Dalla parte dei legami forti

la-famiglia

di mons. Vincenzo Paglia  

Mi permetto di entrare nelle riflessioni proposte dalla Saraceno in merito al matrimonio (“Famiglie arcobaleno tra diritti e doveri”) esposte (sabato 17 maggio) su La Repubblica. L’intero discorso della Saraceno, anche se non ricorre apertamente a questa formulazione, mi pare si fondi sull’idea che il matrimonio e la filiazione siano dei diritti, a cui devono accedere tutti: il matrimonio e la filiazione per gli omosessuali, quindi costituirebbe solamente un allargamento dei diritti a una minoranza sfavorita. Per fare questo, deve ridurre il matrimonio, o meglio come lei dice il matrimonio oggi, alla “scelta libera di due persone di mettere in atto una vita in comune, basata sulla solidarietà reciproca e sull’affetto”.

Quello che lei definisce è senza dubbio un legame positivo fra le persone, ma il matrimonio è un’altra cosa. Il matrimonio, infatti, è l’istituzione preposta a regolare il rapporto fra le generazioni, ed è fondata quindi sulla differenza fertile fra i due contraenti, la donna e l’uomo. Cioè sulla relazione generatrice fra due categorie di individui non equivalenti e non intercambiabili: le donne e gli uomini. Dall’unione matrimoniale ha origine una nuova rete parentale, fondata sulla sfera giuridica che nasce dai legami naturali tra ascendenti e discendenti, come ha dichiarato Claude Levi-Strauss a Tokyo nel 1986, “i legami biologici forniscono il modello sul quale sono costruiti i legami di parentela”. E’ davvero così saggio cancellare tutto questo?

Cancellare questa istituzione, infatti, sostituendola ad un legame debole e legato alla sola volontà di reciprocità dei contraenti – quello che descrive Saraceno – costituisce una vera e propria rivoluzione antropologica delle nostre società. Significa non trasmettere alle generazioni che ci seguono il nostro modello antropologico, significa un’interruzione grave della trasmissione culturale.

Si può ben comprendere, quindi, come questo cambiamento susciti tanti timori, dia origine a tante riflessioni e a interessanti esami multidisciplinari dei legami intergenerazionali e intersessuali. Si può ben capire, allora, come un processo simile possa richiedere molto tempo. Mettere fretta al legislatore, invocando quello che è già avvenuto in altri paesi, non è un argomento convincente. Semmai è pericoloso. E’ di poche settimane fa del resto – e in parte è ancora in corso – l’aspra polemica che ha diviso la Francia sulla legittimazione dei matrimoni e della filiazione degli omosessuali: non si può certo considerare marginale un dissenso che ha coinvolto circa la metà dei francesi, e che ha visto alzarsi contro la nuova legge molti voci laiche, non poche volte anche di militanti dello stesso partito di Hollande.manif2

Proprio al centro di questo dibattito è stato il problema dei bambini a venire, cioè delle future generazioni, che non possono manifestare, né essere ascoltate. Abbiamo il diritto di farli vivere in una situazione per forza di cose falsa – nessun bambino ha due mamme o due papà – anche se si fa ricorso alle tecniche di procreazione assistita? Pure in laboratorio la partecipazione dei due sessi è necessaria, e anche se può essere rimpiazzata da materiali e corpi anonimi non viene cancellata la differenza costitutiva nella generazione.

Non è un caso, infatti, che il matrimonio omosessuale richieda una manipolazione del linguaggio per negare la differenza fra padre e madre, richieda di scrivere nello stato civile delle menzogne – cioè che un bambino ha due madri o due padri – di cui tutti possono cogliere la falsità. Molte voci di psicanalisti si sono levate per denunciare il pericolo di questa corruzione del linguaggio, in cui alle parole non corrisponde più la realtà, nella formazione delle nuove generazioni, soprattutto ovviamente nei figli delle famiglie “arcobaleno”. A fronte di alcune inchieste che negano qualsiasi tipo di danno per i bambini allevati in famiglie omosessuali – che ovviamente sono ancora lavori di breve periodo, dato che l’esperienza di questi bambini costituisce una novità – molti sono gli accorati appelli di psicanalisti e antropologi che indicano i danni di questa scelta per le future generazioni. E non basta certo spostare le ragioni del disagio all’esterno, all’omofobia della società: la differenza fra chi è figlio di una donna e un uomo e chi non viene accettato come figlio della differenza sessuale ci sarà sempre e non ha niente a che fare con l’omofobia, ma con la realtà.

Ricorrere alla minaccia dell’omofobia per far accettare il matrimonio omosessuale non mi pare possa reggere: è evidente che è possibile battersi per la dignità di ogni tipo di legame affettivo e sessuale senza dover sostenere il matrimonio, che è un legame molto diverso dalla semplice convivenza fra due persone solidali. Come del resto sostengono anche molti omosessuali, che non aderiscono alle richieste di matrimonio e filiazione.

Possiamo quindi domandarci come mai, in un momento in cui le nostre società sono scosse dagli effetti di una gravissima crisi economica ma anche sociale e culturale, si voglia fare una così forte pressione per il matrimonio da parte della minoranza di una minoranza. Ogni attenzione alle minoranze è indubbiamente più che meritoria, soprattutto se patisce discriminazioni, ma se questo significa rivoluzionare la nostra società e la nostra cultura, credo che bisogna almeno lasciare il tempo di riflettere bene, e di discutere presentando le ragioni contrarie, senza ricevere l’accusa di essere ciechi conservatori o, peggio, degli omofobi. A mio avviso, in ogni caso, quel che è da auspicare è una famiglia (madre-padre-figli), anch’essa non isolata, ma inserita in una società che la sappia accogliere e accompagnare.

cicerone2 Per questo mi pare saggio citare ancora Cicerone che definiva la famiglia: “principium urbis et quasi seminarium rei pubblicae”. La sapienza cristiana, assieme alla tradizione umanistica, hanno accolto e arricchito tale antica sapienza giuridica. E le famiglie così costituite sono a tutt’oggi la risorsa più preziosa delle nostre società.

 VINCENZO PAGLIA presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

fonte: Avvenire

***

Mercoledì 29  maggio, domani, alle 17 al Pontificio Consiglio per la Famiglia – piazza San Calisto 16 – parteciperò a un seminario sull’educazione, parlando della ricchezza della differenza tra padre e madre (ingresso libero). Ci saranno tra gli altri monsignor Paglia e Claudio Risè. Sarò al tavolo con un collega molto molto più illustre di me, Giuliano Ferrara, sempre geniale anche quando discutibile. Un po’ come se l’allenatore del Ponte Vecchio Calcio e Zeman venissero interpellati insieme.

Costanza Miriano

116 pensieri su “Dalla parte dei legami forti

  1. Anonimo

    Una risposta alla discussione del post Messaggio a tutti i Francesi di Manif pour Tous (off topic ma non troppo, ma le discussioni a quel post sono chiuse…)

    Alessandro,

    La mia interpretazione è che gli elementi contenuti in questa risoluzione non siano tutti legati direttamente all’omofobia, ma all’argomento omosessualità più in generale.
    Chiaro, la risoluzione è intitolata “sulla lotto all’omofobia”. Ma allo stesso modo, anche il messaggio di Papa Benedetto XVI (quello in cui si parlava di “unione fra un uomo e una donna” condannando “tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione”) era intitolato alla pace. Avevano quindi ragione le persone che dicevano che il Papa avesse dichiarato i matrimoni omosessuali come “minaccia per la pace”?

    Nei dettagli:

    – il punto che cita (il K delle premesse) contiene anche altri elementi, oltre a quelli che cita. Si parla infatti di omicidi, utilizzo di linguaggio improntato all’odio ecc. In ogni caso, se una manifestazione viene vietata senza motivo se non il motivo della manifestazione stessa, non vedo come non si possa dire che si tratta di omofobia (allo stesso modo, se la manifestazione vietata fosse di qualche gruppo cattolico, e non ci fossero motivi validi per vietarla, parlerei di odio verso la religione cattolica). Nel documento vengono citati anche casi specifici di violenze e incitamento all’odio.

    – riconoscimento reciproco degli stati civili di un altro paese: la vedo come un modo per risolvere problemi pratici non indifferenti, come il fatto che un figlio risulti avere due genitore in un paese ma solo uno in un altro, alla morte del quale potrebbe diventare adottabile. Idem per reversibilità, eredità ecc.

    – per “educazione sessuale rispettosa”, personalmente intenderei quella che spiega che esistono anche gli omosessuali e che bisogna rispettare tutti, lasciando l’insegnamento di qualsiasi giudizio morale ai genitori (i quali, chiaramente, se insegneranno lo stesso rispetto non potranno essere accusati di “apologia dell’omofobia”).

    – quanto al punto 13 che Lei cita, anche questo parla di molto di più di un semplice timore di esprimersi, citando anche censure e persecuzioni delle aziende che esprimono il proprio essere gay-friendly. Francamente non vedo tutta questa paura da parte di chi si dichiara contrario ai matrimoni omosessuali o che sostiene, rispettando le persone e senza usare violenza o promuovere odio, che l’omosessualità sarebbe una malattia.

    – mi pare che un’unione registrata possa tutelare maggiormente le coppie omosessuali, sia dal punto di vista giuridico, sia da quello di accettazione (cioè: meno violenza, meno odio verso queste coppie) da parte della società.

    Questo, sia chiaro, è come ho interpretato io questa risoluzione del Parlamento; un’eventuale interpretazione “autentica” potrebbe essere fatta solo dallo stesso Parlamento Europeo.

    Sull’etimologia di omofobo: allora anche “cattofobo” o “cattocomunista” è un non senso, visto che, leggo da un dizionario etimologico “katà” è una “particella intensiva”?

    1. Embè? Sull’etimologia, anche “cattofobo” o “cattocomunista” siano aberrazioni linguistiche cosa modifica al discorso? 😦
      Un corbelleria ne giustifica forse altre?

    2. Alessandro

      Anonimo, mi sembra che tu stia divagando.

      Per chi non avesse seguito il nostro scambio di vedute, ricordo che oggetto della discussione è il significato ufficiale – per così dire – dei vocaboli “omofobo” e “omofobia”.

      Si è presa in considerazione una Risoluzione contro l’omofobia approvata dal Parlamento Europeo nel 2012, considerandola una buona cartina di tornasole per stabilire con che significato vengano usati in sede “ufficiale” i vocaboili “omofobo” e “omofobia”.

      L’analisi (breve, ma mi pare sufficiente per guadagnare alcune evidenze al riguardo) che ho fatto di quel documento è qui:

      https://costanzamiriano.com/2013/05/25/messaggio-a-tutti-i-francesi-di-manif-pour-tous/#comment-56959

      Non vedo proprio come queste tue nuove considerazioni intacchino le conclusioni contenute in quel commento.

      Nel dettaglio:

      1) “il punto che cita (il K delle premesse) contiene anche altri elementi, oltre a quelli che cita.”

