Cronaca di un’orazione

tram-milano

di Andrea Torquato Giovanoli

C’é questo giovane: un bravo ragazzo, discreto studente, temperamento sentimentale, solo un po’ timido, e questo lo frega, perché lui ci terrebbe tanto a conoscere quella ragazza della sua scuola, per cui da tempo coltiva una cotta segreta e che, ne è sicuro, sarebbe perfetta per lui.

Al suono della campanella, ogni tanto la incrocia di sfuggita e tenendosi nell’ombra inizia a sognare, ma per lei lui rimane invisibile: sempre immersa nei suoi pensieri o in qualche libro, da cui alza lo sguardo soltanto per gettare un’occhiata a quelli là, quelli col motorino.

Il giovane ha un padre, un buon padre che non gli ha mai negato nulla di ciò che vale veramente, così il ragazzo chiede al genitore in regalo un motociclo: ha l’età per guidarlo, è prudente e coscienzioso e poi gli farebbe risparmiare un bel po’ di tempo sul tragitto per la scuola, tempo che, promette, andrebbe a vantaggio dello studio.

Il padre gli sorride mentre lo guarda dritto negli occhi con un’intensità tale da leggergli nel cuore, ma non risponde, non dice nulla e rimane in silenzio.

Il tempo trascorre ed il giovane, sempre più spesso, ritorna dal genitore con la medesima richiesta: vorrebbe il motorino, ma la risposta del padre è sempre e solo un sorriso silenzioso. A tratti il desiderio del motociclo rasenta l’ossessione, tanto che il giovane si sorprende per quanto questo sembri offuscare persino il pensiero della ragazza, che prima occupava ogni angolo della sua mente. Così il ragazzo, anche stanco di chiedere inutilmente al genitore, smette di domandare ed attende con flebile speranza il giorno del suo compleanno: magari il padre ha in mente di fargli una sorpresa.

Ed in effetti, nel giorno tanto atteso il giovane un regalo a sorpresa lo riceve davvero: all’interno di un pacchetto della misura perfetta per contenere le chiavi di un motorino, trova invece un abbonamento ai mezzi pubblici. Lì per lì pensa ad uno scherzo, ma lo sguardo paterno è inequivocabile: non sarà su due ruote che andrà a scuola. Incerto tra la delusione ed il risentimento, il giovane si rassegna alla decisione del genitore, ma da quel momento in poi si ripromette di smettere di avanzare richieste e, sfiduciato, sceglie di ricambiare il presunto torto subìto con un silenzio imbronciato.

Passa altro tempo ed il ragazzo si è abituato ai nuovi mezzi che lo portano a scuola, dove scruta sempre da più lontano quella ragazza che ancora gli piace, ma sull’attenzione della quale, ormai, non nutre più alcuna speranza; così, per distogliere il pensiero da lei, si getta negli studi ed il suo rendimento migliora, tanto che adesso la promozione è assicurata, e con voti più che buoni.

Pur rincrescendogli la decisione del padre, non pensa più al motorino, ed invero il desiderio provato per quello gli pare ora non più tanto importante, ciò non di meno la delusione provata al suo compleanno rimane, anche se, questo deve ammetterlo, adesso che la stagione è più rigida il pensiero di percorrere in motociclo il tragitto fino a scuola non gli sembra davvero allettante: meglio forse il tepore della folla stipata in una carrozza pubblica.

E quel mattino si trova proprio nella calca di un vagone, in piedi, ma ostinatamente immerso in un ultimo ripasso prima dell’interrogazione, quando ad un tratto il macchinista pianta una brusca frenata che, se non avesse maturato l’abitudine di tenersi saldamente attaccato alle apposite maniglie, avrebbe senz’altro sbattuto a terra lui e quella persona infagottata nel cappotto che si è trovato improvvisamente aggrappata addosso. Uno scambio di scuse veloce ed imbarazzato, senza quasi guardarsi in faccia, ma poi un’occhiata più attenta rivela l’inaspettato: il ragazzo sente il sangue affluirgli alle gote ed un sorriso involontario aprirgli il volto quando riconosce il viso che si gira verso il suo sguardo.

