Il trucco di Dio

I più affezionati lettori del blog si ricorderanno Andrea Torquato Giovanoli;  Paolo Pugni ci aveva parlato di lui e del suo bellissimo libro IL VANGELO DI MARIA. Siamo felicissimi che oggi (e da oggi) condivida i suoi scritti e i suoi pensieri anche su questo blog.

di  Andrea Torquato Giovanoli

Seduto al tavolo della sala sbircio di sottecchi mio figlio di cinque anni intrattenere, giocando con dei dinosauri di gomma, il piccolino di cinque mesi, il quale, rapito, lo guarda con occhi adoranti ed un sorriso spalancato.

Osservo la scena con il cuore gonfio di fiero compiacimento paterno e mi accorgo di assistere ad uno di quei momenti di domestica quotidianità che sono gratuita scaturigine di comunione con l’Assoluto. Come folgorato da un’iperbolica intuizione, infatti, mi sorprendo così inaspettatamente vicino ad afferrare il senso trascendente di quel medesimo compiacimento con cui il Padre designa il Figlio trasfigurato davanti ai suoi tre apostoli: anch’essi adoranti di fronte allo spettacolo di quel “Primogenito di Dio” che non comprendono e che pur li rapisce nel suo mistero.

Penso alla mia felicità di genitore nel vedere i miei figli occupati in un così intenso e spontaneo scambio di amore fraterno e per un attimo condivido un barlume di quella passione divina che ha spinto l’Altissimo a farsi carne per attirare a sé l’amore di tutti i suoi figli: proprio come un fratello maggiore che si spende per catturare il minore in una relazione più grande di lui.

Ed ecco che allora capisco l’importanza dell’intercessione, a cui anche la Madre instancabilmente insiste a richiamarci, quel farsi prossimo nell’orazione e nel sacrificio che realmente può guadagnare l’altrui animo a salvezza: poiché se l’onnipotenza dell’Amore si amputa nel rispetto della libertà di corresponsione della creatura amata, financo ad accoglierne il rifiuto, Egli può invece intervenire a salvare anche coloro che lo disconoscono nell’esaudimento di quei figli a lui devoti che per quelli dispersi l’impetrano.

Davanti a tale rivelazione io non resisto, e rendendo grazie per quell’inaspettato dono, nella carnalità che mi contrassegna mi alzo e accorro, per stringere forte in un solo abbraccio, che vorrei eterno, i miei bimbi.

***

Disegno di Lorenzo Zapp (Lorenzo lo trovi anche su facebook)

45 pensieri su “Il trucco di Dio

  1. Bellissima immagine vissuta più volte. Dirò che a me piace guardarli anche quando si pestano, allora la mia iperbolica intuizione mi porta ad immaginare la realtà degli esseri umani che si fanno del male tra di loro e io non intervengo lasciando che se la cavino da soli meglio che possono.

  2. Filippo Maria

    Completamente OT, ma se admin permette vorrei inserire questa bella e serena descrizione di San Francesco d’Assisi, oggi giorno della sua festa, tratta dalle Fonti Francescane. Chissà perché questo omiciattolo, dopo tanti secoli, continua ad avere un fascino così grande? Buona festa a tutti!!!

    464. Quanto era incantevole, stupendo e glorioso nella sua innocenza, nella semplicità della sua parola, nella purezza di cuore, nell’amore di Dio, nella carità fraterna, nella prontezza dell’obbedienza, nella cortesia, nel suo aspetto angelico! Di carattere mite, di indole calmo, affabile nel parlare, cauto nell’ammonire, fedelissimo nell’adempimento dei compiti affidatigli, accorto nel consigliare, efficace nell’operare, amabile in tutto. Di mente serena, dolce di animo, di spirito sobrio, assorto nelle contemplazioni, costante nell’orazione e in tutto pieno di entusiasmo. Tenace nei propositi, saldo nella virtù, perseverante nella grazia, sempre uguale a se stesso. Veloce nel perdonare, lento all’ira, fervido di ingegno, di buona memoria, fine nelle discussioni, prudente nelle decisioni e di grande semplicità. Severo con sé, indulgente con gli altri.

    465. Era uomo facondissimo, di aspetto gioviale, di sguardo buono, mai indolente e mai altezzoso. Di statura piuttosto piccola, testa regolare e rotonda, volto un po’ ovale e proteso, fronte piana e piccola, occhi neri, di misura normale e tutto semplicità, capelli pure oscuri, sopracciglia diritte, naso giusto, sottile e diritto, orecchie dritte ma piccole, tempie piane, lingua mite, bruciante e penetrante, voce robusta, dolce, chiara e sonora, denti uniti, uguali e bianchi, labbra piccole e sottili, barba nera e rara, spalle dritte, mani scarne, dita lunghe, unghie sporgenti, gambe snelle, piedi piccoli, pelle delicata, magro, veste ruvida, sonno brevissimo, mano generosissima. Nella sua incomparabile umiltà si mostrava buono e comprensivo con tutti, adattandosi in modo opportuno e saggio ai costumi di ognuno.

