Adorables

I gatti sono adorabili.

Con ciò non voglio dire che sono terribilmente carini e che quando ti guardano con quegli occhioni grandi (specie da cuccioli) potrebbero struggerti il cuore di dolcezza. No, sarebbe ancora poco: i gatti sono adorabili nel senso più puro del termine, e per questo aspetto la dolcezza spaurita dei cuccioli è quasi più un ostacolo che un incentivo. Una cosa che mi ha colpito all’istante, in Egitto, è che le gigantesche statue granitiche di Bastet (la dea-gatto) non avevano comportato chissà quale idealizzazione del soggetto: è molto più “artificiale” la postura delle divinità antropomorfe di quella della divina Bastet!

I gatti sono adorabili, e non fa mica stupore che gli antichi Egizi li abbiano adorati per davvero… Del resto, mettetevi nei panni di un figlio di Adamo (tutto sommato è facile), che continuamente cerca di darsi un contegno, di sistemarsi, di rendersi presentabile, di arginare ad angoli di anonimato i momenti meno decorosi (da quelli con le dita nel naso in su): pensate dunque a costui, che magari sta proprio facendo attenzione a come camminare senza assomigliare troppo a quegli scimmioni che tanti dicono essere suoi stretti parenti, quand’ecco che gli sfila accanto un gatto, stracciandolo su tutta la linea. Passo felpato, andatura elegante, linea sinuosa, movenze flessuose, sguardo attento: una sintesi di tanta perfezione, negli umani, la si ritrova sì e no nelle migliori pubblicità di Armani e in qualche sfilata di Valentino.

Allora ecco che il figlio di Adamo si apposta per spiare quella bestia divina che l’ha appena umiliato: dovranno averlo anche i gatti, qualche difetto! Ancora non mi spiego, dopo tanti anni di minuziosa ricerca, come Cenerentola non riuscisse a trovare neanche un pregio nell’antipaticissimo Lucifero (il gatto di casa)! Ecco che l’umano esulta: il gatto starnutisce! Sì, ma non si scompone, non gronda muco, non gli lacrimano gli occhi, non si gira a chiedere “Scusate, avete un fazzoletto?” con la zampa davanti al naso. Niente, resta lì e scuote impercettibilmente il capo, come se quell’istantaneo disturbo gli fosse venuto semplicemente dall’ostinata imperfezione del mondo circostante!

Il figlio di Adamo si ricorda allora di quando gli insegnavano a non aver paura dei professori immaginandoli seduti sul vaso del gabinetto: aspetta quindi di vederlo scavare una fossa per terra, e si consola pensando che almeno “nel momento del bisogno” il gatto non potrà mantenere tanto contegno. È la disfatta finale: “nel momento del bisogno” il gatto è tanto solenne e glorioso che non solo gli uomini stentano a capire come faccia a “farla” tanto sublimemente, ma addirittura si rassegnano ad adorarlo – alfine – effigiandolo proprio in quella posizione!

Oh, facciamo poco gli schizzinosi, sul connubio “cacca-divinità”, ché se non sono mancati, nella storia del cristianesimo, eretici che hanno negato il normale e completo funzionamento dell’intestino di Gesù, un motivo ci sarà!

Tutte queste qualità, però, sono comuni ai felini in genere, mica solo ai gatti: se i gatti sono particolarmente adorabili (e gli Egizi hanno adorato i gatti, mica i leoni!) è per un altro motivo, un motivo che avvicina davvero i gatti alla divinità. Quale? Sono domestici, e lo sono a modo loro: stanno volentieri con gli uomini, e talvolta molto, ma non sembrano affatto aver bisogno di loro. Lo scodinzolare sbavante di un cane dev’essere stigmatizzato da un gatto come la più imperdonabile delle debolezze, la più palese dimostrazione d’inferiorità: il gatto invece, giacché è adorabile, si fa vivo quando vuole, non sempre per farsi coccolare, non sempre per mangiare, e talvolta solo per farsi vedere; in ogni caso, comunque, manifesta chiaramente che qualunque cosa accetti da un uomo l’accetta appunto come concedendo una grazia.

