Abbiamo una fame infinita di qualcosa di eterno e di vero

Intervento alla  XIII ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI  (7-28 OTTOBRE 2012 ) di Tommaso SPINELLI, 23 anni Catechista di giovani catecumeni presso l’Ufficio Catechistico della diocesi di Roma 

La nuova evangelizzazione ha bisogno di sostanza: di catechesi di spessore che sappiano dire qualcosa di serio alla nostra vita, ma anche e soprattutto di vite di spessore che mostrino nei fatti la solidità di chi è cristiano. A maggior ragione oggi che le famiglie sono disunite e spesso abdicano al loro ruolo educativo, i sacerdoti testimoniano ai giovani la fedeltà ad una vocazione e la possibilità di scegliere un modo di vivere alternativo e più bello rispetto a quello proposto dalla società. Ciò che mi preoccupa è che però tali figure di spessore stanno diventando la minoranza.
Il sacerdote ha perso fiducia nell’importanza del proprio ministero, ha perso carisma e cultura. Vedo sacerdoti che si adattano al pensiero dominante. E lo stesso è nelle liturgie che nel tentativo di farsi originali diventano insignificanti. Sacerdoti, vi chiedo di trovare il coraggio di essere voi stessi. Non temete perché lì dove sarete autenticamente sacerdoti, lì dove proporrete senza paura la verità della fede noi giovani vi seguiremo. Sono nostre infatti le parole di Pietro: “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!”. E noi abbiamo una fame infinita di qualcosa di eterno e di vero.
Pertanto propongo di:

1) Aumentare la formazione dei sacerdoti, non solo spirituale ma anche culturale. Troppo spesso vediamo oggi sacerdoti che hanno perso il ruolo di maestri di cultura che li aveva resi importanti per tutta la società. Oggi se vogliamo esser credibili ed utili dobbiamo tornare ad avere buoni strumenti culturali.

2) Riscoprire il Catechismo della Chiesa Cattolica nella sua conciliarità: in particolare la prima parte di ogni sessione dove i documenti del concilio illuminano i temi tradizionali. Il Catechismo ha infatti la sapienza di premettere alla spiegazione del Credo una parte ispirata alla Dei Verbum, in cui viene spiegata la visione personalistica della rivelazione, ai sacramenti la Sacrosantum Concilium, e ai comandamenti la Lumen Gentium che mostra l’uomo creato a immagine di Dio. La prima parte di ogni sezione del catechismo è fondamentale perché l’uomo di oggi senta la fede come qualcosa che lo riguardi da vicino e che sia capace di dar risposta alle sue domande più profonde.

3) Infine la liturgia: troppo spesso è trascurata e desacralizzata, va rimessa con dignità al centro della comunità sia parrocchiale che territoriale.

fonte: vatican.va

***

E’ arrivato questo commento di Tommaso Spinelli dove precisa alcune cose, credo sia giusto metterlo in evidenza:

Buongiorno a tutti voi, e pace! Mi permetto di scrivere in quanto autore del testo qui ripreso! Purtroppo per questioni di spazio la segreteria ha pubblicato solo un riassunto in 25 righe di un intervento orale di diverse pagine che avevo intitolato DE MINISTERIO SACERDOTALI AUGENDO ( sul vivere più profondamente il ministero sacerdotale).. dato che era uscita molto come idea la centralità del laico e della sua formazione, volevo col mio intervento sottolineare che perché questo accada servon sacerdoti in grado di formare e di far crescere intorno alla propria santità di vita una comunità viva. Condivido a pieno la pratica della santità, e quindi i vostri sentiti commenti. La forma stringata del testo purtroppo ha portato a tagli… in quel punto molto discusso parlavo di una formazione a tutto tondo della figura del sacerdote, non per farne un dotto ma un sapiente ( sapientia cordis)… e in questo credo che anche l’aspetto culturale sia stato troppo tralasciato. Ma badate bene non intendo una figura di chierico dotto che non dice messa e scrive libri: intendo che un sacerdote che abbia scarsa attenzione alla cultura del suo tempo, che non legga un libro, non veda una mostra, non si appassioni all’arte sarà una persona più povera, meno interessante, soprattutto per coloro che sono più distanti.Purtroppo lo vediamo nei programmi televisivi dove contrapposti a atei pensanti troviamo spesso cristiani buonissimi ma completamente incapaci di “dare ragione della speranza che è in voi” ( e è chiaro che la testimonianza non è solo cuturale, ma degli strumenti per parlare servono e Dio se ne serve). In questo testimonio l’opera mirabile che fanno i gesuiti nelle cappellanie universitarie dove attraverso la cultura avvicinano persone che si ritenevano molto lontane dalla fede e creano un ordine di pensiero nuovo su tematiche infeudate da pensieri contrari alla Verità. IL SUPERAMENTO DELLA CULTURA nella SAPIENTIA è opera di mirabile santità, ma già Basilio magno e poi Gregorio di nazianzio riconoscevano che nei casi ordinari lo studio era fondamentale per l’esegesi corretta della scrittura. Dunque non vogliate prendere le mie parole come un attacco alla santità semplice o all’ispirazione o peggio ancora alla mistica – penso a Ildegarda Bingense dottoressa della chiesa, mistica ma anche grande sapiente e dotta, appassionata di musica e di arte-, ma semplicemente come un discorso che precede quello della formazione dei laici.
I nostri sacerdoti -in un numero purtroppo sempre più grande- non mancano solo della cultura erudita ( che posso concordare nel non esser fondamentale) ma anche di una cultura teologica, sapienziale,delle scritture..e non è una colpa, è una situazione che si è venuta a creare in cui si è privilegiato l’aspetto di “operatore sociale parrocchiale” che però ha portato all’indebolimento del carisma sacerdotale.
Ecco credo che un sacerdote meglio formato, e questo come spiego negli altri punti vuol dire educato alla preghiera, alla liturgia, alla santità, alla conoscenza della dottrina della chiesa ( non per puro gusto ma perché possa vederne la bellezza e usarla) potrebbe meglio mettersi a servizio della gente, anche di quella non credente, e portare a rivalutare la figura sacerdotale ormai molto decaduta. Magari avessimo sacerdoti in grado di dire parole convincenti riguardo le menzogne con cui molti libri di testo raccontano la storia, la storia dell’arte, la filosofia creando diffusamente una cultura anticristiana “inconscia”..
Questo era poi quanto il Santo padre Chiedeva con una lettera scritta di suo pugno a tutti i seminaristi.
Oggi che va molta di moda lo stile new age basato sull’emotività, sulla ensazione, sull’impressione bonaria, credo che recuperare una solidità anche di pensiero non possa che farci bene. L’unica richiesta che ho verso i vostri interventi è di uscire dalla logica di una CONTRAPPOSIZIONE tra studio e preghiera, tra sapientia e doctrina, chi si forma si forma tutto e a tutto tondo. Si parte da vie diverse, come giustamente quacuno diceva citando san pio, uno parte dalla carità, uno dallo studio, uno dal proprio carisma, ma tutti dobbiamo arrivare a essere cristiani formati e per esserlo dobbiamo essere coraggiosamente uomini formati. Ecco concludendo direi che la cultura ( in senso ampio, di formazione e non di erudizione) non è certamente il primo traguardo, ma è certamente un mezzo assai utile e purtroppo assai tralasciato.
Beati coloro che per dono di Dio hanno ricevuto la sapienza per ispirazione, ma buon lavoro a quanti sono semplici e umili sacerdoti e rimboccandosi le maniche ci aiuteranno a ridare una direzione a questa società sempre più disorientata, e se alcuni avranno un carisma culturale più spiccato e altri uno più caritativo o spirituale, ben venga purché ognuno dia il meglio! Un caro saluto, se mi sarà possibile (devo chiedere) se a qualcuno interessasse il testo originale lo invierò :)

