A che servono i mariti?

di Paolo Pugni 

“A che cosa serve un marito? Me lo sono chiesta tante volte”: comincia così il 2012 di mia moglie. Abbiamo da poco recuperato la nostra lucidità in questa stanza-camper in muratura, neanche13 metri quadratiin questo momento per lo più ricoperti dal letto(-divano) aperto dal quale appunto con una squisita tenerezza mi guarda, mentre io preparo il caffè.

La domanda mi incuriosisce e spaventa al tempo stesso: da un lato infatti prevedo sia un complimento, un modo per iniziare con coraggio il nuovo anno (ma non ci potevano dare un usato sicuro? Meno sorprese e più concretezza). Dall’altro potrebbe essere la stura per una reprimenda epocale, un altro modo sereno per iniziare il 2012. Perché molte donne devono essersi posta questa domanda, di sicuro quella signora che in coda alla Posta sentimmo esclamare “insomma, avrò diritto anche io a qualche anno di vedovanza!”.

E oggi forse se lo chiedono molto anche le giovani fidanzate, che finiscono per rispondersi che non serve a nulla, oltre che a produrre squarci di sensualità, e che per quello non c’è bisogno di caricarsi delle conseguenze ritenute danni collaterali.

Per fortuna mi risponde: “a darti sicurezze, solidità. Quello che mi dai tu: certezza, speranza”. Una strada per il futuro? Forse, quello dipende anche dal fatto che io sono un tipo espressivo (influence nella tipologizzazione DISC) particolarmente dotato nel posare milioni di prime pietre e solo qualche briciola di ultima. Per fortuna è compito che tocca a lei.

Le sorrido e rifletto, che questo son bravo a farlo. O per lo meno: mi piace farlo.

Ciò detto vale la pena riflettere sullo scambio che nella sua completezza è proseguito con una riflessione comune, nel senso di convergente: poiché anche lei sembra dare a me la medesima cosa, proprio quella concretezza e speranza che fa dà fondamento (sottomissione in sensu Costantiae dunque) alla mia, abbiamo convenuto che sì, alla fine il matrimonio è quello che regala questa speranza, non muta e sciocca, quasi la felicità dell’animale sano e inconsapevole (qui di solito si usa dire che ballare sulla tolda del Titanic) ma piuttosto quella del pellegrino che sa che arriverà alla meta, anche se si nasconde allo sguardo, e fa caldo, ed è stanco, e tutto sembra ostile. Perché il successo è nel viaggio, non nell’approdo.

E il trucco sta nella fusione di due certezze, entrambe costruite sulla consapevolezza piena (per quanto la capacità umana ne dia ampiezza, quindi con ampi spazi vuoti da colmare, la famosa matrice io so/io ignoro + altri sanno/altri ignorano) della propria fragilità, della propria debolezza (che son cose profondamente diverse, sappiatelo) e del limite che oggi costituisce un muro, che però insieme possiamo spostare, solo insieme.

Ora come siano ripartite queste due consapevolezze non saprei dire se non osservando ciò che capita a noi due, giunti insieme al trentunesimo nuovo anno, e a quella folla di amici che consideriamo intimi: e cioè che la sicurezza che lei produce è condensata sul presente, sul piccolo fatto concreto, piccolo in quanto compresso nello spazio e nel tempo, ma infinitamente più fondante che altro; mentre io guardo in là, assicurando quella certezza che si radica non sul gesto, ma sulla speranza. E l’una cosa senza l’altra si sbriciola: la prima incapace di fuggire all’attimo presente, la seconda priva di un basamento che le dia senso.

Quindi viviamo due speranze certe che si sorreggono fondendosi, generando, restituendo moltiplicato ciò che hanno dato via, apparentemente sprecato.

Mi pare proprio che sia un dono, del quale usufruisco gratis et amore Francae, oltre che Dei, come ho anche celebrato con due canti dedicati alla mia signora, che di banali canzoni d’amore se ne fanno un baffo anche se ne portano i titoli: a mia moglie e due tracce sulla sabbia.

E questo però deve durare ed essere per sempre, perché altrimenti quale solidità si darebbe a tempo e quale speranza genererebbe certezza se non potesse guardare fino all’infinito, ma solo fino alla prossima curva?