Proprio così: la figura incappottata è la ragazza della sua scuola, ed in quel frangente è lei a rompere il silenzio impacciato del giovane e i due finalmente si conoscono. Il percorso che li porta fino nelle rispettive classi è fitto di sguardi e sorrisi e parole che si sciolgono sempre più velocemente, come cubetti di ghiaccio sotto il sole, così quando il ragazzo si siede al suo posto ha impresso nella mente il numero di telefono di lei. Neanche da dirlo: da quel momento i due giovani iniziano a frequentarsi ogni mattina, si attendono per tornare a casa insieme e scoprono tra l’altro di non abitare nemmeno tanto distanti, infine diventano più che amici.

Un giorno, mentre escono da scuola, un tamarro in motociclo sfreccia rumorosamente loro a fianco, facendoli trasalire, e la ragazza sibila tra i denti un commentaccio: “Come detesto i bulletti col motorino!”. Allora, e solo in quel momento, al ragazzo si accende una luce dentro e comprende: il padre conosceva il desiderio nascosto nel suo cuore, e con quel suo regalo frainteso l’aveva veramente accontentato!

Perché è in tal modo che il Padre in realtà esaudisce quelle preghiere che ai figli paiono rimanere disattese, guadagnando loro il bene vero e proponendo un destino tanto più grande di quanto essi stessi non osino chiedere.

Così il ragazzo, appena rientrato in casa, corre incontro al genitore e lo abbraccia grato promettendogli che ancora gli domanderà, ma in modo nuovo d’ora in poi: “Padre, sia fatta non la mia, ma la tua volontà…”

54 pensieri su “Cronaca di un’orazione

  1. Alvaro.

    Quante volte i mezzi pubblici sono stati amici galeotti, qualche tempo orsono ora meno, di semplici storie di vita quotidiana ma questa volta di piu’. Alla vita quotidiana, l’amore che e’ scoppiato fra i due ragazzi, si aggiunge l’amore che tutti noi dovremmo avere, e dimostrare con i relativi comportamenti, nei confronti delle nostre mogli, dei nostri figli ed anche nei confronti delle persone meno fortunate che vivono ai margini di questa nostra “civilta’”. Alvaro.

  2. Bellissimo questo racconto, ecco, potrebbe essere una buona omelia da fare ai ragazzi (e anche agli adulti). La parabola del motorino. (se fosse esistito il motorino 2000 anni fa, l’avremmo letta nel Vangelo).Grazie Andrea.

  3. lidia

    bellissimo!!! certo, a volte il “lato bello” dell’arazzo della nostra vita lo scopriremo solo in Cielo…una malattian da cui non siamo guariti, un difetto fisico che tanto ci ha amareggiati, un rovescio di fortuna da cui non ci siamo rialzati…nella vita di preghiere apparentemente disattese a cui non troviamo risposta in questa vita ce ne sono tante.
    Ma tutte troveranno risposta nei cieli nuovi e nella terra nuova (dove finalmente avremo l’agognato motociclo); e per tante preghiere la risposta la troveremo già su questa terra, come nella storia del motorello qua sopra 🙂

    1. Vorrei averlo scritto io, questo commento 🙂
      A (s)proposito, Lidia: posso sfruttare le tue competenze in materia di Russia? Mi piacerebbe sapere 1) se hai letto «»Sainte Russie” di Alain Besançon e 2) in questo caso se ne consigli caldamente la lettura.

    1. lidia

      eh in effetti a Roma il padre avrebbe fatto meglio a prendergli il motorino (lo dico avendo alle spalle anni e anni di abbonamento all’ATAC)

  4. Franca 35

    Grazie Andrea. Domani a catechismo userò subito ill tuo racconto con i miei bimbi (12 anni) per insegnare loro la fiducia in Dio, che sa il nostro bene meglio di noi.

