Quello che ci è chiesto

santo s

di Costanza Miriano

Negli ultimi mesi ho avuto il privilegio di lavorare a degli speciali per Rai Due, una serie di cinque puntate su Giovanni Paolo II, in particolare sul suo rapporto con i giovani, e su Benedetto XVI e Francesco (QUI è possibile vederli sulla la pagina del sito di  Rai Vaticano, quattro speciali dal titolo Santo Subito). A parte che ho dovuto lavorare sempre con il fazzoletto in mano, tanta è stata la commozione nel riascoltare le parole dei due predecessori dell’attuale Pontefice, non è che mi sentissi tanto in grado di spiegare qualcosa agli spettatori. Davanti a tali maestri ci si sente sempre e solo discepoli.

Posso però dire quello che ha colpito me: l’essenza della santità di Giovanni Paolo II è stata la gioia di essere sacerdote. Lo ha detto uno che se ne intende, il postulatore della sua causa di canonizzazione (che ha anche scritto un libro insieme al nostro Saverio Gaeta), Slawomir Oder. La gioia di essere pastore e padre, il coraggio di chiedere di più ai figli, con amore ma con fermezza, come fa un padre. Un padre che, da sacerdote, ci mette in comunicazione con il sacro, ci permette di entrare in rapporto con Dio.

Ma quello che più colpisce me, che sacerdote non sono (e non voglio essere!), è soprattutto l’aderenza gioiosa alla propria vocazione: stare con tutto se stessi nel posto in cui si è chiamati. Questa è la straordinaria gioia di essere cristiani.

Anche ripercorrendo la vita di Joseph Ratzinger mi sono ricordata che per ben due volte da cardinale disse di no a Wojtyla che lo voleva a Roma. Nessun avanzamento di carriera sembrava attrarlo quanto la fedeltà al suo posto (poi però l’insistenza del Papa ebbe la meglio).

Certo ci sono tanti spunti da approfondire nella vita del nostro amato nuovo santo, ma questo è quello che oggi parla di più al mio cuore. Essere quella che sono, moglie, mamma, e infine (molto infine) anche una che scrive, è l’unica via che mi è data per la santità. Il nostro posto, col nostro indirizzo preciso, con le persone che ci sono state date, con la chiamata alla quale abbiamo risposto. Questo ci è chiesto. Nulla di più ma anche nulla di meno.

fonte: Credere

47 pensieri su “Quello che ci è chiesto

  1. fiore

    Come era solita ripetere la Beata Teresa di Calcutta, la via per la santità consiste nel fare le cose ordinarie ( nel posto dove Dio ci ha chiamati a vivere) con amore straordinario. Da qui la gioia che tanto contagia.

    1. E’ fondamentale cercare il proprio posto, inteso come la propria vocazione, come l’espressione massima del disegno di Dio su ciascuno di noi. Anche sbagliando. Ma prendere una strada per corrispondere alla Sua volontà e’ l’unico modo per vivere pienamente, e la costanza e perseveranza nel seguire quella strada l’unico modo per costruire qualcosa di vero, qualcosa di cui non ci si penta se il fine ultimo e’ la ricerca della Sua volontà.
      E’ duro il discernimento, conviene fare spesso domanda di aiuto allo Spirito Santo!

    2. Stando dove Dio ci mette, cercare il proprio posto, chiedendo a Dio di mostrarcelo con chiarezza (il che potrebbe comprendere lo stare dove stiamo…) 😉

  2. “Essere quella che sono, moglie, mamma, e infine (molto infine) anche una che scrive, è l’unica via che mi è data per la santità. Il nostro posto, col nostro indirizzo preciso, con le persone che ci sono state date, con la chiamata alla quale abbiamo risposto. Questo ci è chiesto. Nulla di più ma anche nulla di meno.”

    …così fan tutte (essere quelle che sono). E’ la vita!