Va da sé che lungo queste linee s’è proiettata sull’immagine di Dio quella nota impulsiva e imprevedibile che altrove abbiamo visto nei volubili capricci di Zeus tonante (per quanto i gatti restino comunque molto più virtuosi di Giove Capitolino!). In fondo in fondo – lo dobbiamo riconoscere – si cova da qualche parte di noi l’immagine di un Dio capriccioso e volubile, che non dà ragioni e non si prende cura, che offre e rapisce rapsodicamente, simile al «tempo che gioca con te / come il gatto col topo».

Dite quello che volete, io resto comunque del parere che sia molto più ragionevole adorare un gatto piuttosto che una vacca o un vitello: ecco dunque che il vero Dio – quasi apposta per sconfessarmi – s’è andato a cercare il popolo a cui rivelarsi tra gli adoratori di vitelli. Gli pareva forse poco andarseli a cercare in India, gli adoratori delle vacche, e così se li è andati a prendere – lo sfregio dell’idea di Dio è la passione di Dio! – di mezzo al popolo che adorava gatti.

Povero Dio! Neanche il tempo di toglierli di sotto all’ombra di Bastet, e quelli organizzano una pagliacciata di festa mascherata in cui lo mettono a quattro zampe come Pasifae! «Ecco il tuo Dio, Israele!», e poi aggiungono, a scanso di equivoci e per mostrare che hanno capito proprio bene: «…quello che ti ha fatto uscire dall’Egitto!»

Effetti collaterali della passione di Dio: «Il mio popolo non capisce, Israele non comprende». Scusate, ma se a Dio – che nella sua divina ironia ha preferito che gli uomini assomigliassero più alle scimmie che ai felini – non sono andati bene i gatti, come potranno andargli bene i bovini?!

I gatti sono adorabili, sì, però non vanno adorati, perché in fondo in fondo li capiamo, e «se lo capisci – dice Agostino – non è Dio». Se non si possono adorare i gatti, poi, è evidente che niente e nessuno può essere adorato, all’infuori di Dio. Ecco la libertà dalla vera schiavitù, perché solo chi si prostra unicamente davanti all’unico Dio guarda a testa alta tutto il resto.

54 pensieri su “Adorables

  1. Io adoro i gatti. Il mio ultimamente sta poco bene e questo post è stato una sorpresa.
    Spero guarisca presto. Personalmente avrei evitato i ragionamenti su Dio, ma questo ragionamento è particolare…
    Buona notte!

    1. pronta guarigione al tuo gatto, apity, ma quanto al parlare di Dio… se non parliamo di lui (di cui pure non possiamo dire niente) di che parliamo? Di che vale la pena parlare?

      1. Non mi riferivo al non parlare completamente di Dio. Mi riferivo al non associarlo ai gatti. Gli Egizi si sbagliavano. Dio è talmente insignificante da pensare che possa nascondersi nei gatti? No. I gatti sono belli e io li amo alla follia, ma i gatti e Dio non sono argomenti comparabili.
        Possiamo parlare di gatti e di Dio, ma non mischiamo le due cose, ecco, è questo quello che volevo dire.
        Il mio gatto intanto si sta curando, con tanto di carne cruda, uova… Questa alimentazione gli farà bene. Ho sbagliato nella scelta delle scatolette e adesso me ne prendo la responsabilità.
        Un saluto!

  2. Caro Cyrano, solo tu povi inventarti questo fantastico connubio Dio-gatto. Più che la concessione di una grazia, il comportamento dei gatti mi pare opportunista. E forse per questo Dio non ci ha creato a immagine dei gatti. Dovremmo magari ricordarcelo di avere verso gli altri la stessa cura e la stessa attenzione che vorremmo fosse data a noi. E non come “do ut des”, ma come amore gratuito. Altrimenti credo sia “inutile” parlare di Dio eccetera eccetera. Non sono così colta in materia come la maggiorparte dei frequentatori del blog, ma credo che la prima cosa che Dio ci chiede ed esige è l’accoglienza del prossimo. Fatto questo, come dire, si è quasi in paradiso. E lo so che è facile a dirsi, va beh….. 🙂

    buon lunedì a tutti

    PuntoG

  3. lidiafederica

    i gatti sono stupendi 🙂
    è vero, adorare Dio dà la misura della libertà cristiana: niente idoli, solo un Dio che è amore. Niente schiavitù.

