Intervista ai maestri

 
Cari amici, con gioia vi comunico l’uscita del mio nuovo libro. Ricordo che parte dei proventi andranno ad aiutare l’Associazione de La Quercia Millenaria Onlus che lotta da anni per la causa della Vita, a cui sono molto sensibile.
Ringrazio anticipatamente chi lo leggerà aspettando le vostre riflessioni. Un abbraccio a tutti e buona lettura!
 Irene Bertoglio

http://www.leolibri.it/content/intervista-ai-maestri-volume-i

Intervista ai maestri Volume 1 è il primo di una serie che raccoglie diverse interviste di autori cattolici. A muovere la scrittrice in questa direzione è soprattutto un forte desiderio di conoscere a fondo le persone che stima e di far emergere il loro pensiero e la loro esperienza di vita. Del resto, la Bertoglio fa ruotare le proprie passioni intorno a un profondo interesse, centrale e imprescindibile, per la vita umana. Si può ben addire a lei la citazione: «sono cattolico perché voglio tutto», di Jean Guitton. Questo «voglio tutto» si connota come il desiderio di considerare decisive sia le esperienze positive sia quelle negative, perché tutto ha un senso. Il suo è innanzitutto un libro di beneficenza: parte del ricavato sarà devoluto all’Associazione Onlus La Quercia Millenaria, che dal 2005 si occupa dell’assistenza alla gravidanza di ogni tipologia di malformazione fetale, anche di bambini ritenuti incompatibili con la vita (Questo è il sito de La Quercia Millenaria).  In sette anni di lavoro, l’Associazione ha seguìto centinaia di famiglie, e ha visto nascere e recuperare la salute di molti bambini considerati precedentemente terminali. In questo volume sono raccolte le interviste di:

Francesco Agnoli ,  Gianpaolo Barra , Rino Cammilleri , Rodolfo Casadei, Riccardo Cascioli  ,  Marco Cimmino ,Carlo  Climati, Marina Corradi,  Renato Farina,   Alessandro Gnocchi,   Paolo Gulisano, Massimo Introvigne, Camillo Langone, Roberto  Marchesini , Luca Marcolivio, cardinal José Saraiva Martins, Costanza Miriano,  Paolo Pugni ,  Giacomo Samek Lodovici, Cristina Siccardi.

27 pensieri su “Intervista ai maestri

  1. Mario G.

    Sei in buona compagnia cara Costanza, tra i tanti ricordo Marina Corradi, Giacomo Samek Lodovici, Giampaolo Barra e Rino Cammilleri…

    Peccato che il volume sia solo in versione E-book… 😦 A me piace ancora il contatto fisico con la carta delle pagine ed udire il soave suono quando le sfoglio…)

  2. paolopugni

    Innanzitutto critica scontata e pretestuosa,
    in seconda battuta andrebbe rivolta al titolista e non agli intervistati
    in terzo luogo…. prima leggete il libro poi criticate le affermazioni: fa meglio a tutti
    Buona domenica

      1. CFK

        io non volevo essere né polemico né sagace, ho solo trovato infelice la scelta del titolo. Trattandosi di una raccolta di interviste a cattolici la frase del Vangelo viene spontanea.
        E poi I”nterviste ai fratelli” forse suonava anche meglio 🙂

        1. E allora qualcuno avrebbe sicuramente obiettato che “fratelli” ricorda un po’ troppo la fraseologia dei “figli della Vedova”… 😀 Non se ne esce fuori, mica facile scegliere un titolo!

          1. Andreas Hofer:
            …inutile stare a sottilizzare, maestri o non ce n’è o (per voi) ce n’avesse a essere uno solo!
            Il solo uso del termine maestro per persone comuni (non se n’abbia a a male Paolo Pugni)
            avesse a suonare come blasfemo!

            1. Non sapevo ti fossi convertito al più rigido letteralismo biblico, Alvise… 😀
              Un conto è volersi sostituire al Maestro con la “m” maiuscola, un altro è invece parlare di maestri con la “m” minuscola, ossia guide ma non la guida. Sarebbe come sostenere che un cristiano, incapace di distinguere il Padre che è nei cieli dal padre terreno, dovesse rivolgersi in quel modo solo al Padre celeste.

      1. paolopugni

        chissà, magari anche la mia era solo una battuta… o solo chi attacca ha diritto al beneficio dell’ironia, e non chi difende?

        1. angelina

          Magari sì, ma dai ti prego non può essere che appena qualcuno se ne esce con un commento non proprio unanime subito tiriamo fuori lo schema “attacco/difesa” . Costanza stessa ha scritto a CFK “hai ragionissima”!!

          E poi ho anche scritto “affettuosamente”, ho messo la faccina, e “scialla”. Dai Paolo, non sempre è necessario essere così in contraddittorio….
          Tra l’altro, Langone è il primo a dire di se stesso che non si riconosce come autore cattolico 😀 😀 😀

    1. Alessandro

      C’è mica niente di male a voler vendere qualcosa. Se compri a un giusto prezzo una cosa che ti torna utile, perché prendersela col venditore?

  3. Purtroppo il commento di CFK, a prescindere dalle sue personali intenzioni, viene usato assai spesso per tentare di zittire i cattolici, e quindi bisogna saper rispondere. Andreas Hofer qua sopra ci è riuscito bene. Io forse sarò un po’ più logorroico, ma dico la mia.
    Il Vangelo bisognerebbe leggerlo per intero e non prendere le frasette che fanno comodo.

