli stessi diritti vengono elencati uno ad uno. Resta inoltre l’obbligo del mantenimento in caso di cessazione dell’unione, così come era previsto dal testo originario della Cirinnà, e viene prevista la separazione “lampo”, da fare davanti all’ufficiale di stato civile. “Non e’ un divorzio lampo ma un divorzio più semplice e snello”, spiega Schifani. “L’abbiamo fatto per evitare che si potesse imitare il modello procedurale della separazione e del divorzio, sempre nella logica di distinguere l’unione civile dalle regole del matrimonio”. E ancora: “Abbiamo abolito l’obbligo della fedeltà, principio fondamentale del matrimonio, proprio per marcare la differenza tra unioni civili e matrimonio”, insiste il capogruppo dei centristi.”

      http://www.huffingtonpost.it/2016/02/24/unioni-civili-salta-fedelta_n_9307750.html

  5. Sabino

    Beatrice. Lei riporta quello che hanno detto i giornali. Io ho letto il progetto della Cirinna ‘ negli atti del Senato e le assicuro che non c’era il minimo accenno all’obbligo di fedelta’. Non escludo che nel dibattito parlamentare le cose siano cambiate. Ma anche se così fosse, e’ certo che l’intenzione originaria fosse quella di escluderlo. E’ possibile che per evitare che l’unione civile differisse dal matrimonio, i sostenitori l ‘abbiano accolto , ma come dubitare del loro puro opportunismo, se uno volta escluso, la Cirinba dichiaro’ non di volerlo introdurre successivamente, ma di eliminarlo anche nel matrimonio?

    1. Beatrice

      @Sabino
      I fatti che tu ci voglia credere o no sono questi: l’obbligo di fedeltà le associazioni gay lo volevano, l’hanno fatto togliere gli alfaniani per poter dire ai loro elettori di aver impedito che le unioni civili fossero parificate al matrimonio. Poi la Cirinnà e i suoi compari del Pd hanno pensato di ricavare qualcosa di buono anche da questa concessione fatta agli alfaniani, hanno pensato di volgere al meglio un incidente di percorso, di fare buon viso a cattivo gioco, hanno pensato di sfruttare la cosa per proseguire più celermente nella loro opera di demolizione della famiglia eliminando l’obbligo di fedeltà anche dal matrimonio. Adesso ti riporto le dichiarazioni fatte dagli LGBT e i loro portavoce subito dopo l’approvazione della Cirinnà:

      «Molto criticata, e molto discussa, la cancellazione, voluta dall’Ncd, dell’“obbligo di fedeltà” tra le condizioni necessarie per la definizione di una unione civile. Indignate, ancora, le associazioni Lgbt: la legge mette nero su bianco il “pregiudizio storico che gli omosessuali” abbiano “vite promiscue”, spiega fra gli altri Franco Grilini, presidente di Gaynet: “Così avremo le corna legali mentre per le coppie etero no”.»

      http://espresso.repubblica.it/palazzo/2016/02/25/news/le-nuove-unioni-civili-scontentano-tutti-1.251791

  6. @Beatrice

    Molte cose, andiamo per ordine.

    Il Mossad è un servizio segreto, e non una forza militare, quindi c’entra poco con quanto stiamo dicendo. D’altronde il Mossad non è certo il primo ad introdurre le donne nello spy game, visto che punti eclatanti sono già stati raggiunti nella II e I Guerra Mondiale (Mata Hari dice qualcosa a proposito).

    Torniamo sul discorso dell’esercito e rimaniamo in Israele, visto che lì il servizio di leva è obbligatorio anche per le donne: ricordo che Luigi (o forse Vale) riportarono che comunque la loro partecipazione crea problemi, alla lunga, ben dimostrati da ricerche (qui, se vorranno, riporteranno i dettagli). Ora, nel caso di Israele, comprendo benissimo l’esigenza di massimizzare il numero di effettivi, vista la popolazione ridotta, l’esigua estensione dello stato, lo stato di ostilità perdurante da parte dei vicini, la loro elevata aggressività e il fatto che tutto il confine è a rischio. Si tratta quindi di un caso a parte, uno stato di necessità. Quasi tutti gli altri paesi del mondo non hanno bisogno di portare gli effettivi oltre il numero che verrebbe già garantito da maschi.