77 pensieri su “A che servono i mariti?

  1. nonpuoiessereserio

    Il segreto dell’unione di due sposi è una perla preziosa e rimane custodito in una conchiglia. Nel mio caso il perno non saprei quale sia, mi piace pensare che sia la volontà di Dio che ci abbraccia insieme. Il mio dialogo è fatto pochissimo di parole con mia moglie, parlo più con gli amici, con voi. Con lei parliamo più di cose concrete, forse rassomigliamo alle famiglie dell’Albero degli Zoccoli o dei miei nonni dove regnava un silenzioso amore. Il dialogo è fatto più di gesti, di intuizioni di comprensione profonda.

    1. Hai descritto in modo splendido il tuo rapporto con tua moglie, credo che lei sarebbe felice di leggere le tue parole.
      Con mio marito una cosa l’ho capita: un marito non serve a fare le piccole riparazioni di casa – in tal caso il mio sarebbe da buttare 😉 -, ma anche a me piace pensare che sia la volontà di Dio ad avvolgerci.
      Passiamo lunghi periodi in cui le comunicazioni sono solo di servizio, in cui l’imperativo è “resistere” alle incombenze quotidiane, ma poi quando il tempo si dilata ci ritroviamo anche nella conversazione e magari scopriamo di aver riflettuto sugli stessi temi, di aver sviluppato in noi un’idea dell’altro…
      Mio marito è il mio cavaliere, il mio Galahad che mi guida nella ricerca del Graal, la mente migliore che abbia conosciuto, ma il cuore è meglio.

      1. nonpuoiessereserio

        Si, riscoprirsi è bellissimo. Anche la sessualità sancisce l’ unione, il guardare insieme un film, ballare o ascoltare una vecchia canzone, pregare insieme. Capita spesso di guardarsi e ridere insieme dopo una battuta spiritosa del figlio, tutto il quotidiano forgia questa unione indissolubile.

  2. 61Angeloextralarge

    Grazie, Paolo per questo post! Smack!
    “E questo però deve durare ed essere per sempre, perché altrimenti quale solidità si darebbe a tempo e quale speranza genererebbe certezza se non potesse guardare fino all’infinito, ma solo fino alla prossima curva?”: mi piace particolarmente!
    E’ proprio vero. Le sicurezze per essere tali non devono avere una scadenza, soprattutto non devono averla breve.

  3. in sensu costantiae? geniale!

    ecco, quale donna, finito il primo anno di matrimonio non si è fatta questa domanda?
    non so perché, ma questo post mi mi ha ricordato molto la discussione di pochi giorni fa sull’eros redento: che differenza c’é tra la sessualità prima e dopo. Ecco, questa: sapere che è per sempre cambia la sostanza dell’atto, e la carica di speranza e di solidità.

  4. Erika

    Come ho già avuto modo di dire una volta, mi sono chiesta anch’io “ma lui a cosa mi serve?” e la risposta è : a nulla. Lui ha reso la mia vita decisamente più complicata, però l’ha colmata di senso, perché ho il privilegio di poter vivere per rendere felice un essere speciale.

    @nonpuoiessereserio: è bello che ogni coppia abbia il suo stle, io e mio marito dopo 10 anni di convivenza riusciamo ancora a perderci in chiacchiere per ore…

    1. vale

      te lo spiega a milano lunedì 23 al circ.scolastico monforte”chi comanda in famiglia!!!!!)(poi no dite che no eravate stati avvertiti)( non sull’orario e l’argomento. ma sul crollo delle illusioni maschili su chi comanda in famiglia…..)

  5. Erika

    Davvero bello quello che scrivi di tua moglie Paolo, anche nel tuo blog.
    Certo che tenerti ancoràto a terra deve essere un lavoraccio! 😉

    Mi fa ancora effetto, tuttavia, che quasi tutte le (splendide) mogli aspiranti sottomesse del blog siano affermate professioniste…

        1. 61Angeloextralarge

          Sì, ma anche io sono attualmente “professionista della pulizia” come Giuliana! Nomi d’arte: “Filippina” e, quando lavo i piatti “Margherita”

    1. admin

      Invece è coerente con l’aver fatto scelte a favore della famiglia piuttosto che della carriera, la “sottomissione” è anche mettere priorità e dare al lavoro la giusta prospettiva. Ti posso dire per certo che scelte di questo tipo hanno riguardato Costanza e anche altre donne del blog conosciute poi personalmente.
      La rinuncia al lavoro (potendoselo permettere economicamente) è solo la scelta più drastica di tante che possono essere fatte

      1. 61Angeloextralarge

        La mia, attualmente, non è proprio una scelta, ma un “prendere quello che passa il convento”. Ammiro, comunque, quelle donne che come dici tu, Admin, potendoselo permettere, mettono la famiglia come priorità. E’ un bellissimo esempio.

