Gesù rimane la mia gioia

Gesù rimane la mia gioia,
linfa e consolazione del mio cuore,
Gesù pone termine a ogni sofferenza,
è la forza della mia vita,
sole e brama dei miei occhi,
delizia e tesoro della mia anima,
perciò non lascio Gesù
lontano dal cuore e dallo sguardo.

 

 

Jesus bleibet meine Freude
Meines Herzens Trost und Saft,
Jesus wehret allem Leide,
er ist meines Lebens Kraft,
meiner Augen Lust und Sonne,
meiner Seele Schatz und Wonne,
darum lass ich Jesum nicht
aus dem Herzen und Gesicht.

15 pensieri su “Gesù rimane la mia gioia

  1. anna

    Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace.

  2. Giusi

    “E’ dolce solo la vita anche negli attimi estremi e finali” Mario Adinolfi

    Quale modo migliore di quest’inno alla vita per augurare Buon Natale? Buon Natale!

    VOGLIO LA MAMMA – CAP. 8 L’IPOCRISIA DELLA “DOLCE” MORTE
    25 dicembre 2013 alle ore 10.25

    La mia amatissima sorella si è suicidata a ventidue anni, dunque con il concetto del darsi volontariamente la morte ho dovuto fare i conti nel più tragico dei modi, vivendolo sulla pelle e con la psiche straziata. Perché una persona desidera porre fine ai suoi giorni? Fondamentalmente perché percepisce che la propria esistenza è piombata in una dimensione di non senso, di assurdo. Vivere diventa doloroso in termini estremi e la morte è vista come sollievo. E qui spunta la domanda decisiva: chi è attorno a una persona che è in questa condizione, cosa deve fare?

    La risposta orrenda che la contemporaneità vorrebbe dare a queste persone addolorate è: ti aiutiamo a suicidarti. Chi il suicidio di una persona cara l’ha vissuto sulla pelle sa che invece la risposta a quell’assurdo è opposta: farei di tutto per riaverti qui, per darti l’amore di cui non sono stato capace, non abbastanza da renderti sensato il vivere tra noi.

    La risposta dell’eutanasia come strumento per porre fine al dolore è terrificante, ancora più terrificante perché si nasconde terminologicamente nell’ipocrisia di una definizione convenzionale sconfinatamente distante dalla verità: la “dolce morte”. Si vuole far pensare che accompagnare una persona in sofferenza al suicidio sia un atto caritatevole, che il varare leggi che rendano questo comportamento non solo legale ma anche socialmente encomiabile sia un atto progressista. Invece è un atto barbaro, nazista. Chi vive nel dolore ha semplicemente più bisogno di noi e del nostro amore. Dovremmo trasformarci tutti in una mamma, che coccola un figlio malato. Invece vogliono trasformarci in aguzzini, che eliminano il problema della sofferenza nella maniera più disumana: accompagnando al suicidio.

    Vi dicono che l’eutanasia serve a accorciare le sofferenza fisiche insopportabili di chi ormai medicalmente non ha alcuna possibilità di salvezza. Che dunque è un atto di pietà per persone senza speranza, che non trarrebbero alcun beneficio dall’accanimento terapeutico. Ora, premesso che sono anche io contrario a qualsiasi accanimento terapeutico, c’è una grande differenza tra accompagnare una persona sofferente verso la fine e brutalmente “suicidarla”.

    E andiamocele a leggere queste leggi “progressiste” degli Stati che hanno introdotto l’eutanasia. Riguarda solo i malati terminali? Certo che no. I nazisti fanno le cose per bene, si sa. Chiunque viva una “sofferenza insopportabile” anche solo di natura psicologica può chiedere allo Stato di essere suicidato con una iniezioncina letale. Così in Belgio, sempre frontiera dell’orrore, nel 2013 sono stati uccisi due gemelli neanche quarantacinquenni che per un glaucoma avrebbero avuto la concreta possibilità di rimanere ciechi. Non erano ciechi. Lo sarebbero, forse, diventati. Poiché erano anche sordi i due hanno avuto il “forte sostegno della famiglia” che si è riunita per celebrare l’apoteosi del suicidio di Stato come eliminazione del problema della sofferenza.

