Puoi baciare la sposa (replay)

di Raffaella Frullone 

«Si fa presto a dire “spòsati”. Sposati ‘dde che? Con chi? Ma hai visto che uomini ci sono in giro? Per carità. Il mio ex mi ha lasciato, quello prima voleva una relazione aperta, quello ancora prima pensava solo a divertirsi. Non riesco a trovare l’uomo giusto». Uno dei commenti più ricorrenti che in questi mesi hanno ricevuto da me in regalo il libro di Costanza è stato questo (poi Costanza ci sentiamo in privato per quelle provvigioni sui libri comprati e regalati).

In seconda posizione sul podio c’era quest’altro commento «Eh magari. Ogni volta che pronuncio la parola matrimonio, il mio fidanzato ha un attacco di colite, quando un suo amico, conoscente, parente di quarto grado annuncia che si sposa, passa la serata a bere superalcolici al bar e prima di ogni cerimonia di nozze fa gli scongiuri che neanche quando vede un gatto nero».

Ora io credo che sia giusto dire una parola anche a queste donne, per non farle sentire sole, per non farle sentire abbandonate e per contenere il loro scoramento. E’ assodato: nel Dna maschile c’è una sorta di intolleranza al concetto di “per tutta la vita”. Stando a studi psicologici neanche troppo approfonditi pare che, all’udire la parola “matrimonio” il cervello maschile visualizzi una pesantissima catena con un ancor più pesante lucchetto, e mentre la donna già si immagina raggiante con l’abito bianco, lui si vede in casa costretto ad una cena con la suocera, la cognata e dei bambini urlanti di cui non ricorda l’esatto grado di parentela, mentre gli amici guardano la finale di Champions ingurgitando litri di birra ghiacciata. L’uomo ha sentito dei racconti da brivido: racconti di mariti che erano fidanzati con una donna affascinante e docile, e si sono ritrovati a dividere la casa con una sorta di rottweiler in gonnella, anzi con il gonnellone lungo di lana e la maschera al cetriolo. L’uomo, anche se fidanzato e innamorato, si chiede perché mai dovrebbe rinunciare al sugo della mamma per fare un salto nell’ignoto, magari addirittura subodorando che sarà chiamato all’arduo compito di portar fuori la spazzatura (stando attento a non sbagliare i giorni della raccolta differenziata) o ad aprire le trattative per ottenere una cosa che gli spetta di diritto da secoli: lo stadio la domenica pomeriggio.

E se questa intolleranza genetica vi scoraggia, sappiate che ci sono delle donne alle prese con un dramma ancor più grande: la ricerca dell’Uomo Giusto. Dove si compra l’uomo giusto? Dove sta? Giusto per chi? Per cosa? Quali sono gli standard minimi di sopravvivenza? E’ in garanzia? La questione è complessa perché bisogna valutare molti dettagli, non sempre immediati da scoprire. Se è la seconda volta che vi incontrate e si ricorda il vostro nome, è un buon segno, se vi corteggia mentre sta con un’altra “però è finita da un pezzo, domani la lascio”, non lo è. Ogni donna da ha in mente una scaletta delle caratteristiche che il Principe Azzurro deve avere e nel corso degli anni lima la scaletta, la lima, la lima, fino a che non si riduce a “basta che sia un bravo ragazzo”, il che, se mi permettete, è anche un filino triste. E allora lì con i raggi infrarossi per non incappare in quello sbagliato: nel seduttore che vuole solo una cosa, nell’intellettuale che parla solo di letteratura medievale, nell’uomo zerbino senza personalità. Mica facile. Ancor più per le donne cattoliche, magari in cerca di un uomo in gamba, e che condivida con loro l’amore più grande, quello per Gesù.

Siccome ognuno si ingegna come può, anche in questo caso il genio femminile conosce diverse e straordinarie espressioni. Accanto alle strategie classiche delle donne, frutto di ore e ore di chiacchiere e di scambio di consigli, le single cattoliche si attrezzano come possono: frequentando incontri e catechesi, impegnandosi in iniziative cattoliche, posizionandosi in banchi strategici a Messa, frequentando siti per single cattolici che, ho scoperto, spuntano come funghi, soprattutto negli Stati Uniti.

E sempre dagli Stati Uniti arriva una guida per tutte le donne cattoliche in cerca di marito. Si intitola How to get “I do” ,ovvero Come ottenere il “Sì, lo voglio”. L’autrice è una brillante trentatudenne di Washinghton, Amy Bonaccorso, convertita al cattolicesimo durante il Giubileo del 2000 e sposata con Attilio dopo una serie disastrosa di incontri sbagliati. Amy si racconta amareggiata e dispiaciuta per le amiche intelligenti e affascinanti che non trovavano un fidanzato, o meglio l’uomo giusto «E’ naturale che una donna cattolica cerchi un uomo che condivida i suoi valori e la sua fede e dunque è giusto dare loro le dritte per raggiungere l’obiettivo». Il libro è pieno di consigli pratici e simpatici su come comportarsi, che posti frequentare, errori da evitare. Sicuramente quello che c’è di più vero è il consiglio finale: «Avere una relazione con Gesù e lasciarlo libero di operare al di fuori dei nostri schemi rigidi». Vogliamo forse mettere limite alla fantasia del Signore?