      Certo, ma contiene anche gli elementi che cito. Dai quali si traggono le conclusioni che ne traggo:

      – Un sindaco vieta che nella sua città si faccia il Gay Pride? E’ omofobo
      “K … negli Stati membri e nei paesi terzi continuano a verificarsi casi di omofobia, che si manifesta sotto forma di interdizione delle marce per l’orgoglio omosessuale (gay pride)”

      2) sul “riconoscimento reciproco degli stati civili di un altro paese”, esprimi la tua opinione (che non condivido), che però esula dall’oggetto della discussione

      3) “per “educazione sessuale rispettosa”, personalmente intenderei ecc.”

      Oggetto della discussione però non è quello che intendi tu, ma quello che intende la Risoluzione in esame. Leggendo la quale si capisce che il genitore o l’educatore che sull’omosessualità insegnasse quello che c’è scritto sul Catechismo sarebbe considerato un omofobo dagli estensori della Risoluzione stessa. Con le conseguenze che già ho delineato.

      4) “quanto al punto 13 che Lei cita, anche questo parla di molto di più di un semplice timore di esprimersi, citando anche censure e persecuzioni delle aziende che esprimono il proprio essere gay-friendly”

      Sì. Io invece faccio notare come sia del tutto evidente, a chi frequenta con una certa assiduità gli organi di stampa italiani, che vi imperversa, largamente egemone, un pregiudizio pesantemente negativo nei confronti di chi difende sulla materia le posizioni del Catechismo (pregiudizio di cui peraltro è palesemente intrisa la Risoluzione in oggetto). Se uno si arrischia a farlo, come minimo sui mass media viene fatto passare per imbecille e ignorante, più spesso per integralista oscurantista razzista e affini. E le denunce sono sempre in procinto di essere sguinzagliate. In questo clima è comprensibile che qualche cattolico sia intimidito, si domandi chi glielo faccia fare di essere marchiato d’ignominia e di andare nelle grane per difendere il suo credo al riguardo…

      “Questo, sia chiaro, è come ho interpretato io questa risoluzione del Parlamento; un’eventuale interpretazione “autentica” potrebbe essere fatta solo dallo stesso Parlamento Europeo.”

      A me sembra evidente, invece, che, quanto al tema in oggetto (che cosa s’intenda nei documenti “ufficiali” con i vocaboli “omofobo” e “omofobia”), la Risoluzione sia chiarissima, autoesplicativa.

      Comunque, il link c’è, ciascuno può leggere e valutare.

      1. Anonimo

        Alessandro,

        Sono d’accordo sul fatto che ognuno potrà leggere la risoluzione (e i documenti preparatori) e farsi una propria idea, usando gli “occhiali” che abbiamo fornito nei commenti o anche altri. Mi sentirei comunque di tranquillizzare chi teme persecuzioni in base a questa risoluzione (visto anche che da ben 7 anni ne esiste un’altra, dai contenuti simili e non si è tenuta nessuna persecuzione).

        Buona giornata.

        1. Adesso che abbiamo letto le concilianti parole del rassicuratore anonimo – ma anche linguista, filologo, statistico, giurista, psicologo, filosofo, teologo, ecc. – siamo tutti più tranquilli. Non preoccupatevi, è tutto sotto controllo, non c’è alcun pericolo. Siete solo voi ad essere un po’ “fissati”. Sarà perché siete omofobi.

            1. Hai ragione. Abbiamo proprio bisogno di una “rieducazione”. 😀 Quelli che non vedono l’ora di istituire lo psicoreato di “omofobia” di queste faccende si intendono molto bene…

              1. Lidia

                Andreas, in linea generale, io non vedo il problema in una legge che dica che discriminare o perseguitare (via web) qualcuno perché omosessuale è reato. A preoccuparsi della legge dovrebbero essere coloro che discriminano o incitano alla violenza contro gli omosessuali – visto che noi non lo facciamo, la legge non ci tange molto…non credo che mi possano mai accusare di omofobia se dico che rispetto ogni persona e le sue scelte, ma sono contraria al matrimonio gay. Mica vado in giro a dire “oh, Tizio è gay, licenziamolo, lapidiamolo, diamogli più tasse, sbeffeggiamolo”…
                Che dicano che la Bibbia o la predicazione cristiana è reato? Ma io non credo proprio che si possa arrivare a certi assurdi…lo spero, se non altro!
                Secondo te il pericolo è reale?
                Io sono assolutamente a favore di un cambiamento di mentalità che porti a che nel 2014 in Italia nessuna donna venga uccisa perché il marito/fidanzato lasciato è geloso, o perché la suddetta donna ha rifiutato di fare sesso con lui (già due casi (nell’ultimo week-end…); e nessun omosessuale venga più picchiato per le strade di Roma dai fascistelli idioti. Se poi sia la legge a bastare, direi di no; ma la polemica attuale da parte cattolica contro la legge sull’omofobia e il cosidetto femminicidio non credo neanche aiutino troppo a inquadrare il problema correttamente.
                Io temo che né leggi né polemiche aiutino, a dire il vero.
                Tu che ne dici?

                1. Lidia

                  Capisco che la polemica attuale sia fondata sull’argomento (valido, peraltro) che nessuno può incitare alla o compiere violenza contro qualcun altro – l’essere gay o donna non dovrebbe essere un’aggravante, perché il rispetto della dignità e della persona va aldilà dell’essere gay o donna. Però nei termini che sta assumendo oggi questa polemica mi apre sia più controproducente che altro…
                  Tu che ne dici?

                  1. Anonimo

                    Quello di Lidia mi sembra un punto di vista interessante, nel contenuto e nei modi in cui è stato espresso.

                  2. Roberto

                    Non posso certo rispondere per Andreas, ma questa reazione, Lidia, è esattamente l’effetto che la trappola ideologica dell’infinito, insipido, vacuo ciarlare di Adriano Anonimo Veneziano (e dei suoi simili) vuole ottenere. L’idea che servano leggi per “cambiare la mentalità” fa concettualmente venire i brividi. Sono certo che Andreas, se vorrà, saprà elaborare molto meglio di me.
                    Vediamo di non cadere in queste trappole, che preparano l’ennesima sonora sconfitta sul piano delle idee, prima, e della realtà subito dopo.

                  1. Lidia

                    Secondo me, è difficile (e forse ingiusto) che avvenga tramite leggi – anche se determinate leggi possono aiutare. Francamente non vedo come possa essere formulata una legge specifica per il c.d. femminicidio: piuttosto, potrebbero essere inasprite le pene tramite aggravanti come “gelosia”.
                    La mentalità si cambia a scuola, in famiglia, nei centri educativi – come le parrocchie, o altri centri frequentati da giovani. Il problema è che insegnare a rispettare una persona omosessuale può venire insegnato come “è tutto buono e giusto” oppure “le persone vanno rispettate sempre, le loro idee si possono contestare”.
                    Sulle donne, direi che l’idea di rispetto non cozza affatto con quella di, diciamo così, sottomissione nel senso di Costanza – e non nel senso di possesso che gli uomini che finiscono sui giornali (e non sono episodi inventati, né estremizzati, questi, ahimé) hanno. perciò andrebbero distinti possesso da equilibrio.
                    Direi qualcosa così….tu che ne dici?

                    Grazie Andreas!

                    1. Prego, Lidia. Come ripeto non voglio allargare troppo il campo, però anche sul femminicidio occorre stare attenti a non finire in un meccanismo simile a quello costruito intorno all’omofobia. Attenzione a credere che quella che troviamo sui giornali sia una rappresentazione fedele della realtà. Il problema è sempre quello. Questi fatti di cronaca nera vengono letti e filtrati attraverso lenti ideologiche. Invito a leggere attentamente questa indagine della Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza: http://www.vittimologia.it/rivista/articolo_macri_et_al_2012-03.pdf

                    2. Cara Lidia né leggi con aggravanti, ne pene più severe serviranno a nulla (la legge non salva nessuno…).

                      E’ l’Annuncio del Vangelo che salva e cambia l’Uomo, non solo la sua mentalità, ma il suo cuore. Non c’è una reale “promozione” dell’uomo in quanto tale, senza la Conversione a Dio. La dimostrazione sono proprio i tempi che viviamo dove Dio è misconosciuto… da dove credi venga tutta la violenza, compresa quella verso le donne, o quella verso sè stessi nei disperati suicidi all’ordine del giorno? Da un cuore arido e incapace di riconoscere l’altro (in questo caso l’altra) come persona a sè uguale, di dare il giusto valore alle cose, alla vita, alla Croce, al proprio essere creatura e non dio!
                      All’aver perso ogni speranza…

                      Non illudiamoci: né “buoni” sentimenti, né “buone” leggi, né “buone” strutture salveranno l’Uomo, inquanto incapaci di essere “buone” se non irrorate dalla Grazia, se non ispirate dallo Spirito Santo, se non purificate dal Sacrificio di Cristo, vivificate dall’Annuncio del Kerigma.

                    3. Come sempre non hai capito il punto o fai finta di non capire…
                      Secondo te com’è il cuore di un ragazzo che da fuoco ad una sua coetanea (ma anche non lo fosse) dopo averla pugnalata 22 volte?

                      Fai meno domande e datti qualche risposta in più, che tanto non domandi per capire, Alvise.

                    4. Alessandro

                      Sul c.d. femminicidio vengono spesso (del tutto volontariamente) spacciati per buoni numeri fasulli:

                      “Le cifre degli omicidi in Italia le dà l’Istat, l’Istituto Statistico nazionale, e da esse risulta che il numero degli omicidi in Italia è in costante diminuzione, sia fra gli uomini che fra le donne; semmai si può notare che gli omicidi di donne diminuiscono in misura minore rispetto a quelli di maschi. Nel 1991 in Italia venivano compiuti 1.901 omicidi, l’anno scorso sono stati 526.
                      Nel 2003 le donne uccise erano state 192, nel 2009 erano scese a 172, nel 2010 a 156 e l’anno scorso a 137”

                      http://www.tempi.it/gli-omicidi-contro-le-donne-sono-uno-scandalo-ma-i-numeri-del-femminicidio-sono-gonfiati#.UaTihkBQbu0

                    5. Alessandro

                      Andreas, interessantissima l’indagine di Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza.
                      Grazie della segnalazione!

                    6. Grazie a te, Alessandro. Ho linkato già in altre occasioni (su facebook) quell’indagine, ma non se l’è mai “filata” nessuno e sono rimasto una vox clamantis in deserto. Ci volevano, evidentemente, la serietà e l’amore per la verità che ti contraddistnguono.
                      La campagna massmediatica sul “femminicidio” è talmente forte che praticamente tutti “filtrano” i fatti secondo lo schema veterofemminista della “dominazione maschile”, con la donna sottomessa ab immemorabili alla violenza dominatrice del maschio, dove l’uomo è sempre aguzzino e la donna sempre vittima. Invece scopriamo che solo in Italia anche la ricerca sulla “violenza di genere” è pesantemente influenzata da questi orientamenti ideologici. E se non è oscurantismo questo… Parziale eccezione è costituita dall’inchiesta giornalistica di Carlotta Zavattiero, Poveri padri (Ponte alle Grazie, 2012), ma è ancora troppo poco.

                  2. Lidia

                    Bariom, permettimi di non essere d’accordo.
                    Indubbiamente l’Annuncio del Vangelo è una priorità, ma credo che la mentalità vada cambiata a prescindere dal messaggio cristiano. Posso educare ragazzi musulmani, ebrei, atei, induisti, protestanti o Hare Krishna: l’importante è insegnare a tutti a rispettare la vita, la dignità della persona.
                    Non posso pretendere che siano tutti cristiani; posso pretendere che tutti rispettino l’altro.