    1. anche io detesto i gatti (e anche i cani, ma soprattutto i padroni che li fanno evacuare ovunque) e trovo questo post scialbo e annacquato, ben al di sotto delle mirabilanti scritture alle quali Cyrano ci ha abituato. Si può anche dirglielo. Come lui farà di sicuro con altri, me per primo, quando scrivessi vaccate.
      Buona settimana.
      PH sotto il 3 come si può notare oggi….

      1. certo che si può dire, Paolo! 🙂
        Peccato solo che a me è piaciuto davvero scriverlo, mentre è capitato che alcuni che m’erano sembrati scialbi sotto la penna vi siano poi piaciuti molto. Che vogliamo farci: è la vita! 🙂

        1. Fefral

          Devo riconoscere che non mi ha esaltato il post. Non ho passione per gli animali in genere, figuriamoci se mi metto a pensare a Dio come un gatto. Dubito che avrei adorato neppure il vitello d’oro, gli idoli che rischio di crearmi non hanno sembianze animali. Però almeno il nasone sa scrivere, cioè a me piace come scrive ma chi sono io per dire che è capace?
          (figa la business sul nuovo frecciarossa

  4. nonpuoiessereserio

    Molto seducente. Saresti un ottimo venditore di gatti. All’uopo evitato accuratamente di evidenziare i graffi sui divani, le tende strappate, i peli sui pantaloni, e magari qualche vaso cinese ridotto in frantumi.

  5. Claudia

    Che bel post, Cyrano! 🙂 dei gatti ho sempre ammirato l’indipendenza… ma allo stesso tempo per questo motivo mi stavano anche un po’ antipatici (ma chi si credono di essere?). E’ vero che la loro eleganza li rende più attraenti di tutti gli altri animali (umani compresi) ma i cani con la loro fedeltà al padrone mi sono stati sempre più simpatici, più malleabili, più affidabili. Anche più goffi talvolta, ma che importa? Forse hanno quella consapevolezza di essere (e poter essere) dipendenti che alla fine dei conti li fa restare più a lungo al “servizio” del loro padrone (Padrone? o Signore?).. ed è del cane che si dice essere il “miglior amico dell’uomo”. E, proprio in virtù di questo, vuoi vedere che alla fine un cane è molto più libero di un gatto e cammina a testa alta, perchè ha lo sguardo rivolto al suo padrone….? 🙂

  6. Noooo, vi prego, i gatti no!
    l’unico motivo per cui apprezzerei un gatto potrebbe essere per la sua utilità a dare la caccia ai topi, ma sembra che negli ultimi decenni i felini abbiano perso completamente questa attitudine, forse a cuasa della facile reperibilità del cibo, che viene acquistato da padroni e gattari in gran quantità. Dove sono finiti quei gattacci che si aggiravano con passo felpato e salto agile sui roditori spaventa-casalinghe? Boh…. anche qui in provincia i gatti che si aggirano tra le ville hanno tutti uno zelante padroncino che li nutre e li spazzola, meglio dei figli! Se c’è una categoria che detesto è quella dei moderni adoratori di gatti. Dei poveri fessi pronti a farsi menar per il naso dagli astuti e opportunisti felini….
    Detto ciò, ho molta più simpatia per gli adoratori di vitelli d’oro che per gli adoratori di gatti (infatti non sopporto neanche il revival egizio con le sue assurde punte di follia del tipo: piramidi=dimostrazione dell’intelligenza aliena). Il popolo eletto mi fa rabbia e tenerezza allo stesso tempo. Ha tutti i segni per riconoscere Dio ma adora un bovino, riceve la manna dal Cielo, ma pirla per 40 anni nel deserto….Eppure Dio ha scelto quel popolo e non un altro per venire tra noi. Gesù è nato ebreo, non egizio. Perchè? forse ha avuto pietà di gente che si abbassava ad adorare vitello perchè quelli che adoravano il gatto credevano di essere a posto così…

    1. 61Angeloextralarge

      Giuliana: ho copiato l’immagine che può tornare utili in “certe” occasioni, ma non posso pensare all’eventualità che la pelliccia del gatto sia vera!