      2. Rispondo un po’ in ritardo, ma in questo momento sono in pronto soccorso, con una caviglia forse rotta, e approfitto dell’attesa. Scrivo dal telefono (che ha subito qualche danno nella caduta) per cui vi prego di scusare gli errori.
        In effetti, le sfumature del rapporto donne- lavoro sono infinite, non si risolvono soltanto nei due estremi carrierismo/famiglia. Conosco donne che fanno lavori pesanti e sottopagati (commesse, magazziniere, operaie, addette alla pulizie), vi assicuro che tra queste il lavoro è molto spesso una dura necessità, se si hanno figli, certo non un modo di realizzarsi. Se potessero vivere modestente occupandosi principalmente della famiglia, lo farebbero subito. Man mano che si sale con il livello di istruzione e la qualifica del lavoro diventa sempre più importante anche il fattore di gratificazione personale, ci si domanda: perché io, che ho faticato tanto a studiare, sono brava nel mio lavoro come e più di molti uomini, devo fare un passo indietro e occuparmi principalmente della famiglia?
        La prima risposta, secondo me, sarebbe nel convincerci davvero che occuparsi della famiglia non è un ripiego, ma una scelta altrettanto dignitosa, certamente più importante, che richiede in egual misura capacità e doti personali.
        Poi ci sono i casi, come il mio, in cui non ci si può permettere di lasciare del tutto il lavoro, allora si tenta il difficile equilibrio delle priorità. Capita però anche che la famiglia sia una risorsa, oltre che un carico: io in passato lavoravo il libreria e, se non avessi dovuto trovar una soluzione per occuparmi dei figli e lavorare, non avrei fatto gli sforzi e preso i rischi che mi hanno portato ad avere oggi un lavoro autonomo più qualificato di prima. Al tempo stesso, so che c’è un tetto: se il lavoro fosse la mia sola rpiorità, forse adesso avrei una società più importante, dipendenti… Insomma la priorità della famiglia costituisce un limite e uno stimolo sul lavoro, forse per questo le donne di questo blog, pur non essendo lo stereotipo della massaia anni ’50, hanno trovato ognuna un proprio equilibrio.

        1. Laura Dall'Acqua

          Grazie per la tua testimonianza!
          Negli ultimi tempi mi sto chiedendo sempre più spesso come farò a trovare (e mantenere!) il giusto equilibrio.
          Libera (si fa per dire!) professionista, sono alla mia prima gravidanza. Alle domande del mio “capo” su come penso di gestire la “questione” (prima e dopo!) ho risposto che devo ancora valutare (gli ho detto di essere incinta alla nona settimana!)…soprattutto per il dopo non so proprio come mi organizzerò, non potendo contare sulla presenza costante dei nonni; ho aggiunto che, in ogni caso, penso che i figli debbano essere cresciuti dai propri genitori. Risposta: “Questo è incompatibile con il lavoro!”.
          Naturalmente non sono affatto d’accordo: ci sarà un modo per conciliare tutto, stabilendo delle priorità e facendo delle (ovvie) rinunce! Ma ad ogni rinuncia corrisponde una conquista!

          Ecco, sto mettendo a punto la teoria…per la pratica posso solo cercare di essere creativa ed avere fede…
          Poter leggere di testimonianze simili alla tua, non può che rincuorare chi è ancora all’inizio del cammino! 🙂 Grazie!

          ps: In bocca al lupo per la caviglia!

          1. JoeTurner

            questa è la sconfitta del femminismo: ha permesso alle donne di entrare nel mondo del lavoro ma inchinandosi e piegandosi alle logiche maschili. Questo non è emanciparsi è rinnegarsi, vuoi lavorare? ripudia te stessa, sii uomo.