                    1. @Lidia certo che puoi non essere d’accordo… ci mancherebbe 😉
                      Ma permettimi di tornare ad approfondire il mio discorso…

                      Qui non si tratta di appartenenze “confessionali” (vedi l’essere tutti Cristiani), si tratta dell’Annuncio del Vangelo, di quel Kerigma che ha un potere (se accolto), quello di chiamare a conversione ogni cuore. Conversione significa, prima ancora che aderire alle Verità Rivelate, “invertire la rotta”, cambiare radicalmente direzione, rivedere il proprio atteggiamento di vita. Crediamo che l’Annuncio ha questo potere o no?! Perché se no, perché spendersi per portarlo sino ai confini del mondo (invito peraltro che ci viene dallo stesso Gesù Cristo)? E che valore ha il “perdono dei peccati” che all’Annuncio si accompagna?

                      Non puoi pretendere che tutti siano Cristiani, come non puoi “pretendere” che tutti rispettino l’altro. Dio non “pretende” nulla da noi, come possiamo “pretendere” qualcosa noi uomini da nostro fratello? Puoi pretendere da un peccatore (tutti lo siamo) di abbandonare il proprio peccato? Puoi pretendere il rispetto? E se non ti viene dato, che fai? Imponi una legge? Mandi in galera che ti ha mancato di rispetto? Certo questo lo fa il mondo, e ha anche il suo senso, ma è questa la Via?

                      Non si può pensare che tutti siano Cristiani… diciamo pure non lo si può “ipotizzare”, e perché no? Non siamo tutti Figli di Dio? Il Sacrificio di Cristo non è forse per tutti? Non siamo forse tutti Fratelli in Cristo, anche di coloro che ancora non hanno questa consapevolezza? Non sono forse tutte le altre Religioni ricapitolate e trovare la loro perfezione solo nel Cristianesimo? Quando il Regno di Dio tornerà su questa terra, cosa saremo? Quando ogni ginocchio sulla terra e sottoterra si piegherà di fronte alla Sua Maestà?
                      Non tutti saranno (forse, verosimilmente) cristiani “confessionali”, ma è necessario che tutti siano stati “salati”, che tutti siano stati “illuminati”, che ogni istituzione umana abbia attinto al “lievito” buono del Vangelo, e anche come ultima razio, non dimentichiamolo, al Sangue dei Martiri!
                      “La vostra condotta tra i pagani sia irreprensibile, perché mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio.”

                      Credo sia necessario avere sempre ben presenti le Realtà Fondanti del Cristianesimo e della Chiesa sulla visone del mondo o si cade in una visone “sociale” (ma anche spirituale e antropologica) che può avere “buoni propositi”, ma è fallibile e limitata dalla sua limitata visione dell’Uomo – nonché, ma questo è lapalissiano – di Dio.

                      (Ciò non preclude e non ci esime da operare anche nel sociale, con iniziative di formazione, educazione, promozione umana e civile, ma l’ottica deve essere – credo – quella di cui sopra. Oggi poi, secondo la pretesa del mondo, ogni forma di opera sociale nel sociale “laico”, deve essere assolutamente a-confessionale e questo complica non di poco il nostro operare e il farlo di pari passo con l’Annuncio e la Testimonianza della nostra Fede)

                  3. Lidia

                    certamente predico il Vangelo, e da esso traggo i principi che diffondo.
                    Non posso pretendere che la gente non compia reati, certo: ed è vero che ciò dipende solo dall’educazione e dalla conversione del cuore.
                    Mi chiedi “cosa fare per cambiare la mentalità?”. Parafrasando Lenin, direi “educare, educare e ancora una volta educare”. La stigmatizzazione e la punizione dei comportamenti scorretti è una parte del processo educativo – certo non la più importante, quella è l’intima convinzione che vada fatto il bene; ma quella ahimè dall’esterno è impossibile crearla.
                    Credo che l’amore e la comprensione siano le armi migliori: se una persona si sente amata, rispettata, compresa è più facile che sviluppi anch’essa sentimenti tali.
                    Le leggi, cmq, fanno la mentalità, non ne sminuirei troppo l’azione; i tradimenti esistevano ben prima della legge sul divorzio, ma i divorzi sono entrati nella mentalità comune da quando le leggi li hanno permessi. Per questo la polemica sulla legge per l’omofobia ecc ecc. (polemica che io, ripeto, trovo spesso strumentale da ambo le parti).

                    1. “Credo che l’amore e la comprensione siano le armi migliori: se una persona si sente amata, rispettata, compresa è più facile che sviluppi anch’essa sentimenti tali.”

                      E su questo siamo perfettamente d’accordo 😉

                      “Le leggi, cmq, fanno la mentalità, non ne sminuirei troppo l’azione; i tradimenti esistevano ben prima della legge sul divorzio, ma i divorzi sono entrati nella mentalità comune da quando le leggi li hanno permessi.”

                      Su questo ho qualche perplessità e cmq in questo caso porti un esempio che é esatta diimostrazione di come una legge non abbia migliorato la mentalità dell’uomo, anzi. Ma per concordare con te, non dico che le leggi non hanno alcuna importanza, o non saremmo qui (o altrove) a stigmatizzare leggi che riteniamo ingiuste e ad auspicarne delle migliori…

                      Per educare, educare, educare, non prenderei Lenin ad esempio.. quel tipo di “educazione” a procurato non pochi danni all’Umanità 😦

                  4. Lidia

                    Il motto di Lenin era “учиться, учиться и ещё раз учиться”, cioè “studiare, studiare e ancora studiare”. La Russia, infatti, aveva un livello di alfabetizzazione bassissimo, e Lenin credeva che la prima cosa da fare per far riuscire la rivoluzione socialista che lui sognava fosse quella di educare le masse, e, per fare ciò, di avere generazioni di giovani comunisti con un’educazione ottima, che la portassero poi nelle realtà rurali. Qualcosa di simile a ciò che fece Mao in Cina, quando spedì i giovani comunisti, negli Anni ’70, nei villaggi, a conoscere la campagna cinese, capire i suoi problemi, e insegnare.
                    Da qui nasce, almeno nell’URSS, la campagna per l’educazione che ha fatto sì che l’alfabetizzazione raggiungesse livelli altissimi; l’educazione universitaria nell’URSS era gratuita e diffusissima (anche se, ovviamente, c’erano delle restrizioni che non sto a descrivere).
                    Direi che, nel male immenso che hanno fatto le idee comuniste, l’invito a studiare sia decisamente positivo: ergo, io lo accoglierei 🙂 Se non altro, studiare serve per poter controbattere validamente alle idee comuniste 😀
                    Poi, nel lessico russo è rimasta emblematica la frase “studiare studiare e ancora studiare” e oggi la si usa parafrasata per tutto, da qui la mia “educare, educare e ancora una volta educare” 🙂

                    1. @Lidia a costo di risultare pesante, lo studio e la cultura sono stati promossi sempre e molto prima di Lenin dalla Chiesa in ogni tempo e luogo (compresi i tanto vituperati e ottusamente chiamati “secoli bui” del medioevo…). Non vedo perché un Cristiano dovrebbe prendere Lenin a riferimento anche su un tema come questo.
                      Anche lo studio va “innestato” nella Fede o i risultati possono essere tutt’altro che edificanti (cosa studi? come studi? qual è la prospettiva del tuo studio?) e, in ultima analisi – perché al fondo bisogna credo sempre arrivare – ai nostri figli è primario (dico primario) dire: “studia, studia, figlio mio”, o “conosci il Signore”?
                      La Parola dice: “inculcate la Fede a vostri figli” o la “cultura”?

                      Questo non per “dare contro” al tuo pensiero, né per dire che i nostri figli debbano o il popolo al tempo di Lenin dovesse restare analfabeta, ma per fare chiarezza. Poi sinceramente, il popolo russo era preferibile che per secoli sia rimasto – ed è in gran parte oggi – alfabetizzato, ateo e comunista o “analfabeta” e cristiano? Ultima ipotesi questa che non si sarebbe comunque verificata, per quanto detto all’inizio su Chiesa e promozione culturale.

                    2. Lidia

                      Bariom, scusa la sincerità: io credo che la tua sia paranoia.
                      Ti ho spiegato: in russo, la frase “studiare studiare ecc.” è diventata un modo di dire, da qui il mio riusarla. La cultura cristiana ha sempre preso il meglio dalle altre (Agostino da Platone, Tommaso da Aristotele, ecc.) e, francamente, non c’è niente di male a prendere il meglio da Lenin. Certo, prima di lui, in Russia, l’invito a istruirsi era stato fatto da Černyševskij, Gerzen, Tolstoj (e le sue scuole contadine), ecc. ecc. ecc. E ancora prima, Pietro e Caterina….
                      La situazione del popolo russo prima del ’17 può essere oggetto di dispute: io credo sia meglio un popolo colto che uno ignorante, poi si può essere di idee diverse e le rispetto.
                      Ci sarebbe da parlare anche della peculiare situazione dell’ortodossia – che non so quanto tu conosca nelle sue modalità dogmatiche e pratiche (lingua liturgica, rapporto popolo-sacerdote, ecc. ecc.) – rispetto alla cristianità latina, ma non voglio addentrarmi nell’argomento.
                      Sta di fatto che 1) la Rivoluzione del ’17 ha innalzato drasticamente il livello di alfabetizzazione russa, cosa che negli anni precedenti non era mai successa; 2) la campagna per l’ateizzazione della Russia non ha portato gli effetti sperati: la cultura non toglie la religiosità; anzi. E questo la dice tutta, credo….
                      Io sarei dunque per un popolo cristiano E istruito.
                      Se vuoi ne parliamo ancora; io mi occupo a livello professionale di cultura della Russia e dei Paesi dell’ex-URSS da ormai più di 10 anni e sono ben felice di discuterne.

                    3. Cara Lidia, si conosco un po’ la realtà Ortodossa, almeno partendo dalla prospettiva della scrittura delle icone, ma non ho, ritengo, i requisiti culturali e di esperienza per intavolare con te un’approfondita discussione (se non certamente per imparare qualcosa in più) e di fatto – forse non era perfettamente intelleggibile nei miei interventi – era un altro, per me, il punto focale dello scambio di opinioni sin qui.

                      Poi, detta come vuol detta, se pensi la mia sia “paranoia” da parte tua non perderei tanto altro tempo…
                      E’ una battuta, non me la sono presa, ma visto che hai così esordito… 😉

                      Penso si possa concludere qui questo scambio, per rimandarci al prossimo 🙂
                      Un abbraccio.

                2. Allora Lidia, non allarghiamo troppo il campo altrimenti non ne usciamo più.
                  Premtto che rispondo a te ma non ho alcuna intenzione di perdere tempo dietro ai cavillamenti ottusi, disinformati e pedanti del signor Anonimo.