  3. Andrea Torquato Giovanoli che piacere leggere queste righe! La famiglia è un gran dono di Dio per provare l’amore della trinità. E nella famiglia, i bambini sono la prova che l’amore è fecondo e generoso.
    Lo sa anche il maligno e per questo attacca continuamente la famiglia e non vuole far nascere i bambini.

  4. Il pensiero qui sopra espresso da Andrea Torquato Giovagnoli non è che un’altra ( tra le tante) dimostrazioni della farneticazione dei pensieri degli uomini. (il disegno di Zapp è ORRENDO)

    1. paolopugni

      l’icona che hai scelto è la migliore che tu potessi attribuirti: il buio e il vuoto più assoluto che continuamente non solo ti attiri addosso, ma cerchi di rovesciare sugli altri. Ognuno è misura di quello che ha nel cuore e di quello traboccano le sue parole.
      La differenza tra le tue e quelle dell’autore di questo post non hanno bisogno di commenti per descrivere chi le ha pronunciate.
      I tuoi occhi sono pieni di livore e di desolazione.

      1. Paolo Pugni:
        Livio Podrecca
        12 aprile 2011 alle 00:17
        “Grande Costanza! Mi sembri San Paolo nella sua arringa a favore di se stesso!
        La vita dipende anche dagli occhi con cui la si guarda.
        Quelli del tuo ‘amico’ mi sembrano un po’ tristi.
        I tuoi già li conosciamo …
        Un abbraccio!”
        Vedi, non sei l’unico….

    2. JoeTurner

      papaprapa parapaparapapa!!!!

      filosofiazzero entertainment
      presenta:

      Alvise in

      101 MODI DI ESSERE E-STROSO

  5. 61Angeloextralarge

    Bel post! Un figlio visto con gli occhi di un padre mi intenerisce sempre, se questi occhi sono pieni dell’Amore di Dio. 😀
    Peccato che non sia così sempre. 😦

  6. Franca

    Grazie a Giovanoli e grazie a Fra Filippo Maria. Da questa mattina alle ore 7 sono entrata nel mio 78 esimo anno di vita, lode a Dio. Il mio santo Francesco è un “omuncolo” gigantesco e ho tentato sempre di imitarlo almeno in una piccolissima sua virtù, ammesso che le sue virtù siano piccolissime, e non credo di esserci riuscita. Di una cosa sono sicura, del mio amore per lui e della gratitudine a Dio per avercelo dato, insieme a tutti i santi del cielo. Posso sperare in una vostra preghiera? Ricambiata da me per ciascuno di voi, naturalmente, Stamani il sole è spuntato veramente raggiante in un cielo terso e tutto intorno, in questo angolo di Toscana, è diventato splendente. Mi è parso un abbraccio che Dio ha preparato per me. Domani inizio il catechismo ai miei bimbi che si avviano a ricevere la cresima, vorrei poter irradiare nei loro cuori la meraviglia che Dio ha sempre riversato nel mio. Un saluto particolare a Costanza. E a tutti voi. Dio vi benedica.

  7. chiara

    a Filosofiazero vorrei chiedere se ha mai avuto occasione di leggere la poesia di T.S.Eliot The Waste Land, da lui evocata, e se gli piace….

  8. admin

    Questa sera 4 ottobre, alle ore 21:00 COSTANZA MIRIANO sarà a Torino alla parrocchia Santa Maria Goretti (via Actis, 20) per presentare SPOSALA E MUORI PER LEI

    Approfitto anche per segnalare la nuova pagina con il CALENDARIO DEGLI INCONTRI

  9. A tutti danno gioia i bambini che giocano, Langone a parte (seguace, lui ,in questo, di Gide, al quale, semmai, piacevano un pochino più grandicelli …) ma non importava di ricamarci intorno tutte queste corbellerie del post di oggi!!!
    ( Paolo Pugni: che forse io sarei, con rispetto parlando, un buco nero?)

    1. paolopugni

      Il laicissimo Baricco parlava dello “sguardo di Holden” il giovane ovviamente, spiegando che dove noi vediamo solo una pozzanghera, Holden ci vedeva un universo riflesso e in trasparenza leggeva una trama e una realtà che solo chi possedesse occhi come i suoi riusciva a leggere.
      Holden non avrebbe visto solo dei bambini che giocano.
      Andrea ha questo sguardo, così limpido perché intinto nella sofferenza vissuta in prima persona, ed è capace di vedere sottesa alla banalità della vita di tutti i giorni una dimensione di luce e di serenità che dispiega per coloro che non posseggono il medesimo dono.
      Ora di fronte ad un regalo come questo, come peraltro difronte ad ogni altro regalo, la scelta che abbiamo è di accettalo con umiltà ed entusiasmo riceverlo come se fosse dovuto quasi con sdegno, giudicarlo con indifferenza, disprezzarlo come inutile, sputarci sopra.
      Dalle nostre risposte ci qualifichiamo.

      1. E’ caro Paolo, che troppo spesso si commette l’errore di pensare che chi esterna un pensiero che non sia solo una affermazione “buttata lì”, chi trova e vede al di là di quello che noi vediamo o percepiamo, lo faccia mosso solo voler solamente dire qualcosa di “grande, bello o saggio, o intelligente” e solo per cercare un qualche plauso o conferma.

