Un caffè per non farsi addormentare

di paolopugni

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di Paolo Pugni

Certo che lo faccio per questo! E che cosa credevi? Che non fossi vanitoso! Lo dico subito così evitiamo qualche commento acido, che non fanno mai bene, specie di prima mattina.

C’è sempre questa componente di vanagloria, di presunzione, che ti accompagna come un retrogusto fastidioso, che si mescola all’invidia che cerca di masticare da dentro i tuoi pensieri più puliti. Ci combatto da quando ero bambino, da quando le ragazze non mi filavano per correre dietro al mio migliore amico, che poi è una vicenda di molti, mica c’ho il privilegio della primogenitura anche qui!

Quindi, facciamo la tara, togliamo il grasso, la cotica, che non si digerisce, e veniamo al dunque. Al caffè. Al caffè con Paolo. Che sarei io.

Una serie di micro video di 2 minuti circa, il più delle volte meno, qualche volta di più, per tenere sveglia la testa, la logica, la coscienza. Per non cadere preda dell’ottusità emotiva. Sì di quella roba che, smelassandoci e incendiando il lato buonista che in ognuno di noi rugge e sbrodola, finisce per renderci ottusi, proni sulla giustificazione di ogni cosa dato che un “poverino!” non si nega a nessuno.

E invece ci uccide lentamente, killing me softly with feeling ossia mi fai morire emozionando..

Il caffè schiaffeggia, sbarella, spatacca.

La trovate tutte le mattine sul mio profilo Facebook, sulla pagina che ho creato e che ho nomiato –dopo accurata indagine- I Pugni di Paolo https://www.facebook.com/paolopugni2-  o sulla mia playlist YouTube, eccola qua,

https://www.youtube.com/playlist?list=PLZrhrPd9eMVz1vFe5FXJiAefdlmP_EQBC

Due minuti per provocare, per lanciare un tema che parte da me, dal guardarmi dentro e cercare spiegazioni, da guardare fuori e cercare di capire l’uomo. Anzi la Persona, con la P.

Mi dicono: ma come fai a parlare della Persona in senso universale?

Beh, mi metto in scia a chi lo ha fatto da sempre, dai filosofi agli antropologi, dai sociologi ai teologi, perché sì alla fine anche un tale chiamato Gesù ha cercato di spiegare l’Uomo agli uomini.

Quindi si può.

Il che non vuol dire che io ci riesca, ma certamente si può.

Perché ognuno ha un tarlo, una spina nella carne che lo tormenta.

E io ho questa: la perdita di capacità razionale, affogata nell’emotività, nel ribollire della sensualità che tutto copre, ma alla fine toglie solo il sapore, come una pietanza invasa dal sale o dal peperoncino.

Ecco, vedo nella vita, reale o virtuale, troppi che mi paiono soffocati dalle emozioni e perdono il lume della ragione, trascinati alla commozione da foto, frasi, descrizioni vivide, violente, ma false. La verità meno uno.

Non ci sto. Non ci voglio stare. Non ci riesco.

Non sarà il problema numero uno –ma forse sì- ma per me è un chiodo fisso.

Per cui ecco i caffè, per restare svegli, per non cedere, per “resistere, resistere, resistere” a questa sopraffazione dell’emotività, manipolazione della verità, circonvenzione della coscienza.

Quindi voglio cambiare il mondo con provocazioni di 120 secondi? Ci mancherebbe. Va bene essere vanitoso, stupido no però.

Metto lì la mia goccia, il mio sassolino. Magari è quello che servirà a Davide per sconfiggere Golia. Mi fa piacere crederlo. E se questa sia follia, vanità o semplice sogno lascio a voi scegliere.

A qualcuno è piaciuta l’idea che ormai veleggia verso le prime 100 puntate al punto che… sono andato in tv. Mica i canali da milioni di spettatore eh. Ma una televisione seria e di nicchia, come si dice: TeleRadioPadrePio che per certi versi è molto più onore che finire a La7 non fosse che l’intercessione di san Pio è un tanti nello più efficace di quella di Formigli, Labate o Fazio.

