Il (falso) mito dell’educazione sessuale

di admin @CostanzaMBlog

Giuliano Guzzo

educazionesessuale.600

Che differenza c’è fra un’inchiesta giornalistica e uno spot propagandistico? Apparentemente sono cose diversissime come diversissime, si sa, sono l’informazione e l’ideologia. Vi sono tuttavia casi nei quali

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22 commenti to “Il (falso) mito dell’educazione sessuale”

  1. Opportuna riproposizione di un ottimo scritto, considerato come pochi giorni fa una ministressa (o ministra? ministratrice?) abbia smentito le sue stesse affermazioni dell’anno scorso:
    http://www.corriere.it/scuola/primaria/16_settembre_09/giannini-linee-guisda-educazione-sessuale-scuola-f90dbdd8-7681-11e6-b673-b2cde5239b18.shtml

    Non voglio infierire.
    Ognuno giudichi da sè se questo è “il tempo delle donne”, come da nome dell’iniziativa al cui interno la ministra femmina ha parlato.
    Piuttosto mi sembra il “tempo delle streghe”: “Tremate, tremate, etc.”

    Però è davvero interessante osservare come il giudizio dei lettori sia, quasi all’unanimità, duramente negativo.

    E possono votare/commentare solo gli iscritti al sito del “Corriere”, già di per sè – quindi – piuttosto orientati in senso radical-chic e anticattolico.
    A me pare che i “nostri” governanti comincino a credere alla loro stessa propaganda, mentre sfugga loro la realtà.
    Buon segno, perché il passo successivo è la caduta.

    Ciao.
    Luigi

  2. @Fabrizio

    Sulla stessa pagina, diverso episodio, stessa manipolazione:

    http://27esimaora.corriere.it/16_settembre_13/melito-famiglia-solo-perche-c-padre-madre-7ac6d222-7986-11e6-8c12-dd8263fa3b6d.shtml

    Ormai ogni fatto di cronaca è una scusa per ribadire quanto è sciocco insistere con queste famiglie tradizionali.

    • Eppure, lo so che ad alcuni può apparire strano ( per chi studia archeologia o antropologia non lo è affatto) ma per la maggior parte della sua esistenza l’umanità tutta ha vissuto (tranne che negli ultimi 4000 anni circa) con altri assetti familiari, tutti basati sul non riconoscimento dell’esistenza della paternità biologica, che era paternità collettiva, o tuttalpiù “sociale”…

      • Non è che possa apparire strano, è che non si capisce quale attinenza abbia col tema.

        Quattromila anni fa non esisteva la scrittura, che facciamo? Ci rinunciamo?
        Cento anni fa non c’erano antibiotici. Dovremmo abbandonarli per tornare alle formule sciamaniche?

        In questi 4000 anni ci siamo accorti dell’esistenza della paternità e maternità biologiche, nonché di quella della famiglia naturale.
        Realtà tuttora ineguagliate, per fondarvi sopra una società.

        In mancanza di meglio – sempre che esista, è chiaro – io me le terrei strette.

        Ciao.
        Luigi

        • Dico questo perché la famiglia cosiddetta “naturale” semplicemente non esiste per come la intendono i cattolici, anzi è un costrutto prettamente culturale nato per una necessità direi molto “elementare” di carattere eminentemente pratico…e cioè quello di garantire esclusivamente al maschi la certezza della paternità (cosa di cui una madre per ovvi motivi non ha bisogno).
          E’ per questo motivo che è nato l’istituto del matrimonio, non certo per motivazioni più “alte” diciamo cosi’. Per “natura” non è dato ai padri di sapere chi sono i propri figli se non “ingabbiando” la donna da cui nascono…quindi il termine “naturale” accostato a questa forma di aggregazione sociale può essere definito improprio.

          Secondo me l’errore che alcuni fanno è estendere il dato prettamente biologico (per concepire un bambino ci vogliono per forza uomo e donna) al dato sociale (la famiglia per essere naturale deve essere per forza monogamica e formata da una donna e un uomo). Questa è un estensione indebita di ragionamento, anche perché le forme di aggregazione più diffuse non sono state quelle “cristiane”, ma altre per la maggior parte dell’esistenza dell’umanità sulla terra.

    • “Ormai ogni fatto di cronaca è una scusa per ribadire quanto è sciocco insistere con queste famiglie tradizionali.”

      È una vera e propria ossessione.

      Sembrano quel personaggio di un racconto breve di Chesterton che era ossessionato perché vedeva croci dappertutto e le distruggeva. Stessa cosa, solo che qui c’è la famiglia.