        Spesso dietro ci sta un pezzo di vita vissuta, con tutte le proprie gioie e soprattutto i propri dolori, dei sentimenti che cercano un’espressione e una compartecipazione.

        Morale: bisogna stare molto attenti a “sputar sentenze”.

        Questo cerco (non sempre riuscendoci) di applicare a me stesso 🙂

      2. “Il givane Holden” (inizio):
        “Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto.”

  10. Quello che mi è piaciuto di più nel post di oggi è la capacità di osservazione, un dono meraviglioso che la nostra generazione ha perso, sommersa com’è di un’esagerazione di input e di sollecitazione.
    Per farlo ci vuole tempo, ci vuole calma, ci vuole pace.
    I nostri avi possedevano questa capacità, altri tempi, altri ritmi. Più umani, più naturali.
    Come diceva San Tommaso, in tutti gli esseri creati esiste una traccia della trinità, ma il nostro mondo, la nostra fretta, la nostra distrazione non solo non ci consente di guardare in alto, ci impedisce pure di guardare intorno.
    Siamo ciechi, gli occhi catturano tante immagini, ma guardiamo ben poche.
    Spesso è un evento straordinario, un rallentamento forzato a riportarci ad un’altra dimensione temporale. Un disastro, una sciagura, ossia, un’opportunità.
    Prima ho letto il post, poi ho visto il video che mi ha fatto capire il vissuto di questa coppia straordinaria e li ho capito.
    Lo sguardo di Andrea verso i figli è lo sguardo di un padre che ha capito che quelli non li appartengono e che ogni secondo passato con loro è un dono inestimabile. Purtroppo ai più, me in primis, questa dimensione non è chiara.
    Dio benedica la famiglia Giovanoli!

  11. Mi lancio in un altro paragone “divino” sul rapporto figli-genitori. Una domenica mattina, a casa dei miei, dopo la Messa e prima del pranzo con tutta la mia famiglia d’origine, stavo allattando il mio secondogenito. Vicino a me c’era mio marito e il nostro bambino, dopo aver saziato la fame vera e propria, era lì che ciucciava e ci guardava…aveva sonno e gli si chiudevano gli occhi ma non voleva smettere di guardare un po’ me e un po’ il suo papà e, ciucciando per il gusto di ciucciare e non più per la fame: sorrideva cercando di tenere gli occhi aperti per godere della nostra presenza e del nostro sorriso. Mio papà ci ha guardati e ci ha detto: “Così mi immagino si stia in Paradiso…” ed era esattamente quello che pensavo anche io…

  12. giuly

    Ma che meraviglia! Andrea esordisce alla grande su questo blog, che secondo me è un ottimo luogo per raccontare la sua storia e condividere con noi le sue riflessioni. Costanza e Admin, vi sono grata per questa scelta.
    Quanto al commento di Alvise… bè non posso che provare tanta compassione. Lui di certo si irriterà per questo, ma il suo livore e il suo sarcasmo sono ormai arrivati al fondo. Di positivo c’è che può solo risalire.

  13. Chiara Segalla

    Beh io ringrazio il Signore per il dono della poesia, e sono contenta che ci sia ancora chi la gusta, in questo giorno di festa per il patrono d’Italia.

    San Francesco era anche un grande poeta.

    Tutto è grazia, anche il livore di una persona che involontariamente mi ha ricordato l’incipit “April is the cruellest month…”

    Grazie a Filosofiazzero.

    Per caso ha mai letto Fedor Michajlovic Dostoevskij?

  14. sabina

    Grazie di cuore Andrea!!!condivido appieno il pensiero di danicor,troppa fretta,quasi nulla contemplazione.Anche tu,Andrea,sarai un piccolo grande strumento della pace di Dio in questo blog generoso e guidato dallo Spirito Santo.Grazie anche da parte mia a Costanza e admin..

  15. Francesca

    Oggi è il mio onomastico. Grazie babbo e mamma per avermi chiamata Francesca. Tutti, parenti, amici e colleghi di lavoro , credenti e atei, mi hanno fatto gli auguri. E’ una cosa meravigliosa. Un miracolo.

    1. Auguri anche a mia moglie che oltre a chiamarsi Francesca, oggi compie anche gli anni 🙂

      E in regalo…. i due libri di costanza! 😀

  16. Luca Bertarelli

    Che meraviglia! Grazie Andrea Torquato Giovanoli. Pur non essendo padre di figli “miei”, ma cercando -faticosamente e con mille errori- di essere padre nello Spirito, credo di comprendere bene quel che hai provato. Come quando un prete (come me) si sorprende a guardare qualcuno dei suoi figli in atteggiamenti che rivelano la bellezza che rivela Dio e che mai avrebbe pensato, lui stolto e presuntuoso, di vedere.

  17. Spesso l’osservazione della realtà è fondamentale. Diceva Carroll: “Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità; poca osservazione e molto ragionamento portano all’errore”

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