            1. Laura Dall'Acqua

              Hai perfettamente ragione, purtroppo.
              Secondo me si dovrebbe anche considerare la questione da un altro punto di vista: penso che non sia solo un problema delle donne.
              Gli uomini che chiedono, più o meno esplicitamente, di sacrificare la famiglia per il lavoro, che tipo di ruolo hanno nella loro famiglia? Si ritorna così alla domanda “A che servono i mariti?”.

  6. Erika

    Admin
    Ho letto il libro e capisco cosa intende Costanza parlando di sottomissione.
    E’ solo che temo che usare un certo tipo di linguaggio(comando, sottomissione), possa dar luogo a spiacevoli equivoci.
    Le donne che scrivono sul blog sono tutte, Costanza in primis, donne colte, intelligenti.
    Ho imparato qualcosa da ciascuna di loro, giornalista o casalinga che sia.

    P.s. Coi tempi che corrono, non e’ campato in aria neanche il rischio di essere presi per sadomasochisti… 😉

    1. admin

      ma proprio perchè certi concetti vanno ben argomentati e capiti che Costanza ha scritto un libro e non un volantino 😉

      PS quanto al sadomasochismo non è tanto uno scherzo; nella dashboard da amministratore del sito posso vedere con quali parole nei motori di ricerca alcuni utenti sono approdati al blog: non puoi capire cosa cerca certa gente…

      1. 61Angeloextralarge

        Cercano altro ma trovano questo blog! Magari qualcuno, incuriosito, l’esplora e… questo non è un male per lui. Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio… compresi i malintesi! Così si evangelizzano anche i sadomaso?!?

        1. admin

          @61Angeloextralarge: il tuo punto di vista sempre positivo è incredibile 🙂

          @Cyrano: spesso lo trovo divertente ma qualche volta anche un po’ inquietante. Tu no?

          1. 61Angeloextralarge

            Voglio il mondo positivo! E’ sempre una questione di punti di vista: anche la spina, se la si gira, non punge più.