Se gradite un caffè, vi aspetto ogni mattina.

7 commenti to “Un caffè per non farsi addormentare”

  1. Reblogged this on Luca Zacchi, energia in relazione and commented:
    Un ottimo caffè, quello quotidiano che ci offre Paolo. Lo consiglio anche a voi.

  2. Da un po’ seguendo Luca sono finita da Paolo e ciò che ho ascoltato mi ha fatto riflettere. Grazie Paolo.

  3. io non ho lati buonisti E neppure buoni.

    Essendo un peccatore, cerco di peccare al meglio.

  4. grazie a tutti

  5. L’idea di per sé è molto bella, e auguro ogni successo alla sua trasmissione (e al canale Youtube)! Sicuramente sarà di aiuto a molti.
    Io metto anche il mio sassolino con una riflessione parzialmente critica.
    Se l’idea di un contrapposto razionale al totalitarismo delle emozioni mi pare giustissima e dovuta, il tono guerresco del post “resistere, resistere, resistere!”, invece, mi convince meno perché mi dà l’impressione di passare dal totalitarismo delle emozioni al totalitarismo della ragione. Il problema è se uno, per difendere la ragione, la coscienza e la Persona, finisce per difedendere la propria idea di ragione, la propria idea di coscienza e la propria idea di persona.
    Un esempio banale (e potrei sceglierne altri, ma questo mi apre facile ed esemplificativo). Ci sono persone che in nome della ragione, o financo della difesa della cristianità, dicono, per esempio, che è giusto mettere barriere ai profughi e le foto dei poveri bambini morti nella traversata del Mediterraneo servono solo a nutrire facili emozioni. Ovvio, è vero: serve un piano di accoglienza ben studiato, non alla facilona, ma di accoglienza, non di “chissenefrega, prima noi e poi voi”. Dunque, serve coniugare la ragione (pianificare, distribuire, non discriminare) con l’emozione (compassione, umanità) – altrimenti si crea un pasticcio. Questo è solo un piccolo esempio e certamente si può, nel merito delle soluzioni al problema dei profughi, essere d’opinione diversa senza essere “cattivi”, ci mancherebbe (lo dico per commentatori tipo Vale, Luigi, Giusi ecc, che, credo, hanno idee diverse su questa questione e non vorrei creare polemica).
    Ma entrambe le cose – emozioni (compassione, diciamo) e ragioni – devono avere la propria parte.
    Credo che i toni guerreschi di resistere resistere resistere siano speculari a quelli di volemose bene, solo, sono dall’altra parte. Insomma, a me pare che questo post sia iper-emotivo (e l’esempio del chiodo fisso, un pensiero ossessivo, ne è un esempio): solo, l’emozione, invece di essere destinata alla compassione per i poveri omosessuali che non si possono sposare (suppongo sia uno dei temi incriminati di “iper-emotivizzazione”), è destinata alla povera ragione che soccombe.
    Io credo che un approccio razionale alla persona tutta intera sia quello che invece di resistere include. Altrimenti c’è il rischio che per resistere a una dittatura, finiamo nella dittatura di segno opposto.
    Spero sia chiaro..(comunque mi riferisco solo al post, non a tutti i caffè, che non ho seguito)
    Ciò detto, auguri ancora per la trasmissione, e l’idea è davvero bella, cercherò di seguirla!

    • Certo è sicuramente vero che la dittatura della ragione fredda altrettanto pericolosa e folle. Concordo.

      • Caro Paolo ti seguo su Twitter e sul blog di Costanza ,ascolto spesso i tuoi “caffè” ,perle di riflessione .
        Grazie perché mi aiuti a organizzare e razionalizzare idee,emozioni e ragione.
        Bello il “caffè” sul pronto soccorso e sul nostro perdersi spesso in una selva oscura (solo per citarne alcuni )
        Continua,caro amico

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