81 pensieri su “Abbiamo una fame infinita di qualcosa di eterno e di vero

  1. giuseppe

    1) Aumentare la formazione dei sacerdoti, non solo spirituale ma anche culturale. Troppo spesso vediamo oggi sacerdoti che hanno perso il ruolo di maestri di cultura che li aveva resi importanti per tutta la società. Oggi se vogliamo esser credibili ed utili dobbiamo tornare ad avere buoni strumenti culturali
    Mettiamola così: San pio da Pietralcina e Don Milani da Firenze eran contemporanei, han fatto grandi cose, ma sugli altari (AMEN) ci è finito il “più”ignorante.

  2. Paola

    Candivido pienamente con la razionalità ma poi le parole – “Ti rendo lode, o Padre, .. perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” – risuonano nella mia mente e nel mio cuore. E’ la fede pura e vera che si fa testimonianza nella vita e che rende credibile un cristiano e ancor di più un sacerdote. Il mio sacerdote di bambina non era un “sapientone” ma aveva la teologia del cuore, il mio sacerdote preferito (anche se come dice lui non è importante il celebrante ma il Celebrato) ha un tale rispetto della liturgia che nel semplice pronunciare il rito della messa ti invita alla preghiera e al raccoglimento; questo non c’è nulla da fare….è puro Spirito. Questo non esclude la formazione culturale certo. A noi il compito di pregare per i nostri sacerdoti e….bando alle parole in questa notte insonne comincio subito.

  3. Ai sacerdoti servono i doni dello Spirito Santo (Sapienza, Intelletto,Consiglio,Fortezza,Scienza,Pietà,Timor di Dio) in quantità multipla dato che devono guidare il popolo.
    Oggi forse qualche sacerdote ha perso addirittura qualcuna delle virtù teologali (Fede,Speranza,Carità).
    La cultura è importante ma non essenziale. Gesù neppure sapeva chi fosse raffigurato nella moneta quando dice:”Date a Cesare…”
    La Sapienza e la cultura sono due cose molto differenti.

    1. Nicoletta

      Io sto cercando una via che mi faccia riscoprire la vocazione a fare la catechista. Nonostante sia solo alla fine della prima classe, cioè alla Cresima, il prossimo Aprile, dei bimbi che ho preso in seconda elementare, mi trovo fortemente indecisa sul fatto di riprendere o no una nuova classe il prossimo anno. La crisi dell’autorità genitoriale e’ devastante! Ci sono bambini che non riescono a star fermi e concentrati nemmeno 5 minuti! In più mi sono appena sposata e sinceramente ora mi sento molto più proiettata nell’impegno al vivere bene con mio marito e nel desiderio che presto il Signore ci affidi una nuova vita. Non so se ce la faccio a pensare a tutto…

    2. Sara

      “Gesù neppure sapeva chi fosse raffigurato nella moneta quando dice:”Date a Cesare…””
      Questo è da dimostrare….

        1. Sara

          E’ la domanda retorica tipica di un maestro che conduce i discenti passo passo attraverso il ragionamento corretto e infine alla conclusione del discorso.

    3. “Gesù neppure sapeva chi fosse raffigurato nella moneta quando dice:”Date a Cesare…”
      Scusa exileye questa non l’ho capita…

  4. 61Angeloextralarge

    Mi dispiace ma credo che ai sacerdoti serva avere tempo, desiderio, etc. di stare in ginocchio davanti al Santissimo. Quanti santi senza cultura onora la Chiesa! E quanta sapienza nei piccoli! Don Oreste Benzi non era plurilaureato, e diceva: “Non mi fido di quei miei figli che stanno poco in ginocchio”.
    Essere sacerdoti autentici significa innanzi tutto essere uomini di preghiera, pieni di Spirito Santo, innamorati di Maria. Essere a conoscenza dei tanti Documenti che la Chiesa offre: conosco tanti sacerdoti che non ne hanno letti tanti. Questa è la cultura che vorrei avere in un sacerdote. Poi, conosco anche tanti sacerdoti che pregano e che studiano, ma non sono parroci già oberati di tanti impegni e magari bistrattati con la classica frase: “Non fanno nulla tutto il giorno”.

    Per Alvise Maria: Amen!

  5. Raffaele

    Sarei molto grato se qualcuno volesse fraternamente indicarmi gli estremi per poter acquistare la versione del catechismo cui si fa riferimento nel brano. Grazie. Nella gioia di aiutarci a sperare.

    1. 61Angeloextralarge

      “Catechismo della Chiesa Cattolica” ma anche il Compendio del Catechismo” di Benedetto XVI: in qualsiasi libereria sacra ma anche nelle librerie più rifornite, oppure nelle librerie sacre on-line.

  6. 1) Aumentare la formazione dei sacerdoti, non solo spirituale ma anche culturale. Troppo spesso vediamo oggi sacerdoti che hanno perso il ruolo di maestri di cultura che li aveva resi importanti per tutta la società. Oggi se vogliamo esser credibili ed utili dobbiamo tornare ad avere buoni strumenti culturali.

    Mi dispiace non non condivido questa affermazione.
    Non ci salverà la cultura, neppure quella illuminata dei nostri amati sacerdoti. Non abbiamo bisogno di dotti e di sapienti per aprire dispute teologiche o filosofiche. Abbiamo bisogno di TESTIMONI nella Fede. Testimoni di CRISTO!

    Di formazione culturale, credo i nostri sacerdoti ne ricevano anche molta (e giustamente) nei loro seminari, ma quello che troppo spesso succede è che diventino dei “bravi professionisti” della Teologia e della Liturgia (e ci mancherebbe non lo fossero), ma incapaci di incarnare la Parola nella loro e nella nostra vita.

    Come ci spezzano il Corpo Santissimo di Cristo, sono loro deputati a spezzarci la Parola e non solo dall’ambone, perché anche dai documenti del Concilio Vaticano II, leggiamo come le “mense” sono due e anche la Parola di Dio e “pane quotidiano”.

    Non più tardi di ieri ho avuto questa testimonianza da un sacerdote che io stimo tantissimo, che ha un’ottima e solida formazione, che è originario di terra d’Africa e che svolge la sua missione in un “terra di frontiera” e che ci diceva: “Sappiamo (noi sacerdoti) “spaccare la Parola in quattro”, da tutti i punti di vista, partendo dall’aramaico per arrivare al latino, ma poi non sappiamo “impastarla” con la nostra vita!”
    Mi ha molto colpito la sua umiltà nel raccontare come, difronte ad una famiglia giovanissima con una lavoro precario e già con quattro figli, cadeva quasi nel giudizio per la loro apertura alla vita e alla Provvidenza. Quando quasi per riportarlo “alla ragione”, interrogando il giovane padre chiedeva: “Ma come pensi di fare per andare avanti?” si è sentito rispondere: “E tu padre come fai con la tua parrocchia che ha più di 2000 anime?”, gli è caduto il velo che aveva davanti agli occhi.