                  Limitiamoci all’omofobia. Sì, penso che il pericolo sia molto, molto concreto e che tutto vada in quella direzione. Cioè nel senso che “omofobia” sia termine utilizzato nel dibattito politico in un senso che ormai nulla più ha a che vedere con la patologia indicata dal DSM IV e sia diventato una “parola-talismano”, una forma di interdetto lessicale col quale si vuol criminalizzare l’opposizione a una bem precisa agenda politica. È l’equivalente funzionale, riveduto e aggiornato, di altre parole-talismano (“fascista”, “reazionario”, “oscurantista”, “razzista”, “fondamentalista”, ecc.). Basta aver seguito la cronaca politica degli ultimi per rendersene conto.

                  Forse non è chiara una cosa: ci sono forze politiche ed economiche che perseguono chiaramente lo scopo di ridisegnare il concetto di famiglia. La “questione omosessuale” è del tutto strumentale a questo disegno, è un “pesce pilota”. La tesi ideologica è sintentizzabile così: esiste un sistema detto “eterosessista” che conculca i diritti degli omosessuali (solito schema ideologico “servo padrone”, “dominante-dominato” di derivazione hegeliano-marxista), un sistema violento e assassino che produce “omofobia”. Occorre “cortocircuitarlo” introducendo un “dispositivo sociale” per mutare il senso comune “eterosessista”: il “matrimonio omosessuale”. Se ci si fa caso, questa è esattamente la tesi di fondo contenuta nella ormai famosa lettera del 17enne a “Repubblica”: senza matrimonio omosessuale c’è solo violenza e morte per gli omosessuali. Guarda caso tesi ripresa da alcuni settori della politica.

                  Ora, come dirò dopo, questo “sistema” ha un grosso problema. Non esiste, è un disegno partorito a tavolino da menti umane. È qualcosa che si avvicina a quello che i filosofi chiamavano “essere di ragione”, un puro prodotto della nostra mente pensante, un concetto privo di corrispondenza con un oggetto reale. Qual è il trucco? Quello di collegare arbitrariamente alcuni fatti incresciosi di violenza (non di rado inventati, praticamente sempre enfatizzati) con le tesi “sistemiche”. L’importante è che il fatto venga ricondotto alla narrazione dello schema ideologico, come sua “conferma”

                  Chi conosce un poco la storia delle ideologie totalitarie degli ultimi secoli non fatica a sentire “aria di casa”. È tipico delle moderne ideologie imporre le proprie classificazioni, il proprio linguaggio e il proprio modo di affrontare i problemi. Si sostituisce così alla realtà la “realtà artificiale” dell’ideologia, con le sue “parole d’ordine”. Ha perfettamente ragione Roberto: è una trappola dialettica con cui si vuol portare le persone in buona fede ad accettare poco alla volta, surrettiziamente, l’universo morale creato dall’ideologia. Una volta accettati i contenuti veicolati dall’artificioso linguaggio ideologico, la battaglia culturale è già persa in partenza.

                  Esempio: sotto il nazismo molti vescovi tedeschi avevano accettato alla stregua di un dato “naturale” ciò che in realtà era solo il prodotto dell’ideologia nazista, cioè la “codificazione razziale” dell’umanità, suddivisa, secondo gli ideologi del Reich, in “ariani” ed “ebrei”. E qua cominciarono i guai, cioè i numerosi “tentativi di imitazione” da parte cattolica. L’idea soggiacente era questa: ci fu chi si ingegnò – e tra di loro anche alcuni dei maggiori pensatori cattolici tedeschi, cito solo Schmaus, Pieper, Lortz (Schmitt fu un caso a sé stante, a mio giudizio) – per individuare degli elementi “naturali” e “accettabili” nella dottrina nazionalsocialista, mostrando al tempo stesso come il pensiero cattolico avesse già tutto quello che può offrire la “concorrenza”, ma di “qualità migliore”. Così capitò che Rasse, Blut und Boden (razza, sangue e suolo) diventassero «beni naturali preziosi creati da Dio e affidati da Lui a noi tedeschi» e che manuali pubblicati sotto la supervisione dell’episcopato difendessero «il diritto di ogni popolo di salvaguardare la purezza della propria razza adottando a questo scopo misure moralmente ammissibili», insegnassero che «la razza e il cristianesimo non sono concetti in contraddizione l’uno con l’altro: sono due ordini di natura differente che si completano a vicenda». E via discorrendo.

                  Tra le conseguenze pratiche poco piacevoli di simili “adattamenti” dottrinali non va dimenticata l’indifferenza pubblica manifestata nei confronti degli assassinii di molte figure del mondo cattolico avverse ai nazisti. Il cardinale Bertram, arcivescovo di Berlino, arrivò a consigliare ai fedeli di origine ebraica di frequentare le funzioni di culto nelle ore di minor afflusso, così da non infastidire o urtare i loro correligionari ariani.

                  Nel momento in cui il “mondo artificiale” dell’ideologia viene accettato come un dato di fatto, come una base razionale “oggettiva” da cui occorre prendere le mosse per determinarsi moralmente, la volontà della Chiesa fu come ingabbiata e condizionata dall’aberrante quadro concettuale in cui era rinchiusa. La capitolazione dottrinale consegue all’adozione delle parole-talismano dell’ideologia. Le conseguenze sono evidenti. Una volta ammesso come “oggettivo” e “reale” il “sistema” della “lotta di razza”, al massimo si può chiedere che i “non ariani”, cioè coloro che il potere indicherà come tali, siano trattati con una certa moderazione e decenza. Ancora: al posto di “lotta di razza” mettiamoci anche “lotta di classe” e sostituiamo “borghesi” a “non ariani”. Come si vede lo schema è identico, il principio di fondo il medesimo, nelle sue linee generali. L’idea è questa: il mondo si muterebbe in paradiso se fosse rimosso un ostacolo. Per il comunista è il “nemico del popolo”, per il nazista l’ebreo. Per l’omosessualista – che non è l’omosessuale tout court – è l’”omofobo”.

                  Poi ognuno faccia le sue valutazioni. Siamo dotati di arbitrio e ragione e ognuno renderà conto personalmente di come li ha usati.

                    1. “Poi ognuno faccia le sue valutazioni. Siamo dotati di arbitrio e ragione e ognuno renderà conto personalmente di come li ha usati.”

                      …sì, proprio così, ne siamo tutti dotati, qui dentro, Anonimo incluso, nè più né meno degli altri.
                      In quanto a doverne rendere conto personalmente, come lo dici te ha un tono quasi minaccioso o ricattatorio o apocalittico.

                  1. Anonimo

                    Andreas Hofer

                    Che il termine “omofobia” (che non mi risulta essere mai considerata come patologia “indicata nel DSM IV”) sia stato usato anche a sproposito per accusare chi non la pensa allo stesso modo mi pare provato, così come sono state usate (in passato e pure ai giorni nostri) allo stesso modo anche le altre “parole-talismano” che Lei cita (a alle quali aggiungerei anche “eretico”, “miscredente” e “omosessuale” in tutte le sfumature e sinonimi, prevalentemente offensivi).

                    Ciò non toglie che l’odio verso gli omosessuali esista anche al giorno d’oggi, con episodi di violenza che si basano proprio sull’essere gay o lesbiche. Basti leggere la ricerca statistica commissionata dall’Unione Europea a cui hanno risposto ben 93.000 persone: in Europa un omosessuale su 4 (e non è una media dei polli questa…) ha dichiarato di aver subito aggressioni verbali o fisiche negli ultimi 5 anni; in Italia uno su due. E questi sono episodi “non di rado inventati, praticamente sempre enfatizzati” come Lei afferma? A Lei l’onere della prova di quanto afferma.
                    Link (dove tra l’altro si parla pure del fatto che la metà delle vittime non denuncia quanto subisce: un “numero oscuro” pure qui):
                    http://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/content/20130508STO08096/html/Giornata-contro-l%27omofobia-come-si-vive-in-UE

                    Rispetto la Sua opinione per cui questo sarebbe il frutto di “forze politiche ed economiche che perseguono chiaramente lo scopo di ridisegnare il concetto di famiglia”; sarebbe interessante però parlarne con fatti e prove alla mano.

                    Sono contento di vedere che anche Lei conferma le connivenze tra clero tedesco e nazismo, sul quale avevo scritto in un commento del 2 marzo scorso al post “Appunti di un voto post-atomico”, in risposta a un commentatore che sosteneva il contrario.

                    Infine mi trovo d’accordo sul fatto che “ognuno faccia le sue valutazioni”; cercherò personalmente di usare il mio arbitrio e ragione per valutare come andranno le cose, unendo anche un po’ d’umiltà per poter riconoscere, se è il caso, di aver sbagliato.

                    Buona serata.

                    1. Sarebbe interessante ma non con un provocatore ottuso e in chiara malafede. Come tutti i guastatori, tipo umano cui l’anonimato di internet permette libero sfogo, interessati solo a irridere chi si sforza di ragionare e analizzare, la sua specialità è ingoiare il cammello e filtrare il moscerino. Lei è bravo giusto a maneggiare un motore di ricerca, capacità non ignota a un ragazzino adolescente. Peccato che sia in grado di snocciolare statistiche trovate grazie a google almeno quanto ignora le basi elementari della statistica, tanto è vero che sto ancora aspettando la sua risposta a proposito del paradosso di Trilussa. Alla seconda lezione di statistica si sa già cosa rispondere, per inciso. Ma come? E io che confidavo nel fatto che lei fosse tanto umile – lo ha anche scritto – da saper riconoscere i propri errori e le proprie ignoranze. O era solo un flatus vocis?
                      Dunque lei, come tutti i coloro che vivono di luoghi comuni, cosa fa? Fa una ricerca e trova un sondaggio “ufficiale” della Ue, anzi, trova un grafico che riassume i risultati di una ricerca fatta chissà quando, somministrata non si sa come, con quali criteri, con quali controlli. E secondo lei questa sarebbe una “prova schiacciante” dell’esistenza di un “sistema eterosessista” che “produce” omofobia. Non c’è che dire: una logica schiacciante. Ovvio, c’è il marchio Ue, quindi è “garanzia di qualità” più che sufficiente.Eh là là! Siete omofobi certificati, lo dice anche lo Ue!
                      La stessa “logica” impiegata per le sue “prodezze” etimologiche. Non c’è bisogno di ragionare sulla corretta costruzione dei nelogismi. Perché farlo? Perché perdere tempo nello studio? Basta cercare “omofobia” sul dizionario treccani on line. Quella, per quelli che ragionano come lei, è “la” risposta.
                      Lei è solo un rancoroso, e lo dimostra questo commento pieno di riferimenti passati e stilettate velenose (già che ci siamo, la prego di non attribuirmi l’avallo di sue opinioni scritte chissà quando, chissà dove e in risposta a chissà cosa). Poi naturalmente, dato che deve recitare la parte del commentator cortese e obiettivo, mi augura anche buona serata. Così,la fiera dell’ipocrisia è completa.

                    2. Anonimo

                      Andreas Hofer,

                      Se vuole esprimersi su fatti e opinioni, possibilmente portando prove a sostegno, sarò lieto di risponderLe. Se invece, come ha appena fatto e ha già fatto in passato anche nei miei confronti, si limita ad attaccare le persone, (tra l’altro con accuse gratuite e non vere, dedotte chissà come) allora lascio l’arena libera ai Suoi sfoghi e alle Sue denigrazioni.