  7. 61Angeloextralarge

    Cyrano hai ragione quando parli delle movenze del gatto: I gatti (come tutti i felini) hanno un’eleganza innata! 😀
    “Scusate, ma se a Dio – che nella sua divina ironia ha preferito che gli uomini assomigliassero più alle scimmie che ai felini – non sono andati bene i gatti, come potranno andargli bene i bovini?!”: questa frase m’ha fatto scompisciare! ;.)
    “Se lo capisco non è Dio”: allora sono sulla strada giusta! Quante cose non capisco, ma intanto lo ringrazio perché un po’ alla volta qualche luce su tante cose in più che non capivo, s’è accesa: ha usato la sua Parola, la preghiera, i sacerdoti, i fratelli di cammino ad altro ancora, ma c’è riuscito. Per me le parabole erano un muro su cui cozzavo tantisimo ed ogni volta: la più dura era quella delle dieci vergini ma l’elenco era lungo!
    “Ecco la libertà dalla vera schiavitù, perché solo chi si prostra unicamente davanti all’unico Dio guarda a testa alta tutto il resto”: questa frase me la stampo per rileggerla speso.
    Questo post mi fa interrogare su una cosa: E QUANDO AL POSTO DEL GATTO, DELLE VACCHE… ADORIAMO NOI STESSI?.

  8. vale

    ultimamente vedo una vena d’ironia nel Cyr.
    è giusto così.se non si sa rider di noi stessi-o come diceva qlcno, se non si è visto il ridicolo di un uomo non si è cercato bene- quando ci abbassiamo-con tutto il rispetto-a livello di qualsiasi altra “creatura” che non è stata fatta ad imago e somiglianza non sminuiamo noi stessi ed i nostri consimili?
    siamo, se ci crediamo, un “unicum” nel creato.
    il deprimerci,sminuirci,il considerarci scissi tra uno spirito e corpo-e nella visione originaria,spirito copro e ruah-soffio vitale-mentre siamo un tutt’uno di unico ed irripetibile-anche i nostri capelli sono contati-per quanto si ami il resto del creato,mettergli al di sopra anche gli”animali” (tutti coloro che valutano più i loro compagni di solitudine dell’orfano o della vedova,non sminuisce oltreché noi stessi,anche l’Alto Fattore?

  9. Alessandro

    “Ma mentre il Signore, sul monte, dona a Mosè la Legge, ai piedi del monte il popolo la trasgredisce. Incapaci di resistere all’attesa e all’assenza del mediatore, gli Israeliti chiedono ad Aronne: «Fa’ per noi un dio che cammini alla nostra testa, perché a Mosè, quell’uomo che ci ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto» (Es 32,1). Stanco di un cammino con un Dio invisibile, ora che anche Mosè, il mediatore, è sparito, il popolo chiede una presenza tangibile, toccabile, del Signore, e trova nel vitello di metallo fuso fatto da Aronne, un dio reso accessibile, manovrabile, alla portata dell’uomo.

    È questa una tentazione costante nel cammino di fede: eludere il mistero divino costruendo un dio comprensibile, corrispondente ai propri schemi, ai propri progetti. Quanto avviene al Sinai mostra tutta la stoltezza e l’illusoria vanità di questa pretesa perché, come ironicamente afferma il Salmo106, «scambiarono la loro gloria con la figura di un toro che mangia erba» (Sal 106,20).

    Perciò il Signore reagisce e ordina a Mosè di scendere dal monte, rivelandogli quanto il popolo stava facendo e terminando con queste parole: «Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione» (Es 32,10). Come con Abramo a proposito di Sodoma e Gomorra, anche ora Dio svela a Mosè che cosa intende fare, quasi non volesse agire senza il suo consenso (cfr Am 3,7). Dice: «lascia che si accenda la mia ira». In realtà, questo «lascia che si accenda la mia ira» è detto proprio perché Mosè intervenga e Gli chieda di non farlo, rivelando così che il desiderio di Dio è sempre di salvezza. Come per le due città dei tempi di Abramo, la punizione e la distruzione, in cui si esprime l’ira di Dio come rifiuto del male, indicano la gravità del peccato commesso; allo stesso tempo, la richiesta dell’intercessore intende manifestare la volontà di perdono del Signore. Questa è la salvezza di Dio, che implica misericordia, ma insieme anche denuncia della verità del peccato, del male che esiste, così che il peccatore, riconosciuto e rifiutato il proprio male, possa lasciarsi perdonare e trasformare da Dio.”