    Questo ci parla di un’altra urgente necessità: reinserire CONCRETAMENTE i nostri Ministri in una realtà comunitaria che si va sfaldando. I nostri sacerdoti non possono essere lasciati soli.
    Troppo spesso seppure parroci, vivono in realtà in cui non hanno più la dimensione della Comunità. Sono si Ministri, ma devono essere Fratelli tra i Fratelli e con i Fratelli camminare verso la realtà che tutti noi attende: il Cielo.

    Noi abbiamo bisogno della loro testimonianza, ma loro della nostra. Per vedere come la Parola e la Volontà di Dio si incarna nella loro vita, hanno bisogno, come TUTTI abbiamo bisogno, di vedere come si incarna nella vita dei nostri Fratelli e Sorelle.

    Il Cristiano che resta solo e destinato a perire (anche nella clausura si ha comunità) e troppo spesso i nostri Ministri sono lasciati soli, anzi sempre da loro si vuole e si pretende per poi puntare il dito, non appena la loro Fede vacilla.

    Abbiamo tutti da fare un cambio di tendenza: noi laici nel farci più famiglia dei nostri Ministri Sacerdoti e loro nel riconoscere con un po’ più di umiltà, che la loro “cultura biblica” e il loro Ministro, non li fa migliori o superiori a noi laici, ma anzi li chiama ad un servizio in favore nostro (forse che Cristo stesso non è venuto per servire) e a riconoscere che – come uomini – hanno bisogno dei laici che stanno loro attorno, non per sbrigare le incombenze dell’ufficio parrocchiale, ma per confrontarsi, appoggiarsi, e anche a volte lasciarsi condurre nel loro cammino di conversione, che per loro come per noi, dura sino al momento in cui chiuderemo gli occhi per incontrare la Misericordia di Dio.

    Siamo tutti un UNICO CORPO, in cui in momenti ben stabiliti essi ci sono CAPO, in altri sono come noi MEMBRA e l’unico capo è CRISTO.
    Dall’Amore a CRISTO e dall’amore DI CRISTO, per loro (come per noi) deriverà ogni Sapienza, Grazia e Conoscenza capace di illuminare le menti degli uomini e donne di buona volontà e confondere quelle dei dotti e sapienti di questo mondo.

    E lasciatemi dire per concludere, che sempre da questo Amore, rinascerà una Degna, Sacra e Santa Liturgia.

    1. Maria

      D’accordissimo. Non sarà un caso che una delle comunità con più vocazioni è quella della fraternità di Betania, dove laici e consacrati, uomini e donne, famiglie anche, vivono insieme e offrono la testimonianza di una comunità viva nello Spirito!

  7. Tommaso Spinelli

    Buongiornoa tutti voi, e pace! Mi permetto di scrivere in quanto autore del testo qui ripreso! Purtroppo per questioni di spazio la segreteria ha pubblicato solo un riassunto in 25 righe di un intervento orale di diverse pagine che avevo intitolato DE MINISTERIO SACERDOTALI AUGENDO ( sul vivere più profondamente il ministero sacerdotale).. dato che era uscita molto come idea la centralità del laico e della sua formazione, volevo col mio intervento sottolineare che perché questo accada servon sacerdoti in grado di formare e di far crescere intorno alla propria santità di vita una comunità viva. Condivido a pieno la pratica della santità, e quindi i vostri sentiti commenti. La forma stringata del testo purtroppo ha portato a tagli… in quel punto molto discusso parlavo di una formazione a tutto tondo della figura del sacerdote, non per farne un dotto ma un sapiente ( sapientia cordis)… e in questo credo che anche l’aspetto culturale sia stato troppo tralasciato. Ma badate bene non intendo una figura di chierico dotto che non dice messa e scrive libri: intendo che un sacerdote che abbia scarsa attenzione alla cultura del suo tempo, che non legga un libro, non veda una mostra, non si appassioni all’arte sarà una persona più povera, meno interessante, soprattutto per coloro che sono più distanti.Purtroppo lo vediamo nei programmi televisivi dove contrapposti a atei pensanti troviamo spesso cristiani buonissimi ma completamente incapaci di “dare ragione della speranza che è in voi” ( e è chiaro che la testimonianza non è solo cuturale, ma degli strumenti per parlare servono e Dio se ne serve). In questo testimonio l’opera mirabile che fanno i gesuiti nelle cappellanie universitarie dove attraverso la cultura avvicinano persone che si ritenevano molto lontane dalla fede e creano un ordine di pensiero nuovo su tematiche infeudate da pensieri contrari alla Verità. IL SUPERAMENTO DELLA CULTURA nella SAPIENTIA è opera di mirabile santità, ma già Basilio magno e poi Gregorio di nazianzio riconoscevano che nei casi ordinari lo studio era fondamentale per l’esegesi corretta della scrittura. Dunque non vogliate prendere le mie parole come un attacco alla santità semplice o all’ispirazione o peggio ancora alla mistica – penso a Ildegarda Bingense dottoressa della chiesa, mistica ma anche grande sapiente e dotta, appassionata di musica e di arte-, ma semplicemente come un discorso che precede quello della formazione dei laici.
    I nostri sacerdoti -in un numero purtroppo sempre più grande- non mancano solo della cultura erudita ( che posso concordare nel non esser fondamentale) ma anche di una cultura teologica, sapienziale,delle scritture..e non è una colpa, è una situazione che si è venuta a creare in cui si è privilegiato l’aspetto di “operatore sociale parrocchiale” che però ha portato all’indebolimento del carisma sacerdotale.
    Ecco credo che un sacerdote meglio formato, e questo come spiego negli altri punti vuol dire educato alla preghiera, alla liturgia, alla santità, alla conoscenza della dottrina della chiesa ( non per puro gusto ma perché possa vederne la bellezza e usarla) potrebbe meglio mettersi a servizio della gente, anche di quella non credente, e portare a rivalutare la figura sacerdotale ormai molto decaduta. Magari avessimo sacerdoti in grado di dire parole convincenti riguardo le menzogne con cui molti libri di testo raccontano la storia, la storia dell’arte, la filosofia creando diffusamente una cultura anticristiana “inconscia”..
    Questo era poi quanto il Santo padre Chiedeva con una lettera scritta di suo pugno a tutti i seminaristi.
    Oggi che va molta di moda lo stile new age basato sull’emotività, sulla ensazione, sull’impressione bonaria, credo che recuperare una solidità anche di pensiero non possa che farci bene. L’unica richiesta che ho verso i vostri interventi è di uscire dalla logica di una CONTRAPPOSIZIONE tra studio e preghiera, tra sapientia e doctrina, chi si forma si forma tutto e a tutto tondo. Si parte da vie diverse, come giustamente quacuno diceva citando san pio, uno parte dalla carità, uno dallo studio, uno dal proprio carisma, ma tutti dobbiamo arrivare a essere cristiani formati e per esserlo dobbiamo essere coraggiosamente uomini formati. Ecco concludendo direi che la cultura ( in senso ampio, di formazione e non di erudizione) non è certamente il primo traguardo, ma è certamente un mezzo assai utile e purtroppo assai tralasciato.
    Beati coloro che per dono di Dio hanno ricevuto la sapienza per ispirazione, ma buon lavoro a quanti sono semplici e umili sacerdoti e rimboccandosi le maniche ci aiuteranno a ridare una direzione a questa società sempre più disorientata, e se alcuni avranno un carisma culturale più spiccato e altri uno più caritativo o spirituale, ben venga purché ognuno dia il meglio! Un caro saluto, se mi sarà possibile (devo chiedere) se a qualcuno interessasse il testo originale lo invierò 🙂

    1. Caro Tommaso, parlando a titolo del tutto personale e visto che un intervento apparentemente in contrapposizione l’ho fatto, ritorno sull’argomento.

