Riceviamo da un’amica che preferisce rimanere anonima.
Mi colpiscono gli articoli in cui si parla di matrimonio, di gioia, di speranza, di amore, di fatica, di fedeltà, di dolore.
Ecco, quelli sul dolore che un matrimonio può comportare sono difficili da dire, sono quelli più duri da digerire. Sono i più opinabili. Se è facile dire di gioia, di innamoramento, di amore ricambiato, di emozioni, di scelte condivise, quanto è dura esprimere il dolore, dargli un senso che non sia quello di toglierselo il più velocemente possibile di dosso. Specie quando il dolore lo si deve affrontare in solitaria. Continua a leggere “Non ritorni”→
Dopo Sposati e sii sottomessa e Sposati e muori per lei, Costanza Miriano è tornata in libreria con un nuovo libro: Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell’agnello (Sonzogno, pp 173, 15 euro). Alla scrittrice e giornalista piacciono i titoli che ribaltano i luoghi comuni. È il caso anche di quest’ultimo volume che, come i precedenti, mostra con prosa scanzonata e profonda che la vera rivoluzione oggi è il cristianesimo. «Sempre più impopolare, perché incompreso», spiega Miriano.
Miriano, lei vive per trasformarsi in agnello, ma questa è una società di lupi. Non ha paura?
Il libro parla della “compagnia dell’agnello”, cioè dell’amicizia cristiana. Per me vivere come Cristo significa vivere al meglio. Si può diventare agnelli solo con qualcuno che lo incarni, che lo segua e che ci faccia vedere che è possibile vivere così. Dio non ci ha consegnato delle regole da applicare da soli. Al contrario, si è fatto parte di me e di te, vive negli uomini che appartengono alla sua Chiesa con cui abbiamo necessità di bere, mangiare, ridere e piangere. È così che passa la paura: io il matrimonio l’ho imparato guardando spose felici che si barcamenano fra figli e lavoro. Dalla bontà di donne che servono docilmente amici, colleghi e parenti. Da donne abbandonate ma fedeli alla famiglia, tanto belle e femminili da fare invidia. Continua a leggere “Se fossimo perfetti non ci converrebbe obbedire”→
A poco più di due settimane dalla pubblicazione Obbedire è meglio ha già dato grandi soddisfazioni: la testa della classifica di Amazon nei primissimi giorni di uscita, ma anche l’attuale sedicesimo posto nella categoria “varia” della classifica generale italiana, la ristampa di altre 5000 copie dopo la prima tiratura di 8000; le recensioni dell’amico Camillo Langone su Il Giornale, quella graditissima e inaspettata del “mito” Annalena Benini su Il Foglio e quelle ancora più inaspettate da testate come Grazia e Vanity Fair e , prossimamente, di D di Repubblica. Ci hanno fatto particolarmente piacere le bellissime parole di Luisella Saro e quelle di Paolo Pugni, ma quella che ci piacerebbe eleggere testimonial del mese è Ila che nei giorni scorsi ha commentato sul blog.
Menzione speciale per l’amico sempre più caro e prezioso, Stefano Testa von Bappenheim, che ha mandato a Costanza questo agnello subito adottato dalle bambine e costretto a dormire sul letto di Lavinia. Povero Obby (abbreviazione di Obbedire), mi sa che non c’entrano, tutti e due…
Ore 19 e 02. Calcolando che la strada è rallentata dai lavori, basta uno in doppia fila che faccia scendere la nonna finta invalida e posso contare ancora in un’ora e diciotto minuti prima che gli ospiti arrivino. Devo solo: preparare la cena, tutta tranne la carne – quella l’ho già bruciata (ho dovuto mettere la muta alla Barbie surfista nel momento decisivo, e secondo me lei era un po’ ingrassata) – apparecchiare (ho solo sei forchette uguali, ma pare che la tavola spaiata faccia molto degagee), correggere due dettati e riascoltare storia, fornire a quattro figli quattro travestimenti da ragazzi a modo, possibilmente della taglia giusta o con una ragionevole approssimazione, più alcune rapide formalità tipo demolire il fortino costruito sul divano con le insegne delle femmine (“io mi lamento per principio” e “vietato ai maschi”), nascondere con poche abili mosse orsi dentro a ripostigli e furetti sotto i letti. Continua a leggere “Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell’Agnello.”→
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