Due case e l’infinito

di emanuelefant
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Illustrazione di Emanuele Fucecchi

di Emanuele Fant  per Credere

Soltanto otto chilometri di stradine panoramiche separano la casa della Madre del Signore da quella di Giacomo Leopardi. Loreto e Recanati, entrambe meta di pellegrini.

La prima abitazione ha lasciato la Palestina con mezzi propri (chi dice in volo, chi via nave, comunque in modo non usuale) per stabilirsi su una precisa collina marchigiana, dove si sentiva sicura dai turchi.

La seconda non ha mai alzato un mattone, anzi si è rivelata una inamovibile prigione per Giacomo che contemporaneamente aveva paura di uscire, ed era attratto dallo scalpiccio sui sentieri.

Palazzo Leopardi ha una stupefacente imbottitura: sulle pareti trovano alloggio migliaia di libri. Tutto il sapere del tempo, diviso in pratici volumi rilegati, ordinati per tema: letteratura, astronomia, religione. Ogni dubbio che si può avere, risolto da migliaia di ore di studio.

La casa di Maria invece, le decorazioni le sfoggia di fuori: un solenne rivestimento di marmo, ideato dal Bramante in persona, e, come seconda protezione, una basilica rinascimentale. Entrando, l’emozione è tutta per i poveri muri, per i mattoni (la Madonna bambina ci avrà appoggiato la schiena? Avrà scherzato, nascondendosi da Anna e Gioacchino, proprio in quell’angolino?).

Dalla finestra su Recanati si invidiava la vita vera di sotto, la corsa della spola messa in moto da una giovane popolana che era promessa di bene. Poi, alla morte di Silvia, la speranza di Giacomo piombò giù dal davanzale, e tutto il suo sapere finì a fare da impalcatura a una irrisolvibile disperazione.

L’altro abbaino ha accolto le sante suole dell’angelo Gabriele, la proposta, la risposta dolce ed istintiva che sappiamo.

Che strani scherzi fa la geografia, quando è in vena. O forse l’accostamento non è casuale. Giacomo si è “finto” nel pensiero un eterno quasi vero, per potercisi tuffare (ma sempre con scarsa soddisfazione); l’inquilina dell’altra abitazione, con un “Sì” di ragazzina, l’Infinito lo ha avuto tra le braccia, da allattare.

5 commenti to “Due case e l’infinito”

  1. L’una ha anelato a que l’infinito che l’altra ha custodito con un amen.

  2. “Ogni dubbio che si può avere, risolto da migliaia di ore di studio”: ma di fronte alla conoscenza dell’infinita sapienza delle cose create è sempre una briciola, piccolissima.
    Ho sempre considerato Leopardi, anche se nato nella mia “Marca”, un vero poeta ma per me insopportabile. Mi deprimeva ogni volta che lo si studiava a scuola… e la cosa non è mutata. I suoi testi, frutto di “speme” non sarebbero nati da una vita visuta al di fuori di quella casa.
    La poesia della Santa Casa è gioiosa anche se all’interno vengono portate tante lacrime e tanta sofferenza. Maria c’è! Come ha detto Padre Pio, la Madonna passeggia lì dentro.

  3. E fuori dalla Santa Casa, sul gradino che la circonda, il segno lasciato da milioni di devoti…

  4. Viviana: stupenda foto ai miei occhi! Ti abbraccio. Smack!

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