Predica bene

Ambone

di Joseph Ratzinger

In occasione di una conferenza sulla storicità del dogma, un assistente spirituale degli studenti mi dichiarò che, in qualunque maniera si volga e si rigiri la questione, in realtà proprio il dogma è sempre l’ostacolo principale per ogni specie di annuncio. Questa osservazione mi sembra sintomatica del fraintendimento del compito del sacerdote che oggi largamente si constata. In realtà, è il contrario.

Molti cristiani, me compreso, oggi come oggi sono presi da un segreto malessere quando devono partecipare a una liturgia in una qualche chiesa, quando si pensa quali teorie mal comprese, quali opinioni personali bizzarre e insulse di un qualche sacerdote bisognerà sopportare nella predica; per non parlare delle invenzioni personali in materia liturgica. Nessuno va in chiesa per sentire queste opinioni personali.

Non mi interessa affatto sapere quale tiritera tizio o caio ha escogitato intorno alle questioni della fede cristiana. È una cosa che può andar bene per una conversazione serale, ma non è in grado di stabilire quel vincolo che porta in chiesa domenica dopo domenica. Chi in questo modo annuncia se stesso si sopravvaluta e si attribuisce una importanza che assolutamente non ha. Se uno va in chiesa, è per incontrare non quello che io o un altro abbiamo escogitato, ma la fede della Chiesa, che abbraccia i secoli, viene prima di noi, e può sostenere noi tutti.

Joseph Ratzinger, Annunciatori della parola e servitori della vostra gioia, [p. 129]

57 pensieri su “Predica bene

  1. Giancarlo

    La predica sia un’ eco, un risuonare leggero: profondamente meditata, centrata sulle letture, breve. Soprattutto la predica non deve convincere, tanto meno convertire o, peggio ancora, commuovere.

  2. …leggere il Vangelo e (voi anche i pastosi articoli della dottrina) stop. Ogni parola ulteriore sarebbe non solo inessenziale, ma anche fuorviante. Ma mi sembra che sia il metodo qui addotato (anche se è vero, sotto certi aspetti, questa non è una chiesa)!

    1. Giancarlo

      Non esageriamo. La predica può essere ottima, purchè il sacerdote non si sbrachi a parlare di problemi sociali, politici, economici. Ripeto: profondamente meditata, centrata sulle letture, breve.

      Per il resto, qui non siamo in chiesa e, soprattutto, qui non si fanno prediche. Qui si argomenta, ci si confronta, si polemizza. Qui si fa tutto quello che non deve essere fatto in chiesa. E va bene così.

  3. Alessandro

    di Mons. Inos Biffi

    “Il Magistero nella Chiesa, ossia il carisma apostolico, proseguente in quello episcopale collegiale, con al vertice Pietro e il vescovo di Roma, è tutto al servizio di questa presenza degli intatti misteri della fede, che sono patrimonio di tutti i fedeli. Gesù ha dotato l’intera sua Chiesa della sua Parola e le ha donato il Magistero perché quella Parola apparisse e si conservasse proprio come Parola sua – e non di altri -, come epifania dei misteri di Dio, non alterabili dalla soggettiva e precaria interpretazione della sia pur bravura umana, e non come un bene offerto alla fruizione indipendente e solitaria di ciascuno…

    Il Magistero nella Chiesa non sta, dunque, « sopra» la Parola di Dio e come sgra- devole controllo del nostro Credo, ma, al contrario, si pone come la sua rassicurante e infallibile garanzia, che fonda tutta la sua ragione nell’attuale presenza del Signore e dello Spirito Santo…

    Anche la Scrittura è un bene ecclesiale, consegnato alla Chiesa o all’interpretazione del suo Magistero, perché neppure un suo frammento sia perduto o frainteso, come invece fatalmente avverrebbe – ed è deplorevolmente avvenuto – se esposta al libero esame di ognuno. La Riforma non ha affatto ripreso la Scrittura, nonostante le clamorose pretese e proclamazioni: e, infatti, sottomessa a tale libero esame, l’ha semplicemente perduta.
    Non è per niente dai protestanti che dobbiamo imparare ad amare la Bibbia ma dalla Tradizione della Chiesa cattolica, che l’ha sempre considerata un patrimonio ecclesiale, del quale Gesù stesso le « suggerisce » l’esegesi.”

    http://www.ansdt.it/Testi/CulturaMonastica/IBiffi/

  4. Alessandro

    “la sacra Scrittura è parola di Dio in quanto consegnata per iscritto per ispirazione dello Spirito divino; quanto alla sacra Tradizione, essa trasmette integralmente la parola di Dio – affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli – ai loro successori, affinché, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano; ne risulta così che la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura e che di conseguenza l’una e l’altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e riverenza.,,

    L’ufficio d’interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa, è affidato al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo.

    Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio.

    È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.”

    (Vaticano II, Dei Verbum, 9-10)

    1. “sotto l’azione di un solo Spirito Santo,”

      …perché non vi avesse a essere equivoci!

      (ma non vi rendete conto della cervellotica carpenteria di tutte queste
      proposizioni?)

  5. Giusi

    Conoscevo un sacerdote (che naturalmente è morto) che quando parlava (poco, non per mettersi in mostra ma per fare risaltare la Parola di Dio) era come se dietro di lui si aprissero le porte del Paradiso e si potesse dare una sbirciatina. Si chiamava Don Gino Salmaso.

  6. Rosario

    «Alter Christus, il sacerdote è profondamente unito al Verbo del Padre, che incarnandosi ha preso forma di servo, è diventato servo (Fil 2,5-11). Il sacerdote è servo di Cristo, nel senso che la sua esistenza, configurata a Cristo ontologicamente (cioè nel suo essere, per sempre), assume un carattere essenzialmente relazionale: egli è in Cristo, per Cristo e con Cristo a servizio degli uomini. Proprio perché appartiene a Cristo, il presbitero è radicalmente al servizio degli uomini: è ministro della loro salvezza, della loro felicità, della loro autentica liberazione, maturando in questa progressiva assunzione della volontà di Cristo, nella preghiera, nello “stare a cuore a cuore” con Lui. E’ questa allora la condizione imprescindibile di ogni annuncio, che comporta la partecipazione all’offerta sacramentale dell’Eucaristia e la docile obbedienza alla Chiesa» [Benedetto XVI, Catechesi, 24 giugno 2009].
    In un mondo in cui la visione comune della vita (cultura) comprende sempre meno il fondamento dell’essere cioè della verità, del sacro, al posto del quale, in modo dittatoriale la “funzionalità” diviene l’unica decisiva categoria, la concezione cattolica del sacerdozio potrebbe rischiare di perdere la sua naturale considerazione, talora anche all’interno della coscienza ecclesiale.
    Non di rado, sia negli ambienti teologici, come pure nella concreta prassi pastorale e di formazione del clero, si confrontano e talora si oppongono due differenti concezioni del sacerdozio.
    – “Da una parte una concezione sociale – funzionale che definisce l’essenza del sacerdozio con il concetto di ‘servizio’: il servizio alla comunità, nell’espletamento di una funzione…
    – Dall’altra, vi è la concezione sacramentale – ontologica, che naturalmente non nega il carattere di servizio del sacerdozio, lo vede però ancorato all’essere del ministro, e ritiene che questo essere è determinato da un dono concesso dal Signore attraverso la mediazione della Chiesa, il cui nome è sacramento” (J. Ratzinger, Ministero e vita del sacerdote, Brescia 2005, p. 165).
    L’esortazione post-sinodale “Pastores dabo vobis” è molto chiara in proposito: “Mediante la consacrazione sacramentale, il sacerdote è configurato a Gesù Cristo in quanto Capo e Pastore della Chiesa e riceve in dono un ‘potere spirituale’ che è partecipazione all’autorità con la quale Gesù Cristo mediante il suo Spirito guida la Chiesa” (n. 21). Del resto, già il Concilio Vaticano II era stato esplicito in proposito: “(I presbiteri) – che hanno ricevuto una nuova consacrazione a Dio mediante l’ordinazione – vengono elevati alla condizione di strumenti vivi in Cristo eterno Sacerdote, per proseguire nel tempo la sua mirabile opera” (PO 12). Perciò “il presbitero partecipa alla consacrazione e alla missione di Cristo in modo specifico e autorevole, ossia mediante il sacramento dell’Ordine, in virtù del quale è configurato nel suo essere a Gesù Cristo Capo e Pastore .
    La predicazione cristiana non proclama “parole”, ma la Parola, il Logos – Parola, e l’annuncio coincide con la persona stessa di Gesù. Il presbitero non può mai considerarsi “padrone” della Parola proponendola con proprie dottrine private,ma servo di una Parola il cui soggetto in continuità o Tradizione è il popolo di Dio cioè la Chiesa. Il presbitero non è la parola ma “voce” della Parola: “Voce di uno grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Mc 1,3). Ora, essere “voce” della Parola, non costituisce per il sacerdote un mero aspetto funzionale. Al contrario, nel suo essere dal sacramento e preesistente nel suo esistere, presuppone un sostanziale “perdersi” in Cristo cioè nel Suo Corpo che è la Chiesa, partecipando al suo mistero di morte e di risurrezione liberamente cioè per amore con tutto il proprio io: intelligenza, volontà e offerta dei propri corpi, come sacrificio vivente (Rm 12, 1-2).
    Il Santo Curato d’Ars ripeteva spesso con le lacrime agli occhi: “come è spaventoso essere prete!”. Ed aggiungeva: “Come è da compiangere un prete quando celebra la Messa come un fatto ordinario!