Certo che no. Potenzialmente ogni uomo potrebbe essere quello giusto: il collega timido, il vicino chiassoso, l’avvocato serioso, perfino uno convinto che San Paolo si scriva tutto attaccato e sia il nome proprio dello stadio di Napoli. Magari nel disegno del Signore siete proprio voi la sua via di Damasco, e con una buona dose di pazienza (la famosa “dose da camionista”) e l’aiuto dello Spirito Santo potreste addirittura guarirlo dall’intolleranza al matrimonio.

11 pensieri su “Puoi baciare la sposa (replay)

  1. Ultimamente però sono anche le donne ad essere allergiche al matrimonio, soprattutto quelle della mia generazione, dai 20 ai 30 anni. Quelle che io definisco il “modello Carmen” (alla Merimée-Bizet). Laureate piene di voglia di andare in giro per il mondo e di non “rinchiudersi in casa”, affamate di novità continue, della voglia di provare sempre forti emozioni; addirittura ci sono giovani donne che ammettono candidamente di non riuscire ad amare un solo uomo per tutta la vita, vogliono provare tutti i tipi di amore, con tipi di uomini completamente diversi, dal guerriero al poeta. Alcune di queste giovani donne “modello Carmen” o hanno avuto una pessima esperienza familiare o una delusione amorosa molto precoce, e una grande paura dell’uomo che le porta a pensare che sia meglio ferire che essere feriti; altre sono terrorizzate dall’idea della noia che consuma il matrimonio poco a poco, e preferiscono vivere come le api, che sfruttano i fiori, ma da nessuna parte si fermano, pur di avere sempre le zampe piene di nettare. Giovani donne cui bene si adattano le parole che Carmen canta nel ritornello della famosissima habanera dell’opera:
    “L’amore è figlio di zingari,
    non ha mai conosciuto legge.
    Se tu non mi ami, io ti amo,
    ma se ti amo, sta’ attento a te.”

  2. Siccome che non so scrivere bene come voi quello che penso e sento, copio ed incollo il testo di una canzone di Paoli/Vanoni per riassumere il concetto:
    “L’amore non è mai quello che sembra.
    È spesso quel che sembra ma non è.”

  3. L’articolo è molto ben scritto. Vorrei lanciare una provocazione all’autrice ed ai lettori. Davvero la paura degli uomini per il matrimonio è iscritta nel loro DNA di maschi?
    Non sarà invece che il matrimonio nelle società sviluppate è diventato per ragioni legate alla sua disciplina legale una specie di trappola anche per gli uomini meglio intenzionati?

    Proviamo a ragionare in modo freddo sul matrimonio come istituto legale. Nelle società sviluppate un uomo che sposa una donna assume più o meno consapevolmente il rischio della separazione, separazione che in oltre l’80% dei casi è chiesta proprio dalla donna (e già questo dovrebbe fare suonare un campanello di allarme).

    Cosa succede all’uomo dopo la separazione? Quando ci sono figli questi vengono affidati quasi sempre alla madre, con tempi di frequentazione per il padre del tutto inadeguati a mantenere un minimo ruolo da genitore. Se c’è una casa di proprietà comune, questa viene assegnata al genitore collocatario dei figli, e l’altro genitore (il padre) deve trovarsi un’altra sistemazione. Se c’è un mutuo il genitore che non ha i figli (cioè il padre) deve continuare a pagare la sua quota, che si aggiunge alle spese dell’affitto della nuova abitazione. E, ovviamente, il genitore che non ha i figli (cioè il padre) deve versare un assegno all’altro genitore per contribuire al mantenimento dei figli che si aggira mediamente attorno ai 450 euro per 1 figlio.

    A questo punto risulta evidente come il rischio della separazione per un uomo in un paese come l’Italia rappresenti una eventualità rovinosa, dal punto di vista socio-economico e dal punto di vista affettivo (il rischio di perdere completamente i contatti con i figli riguarda una percentuale molto elevata dei padri separati).

    Ma non finisce qui. Le regole legali applicate allo scioglimento del matrimonio hanno creato una specie di arena sociale dove uomini e donne si confrontano in un conflitto drammatico la cui posta in gioco come si è mostrato sopra è vitale. Ed è un conflitto in cui l’oggetto della contesa sono diventati i figli minorenni, che rappresentano la chiave per ottenere l’assegnazione della casa e del mantenimento. Questo conflitto si è silenziosamente esteso a fascie sempre più ampie della popolazione, e, come in ogni guerra, le parti cercano alleati per evitare la sconfitta (e la rovina).