      Apprezzo molto l’equilibro del tuo scrivere che qui è più diffuso, esaustivo e per me più condivisibile, rispetto la “stringatezza” punto 1) a cui mi sono riferito, ma continuo a pensare che – come primo punto – all’ordine del giorno diciamo così, vada sempre tenuta la piena adesione a Cristo (e tutto ciò che ne consegue) da parte dei sacerdoti , come di tutti noi.

      Mi spiego meglio: non credo che TUTTI i Ministri, come tutti i Fedeli, possano concretamente (per tanti motivi: tempo, capacità e cultura personali, attitudini, ecc ecc.) occuparsi e preoccuparsi di leggere libri (già è molto leggere tutto ciò che la Chiesa ci porge a nostra edificazione), visitare mostre, informarsi sulle tendenze dell’ “intellighenzia” contemporanea e forse neanche lo debbano, se PRIMA e per prima cosa non si siano occupati e preoccupati di aver posto almeno le basi, di un concreto rapporto ESISTENZIALE con CRISTO.

      Cioè, per ridurre ai minimi termini, cosa fa più povero l’uomo (dato che hai parlato di povertà): non avere “cultura” o non conoscere Cristo? La vera cultura e il vero progresso dell’uomo, viene dall’incontro con Cristo, dal suo scoprire un rapporto filiale con Dio.

      Questo per me (per me… poi sbaglierò) è la condizione sine qua non.

      Credo anche che poi nella chiesa ci siano diversi carisma anche in quest’ottica. A taluni (religiosi consacrati e/o laici) sarà dato di approfondire i temi della cultura e ai vari aspetti del suo declinarsi, altri del sociale, altri dell’arte e così discorrendo. Magari chiamati anche a confrontarsi in un dialogo formativo, piuttosto che di correzione o anche di denuncia, sempre guidati dallo spirito Santo.

      Io credo sempre Cristo dobbiamo avere come modello, il primogenito dell’uomo nuovo.
      Certo non era né uno sciocco, né un’ignorante… ma qual’era e da dove veniva la Sua Sapienza, che il popolo tutto in Lui riconosceva e che metteva in scacco i presunti dotti del tempo?

      Certo questa Sapienza era allora contestualizzata in un tempo storico e così deve essere oggi. Abbiamo un Papa (e Dio lo benedica) che è anche un Sapiente nel senso più alto del termine. Di una Sapienza che è per noi luce e guida. Questa Sapienza (che è anche Profezia) è un dono a TUTTA la Chiesa che viene dallo Spirito Santo. Va coltivata e desiderata come Salomone ci insegna.

      Non una contrapposizione quindi, né o questo, o quello, ma tutto nel giusto ordine: prima CRISTO sorgente e fine ultimo di tutte le cose. Dal Padre attraverso di Lui otterremo lo Spirito Santo, fonte della vera Sapienza.

    2. 61Angeloextralarge

      Tommaso: adesso la cosa è più chiara, ma per esperienza ti dico che se si va a cercare Cristo da un sacerdote non lo si fa chiedendogli lumi sull’arte o su quant’altro. Si cerca in lui l’uomo di Dio. Sai quanti sacerdoti dotti in musica sacra o altro non riescono a far passare un “cincinin” dell’Amore di Dio? Purtroppo molti. Il tuo discorso è validissimo se, come hai ben detto, vanno in tv dove poi non sanno rispondere a domande culturali. Personalmente però cerco il sacerdote che invece di andare in tv (non ho nulla contro questa forma di evangelizzazione e non credo che parlando di cultura in una trasmissione trasmettano altro oltre le nozioni culturali), mi stia accanto e mi guidi, mi confessi, mi faccia sentire amata da Dio. Non cerco sensazioni ma Dio. Non cerco cultura ma Dio. E in un sacerdote cerco l’uomo di Dio. Quanti ne ho conosciuti che invece di studiare “operavano” e stanno operando tuttora: padre Andrea Gasparino e don Oreste Benzi tra i primi.
      Proprio ieri sera alla Messa, il sacerdote, un padre capuccino, ha condiviso con noi il fatto che loro sacerdoti pieni di “sapere” ricevono grandi lezioni di fede da quelle persone che vivono santamente e pieni della sapienza di Dio, che non è quella dei libri.
      Capisco la formazione a tutto tondo, ma da ignorante santamente orgogliosa di esserlo (non ho lauree né diplomi in teologia né in altro), credo di essere una persona formata a tutto tondo, quindi credo che si possa essere formati a tutto tondo anche senza lauree. San Francesco non era laureato ma ha tanti discepoli portati a Dio e non a sé stesso. Padre Poi? Quante lauree aveva? San Giuseppe da Copertino? Madre Speranza? Santa Faustina? inisco qui il lunghissimo elenco che potrei farti.
      Comunque grazie per l’impegno che porti avanti. Buon lavoro! 😀

        1. 61Angeloextralarge

          CFK: ignorare i 10 comandamenti non è mancanza di cultura ma qualcos’altro, purtroppo. 😦

    3. Maria

      “Magari avessimo sacerdoti in grado di dire parole convincenti riguardo le menzogne con cui molti libri di testo raccontano la storia, la storia dell’arte, la filosofia creando diffusamente una cultura anticristiana “inconscia”..

      Questo è importante. Secondo me è la prima causa dell’abbandono della fede tra i ragazzi.

  8. vale

    ….insomma, adotta un parroco….
    sulla liturgia: mi è capitato di ascoltare per radio un paio di settimane fa la messa officiata per un incontro/raduno -presumo annuale- di uno dei movimenti cristiani( carismatici,focolarini, o qlcos’altro .non ricordo.) – dal vescovo di Livorno. da quel che ho capito non in una chiesa ma in ambiente, appunto, da raduno. e ricordo l’obbrobrio-per me,s’intende, e le mie orecchie- della musica suonata con chitarre elettriche ed amplificatori( stonature a parte) e della banalità dei testi cantati. degli applausi prima della bendizione finale. insomma una roba più da stadio che da messa…
    da tali macerie non so se rinascerà una liturgia degna di tale nome.