    Prendi un granchio anche sul discorso di Bebe Vio e dintorni. Il problema qui non è precludere ad un atleta con disabilità di partecipare a discipline sportive specifiche (nessun problema con le Paraolimpiadi), quanto il disegno retrostante, che tende – con il classico cavallo di Troia del “caso umano” – a negare il concetto di normalità. Prendi Pistorius: ora la cosa si è fermata, perché quello ha dato di matto, ma in breve tempo dalle gare specifiche per disabili (con classi di disabilità congruenti) si era passati alla pretesa di correre con i normo-dotati, cosa che non ha alcun senso dal punto di vista logico perché non è possibile definire eque condizioni di gara tra un disabile con protesi e un normodotato, non necessariamente a svantaggio di quest’ultimo. Si sarebbe finiti con il distruggere il senso stesso della competizione, proprio come Bariom ha ricordato succederà per la questione del gender (il fenomeno è già iniziato e documentato). Ti aggiungo che lì dietro ci sono pure forti interessi industriali, che purtroppo arrivano anche al trans-umanesimo; e ci sono atleti che, menomati solo da un arto, si sono fatti tagliare l’altro per migliorare le proprie prestazioni. Follie, per ora molto ridotte, ma pur sempre follie.

    L’esempio più classico di questo problema te lo faccio sul concetto di bellezza. Ormai è da anni che bombardano con messaggi di “bellezza alternativa” da parte di modelle con difetti. È giusto da un lato correggere distorsioni che vertevano su canoni di perfezione parossistica (oltretutto modellati su criteri discutibili, guidati da un manipolo di media), ma nel momento in cui si arriva a definire “bella” una menomazione il problema è evidente. Per lo meno, dovrebbe esserlo già a priori, ma mi rendo conto che non lo è. Allora arriviamoci facendo un percorso logico. La motivazione filantropica, come al solito, è che nessuno deve essere escluso da qualsiasi gruppo a cui ritenga di dover appartenere, in questo caso quello dei “belli”, perché sennò si deprime. Allora, iniziamo a sorvolare prima su piccole storture; poi però che devono fare quelli che sono giusto “un po’ più in là” del limite fissato? Vogliamo negare loro la patente di belli? Mica è possibile. E allora, allarghiamo ancora di più il criterio di valutazione. Ma più andiamo avanti, più quelli che rimangono esclusi, ad ogni giro, avranno il “diritto” di reclamare pure loro. Intanto perché è stato abbandonato ogni criterio di verità a vantaggio di uno del tutto utilitaristico, e dal punto di vista pratico perché, se invece si finisse ad un certo punto, allora quelli definitivamente esclusi verrebbero bollati come “brutti senza speranza” (e starebbero molto peggio di come stavano all’inizio del processo, perché si sono scoperti proprio in fondo alla classifica, in zona retrocessione). Mica vorremo una cosa del genere, no? E dunque, l’esito finale sarà che bisogna dire che sono tutti belli. Se sono tutti belli, la bellezza non esiste più. Questo percorso è stato già fatto, pari pari, su altre categorie, con l’arte. È stato fatto a scuola, nel campo dell’intelligenza e delle capacità personali, partendo dal sei politico e arrivando al non si boccia più nessuno.

    Il discorso è sbagliato prima di tutto sulle basi della verità oggettiva; su basi filantropiche, se vogliamo combattere le discriminazioni e l’infelicità di chi si sente escluso, semmai, dobbiamo ribadire che uno che non è bello non deve sentirsi peggiore degli altri, non distruggere la bellezza.

    1. Luigi

      “Prendi Pistorius: ora la cosa si è fermata, perché quello ha dato di matto”

      Era appunto il caso che avevo in mente.
      La mancanza di senso del limite era già nelle premesse.
      Si comincia a pretendere di gareggiare in categorie che non competono, e si finisce ad ammazzare la fidanzata.

  7. Sabino

    Beatrice.
    Non e’ che non ci voglio credere. Quello su cui sorvola e’ che l’obbligo di fedelta’ la Cirinna’ non lo aveva previsto. Perche ? La risposta naturale e’ che alle associazioni
    Lgbt,, di cui la predetta era la portavoce, non interessava. Se poi un cambiamento c’è stato, mi pare più che plausibile spiegarlo con il fatto che l’obbligo di fedeltà serviva solo a sottolineare l’identità tra unione civile e matrimonio. A me pare che lei invece voglia credere a chi, per sua stessa ammissione, vuole completare l’opera di distruzione della famiglia. E poi, se fosse vero che quelle associazioni considerano la fedeltà un bene per tutte le unioni, peche’ si propone di toglierla anche al matrimonio? Anche su questo dato di fatto lei non risponde. Lasci che i giornali fiancheggiatori della legge credano alla tesi Lbbt. A noi un p’ di scetticismo non fa male.