    E qui arriva la parte più drammatica della storia: i bambini vengono arruolati in questa guerra dai genitori, vengono manipolati e spinti ad odiare l’altro genitore, con conseguenze gravissime per il loro equilibrio. E’ opinione comune che siano le madri a manipolare i figli contro i padri. Ma continuando il ragionamento iniziato sopra è opportuno suonare un ulteriore campanello di allarme. Le madri, da un punto di vista strettamente razionale, non hanno alcun interesse a mettere i figli contro il padre. Con le regole attualmente applicate dai tribunali in caso di separazione le madri ottengono sempre l’affido dei figli, e quindi la casa e l’assegno. Quindi si deve ritenre che le madri che manipolano i figli contro i padri, quando lo fanno, lo fanno per ragioni irrazionali. Infatti spesso nei casi più gravi soffrono di qualche disturbo della personalità.

    Ma i padri in questo conflitto, dove la loro prospettiva è la rovina, possono a mente fredda essere tentati dall’idea che se i figli rifiutassero la madre, allora casa, mantenimento e tutto ciò che ne consegue sarebbero assegnati a loro. E’ quindi evidente come i bambini soldato in questa guerra possono essere arruolati da ambedue le parti, dalla madre come dal padre. E anche se l’allarme sulla strumentalizzazione dei figli nelle separazioni secondo i media sarebbe un problema dei “padri separati”, sono sempre più le madri che subiscono questa cosa e perdono i figli perchè padri manipolatori li mettono contro di loro. E’ un fenomeno di “pari opportunità” nella reciproca distruzione tra uomini e donne che negli Stati Uniti è già molto avanti, ma che anche da noi si fa sempre più palese.

    Quindi (e concludendo), penso che in materia di crisi del matrimonio la questione del sugo della mamma e della partita allo stadio sia da mettere in secondo piano.

    In allegato il link ad un blog che parla di madri che hanno perso contatto con i figli a causa della manipolazione operata dal padre.

  4. MarcoB.

    Salve a tutti.
    Parlando con mia moglie (siamo under 30) di alcuni nostri amici e amiche single e cattolici/cattoliche, ci capita spesso di pensare che sarebbe bello ci fossero agenzie/siti di una certa serietà per formare coppie cattoliche.
    Sapete se esistono cose del genere? Cosa ne pensate? Vi sembra un’idea strana?

  5. Valerio

    Ciao Raffaella. Quello che scrivi e’ condivisibile ma, come ha detto mercuriade, oggi vale anche per le donne. Da ragazzo cattolico posso assicurarti che nemmeno per gli uomini e’ facile trovare “la ragazza giusta”, con conseguenti delusioni. Fino a che c’e’ da fare i “fidanzatini” va alla grande, a patto che ogni discorso serio venga lasciato alla porta. Una cosa infatti e’ volere il matrimonio, i fiori i bambini (in questo tutte le donne sono brave) un’altra e’ costruire un futuro assieme, consapevoli che il matrimonio non e’ un fine ma un tramite.
    Non ci resta che sperare nella buona vecchia Provvidenza, funziona molto meglio dei social network :)!

  6. Si, ce ne sono tanti in giro di viziati-edonisti-piacion-mammoni.
    Si tratta di uomini in fondo mai diventati adulti, che hanno continuo bisogno di rassicurazioni e conferme sulla loro “prestanza”, sessuale ma anche intellettuale, insomma sul loro assoluto ego. E non andiamo a scomodare il mammismo mediterraneo per studiarne le cause, ce ne sono e ce ne saranno sempre di più.
    Il problema è che si ostinano a rincorrere le passioni mondane, cercano le emozioni, consumano vita e vite, senza etica; non hanno sperimentato ancora la gioia della della rinuncia, della disciplina dell’anima e del corpo, del prevalere del giusto sul “mi piace”.
    Credo che ad ogni uomo, come è successo al sottoscritto, qualche bella “doccia fredda” della vita possa aiutare a maturare, ad apprezzare il sudore quotidiano, a benedire il Signore quando la sera si ritorna a casa stanchi e si viene abbracciati dai bimbi, e la cena sulla tovaglia impadellata.
    Il problema è che si ostinano a rincorrere le passioni mondane, cercano le emozioni, consumano vita e vite, senza etica.
    Poi te li ritrovi a cinquant’anni, cotti dopo aver “usato” la vita, che si rammaricano di non aver cambiato rotta in tempo.
    E’ molto più bello il “posso ma non voglio” piuttosto che il “voglio ma non posso”.

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