  3. beh,anche il “corsera” è cambiato. e non di poco:

    “”accade con una certa frequenza che i corrispondenti,dopo averci segnalato notizia di arresti o denunce di persone,trascurino di mandare la notizia delle loro condanne o della loro assoluzione…..il giornale ha il diritto ed il dovere di pubblicare le denunce, gli arresti ed i motivi che hanno dato luogo…astenendosi però da qualsiasi aggiunta o apprezzamento.
    ma ha il dovere preciso di riparare al danno arrecato alle persone con la legittima pubblicazione fatta quando, in seguito all’istruttoria o al processo, l’accusa risulti infondata.

    la preghiamo di uniformarsi a queste direttive; e mandando notizie di assoluzioni faccia sempre nota di servizio per la direzione segnalando che il “corriere” ha pubblicato a suo tempo la notizia dell’arresto o della denuncia: in questo caso non sfuggirà all’attenzione della redazione la necessità di pubblicare la notizia”

    ( disposizione della direzione del Corriere della sera firmata “segreteria di redazione” il 14 marzo 1934.)

    vuoi vedere che sotto il fascismo il giornalismo era migliore di quello attuale?

    (tratto da risposta del direttore ad un lettore su “il foglio” di oggi)

  4. @f.giudici

    Ormai ogni fatto di cronaca è una scusa per ribadire quanto è sciocco insistere con queste famiglie tradizionali

    pare pensarla così anche l’attuale pontefice, almeno in certi casi:

    Il Papa,rispondendo ad una lettera dei vescovi argentini della regione di buenos aires riguardo alla comunione ai divorziati risposati in merito a quanto scritto nella “amoris laetitia” spiega che “non c’è un’altra spiegazione possibile”.

    cioè si può dare la comunione ai divorziati risposati anche se non hanno avuto l’annullamento del precedente matrimonio.

    naturalmente dopo un percorso-aridaje con ‘sti percorsi- di discernimento.

    L’interpretazione dei vescovi argentini,definita “eccellente” dal Papa pone l’accento sul percorso di discernimento necessario a valutare il riaccostamento all’eucaristia.

    in più precisa”quando non si può ottenere una dichiarazione di nullità”l’impegno alla continenza ” può non essere di fatto percorribile”. nonostante ciò,però,”ugualmente è possibile un percorso di discernimento” .

    soprattutto se di mezzo ci sono figli,danneggiare i quali costituirebbe “una ulteriore mancanza”

    ( “il foglio” di oggi p.3 “sì alla comunione ai divorziati risposati”)

    anche se io no capisco che problema creerebbe ai figli il fatto che il babbo o la mamma non possa prendere la comunione….

    • D’altronde un gruppo di “cattolici” americani ha lanciato questa pubblicità:

      Ovviamente sono supportati da Soros e ovviamente la cosa ha una rilevanza nelle presidenziali, visto che il Partito Democratico vuole far diventare l’aborto una “commodity”, però ha un candidato vice-presidente “cattolico” (che tra l’altro si dice sicuro che la dottrina cattolica sull’omosessualità sta per cambiare).

      Reagiscono veementemente i pro-life americani, supportati da qualche buon vescovo locale. Ma da Roma il silenzio più totale. Già, lui non si impiccia della politica interna, tranne quando c’è da condannare i muri di Trump.

  5. non male l’articolo di oggi sul foglio della miriano.

    “abbiamo diritto di non mandare i figli a lezione di educazione sessuale.”

    ancor di più aver proposto come libro di testo per l’educazione sessuale a scuola : “amore e responsabilità” di Giov.PaoloII. quando ancora era arcivescovo di cracovia.( mi pare)

  6. Peccato manchino i dati sulla violenza alle donne. In questo l’educazione sessuale non repressiva da grandi risultati specie messi in relazione con la cattolica, arretrata, bacchettona, Italia. Figuratevi se ad uno scandinavo possa mai venire in mente di violentare una ragazza…! Ma per uno scherzo statistico chissà perché, sbirciando i dati, viene fuori che in Danimarca (52%) c’è il doppio delle violenze che in Italia (27%). E i primi della classe, i più bravi a violare lo spazio sacro della vita sono finlandesi (47%), svedesi(46%), olandesi (45%), inglesi(44%), francesi (44%)… è questo che fanno i popoli moderni ed emancipati? E’ questo che dovremmo insegnare a scuola a spese dei contribuenti? Se davvero vogliamo educare, visto che educare è cosa buona, vogliamo farci una domandina sul modello educativo nord europeo, nato negli anni sessanta nei quali il problema era rompere col moralismo e con una puritanesimo a tratti repressivo. C’è oggi questo problema? C’è oggi questa esigenza? O siamo sul versante opposto della montagna?

    • E’ solamente l’altro lato della medesima medaglia purtroppo.

    • Il versante su cui stiamo oggi è purtroppo quello di un gruppo di ragazze (ragazzine), che filmano l’amica (amica?) violentata nel bagno della discoteca e poi lo “condividono” con gli smartphone!

      Per carità, non son tuttti così i ragazzi al giorno d’oggi, ma il probelma non è quanti? E’ che in alcuni pare non esserci più neppure percezione di cosa è violenza e cosa no (ed erano alre “donne”, non il classico “branco” di giovinastri), di dove ci sia il limite, di cosa sia rimasto di “sacro” (forse il tempio di qualche gioco on-line…).

      L’impostante è balzare ai primi posti della virtual-social-visualizzazione (magari con annessi e connessi “like”) 😦

    • Ma che dici! In Italia sicuro non denunciano le violenze perchè la società patriarcale bigotta repressiva bla bla bla…. :-$

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