  7. Umberto

    Caro Paolo
    leggo sempre con interesse, piacere ed arricchimento ogni tuo scritto.
    La Vocazione Matrimoniale se trova senso e coronamento nei figli che Dio ci ha affidato e di cui si renderà conto, si realizza, in questo viaggio di vita quotidiana, con il pellegrino che abbiamo accanto che è il nostro amato coniuge. E questo è Dono di Dio.
    Ebbi per la prima volta a 13 anni questa certezza come folgorazione durante una lettura dei “Promessi Sposi” , scattai, andai alla cattedra della Professoressa, e gridando (lei rimase esterrefatta e impietrita) le dissi : Ecco perché Dio ha creato maschi e femmine e non ha portato avanti la generazione monogamica come negli animali inferiori, perché voleva darci il conforto e l’infinita tenerezza di due persone complementari !!!.
    Lei che era una buona madre ed una buona moglie, cattolicissima, dopo il primo istante mi guardò con dolcezza e sorridendo annuì. Ma la cosa per me era una scoperta clamorosa, a mio vedere non era affatto ne ovvio, ne scontato, il mistero per il quale Dio ci aveva fatti distinti, diversi e complementari e fino a quel giorno non aveva nessuna risposta.
    Io amai follemente i miei genitori, oggi e da molti anni nella vita eterna. Ma in mia madre sentivo quella sfera d’amore in cui racchiudermi ogni volta che la pensavo ogni volta che la sentivo o la guardavo. Ebbene questo io sento anche per la Madre Eterna dei Cieli. Per lungo tempo vissi pensando di avere due amorose madri una terrena, vicina, a me simile, con umani difetti, ma che in se mi portava l’Amorosa Madre col Manto di Stelle. Poi quando mia madre terrena morì invocai la Madre Celeste perché la custodisse, che tra madri s’intendono.
    Ebbene mia moglie per me rappresenta sicuramente molte cose, la donna più bella e più intelligente che abbia mai trovato, quella che compensa le mie dolorose lacune, che mi orienta quando mi perdo (anche fisicamente dato il mio scarso senso dell’orientamento), quella con cui è ovvio che mi confronti, che mi dica se “faccio bene” o no, insomma l’alter ego il cui scambio ritengo sia sotto la Luce di Dio in quanto Frutto Benedetto del Santo Matrimonio.
    Tuttavia rappresenta anche la Sfera Amorosa in cui ripiegarmi, in cui sperare, in cui trovare la forza per ripartire. Ed in questo lei diventa mia madre, pur avendo 12 anni meno di me. E questo è sempre stato, da quando la riconobbi come la donna della mia vita al nostro primo incontro ( nel quale mi dichiarai).
    Ed io chi sono per lei ? Scoprii subito in lei la bambina che non nascondeva affatto il suo bisogno di paterna sicurezza, quella “sottomissione in sensu Costantiae” come scrivevi, che si rivolge a 360° nei vari aspetti dell’esistenza.
    Al tempo stesso coglievo quel suo senso di indipendenza ed autonomia “nei fatti” quotidiani (magari piccoli, ma essenziali) che mi piaceva, m’inorgogliva. Ho sempre sentito i suoi successi come miei e le sue sconfitte pure. E lei questo non lo coglieva fino in fondo poiché si vive un mondo bastardo dove i ruoli sono competitivi. Ma quando raccontavo a destra o sinistra le sue “glorie” ed i suoi “meriti” allora mi guardava con strani occhi, felici e po’ sorpresi. Le dissi fin dal primo mento che non avrei potuto pensare una vita con una persona che non ritenessi mio pari, e questo per quel bisogno di equilibrio dove non deve esserci una parte sempre prevalente e “sola” in questo ruolo.
    Condivisione è equilibrio, ma nella consapevolezza di un assoluta differenza. Non siamo ne potremmo essere uguali. Io di un altro Umberto non so che farmene. Chi cerca un gemello identico lo fa perché è fragile, insicuro, per paura della diversità che è arricchimento. E tra l’altro l’omologo identico genera noia e competizione. Lei vive questa dimensione di compenetrazione spirituale in modo totale, non saprebbe pensare alla vita in mia assenza e questo un po’ mi sgomenta poiché imperscrutabili sono i disegni del Cielo.
    Insomma le servo ??? Forse si , quanto lei a me.
    E per sempre, finché morte non ci separi (in questo mondo)… poi nel prossimo vivremo il nostro Amore attraverso di Lui.

  8. completamente OT: stamattina mentre prendevo il caffè all’alba ho acceso la tv e mi è comparso Langone. Per poco non mi andava il caffè di traverso 🙂
    Ciao a tutti, sono sott’acqua ma vi penso.
    A che servono i mariti? Il mio stira bene

    1. vale

      tre appunti: all’admin e cyrano: vogliamo farci due risate anche noi. Non toccatemi il Langone e: stira bene???che ha sposato una colf?
      saluti e baci(ovviamente solo alle gentil pulzelle…)

      1. admin

        Queste sono una piccola parte delle ricerche “nominabili” degli ultimi due giorni:

        -foto di belle donne 41 anni
        -non ho foto però mia mamma dice che sono bello
        -pu***ne sottomesse
        -questi uomini hanno un lavoro, amano i bambini e sono estremamente belli
        -giochi di ruolo sex
        -donne cinquantenni in biancheria intima
        -ospedale frullone napoli
        -marito costanza miriano
        -miriano costanza neocatecumenale
        -costanza miriano opus dei
        -angelo garini e enzo miccio si sono divisi?
        -spiaggia senza reggiseno
        -geco piemonte
        -suicidio con propofol e curaro
        -il senzo di onnipotenza
        -i piedi della mia prof
        -giochi erotici con lei sottomessa
        -mio marito vuole fare il triangolo con un altra donna
        -costanza miriano è scema
        -cameriere sottomesse
        -perchè lo sposato mi ha lasciato
        -costanza miriano blog erika cattolici più belli
        -costanza miriano personaggio dell’anno
        -sposati e stai sottomessa
        -donne sposate scansafatiche

        1. “costanza miriano blog erika cattolici più belli” … è mia. Confesso.
          E spiego. Stavo scrivendo un post, che ho poi inviato all’admin, e cercavo chi avesse scritto e quando che insomma sì, va bene la denuncia, va bene anche magari dire che qui ci sono i più bravi (?) ma qualche cosa che parti delle bellezze della vita, della dolcezza… ci sta anche… non mi ricordavo dove fosse… ecco l’origine della stringa…
          mi stupisce che qualcuno cerchi foto di cinquantenni in biancheria intima… non per le signore si intende….