    1. 61Angeloextralarge

      Vale: era il Convegno Nazionale di Iniziativa di Comunione nel Rinnovamento Carismatico Cattolico. La Messa era quella di venerdì 19 ottobre, trasmessa su Radio Maria, in diretta dal Palaterme di Fiuggi. Tema del Convegno: Abbiate fede in Dio, abbiate fede anche in me (Gv 14,1)”.
      Liturgicamente imperfetta… è vero! Concordo sugli applausi… che non sono assolutamente idonei ad una Messa, ma lo Spirito Santo c’era e in abbondanza. In un contesto come quello però “scappa l’applauso” e scappa con tutto il cuore,soprattutto quando il sacerdote che parla è uno come il vescovo di Livorno. Te lo dico perché ho applaudito anche io, e con molto gisto! Ero presente, visto che questo è il mio cammino.

      1. vale

        @angeloextra..
        ma infatti non mi sono posto il problema dello “Spirito”. è che per i miei gusti era quel che ho detto.
        ed il bello del cristianesimo è proprio questo: che ci si può trovare con gusti, tendenze, diverse e credere nello stesso “credo”. la meravigliosa multiformità con la quale Dio ha creato il mondo.
        chiaro che certe pratiche estreme tendno a deviare.dalle epressioni corrette della fede dal punto di vista estetico,liturgico,musicale,ecc) da quel che dovrebbe essere. ma è altrettanto chiaro che c’è spazio per tutti.nell’ambito della continuità.che è multiforme, poiché differenti sono le tradizioni espressive e culturali. l’importante è che restino tali per tutti gli “articoli”di fede.
        poi è solo una questione di gusti. ed è per questo che preferisco la messa “tridentina” alla post vaticano II. ma non mi sogno neppure di sostenere che non sia “dogmaticamente corretta”. forse esteticamente e qualitativamente-per me, lo ribadisco,-banale e povera. c’è spazio per i riti africani, simil ortodosso( gli “uniati”per intenderci, o estremo orientali e malabarici.)
        c’è spazio per tutti all’interno del fatto he ci sono dei dogmi da “tenere”. vorrei poter dire che si sia tutti “cristiani cattolici apostolici romani” o meglio, solo Cristiani.
        ma nella corrente culturale odierna sembra che quel che è stato valido per 1960 e passa anni sia solo da rimuovere….

          1. Giusi

            Vero. Per es. il 18 novembre andrò per la terza volta a 12 ore di cielo con Maria a Casalecchio di Reno. Ci sarà Chiara Amirante (era nel Sinodo con i vescovi e il Papa!), Gianna Jassen (la bambina di Dio), I ragazzi di Nuovi Orizzonti, Don Davide Banzato: un bravissimo e bellissimo sacerdote, Saverio Gaeta, Fabio Salvatore, la veggente Marja, Mons. Oder postulatore della beatificazione di Giovanni Paolo II, Nek, Padre Aguila etc. Si fa in un palazzetto perchè saremo in 12.000! Non ci stiamo in una Chiesa! E’ una giornata di Paradiso! Due anni fa durante la presunta (si dice così) apparizione ho avuto la grazia del digiuno. E’ da allora che lo faccio. E’ la mia piccola prova (che vale solo per me, lo so) della veridicità delle apparizioni di Medjugorje.

              1. Giusi

                Immagino ti sia giunta nuova che la Madonna, apparendo a Medjugorje, sin dai primi tempi, ha chiesto di digiunare a pane e acqua il mercoledì e il venerdì. Non è una pratica nuova per la Chiesa: è sempre esistita. Io non l’avevo mai fatto. Durante la presunta apparizione di cui sopra, mentre mi stavo chiedendo se veramente lì fosse presente la Madonna, ho sentito una sorta di locuzione interiore (non saprei come altro definirla) che mi spingeva a fare il digiuno argomento al quale non stavo pensando affatto. Dalla settimana successiva (sono passati due o tre anni non ricordo bene) l’ho sempre fatto. Questa per me è una grande grazia. Non l’ho deciso, mi è stata data. Immagino che tu non capisca quello che sto dicendo ma non so proprio come altro spiegartelo. Sono cose per dirla col Poeta che “intender non le può chi non le prova”. Prevengo una tua domanda: a che serve? Sappi che la Madonna ha detto che con la preghiera e il digiuno si possono fermare anche le guerre.

                1. Giusi:
                  …ammettendo l’ipotesi che tu fossi un giorno fatta Santa, nella tua biografia di Santa figurerebbe anche l’accadimento della “locuzione interiore” avuta a Medjugorje, sicuramente!

                  1. Giusi

                    E’ un’ipotesi che escludo in radice. Per dirla con Rosanna Fratello: sono una donna, non sono una santa. Comunque non l’ho avuta a Medjugorje ma a un “12 ore di cielo con Maria” a Casalecchio di Reno (BO). Marja ha le apparizioni giornaliere là dove si trova (alle 18.40) cosa che, mi rendo conto, ti pare ancora più incredibile. Potresti sempre partecipare magari hai una locuzione pure tu!

        1. Giusi

          Io capisco quello che vuoi dire e anche lo condivido. Una delle più belle esperienze spirituali che ho vissuto sono stati gli esercizi spirituali a Fatima con i Francescani dell’Immacolata. Le loro messe sono molto “sacre”, la comunione solo in ginocchio e in bocca (se fosse sempre così non mi dispiacerebbe, anzi!), fondamentale il ringraziamento dopo la Comunione, non usano il segno della pace (non lo amo particolarmente nemmeno io). Ho assistito anche ad una messa in latino che poi era la messa della mia infanzia e mi è piaciuta molto. E’ stata un’esperienza molto intensa e profonda e se, nella città dove vivo, ci fosse una chiesa affidata a loro, ci andrei sicuramente. Il sacerdote che guidava il gruppo: Padre Serafino Lanzetta ha successivamente scritto un libro che ho letto: “Iuxta Modum, il Vaticano II riletto alla luce della Tradizione della Chiesa”. Non è un libro facilissimo (perlomeno per me), sostanzialmente esprime il concetto che il Concilio Varticano II non può essere considerato una cesura con tutto quello che la Chiesa aveva precedentemente espresso, ma esso ha un senso solo se inquadrato nella tradizione bimillenaria della Chiesa. Ma questa è anche la posizione del Papa e mi pare che i guasti di considerarlo invece nell’altro senso siano sotto gli occhi di tutti.

          1. Giusi le Sante Messe sono tutte “sacre” nessuna più nessuna meno.

            La riforma Liturgica del Concilio Vaticano II, non ha censurato come giustamente dici ciò che precedeva, ma a applicato questo criterio (dai documenti del concilio):

            III. La riforma della sacra liturgia

            21. Perché il popolo cristiano ottenga più sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un’accurata riforma generale della liturgia. Questa infatti consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti alla intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non più idonee. In tale riforma l’ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà che essi significano, siano espresse più chiaramente e il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria. A tale scopo il sacro Concilio ha stabilito le seguenti norme di carattere generale… (segue)

            Bisognerebbe, anche parlando con i sacerdoti che ancora hanno la testimonianza diretta di cosa era diventata la Messa prima del Concilio V. II risalire al motivo che ha spinto il Concilio stesso illuminato dallo S.S. al rinnovamento, per non pensare in senso assoluto che “una volta era meglio”… o che la Messa in latino sia la panacea di tutti i mali.