                      Per questo ignoro commenti scritti con il tono che ha usato. Mi perdoni, ma non sono interessato a questo tipo di confronto-scontro sulle persone: se vorrà delle repliche a questi Suoi sproloqui, temo dovrà cercare di attaccare qualcun altro.

                      Buona giornata.

                    3. Veramente, caro Adriano Anonimo Veneziano, non le ho chiesto di rispondere né mi interessa quello che vuol fare. Mi piace il confronto ma non perdere tempo col trolling insignificante e molesto di guastatori suo pari.

                    4. Anonimo

                      Vedo che anche troll è un’ulteriore “parola talismano”. Grazie Andreas Hofer per avercelo rammentato.

              2. Lidia

                Andreas e Alessandro: guardate, non è importante IL NUMERO di omicidi.
                è importante il Perché.
                Se 100 uomini vengono uccisi, di cui 85 in rapine e 15 da mogli, e di 50 donne uccise 45 lo sono per gelosia e 5 per rapina, il numero delle donne uccise è la metà di quello degli uomini. Ma è ben maggiore il numero di donne uccise da “amanti”.
                Mia madre – assolutamente cattolica e di “destra”, per quel che vale – anni fa, pubblicò un libretto, assieme ad altre, che si intitolava, se non ricordo male, “Cuori neri”, e parlava della violenza domestica. Allora non se ne parlava molto; oggi grazie a Dio sì.
                Io ho sentito diverse opinioni e non voglio imporre la mia a nessuno; ma nessuna delle voci cattoliche che protestava contro il c.d. femminicidio mi ha mai convinto. Padrone ognuno di pensarla come vuole, ovviamente. Personalmente, io amo credere che quando ci sarà una maggiore educazione capillare al rifiuto della violenza – sessuale, fisica e morale – sulle donne, allora sarà il momento della vera riscossa del padre. Ben lungi dallo sminuire il ruolo del maschio, questi tornerà alla sua funzione originale – di proteggere e dare la vita, anche nell’immaginario collettivo.
                Purtroppo, troppi sono ancora i casi in cui ad un marito che picchia la moglie si sente dire “lei se lo sarà meritato”.

                1. Cara Lidia, c’è qualcosa che non mi convince in questo quadro. Io la vedo piuttosto all’opposto. Sarà solo il ritorno del padre a scacciare il maschio violento, come Ulisse eliminò i Proci che insidiavano la sua casa. L’uomo violento che uccide per bramosia (la gelosia è un’altra cosa) è l’uomo rimasto solo “maschio”, incapace di combinare in equilibrio il polo “maschile” (istintuale-aggressivo, la componente che l’uomo condivide con l’animale) con quello del padre, cioè con la capacità di con-tenere le pulsioni istintuali. Una personalità matura, cioè un organismo psichico armonioso ed equilibrato può nascere solo in qiesto modo.
                  Ora, il nostro mondo, da diverso tempo, ha innalzato invece a valore supremo il principio di piacere, l’erotismo sganciato da ogni vincolo con le funzioni riproduttive del sesso e con l’amore-fedeltà. E questo è il modo migliore di distruggere la figura paterna sostituendola con quella del “maschio”, l’eterno adolescente incapace di sopportare la minima prinvazione, che vive di pulsioni immediate. Un “io” capriccioso, immaturo, interiormente sconnesso, incapace di tollerare la minima frustrazione, indifferente o ostile alla morale. Un tipo umano che ha solo desideri, e i cui desiderisi tramutano in bisogni da soddisfare immediatamente.
                  Uomini siffatti resteranno solo “maschi”, e questa malintesa “virilità”, che si confonde col maschilismo, ignora le conquiste del “padre”: il senso della legge, della giustizia, della responsabilità, il senso del limite, dell’autocontrollo.
                  La stessa cultura che ha generato il “dogma” del “principio di piacere” è quella che ancora oggi continua a denigrare la figura paterna, incluse tutte le “parole d’ordine” della paternità: responsabilità, disciplina degli istinti, differimento delle pulsioni, capacità di essere al contempo forti e giusti, ma anche benevolenti e teneri, rigorosi ma anche gentili e cortesi, ecc. Non occorre dire che anche la sessualità è una di queste forze cieche da disciplinare con pazienza, con un lungo lavoro formativo, pena il trasformarsi in un brulichio di forze oscure e violente, antipaterne.
                  Oggi un discorso del genere è semplicemente irriso, e in prima fila in questa opera di denigrazone si trovano i vessiliiferi della cultura che del “femminicidio” ha fatto una nuova parola d’ordine. Ovviamente incolpando ancora una volta il “patriarcato”, senza mai essere sfiorati dal miinmo dubbio sula bontà del “sacro dogma” del “principio di piacere”.
                  Altro punto dolente è la scarsa consapevolezza del fatto che è la relazione tra i sessi ad essersi guastata. La violenza è entrata tra uomo e donna, in primo luogo con la crisi profondissima della famiglia (il principio di piacere è nemico per essenza del mistero familiare, come lo chiamava Gabriel Marcel). Entrambi i sessi sono stati toccati, ognuno in maniera differente, da questo sconquasso antropologico. Se non ci si rende conto di questo si continua a ragionare, anche inconsapevolmente, secondo schemi dialettici (dove il ruolo di vittima e carnefice è, alternativamente, attribuito all’uno o all’altro sesso: maschilismo e femminismo sono due facce della stessa medaglia), dunque adottando una prospettiva intrinsecamente violenta, non solo estranea alla visione cattolica del mondo ma radicalmente antiumana.
                  Mi permetto solo di far notare quanto sia rovinoso di andare al rimorchio di questa anticultura. Il rischio è di adottare tanto le “diagnosi” quanto le “terapie” che ci propone, che altro non hanno fatto fino ad ora se non aggravare i mali che ci affliggono.

                    1. Grazie della solidarietà, Lalla! Il web pullula di questi individui che sembrano vivere dell’oscura gioia di molestare, irritare, sfruculiare a ciclo continuo il prossimo coi loro insulsi cavillamenti. È il loro modo di dire: “io esisto, guardatemi”.

                  1. Lidia

                    Sono d’accordo con molto di quello che dici, perché penso anche io sia la verità.
                    Ciononostante, è indubbio che la violenza sulle donne è ben più antica dello sconquasso dell’etica sessuale – prova ne è che è ben radicata proprio in quelle culture che continuano (almeno a parole) a considerare il piacere sessuale come esclusivamente possibile nel matrimonio (per esempio, nei Paesi musulmani: un uomo e una donna non possono assolutamente prendere una camere insieme in un hotel se non esibendo il certificato di matrimonio).
                    Sono d’accordo che la nostra società è minata alla radice dall’idea che “fai sesso dove, quanto e con chi vuoi, basta che tu lo faccia”; e questo ha conseguenze negative su tutto.
                    Ma io vedo, comunque, la necessità di diffondere sempre più l’idea che un marito ceh ti picchia non sta “facendo il suo dovere” ma il contrario.
                    A te può non importare, ma ti assicuro che ci sono donne convinte che “se mi picchia è perché mi ama”.

                    1. Lidia caspita, perché mi dici “a te può non importare”? Mi fai un uomo ed un marito (ed un cristiano) di così infima mentalità? 🙂 (faccina sorridente perché non è che mi ritenga offeso…)

                      Non penso “tu sia la verità” (lo so è stato un “lapsus” da tastiera… ;-)), come non penso di esserlo io 😉
                      Battuta anche questa per dire che lo scopo per me, in questo nostro scambio, non è dimostrare che ha la verità in tasca o ha “ragione”, e ti dirò di più credo che il problema della violenza sulle donne non sia solo e soltanto un problema di come si vive oggi la sessualità, perché anche la sessualità e una espressione del nostro vivere interiore (certo quando non è vissuta a livello “animale”…), ma questo è un altro discorso.

                      Buona giornata 😀

                    2. Lidia, il tuo discorso filerebbe se non esistesse anche una violenza femminile, come mostra l’articolo che ho linkato che ti invito nuovamente a leggere. L’esempio musulmano in ogni caso non prova nulla. Io non ho detto che basti “limitare il piacere sessuale al matrimonio” per contenere l’aggressività maschile. Tanto è vero che si può commettere “adulterio nel cuore” anche con la propria moglie se la si guarda con sguardo bramoso e concupiscente, cioè se la persona amata diventa oggetto di godimento. «L’adulterio “nel cuore” viene commesso non soltanto perché l’uomo “guarda” in tal modo la donna che non è sua moglie, ma appunto perché guarda così una donna. Anche se guardasse in questo modo la donna che è sua moglie commetterebbe lo stesso adulterio “nel cuore”».
                      http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1980/documents/hf_jp-ii_aud_19801008_it.html

                      Non capisco però in nome di cosa tu ti permetta di insinuare che a me “può non importare” che ci siano «donne convinte che “se mi picchia è perché mi ama”». Trovo francamente offensivo e moraleggiante questo tuo interloquire e non vedo dove tu abbia trovato appiglio in in quel che ho scritto per dire una cosa del genere. In caso contrario, vorrei che mi indicassi in quale parte del mio commento si trova l’idea che il “marito che picchia” stia “facendo il suo dovere”. Semmai ho detto, leggi bene, che l’uomo violento è un “maschio” immaturo.
                      La realtà è che questo tuo commento dimostra dove si arriva quando si adotta, di fatto, uno schema interpretativo. di stampo femminista. Non accetto di sentirmi rivolgere delle accuse in quanto “uomo” e tantomeno di dovermi giustificare.

                      P.s. Bariom: Lidia stava rispondendo a me. Tu sei più paziente e non ti sei offeso. Io faccio più fatica a mettere da parte l’irritazione personale. Comunque sia, trovo inaccettabile un confronto su queste basi e credo sia doveroso farlo presente.

                    3. Opps… scusa Andreas, mi sono impicciato e infilato nell’altrui discorso.
                      A volte si perde il filo nei “botta e risposta” 😉

                    4. Giusi

                      Lidia io non riesco a provare tutta questa pena per le donne che pensano che un uomo le picchia perchè le ama, come non la provo per quelle che sposano un musulmano. Andreas ti stimo, i tuoi interventi trasudano profondità, cultura e prreparazione ma ritengo che non si possa mettere sullo stesso piano la “violenza” femminile e quella maschile. Un uomo subisce se proprio vuole subire, la donna per oggettiva debolezza fisica nei confronti della forza machile. Non è la stessa cosa.

                    5. Allora: è ovvio che l’inclinazione alla violenza si manifesta generalmente nei due sessi con modalità diverse. Parlando in termini assolutamente generici, la violenza femminile fa leva più sul lato psicologico, quella maschile più sul versante fisico, con tutta una gamma di sfumature intermedie. Peggio la violenza psicologica o quella fisica? Anche le cicatrici della psiche possono lasciare solchi profondi e non guariscono mai. Bel dilemma, io eviterei comunque giudizi troppo sommari. Ciò non toglie che esista anche una violenza fisica da parte femminile, ed è più diffusa di quanto si pensi. Quello che cerco di dire è che non esiste un “monopolio della violenza” da parte di uno dei sessi e che la violenza va sempre condannata senza doppiopesismi morali.

