di Costanza Miriano
“Dai, bambine, su, i confronti non si fanno…” – parto con la solita solfa dalla cucina mentre ascolto i discorsi delle mie figlie. Non ci credo neanche io mentre lo dico, ascolto la mia voce e sento che suona falsa. Lo so benissimo che i confronti si fanno eccome, soprattutto da bambini, anzi, più esattamente, soprattutto da bambine. Ma è mio dovere procedere alla predichella di ufficio, essendo la mamma.
In realtà viviamo di confronti, e anche quando ci sembra di non farne, non è escluso che è perché ci sentiamo sottilmente superiori. Io credo che in genere il meccanismo che ci consenta di sopravvivere al confronto sia quello di spostare lo sguardo. Tipo: “va bene, lei ha uno stacco di coscia doppio del mio, senza capillari e tonicissima e affusolatissima, ma io invece in compenso ho una bella famiglia” (e poi prima o poi dovrà invecchiare, e anche, ricordiamoglielo, morire, e magari dopo una lenta agonia). Diciamo che ciò che consente di guardare agli altri senza in certi casi soffrire il confronto è il meccanismo di passare a un’altra categoria (sono un idraulico meno bravo ma sono più simpatico). Questo se siamo leali e onesti.
Se invece non abbiamo le spalle abbastanza larghe per guardare alla nostra realtà e digerire i nostri limiti accettandoli, il piano B è quello di dare la colpa agli altri, alle circostanze esterne, alla nostra storia: la famiglia è sempre un buon alibi, ma anche la malattia funziona molto, poi la sfortuna… Insomma, tutto tranne che guardare alla propria miseria.
Il problema è che stare nel confronto fa vivere malissimo, e anche quando ci convinciamo delle nostre bugie (è colpa della sfortuna o della invasione di cavallette) non si è felici, perché non si è nella verità.
Poi. Poi invece c’è un’alternativa. Una risposta diversa. Un’altra strada. Una novità, una bomba atomica. Puoi guardare alla tua miseria, e scoprire che Dio ti ama alla follia, proprio in quella tua miseria, in quel limite, in quella fragilità. Che per lui sei figlio unico. Che passa da quel limite per entrare, per farti capire chi sei – nessuno – e di chi hai bisogno – di Lui che è tutto. Che non fa confronti ma ama ciascuno di noi in modo personalizzato, dando a ognuno quello che gli serve fin nei particolari. Anche quando sembra averci dato una fregatura, in realtà sta facendo qualcosa di buono per noi, ci sta aprendo una strada al suo cuore.
Per capire questo, però, è necessario che il nostro rapporto con lui sia vero, sia vivo, sia alimentato. Che sia il più importante, quello che ci definisce, quello attraverso il quale passano tutti gli altri rapporti preziosi per il nostro cuore: quello col marito o la moglie, quello con i figli, e poi via via ad allargare tutti gli altri. Attraverso questo rapporto, quando riusciamo a intuire la bellezza del volto del Padre, quando annusiamo la bellezza del suoi amore per noi, tutte le altre relazioni ne vengono sanate, dalle più importanti alle più superficiali.
Quando capisci che sei amato pazzamente dal creatore dell’Universo, dall’Onnipotente, vuoi mettere tutto quello che hai nel fuoco di questo amore, tutte le relazioni ferite (perché siamo umani e incapaci di amare perfettamente), tutti i beni e i riconoscimenti: di fronte a questo oceano di piacere, cosa che vuoi che sia … (inserire qui a piacere la cosa che, quando siamo distratti da Dio, ci sembra importante: la professione la Porsche il gluteo tonico i figli bravi a scuola i consensi e via dicendo)? L’unica cosa che conta, e che azzera tutti i confronti, e stare in questa relazione, e supplicare che anche le persone a cui vogliamo bene possano entrarci.

già, proprio solo così…!
Anni fa postai due righe sul neo-darwinismo del modo globale: se ti va male, per esempio se sei disoccupato è colpa tua (“della tua miseria”). Un mondo globale dove non esistono raccomandazioni, sfruttamento, assenza di libertà malgrado le apparenze. In cui per avere un lavoro bisogna spesso infeudarsi a qualche organizzazione (governativa e non).
Nel frattempo prosperano corsi motivazionali di ogni genere per gente sfavorita. Li considero una presa in giro.
Quanto all’agonia, siamo tutti nelle mani di Dio per cui vi rispiarmio aneddoti di gente che si credeva onnipotente.
Per cui, distinguerei accuratamente tra miseria personale e oppressione dei popoli, occuparsi della prima non implica trascurare l’altra e viceversa
Come diceva don Vincent domenica pomeriggio, ricordarsi continuamente di essere dipendenti, mendicanti ovvero i veri protagonisti della storia.
Bello, divertente (nella parte autoironica) e soprattutto vero.
Grazie 🙏❤️
Parole che trovo in un momento difficile, che leniscono e danno senso.
Ti ringrazio
Grazie Costanza cara , riesci a “ superarti “ ogni volta! Ogni tuo commento mi appare sempre più ispirato e potente … ogni parola capace di scardinare le solite vecchie abitudini del pensiero….grazie di cuore , sempre , per tutto ! Arianna ❤️
È questa la Verità: Io valgo, perché Dio, l’ Onnipotente, mi ama infinitamente.
A nulla servono i confronti!
Grazie Costanza!
Soprattutto “Quando capisci che sei amato pazzamente dal creatore dell’Universo…” nonostante le tue brutture, i tuoi evidenti limiti, i tuoi peccati.
È proprio vero. Se apriamo il nostro cuore a Gesù, se mettiamo le nostre fragilità nelle sue mani, anche i nostri successi, tutto cambia. Lo sperimento ogni giorno: se non metto la mia vita nelle mani del Signore, mi inaridisco. Se metto la mia quotidianità nelle sue mani, mi sento libera e non ho paura. E la mia vita acquista un senso. Quindi sono serena anche nella difficoltà.
Grazie, Costanza.
Dobbiamo stamparcelo in testa e nel cuore che il Signore è follemente innamorato di ciascuno di noi.