    1. l’obbligo di fedeltà serviva solo a sottolineare l’identità tra unione civile e matrimoni

      Esatto, e specialmente – prima ancora che si arrivi alla formalizzazione come matrimonio – a legittimare l’adozione, magari per via esclusivamente legale, nel cui contesto un avvocato potrebbe facilmente osservare che un sodalizio che non nasce neanche con l’intenzione della stabilità non è adeguato per allevare un bambino…

  8. Beatrice

    @Fabrizio
    «Il problema qui non è precludere ad un atleta con disabilità di partecipare a discipline sportive specifiche (nessun problema con le Paraolimpiadi), quanto il disegno retrostante, che tende – con il classico cavallo di Troia del “caso umano” – a negare il concetto di normalità.»

    Sì, ma Fabrizio cosa vuol dire “normalità”? Molti Santi passavano per “anormali”, noi stessi cattolici coerenti che cerchiamo di mantenerci fedeli alla dottrina della Chiesa passiamo per “anormali” (prova ad andare in qualsiasi posto a dire quello che pensi dell’omosessualità e vedrai come reagiranno le persone intorno a te!). Chi lo decide cosa è “normale” e cosa no? E non pensare che sia solo colpa dell’epoca storica in cui ci siamo ritrovati a vivere se noi cattolici coerenti siamo considerati “anormali” dalla maggior parte della gente, perché Gesù ce l’ha detto chiaramente che in qualsiasi luogo e tempo avremmo vissuto se Lo avessimo seguito saremmo andati incontro ad incomprensione quando non vera e propria persecuzione, perché il messaggio del Vangelo è sempre stato scomodo e sempre lo sarà (la frase “voi siete nel mondo ma non siete del mondo” significa che il mondo mai ci accetterà in quanto cristiani fedeli a Gesù e lo si vede da come sono stati trattati i Santi in ogni tempo e luogo). Mi è stato raccontato di una brava donna amica di mia mamma che, di fronte al tradimento lampante del marito, si è sentita dire testualmente “ma è normale tradire, cosa credi? Nel nostro palazzo chissà quante sono le persone che tradiscono! Cosa vuoi che siano delle banalissime corna fatte ogni tanto!”. Ed effettivamente sembra che anche la Chiesa ormai abbia definitivamente sdoganato il divorzio come “normale”, così come l’hanno ormai sdoganato tanti sedicenti cattolici che fino a ieri sostenevano l’opposto!

    Ora, tornando alle persone con disabilità: se per “normali” tu intendi delle persone con tutti gli arti integri, appunto “normodotati”, beh ti svelo un segreto, i disabili lo sanno benissimo di essere “anormali”, non se lo possono dimenticare neanche volendolo, è solo che alcuni decidono che dopotutto va bene così, che va bene essere “anormali” e prendere quello che di bello la vita può donarti in quella condizione, e quando uno riesce a non arrendersi davanti a una grave disabilità ma trova la forza di continuare a lottare, a sperare, a vivere al meglio la propria vita, in quel caso io non penso che quella persona sia mossa da uno spirito luciferino ma penso che sia mossa dallo Spirito Santo anche se magari non ne è consapevole, perché tante volte Dio agisce nella nostra vita rialzandoci senza che ce ne rendiamo pienamente conto.

    Riporto alcuni pezzi di un’intervista del Corriere a Bebe Vio:

    «Se vi svegliate che fa freddo, piove e c’è traffico, non pensate: che giornata del cavolo. Una giornata del cavolo è svegliarsi con le gambe gonfie, non poter mettere le gambe artificiali e dover uscire in carrozzina. […] Quando vado in tv o parlo al telegiornale dico sempre che sono contenta così, che la malattia non mi ha sconfitta, eccetera. Però, quando accade un trauma del genere, non accade solo a te. Accade ai tuoi genitori, alla tua famiglia. E hai il dovere di evitare che accada. Se a casa non avessimo dato retta all’Asl, che ci diceva “tanto c’è tempo”, e se dopo la vaccinazione contro la meningite A avessi fatto anche quella contro la C, non mi sarei ammalata. Qui in Veneto ad esempio le vaccinazioni non sono obbligatorie; ed è sbagliato, infatti ci sono dei focolai. Non tutti hanno un paese che ti sostiene come ha fatto Mogliano con me, non tutti hanno una famiglia forte come la mia. Altri genitori non reggono al colpo: spesso uno dei due se ne va. Quasi sempre l’uomo, il padre. I ragazzi della nostra associazione, che consente agli amputati di fare sport, sono quasi tutti figli di genitori separati. La madre è quella che resta.».

    http://www.corriere.it/cronache/16_ottobre_16/non-chiamatemi-poverina-554b3fb6-9311-11e6-aedf-4afd1bcdf31b.shtml

