Il mare del diavolo, la montagna di Dio

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di Emanuele Fant

 Tanto per iniziare non si è mai visto un Papa a Follonica con la sedia a sdraio, mentre ne sono stati avvistati in parecchie località alpine. La montagna è una metafora, pure piuttosto ingombrante, della salita al Cielo, che richiede vesciche e dà in premio una sempre maggiore rarefazione. Il mare, se lo si vuole visitare fino in fondo, costringe all’immersione, con lo scemare della luce e l’aumento degli sgraziati pesci degli abissi, soddisfatti di una vita nelle tenebre per non doversi preoccupare dell’estetica della loro dentatura.

Al mare c’è vita notturna e un ampio catalogo di cose trasgressive, il trekking costringe a riconsiderare alba e tramonto così come erano stati inizialmente progettati. Inoltre, superati i duemila, sopravvivono solo pochissime tentazioni (una è raccogliere i bulbi dei crocus).

In spiaggia il sole deve puntare il fulcro sulla nostra privata abbronzatura, sui sentieri ho provato a divertirmi condividendo un acquazzone; in spiaggia respingiamo i venditori con l’empatia che riserviamo alle zanzare, sui sentieri non riusciamo a spiegarci quando siamo diventati così solidali da prestare la borraccia nonostante la saliva; in spiaggia c’è sabbia rovente che tenta di sciogliere le infradito, sui sentieri si può fare l’esperienza di visitare dall’interno un banco nuvoloso (cosa ricorda l’inferno, cosa il paradiso?).

Detto questo, il 13 luglio stavo a Lerici senza cappello, e verso le dodici è cambiato qualcosa.

Mi sono commosso. Mi circondava una solidale famiglia umana, evidente fallimento corale della prova costume. Io non ero il solo scortato dai suoi chili di troppo, e nessuno mi giudicava, essendo tutti coinquilini del piano inferiore. Chi le smagliature, chi le piaghette della dermatite, chi l’ombelico con l’ulcera, chi già da tempo aveva perso il sedere. Ognuno al cospetto della sua imperfezione, senza più nessuna possibilità di coprirsi, di provare a sembrare un po’ meglio. Uno peggio dell’altro e con questa coscienza, finalmente, tutti pacificati. Come è liberante non avere più scuse. Una vera vacanza. Mi è sembrato di vedere gente felice, finalmente, quest’anno, anche al mare.

 

13 pensieri su “Il mare del diavolo, la montagna di Dio

  1. Sara

    “Il mare del diavolo, la montagna di Dio”! Sì, sono d’accordo.
    Mi è piaciuto tanto quel “riconsiderare alba e tramonto così come erano stati inizialmente progettati”. Pacificante.

  2. Giusi

    Mare tutta la vita! Nulla mi avvicina di più a Dio come contemplare il mare. Non è mai stato fuori di me: mi scorre dentro come lo Spirito Santo. La mia preghiera preferita? Che te lo dico a fare? Ave Stella del Mare!

  3. Johnny

    Mia figlia è appena tornata dalle vacanza montana fatta col don e altri ragazzi dell’oratorio e si è subito lamentata delle camminate interminabili e stancanti. Alle ‘ovvie’ rimostranze dei ragazzi, il don ha prontamente risposto con la consueta filippica della montagna come metafora della vita e della necessità di ‘faticare per arrivare alla meta’.
    Non so se ho fatto bene, ma ne ho subito approfittato per parlarle della Piccola Via di S. Teresina: «piccola via molto corta e diritta, una piccola via tutta nuova», cioé lasciarsi trasportare dalle braccia di Gesù, come da un ascensore.
    E’ vero che ormai non si parla più di sacrificio è mortificazione, ma io ho iniziato ad accettare la mortificazione ed a capirne il senso solo dopo aver ricevuto la Buona Notizia di essere stato salvato gratis.

  4. Angelo

    montagna tutta la vita! però il mare d’inverno (levante ligure) è veramente un angolo di cielo!
    buona giornata a tutti

  5. gaia lombardi

    il mare invita alla riflessione sull’assoluto e sull’infinito, sul sorgere della vita e sul suo senso.

  6. Angela

    E’ vero la Montagna ben rappresenta la salita verso Dio: in questo caso, però, è molto spesso un cammino solitario o in compagnia di poche persone e quasi tutte conosciute. Mentre il mare (andare in spiaggia), secondo me, fa comprendere l’amore dei genitori per i figli piccoli, l’amicizia tra coetanei: in questo caso è un incontrare Dio negli altri. Viva il Mare!!!

  7. Maria Elena

    Adoro il mare, di solito lego la vacanza marina a città culturali. Prima Dell’estate faccio la prova al costume, no la prova costume, odio quei costumi succinti che devi controllare ogni due minuti perchè ti è uscita una parte di sedere o un po’ di seno! Quindi niente costumi ultima moda, quello che mi interessa non è l’abbronzatura, ma la brezza marina, il colore del mare poter stare sul bagnasciuga. Forse per questo cerco di andare al mare dopo che le lucertole lo hanno invaso. Se mi abbronzo èper essere stata troppo a “mollo”! Condivido gaia lombardi. Il mare fa riflettere è l’immagine che ne hanno fatto che è sbagliata. A proposito ho curata una bronchite in spiaggia sulla riv del mare andando alle 7 del mattino…stupendo! Non incontrerò Papi, giustamente, condivido le loro scelte.

  8. 61angeloextralarge

    Sono nata in montagna, vicino ai boschi. Oggi vivo al mare, dove, anche se ho girovagabondato per tutta l’Italia, ho vissuto la maggior parte dei miei 56 anni. Che dire? La metafora funziona.
    Per me però è stupendo il mare, all’alba, al tramonto, o in primavera e autunno quando ancora non c’è la confusione dei bagnanti, dei palloni tirati addosso, dei cani che alzano la gamba perché “Ma il mio Fufi è pulitissimoooo!”… Amo la gente ma il mare va assaporato e meditato. Quante preghiere sul bagnasciuga!
    Dall’altro lato ho la montagna nel sangue: ogni volta che sono tra i boschi o in riva ad un ruscello, recupero la mia natura natale e mi rigenero. Anche quando non ero credente succedeva questo. A maggior ragione adesso che posso ringraziare il Creatore di tanta meraviglia.

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