L’aborto e l’infelicità delle donne

di Costanza Miriano

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Slovacchia- Monumento ai bambini mai nati Slovacchia- Monumento ai bambini mai nati

di Costanza Miriano

C’è un’infinità di argomenti contro l’aborto, ma io, visto che mi piace perdere facile, scelgo il più opinabile, il più attaccabile, il meno spendibile in un dibattito pubblico: l’aborto rende le donne infelici. Si potrebbe affrontare il tema sul piano filosofico, come Bobbio (o la Paola Belletti, la mia filosofa preferita, di certo la più gnocca), culturale, come Pasolini, di fede, come fa la Chiesa, o ancora economico, come fa chi elenca nomi dei finanziatori dei prochoice e cifre (fiumi di denaro: perché?). Si potrebbero contestare i numeri falsi che hanno alimentato falsi miti e portato all’approvazione delle leggi sulla base di bufale (come la sentenza Roe – Wade negli Usa o la campagna radicale in Italia), e mostrare come l’aborto ha risparmiato pochissime vite di donne evitando l’aborto clandestino ma ha sterminato schiere infinite di bambini che senza la 194 sarebbero…

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44 commenti to “L’aborto e l’infelicità delle donne”

  1. Papa Francesco, in occasione della 38a giornata per la vita del 2016, ebbe a dire:” E’ attentato alla vita la piaga dell’aborto”; ed e’ piu’ che vero: la voce di ogni bambino abortito grida giustizia dentro ogni madre. Come sostiene il teologo del Camillianum di Roma, Massimo Petrini, “l’aborto e’ spesso un dolore a posteriori. Nell’immediato lo si vive come un problema risolto, ma poi si affaccia nelle sue conseguenze e DURA PER TUTTA LA VITA”.
    Una psicologa di mia conoscenza, che offre assistenza a queste mancate madri, mi ha confidato che esse , ferite da un aborto volontario, hanno bisogno di riconciliarsi con il bimbo/a perduti, hanno bisogno di perdonare se stesse e aprirsi alla misericordia di Dio.

  2. Grazie Costanza …tutto vero….buona giornata.

  3. Molto bello questo monumento. Non mi ricordo quale teologo o pensatore cristiano ha descritto il giorno del Giudizio, come il momento in cui il Signore si presentera’ a noi con le fattezze di un bimbo. Ecco, sembra l’immagine di quell’istante.

  4. Un altro corpo viene al mondo soltanto se lei lo desidera, lo accetta, ci convive per i lunghi mesi della gestazione. Questo è ciò che le donne fanno da sempre ed è per questo che il mondo è nelle loro mani. Parto e aborto, nel bene e nel male, nell’agio e nel disagio, nella gioia e nella sofferenza di ogni singola donna, accompagnano e segnano il cammino delle donne, come esperienza concreta di ognuna, oppure riflesso e suggestione dell’esperienza di altre, retaggio di memoria di un faticoso stare al mondo delle proprie simili. Occorre partire ancora una volta da quella irriducibile asimmetria dei corpi maschili e di quelli femminili che è racchiusa nel primato naturale delle donne sulla maternità e sul mettere al mondo la vita. E’ un’asimmetria che fortemente ha segnato e continua a segnare la storia delle relazioni tra i sessi.

    La feroce invidia maschile di quell’inscindibile legame tra la vita che nasce e il corpo che la fa nascere, legame così fragile così potente, così quotidiano così magico, da sembrare divino, così vicino così remoto, ha segnato il passo delle relazioni tra i sessi, ha costruito assetti sociali e rappresentazioni simboliche dominate dal maschile e dalla maschile misoginia. E spasmodicamente ha mirato sempre a spezzare la connessione tra corpo femminile gravido e creatura della gravidanza.
    Frugando nel corpo femminile, vivisezionandolo, oggi invadendolo di tecniche investigative, cercando di arrivare a carpire la scintilla della vita per impossessarsene.
    Soprattutto cercando di cancellare l’autonomia di quel corpo e di quella mente: non più corpo ma contenitore di corpi, inerte recipiente che accoglie lo sperma maschile, il solo autentico principio di vita e di potenza procreativa (concetto greco che è passato pari pari poi nella chiesa)

    Questo gli uomini, immemori o forse troppo memori nati di donna, fanno da sempre, riempiendo chiese, tribunali, università, enciclopedie, laboratori scientifici, provette e alambicchi, delle prove delle loro verità teologiche scientifiche filosofiche morali.
    Il dibattito su quando comincia la vita – che affligge questa nostra contemporaneità – viene da lontano, incrocia altri inquietanti interrogativi che la misoginia maschile ha saputo imbastire a danno delle donne, altre pratiche mortifere di persecuzione delle donne.

    • Ulisse, facitore di inganni, a smontare il cumulo di menzogne che hai partorito basti il ricordare come l’aborto legale sia stata una conquista femminista.
      Conquista che tante donne, ahimè, ancora vantano.

      Ciao.
      Luigi

      • Ulisse, facitore di inganni, a smontare il cumulo di menzogne che hai partorito basti il ricordare come l’aborto legale sia stata una conquista femminista.

        Per gli smemorati:

        * Uno dei personaggi fondamentali (se non _il_ personaggio) che hanno introdotto l’aborto in epoca moderna fu Marie Stopes, donna. En passant, era una scienziata (tanto per mostrare quanto farlocca sia la retorica di ulisse anche su certi dettagli): su Wikipedia potrete trovare la sua foto – con una faccia che mi agiterebbe se mi ci trovassi in compagnia in uno scompartimento di treno – mentre lavora nel suo laboratorio.

        * Gli omologhi americani, fondatori di Planned Parenthood, furono: Margaret Sanger, Ethel Byrne e Fania Mindell, tre donne.