      1. webmrs:

        …naturalmente te batti sempre sul tasto del maschio e femmina, ma dal punto di vista esistenziale concreto non è che TUTTI cercano di essere o diventare quello che nessuno può sapere se sono o non sono “autenticamente”?
        Da un po’ di tempo sembra che per VOI nella vita non esista altro che l’essere maschio e femmina e annessi e connessi!

        1. Per la cronaca:
          1) in un primo momento avevo scritto «MOLTI cercano»;
          2) poi però siccome rispondevo a un suo commento in cui si parlava di TUTTE, ho corretto in MOLTE;
          3) poi però bis siccome quell’atteggiamento è unisex, ho corretto in MOLTE E MOLTI;
          4) che poi alla fine bastava che lasciassi MOLTI (che vale “l’uno e l’altro sesso”).
          Morale? Chi lascia la strada vecchia per la nuova, gli casca il paniere e si rompono l’ova…
          😉

        2. Te invece sembri non vedere quanti fanno una vite infelice – o meglio si creano una vita infelice – per il semplice fatto di essere sempre in conflitto con la propria storia (indipendentemente dall’essere maschio o femmina…) e la propria realtà.

          Sempre a desiderare, attendere, arrabbattarsi per essere qualcosa di diverso, avere una storia diversa, una famiglia diversa, un lavoro diverso (o di questi tempi anche solo un lavoro certo aspirazione tutt’altro che sbagliata…), una moglie divesa, un marito diverso, un carattere diverso, fino a cose – apparentemente banali – come essere più alto o più basso, più bello o bella, più giovane, più dotato o dotata (in qualunque ambito), più ricco o più famoso e la lista sarebbe infinita…

          Sempre alienati in una realtà immaginifica che non fa accettare l’oggi, per vedere magari un domani che non ha mai portato ciò che si desiderava e un passato – fatto di un susseguirsi di “oggi” – che ormai se n’è andato per sempre, senza che alcun “oggi” sia stato realmente vissuto.

          1. ….non basta dichiare di essere se stessi (così come gli è dato di essere) (a meno che non sia una tautologia)
            e considerare gli altri alienati. Ovverosia, si può benissimo farlo, ma è solo (ovviamente) una auto-dichiarazione. Nessuno può dichiarsi in odore santità o in cammino per la santità e tantomeno considerare gli ALTRI fuori strada.
            Chi siamo noi per considerare gli ALTRI fuori strada?

            1. Alvise, ma ci fai o ci sei?

              Credi che io mi chiami fuori da quanto descritto? Non c’entra un bel nulla “l’esser se stessi”…
              Io poi non ho parlato di errore o “fuori strada” ho parlato di sofferenza!

              Non rivoltare sempre i concetti come più ti piace, giacché ti riconosco l’intelligenza di comprendere quanto ho scritto… oppure sei in malafede.

              1. Se poi non vedi intorno l’allienazione in cui tutti incappiamo o possiamo incappare (c’è poi chi più chi meno), vivi proprio in un altro mondo… il tuo! Che finisce giusto lì, e non va oltre i tuoi muri a secco.

                1. Ha forse importanza chi lo stabilisce, chi lo quantifica…

                  Io so solo che quando si soffre non si vorrebbe soffrire più (tranne che uno non sia masochista o che alla sofferenza dia un valore più alto ed uno scopo) e che se soffri la tua pare sempre la sofferenza più grande di ogni altra…

                  Ma tu col gusto di giocar con le parole e metter tutto in contraddittorio, sembri uno che vive su Marte e metti in discussione anche l’ovvio… continua così che vai forte! 😉

                  1. Volevo solo dire che, per tutti, l’alienazione e/o la non-alienazione iltrepassano la visione religiosa secondo cui uno è felice solo se si abbandona alla grazia di Dio!

                    1. Non la “oltrepassano”… vengono prima, in quanto situazioni assolutamente umane e comuni all’Umanità intera.
                      Che poi ci si possa dis-alienare con altri mezzi o sostituendo alienazione ad alienazione è altra cosa.