    In Belgio dementi, bambini sofferenti, adulti psicologicamente labili, ovviamente anziani gravemente malati, persone colpite da morbo di Alzheimer: l’eutanasia è per tutti. In Svizzera, come è stato reso noto anche dalle cronache dei giornali, le cliniche della “dolce morte” hanno accolto magistrati ed ex leader politici italiani depressi, aiutandoli a far quello che evidentemente nessuno ha saputo dar loro motivo di non fare: morire. L’assurdità vuole rendere tutto questo una frontiera di progresso.

    Nei paesi dove l’eutanasia è legale le curve sono di crescita costante ed esponenziale. Migliaia di persone ogni anno vengono eliminate così, perché soffrono. Non discuterò qui dei casi estremi di Eluana Englaro o Terry Schiavo, casi talmente noti alle cronache e alle polemiche che tutto è stato già detto e non saprei davvero cosa aggiungere. Mi preoccupa l’eutanasia silenziosa, che sia chiaro avviene anche dove leggi esplicite sull’eutanasia non ci sono, ma che si moltiplica nella frequenza se a chi la pratica viene data copertura legale piena.

    E’ una eutanasia silenziosa che spiega che se il nostro nonno o la nostra nonna, magari con piccole o grandi proprietà da lasciare in eredità, giace in un letto malato è non solo socialmente accettabile sopprimerlo o sopprimerla, ma è anche un atto di umana pietà che fa compiere alla libertà un passo in avanti. La libertà di chi? Non certo del sofferente che, prostrato dalla condizione di bisogno e umiliato dal percepirsi come un peso per la propria famiglia e la società, spesso è incapace di opporre resistenza a questa oscena cultura della morte.

    Io non trovo umanamente accettabile che davanti al dolore anche estremo l’investimento principale non sia nelle cure palliative, nella terapia del dolore, in ultima analisi nell’amore da riversare sul prossimo sofferente. Uno Stato che trovi come scorciatoia, anche in termini di costi da sostenere, quella di spingere gli addolorati a chiedere di essere eliminati, mi sembra uno Stato invadente in maniera insopportabile e in prospettiva molto, molto pericoloso.

    Alla morte come soluzione di un problema bisogna opporsi con il più rumoroso vigore di cui siamo capaci. Mia sorella le notti prima di darsi la morte voleva dormire sempre con la mamma. Sentiva che l’unica cura possibile al suo dolore era stare con chi le voleva bene: anche lei voleva la mamma. Poi, comunque, si è uccisa. Abbiamo vissuto tutti in famiglia il fallimento estremo e ovviamente il più terribile dei rimorsi, perché non abbiamo amato abbastanza. Ma quel rimorso è vivificante e insegna, non sbaglieremmo più davanti a un caso analogo. Quel rimorso lo porto con me, mi fa compagnia e mi ha spiegato molte cose. Tra queste, l’idea che se uno Stato assassino avesse colto il dolore “psicologicamente insopportabile” di mia sorella proponendole un suicidio assistito, io avrei fatto la rivoluzione armata, altro che festa di famiglia per accompagnare all’iniezione letale il congiunto sofferente, come anche certa cinematografia vuole proporre come esito “cool” della lotta con il dolore estremo.

    Le leggi sull’eutanasia sono molto pericolose, possono trasformare in maniera terrificante la dimensione tragica ma umanamente suprema del momento della morte, possono desacralizzarla e portarla in un territorio brutale di calcolo costi-benefici. Non diamo spazio alla cultura della “dolce morte”. E’ dolce solo la vita, anche negli attimi estremi e finali.

  3. Roberto

    Grazie a tutti per gli auguri e nuovamente li ricambio! Ci rivediamo dopo aver smaltito un po’ di chilocalorie!

  4. Lucia Telechea

    I’m reading your book and loving every bit of it. I head of it because of some polemic caused in Spain and downloaded it in Italian in my Ipad. I’m happy I did and to have found your blog, next big step publish it in English! Love and buon natale

  5. Chiara

    Cara Costanza (posso dirti “cara”?) la cantata 147 di Bach, ( in italiano, scritta dall’organista del nostro coro insieme al sacerdote che mi ha battezzato) l’ho voluta assolutamente al nostro matrimonio! E’ uno dei miei brani più amati, che bello risentirla qua per Natale! Tanti auguri a tutti!

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