            1. angelina

              da:
              13 gennaio 2012 a 10:47 #

              a:
              13 gennaio 2012 a 23:48 #

              Lo ricordo perché ho trovato interessante la questione lamento/pars costruens. M’attizza assai l’argomento ‘linea editoriale’….sono curiosa! C’é? Mira a degli obiettivi?

          1. lidiafederica

            Io avevo scritto in due post diversi sul lamento – in “emergenze teologiche” e “il mio bivio”, ma non ho scritto che qui ci siano i più bravi o i più belli -almeno non mi ricordo (anche se bravi e belli lo siete sicuramente!) 🙂

        2. lidiafederica

          admin, ma tu sai come fa Google o chi x lui a riindirizzarti qua? Insomma, per alcune parole chiave lo capisco, ma per altre?

            1. Usano degli spider che leggono tutti i contenuti pubblicati in internet. Quando fate una ricerca senza virgolette, google indicizza i risultati per rilevanza, considerando le singole parole (quindi è sufficiente che le parole della ricerca siano state tutte o per la maggior parte citate nel blog, anche distanti tra loro e non in sequenza). Se la ricerca viene racchiusa tra virgolette, invece, compariranno soltanto le pagine che contengolo le parole in sequenza identica.

            2. lidiafederica

              Grazie! sì questo delle virgolette lo sapevo, lo uso spesso, ma Daniela, tu sai com’è che “geco piemontese” indirizza qua e non su un sito che parli più spesso di gechi?

            3. lidiafederica

              ma nel post sul geco c’era un accenno a tal Lucia, amica del Piemonte…vedi un po’ che il geco piemontese esiste davvero!
              🙂 b notte

  9. “Clara aveva il terrore degli incendi. “Ti rendi conto che siamo al quinto piano e non avremmo alcuna possibilità di fuga?”. Se qualcuno bussava alla porta senza preavviso rimaneva come paralizzata. Gli amici lo sapevano, e si annunciavano sempre. “Sono Leo” , oppure “Sono l’uomo nero. Mettete gli oggetti di valore in un sacco e passatemelo attraverso la porta”. Il cibo troppo condito le dava il voltastomaco. Soffriva di insonnia, ma bastava farla bere un po’ e si addormentava come un angioletto – non che ci fosse da rallegrarsene troppo, perché col sonno arrivavano gli incubi, da cui si svegliava madida di sudore. Diffidava degli estranei, e ancor più degli amici. Era allergica ai frutti di mare, alle uova, al pelo di animale, alla polvere, e a chiunque non fosse pazzo di lei. Durante il ciclo soffriva di mal di testa, crampi, nausea, ed era di un umore schifoso. Aveva terrificanti attacchi di eczema. Teneva chiuso in un’anfora, contro il malocchio, un intruglio di pipì e unghie tagliate. Aveva paura dei gatti, soffriva di vertigini e se sentiva un tuono impietriva. Detestava i ragni, i serpenti, l’acqua, la gente. E io, lettore, questa donna l’ho sposata”.

        1. vale

          capisco che la versione di barney,soprattutto dopo il film ,tiri ancora….ma la pipi con unghie dentro un ‘anfora….

    1. 61Angeloextralarge

      Ho avuto la certezza che non cercavano me, proprio per il 41: non c’era scritto 53. Peccato! Mi è andata male!

    1. 61Angeloextralarge

      Bravo Alvise! Questa domanda la volevo fare da ieri e poi, nelle tante cose da fare, m’è passata di mente. PAPERELLA! DOVE SEIIIIII? NON C’E’ SOLO IL BOYFRIEND (e la suocera), CI SIAMO ANCHE NOIIIII…….

    1. admin

      Filippo sta passando qualche giorno a casa. Le cose stanno andando ma c’è ancora un po’ di strada da fare

  10. Mio marito è quello che non sono io. E’ concreto, positivo, calma le mie ansie e frena le mie intemperanze.
    A questo servono i mariti a essere quella parte di noi che non sappiamo essere.

I commenti sono chiusi.