Suicidio assistito: non cadiamo nella trappola del “male minore”

di Costanza Miriano

Ho l’impressione che la gente, la maggior parte dico (e io con loro), non si renda conto di cosa ci sia in ballo sul tema del suicidio assistito. Pensiamo sia qualcosa che non ci riguarda. Se nominiamo il tema ci vengono in mente solo casi estremi e di cui sappiamo poco, e meno ancora vogliamo sapere, tipo gente attaccata alle macchine, situazioni di disperazione, gente – perché così ce la raccontano Cappato e soci – che nonostante l’affetto, l’amicizia, le cure migliori, anela alla morte come unica possibile liberazione da atroci sofferenze. E così ci giriamo dall’altra parte, rimuoviamo l’argomento, al massimo tocchiamo ferro, o diciamo una preghiera se siamo credenti (anche se a Gesù in tema salute e “morte dolce” non è che sia andata benissimo, ma questo è un altro tema). Comunque, riteniamo che la cosa non ci riguardi. Quindi quando i media del pensiero unico premono per una legge che “si adegui alla sentenza della consulta del 2019” di solito giriamo pagina, scrolliamo col dito, insomma, passiamo oltre. È una roba per disabili, casi estremi. E se la Consulta ha parlato, non ci si può fare più niente.

E invece si può fare molto. E invece ci riguarda.

Innanzitutto cosa accade in un paese in cui viene fatta una legge in merito? Significa che la possibilità di intervenire attivamente dando la morte a qualcuno sia contemplato nel nostro orizzonte, e questo cambia la mentalità collettiva, in un modo potentissimo. La legge cambia la cultura, il modo di pensare, con conseguenze profonde e incancellabili. Stavo per dire inimmaginabili, ma direi che si possono immaginare benissimo, basta vedere cosa è successo nei paesi in cui sono state approvate leggi analoghe a quella che chiedono i mortiferi radicali. Come in Belgio dove ammazzano anche i bambini. In Canada 1 morto su 20 viene ucciso dallo stato. La legge sul suicidio assistito fa più morti di Alzheimer e diabete messi insieme. Si può dare la morte anche ai malati di mente, anche ai bambini. Ci sono congressi dei medici esecutori, congressi come tutti gli altri, con i drink e i deejay e la totebag di stoffa in regalo. Ci sono bambini che si preparano a “celebrare” la morte del nonno programmata per un certo giorno, e la maestra fa fare un bel disegnino della bara, così il piccolo si abitua all’idea. Lo stesso in Belgio, basta essere depressi e ci si fa ammazzare come niente. La verità è che se la legge permette di uccidere a discrezione, è impossibile sapere come vanno a finire le cose. Il piano inclinato è senza fine, come è successo con la famosa legge di tutela della maternità: l’ha tutelata così tanto che siamo arrivati a sei milioni di morti. È questo l’inganno di chi – anche tra i cattolici, alcuni persino di buona volontà – dice che è bene fare una legge, mettendo dei paletti. Nel piano inclinato la valanga sarà presto fortissima e i paletti verranno travolti, lo abbiamo visto tante volte, con la legge 194, con la legge 40. Tolto il principio – la vita è indisponibile – sarà impossibile vigilare.

La legge sull’aborto prevedeva che a una donna venissero prospettate tutte le possibili alternative, che le venissero forniti aiuti, che sostenesse dei colloqui per verificare che la nascita del bambino la mettesse in grave pericolo. Dei paletti stupendi, e grossi come case. L’aborto doveva essere l’estrema possibilità. Cosa è rimasto di tutto questo? Nulla. Niente, zero di zero. L’aborto è stato per anni una pratica contraccettiva, milioni di bambini uccisi perché “non era il momento” (ora la curva sta rallentando, ma solo perché si fanno aborti con le pillole). Succederebbe lo stesso con la legge che vogliono i radicali. Basterà chiedere la morte in un momento di scoramento, e via, eliminiamo un malato che costa, non serve, dà fastidio a chi dovrebbe prendersene cura.