                  2. Lidia

                    Andreas, perdonami! La frase “a te può non importare” è stata molto scorretta da parte mia, e te ne chiedo scusa.
                    Hai perfettamente ragione ad essertene offeso – è offensiva e ingiusta – e ti chiedo scusa.

                    Però io non sono “femminista”. Io non sono femminista, non sono “contro gli uomini” assolutamente, e non credo che gli uomini siano la causa dei mali del mondo. Parte della sventura femminile è causata anche dall’atteggiamento deleterio del femminismo post-moderno.

                    Però su un punto hai ragione: io, forse, fatico a restare lucida quando si parla di violenza sulle donne. Perché alla fine le donne sono sempre quelle che ci rimettono. Violentate, picchiate; nel genocidio armeno gli uomini venivano fucilati, le donne costrette a camminare, per giorni, nel deserto fino a morire di fame – e ogni notte costrette a prostituirsi ai soldati turchi. Le donne costrette ad abortire in Cina, le donne vendute nei bordelli, le donne picchiate anche nella civilissima Italia.
                    Da donna, forse, lo sento di più. O forse no. Certo non mi arrogo il diritto di dire che solo le donne possono parlare di questo. Certo rischio in prima persona quando torno la sera da sola a casa tardi (ma ammetto: sono troppo paurosa), e mio cugino no; ma questo non c’entra.

                    Bariom: “credo anche io (che) sia la verità”. Ellissi del che, stilisticamente la uso spesso perché è più breve 🙂

                    1. Lidia

                      Giusy, sai….io la pena la provo, perché noi abbiamo la fortuna di crescere in un dato ambiente, ma loro? Una volta, avvalendomi del fatto che parlo serbo, ho chiaccherato con una ragazzina rom, a Roma.
                      Mi ha raccontato di essere stata venduta al “marito” a 13 anni, e portata in Italia. Lei lo considerava un fatto normale; diceva “mah, io lui non lo volevo, amc he dovevo fare'”. Io inorridivo, lei diceva “da noi si fa così”:
                      Ci sono donne a cui è stato insegnato che se il marito ti picchia è nel suo dovere, lo fa perché è geloso ergo ti ama. Lo so che sembra follia, ma è la verità. Una donna italiana che sposa un musulmano (una mia amica l’ha fatto, senza cattive conseguenze, grazie a Dio) capisco che non ti faccia pena; ma se anche la donna è musulmana, scusa…tanto, picchiata viene comunque.
                      A questo punto non scarichiamo tutta la colpa solo sui musulmani: in Israele ci sono anche donne ebree ultraortodosse praticamente relegate a casa, insultate dal marito se dentro casa vanno in giro senza maniche. Ammetto che a Gerusalemme da una parte mi vergognavo di come i cristiani occidentali entravano nel Santo Sepolcro (praticamente alcune donne mezze nude, gli uomini tranquilli in pantaloncini), dall’altra ero felice di potermi vestire – decentemente, ovvio, ma con libertà – come volevo, e non dover per forza portare le calze di nylon delle ebree ultraortodosse con 40°C all’ombra. Ho plasticamente visto la libertà nel cristianesimo (che non vuol dire libertà di indecenza, appunto; a vedere certe ragazzine sul bus io penso “ma le mamme, ma come le lasciano andare in giro??”)

                    2. Giusi

                      Lidia sono d’accordo con te. Quando si parla di costrizione o di culture arcaiche tutta la mia solidarietà e anzi bisognerebbe fare di più. Mi riferisco alle donne che avrebbero gli strumenti per opporsi e non lo fanno tipo certe italiane che sposano i musulmani e poi cascano dal pero se il marito gli sequestra i figli e li porta all’estero.

                    3. Roberto

                      Comunque il discorso sulle violenze è, forse, più complesso di quanto si creda.
                      Gli uomini denunciano molto meno le violenze di cui sono oggetto (senza voler star qua a fare classifiche, eh… ).
                      Non che questo sia il mio campo, certamente, ma nominare Risè mi ha fatto venire in mente un vecchio ritaglio che avevo letto anni fa – e che ho pure ritrovato!

                      http://digilander.libero.it/orizzontevita/stato_violentato.htm

                      e che di certo linko innanzi tutto per pavoneggiarmi della mia memoria fenomenale 😀

                    4. Accetto le scuse, non ci sono problemi. Mi spiace d’aver alzato i toni ma ogni volta che si tocca questo argomento in qualche modo devo sempre – è un dato di fatto – difendermi dall’accusa, a volte velata, altre volte meno, di essere come “connivente” con l’universo maschile e la sua “violenza strutturale”. Questo processo alle intenzioni è decisamente insopportabile.

                      Sul tuo “femminismo” io direi questo: un conto sono le intenzioni soggettive, un altro le posizioni oggettive. Quello che ho cercato di dire in uno dei commenti precedenti è questo: al di là delle intenzioni individuali, se si accoglie – di fatto, ripeto: di fatto e al di là delle intenzioni individuali – il linguaggio, le categorie, lo schema dialettico-dualistico che assegna alla categoria “donna” sempre il ruolo della vittima e all’uomo sempre la parte dell’oppressore si entra poco alla volta, quasi senza accorgersene, nella visione del mondo femminista. Si adotta cioè una visione a dir poco parziale e mutilata della realtà. Poi si avrà un bel dire che in linea di principio gli uomini non vanno ritenuti la sentina d’ogni nequizia. Ma se poi, di fatto, ogni volta che se ne parla ci si focalizza solo e unicamente sulla donna-vittima le posizioni vanno a coincidere con quelle patrocinate dal femminismo.

                      Secondo questa narrazione sarebbe in corso una “guerra dei sessi”. Esisterebbe un sistema, detto “patriarcale”, imperniato su uno schema rigorosamente binario in cui una parte dell’umanità sarebbe esente dal peccato originale. Nelle dinamiche relazionali i ruoli sono ascritti di “default”: l’uomo è sempre il dominatore tirannico e la donna sempre la vittima immacolata. Ogni evento è ricondotto all’interno di questo schema ideologico.

                      Questo è l’inganno delle “parole-talismano”. Quando si è adottata nei fatti questa prospettiva dualistica l’esito consequenziale è che in qualsiasi discussione sul tema l’interlocutore “maschio” sarà costretto in una posizione difensiva. In quanto “appartenente al genere maschile” sarebbe “oggettivamente colluso” col “sistema” della “dominazione maschile”.

                      Va detto con forza che questa visione non ha nulla a che vedere col dato biblico, dove la persona è “uniduale” e “relazionale”, la persona umana esiste come femmina e come maschio. I sessi hanno natura differente ma pari dignità morale. L’ideologia di genere nega invece qualsiasi differenza di natura e sostituisce la relazionalità con la dialetticità, vale a dire con un dualismo radicale.

                      Esempio di come l’ideologia distorce la realtà: qualche tempo fa su facebook – in una discussione cui pure tu avevi preso parte – si era parlato di una famosa indagine Istat sulla violenza verso le donne. Un dato molto interessante dell’indagine Istat era questo: a subire più violenze nel corso della vita sono le donne separate e divorziate (63,9%, il doppio della media). Bene, qualche tempo fa la giornalista Carlotta Zavattiero ha documentato, nella sua indagine intitolata “Poveri padri”, che queste violenze sovente maturano nel contesto di legami in via di “deterioramento”: separazioni e divorzi. Soprattutto quando ci sono di mezzo dei figli la fine di questi legami può dar vita a una vera e propria guerriglia velenosa e senza esclusioni di colpi, dove non di rado accade che una delle controparti, quella femminile, si comporti alla maniera di Shylock nel “Mercante di Venezia”. Fa leva cioè sugli strumenti legali per vessare e annichilire l’ex amato, ormai divenuto un “nemico” da annientare. Anche questa è una forma di violenza, conta proprio nulla che sia “legale”. È tutto il dramma dei “padri separati”, uomini che dopo la separazione o il divorzio finiscono sull’orlo del lastrico economico e psicologico. Non c’è da stupirsi che quando si giunge a livelli parossistici di esasperazione e disperazione scattino reazioni inconsulte. Rubricare questi fatti certo esecrabili in uno schema a senso unico oppressore-vittima e imputarli al mitico “patriarcato” quando invece spessissimo sono solo la coda di un processo di disgregazione dell’organismo familiare è dare un giudizio puramente ideologico. Non possiamo cascare ingenuamente in questo tranello.

                      Un altro esempio la vediamo in questi giorni. Per combattere il “femminicidio” la Camera ha ratificato la c.d. Convenzione di Istanbul, un manifesto dell’ideologia di genere dove si sostengono anche delle cose sacrosante ma inserite nel quadro ideologico della «natura strutturale della violenza contro le donne, in quanto basata sul Genere» e si auspica il «raggiungimento dell’uguaglianza di genere de jure e de facto» potenziando «l’autodeterminazione» delle donne (termine che nella neolingua politicamente corretta prospetta, tra le altre cose, un’implementazione del “diritto d’aborto”). Naturalmente se qualcuno obbiettasse qualcosa verrebbe subito accusato di essere “complice” del “femminicidio” e “nemico delle donne”. È il vecchio trucco del ricatto morale, come quando nel 2008 si accusò tendenziosamente la Santa Sede di volere la pena di morte per gli omosessuali essendosi questa rifiutata di riconoscere il progetto di una depenalizzazione universale dell’omosessualità dove, nel solito gergo ambiguo e vago delle burocrazie, si mescolavano, anche qui, cose sacrosante come il rigetto delle violenze con il livellamento degli “orientamenti sessuali”.
                      Mi scuso per la lungaggine. Ora vorrei davvero chiudere la questione.

                    5. 😉 Vuol dire che ci spartiremo la arance quando saremo incarcerati per lo psicoreato di omofobia, con l’aggravante di aver “attentato” all’identità di genere altrui…

                  3. Lidia

                    per quel che vale la mia esperienza di figlia di genitori separati, credo che la legge in Italia sia assolutamente iniqua nei confronti dei padri separati, che spesso sono soggetti a restrizioni e vessazioni degne del terzo mondo (non nella mia famiglia, ma ahimè ho fatto conoscenza con la legislazione in merito).
                    Io personalmente non ho mai detto né pensato che le donne siano sempre le vittime, o che gli uomini siano sempre gli oppressori – anche se è spesso stato così nella storia, e lo è ancora in culture diverse dalle nostre, dove la donna non ha gli stessi diritti di qui.
                    Cmq, ho capito il punto e sono d’accordo; dico solo che la polemica attuale in Italia sul femminicidio è, a mio avviso, condotta male e strumentalizzata – contro ciò va la mia critica (come ho scritto varie volte precedentemente), non contro le giuste posizioni di chi avverte contro l’ideologizzazione della questione della violenza femminile.

                    1. Di fatto quando si parla di questi temi lo schema che adotti è sempre questo.
                      La legge su divorzi e separazione è inqua proprio perché ideologicamente orientata a tutela prevalente di una parte. La polemica sui “femminicdi”, allo stesso modo, è condotta male proprio perché, anche lessicalmente, strumentalizzata a fini ideologici.

