Maternità surrogata

di admin @CostanzaMBlog

Prendetevi 28 minuti per vedere questo video (della Steadfast Onlus) e capire cos’è la “maternità surrogata” direttamente dalle parole di chi l’ha usata, di chi è stato usato, e di chi si è arricchito.

***

35 milioni e 800 mila schiavi nel mondo. La schiavitù non appartiene solo alla storia. Dall’antica Roma all’Africa, fino all’Asia la schiavitù persiste oggi con un nuovo volto. Donne e bambini ne sono i protagonisti. Dalla prostituzione, al traffico di organi, dall’immigrazione clandestina, allo sfruttamento sul lavoro…
Il progresso avanza ogni giorno e con lui anche la criminalità diventa sempre più organizzata.
Una nuova forma di sfruttamento sta sempre più emergendo, si chiama: “Maternità Surrogata” o “Utero in affitto”, un business colossale!!!
2016-01-14_144337Un business che agisce mascherato e venduto alla popolazione come atto d’amore. In realtà è un mero atto commerciale che prevede la vendita di bambini e lo sfruttamento di donne, spesso in stato di indigenza, per realizzare il capriccio egoistico di alcuni soggetti e lo sviluppo di un nuovo business… quello degli “allevamenti di esseri umani”.

Donne sfruttate facendo leva sulla povertà, sulla assenza di cultura. Bambini venduti, strappati dal seno materno nei primi istanti di vita! Un business molto più semplice da sviluppare per gli sfruttatori, un business più redditizio…
Quindi organizzazioni, reclutano donne con l’inganno, gestiscono la loro vita per 9 mesi, le privano di ogni forma di libertà. Si perché il contratto di maternità surrogata prevede proprio questo!
Ignare di cosa le aspetta, vivono questa condizione per ottenere quel minimo di sopravvivenza economica. Private di dignità, della loro maternità, da esseri umani vengono mutate in contenitori, in oggetto.
Partoriranno un figlio che qualora non rispettasse le attese, non verrà mai alla luce perché la coppia richiedente potrà richiedere la soppressione del feto senza che la madre possa opporsi.
Se la gravidanza avrà complicazioni e sfocerà in un aborto spontaneo… nessun problema, si ricomincerà da capo tutta la pratica.
Donne tramutate in una foto e in una riga di curriculum di un listino di vendita. Listino soggetto a scontistiche e offerte last minute!

La schiavitù esiste! Nonostante che il nostro codice penale la classifica come DELITTO, negli articoli 600 e 601, viene praticata e in una sua forma, quella della Maternità Surrogata, vuole essere legalizzata da alcuni soggetti!

fonte: Steadfast Onlus

19 Responses to “Maternità surrogata”

  1. L’ha ribloggato su kos64e ha commentato:
    Crimine contro l’umanità

  2. Fame e sete di Giustizia…

  3. L’ha ribloggato su Leonida & Co.e ha commentato:
    La schiavitù, l’orrore, il disprezzo della donna, spacciato per “progresso”!

  4. 28 minuti di follia allo stato puro!

  5. …35.800.000 schiavi nel mondo mi sembrano pochi!

  6. Maria benedici lei e il bambino.
    Scusate si parla della mia Maria?
    Perchè non capisco proprio proprio che c’entri la Madre di Dio!

  7. Al di là del fatto che dopo cinque minuti di video, precisamente quando la madre partorisce e pone la mano sul bambino benedicendolo tra i singulti di una tristezza senza maschere, già mi era salita una nausea incoercibile. Qui la follia non è questo video. Non so nemmeno se si possa dire follia, o amorfizzazione cerebrale, o impermeabilità ai sensi base dell’essere umano. Quello che è. Sta di fatto che l’inconciliabile (diciamolo così) è che tra le scene di uno squallore disinibito si trovano immagini di emozione, di sorrisi, di strette di mano. Vere, ma finte. Una roba che mi fa rabbrividire.La doppiezza che fa breccia nel cuore di chi si commuove davanti al cagnolino che va sotto l’auto e brinda con la lacrimuccia alla festa in casa della coppia omosessuale che ha comprato un bimbo in cambio di un appartamento… E questo è il motivo (tra tanti,troppi,non so) per cui questo mondo sta diventando un ammasso di inconciliabilità.