Nessuno che sia profondamente amato e curato e custodito chiederà di morire, e la sfida è amare i malati, non ucciderli. Laura Santi si è uccisa a luglio, e per riuscire ha dovuto essere sola. “Laura per scelta non ha voluto più avere rapporti anche con gli amici, perché non voleva distogliersi dall’obiettivo che si era prefissa. Io ho cercato di essere neutro – scrive il marito – e non condizionante fino alla fine. Anche io mi sono tirato un po’ in disparte nel momento in cui lei ha deciso di fare l’autoinfusione…. Prima che uscissi mi ha chiesto: ‘Vuoi che rimanga ancora un po’?’ ‘No’, ho risposto io, ma non nel senso che non volevo, nel senso di ‘sentiti libera’. Lei ha capito. E si è sentita libera di andare”. Capito? Anche una persona che era diventata una bandiera dell’associazione Luca Coscioni avrebbe voluto essere trattenuta. Ci ha provato. Ha chiesto al marito “vuoi che rimanga?” e lui ha detto “no”. Ma se neanche l’uomo che ti dovrebbe amare più di tutti combatte per averti ancora, chi ti dirà le parole che ci fanno vivere?

Tutti noi, proprio tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica: “è un bene per me che tu ci sia”. Tu sei amato, io voglio che tu ci sia, non importa quello che mi costa starti vicino. Così dicono i familiari dei disabili, anche quando stremati dall’assistenza, spesso soli, impoveriti da una vita tutta spesa per un malato. Eppure continuano a dire: io ti voglio. Voglio che tu viva. Ne sanno qualcosa le mamme dei bambini disabili gravissimi, tanto che tu da fuori diresti quasi che la morte del piccolo sarebbe una liberazione per quella mamma, per quel padre, e invece loro combattono come leoni per la vita di quel bambino, non importa quanto costa, tempo energie soldi fatica. Perché alla fine il cuore della questione è questo: chi si sente amato e voluto e importante per qualcuno, non chiederà mai di morire.

Se viene meno il principio di difesa della vita dei malati, dei piccoli, dei deboli, dei fragili, allora non vale più nulla, le basi della nostra società sono tutte, completamente da rivedere. Il livello di una società si giudica da come difende i fragili, questo ci differenzia da chi viveva nelle caverne e sistemava le cose a colpi di clava. Secoli di civiltà, cultura, bellezza (per la gran parte dovuti al cristianesimo) buttati via con un soffio, un colpo di spugna. La vita è indisponibile, punto e basta, vogliamo ribadirlo.

“Ma la Corte costituzionale ci costringe a fare una legge” – dicono quelli che sono a favore di una legge che limiti i danni, il male minore. Ora, io non sono una giurista, e so che i migliori si stanno sfidando a colpi di Costituzione, ma non credo che sia davvero inevitabile. E chiedo ai parlamentari dell’attuale legislatura se vogliono essere proprio loro a macchiarsi la veste di morte, dato che non è proprio così pacifico che l’invito della Consulta vada raccolto.

Ricordo come è nata la cosa. Dopo la morte del famoso dj Fabo, portato a morire in Svizzera nel 2017 da Cappato che si autodenunciò per aiuto al suicidio, il processo si concluse con la questione della legittimità costituzionale dell’aiuto al suicidio, e nel 2019 con una sentenza i giudici scelsero una posizione che è chiaramente politica, perché sentenziarono che la vita è un bene disponibile e invitarono il Parlamento a legiferare in merito.

Adesso un disegno di legge è all’esame delle commissioni del Senato. Molti si stanno mobilitando. ProVita, per esempio. E le Sentinelle in piedi stanno scendendo in piazza in molte città italiane (a Roma il 13 ottobre dalle 18 alle 19, per le altre città vedere QUI) per dire no a una legge che riempirà di morte il nostro paese, già il meno prolifico del mondo. Andranno in piazza per dire che non serve nessuna legge, non c’è nessun vuoto normativo, il Codice penale punisce come reato l’omicidio del consenziente, e la sentenza della Corte costituzionale è in contrasto a ciò che dice la Costituzione stessa sulla difesa della vita.

Non bisogna cadere nella trappola del male minore, fare una legge che argini, che limiti i danni: la Corte Costituzionale ha evidenziato un presunto vuoto normativo, che però al momento non c’è: l’omicidio del consenziente è e resta VIETATO dall’art. 579 c.p.

Cari onorevoli, per fare questa legge dovreste, allora e prima ancora, cambiare la Costituzione e la sensibilità collettiva che da essa è stata plasmata: lo sapete meglio di me che è il principio solidaristico (art. 2 Cost.) ad impedire di disinteressarsi della salute – e quindi, innanzitutto, della vita – altrui (art. 32 Cost.).

