Si deve pur cominciare

 

 Siccome millanto sottomissione, e siccome dovrei andare a correre sul tapis roulant ma sono indecisa se sarebbe meglio, piuttosto, ricevere un calcio sui denti o grattare con le unghie l’intonaco di un muro (è quasi mezzanotte), ho deciso di obbedire a mio marito che mi suggerisce di inaugurare quanto prima il blog di Sposati e sii sottomessa, nel caso che a qualcuno venga voglia di curiosare e di vedere chi è questa squinternata che invita le donne a sposarsi e a obbedire ai loro consorti.

Dunque, le cose stanno così.

Ormai quasi un anno fa ho deciso che la mia amica N. doveva sposarsi. Era ubriaca di idee inconsulte sull’amore. E aveva un uomo che la adorava e che sembrava studiato in laboratorio da un’agenzia della Nasa, appositamente per lei.

Ho devoluto interi stipendi alla Tim per cercare di convincerla, rischiando incidenti (sì, signor vigile che sta leggendo, le prometto che compro un auricolare) e rovesciandomi regolarmente il pranzo sulla camicia: perché fare solo due cose insieme, guidare e telefonare? E’ bene ottimizzare e ingurgitare anche sorsi di yogurt al semaforo.

Poi ho pensato che fosse più opportuno tentare con la carta delle e-mail. Riesco a pensare meglio quando scrivo. E così ho cominciato a raccogliere le idee su un documento word. In un inspiegabile attacco di autostima è nato il libro.

Anche perché la macchina mi serve per dire il rosario, in una mia personalissima versione – non ancora omologata dalla Cei – che prevede una serie di litanie quali “ave Maria, ma guarda questo cretino” e “prega per noi, ma non lo vedi che vengo da destra?”.

Per la cronaca:

la mia amica si è sposata;

non ho avuto incidenti;

ho pubblicato il libro;

aspetto l’imprimatur per il rosario stradale con invettive incorporate.