    Mt 28, 18-19: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.”

    Mt 23, 10: “E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.”

    Colui che ammaestra è maestro, e se Cristo affida ai discepoli il compito di ammaestrare le genti, li sta facendo maestri. Però li ammonisce di non farsi chiamare maestri. Allora le cose sono due, o Cristo si contraddice, o forse le sue parole vanno intese cum grano salis, magari utilizzando quell’utilissimo strumento logico che è l’analogia (altrimenti si rischia di errare come errarono i discepoli quando Gesù disse loro “guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei” (Mt 16, 6), ed essi pensarono stesse parlando del lievito del pane e non potevano capire).

    Quando Cristo ammonisce i discepoli, nel contesto sta alludendo ai Farisei, che seduti sulla cattedra di Mosè operano solo per essere ammirati ed onorati dagli altri uomini. Non così dovranno agire i veri maestri, ma con umiltà, ricordando che ciò che insegnano non viene da loro, ma da Cristo; non sono i discepoli la fonte della verità, non ne sono i detentori. Dio è la Verità, mentre i discepoli ne saranno gli umili custodi, scelti da Dio che sa operare anche con mezzi insufficienti. Quindi se Cristo è il solo Maestro, i discepoli che Egli manda tra le genti saranno detti maestri solo per analogia – analogia di attribuzione direbbero gli scolastici – perché essi annunceranno a tutti quanto appreso dal Maestro.

    Come Cristo non negò che Pilato avesse autorità, ma solamente gli rammentò che tale autorità gli venisse da lontano, così i maestri dovranno ricordare che la loro autorità, e la verità di ciò che insegnano, viene solo da Dio. Come diceva Tommaso d’Aquino: “omne verum a quocumque dicatur a Spiritu Sancto est” (ogni verità, da chiunque sia detta, viene dallo Spirito Santo).

    1. CFK

      Ben detto il Vangelo andrebbe letto per intero. Estrapolare una frase può essere fuorviante perché bisogna conoscere il contesto in cui è stata pronunciata e soprattutto a chi è rivolta. Infatti giustamente come hai detto anche tu “Cristo affida ai discepoli il compito di ammaestrare le genti”, quindi eventualmente maestri sono i discepoli non le genti e noi sappiamo bene chi sono i discepoli, sono il nucleo della Chiesa di Cristo, sacerdoti e vescovi. Quindi tornando al titolo del libro (giudico solo il titolo il libro non l’ho letto), l’unico intervistato che forse può essere chiamato maestro è il cardinal José Saraiva Martins.

  4. Irene Bertoglio

    Caro Mario G., grazie per l’apprezzamento: sono una grafologa e conosco bene il valore della carta, ma il volume è stato realizzato in versione ebook poiché in questo modo mi è stato possibile destinare parte dei proventi in beneficenza all’associazione Onlus della Quercia Millenaria, che si occupa in particolare di contrastare concretamente l’aborto. A “filosofiazzero” vorrei quindi rispondere che se vendere significa donare questo potrebbe eliminare alla radice il problema di critiche superficiali.
    Per quanto riguarda la polemica gonfiata sul titolo, ribadisco quanto già ben sottolineato da alcuni di voi: “maestri” sta ad indicare in questo specifico contesto le guide, i punti di riferimento… Come ho anche scritto nel libro a proposito di Giovannino Guareschi: “Seguendo lui il Maestro, diventò egli per noi maestro”. Detto questo, non è certo mia intenzione andare contro il Vangelo, anzi, quanto ho riportato nel libro vuole essere proprio un insieme di testimonianze cristiane. La sostanza conta molto più dell’apparenza. Non a caso anche alle elementari mi pare che gli insegnanti vengano chiamati maestri. Mia madre è una “maestra elementare”, ma non si sente eretica in quanto la chiamano così. Un salutone con affetto a Costanza (maestra, sorella, etc…).

  5. Con riferimento al commento di CFK, spero di sbagliarmi ma a me questa sembra solo vuota dialettica, quindi non credo che continuerò la discussione dopo questa risposta.

    Potrei ricordare che anche il monito di Cristo a non farsi chiamare maestri è rivolto ai discepoli, quindi per tutti gli altri non ci sarebbe problema. Ma ovviamente è del tutto inutile ragionare così. La realtà è che il Cristianesimo non può essere ridotto a precetti e regolette, piuttosto esso è una fede ragionevole e di buon senso, di cui siamo dotati e che Cristo stesso ci invita ad usare:

    “Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?” (Lc 12, 54-57)

    Quindi chiunque abbia qualcosa di vero, di autentico, da trasmettere agli altri, può tranquillamente essere chiamato maestro, ricordando però che solo Dio è la Verità. Mi sembra chiaro e semplice, e non credo che ci sia bisogno di scendere in sottili disquisizioni.

    Infine credo sia opportuno anche notare che non sono i personaggi intervistati ad essersi autodefiniti maestri, ma è l’autrice ad averli chiamati così in quanto li considera per lei dei punti di riferimento importanti. Perciò non mi pare proprio il caso di tirare in ballo precetti evangelici.

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