L’orso bruto

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di Andrea Torquato Giovanoli 

Due giorni che non vado a Messa e già mi vedo ruggire dentro la bestia, nel silenzioso tentativo di emergere da quell’apertura che incide così profondamente la mia natura ferita dal peccato originale!

Mi comprenderà chi, come me, patisce un temperamento incline alla brutalità dell’urside, magari non esplicitamente violenta, ma comunque triviale nella sua superba malizia: come una specie di mister Hyde, che nascostamente alberga nei recessi della mia natura, instancabilmente teso a scovare spiragli nel muro della vigilanza che con perseverante fatica applico a me stesso, per sbucar fuori e prendere il controllo della mia umanità, imbecerendola.

Solo per grazia di quei Sacramenti che cerco di frequentare più spesso che posso, e di una preghiera perseverante (anche se raramente di qualità), riesco a tenere in catene l’homo neandertalensis dentro le spoglie del sapiens-sapiens.

Ma son due giorni che bigio l’Eucarestia ed in quest’ultimo periodo la vita mi ha un po’ assediato, così, come rami piegati dalle raffiche di un vento impetuoso, mia moglie ed io ultimamente non abbiamo vissuto proprio un idillio di coppia.

Come sempre il primo sguardo dell’uomo cerca la responsabilità fuori di sé: forse il lavoro, forse l’imminenza delle festività oramai diventate estenuanti, forse i bimbi che asciugano o forse il ritorno, dopo quasi un anno e mezzo (tra gravidanza e puerpuerio) di una sindrome premestruale di durata quasi mensile.

Poi però, se si è onesti con se stessi, si deve ammettere che è per l’aver indulto nell’egoismo e nella pigrizia, che la guardia si è abbassata e “l’animale” ha cacciato fuori il suo artiglio.

Così capita che mi ritrovo ancora una volta a tavola, dopo un’altra mattinata con il cuore arrabbiato; ma più che per le sciocchezze che hanno acceso la miccia dell’ennesima discussione, immusonito per la consapevolezza di quell’orgoglio che ingabbia la mia consorte in un ostinato silenzio, cui rispondo col mio, di ostinato silenzio, perché mi sento unico depositario di una “ragione” che in realtà nessuno dei due possiede.

E allora con tanta malavoglia quasi grugnisco quella preghiera prima del pasto: “Signore donaci una benedizione speciale, perché abbiamo davvero bisogno di te”, e mi sorprendo per la sentita sincerità con cui le parole mi sono uscite di bocca, quasi non fossi nemmeno io a pronunciarle, ma lo Spirito di un Altro.

L’interlocuzione però dura un momento, poi la realtà ritorna a sopraffarmi, così faccio spallucce e mi avvento sul piatto, mentre da sotto lo sguardo cisposo osservo mia moglie accanirsi sul cibo (che ha preparato per tutta la famiglia) così come una fiera sulla carcassa della preda dopo lunghi giorni di digiuno, e capisco che non lo fa per fame, ma per sfogo, quasi che quel piatto contenga la mia effige woodoo.

Poi da una parte c’é il figlio grande che s’imbroncia davanti al pasto che non vuol mangiare e dall’altra il piccolo che invece urla per la fame, ed io nel mezzo che sento l’intolleranza riempirmi il cuore fino all’orlo. Perché è così che il nemico ti tenta a cadere nella sua trappola mortale: con piccoli accidenti quotidiani calcolatamente disposti per indurti sul sentiero della rovina.

E Dio lo permette perché uno sappia esprimersi nella propria libertà davanti a quella scelta a forma di croce che Lui ci ha rivelato come unica via d’uscita dall’inganno infernale, verso una risurrezione che può davvero essere, parimenti al proprio cadere, quotidiana.

È in quel momento che uno si gioca la salvezza, nell’inaspettato ribaltamento di una situazione apparecchiata con intento mortifero, scegliendo la via del rinnegamento di se stessi per il bene dell’altro, nell’obbediente sequela di quel Verbo fatto carne, nuovamente incarnato nella propria decisione d’amore.

Perciò mi affretto a trangugiare la vivanda che ho davanti per poter dare da mangiare al pargoletto affamato, cosicché la mia sposa possa finire con calma un pasto altrimenti ingurgitato nell’angoscia.

