Piccolo schermo, grandi famiglie

di emanuelefant

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di Emanuele Fant per Credere

Tra i frutti più desiderabili di ottobre ci sono le castagne e la ripresa della serie Un medico in famiglia. Quando mia moglie lo guarda, ha piacere che io non esibisca completa estraneità alle vicende di casa Martini.

All’ennesimo colpo di scena (Annuccia non è figlia del dottor Lele?), mi permetto di chiedere un ripasso. Sfrutta il tempo dei messaggi promozionali per ricostruire la struttura di un albero genealogico non privo di potature e di innesti: il signor Martini ha avuto fino ad ora tre mogli, due delle quali sorelle, con ognuna ha generato un paio di bambini; la signora che si accompagna al nonno, prima era la suocera.

Stando alle parole recenti del Papa (“Sono i figli a pagare con la sofferenza il costo peggiore dei divorzi”), la villetta ai Parioli di questo nucleo allargato, dovrebbe finire all’asta, per pagare gli psicologi ai bambini.

Sprofondo nella poltrona e ripenso alle famiglie che ho incontrato in televisione (quando c’è stata la frattura tra il modello proposto e l’idea cristiana?).

Sul finire degli anni Settanta frequentavo i Barbapapà, praticamente dei Neocatecumenali: pieni di figli, di valori e di cose interessanti da fare al pomeriggio. Quando ero alle elementari (e Bill Cosby non era noto ai tribunali), i Robinson erano l’ideale: padre medico ma mai di turno, madre avvocato in carriera, cinque figli, molti contrasti adolescenziali risolti col buonumore. Del 1994, ricordo l’Oscar a Mrs. Doubtfire. Ho ancora impresso il finale scarsamente hollywoodiano: invece di tornare insieme, i genitori separati spiegano alla prole che si può pure vivere lontani, rispettando la ripartizione delle visite. Da lì le cose sono iniziate a peggiorare.

Viene l’ora di dormire, e i miei bambini chiedono almeno un po’ di cartoni. C’è una maialina disegnata con tratto infantile, che ha soltanto un fratello, una mamma, un papà; li presenta nella sigla iniziale. Non so se è banalizzare, ma sorrido appagato; questa semplificazione, per stasera, mi farà da buonanotte.

11 commenti to “Piccolo schermo, grandi famiglie”

  1. Molto vero quello che hai scritto, sono sempre i figli a pagare i danni dei genitori divorziate …se io guardavo al mio egoismo sarei anch’io… divorziata..ma ho tenuto botta per la promessa che ho fatto il giorno del mio matrimonio….oggi sono felice..perché amare anche nella sofferenza paga sempre, e lo dico ad alta voce tutto concorre al bene per chi ha pazienza……..buona notte da Tenerife dove passo momento bellissimo con il mio marito, e ringrazio il Signore che dopo tante croce mi da anche riposo nel bene…ciao !!!!

  2. Il “Medico in famiglia” é ormai inguardabile (anche se bisogna guardarlo per rendersi conto di quanto sia pericoloso e diseducativo soprattutto per i giovani). I messaggi che manda sembrano dettati dalla agenda ltgb mascherati sotto un’apparenza di buoni sentimenti. Il male appare come bene e il bene male. Tutta la TV e i mezzi di informazione sono in queste mani e i nostri figli sono indifesi. Penso si debba fare di più per gridare la verità, quella che la maggior parte delle persone conosce ma che non ha spazi per venire riaffermata.

  3. Purtroppo anche Peppa ha le sue pecche, ma taccio perché sennò non andremmo mai a dormire.

  4. Concordo….meglio stare spesso nel silenzio …il tempo ci dirà ogni cose , e forze non chiederemo più nulla….ciao buona giornata……

  5. La società delle situazioni limite… anche nel modo di essere famiglia generazionale. Basta essere coscienti che sono situazioni limite e non hanno niente da insegnare (se non l’implicito rispetto); semmai hanno da imparare dalla famiglia “normale” che ha l’unico difetto, in questa società, di non ottenere attenzione proprio perché normale.

  6. Certo, fino a quando non incapperai in ‘aiuto il mio sedere è impazzito!’, che parla di un altro tipo di frattura, quella riguardante il pudore. Chiunque scandalizzera uno solodi questi piccoli…buon sabato.

  7. Penso che il problema sia che fa storia una famiglia normale, che vive nella quotidianità. Ci nutriamo di scandali, sono questi che ci tengono incollati alle serie. E lo scandalo è ancora dato da tradimenti, conflitti, morti ecc. Il problema è che forse l’asticella dello scandalo si sta alzando sempre più. Se ormai avere una storia di divorzio alle spalle è quasi la normalità, avere tre o quattro mogli con relativi figli fa ancora scandalo (per poco). Anche nelle vicende della famiglia Robinson citata era così: ricordo lo scandalo Denise che si sposa con uno che aveva già una figlia. Con questo non voglio difendere la serie italiana (che non ho mai guardato) che a quanto pare è un pò il Beautiful dei poveri, nè dire che il modello che propone sia accettabile quanto forse che la corsa allo “scandalo” comincia un pò a sfuggire di mano…

  8. “Un medico in famiglia”? Quello che i buoni si distinguevano dai cattivi per via del giornale che leggevano?

  9. Ma esiste ancora qualcosa di guardabile? Io e le mie bambine ci siamo guardate “La casa nella Prateria”.
    Serie e film recenti in tv…. si salva poco o nulla (ammetto l’ipotesi del poco solo perché non le conosco tutte… anche perché, oltre a non avere molto tempo, non abbiamo la TV)

  10. L’associazione di idee “Barbapapà-Neocatecumenali” è strepitosa!! Grazie Emanuele, ciao da una “Neo”

    • Ed erano pure una famiglia “itinerante”, sempre in giro per il mondo…

      E con questa mi vado a nascondere.

      Comunque anch’io notai all’epoca lo stridente contrasto tra “Mrs. Doubtfire” e film come “Un cowboy col velo da sposa”… Per chi ignorasse il film Disney:no, non era un anticipo della teoria del gender, solo un titolo tradotto in modo pessimo. Come anche per quell’altro capolavoro per famiglie che era “Appuntamento sotto il letto”.

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