
di Costanza Miriano
Abito nei pressi di una porta santa, quella di San Giovanni (pochi minuti di corsa, una quindicina a piedi) e lavoro a pochi metri da un’altra porta santa, la più importante di tutte, cioè quella di San Pietro. Quando mi capita di andare a messa a San Giovanni, per esempio (a san Pietro non capita: troppa fila), qualche volta sono tentata di passare sotto quella “speciale”, tanto mi confesso spesso, faccio la comunione, che mi costa dire le preghiere previste, e mettere via un’altra indulgenza? Poi mi chiedo: ma che significato ha? Dio non sta mica lì col pallottoliere, non credo che la mia anima avrebbe benefici da una cosa simile. Il punto centrale, il cuore della questione non è tanto il varcare la porta, quanto l’avere la grazia di capire cosa è il peccato, quali sono i suoi effetti su di noi, come ci tolga le forze e faccia seccare i nostri frutti, come il male ci blocchi, ci rattristi, e quindi, solo allora, chiedere perdono con questa consapevolezza della nostra povertà, del bisogno. Disporci alla grazia, appartenere a Colui che ci salva.
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