  8. Non ce l’ho fatta. Non ce l’ho mai fatta nemmeno ad avviare quell’altro video, quello del feto abortito che tenta di difendersi. Stasera pregherò di più per questo, per quelle madri, per quei bambini, perché tutto questo abbia presto una fine.

  9. Allucinante tutto, a partire dal linguaggio dei compratori e degli operatori, che mostra con disumana freddezza lo scopo del tutto. Coppie etero, omo, singoli, gruppi di numero imprecisato, giovani, vecchi (ancor peggio), è uguale, non mi interessa. Il concetto vale per tutti: fabbricare un bambino ad uso e consumo della soddisfazione del desiderio di possesso degli adulti, che se lo comprano alla pari di un qualsiasi altro oggetto che gli procuri “tanta gioia”, come dicono loro. E tutto ciò, in più, trattando le donne come contenitori vuoti e degradando al livello di incubatrice il loro corpo.
    Nemmeno possono piangere! Perché poi? No…. adesso non piangere, stai tranquilla! Danneggeresti il prodotto prima di consegnarlo al cliente!

  10. @Lisa: hai ragione, provo le le stesse cose! Sembra non ci sia più limite alla follia e al contorsionismo mentale di chi vuole far passare queste pratiche abominevoli quasi come una forma di “carità” verso le povere coppie omosessuali per garantire il loro “diritto” di comprarsi i bambini. Bambini che la natura cattivona impedisce loro di far nascere normalmente… La stessa natura che poi invocano per giustificare l’omosessualità come “naturale”… Non ci si capisce più niente.

  11. E intanto Wired (rivista di tecnologia attualità altro) con un blog, ci racconta:

    La normale storia di una donna che ha partorito per altri

    Vanessa è una madre di 31 anni, che ha deciso di partorire due gemelli per una coppia gay italiana. Ecco la sua esperienza…

    La storia potrebbe essere inventata di sana pianta oppure no, ma poco importa. Vanessa è un persona generosa (persino cattolica) che fa un opera di bene. E’ già madre, non si capisce se ci sia un padre e se ha voce in capitolo… o meglio se c’è non ne ha, non è stato menzionato neppure una volta.

    La chicca: «Per me l’amore è amore, non importa che siano due donne, due uomini o un uomo e una donna, bianchi, neri ecc. L’amore non ha etichette. Quando vivevo in Arizona, il mio migliore amico era gay. Scherzando tra noi lui mi chiamava la sua ‘moglie etero‘ e io lo chiamavo il mio ‘marito gay‘. Lui mi ha fatto conoscere la realtà gay”.»

    Insomma LOVE is LOVE (e ti pareva…).

    L’autrice dell’articolo poi è (guardacaso) una donna, tale Caterina Coppola.
    Molto spesso su temi del genere Wired pubblica perle di saggezza scritte da donne. Mica poteva essere diversamente, se lo facesse uomo il tutto potrebbe essere “di parte”.

    http://www.wired.it/lifestyle/salute/2016/01/13/storia-madre-parto-altri/

    • Vediamo poi se pubblicano il mio commento:

      «Bene in tutta questa bella favola happy end esaltazione del Love is Love, qualcuno si è soffermato a pensare alle possibili domande dei gemellini arrivati all’Età della ragione?
      Giacché per quanto “normali” saranno in futuro simili storie, temo resterà normale nascere da un uomo e una donna… quanto meno da una donna.
      Quindi alla domanda dei gemelli a Stefano e Claudio: “ma la mia mamma chi è?” Risponderanno cosa? Le favolette durano fino all’età delle favole…

      Ma naturlamente il “normale” trio che ha messo al mondo i gemelli, si sarà tenuto in contatto via internet-social o altro… quindi: “la tua mamma è Vanessa…” (o ci si inventerà una ardita circonvoluzione o si racconterà un balla…), al che:

      “Ciao Vanessa, allora sei tu la nostra mamma… e quindi abbiamo dei fratelli!”