Ecco allora compiersi l’eucatastrofe. Gesù invocato e partecipato nel mio morire a me stesso compie la Sua Pasqua nella mia famiglia: il piccolino tace, soddisfatto nel suo bisogno di sazietà, il grande finalmente si mette a mangiare, per la sua personale gara a “chi finisce prima” con il fratello minore, e la mia sposa conclude il suo pranzo senza ingollarlo, ma in quella tranquillità che gli consentirà di digerirlo, avendolo una volta tanto masticato.

Infine il gesto inaspettato: mia moglie mi abbraccia e mi dà un bacio, con quel suo modo unico di chiedermi scusa, così Cristo risorge nel suo cuore e la bestia che è in me ritorna in catene, lasciando dietro di sé e nella vita della nostra famiglia una ridonata pace.

40 pensieri su “L’orso bruto

  1. Alvaro.

    Quanto vorrei in questo momento anch’io un bacio da mia moglie. Mia moglie che e’ lontana, molto lontana, dall’altra parte dell’oceano, per aiutare un fratello, il fratello piu’ piccolo anche se ormai cinquant’enne, che e’ gravemente malato e forse, e ripeto forse, grazie alla sua generosita’ e al suo aiuto si salvera’. In questo momento di tristezza, di solitudine mi aiutano le preghiere di alcuni amici, mi aiuta San Gabriele, al santuario del quale vado spesso e tornero’ ad andare, e mi aiuterete e ci aiuterete anche voi dedicandoci 5 minuti delle vostre preghiere. Grazie, e che il buon Dio ci aiuti e vi aiuti tutti. Alvaro.

    1. 61Angeloextralarge

      Alvaro: mi unisco alle persone che pregano per questo e chiederò ad altri. Il Signore vi custodisca e vi protegga sempre.

  2. Rino

    Quanta pesantezza che ho sentito in questa lettera. Io spero che possiate trovare nella vita la serenità, quella leggerezza che permette di scherzare anche sulle cose che non vanno nel senso giusto, quella mitezza cristiana che aiuta ad affrontare la vita di ogni giorno, seppur in mezzo a mille difficoltà e che aiuta a trovare un sorriso per tutti e a far retrarre i nostri e altrui artigli per mostrare che la vita è comunque bella e degna di essere vissuta. A volte può bastar poco perchè il nostro orso diventi un cucciolotto in cerca di coccole.

  3. Spesso si sottovaluta il tempo di Quaresima…è una forza del cielo e la visibile furiosa disperazione di Satana. Ci si può e ci si deve aspettare di tutto, dai miracoli (si, si, proprio miracoli, se ne parla poco) alle infuriate, depressioni, e quant’altro dalla bestia.
    Tutto qui, nulla di strano, nulla di preoccupante, a Pasqua si dissolve tutto.
    Evviva il bacio della moglie! 😀

  4. Gian

    Il rapporto uomo donna… non è questo il problema. Più al fondo è sempre il nostro rapporto con Dio e se questo non è tentativamente e pervicacemente cercato e vissuto da entrambi i coniugi, il matrimonio difficilmente sopravvive. Per questo mi ritrovo, anche io, a impormi la Messa ogni giorno che qualche acciacco non me la impedisce. E’ solo per la coscienza di come siamo fatti e della potenza delle tentazioni e della distrazione a cui siamo sottoposti che ci rende possibile dire: Io senza di Te non sono nulla.. Io sono Tu che mi fai.

  5. 61Angeloextralarge

    Andrea: grazie per questi post. Grazie proprio perché sono lo spaccato della vita visuta e non la tua fantasia letteraria. Non ho nulla contro la fantasia letteraria, anzi! Ma la vita ci insegna molto di più. Smack a te e alla vita! 😉

  6. 61Angeloextralarge

    Fresco di ieri:

    “Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito a prendere fra le mani la Croce del mio amato Figlio Gesù e a contemplare la Sua Passione e Morte. Le vostre sofferenze siano unite alla Sua sofferenza e l’amore vincerà, perché, Lui che è l’Amore, ha dato sé stesso per amore per salvare ciascuno di noi. Pregate, pregate, pregate affinché l’amore e la pace comincino a regnare nei vostri cuori. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.” (Medjugorje, 25 marzo 2013 alla veggente Marija)

    1. Giusi

      Che disco rotto Alvise! Sempre con questa storia che siamo uguali! Certo che siamo uguali! Solo che tu non hai la fede: è colpa nostra?

      1. No, è colpa vostra che siete in mala fede.tutti quello che hanno la fede sono in malafede perché invece sono come gli altri e gli altri come loro. spiccicati, e quindi sono in malafede anche qulli che dicono di non avere la fede e invece sono come gli altri spiccicati eccetra…..