  2. Capisco che mons. Paglia, rivolgendosi ad una giornalista laica e di parte, fondi le sue argomentazioni su dati scientifici e su una massima di Cicerone. Penso però che un pastore non possa non richiamarsi alla legge naturale inscritta dal Creatore nell’ordine mirabile della creazione. “maschio e femmina li creò” e dunque non possiamo abolire il genere e creare un tipo di società che sovverte
    il diritto naturale per crearne uno arbitrario.
    Se non si vuole riconoscere che l’uomo è ordinato al suo creatore, che almeno lo affermi la Chiesa forte e chiaro nella persona di un suo pastore.

    1. Anonimo

      Mariaguarini

      Andando per logica, provo ad azzardare un motivo per cui non ha citato il brano “maschio e femmina li creò”: perché i gay sono maschi e le lesbiche sono femmine. Quelli con “confusione di genere” sono i transessuali, ma gli omosessuali in quanto tali non necessariamente sono transessuali.

      Buona giornata.

      1. Lo avevo già detto, che riferendosi ad una giornalista e in quel contesto era ovvio facesse quelle citazioni. Ma credo che un “pastore”, oltre a dialogare in quei termini razionali, debba ricordare opportune ed importune il messaggio cristiano. A chi ascolta la libertà di accoglierlo a meno; ma che almeno risuoni in ogni Agorà possibile!

        1. Giusi

          Però un fondo di verità in quello che dicono Maria Guarini e Alvise da prospettive opposte c’è. Mons. Paglia si è prestato, forse in buona fede (non so), ad ambiguità e subito lo hanno osannato:

          http://blog.quotidiano.net/panettiere/2013/02/06/vaticano-e-unioni-omosessuali-la-cura-martini-da-i-suoi-frutti/

          Se a questo si aggiunge che Radio Vaticana, “la voce del Papa e della Chiesa”, si è dichiarata entusiasta del film lesbo che ha vinto a Cannes posso dire che mi cadono le braccia?:

          http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/1248175/Quella–passione–di-Radio-Vaticana–per-il-film-lesbo-che-scuote-Cannes.html

          Gli ho inviato una mail di fuoco! Ovviamente non mi hanno risposto.

          Lo so, non bisognerebbe parlare male dei pastori, ma qui non si tratta di parlar male, si tratta proprio di fuoco amico tanto che delle volte mi verrebbe voglia di mollare tutto, chiudermi in un convento di clausura, non leggere più un rigo e pregare solo!

          Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!

  3. mariaguardini, proprio perchè Paglia scriveva a quei destinatari, era opportuno mostrare che la battaglia in difesa della famiglia è razionale prima ancora che confessionale.

    1. Lucia

      Sono d’accordo. Il punto non è solo per la Chiesa ma per la società, anche per quelle persone che non hanno fede.

  4. Cancellare questa istituzione, infatti, sostituendola ad un legame debole e legato alla sola volontà di reciprocità dei contraenti – quello che descrive Saraceno – costituisce una vera e propria rivoluzione antropologica delle nostre società. Significa non trasmettere alle generazioni che ci seguono il nostro modello antropologico, significa un’interruzione grave della trasmissione culturale.”

    1) nessuna non-trasmissione(continuerebbero le “unioni generative”)
    2) ci sono state e ci saranno ancotra altre modificazioni socio-antropologiche-culturali (basti pensare al cristrianesimo) ed eccoci ancora qua

  5. BsBass

    “Un po’ come se l’allenatore del Ponte Vecchio Calcio e Zeman venissero interpellati insieme.”

    Faccio notare che allenatore del Ponte Vecchio in tempi passati fu un certo Serse Cosmi (si, pure romanista).
    Accostarlo a Zeman ha un suo perché e pure un suo fascino.

  6. vale

    un modestissimo punto di domanda:
    ma se a noi di quel che dice il parlamento europeo e pure il nazionale
    ( tanto per segnalare dove si va a parare):
    Una autentica mina vagante è costituita dalla “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” elaborato dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali a difesa delle differenze. Il Documento riguarda il triennio 2013-2015 e vuole coordinare e garantire l’applicazione a livello nazionale di norme internazionali contro la discriminazione. L’interpretazione delle norme internazionali e la lettura della situazione italiana, però, sono molto tendenziose e fanno presagire qualche colpo di mano. Questi colpi di mano possono prendere le sembianze di una legge contro l’omofobia( da la nuova bussola quotidiana-c’è anche la politica del silenzio)

    non ce ne importasse nulla?

    a hofer
    facciamo che invece dei campi di rieducazione ci ritagliamo una riserva( come quelle indiane)?

  7. giuly

    Ma quale riserva? ma quale enclosures? mischiamoci alla gente, a tutti, ai colleghi, ai vicini di casa, alle altre mamme davanti alle scuole, in parrocchia, al market…. dove vi pare. Ma vi prego, trattiamo le persone secondo il modo in cui Cristo tratta noi! cioè in una relazione all’altezza dei desideri veramente umani. Arroccarsi in determinate posizioni per difendere una “idea” per quanto buona rischia di scarnificare quello in cui diciamo di credere. La buona, ottima battaglia per la famiglia uomo-donna-figli si fa vivendo la propria famiglia, mostrando l’amore reciproco che realmente si vive tra le 4 mura anche fuori. Monsignor Paglia ha usato parole pacate, non mazzuolate, per evidenziare al buon senso ciò che tutti possono vedere. Bene ha fatto a non calcare la mano su un tono confessionale ma puntando a sollecitare la ragione. Andare brandendo la croce come una clava ha poco senso. Se ce lo chiedono, il motivo della nostra letizia, diciamolo a chiare lettere. Ma andare in faccia a persone mezze sorde come quelli di “Repubblica” a dire “uè, io sono cristiano e ti dico che le cose stanno così perché ci ho Gesù dalla mia” non ha proprio alcun ritorno, gli rimbalza! Sforziamoci per quanto possibile di stare tra coloro che conosciamo ogni giorno portando la nostra esperienza, non solo un vessillo. Quando il gioco si fa duro, come in Francia ora o qui per contestare la 194, va benissimo manifestare, farsi sentire. Ma coi nostri amici prossimi lavoriamo sulla pazienza, accompagnamoli, accogliamo. Troppo spesso, lo ha detto pure Papa Francesco, sembriamo dei burocrati della fede. Se siamo veramente attaccati all’origine della nostra gioia non potremo non dare a vedere che abbiamo incontrato una cosa buona e che vale la pena vivere per questo.

    1. lele

      Complimenti, in poche righe un messaggio splendido, che dovrebbe essere lo stile di vita di ogni cristiano!

    2. E se mi posso permettere, leggiamo (è stato appena ripubblicato) «Il potere dei senza potere» di Václav Havel (La Casa di Matriona, Itaca, 2013, pp. 208, euro 15), con altri scritti dello stesso.

      «Nel contesto di crisi di identità che da anni affligge l’Europa, quest’opera sollecita a interrogarsi sul rapporto tra l’uomo e la politica, tra l’“io” e il potere. Havel descrive un sistema post-totalitario in cui il singolo sembra condannato all’irrilevanza, ma, in realtà, resta il perno e il protagonista della cura della *res publica*. La vita stessa del drammaturgo diventato presidente della Repubblica nel suo Paese mostra che un io consapevole di sé, non de-moralizzato, cioè non rassegnato alla menzogna, può diventare attore della trasformazione della storia di un popolo.»
      http://www.tempi.it/il-potere-dei-senza-potere-di-havel-e-lortolano-disse-no

      OT, per quelli che hanno ballottaggi in corso e nessuna voglia di andare a votare: leggete il discorso di Capodanno che Havel fece nel 1990: si chiama *La politica come arte dell’ideale*

  8. vale

    a giuly
    mi pareva evidente che fosse una battuta. così come i campi di rieducazione di hofer.
    quanto alle mazzuolate temo che sarà chi pensa che il matrimonio e tutto il resto che ne consegue sia tra uomo e donna( e non altro) a prenderle.e quando la devastazione sarà così imponente non rimarrà che qualche, appunto, riserva.
    hofer spiega bene il meccanismo.
    faccio notare che tale meccanismo( che colpì anche Havel nel suo paese) fece il deserto per decine di anni in paesi un tempo floridi( per i tempi).
    ed anche che le parole del Paglia, così come la comunione data al trans non pentito Luxuria dal presidente della cei,non depone a favore dei tempi futuri. sembra-e lo è- un calamento di braghe. per me.
    poi speriamo sovrabbondi la grazia. ma, in genere, ci mette un po’ di tempo.
    in mezzo,appunto, il deserto.
    a senwbm: letto.

    1. giuly

      Vale, la mia non era una critica a te o ad Andreas, figurati! anzi oltre a leggervi sempre ho pure stima di quello che dite. Avevo capito che erano battute, ma le ho prese come spunto per dire che la tentazione, legittima come quella di Giusy che diceva di chiudersi in convento, di rifugiarsi in un recinto, è forte per tutti. Soprattutto per me. Ci sono giorni che mi sento investita da un mare di brutte notizie, che mi fanno pensare al peggio. E’ che dando retta a tutte queste cose finisco per non vedere più ciò che di buono è nel mondo. Ci sono un sacco di persone che senza lamentarsi operano nella loro realtà, (e ce n’è di ben peggiori della nostra) e portano la luce di Cristo. E la portano perché ce l’hanno sempre accesa. Non la tengono sotto il moggio del pessimismo ad ammuffire. Secondo me è proprio il demonio a volerci tristi, arrabbiati. E non è una cosa buona. Mica dico che dobbiamo essere ebeti, sempre col sorriso stampato in faccia come una paralisi. Dico che la letizia, se l’abbiamo incontrata e ce la ricordiamo, la portiamo dentro, e gli amici se ne accorgono, la percepiscono i nostri mariti, i nostri figli (a cui troppo spesso riserviamo invece rimproveri e frustrazioni perché siamo noi i primi insoddisfatti). Per cui alziamo la testa e ci allarmiamo quando un potere vuole ridurre l’umano, e reagiamo. Ma coi nostri vicini facciamo come il protagonista del bellissimo film di De Sica “Miracolo a Milano”: quando incontra il vecchietto gobbo, per salutarlo e ascoltarlo si abbassa e cammina con lui, o dice “buongiorno” anche a quelli col muso che dove stia il buon giorno non lo vedono proprio…..

      1. Katerina

        Bravissima… se smettessimo di stare sempre col ditino indice alzato a dare sempre la lezioncina da c.c.c. pronta sarebbe solo un gran bene. Ha ragione Giuly.. il Papa ce lo sta dicendo in tutte le salse come dovremmo evangelizzare… ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…

      2. “Dico che la letizia, se l’abbiamo incontrata e ce la ricordiamo, la portiamo dentro, e gli amici se ne accorgono, la percepiscono i nostri mariti, i nostri figli (a cui troppo spesso riserviamo invece rimproveri e frustrazioni perché siamo noi i primi insoddisfatti).”

        Brutta cosa!

      3. Giusi

        Hai ragione Giuly. In realtà poi non lo farò mai e cerco anche di portare la letizia. E’ che finchè parla “il nemico” si può tollerare ma di fronte a certe esternazioni da chi non te l’aspetteresti delle volte si resta basiti!