  7. Rosario

    Il dogma storicamente è nato per far fronte alle eresie e dare ai credenti certezze di fede, punti solidi di appoggio e discernimento. Fin dalle origini la Chiesa ha subito attacchi eretici, specie in oriente, e la comunità dei credenti, che per la maggior parte erano analfabeti e ignoranti specie in materie teologiche (non è che è cambiato molto oggi), subiva attacchi di falsi predicatori e falsi profeti, ricordo l’arianesimo e le lotte e divisioni che ha portato, lo gnosticismo origine di tutte le eresie come il manicheismo ecc, oggi il relativismo, irenismo e radicalismo. Il dogma ha permesso alla Chiesa di piantare radici solide nella storia e resistere agli attacchi esterni ed interni.
    Senza dogma la Chiesa non avrebbe retto, sarebbe stata in balia degli eventi e ideologie correnti. Senza il “Credo” saremmo stati sommersi, al massimo divisi in mille chiesette e sette come i protestanti, più che Sposa di Cristo la Chiesa sarebbe diventata sposa del mondo.
    E’ quello che stanno ritentando di fare oggi massivamente e concentricamente coloro che, coscienti o meno, a nome di una religione universale, pacifista, buonista (sotto l’egida dell’ONU si intende, e della dichiarazione dei diritti universali che sono contro l’uomo e la persona), lavorano in realtà al grande progetto di satana nel quale è l’uomo che diventa arbitro di se stesso, tutte le religioni sono uguali, che praticamente significa che nessuna vale un fico secco, e ci sarà
    “Il Padrone del Mondo” a dirigerci e stabilire la morale, il bene ed il male, quello che dobbiamo pensare e quello che è proibito pensare e dire (v. legge sull’omofobia), la vita e la morte (v. leggi come l’aborto, l’eutanasia ecc.).
    Il padrone del mondo è satana, tanti cattolici non si rendono conto di sentire sirene suadenti e parole mielose, satana conosce le nostre debolezze, è bene tapparsi le orecchie e legarsi all’albero maestro della barca come Ulisse, soffrendo ma resistendo, chi non resiste e sbarca a riva sarà divorato, invece di un mondo migliore troverà l’inferno.

  8. “È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.”

    Ma è la salvezza delle (altre) anime il vostro essere cristiani?
    Pensate, invece, piuttosto, a salvare la vostra, in primo luogo, non bacchettando continuamente la corruzione degli abominevoli (altri) costumi, in ispecial modo riguardanti le parti sessuali.

    “Secondo i teologi cristiani, la sessualità ha sempre avuto un rapporto molto stretto col peccato. All’inizio della età moderna, la rimozione del sesso dalla vita pubblica venne a costituire un obbiettivo prioritario della politica interna. Sebben in tutti i tempi si fosse cercato di raggiungere la moderazione morale, essa non fu mai perseguita tanto alacremente quanto nella seconda metà del XVI secolo, quando le chiese realizzarono un un rigido regime di disciplina anche nelle campagne. In campo cattolico un obiettivo centrale fu l’eliminazione del concubinato dei preti e l’imposozione del celibato sacerdotale. Nella Baviera controriformista l’imposizione di costumi più severi fu altrettanto rigida che nella Scozia calvinista.”

