Suicidio assistito: non cadiamo nella trappola del “male minore”

di Costanza Miriano

Ho l’impressione che la gente, la maggior parte dico (e io con loro), non si renda conto di cosa ci sia in ballo sul tema del suicidio assistito. Pensiamo sia qualcosa che non ci riguarda. Se nominiamo il tema ci vengono in mente solo casi estremi e di cui sappiamo poco, e meno ancora vogliamo sapere, tipo gente attaccata alle macchine, situazioni di disperazione, gente – perché così ce la raccontano Cappato e soci – che nonostante l’affetto, l’amicizia, le cure migliori, anela alla morte come unica possibile liberazione da atroci sofferenze. E così ci giriamo dall’altra parte, rimuoviamo l’argomento, al massimo tocchiamo ferro, o diciamo una preghiera se siamo credenti (anche se a Gesù in tema salute e “morte dolce” non è che sia andata benissimo, ma questo è un altro tema). Comunque, riteniamo che la cosa non ci riguardi. Quindi quando i media del pensiero unico premono per una legge che “si adegui alla sentenza della consulta del 2019” di solito giriamo pagina, scrolliamo col dito, insomma, passiamo oltre. È una roba per disabili, casi estremi. E se la Consulta ha parlato, non ci si può fare più niente.

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Marciare per la Vita per fare la nostra parte

di Costanza Miriano

Lo so, il caldo è scoraggiante. Quella voce che ti dice “ma chi te lo fa fare?”, e te lo dice un po’ sempre quando decidi di manifestare qualcosa, col caldo si rinforza, ti sussurra che siamo immersi in una cultura della morte, che le manifestazioni non servono a niente, che gli altri hanno in squadra tutto il mondo della cultura, dell’intrattenimento, della musica e dei social, tutto tutto, e quindi che possiamo fare noi irrilevanti, ininfluenti, neanche tantissimi marciatori per la vita, domani a Roma alle 14 con quest’aria irrespirabile?

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Quel manifesto veramente pro choice

di Costanza Miriano

Lo so, arrivo per ultima, ma prima non ho potuto scriverne. A questo punto tutto è stato detto, eppure da donna, da madre, da cristiana e questa volta anche da giornalista sono obbligata a dire anche io qualche parola sull’assurda vicenda di un manifesto con la foto di un bambino a undici settimane, rimosso d’autorità dal comune di Roma per il suo “contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali”.

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