    (Benedetto XVI, Udienza generale, 1° giugno 2011)

  10. Alessandro

    “Dove scompare Dio, l’uomo cade nella schiavitù di idolatrie, come hanno mostrato, nel nostro tempo, i regimi totalitari e come mostrano anche diverse forme del nichilismo, che rendono l’uomo dipendente da idoli, da idolatrie; lo schiavizzano.

    Secondo. Lo scopo primario della preghiera è la conversione: il fuoco di Dio che trasforma il nostro cuore e ci fa capaci di vedere Dio e così di vivere secondo Dio e di vivere per l’altro.

    E il terzo punto. I Padri ci dicono che anche questa storia di un profeta [Elia] è profetica, se – dicono – è ombra del futuro, del futuro Cristo; è un passo nel cammino verso Cristo. E ci dicono che qui vediamo il vero fuoco di Dio: l’amore che guida il Signore fino alla croce, fino al dono totale di sé.
    La vera adorazione di Dio, allora, è dare se stesso a Dio e agli uomini, la vera adorazione è l’amore. E la vera adorazione di Dio non distrugge, ma rinnova, trasforma. Certo, il fuoco di Dio, il fuoco dell’amore brucia, trasforma, purifica, ma proprio così non distrugge, bensì crea la verità del nostro essere, ricrea il nostro cuore. E così, realmente vivi per la grazia del fuoco dello Spirito Santo, dell’amore di Dio, siamo adoratori in spirito e in verità.”

    (Benedetto XVI, Udienza generale, 15 giugno 2011)

  11. Fefral

    Raga’ ma l’italia è troppo bella! ‘sto viaggio in treno mi sta riconciliando col mondo.

    Tra le campagne toscane e sally di Vasco rossi sparata a tutto volume nelle orecchie potrebbero piacermi addirittura i gatti!

    Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia!
    E forse sally proprio questo è il senso del tuo vagare…

  12. non vorrei sembrare crudele, cara Angela, ma l’unica forma con cui un gatto poterebbe varcare la porta di casa mia è proprio quella del tappeto…. almeno non può nuocere a divani, tende e mobili….

    1. 61Angeloextralarge

      Giuliana, sigh! 😦
      A parte tutto, non preoccuparti di sembrare crudele! Capisco il problema di avere un gatto in casa, come pure un cane: sono dell’idea che dovrebbero avere (per stare meglio anche loro!) uno spazio diverso. Non ho nulla in contrario a chi ama tenerli in casa: se non può fare di più e ama gli animali… Ma pensare di tenerne uno in appartamento mi fa venire in mente le vaschette dei pesci rossi o le gabbiette dei bengalini. Sono una che butterebbe nel fiume tutti i pesci rossi e aprirebbe tutte le gabbiette! Il problema sarebbe che ormai nati ed abituati alla “cattività” forse morirebbero nel giro di poco tempo.

  13. Erika

    Protesto vivamente contro la diffamazione dei felini che si sta compiendo oggi.
    La mia gatta non e’ opportunista ne’ indifferente. Infatti mi lascia graziosamente vivere in casa sua e nella sua generosità mi lascia, a volte, persino un pezzetto del divano. 🙂
    Detto ciò, “adorare” e’ verbo che si addice solo a Dio, ma amare e rispettare le sue creature mi sembra comunque una buona idea…

      1. Erika

        Questo e’ vero.
        Ma siccome mi risulta che Sua Santità Benedetto XVI sia un “gattofilo”, mi sento in eccellente compagnia nell’amore per i felini… (amore, non adorazione , beninteso!)

          1. 61Angeloextralarge

            Anfreas, smack anche a te! 😀
            Non c’è che dire! In questo blog ognuno mette qualcosa! 😉

          1. 61Angeloextralarge

            Un gatto racconta la vita di Benedetto XVI… chissà se il topolino seduto in poltrona comprerà il libro?