    Come vedi Bebe non può proprio scordarsi di essere diversa da tutte le altre ragazze della sua età, se le capita di dimenticarsene subito arrivano i dolori vari a ricordarglielo come ha raccontato lei stessa. Per questo ammette candidamente (ma c’erano dubbi su questo?) che non augura a nessuno di passare quello che ha passato lei, dice chiaramente che bisogna fare di tutto per evitare di ritrovarsi in certe situazioni sgradevoli e che vorrebbe tanto essersi vaccinata per non dover vivere oggi con la sua grave disabilità. Detto in parole povere: Bebe Vio vorrebbe essere “normale” e tornasse indietro nel tempo si vaccinerebbe per poter continuare ad essere “normale”, ma siccome si è ritrovata a dover vivere con una grave disabilità ha deciso di andare avanti col sorriso nonostante tutto, cercando di prendere dalla vita tutto quello che le può offrire nella sua particolare condizione.

  9. i disabili lo sanno benissimo di essere “anormali”
    Lo so, in generale. Ma si parlava degli eccessi: Pistorius non lo sapeva. Qui mi pare che la discussione sta un po’ sbandando.

    PS Anch’io ho una grande ammirazione per le persone che, come Bebe Vio, sono in grado di riprendersi da grandi problemi. Onestamente ha dimostrato un coraggio che io non so se avrei avuto. Però inizio a non sopportarli più quando diventano come il prezzemolo e salgono su un pulpito, oltretutto pontificando su cose di cui evidentemente non sono competenti. Tu sai come la penso sui vaccini, e tempo fa con Luigi eravamo su campi opposti. Ma questa frase:

    se dopo la vaccinazione contro la meningite A avessi fatto anche quella contro la C, non mi sarei ammalata.

    … è fondamentalmente errata. “Molto probabilmente” non si sarebbe ammalata, ma non è una certezza. Pochi giorni fa è morta una bambina che si era vaccinata.

    Il fatto è che queste persone, oltre a dare testimonianza della propria esperienza, che può essere cosa utile per gli altri, ormai da qualche tempo diventano inevitabilmente megafoni del regime. La Vio, oltretutto ha fatto una pesante caduta di stile quando si è fatta strumentalizzare anche politicamente, da Renzi nel famoso selfie con Obama.

    1. Luigi

      “però inizio a non sopportarli più quando diventano come il prezzemolo e salgono su un pulpito, oltretutto pontificando su cose di cui evidentemente non sono competenti”

      Purtroppo è una tara fenomenale, sempre discendente dalla mancanza di senso del limite che contraddistingue l’umanità che pensa di poter fare a meno di Dio, quella di impancarsi a trinciare giudizi in ogni campo dello scibile umano.
      E poi, sempre meglio Vio e Zanardi che Saviano e Gramellini.

      Per il resto, temo non si rendano proprio conto di essere usati.
      A loro giustificazione, ricordo quello che mio padre mi racconta dei “mutilatini” di don Gnocchi, tra i ricordi più densi della sua infanzia: le menomazioni fisiche portano, per reazione, a un surplus di vitalità che non sempre si è in grado di controllare (in particolare se si è donne).

      “Tu sai come la penso sui vaccini, e tempo fa con Luigi eravamo su campi opposti”

      Scusami, ma non mi sembra che ci siamo mai confrontati sui vaccini (anche perché ho una posizione piuttosto mainstream, in questo campo).
      Oh, se ricordo male correggi pure!

      “La Vio, oltretutto ha fatto una pesante caduta di stile quando si è fatta strumentalizzare anche politicamente, da Renzi nel famoso selfie con Obama”

      E qui sono proprio in disaccordo 🙂
      Vio è una ragazza, figurati se non si fionda a far fotografie con il vestito da principessa indosso.
      Io penso che, se ci fossero stati Trump e Berlusconi, avrebbe fatto lo stesso.
      Magari sbaglio, anche considerati i pregiudizi latenti che esprime nell’intervista riportata da Beatrice.

      Ciao.
      Luigi

      1. Vio è una ragazza, figurati se non si fionda a far fotografie con il vestito da principessa indosso.
        Io penso che, se ci fossero stati Trump e Berlusconi, avrebbe fatto lo stesso.

        Si penso anch’io… (non lo avrebbe fatto forse sole se ci fosse stato uno che proprio la “schifa”) 😉

  10. Io penso che, se ci fossero stati Trump e Berlusconi, avrebbe fatto lo stesso.
    E si sarebbe fatta strumentalizzare lo stesso. La strumentalizzazione non è solo Obama e Renzi (anche se ovviamente è peggiore).

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