        1. giuly

          Guarda Giusy…. hai tutta la mia comprensione. Da circa 7 anni vivo in un paese in provincia di Roma e dei miei vecchi amici qui non ho nessuno. La gente che conosco adesso è delle più variegate specie. Ci sono persone con cui ho un’ottima sintonia, magari hanno una estrazione culturale diversa da me, però ci intendiamo benissimo su argomenti-base, tipo matrimonio, educazione, fede, ecc.. Poi ho molte amiche che invece hanno formazione e idee completamente opposte alle mie. Sono brave ragazze, anche buone mamme, ma quando tocchiamo determinati argomenti come quello di cui si sta parlando in questo post… bè, i discorsi che vanno per la maggiore sono quelli sentimentali: come si fa ad impedire che persone delle stesso sesso stiano insieme, anche loro devono godere degli stessi diritti, i bambini è sempre meglio che stiano con loro che abbandonati in un istituto, ma in fondo quello che conta è l’amore….. Insomma posizioni ormai culturalmente dominanti, di cui i media sono l’amplificatore e i diffusori più penetranti e martellanti. Che dovrei fare io con queste persone? non frequentarle più? evitarle? non rispondere al telefono se mi chiamano? non offrirgli un passaggio fuori da scuola quando piove? Cerco di essere molto pratica: se sono capitate sulla mia strada non è solo una casualità. Nella vita si incontra tanta gente e a volte stringiamo amicizia anche con persone che per vattelapesca motivi vede le cose in modo diverso dal nostro. Tenerli lontani come appestati non ha senso. Se qui, nella mia circostanza, mi limitassi a cercare solo chi è come me finirei non solo per essere sola ma proprio per detestare la realtà tutta, non farei altro che lamentarmi dei bei tempi andati in cui ero circondata dalla mia vecchia comunità, che in un certo senso si marciava compatti e si stava bene. Ma la vita è questa. Voglio che sia una opportunità non una condanna. Vuol dire che mi è chiesto di mettere l’elmetto e buttarmi in questa trincea. La vita è una lotta non con un nemico invisibile che dobbiamo identificare in qualcuno, ma con noi stessi, col nostro ego smisurato che ci oscura il motivo per cui siamo qui ora e non da un’altra parte.

          1. Giusi

            Giuly ormai tutto il mondo è come il tuo paese in provincia di Roma. Anch’io non vivo in un enclave e ho amici e amiche atei che non è detto siano peggiori dei credenti. Condivido il tuo approccio: è anche il mio. Una delle cose più belle che mi ha detto la mia amica Giovanna, atea irriducibile, è stata: ti stimo perchè tu credi veramente. Io le ho spiegato che questa sua affermazione è frutto di un pregiudizio, che ci sono tante persone migliori di me, niente lei dice che tante donne ( ce l’ha soprattutto con le donne non so perchè) vanno in Chiesa per impiegare il tempo. E’ la più de coccio che conosco. Mi verrebbe da presentarla ad Alvise…..

            1. giuly

              epperò….. la tua amica potrebbe non avere torto…. in effetti ci sono molte donne (qualcuna la conosco pure io) che vanno in chiesa per svicolare da altre responsabilità, tipo il rapporto col marito o i figli. Non parlo dell’ora di messa domenicale, ovviamente, ma delle indaffaratissime signore che passano un sacco di tempo in parrocchia a fare di tutto, dalle pulizie al catechismo, dalla mensa per i malati al doposcuola per i bambini. Sono tutte cose bellissime, ma in alcune persone c’è come la ricerca di una “sbornia” religiosa, una gara a chi fa meglio o a “fare” perché se non ci sei tu chi farà quello di cui c’è bisogno in parrocchia, o nel movimento, o nella comunità?. E intanto la casa non è più un nido per i tuoi cari.
              La tua amica potrebbe non convertirsi mai, chissà, ma di certo non le sarà di aiuto vedere tante persone super-attive ma che non portano la bellezza di credere in Dio tra le mura domestiche.

              1. Giusi

                Si esiste anche questo aspetto. Però conosco pure una dolcissima donna, autenticamente credente, la quale ha provato a stare di più a casa ma il marito da quando è andato in pensione passa la sua vita davanti al computer. Non c’è verso di schiodarlo. Allora cerca conforto in chiesa dove l’ha sempre trovato. Se ne vedono davvero di tutti i colori. Voglio dire: è una bella lotta capire qual è la causa e quale l’effetto.

          2. “Nella vita si incontra tanta gente e a volte stringiamo amicizia anche con persone che per vattelapesca motivi vede le cose in modo diverso dal nostro. Tenerli lontani come appestati non ha senso.”

            E non vedo neppure perché bisognerebbe farlo… tranne nel caso in cui senti possano essere una minaccia per la tua Fede, ma non perché ne hanno una diversa, nel senso che possano indurti al peccato, al dubbio, alla divisione, alla maldicenza, ecc, ecc, ma questo ha a che fare con la consapevolezza della mia fragilità (se esiste – e può sempre esistere…), non con altro.

            Vogliamo dirla tutta sino in fondo? Esempio spicciolo spicciolo? Io come uomo, posso dare un passaggio ad una donna, anche un sorella nella Fede, ma se diventano due e poi tre e poi quattro e poi un’abitudine (e magari la “sorella” è pure bella…) allora è meglio che passi per cafone.
            Non so se rendo… esagerato! Sarà, io la chiamo Santa Prudenza e conoscenza delle proprie umane debolezze.
            Se il mio occhio mi dà scandalo…. quando posso, prima di cavarmelo, cerco di guardare altrove 😉

            1. Ovviamente intendevo come uomo sposato (o ad esempio fossi sacerdote), per gli altri, occhio solo alle intenzioni del cuore… che non siano solo frutto di concupiscenza 😉

                1. Eh no! Sono uno che si conosce…
                  E senza merito, perché, secondo te, chi mi ha aperto gli occhi?

                  Ma forse ti riferivi alla dritta che ti ho passato per il grassetto 😀

  9. vale

    hai ragione,giuly a noi toccherebbe sempre vedere il bicchiere mezzo pieno.se non altro in grazia della promessa che è stata fatta( della resurrezione e della vita eterna).
    gli è che ogni tanto ci si fa prendere dallo sconforto.della melma che si diffonde.
    certo che se i vari “media” dessero un po’ più di notizie “buone” anziché sommergerci di notiziacce,sarebbe d’aiuto.

  10. vale

    ot x admin:
    1 – TOTTI, HO OFFERTE DA GRANDI SQUADRE STRANIERE
    (ANSA) – Francesco Totti rivela a France Football di avere tuttora ”offerte da importanti squadre straniere, non da italiane” e non esclude di poter fare la scelta di andare a giocare all’estero.

    ”Se tuo figlio Cristian ti dicesse fra qualche anno che esce con una tifosa della Lazio?” – ”A casa non ci rientra”

      1. filosofiazzero

        Ti chiedevo: si potrebbe anche essere non-aridi e non cristiani? Te hai risposto parlando del delitto del giovane di 17 anni.

        In quanto alla situazione del mondo di oggi (ammesso che sia peggio di quello di ieri)si potrebbe anche dire: se tutti fossero brave persone, le cose andrebbero meglio. Che non vorrebbe dire nulla!

  11. pietro77

    un omosessuale francese ha postato questo commento: “un tempo gli omofobi erano quelli ai quali non piacciono i gay ma ora sono quelli che non piacciono ai gay”. il tizio in questione ha fatto un gran clamore passando da essere pro a essere contro il matrimonio gay dopo aver sentito le ragioni degli oppositori. e ora è bollato come “omofobo”… proprio lui omosessuale serenamente dichiarato! “omofobo” è scritto in lettere cubitali in manifesti infamanti che impestano i muri francesi con tanto di nome e cognome a foto del povero ragazzo.

  12. Lidia

    Ah sì Giusy in quel caso anche io penso che un po’ più di cervello bisognerebbe averlo! Poi boh, capisco che tu magari ti fidi…sono casi un po’ difficili.
    Forse ingiustamente, ma anche io ho le mie paure quando mi parlano di grandi amori fra donne italiane e tunisini, marocchini, senegalesi di recente immigrazione…(esattamente come le ho nel caso di anziani italiani che sposano giovani donne cubane, brasiliane, dell’Est, anche se per altri motivi. Purtroppo, non va a favore degli uomini italiani, ma vado spesso in Bielorussia e a volte a fare la fila al consolato per il visto sono l’unica donna…è imbarazzante vedere questi quaranta-cinquant’enni che parlano fra loro delle “belle ragazze di Minsk”…ora non mi si accusi di femminismo, per favore, ma a volte, da italiana, mi vergognavo dei connazionali che incontravo per le vie di Vilnius e Minsk, e che, credendomi lituana o bielorussa, mi chiedevano “ehi, ti va un drink?”… 😦 )

    1. Lidia

      però ora non crediate che disprezzo i maschi italiani! No no, anzi! Ho sempre avuto ottimi esempi attorno a me (Bariom, dal poco che so di te so che sei marito e padre esemplare!) Solo quelli che vanno per donne per le vie di Minsk. E non rappresentano certo l’Italia. (solo per chiarire)

        1. vale

          se è per quello ci son pure quelle che vanno a ragazzini a cuba ed haiti.
          che vogliamo fare ,una classifica?

          1. Giusi

            Si esiste un turismo sessuale “carampanico” femminile. C’è anche un film recente al proposito. Ma si tratta in genere di uomini 30-40 enni, in ogni caso maggiorenni, ben contenti di spillare soldi a ‘ste fulminate! Le donne invece molto spesso fanno parte di un racket, siamo a livelli di schiavitù, subiscono violenze, il discorso è ben diverso.

            1. vale

              mi pare che hai notizie un po’ datate.
              non entro nel merito del carampanico. ( non male come definizione,però) ma ti parlo di neppure trentenni se non ventenni. ad haiti c’è persino un villaggio turistico per “single”.e da quel che so, sopra i trenta, poca roba.e se vuoi ti racconto anche delle universitarie che scommettevano su chi si faceva più ragazzini tra marrakesh ed agadir.( per non parlar delle discoteche italiane ,cosidette, di “tendenza”. stesse gare. ma le concorrenti sono anche più giovani….. ).
              oh,sia chiaro non voglio fare minimamente del mal comune mezzo gaudio. anche perché di gaudio( a meno di essere un/una giovane con gli ormoni in subbuglio, non so quanto ce ne sia).ma “l’emancipazione femminile” anche in questo campo, è andata molto più spedita di quanto non si supponga….

              1. Giusi

                Se mi parli di lussuria sono d’accordo con te, ci sono anche undici-dodicenni di ambo i sessi che hanno già rapporti sessuali, ma io volevo esprimere un altro concetto. Gli uomini possono pure andare con le donne per soldi ma agiscono in proprio per loro scelta, invece per le donne esiste un racket, sono sfruttate, schiavizzate. Don Oreste Benzi ne sapeva qualcosa!

      1. Diciamo che sono un esemplare di marito e padre 😉
        Per il resto se non avessi incontrato un serio cammino di conversione, non so dove sarei ora (!) (e non è la solita frase di circostanza… perché sono un peccatore, ecc, ecc…)

        1. Giusi

          Vabbè Bariom. Mi hai insegnato a postare i link. Mi hai insegnato a fare le faccine. Ma mi dici come cavolo fai a fare il grassetto? Dove la becchi la g? Ma perchè sono così negata?

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