    [Gunther Pallaver, Das ende der schamlosen zeit, 1987]

    1. Alessandro

      Per salvare l`anima mia devo pure praticare la correzione fraterna, e quindi fare quello che è nelle mie possibilità per aiutare il prossimo a emendarsi dai propri peccati. Chi vede il peccato altrui e se ne lava le mani pecca, fa un passo verso l`inferno. Un passo solo, magari, ma passo dopo passo…

    2. vale

      ah, beh! bella fonte. come a chiedere a vladimir luxuria un ‘opinione sui matrimoni omosessuali.
      ma fammi il piacere!

          1. vale:

            …ma allora, di qualsiasi questione si avesse a discutere, dogmatica-storica -sociale-eccetra, anderebbero bene solo le opinioni della Miriano, o di Socci, o di Introvigne, o di Messori?

  9. …di sicuro sei sempre in trincea, contro il male, contro il pensiero unico, contro lo spappolamento della “vera natura” umana etc, (umilmente, ovviamente, senza superbia) o no?

  10. Cri

    Un caro amico sacerdote ricorda una breve frase del Cardinal Schuster sull’argomento (omelia):”I primi cinque minuti di un’omelia sono di Dio,i successivi cinque sono del sacerdote e i restanti cinque sono del diavolo”.
    Più chiaro di così…

    1. @Cri, naturalmente queste “regolette” sono (sarebbero) da tenere a mente come sano promemoria, non credo si possa ingessare tutto sotto la dittatura delle lancette… tipica peraltro del fedele che partecipa alla Liturgia con il cronometro e che passati i “supplementari” di 30 secondi, già va in paranoia, dando così la cifra di come vive un Tempo Redento e sommamente utile (come in realtà è e dovrebbe essere tutta la nostra vita).

      Penso a tutti dia capitato (grazie a Dio) di udire Omelie – seppure questa debba rientrare “obbligatoriamente” in una dinamica complessiva della Liturgia Eucaristica – o catechesi o esortazioni, che sono durate bene di più, ma dove la presenza, direi evidente, dello Spirito, ha fatto si che di quel tempo non si fosse neppure sazi 😉

      1. Cri

        Ovviamente è un pensiero spinto quasi al paradosso,ma sottende una grande verità’ . Detto questo ho anch’io il ricordo di profonde e bellissime omelie di mons.Giovanni Saldarini quando era parroco della mia parrocchia( e divenne poi arcivescovo di Torino e cardinale), che non duravano certo cinque minuti ma mi hanno davvero introdotta alla fede e mi hanno fatto innamorare di Gesù e della Chiesa.

  11. Angelo

    è pur vero che la Fede (che è dono di Dio) viene dall’ascolto e passa attraveso la stoltezza della predicazione…
    Preghiamo per i sacerdoti che possano essere testimoni credibili dell’amore e della misericordia di Dio!
    Buna giornata a tutti

  12. vale

    quando si pensa quali teorie mal comprese, quali opinioni personali bizzarre e insulse di un qualche sacerdote bisognerà sopportare nella predica; per non parlare delle invenzioni personali in materia liturgica. Nessuno va in chiesa per sentire queste opinioni personali.

    toh. sembra che anche in olanda qualcosa s’incominci a muovere
    http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/olanda-holand-hollanda-chiesa-church-iglesia-papa-30315/
    Un manifesto al Papa dei laici olandesi

    Lunedì mattina il Papa riceve in visita ad Limina i vescovi olandesi

    In concomitanza con la visita a Roma, è partita però una forte iniziativa di migliaia di cattolici olandesi

    Il rapporto è stato fatto giungere al Pontefice. I laici accusano i vescovi di “aver scelto di ritirarsi dai loro obblighi e responsabilità verso il loro gregge citando una litania di ostacoli sociali che sono incapaci o non vogliono affrontare”. In particolare appare allarmante ai laici il programma di soppressione di parrocchie, chiusure, vendita di beni ecclesiastici e chiese. I vescovi vogliono creare nuove megaparrocchie chiamate “Centri eucaristici”, guidati da “squadre di management” nominate dai vescovi con un prete. Questo nuove mega-parrocchie saranno chiamate “Luoghi di speranza”.