            Sull’abbraccio di Pace ti invito a leggere: UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO PONTEFICE – Il modo di scambiare il segno di pace nella S. Messa
            http://www.vatican.va/news_services/liturgy/details/ns_lit_doc_20110504_segno-pace_it.html

            1. Giusi

              So bene che tutte le messe sono sacre infatti l’ho messo tra virgolette, diciamo che quelle officiate a Fatima dai Francescani dell’Immacolata (che peraltro hanno tante vocazioni) rendevano, secondo la mia sensibilità religiosa, meglio il senso del sacro. Poi io stessa ho detto in un altro commento che ogni mercoledì sera vado ad una messa del Rinnovamento (in verità è un gruppo sobrio). In altri gruppi che esagerano con chitarre, movimenti del corpo e canti in lingue non mi trovo bene ma non perchè pensi che le persone che li frequentano siano meno cristiane di me, è questione di modo di essere, per questo dico che capisco Vale, è come l’amore: ognuno lo manifesta a modo suo. Non penso che la messa in latino sia la soluzione di tutti i mali però è bella, è giusto che ci sia e che sia consentito celebrarla (c’è il Motu Proprio del Papa), invece ci sono stati sacerdoti che l’hanno osteggiata e questo lo trovo assurdo. Per quanto riguarda il Concilio non possiamo nasconderci che le interpretazioni non sono state e non sono univoche, dopo è successo un po’ di tutto. So che il segno della pace dovrebbe esssere dato in modo sobrio ma avrai visto anche tu che c’è gente che si gira tutta la chiesa, è un momento di confusione che distoglie l’attenzione da Gesù vivo che è sull’altare pronto a farsi nostro cibo.

    2. Caro Tommaso, grazie della tua precisazione. Condividendoti quella che è la mia esperienza, posso ritenermi fortunato per l’aver conosciuto sacerdoti (ma anche semplici consacrati) ben formati nel movimento missionario che frequento. Per ben formati intendo dire questo: centralità di Cristo nella loro vita, adeguata formazione culturale ed un terzo elemento che mi permetto di aggiungere: il lavoro manuale. In un contesto missionario è una scelta praticamente obbligata ma credimi, questo è un fattore che ha avvicinato un sacco di persone a Dio. Vedere l’uomo di Dio che si sporca le mani fa cadere un sacco di pregiudizi. Non so quanto sia praticabile nella vita di un prete diocesano, ma l’ho visto di persona: funziona.

    3. Vale, “roba da stadio più che da Messa”…

      Può darsi, ma intanto molti, tanti giovani erano lì ad una Messa ad applaudire – grati a Dio – il loro Vescovo e non 22 osannati atleti in calzoncini corti.

      La liturgia è anche rendimento di grazia di un popolo verso Dio (come pure Azione di Dio verso il Popolo e questa nessuno può metterla in forse visto che a quella adunanza c’era la Chiesa e un successore degli Apostoli) e ogni popolo ha le sue forme espressive e di partecipazione.

      Certo la Liturgia ha anche canoni e obblighi, e tutto e perfettibile (come una Santa Messa dove tutti i canoni sono rispettati, ma i fedeli sono occupati a pensare altro o a guardare l’orologio…) e alla perfezione dobbiamo tendere, ma non è detto che chi oggi canta testi banali (anche qui sempre soggettivo), domani non sia capace ad esempio di un’intensa, silenziosa, profonda e “canonicamente corretta” Adorazione Eucaristica.

      Bisognerebbe avere occhi più aperti e vedere oltre.

      “Da tali macerie non so se rinascerà una liturgia degna di tale nome.” è quindi una conclusione gratuita e permettimi, spiritualmente miope.

      1. 61Angeloextralarge

        Bariom: ma a te chi l’ha detto che c’erano i giovani? Hai visto la diretta video sul sito di Iniziativa? A parte la battuta, i giovani erano veramente tanti e garantisco sulla completa mancanza di esaltazione di tantissimi di loro. Oltre al fatto che alcuni si sono sobbarcati 12 ore di viaggio andata e altrettanti al ritorno. Hai ragione: NON ERA UNA PARTITA DI CALCIO… senza togliere nulla al calcio, anzi, già che ci sono: W INTER!

        Vale: Le stonature, non per difendere la corale, non le ho proprio sentite. Forse per radio era diverso… La maggioranza dei canti con i “testi banali” sono scritti e cantati da padre Luigi Scordamaglia (direttore della Corale Nazionale, dove tra l’altro ho anche cantato nelle edizioni precedenti a questa – questanno ho scelto di non fare servizio e di “godermi” personalmente la mia comunità di provenienza, per rafforzare il rapporto che ho con ognuno di loro). Padre Luigi è un giovane sacerdote della Comunità La Casa del Padre (Briatico – VV). Quella comunià si sta facendo usare dal Signore per compiere cose grandi, tipo evangelizzare nel supercarcere di Vibo Valenzia, dentro e fuori delle mura, anche tra i tanti parenti dei carcerati. E’ una comunità che opera con tanti giovani e li guida nel cammino di fede. I canti non sono banali: sono semplici, come è semplice Dio, adatti a ripetersi, come i canoni di Taizè. A me quelli di questanno (nuovo cd) piacciono tanto. De gustibus… 😉

        1. vale

          @angeloextra…
          ribadisco le mie opinioni sui canti. ho altri gusti.su taizé non mi pronuncio per non ingenerare né equivoci né polemiche.anche Don Gino Odorizzi-me lo ricordo da piccolo-assiduo frequentatore della villa dei miei e pertinace fiutatore di tabacco da presa era un “signor” parroco e prete. era stonato…..e pure poca vena poetica per i testi. a quel che mi ricordo….o padre Cornelio Fabro.un “signor”teologo ed insegnante.non sapeva cantare…
          voglio dire che se ti piace, siam contenti tutti.
          c’è spazio per tutti.
          preferisco sentire all’offertorio o durante la comunione un “jesus,joy..” di Bach….( con o senza testo.ho entrambe le versioni).
          pace e bene

          1. 61Angeloextralarge

            Vale: ma perché pensi che se a uno je piace la chitarra nun je piace Bach? Sono anche melomane! 😉

      2. vale

        vedi,mon chér Bariom,
        io potrei benissimo essere un ateo devoto alla Ferrara od alla Langone.riguarda me e basta.potrei essere persino miope, ancorché le macerie del dopo vaticano II, e non per sé stesso, ma per le interpretazioni che ne hanno dato sia eccessivamente “progressiste” che “conservatrici”, siano evidenti a chiunque abbia degli occhi per vedere.
        come avevo accennato, il “non so se da tali macerie …”esprime una forma dubitativa. magari pessimista.
        so anche che dove abbonda il male sovrabbonda la grazia.
        so anche di non dare dello spiritualmente miope a chi non ha i miei stessi gusti. che tali restano.
        e si tratta di gusti. non di scomuniche( che ovviamente non potrei dare).
        ma le travi nei miei occhi le so riconoscere. anche senza che qualcuno mi accusi di miopia….