  14. matrigna di cenerentola

    @erika: concordo pienamente… ho anch’io, da sempre, la sensazione che il gatto ritenga che i cosiddetti “padroni” siano in realtà schiavi mandati dal cielo a servirlo e onorarlo. Quindi probabilmente il gatto (almeno quello domestico e ben trattato, con ciotole piene e sabbietta pulita) probabilmente si sente un dio riverito. Il viceversa, cioè “adorarlo” come dio, non è che lo capisca molto, comunque gli uomini si fanno idoli di cose molto meno degne di rispetto dei gatti…

    Quanto agli egizi, volevo commentare che comunque anche loro hanno avuto un periodo in cui il vero Dio era uno e grandioso, Aton, il Sole, a cui forse lo stesso Akenaton dedicò il famoso inno al sole che si dica abbia ispirato il salmo 104. Ne ricopio un pezzetto dal WEB:

    Quanto sono numerose le tue opere
    Che si nascondono allo sguardo,
    tu unico dio, del quale non esistono eguali!
    Hai creato la terra secondo il tuo desiderio, da solo,
    con uomini bestiame e ogni animale,
    con tutto quello che sta sulla terra,
    con tutto quello che si muove sui piedi
    con tutto quello che sta in alto e si muove con le ali.

    come si siano influenzati reciprocamente ebrei ed egiziani in quell’epoca non lo so, ma certo è un peccato che Akenaton non sia riuscito a imporre la religione dell’unico dio definitivamente. Certo, era comunque un dio che aveva il suo riscontro in una cosa del mondo visibile (il sole), ben diverso dalla possenza e dal mistero del Dio degli Ebrei, ma era certo meglio di un gatto. Grazie, Cyrano.

    1. Erika

      Argomento affascinante, Matrigna…pero’ penso che l’adorazione del dio sole per gli Egizi fosse più un accordargli una preferenza che il riconoscimento di un dio unico come l’hanno poi inteso gli Ebrei. Nell’antichità si pensava che potessero esistere più divinità ( naturalmente le proprie erano sempre le più fenomenali), con prerogative e poteri differenti.

      P.s. Secondo voi, visto che ci sono pazzi che lasciano la loro eredita’ all’adorato cucciolo, potrei, eventualmente, intestare la casa alla micia, in modo che sia lei a pagare le rate del mutuo?

      1. 61Angeloextralarge

        Erka: penso di sì, l’importante è che sappia la strada per andare in Banca! 😀

      2. matrigna di cenerentola

        @erika: non credo fosse solo una scala di potenza (come Giove per gli dei greci): Akenaton era veramente ‘eretico’, e Aton era l’unico Dio per lui. Che poi lo facesse solo per avere la meglio sui sacerdoti di Amon per metterli sotto il tallone, può essere. Però ebbe la peggio, e vinsero loro, con Tutank-aton che diventa Tutank-amon. L’inno al Sole (vedi http://www.anticoegitto.net/innosole.htm) è proprio un inno all’onnipotenza di Dio.

        riguardo all’eredità… attenzione ai malintenzionati, mi ricorda troppo gli aristogatti!

  15. lidia

    più guardo la mia gattina più adoro i gatti!:))) è così carina, e fa anche il massaggio schatsu al mio cane!

  16. Francesca

    Ho sempre avuto gatti. L’ultima e’ Penny, 11 anni… l’anno scorso e’ scappata di casa, ha avuto un incidente, l’abbiamo ritrovata mezzo morta, portata in ospedale, curata per un mese con amore, le abbiamo fatto le flebo anche alle 4 del mattino, volevamo vivesse a tutti i costi… ed e’ guarita… sta bene… non le avremmo mai fatto l’eutanasia. Sappiamo che e’ un animale e che non la rivedremo nell’aldila’, ma le vogliamo tanto bene e questo basta per trattarla come se fosse un essere umano.

    1. lidia

      il mio cane si chiama Penelope (Penny) e il gatto Cassandra (Cassy). Chissà sull’adilà – ovvio, non mi lancio in dispute teologiche, gli animali non hanno un’anima e tant’è; ma io non credo che nei “cieli nuovi e terra nuova” non ci saranno animali. Cmq, ti capisco, anche noi abbiamo fatto operare Penny per un carcinoma, e di recente Cassy. Stanno bene anche loro.

  17. dunque l’articolo è fatto bene e sarebbe anche “adorabile” se non fosse che alla fine è stata voluta sottolineare con pedanteria che solo dio si adora e i gatti no.

    A parte che la si può pensare diversamente e viste le premesse sarebbe stata più naturale conclusione (non più facile) ma non c’era bisogno di paragonare i gatti con dio…dai…

    E vabbè! 😉

    Buono comunque per tutto il resto! Un saluto da Vongole & Merluzzi! 😉

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