    Circa 1300 parrocchie saranno soppresse, mille edifici ecclesiastici saranno demoliti. “C’è la diffusa sensazione – scrivono i laici – che queste azioni vengono condotte in assenza della procedure prescritte relative all’’alienazione di beni temporali’ stabilite dal codice della Chiesa”. Queste misure sono prese contro i desideri dei parrocchiani, molti dei quali sentono di essere stati “marginalizzati e privati dei loro diritti nelle loro proprie chiese”. Ai loro occhi, scrive il documento, i vescovi sono responsabili di applicare una politica di “secolarizzazione aggressiva”.

    E’ una politica originata, secondo i firmatari del documento “in una cultura della paura” che demoralizza i credenti, e minaccia la fede. E concludono: “Uniti insieme nelle loro fede in Cristo e nelle loro devozione alla Chiesa cattolica universale, sono determinati ad arrestare la tendenza corrente di mettere in silenzio la fede, in modo da restaurare un ordine giusto nella Chiesa”, e che si trovi una soluzione ai problemi nel dialogo con “apertura, obiettività, onestà e verità”.

  13. Alessandro

    A proposito di vescovi che divulgano opinioni personali disorientando i fedeli…

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-divorziati-risposatila-chiesa-tedesca-va-per-conto-suo-7872.htm

    Quello che sta succedendo a riguardo della comunione eucaristica ai divorziati risposati ha ormai dell’increscioso. Lo lamentavo tempo fa, ma la situazione va peggiorando. Come se non ci fossero già sufficienti confusione e licenza al riguardo (è noto che non mancano i divorziati risposati che, a dispetto delle disposizioni della Chiesa, si comunicano, sovente con l’appoggio di preti compiacenti), vescovi esternatori stanno gareggiando nell’aggravare il disorientamento dei fedeli e nel moltiplicare la confusione, oggettivamente generando un clima che favorisce una incontrollata discrezionalità di condotta, e con essa abusi e trasgressioni.

    Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Mueller, in ottobre, sull’Osservatore romano, ha avuto il merito di ribadire con tutta l’auspicabile chiarezza l’insegnamento della Chiesa al riguardo, rampognando altresì un documento unilaterale ed eterodosso della diocesi di Friburgo.
    La quale non solo non ha accondisceso all’invito di ritirare il documento incriminato, ma lo ha difeso, spalleggiata da vescovi di altre diocesi, come quella di Stoccarda.

    Ma ci si mettono pure i cardinali. Anziché sostenere Mueller, il cardinale Marx (arcivescovo di Monaco-Frisinga, nientemeno che uno degli 8 saggi della commissione istituita da Francesco per la riforma della Curia), lo attacca (“il prefetto della congregazione per la Dottrina della fede non può fermare il dibattito… e al Sinodo si discuterà di tutto. Al momento… è possibile dire quali saranno i risultati del dibattito”).
    A questo punto ci mancava solo il segretario generale del Sinodo, monsignor Lorenzo Baldisseri, che potendo tacere non ha perso occasione per parlare a sproposito, alimentando il polverone: “quello dei sacramenti ai divorziati risposati è un tema da affrontare con un approccio nuovo, l’esperienza della Chiesa ortodossa può esserci di aiuto, non solo per quanto riguarda la sinodalità e la collegialità, ma anche nel caso di cui stiamo parlando, per illuminare il cammino”. L’esatto opposto aveva detto Mueller, affermando con nettezza che è contraria alla volontà di Dio che la prassi ortodossa di consentire in certi casi di comunicarsi ai fedeli uniti in seconde nozze.

    Spero sinceramente che il Papa – l’unico a poterlo fare – ponga fine all’alluvione di dichiarazioni episcopali in libertà, richiami i vescovi ad un elementare senso di responsabilità e tutti al rispetto dell’insegnamento della Chiesa, ordinando alla diocesi di Friburgo il ritiro del documento e riconducendo a più miti consigli i vescovi renitenti.
    Mi domando come possano dei vescovi essere così irresponsabili da non accorgersi che stanno contribuendo a seminare disorientamento e a favorire, giustificandole di fatto, condotte arbitrarie tra i fedeli. E’ questo il loro amore per la Chiesa?

