Cogito interruptus

Roma, la Fontana della Barcaccia devastata dai  tifosi del Fayenoord

di Paolo Pugni

Mi stupisce sempre quel darsi e non darsi, quel mezzo passo, quella finta della ragione che sembra un passo di danza, ma è solo un inciampo. Mi stupisce perché non riesco mai a decidermi se si tratta di fragilità o codardia, di manipolazione o effettiva incapacità di arrivare in fondo, per assenza di categorie e lucidità, di profondità e lungimiranza.

Che qui si gioca una partita importante della nostra società, il dovere di esaurire la verità tutta intera. Infatti come suggerisce Tolkien “la menzogna è la verità meno uno”, è quel darsi fin dove si vuole, è la citazione aspirata, tagliata al punto giusto, è “chi sono io per giudicare?” senza la premessa. È l’accadimento senza la causa. Continua a leggere “Cogito interruptus”

Ciò che intesi nel barile delle mele

(ovvero il senso della vita e le sue conseguenze spiegato ai miei figli)

veliero

«…un vago chiarore entrò nel barile, e alzando gli occhi io vidi che la lunasi era levata e stava inargentando la cima dell’albero di mezzana e illuminando il biancore della vela prodiera. Quasi nel medesimo istante la voce della vedetta gridò: “Terra!”».

(R. L. Stevenson, L’isola del tesoro)

 

 di Matteo Donadoni

Al quarto “perché?” consecutivo rivoltomi da mio figlio Giorgio durante una partita a scacchi, il mio amico Francesco lì presente, guardandomi con aria compassionevole, dice: “Io non ce la farei. Già al secondo “perché?” avrei fatto una sclerata”.

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