O, forse, la prossima volta che vedremo un aspirante suicida sofferente che sta per lanciarsi nel Tevere faremo cosa buona a dargli una spintarella, invece di chiamare le forze dell’ordine? Lo sapete che, a motivo del principio di uguaglianza (art. 3 Cost.), il passo successivo sarà di essere costretti ad assecondare la sofferenza di chi vorrebbe suicidarsi a motivo di situazioni diverse da quelle di chi ha una patologia ritenuta irreversibile? Per quale motivo giuridico il malato terminale sì, e chi ha sofferenze inaudite nell’anima, no?

Ho il vago sentore che nel 2019 la Consulta si sia prodotta in una forzatura – i suoi componenti non sono infallibili -, forse condizionata (inconsapevolmente: tutti crediamo alla buona fede di certi giudici) da ideologie politiche, su argomenti per i quali è necessario intanto un dibattito parlamentare, proprio perché la Costituzione e l’ordinamento italiano considerano il bene della vita come “indisponibile”.

Chi è stato eletto dal popolo italiano dovrebbe ricordarsi di quale responsabilità ha, e magari anche tirare fuori un po’ di orgoglio del proprio altissimo compito, cioè emanare le leggi che plasmano la nostra società, rispettando i reali intenti costituzionali.

Cari Parlamentari, vi converrà essere voi quelli che si macchieranno di questo delitto, proprio voi che dite di difendere i valori non negoziabili?

Un ultimo spunto. Perché, intanto, non denunciare alla Corte dei conti, per danno erariale, le regioni – come Toscana e Sardegna – che hanno legiferato, in plateale e consapevole difetto di competenza, su materia riservata allo Stato, che deve disciplinare in modo uniforme? Quelle regioni hanno utilizzato risorse pubbliche (forze lavorative e risorse economiche), intenzionalmente distolte da ciò che effettivamente gli compete.

È il momento di far sentire la nostra voce, per i deboli, i malati, per quelli che vorranno togliere il disturbo, perché nessuno sia lasciato solo!

 

11 pensieri su “Suicidio assistito: non cadiamo nella trappola del “male minore”

  1. Francesco Paolo Vatti

    Alcuni pensieri sparis, dopo la lettura di questo ottimo articolo.
    In primo luogo: come faccio, malato, a fidarmi di un medico che, fra le opzioni terapeutiche, vede la soppressione del paziente? Come faccio a pensare che abbia a cuore la mia guarigione e non il liberarsi di un problema?
    Ancora: nulla mi toglie dalla testa che il fine ultimo di questo tentativo di liberalizzazione della morte a richiesta sia quello di ridurre il carico sul SSN. Solo chi fosse ancora produttivo o ricco sarebbe degno di essere curato, per gli altri verrebbe indicata l’opportunità di morire, visto anche che la decisione non è indipendente da quello che ci viene detto da chi sta intorno a noi.
    Purtroppo, quando una persona prende in considerazione l’idea di uccidere, si trasforma, si sente giudice del mondo e così ucciderà anche più di prima e troverà maggiori giustificazioni per farlo. Questo è quello che si vede nei Paesi dove l’eutanasia è legale.
    E mi sono ritrovato benissimo nelle parole che descrivono come, chi abbia a cuore una persona cara in difficoltà, non resti sollevato dalla sua morte, ma senta un vuoto per essa. L’ho visto succedere più volte intorno a me, lo provai quando morirono, a distanza di sei mesi l’uno dall’altro, i miei genitori.
    Per puro amore di completezza, senza che il giudizio sulla sentenza resti meno negativo, la Corte Costituzionale non ha legalizzato il suicidio assistito. Ha solo detto che, in alcuni casi molto particolari, chi aiuti un aspirante suicida a mettere in pratica i propri intenti, non commette reato. La differenza è sottile, ma c’è e dà manforte alla consapevolezza che non ci sia nessun vuoto normativo.

  2. Vale

    Guardate,sciura miriano e guido. Ci sono andato a un ” .” Di distanza. Dal buttarmi giù dal 6piano dell’ospedale di Trento. Se mi avessero detto che la condizione era irreversibile. Mi ha trattenuto solo una cosa. Io sono solo razionale. E, siccome con la logica , ho realizzato che la mia vita non mi appartiene anche se la posso usare come mi pare,ho “subito ” questo fatto. Sarei stato contento se non fossi ( miracolosamente,penso) migliorato di vivere come mi avevano prospettato? No. Sicuramente no. Ma ho ragionato sul fatto, sottolineo fatto, che chi ha creato i pilastri dell’universo ( giobbe), non gioca a dadi e ne ho tratto le debite conseguenze. Ve lo dico francamente. Della faccenda di essere desiderato, non me ne importava nulla. Sapevo solo che sopravvivereo vivere,così come mi era stato detto come possibilità, non lo avrei accettato. Le ragioni umane devono lasciare spazio a quelle divine anche se incomprensibili. Anche la ragione deve cedere alla fede.
    Nonostante tutto ho usato la ragione.
    Gioco ancora a golf( se no la chiusura sarebbe troppo seria.)