        1. Sono contento per te.
          Io invece spesso (molto spesso) ho bisogno che me le mostrino.

          Se ti sei sentita giudicata ti chiedo perdono, ma io non ti ho accusata di essere “spiritualmente miope”, ci mancherebbe, ho detto che la tua conclusione risultava tale 🙂

          Pace e Bene

          1. vale

            @angeloextra e bariom. cumulativa.
            infatti non ho detto che …ho detto che io preferisco.punto
            miope risulta tale . a te. mi rendo conto che la mia è una posizione un po’,per così dire, provocatoria-sulle macerie.
            mi consolo col fatte che personaggi come de Mattei o Vassallo la pensino -più o meno- nello stesso modo.( o io la penso come loro? mah!)
            chiudiamola qui. e san giovese por todos!

            1. 61Angeloextralarge

              Vale: mi sembrava di essere stata rispettosa nei tuoi confronti. Ho perso qualcosa per strada?

              1. vale

                assolutamente.è che dovevo scappare. quindi risposta telegrafica.et honni soit qui mal y pense….
                ri- san giovese por todos

    4. Scusate se mi intrometto… giusto ieri ho partecipato alla messa di consacrazione di alcuni amici missionari presso la sede della Comunità Missionaria di Villaregia a Lonato del Garda (BS): tre di loro pronunciavano i primi voti, mentre una missionaria pronunciava i voti perpetui. Eravamo in un grande salone (700 persone circa…) adeguatamente preparato. Io facevo parte dell’equipe che accompagnava i canti, e nell’occasione suonavo il basso elettrico. C’era anche la batteria, oltre a chitarra e violino. Altre volte ho suonato la chitarra elettrica (con suono pulito, non distorto, ovviamente). Più di qualcuno si è avvicinato per dirci che i canti sono stati di aiuto alla preghiera. Più volte si sono sentiti applausi per questi fratelli che hanno deciso di donare la loro vita a Dio. A più riprese mi sono commosso: durante l’omelia, bellissima; durante la preghiera di consacrazione; durante la comunione… Insomma, è stato un momento di preghiera intensa, dove la presenza di Dio era palpabile. Perché dico tutto questo? Per confermare quanto stavate dicendo: è inutile mettere i paletti a Dio, lui può arrivare al cuore di una persona dall’incenso di una cattedrale come da un amplificatore Marshall… Ovviamente il sigillo di garanzia è la comunione ecclesiale, che deve essere sempre rispettata. Siamo, come si diceva, una famiglia variegata, dove trova spazio una messa in latino come una messa più moderna. Siamo tutti operai della stessa vigna, con mansioni e con stili diversi, ma tutti figli dello stesso Dio.

  9. Franca 35

    Per Alvise: “essere se stessi” che vuol dire? Forse tener fede agli impegni che ci siamo presi, come sacerdoti, come laici, nella professione, nella famiglia, come catechisti…essere se stessi è relativo agli altri, non credo che importi molto a qualcuno che io sia me stessa con me stessa. Se qualcuno ha spiegazioni migliori, grazie

    Per Nicoletta: ti capisco in pieno, la tentazione per me di smettere di fare la catechista è di ogni fine anno, tanto più che non sono più giovane e ho la salute traballante, ma poi penso ai miei bambini che seguo ormai da anni, li vedo crescere in un mondo dove tutto coopera per la loro perdizione, conosco i loro genitori, spesso brava gente che “non ha tempo” e sono di una ignoranza paradossale per quel che riguarda Cristo e la Chiesa e i sacramenti, e allora penso che il mio dovere, fin che posso, è stare con i bimbi, dalla loro parte, e seminare a piene mani, anche se non posso essere in grado di mettere in atto animazioni e giochi o quantaltro, per cui mi “limito” a dar loro la Parola di Dio in pillole, a insegnare la preghiera, a parlare dell’amore di Cristo, dei santi, della vita in pienezza perchè nessuno di loro vuole essere il tralcio della vite che non dà frutto e viene gettato nel fuoco, cerco di far loro amare la s. messa, faccio conoscere i novissimi, (sì, non tengo loro nascosto niente di ciò che la Chiesa ci insegna), e soprattutto prego Gesù e Maria perché sempre mi aiutino a portare avanti questo compito bellissimo e difficile. Cara Nicoletta, se incomincerai la catechesi per una nuova infornata di bimbi, è chiaro che devi prevedere di portarli fino in fondo, ma perché invece non provi a portare avanti “questi” ragazzi dopo la cresima? Magari insieme a un’altra catechista? Nell’adorazione davanti a Gesù Eucarestia i tuoi ragazzi vedrai come si apriranno alla comprensione e al silenzio orante, te ne meraviglierai! Prego per te, la nostra Mamma celeste ti illumini il cuore e la mente e ti dia il coraggio di non cedere, stai certa che riuscirai a fare tutto quanto. Con affetto in Cristo.

  10. Giusi

    Il Curato d’Ars, patrono di tutti i sacerdoti pregava. Confessava e pregava. Adorava e pregava. Ha fatto fatica a diventare prete: non era particolarmente intelligente. Non era colto. Ma riempiva la Chiesa. Ars triplicò i suoi abitanti. Venivano da ogni dove per confessarsi da lui. Un avvocato ateo un giorno si recò ad Ars per sbeffeggiarlo. Tornò convertito. A quanti gli chiedevano come mai rispose: “Ho visto Dio in un uomo”. Secondo me i sacerdoti devono pregare, piegare le loro ginocchia davanti al Signore. Quando un sacerdote prega la Chiesa è piena e non solo di vecchi. C’è tanta sete di Dio nei giovani ma mancano i maestri. Angela ha nominato Padre Gasparino. Come dimenticare la Scuola di Preghiera del Cuore sempre piena di giovani che pregavano, adoravano e persino digiunavano! Il suo libretto del Rosario Biblico è per me prezioso come una reliquia. Ha nominato anche Don Oreste Benzi, un altro santo, un sacerdote che diceva che bisogna camminare in ginocchio, cioè bisogna vivere pregando, Padre Pio diceva decine e decine di rosari al giorno e quante anime ha portato a Dio! Oggi la maggior parte dei sacerdoti, non tutti, ma tanti, troppi, non pregano o pregano poco. Per me un sacerdote che non prega non è un sacerdote. Per favore pregate!

    1. 61Angeloextralarge

      Giusi: hai ragione! “Pregate”, ma non solo loro devono pregare… anche noi dobbiamo farlo per loro!

      1. Giusi

        Certo! Anzi lo so: non dovremmo neanche criticarli: è peccato! Solo pregare per loro. Ma la nostra preghiera non vale quanto la loro! La Corona che scorre tra le mani consacrate attira anime a Dio! La mia non è una critica: è una preghiera, una richiesta di aiuto!

        1. 61Angeloextralarge

          Giusi: non credo che li stiamo criticando. ne hanno già tante di critiche e anche feroci. Si fa per carcare di capire e costruire.

    2. A me la parola “adorazione” mi fa subito pensare al paganesimo.
      Per questo reputo il cristianesimo non differente dalle altre credenze.
      No che con questo ci sia nulla di male, intendiamoci!

      1. 61Angeloextralarge

        Alvise Maria: saremmo pagani se adorassimo statue o immagini. Noi Adoriamo Gesù, presente nell’Ostia Consacrata. Poi… veneriamo Dio, Gesù, la Croce, Maria e i Santi nelle immagini sacre.

