L’eccezione italiana, di cui parlava Giovanni Paolo II

di autori vari

 

family

di Eugenia Roccella dal sul suo profilo facebook

Cari amici,
infuria una discussione sul web innescata da un’intervista di Gianluigi De Palo, da poco presidente del Forum delle Associazioni Familiari, a vita.it, in cui dichiara che il Family day del 2007 “è stato uno dei più grandi fallimenti che abbia visto”, e che l’urgenza (e questo mentre nei prossimi giorni si voterà il ddl Cirinnà sulle unioni civili al Senato) è il quoziente familiare. Ci sono stati molti commenti in disaccordo sulla sua pagina facebook, e alcuni interventi interessanti, tra cui quello di Francesco Agnoli e di Assuntina Morresi .
Questo è quello che penso io:

Caro De Palo, come portavoce del Family day del 2007, quello promosso proprio dal Forum delle famiglie, anch’io non ho dubbi, ma ho giudizi e ricordi diversi dai tuoi. Ci siamo conosciuti proprio in quell’occasione: e l’occasione erano i Dico, le unioni civili fatte dal governo Prodi, non il quoziente familiare, battaglia di equità fiscale importante, ma che non avrebbe dato origine a una manifestazione oceanica. I cattolici non sarebbero scesi, e non scenderebbero, in piazza con tanta convinzione e in così grande numero per abbassare le tasse a chi ha figli: lo hanno fatto, invece, anche il 20 giugno scorso, per ricordare che “siamo tutti figli di un uomo e una donna”, e che la famiglia, come dice la nostra costituzione, è “la società naturale fondata sul matrimonio”. I soldi sono importanti, ma non mobilitano le coscienze, e soprattutto il popolo cristiano sa che la crisi della denatalità non coincide con quella della famiglia.
Come ha scritto autorevolmente Navarro Valls, oggi esiste una polarizzazione tra due modelli, la famiglia senza figli (p.es. la Cina) e i figli senza famiglia (Valls ha portato ad esempio proprio la tanto osannata Francia). Cioè ci sono paesi in cui la natalità è un po’ più alta che in Italia, ma la famiglia non c’è più, la maggioranza delle madri è single, i matrimoni sono in caduta libera, i divorzi invece si moltiplicano, le convivenze non durano, gli aborti salgono insieme all’uso di pillole e contraccettivi, e così via. L’Italia, su TUTTI QUESTI DATI (matrimoni, divorzi, madri single, uso di contraccettivi ecc) sta meglio, anche se rispetto a solo dieci anni fa le cose sono fortemente peggiorate.
La Francia ha il quoziente familiare e un welfare molto generoso per chi ha figli, ma il tasso di natalità differisce dal nostro solo per un misero 0.5, ed è sotto il livello di sostituzione, cioè la percentuale che garantisce almeno la stabilità demografica (che è 2.1 figli per donna). Tutti noi sappiamo che l’Italia faceva tanti figli proprio quando era povera, magari dilaniata dalla guerra civile, o sotto le bombe degli alleati, e che la natalità è scesa, come in tutta Europa, proprio una volta raggiunto un buon livello diffuso di vita. Il continente con la più alta percentuale di figli è l’Africa, non certo un modello di benessere economico, e tantomeno di equità fiscale. Questo non vuol dire che non bisogna lottare per avere il quoziente o meglio il “fattore famiglia”: vuol dire soltanto che natalità e famiglia nel mondo occidentale non sono più ambiti sovrapponibili (è proprio questo il problema!), e che non si può sostituire la questione antropologica con quella fiscale. La prima è fondante per l’essere umano, la seconda no. Su una cosa hai ragione: non possiamo stare in porta a parare i rigori, quindi bisogna invadere il campo e attaccare sul piano culturale, difendere con coraggio le nostre idee, sapendo che ormai sono controcorrente e che chi le propone è isolato, e possibilmente silenziato, anche in parlamento. Per questo serve che restiamo uniti, nel solco del magistero della Chiesa, ricordando che ormai, in tutta l’Europa, resta solo l’Italia senza il matrimonio gay (in Germania c’è ma semplicemente non si chiama matrimonio) e che la Cirinnà è esattamente un simil-matrimonio, che abbia o no la stepchild adoption.
Giovanni Paolo II parlava di “eccezione italiana”: è questo che dobbiamo difendere, senza prendere a modello altri paesi europei, dove il disastro della famiglia è molto più avanzato che da noi.

14 commenti to “L’eccezione italiana, di cui parlava Giovanni Paolo II”

  1. per la verità ci sono in Europa altri Paesi in cui non vi è il matrimonio gay, a meno che si voglia considerare l’Europa solo quella prima del muro di berlino

  2. ma perché si deve fare per forza una classifica delle priorità.
    io per esempio mi nutro, dormo, mi lavo e sbrigo altre faccende in momenti diversi….
    se é un problema di tempo e energia diamoci una mano, no?
    grazie di tutto
    vi seguo con stima

  3. Secondo me l’uscita “galantiniana” di Gigi De Palo ha invece favorito lo scatto d’orgoglio di Bagnasco che con la sua dichiarazione di ieri fa scrivere oggi al Corsera che ci sarà un nuovo family day con l’appoggio della CEI.