  3. nike

    La legge dovrebbe essere fatta per tutelarci da estremismi e maglie larghe. Costringere una persona alla sofferenza continua non è cristiano, non è buono, non è razionale, è contro la vita. Perché tutto questo attaccamento a un corpo? Non capisco giuro.

  4. Gian

    Tante belle parole, ma ne serve una sola ” NO ”
    il vostro parlare sia SI SI o NO NO. Tutto il resto é del maligno….

    1. Vale

      Appunto. Quel che volevo dire. Se uno vuol farlo, non glielo impedisce nessuno. Se non è in grado trovi qualcuno che lo aiuta ma non a spese dei contribuenti né obbligare qlcno a farlo x funzione ricoperta. Il resto è nelle mani di Dio che è l’unico che può giudicare. Non certo gli uomini. Ma il peccato si può, come minimo, non favorirlo ( visto da cristiano). X gli altri non potrei dire.

  5. Pingback: Fine vita e fine della Vita - Luces Veritatis

  6. Claudio

    Tutti abbiamo visto il film “Million dollar baby”: personalmente ho provato enorme simpatia per la malata terminale (Ilary Swank) e per chi si stava dedicando a lei (Clint Eastwood), ma non ho approvato, essendo cristiano, la scelta finale di costui (che fra l’altro aveva chiesto consiglio alla Chiesa). Voi?

      1. Claudio

        Rimane comunque uno splendido film, mi interesserebbe tanto leggere la recensione di Costanza, le sue riflessioni in merito….

  7. luthien

    Che lo si voglia o meno , la legge plasma la mentalità e l’esperienza dovrebbe insegnare , soprattutto , ai tanti cattolici del male minore.
    La questione se sia necessaria una legge che disciplini la materia del suicidio assistito non è semplice e si inserisce , purtroppo, in una vera e propria lotta tra potere legislativo e ed ordine giudiziario per la supremazia normativa.
    Quello che mi preme è sottolineare quanto sia importante non sentirsi , né essere soli.
    Ho ritrovato due articoli pubblicati sul Giornale di Domenica 24 Agosto.
    Il primo riguarda Giusy Versace, tra l’altro parlamentare , che venti anni fa fa , ebbe una grave incidente d’auto: l’auto, durante un temporale, sbanda, esce di strada, tagliando in due un guard rail e perde le gambe. In ospedale non rimane mai sola: amiche, amici, genitori , cugini, tutti tirano fuori una forza incredibile e poi il supera la rabbia , con un pellegrinaggio a Lourdes ed alla domanda : ” perché a me?”, la risposta ;” perché non a te? perché ad altri?.
    Il secondo relativo ad Ambrogio Fogar, l’esploratore e personaggio televisivo degli amnii ottanta e novanta, che nel 1992 subì un incidente che lo paralizzò dal ,collo in giù. Fogar , subito dopo, voleva togliersi la vita , andando in un paese , dove si praticava l’eutanasia. , ma , riporto le parole della figlia ” con le sue sorelle e mia madre, abbiamo creato un fronte compatto contro la sua decisione. Nessuno avrebbe potuto limitare il suo desiderio. Percependo che il nostro amore non era cambiato, cambiò idea.. ” Tutti ci siamo ritrovati in una comune visione dell’ amore che ha radici antiche e guarda ad un orizzonte comune, nonostante le bordate della vita”
    Sarebbe possibile questo oggi ?Quante famiglie ci sono i? quante non sono disgregate, sfasciate? Condividono una comune visione della vita? Quanti in futuro , saremo soli?
    Dobbiamo cominciare a chiederci cosa fare , come essere vicino ai nuovi ” ultimi”, i vecchi, i malati , in un mondo sempre più freddo ove la luce di Cristo , rifiutata, si sta spengendo

  8. exdemocristianononpentito

    Il potere giudiziario ha le sue colpe, ma quello legislativo spesso e volentieri non legifera, per opportunismo e per non creare contrasti.
    Quindi anche il secondo ha le sue colpe, e non sono poche!

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