        1. @Alvise, essere in malafede vuol dire mentire sapendo di mentire…
          e tu, che hai ovviamente il dono di discernere gli spiriti, sai chi è in malafede o chi no… oppure (mi pare dedurre) secondo te tutti sono in malafede e se lo sei anche tu (spiccicato agli altri), che parli a fare se sei in malafede? 🙁

                1. Giusi

                  Tutt’al più una frase del genere l’avrà potuta dire quel tuo mentore marchese del cavolo…..

                  1. mmmh… io ci darei un taglio. A star dietro ad Alvise, visto che a capo non se ne viene (forse perché un capo non c’è, ma solo una coda) si finisce sempre “a culo” di cui sopra 🙁

  7. Daniela Cichellero

    Inutile e dannoso sia esasperare che ignorare la realtà della nostra condizione umana. Questa descrizione, dentro l’efficace metafora dell’orso, ci può venire in aiuto per comprendere che è a partire da una ragionevole consapevolezza su noi stessi che possiamo guardare alla realtà così com’è. È questa sincerità fondamentale (che molte volte può esprimersi in una più che legittima sofferenza) che porta in sé germogli di bellezza che saranno apprezzati da chi ama a sua volta con cuore sincero. Grazie di cuore per la bellissima testimonianza di questo spaccato di vita vissuta in famigliaInutile e dannoso sia esasperare che ignorare la realtà della nostra condizione umana. Questa descrizione, dentro l’efficace metafora dell’orso, ci può venire in aiuto per comprendere che è a partire da una ragionevole consapevolezza su noi stessi che possiamo guardare alla realtà così com’è. È questa sincerità fondamentale (che molte volte può esprimersi in una più che legittima sofferenza) che porta in sé germogli di bellezza che saranno apprezzati da chi ama a sua volta con cuore sincero. Grazie di cuore per la bellissima testimonianza di questo spaccato di vita vissuta in famigliaInutile e dannoso sia esasperare che ignorare la realtà della nostra condizione umana. Questa descrizione, dentro l’efficace metafora dell’orso, ci può venire in aiuto per comprendere che è a partire da una ragionevole consapevolezza su noi stessi che possiamo guardare alla realtà così com’è. È questa sincerità fondamentale (che molte volte può esprimersi in una più che legittima sofferenza) che porta in sé germogli di bellezza che saranno apprezzati da chi ama a sua volta con cuore sincero. Grazie di cuore per la bellissima testimonianza di questo spaccato di vita vissuta in famigliaInutile e dannoso sia esasperare che ignorare la realtà della nostra condizione umana. Questa descrizione, dentro l’efficace metafora dell’orso, ci può venire in aiuto per comprendere che è a partire da una ragionevole consapevolezza su noi stessi che possiamo guardare alla realtà così com’è. È questa sincerità fondamentale (che molte volte può esprimersi in una più che legittima sofferenza) che porta in sé germogli di bellezza che saranno apprezzati da chi ama a sua volta con cuore sincero. Grazie di cuore per la bellissima testimonianza di questo spaccato di vita vissuta in famiglia.

  8. @cosimo, se sia “rosa” o “viola” (penitenziale) o altro, il “romanzetto” non saprei…

    Io, come altri qui, e como lo stesso Andrea a detto, ci trovo un piccolo spaccato di vita quotidiana, che tanto assomiglia anche alla mia in certi momenti. Metafore a parte, io poi non ci vedo la “morale” del voler risolvere “la madre di tutti i conflitti” (che peraltro non è quello uomo-donna, ma quello uomo vecchio-uomo nuovo, uomo nato dalla carne-uomo nato dallo spirito), ma semplicemente l’indicare come un piccolo passo verso l’altro, un piccolo gesto di riconciliazione (l’abbraccio della moglie di Andrea al marito) possa ribaltare una situazione.

    E questo è vero, nella grazia dello Spirito o in quella dell’umano vivere, dove un gesto d’amore è sempre comunque un gesto di “grazia”, dove la decisione, la volontà personale entra in gioco ed anzi ci è richiesta.
    Quei piccoli gesti che a volte non facciamo e testardamente ci incaponiamo a non fare, per quella “ragione” che, come ha ben detto Andrea, nessuno ha o può dire “sua”.