    (GENOVA, 6 GEN – “Nessun’altra forma di convivenza di
    nucleo familiare, puo’ oscurare o indebolire la centralita’ della
    famiglia, ne’ sul piano sociologico, ne’ sul piano educativo”, ha
    sottolineato Bagnasco, sottolineando che “la Chiesa conferma la
    propria profonda convinzione verso la famiglia come il grembo
    della vita umana come la prima fondamentale scuola di vita, di
    umanita’, di fede di virtu’ civiche, umane e religiose”. “Questa –
    ha ricordato – e’ l’esperienza universale che la Chiesa difende
    in ogni modo per amore dell’uomo, della vita e
    dell’amore”.(ANSA).

    • Se “nessun’altra forma di convivenza di nucleo familiare, puo’ oscurare o indebolire la centralita’ della
      famiglia, ne’ sul piano sociologico, ne’ sul piano educativo”, allora possiamo stare tranquilli.
      Perchè insistere ad opporsi contro qualcosa che, come dice Bagnasco, non può né oscurare né indebolire la centralità della famiglia???

  4. Questi dicono che non vogliono una Chiesa che insegua la politica. Io questa politica tanto impegnata nella difesa di vita, persona e famiglia NON LA VEDO. Ormai anche Forza Italia è pro-ideologia LGBT. A parte la strenua resistenza di un pugno di parlamentari senza casa politica, non c’è niente. A me pare invece che chi voglia evitare l’emergenza antropologica sia il primo ad essere uno strumento della (peggior) politica e del potere, ossia del Governo Renzi. La ‘nuova’ Cei vuole davvero ridurre tutto a questione fiscale? Forse perché intende difendere i suoi privilegi. Un clero senza popolo ma con (ancora) tanti immobili e attività commerciali, questo rischia di diventare la Cei. Grazie ad Eugenia ed Assuntina per il loro coraggio, siete dei punti di riferimento. Specie Assuntina ‘residuato bellico’ della gloriosa stagione di risveglio cattolico suscitata da don Giussani.

  5. Speriamo ke l’eccezione italiana continui.poiché dall’articolo della miriano sul foglio di oggi e dalla preghiera di langone sui fatti di Germania sulle molestie organizzate,pare che il futuro non sia sia roseo…

    • già Vale, aggiungerei anche quanto scrive oggi Adinolfi su facebook:

      “Nel Pd una tizia che ha avuto un posto nel cda di una importante partecipata solo in virtù di essere molto amica del presidente del Consiglio e di averlo instradato da lesbica ai “diritti lgbt” (Renzi nel 2007 partecipò al Family Day con posizioni identiche alle mie, pubbliche, contro i Dico) ora propone l’espulsione di tutti quelli che non la pensano come lei. Quando ero nel Pd mi mandò per due volte a processo per “omofobia” per la stessa ragione (ovviamente assolto). La violenza di questi tizi che con una mano prendono tutti i benefici dell’essere prossimi ai potenti, dall’altra provano a uccidere politicamente i dissenzienti, è una delle ragioni per cui diffidare seriamente dei proponenti la legge imbrogliona sulle unioni civili omosessuali. Solidarietà a Silvia Costa.”

      • @paulratter
        Vero.siccome ,anch’io, in tempi lontani,mi sono immischiato in politica, confermò che,salvo rare eccezioni, dopo un po’,quasi tutti si riconoscono nel primo articolo della costituzione secondo Longanesi: “tengo famiglia”.
        In più ci aggiungono grettezza e vendicativita’.

  6. “(in Germania c’è ma semplicemente non si chiama matrimonio)”

    so che non si dovrebbe cercar di veder sempre il bicchiere mezzo pieno, ma antropologicamente parlando la differenza e’non da poco mi sembra.

    • @Ola È il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Perché poi può succedere che quella cosa che non si chiama matrimonio va a soppiantare direttamente il matrimonio, visto che nei fatti ne prende le funzioni.

      • succeeder sicuramente. tuttavia se devo scegliere fra francia e germania preferisco un sistema dove non si chiami matrimonio cio che matrimonio non e.

  7. Sempre a Paul
    Dommage per la b dimenticata prima. Colpa del tablettino, ovviamente.
    Sul foglio di oggi,oltre alla preghiera di langone ke ricorda quanto da te detto, vi è un art. Di ferraresi su matzneff dove si ricorda quel ke disse Benedetto xvi nell’ orazione funebre di Don Giussani.

    Non vi è più !a ricerca della bellezza. Spirituale e materiale. Poiché nella chiesa vi sono entrambe. L’et-et.
    La “filocalia” della più famosa raccolta di testi patristici della chiesa ortodossa.

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