La tragica triade del male – dolore, colpa, morte – vista dall’Alto… della croce

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di Robert Cheaib

Nessuno ha potuto strappare la vita di Gesù, perché egli l’aveva già deposta. Gesù ha dato senso a quello che ha vissuto e patito esorcizzando il male e la morte con l’amore fino alla fine. La vita «deposta» con le vesti e il dono del corpo e del sangue hanno annientato la volontà di male contro Gesù. Gli uomini, di fatto, non sono più colpevoli, perché è Gesù che ha consegnato se stesso per loro.
L’unico che detiene la possibilità di giudizio dice a tutti gli uomini quello che disse alla donna colta in adulterio: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11).
Balthasar evidenzia la doppia dinamica di consegna che Dio effettua. Il Padre consegna il Figlio per amore dell’uomo (cf. Rm 8,32). Non lo consegna agli uomini, ma per loro. Il Figlio a sua volta consegna se stesso al Padre: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Ogni altra consegna è terza e quindi superflua. Ogni tradimento è reso innocuo, è perdonato, perché l’Amore si è già donato! Continua a leggere “La tragica triade del male – dolore, colpa, morte – vista dall’Alto… della croce”

Inseguito dalla luce

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di Paolo Pugni

Non se ne va, ritorna con deliberata crudeltà. E tormenta. La viola d’inverno. Che ormai m’accompagna la sera e non si schioda dai miei pensieri.

Anche oggi, m’attraversa l’orizzonte la notizia che è morto quel bimbo per cui si pregò molto qui su queste pagine.

Si rincorrono i dolori.

Ottobre aveva i colori di novembre: scopro con brutale durezza di un amico morto nel 1999, quando le notizie giravano ancora solo per telefono, ed è come se m’avessero colpito oggi. Poi come una esplosione arriva un sabato un grido: il figlio venticinquenne di comparrocchiani, ben noti e apprezzati, è volato su da un dirupo del Resegone direttamente in cielo. E il quartiere è stato scosso, segnato, come tagliato a pezzi.
Perché la roccia gli s’è fatta sabbia nelle mani e la ghiaia assassina ha negato la presa. Venticinque anni. Continua a leggere “Inseguito dalla luce”

Quando Dio muore di cancro. Una lettera aperta a Umberto Veronesi (Prima Parte)

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di Robert Cheaib    theologhia

Caro e stimato prof. Veronesi,

Come tanti, ho letto l’articolo sul suo nuovo libro, dove fa l’affermazione che «il cancro, come Auschwitz, è diventato la prova della non esistenza di Dio» e dove dichiara che «non può pensare che un angelo custode guidi la sua mano quando incide e inizia l’operazione».

Ho letto e, per un primo momento, sono andato oltre. Mi ha fatto tornare sull’articolo la gentile provocazione di un’amica che mi ha scritto: «Un tema delicatissimo ed intenso che ci tocca tutti nel profondo. Sarebbe bello essere illuminati alla tua “maniera”». Continua a leggere “Quando Dio muore di cancro. Una lettera aperta a Umberto Veronesi (Prima Parte)”

Il fratello mai nato

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 di Andrea Torquato Giovanoli
Cara mamma.
Quante volte mi hai raccontato di mio fratello maggiore, quel primo figlio che, per cause naturali, non hai mai avuto.
Quante volte hai rievocato l’aneddoto di quel dottore che, mostrandotelo fuori dal tuo ventre, te lo ha presentato come il tuo “fagiolino”, e col sorriso triste nascondi un dolore mai lenito davvero.
Solo ora, quando tu ormai sei nell’inverno della vita, percepisco il senso di quel tuo ricordo persistente, e non sai quanto vorrei esserti stato accanto in quei momenti, io che allora ero soltanto un pensiero nella mente di Dio, per darti un po’ di consolazione e rinfrancare le tue speranze di giovane donna che eri. Continua a leggere “Il fratello mai nato”

Il mio eroe e il dolore

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di Emanuele Fant

Il tremore del Ragioniere fa cigolare la vecchia sedia a rotelle. Ha un cerotto sulla tempia perché si è grattato tutta notte, fino a scavarsi. Lo stimolo del prurito, nel suo cervello in cortocircuito, vince su quello del dolore. E a volte si riduce così. E’ stato pure sui giornali quando fratel Ettore lo ha catturato. Era detto “il cavernicolo della Centrale” perché si aggirava tra le sale d’attesa con i piedi scalzi (e neri), gli abiti a brandelli e i capelli lunghi fino a terra. La gente aveva paura, e lui di più.  Il nuovo battesimo lo aveva ricevuto una volta ripulito e messo a letto. Visti i calcoli che continuava a ripetere, probabilmente era stato un contabile. Anche se non lo era stato, da quel momento e per sempre si chiamava “il Ragioniere”. Un bel salto di qualità: da uomo preistorico a diplomato.  Continua a leggere “Il mio eroe e il dolore”