    Quei piccoli gesti, mancando i quali, un “quadretto” come quello descritto, si ripete uguale tutti i giorni, per tuttii giorni, sino a che le piccole incomprensioni divengono macigni, muri che divengono invalicabili, talmente alti e larghi che non sappiamo neppure più da dove sono venuti, ne siamo più capaci di vedere cosa c’è oltre quel muro…

    E a volte si arriva alla tragedia… per tanti piccoli gesti mancati o per l’assenza di chi a quei piccoli (o grandi) gesti dà un senso, la volontà e il compimento.

    1. Giusi

      “La madre di tutti i conflitti che peraltro non è quello uomo-donna, ma quello uomo vecchio-uomo nuovo, uomo nato dalla carne-uomo nato dallo spirito” Bravo Bariom!

  9. silvia

    Quando abbassi lo sguardo e pensi di poter risolvere tutto da solo…tutto diventa più complicato…se “pretendi” che l’altro (tua moglie/ tuo marito) possa essere all’altezza delle tue aspettative ….lo distruggi…quato ricevi di più in cambio, in modo inaudito, non tuo quando lasci fare al Buon Dio…immagini di perdere qualcosa di te, ma alla fine fai la cosa più conveniente…

  10. Elisabetta

    Grazie per questo post. Ho letto il primo paragrafo ed ho pensato “anche per me è così”. La mia “bestia” ha caratteristiche differenti, ma il mancare la Messa quotidiana, per avvoltolamento pigro nei miei pensieri depressivi ed osservazione attenta del mio ombelico, ha lo stesso effetto di ridarle fiato.

  11. Ciao Andrea! Io ho riso un sacco leggendoti! Quante volte quello che hai descritto tu succede anche a casa mia! Aahahah! Tutto tutto eh, compresa la scenetta del pranzo! 🙂
    Siamo proprio tutti uguali, tutti alle prese con una quotidianità che delle volte sembra non lasciar via d’uscita e ci fa sentire come ingabbiati dalle circostanze, tutti degli inguaribili orgogliosi peccatori…ma…basta un attimo, una piccola occhiata, una sbirciatina a quel TU, a quell’Altro da noi a cui apparteniamo per ribaltare tutto e allora la circostanza in cui siamo diventa il modo in cui Dio si fa presente nella nostra vita, allora la moglie, i figli, la tavola da sparecchiare, tutto, diventano la faccia del Mistero.
    Grazie Andrea! La vita è proprio bella!

  12. SilviaB

    A volte la semplicità di uno spaccato di vita è un po’ come una piccola catechesi, grazie!
    Potrei raccontare per ore della conversione mia e di mio marito e di come il Signore abbia salvato il nostro matrimonio,
    di come ogni giorno Gesù Cristo sia presente nella nostra piccola famiglia (3) nonostante noi, i nostri peccati, le nostre debolezze e i nostri egoismi!
    Ho apprezzato i libri di Costanza proprio perché ho vissuto i due volti di un matrimonio: quello che chiude il Signore fuori dalla porta ed è un vero inferno, e quello in cui entra Gesù Cristo portando la pace, la gioia, il perdono, ed è veramente una vocazione meravigliosa.

  13. Per “Silvia B”: giudizio chiaro e vero che condivido pienamente! Anche per me è stato così l’incontro (anche se non l’ho MAI vista!) con Costanza e anche con Andrea.

  14. Scritto da Socci:

    “Buonasera”. Così ha esordito papa Francesco. E siccome noi non siamo più abituati a vivere in un Paese in cui “buonasera” significa semplicemente “buonasera”, come diceva Cesare Zavattini, ci ha stupito. Ci stupisce la semplicità dell’essere uomini così, cioè cristiani.”

    Ecco, in questa affermazione sugli “uomini così, cioè cristiani” c’è tutta la mala fede mentale degli auto-cattolici.
    Come se tra le gente non cristiana non ci potessero essere dei “buona sera” altrettanto autentici e affettuosi….

    1. Giusi

      Certo che ci possono essere ma si dà il caso che stesse parlando del Papa il quale mi pare che sia cristiano……
      Che sono ‘sti auto-cattolici? I cattolici che vanno in macchina?

  15. Donatella

    Ringrazio l’autore per questa preziosa testimonianza. Se non rimaniamo saldamente ancorati alla barca di Cristo il naufragio è certo. Capita un pò a tutti di salire nella giostra della quotidianità e al momento di scendere perdiamo i punti di riferimento. Ma se al centro della nostra vita c’è Lui, si riprende la strada maestra che non delude mai. Io sono una convertita, conosco il buio, le tenebre che avviluppano e che paralizzano.

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