      “Emh no, veramernte io non sono la vostra mamma… io sono stata solo una incubatrice. I miei (veri) figli NON sono vostri fratelli (sic!)”. “io ho fatto solo un’opera buona e vi ho *regalati*… !”

      Ora ditemi chi è il demente (compresa lei cara Caterina) che gioirebbe a sentirsi raccontare simile realtà (con tutti i buoni sentimenti mi raccomando).

      Eh già… ma LOVE is LOVE, ma non per tutti (qualcuno si potrrebbe prendere una mazzata che segnerà tutta la sua vita).»

  12. L’ha ribloggato su l'ovvio e l'evidentee ha commentato:
    …senza parole…

  13. Bariom, io conosco una signora che si è prestata a questa cosa dell’utero in affitto. Aveva già due figli suoi e ha portato in grembo il figlio di una single che non poteva portare avanti la gravidanza. Ovviamente tutto è stato descritto come un enorme atto di generosità (a parte il fatto che è stata pagata profumatamente, ma tant’è…). Dopo il parto e dopo aver “ceduto” il bambino (messo su un aereo e portato via a una settimana di vita… anche questa una cosa di per sé pericolosa, tutti i pediatri sconsigliano di viaggiare in aereo con bimbi tanto piccoli), la signora “portatrice” (così le chiamano, come se portassero una brocca d’acqua), che pure si era dichiarata per mesi convintissima e un’attivista della causa, è entrata in una profonda depressione. E tutti quanti intorno a lei – colleghi, marito, figli – facevano il balletto delle ipotesi per non dover ammettere l’ovvio collegamento tra ciò che aveva fatto e la reazione della sua coscienza/psiche/ ormoni che chiaramente si ribellavano.

    • Eh già….

      Ma se le cose andranno avanti di questo passo, ne vedremo di ogni sorta in quanto ad “effetti collaterali”, soprattuto ma non solo, nei figli nati da codeste pratiche…
      Ma quanto ci vorrà (anni e anni) perché questi effetti si evidenzino in modo inconfutabile, sino a riconoscere forse un vera e propria “sindrome”?
      E anche quando questo accadrà ci sarà tempo, modo, volontà per tornare indietro? (senza poter comunque riparare al male fatto).

  14. Ho letto l’articolo su “Wired”… Avete notato che en passant la donna “portatrice” dice che NON AVEVA L”ASSICURAZIONE SANITARIA? Ops… Questo negli USA di solito vuol dire che si è in uno stato di indigenza, che non c’è nessuno in famiglia con un lavoro stabile e a tempo pieno che possa garantire l’assicurazione sanitaria. E poi vogliono farci credere che questa donna l’abbia fatto per pura generosità? Mostruoso…
    E poi nessuno si chiede come possa sentirsi il bambino? La signora parla delle emozioni che provava quando sua figlia si muoveva dentro di lei… ma con questi due bambini “inquilini” del suo utero ovviamente lei non prova le stesse emozioni! Nessuno si chiede come questo possa influire sui bambini? Si fanno tanti studi sulla vita prenatale, su come le donne in gravidanza comincino già a comunicare con i figli e questo influisca sulla loro vita futura, e poi nessuno si interroga su queste cose? Non ho parole.

  15. A me ha colpito il discorso fatto dal marito della “portatrice” indiana: dopo la prima “sfornata” che ha fruttato una casa nuova, ce ne vorrà un altra per pagare gli studi al loro figlioletto. Quindi queste povere donne non sono sfruttate solo dall’industria della maternità surrogata, ma dai loro stessi mariti che le usano per raggiungere la tranquillità economica!! Senza far alcuna fatica….

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