    1. “…l’esperienza della Chiesa ortodossa può esserci di aiuto, non solo per quanto riguarda la sinodalità e la collegialità, ma anche nel caso di cui stiamo parlando, per illuminare il cammino.”

      Se non vado errato, la Chiesa Ortodossa prevede sino a due “ripensamenti” di matrimonio o per la precisione prende in considerazione che per due volte l’amore “finisca” e si possa quindi arrivare al terzo matrimonio senza particolari problemi… Insomma “non c’è due senza tre” se mi si concede la battuta (non si comprende poi come non sarebbe ammissibile che il sentimento finisca un terza, quarta, ecc volta…)

      Io non ho alcun sondaggio numericamente importante, ma ricordo perfettamente che anni fa, confrontandomi con giovane sacerdote ortodosso molto preparato e che aveva già la responsabilità di una importante comunità qui in Italia, al termine del nostro scambio di vedute sull’argomento, mi disse: “Sinceramente su questo, credo abbiate ragione voi…” 😉
      Intendendo con quel “voi” il pensiero della Chiesa Cattolica.

      1. Giusi

        E’ proprio così Bariom. Ho un’amica greca, peraltro cara, la quale si è sposata due volte in chiesa e ha pure divorziato e non disdegnerebbe di sposarsi una terza.

        1. Mi vengono in mente queste parole:

          “Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio». (Mt 19, 3-9)

  14. vale

    noi siam più fortunati. ti puoi sposare in chiesa tutte le volte che vuoi. basta che ti dichiarino nullo il precedente……

    1. Giusi

      Non è facile Vale: mi è capitato di seguire da vicino più di una volta questa procedura: è una trafila pazzesca!

      1. Come è giusto che sia…
        Anche se, se non ricordo male, fu il Beato Giovanni Paolo II che invitò a suo tempo la Sacra Rota a dare una ulteriore “stretta” al numero di nullità concesse.

  15. Siccome si parla (male) di tutto e di tutti (quasi) ci ha senso un discorso di questo genere (in questo caso a proposito di Gino Salmaso di cui sono andato a leggere sul web)? Con tutto il rispetto per questo sacerdote, e per tutti i morti, ma è serio parlare a questo modo?:

    “La Madonna non gli ha concesso il miracolo della guarigione, pur tanto atteso e richiesto da tanti amici, ma gli ha dato la grazia di accettare con spirito di fede e di offrire per la chiesa tutte le sofferenze.”

    1. Giusi

      Alvise io l’ho visto Don Gino: una settimana prima di morire era in chiesa, non riusciva nemmeno a parlare, passava dei foglietti, quando sul letto di morte ho provato a dirgli quello che mi aveva dato mi ha umilmente bloccata dicendo: diciamo un’ave maria, al suo funerale sono venuti in delegazione dall’Isola d’Elba dove era stato sacerdote negli anni ’80 con i gonfaloni, fuori dalla chiesa c’erano gli striscioni con la scritta santo subito, c’erano un sacco di giovani che piangevano, è proprio come è scritto in quelle parole, lui faceva parte del Movimento Sacerdotale Mariano fondato da Don Stefano Gobbi che è morto pochi mesi dopo di lui, a chi doveva chiedere la grazia lui e i suoi tantissimi amici se non alla Madonna? Ha offerto, si ha propro offerto tutte le sue sofferenze per il bene della Chiesa, Se tu avessi letto quello che hanno scritto sul libro vicino al suo corpo: erano lettere e pensieri d’amore per un sacerdote che ha dato tutto se stesso. Non so se lo faranno santo ma per me lo è e come tale lo prego ogni giorno.

      1. …tanto di cappello! . Ma non mi è mai riuscito di capire che cosa può volere dire, e vedo che lo ripetete in tanti casi : ” ha offerto le sue sofferenze per il bene della chiesa”. Se non sono discorsi balordi questi non lo sono nemmeno quelli citati da voi come discorsi balordi, abbiate pazienza!

        1. Giusi

          Che stai addì? Se questi sono discorsi balordi allora è balorda la Croce! E’ balordo che una bambina come Giacinta offrisse le sue atroci sofferenze per la conversione dei peccatori? Poteva mai venire da lei una simile disposizione? Il dolore ha un senso: nulla va perduto, il Signore non spreca niente. Non ti chiedo di avere la fede ma almeno di capire quella degli altri.

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