                      Resta il fatto che l’Uomo realmente in grado di vivere l’ “oggi” in pienezza e con discernimento sui fatti della vita (propria e spesso altrui) è l’Uomo che ha un serio “senso religioso” o visione religiosa, della vita (nel parlare con te mi accontento di definire così la fede…), non quello che ne ha una visone puramente “orizzontale”.

                      Poi libero di confutare… 😉

                    2. …o se afferma di abbandonarsi alla grazia di Dio (chi lo può sapere che chi afferma di abbandonasrsi alla grazia di Dio realmente si abbandona e quindi non può essere “alienato” da nulla?)

                    3. Bariom:

                      …un senso religioso della vita, dici?
                      O il Vs senso religioso della vita, intendi?

                      Nella pratica almeno 5-6 miliardi di persone ancora tagliati fuori dal poter vivere in pienezza, come lo è possibile per te e Giusy, Alessandro, webmistress, vale, Giancarlo, la Miriano etc.?(per la gioia dei catecumeni evangelizzanti)

                    4. Giusi

                      Alvise sai che novità? Lo ha detto pure Gesù Cristo: molti sono i chiamati ma pochi gli eletti e non è detto che questi eletti siano tra chi pensa di essere cristiano.

                  2. Bariom:

                    “…chi lo stabilisce”, nel senso di :come è possibile stabilirlo? è possibile stabilirlo?

                    …certo che si soffre, è vero, si soffre e a volte non si soffre e a volte si è perfino contenti, tutto può succedere!

  3. Alessandro

    Fare il proprio al meglio senza ritenersi indispensabili alla salvezza dell’umanità, essere solo strumenti docili nelle mani di Dio. Pure se si è il Papa. Il cardinal Caffarra narra di Giovanni Paolo II:

    “Una sera mi trovavo a cena da S. Giovanni Paolo II.
    A causa di una profonda preoccupazione che traspariva dal suo volto, non mangiò nulla. Mentre lo accompagnavo nel suo studio privato, ebbi il coraggio di dire: “perché non avete mangiato? La Chiesa ha bisogno di voi”. Egli si fermò e mi guardò con uno sguardo molto severo, e mi disse: “morto un Papa, se ne fa subito un altro. La Chiesa ha bisogno solo dei Santi. Non dimenticarlo mai!”.”

    http://www.chiesadibologna.it/arcivescovi/caffarra/2014/2014_04_29.php

  4. vale

    a,saperlo di essere proprio nel

    nostro posto, col nostro indirizzo preciso, con le persone che ci sono state date, con la chiamata alla quale abbiamo risposto. Questo ci è chiesto. Nulla di più ma anche nulla di meno

    e non avere sempre quella sensazione di essere nel posto sbagliato ,nel tempo sbagliato.

  5. anna

    Nulla di più ma anche nulla di meno.
    Senza saperlo Costanza (e ti capita spesso!) hai risposto a una delle domande fondamentali che mi stavo facendo in un periodo questo per me di cambiamenti e difficile. Grazie!

    1. Giusi

      E che santo! Dalla sua tomba uscì sangue finché gli abitanti dell’Aquila, in lotta tra opposte fazioni, non si riappacificarono.

      1. vale

        invece quì on ci sarà riappacificazione. resterà il deserto di quello che era. almeno a leggere questo
        http://www.corrispondenzaromana.it/salus-animarum-suprema-lex/

        Gli ultimi dubbi, per chi ancora ne avesse, sono definitivamente caduti. Esiste un piano per la sistematica distruzione dei Francescani e delle Francescane dell’Immacolata, i due istituti religiosi fondati da padre Stefano Maria Manelli, oggi travolti dalla bufera.
        di Roberto de Mattei

        1. Giusi

          Hanno sbagliato tutto: dovevano cantare Bella Ciao in chiesa! Mi conviene cominciare a disdire gli abbonamenti: tra un po’ il Settimanale sarà snaturato!

  6. Sara

    Grande, Costanza! Sento profondamente ogni parola di questo articolo. Sì, questo ci è chiesto: nel nostro posto, fare ogni cosa per la gloria di Dio!

I commenti sono chiusi.