  11. Franca 35

    Grazie Bariom, ognuno loda il Signore come si sente di fare, e in quanto al Rinnovamento per anni ho cantato moltissimo insieme a loro e le loro messe forse non sono alla “gregoriana”, ma veramente c’è lo Spirito Santo e la gente prende forza per affrontare le lotte quotidiane con fede e pazienza.
    A Tommaso mi sento di dire che i sacerdoti veramente eruditi non lo danno a vedere, non usano la loro scienza umana per far colpo sui fedeli loro affidati, quello che è necessario è la “sapienza” che viene dallo Spirito Santo. Cmq l’amore di Cristo traspare nell’umiltà e nel farsi “tutto a tutti”. Come dice Maria a Medjugorie, preghiamo per quelli che Gesù ha scelto, e che ci ha dato per la nostra santificazione. Sempre per Cristo con Cristo e in Cristo.

      1. Alvise lo Spirito Santo non è in quanto esiste in ogni luogo.
        E’ in quanto esiste da sempre come terza persona della Trinità.

        Può decidere di essere dove vuole, come può decidere di non essere dove ritiene di non essere o più correttamente di “agire”, non per questo non è.

        Dalle sue manifestazioni, riconosciamo la Sua presenza, come possiamo riconoscere la sua “non” presenza o “non” azione.

        1. Questa non l’avevo mai sentita, che uno potesse capire (o sentire?)la presenza del Santo Spirito!
          Tra l’altro credevo che le tre persone fossero tre ma sempre una sola, uguali e distinte (mistero)

          1. “Questa non l’avevo mai sentita, che uno potesse capire (o sentire?)la presenza del Santo Spirito!”

            Vedi… nella vita c’è sempre da imparare 🙂

            Tra l’altro credevo che le tre persone fossero tre ma sempre una sola, uguali e distinte (mistero)

            Vero, questa la sai giusta 😉 Uguali e distinte e con Azioni distinte (mistero)

  12. Giusi

    Voglio dire la mia sul Rinnovamento. Io non sono del Rinnovamento (ho una natura piuttosto anarchica, vado dove mi pare e non mi interessano le beghe tra gruppi), però ogni mercoledì sera vado ad una Messa di un gruppo del Rinnovamento: Rosario, Messa, Invocazione dello Spirito Santo, Adorazione, Santissimo che passa tra i banchi, un sacerdote (Padre Pietro) che è un Angelo del, Paradiso. Dobbiamo al Rinnovamento e a Medjugorje la riscoperta dell’Adorazione. Prima bisognava aspettare la Settimana Santa o andare in quelle poche chiese adibite all’Adorazione. Anch’io preferisco una preghiera più composta (in verità il gruppo di cui parlo non presenta eccessi di sorta) ma non ravviso nulla di eretico nel Rinnovamento. C’è un altro movimento invece che non nomino che non crede nella transustanziazione (fanno la Comunione in un modo veramente eretico!)

  13. Sara

    Sono perfettamente d’accordo con Tommaso Spinelli. Soprattutto sul primo punto. Ho avuto la fortuna di avere un Parroco come Tommaso auspica, ma che purtroppo è morto l’anno scorso, lasciando in parrocchia un vuoto difficilmente colmabile. Era una persona coltissima che ha costantemente promosso la cultura come strumento insieme di bellezza e di base per una identità cristiana forte e consapevole e che, proprio grazie alla sua cultura, ha saputo in diverse occasioni reagire a quella cultura anticristiana di cui parla Tommaso, rispondendo anche ad attacchi contro il Papa o la nostra storia cristiana locale, sferrati con boria e dall’alto di illuminate cattedre di gentili desiderosi di avere la meglio su chi non è in grado di rendere ragione. D’altra parte era anche una persona molto umile e che insegnava a tutti (in particolare a noi, allora suoi giovani figli spirituali e/o dei gruppi giovanili della parrocchia) ad essere autentici e a non prendersi mai troppo sul serio. Era una persona che ha sempre messo al primo posto la carità e l’attenzione per gli altri, la preghiera, la liturgia e, in definitiva, Cristo (e mi pare che queste emergano come priorità anche dalle parole di Tommaso). Ma quel valore aggiunto che dava autorevolezza ad ogni sua parola ed omelia e che ha saputo nel tempo costruire la comunità che ora lo rimpiange, ha fatto di lui un grande sacerdote e un grande maestro e guida spirituale per tantissimi, me compresa che, infinitamente affamata, da un anno cerco una nuova guida spirituale altrettando in grado di far risplendere in quel modo luminosissimo la bellezza di Cristo e il gusto di essere cristiani.
    Grazie, Tommaso, di aver espresso così bene un’esigenza che anche a me pare oggi porsi con un’urgenza non procrastinabile!
    Sara

  14. Valerio

    La preghiera ci avvicina a Dio.Piu’ prgehiamo e meglio resistiamo alle tentazioni e al peccato (almeno io).Quindi preghiamo tanto in questi giorni -anzichè festeggiare l’obbrobrio anticristiano ma “dolcificato” di Halloween – chiedendo l’intercessione dei ns.Santi e dei ns.defunti,soprattutto per espiare i delitti che si celebrano la notte del 31 Ottobre dagli “adoratori” di satana.A proposito: a Casalecchio di Bologna alll’UNIPOL Arena il 12 Dicembre nell’unica data italiana del loro tour “twins of evil” (e ho detto tutto..) ci sarnno M.Manson e R.Zombie (!) .Noi nella ns.comunità stiamo già pregando per riparare alle offese a Cristo e alla Sua Chiesa in questo giorno…

    1. Sara

      D’accordissimo! E se mi consentite di continuare con questo OT, ecco le parole di d.Amorth a propositodi Halloween:

      L’ESORCISTA DELLA SANTA SEDE: HALLOWEEN E’ UN OSANNA AL DIAVOLO
      ”Penso che la societa’ italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l’uso della ragione e sia sempre piu’ malata. Festeggiare la festa di Halloween e’ rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi”. La condanna e’ dell’esorcista della Santa Sede, gia’ presidente dell’associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth.
      I macabri mascheramenti, le invocazioni apparentemente innocue altro non sarebbero, per l’esorcista, che un tributo al principe di questo mondo: il diavolo. ”Mi dispiace moltissimo che l’Italia, come il resto d’Europa, si stia allontanando da Gesu’ il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare satana”, dice l’ esorcista secondo il quale ”la festa di Halloween e’ una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L’astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non e’ piu’ peccato al mondo d’oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, liberta’ o piacere personale. L’uomo – conclude – e’ diventato il dio di se stesso, esattamente cio’ che vuole il demonio”. E ricorda che intanto, in molte citta’ italiane, sono state organizzate le ‘feste della luce’, una vera e propria controffensiva ai festeggiamenti delle tenebre, con canti al Signore e giochi innocenti per bambini.

      1. lidia

        Ale te e Alvise ormai siete inseparabili e grandiosi!!! Mi fate morire. Troppo grandi. Smack! Anzi, come scrive Alvise, SMACK! E vieni a Roma, una buona volta, Alessandro – ti aspettiamo!

I commenti sono chiusi.