  5. “Il padre gli sorride mentre lo guarda dritto negli occhi con un’intensità tale da leggergli nel cuore, ma non risponde, non dice nulla e rimane in silenzio.”

    Da leggergli nel cuore che?

  6. Si è vero, tu chiedi e Lui ti ascolta e te lo dimostra anche facendo. Solo che evidentemente ha più fantasia di me, perchè il regalo pare sempre strano o quantomeno il momento. Solo che pensandoci dopo un senso ce l’ha!

  7. Puoi trovare il senso che vuoi ad ogni cosa. Se ci fosse stata una bomba sul mezzo pubblico si potrebbe dedurre che il Padre aveva bisogno di loro in Cielo…la storia è bella per come è scritta e per il messaggio che vuole trasmettere.

    1. lo sò è che all’inizio a volte il senso è un duro da digerire, ci vuole tempo. Ogni tanto da figlia umana e capricciosa chiamo il mio padre terreno solo per vedere se ancora accorre, e lui lo fa sempre. Con il Padre in cielo ci vado molto più cauta, ma sò che mi ascolta. E’ la risposta che lascia un momento stordita ogni tanto.

  8. lu

    Ok…..ma voi non avete mai paura? Paura nuda e cruda di dover affrontare e sopportare come vanno le vicende della vostra vita, quando il.cuore invece è avido di un respiro più grande e di un orizzonte che non si intravede?? Non avete mai paura vera di dover ‘prendere i mezzi pubblici’ senza trovare alcuno??? Certo un giorno tutto sarà chiaro….ma ora non avete paura?? Mai??

    1. 61Angeloextralarge

      lu: personalmente la paura mi è passata da tempo. Ma è stato un lavoro interiore non indifferente. Questo non vuol dire che sono coraggiosa. Semplicemente ho trovato spesso i mezzi pubblici senza alcuno, soprattutto quando di qualcuno avevo uno stretto bisogno. Mi sono fatta una ragione a rivolgermi direttamente alll’autista del mezzo pubblico: so che Lui c’è comunque, altrimenti il mezzo pubblico non circolerebbe e soprattutto non si fermerebbe alla mia fermata. Questo significa anche salire sul mezzo pubblico per essere qualcuno per chi salirà poi e non farlo stare da solo.

      1. Giusi

        Bello Angela salire sul mezzo pubblico per essere qualcuno per chi salirà affinchè non sia solo. Questa è l’unica via per non sentirci mai soli.

        1. 61Angeloextralarge

          Giusi: ed è anche l’unica via per non far vivere agli altri qualcosa che a te non è piaciuto e non piace vivere, no? 😉

  9. …admin:
    …la vita continua?

    …e anche , rispondendo al commento(che rispondeva a un mio commento) “non solo di pane vive l’uomo”: sì, così è scritto, ma andava completata la frase…
    E poi che c’entra col fatto che ora ci abbiamo un altro pensionato come tanti, i quali però sopravvivono in ben altre condizioni! In aggiunta alle sofferenze dell’anima, che sono di tutti!

  10. …ho sentito e visto alle “tele” parlare padre Borriello, docente di Teologia Mistica (sic!!!) sembrava una autoparodiìa di Verdone….
    “il Papa” -ha detto- è stato avvolto in una notte oscura, da dove Dio lo ha illuminato.”

  11. Bellissimissimo! E’ così vero che dietro gli atteggiamenti del padre c’è un progetto che noi nemmeno minimamente riusciamo a vedere, ma che è sempre a nostro vantaggio! 😉 grazie!

  12. Alessandra

    Dio non ci da sempre quello che chiediamo ma ci da ‘ quello di cui abbiamo bisogno. Dovremmo fare lo stesso noi con i nostri figli per volergli bene da Dio

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