        * L’attuale presidente di Planned Parenthood è Cecile Richards, donna.

        * La più eclatante sponda politica di Planned Parenthood è Killary Clinton, donna.

        * In Francia la legge sull’aborto fu introdotta da Simone Veil, donna (recentemente acclamata come gran donna da Avvenire). Forse una delle figure più mostruose, perché era superstite di un campo di sterminio nazista, vicenda da cui non imparò nulla, anzi, imparò il contrario di quello che doveva imparare.

        * In Italia la paladina (nella teoria e nella pratica, con evidente impronta artigianale tutta italica) fu Emma Bonino, donna (già da tempo acclamata come grande italiana da Papa Francesco).

        * In Cile, ultimo paese in ordine cronologico a “cadere”, la legge è stata fortissimamente voluta dalla “presidenta” Bachelet, donna (prossimamente accolta con grandi onori in un convegno in Santa Sede).

        * Quelle che strillavano in strada “le streghe son tornate” (vero) a favore dell’aborto, quarant’anni fa, e ancora oggi le loro nipoti, sono donne (lo slogan dice “streghe” non “stregoni”).

        E mi pare che ce n’è a sufficienza.

        È verissimo che gli uomini hanno pure una responsabilità, che è largamente una responsabilità omissiva, nel senso che non esercitano virilmente il ruolo di difesa dei più deboli. Ma non sono certo gli uomini ad aver femminilizzato la nostra società: è stato il femminismo.

        • @f.giudici

          leggo su riscossa cristiana- a firma fra cristoforo- che un’altra abortista,nonché sostenitrice del gender, per non parlare della profondità culturale del personaggio, scriverà( ha già scritto?) la prefazione del nuovo libro di papa Francesco:

          ” in questo suo nuovo libro “Imparare ad imparare”, ha voluto fortemente che la prefazione la scrivesse il Ministro dell’Istruzione( si fa per dire, naturalmente) Valeria Fedeli”.

          ciao core!

        • Grazie per aver dato sostanza con gli esempi a quanto avevo scritto.
          Fra l’altro è profondamente indicativo dell’assurdità demoniaca del femminismo, che due sue interpreti di successo come Angela Kasner e Hillary Rhodam siano universalmente note col cognome del marito (ex, per giunta, nel primo caso).

          Mi permetto però una chiosa pignolesca su questa frase:
          “Ma non sono certo gli uomini ad aver femminilizzato la nostra società: è stato il femminismo.”

          Di femminilità rettamente intesa, nella nostra società se ne trova ormai pochissima.

          Come scrisse opportunamente Massimo Fini, l’Occidente è femmineo, non femminile. Della muliebrità ha cioè preso solo i difetti, per altro ingigantendoli a dismisura.
          Ad esempio, l’asfissiante burocratizzazione di ogni pur minimo aspetto della vita umana è direttamente discendente dall’ansia così tipicamente femminile di controllare tutto (ansia che, in tempi più civili, veniva contenuta dalla virtù maschile di fare argine, di fissare limiti, di rassicurare).

          Killary che sghignazza della morte di Gheddafi, per dire, è l’antitesi della femminilità.
          È solo una demenziale parodia della mascolinità.
          Perfino Achille, che pure un qualche problema lo aveva, di fronte a Priamo che impetra il cadavere del figlio acconsente al rispetto dei morti.

          Il fatto straordinario è che, dopo aver attentato in ogni modo possibile alla virilità, ci si stupisce che oggidì essa latiti… per la serie “poche idee e ben confuse”.

          Ciao.
          Luigi

          • Grazie per aver dato sostanza con gli esempi a quanto avevo scritto.

            La tua frase lapidaria già bastava; ma siccome oggi dobbiamo sempre ribadire l’ovvio, melius abundare, come diceva Totò.

            È solo una demenziale parodia della mascolinità. […] l’Occidente è femmineo, non femminile

            D’accordo. Dunque, con che vocabolo indicare il processo, al posto di femminilizzazione? Femminazione?

            Traparentesi, sul tema ha ieri scritto Gianpaolo Pansa (integralmente ripreso da RadioSpada:
            https://www.radiospada.org/2017/09/il-vero-pericolo-e-lo-sfascismo-figlio-di-un-mondo-troppo-femmina/ ), a dimostrazione che le persone di buon senso e che non tranciano i contatti con la realtà arrivano alle stesse conclusioni, pur partendo da sinistra.

            • “D’accordo. Dunque, con che vocabolo indicare il processo, al posto di femminilizzazione? Femminazione?”

              Boh! Che ne so io, sono un maschio lambda… 😛

              “Femminazione” ha una vaga declinazione scientifica, come “gemmazione”.
              Opterei allora per “femministizzazione” oppure “femminuccizzazione”… opportunamente impronunciabili, come la realtà cui rimandano.

              Ciao.
              Luigi

      • L’aborto non è una conquista femminista, ma è solamente una delle possibilità nell’ordine naturale delle cose, cose che competono esclusivamente alla metà femminile dell’umanità, per “nascita”, biologia, conformazione fisica. Io sono contrario all’aborto, trovo aberranti pratiche come l’utero in affitto, ma mi rendo conto anche che tutte queste storture sono il rovescio, il lato oscuro, di una feroce repressione (e la repressione è a sua volta frutto di una paura a monte…paura di un “potere” che tu non hai, o vuoi sottrarre ad un altro/a) che si trasformava in un obbligo alla maternità a tutti costi, una maternità subita, che si esplicasse in un ambito di “legittimità” (quindi entro i confini del matrimonio…che fa molta rima con PAtrimonio. Il patrimonio, appunto, da trasmettere ai figli biologici del marito. Sta qui’, anche, la radice della tolleranza all’adulterio maschile, e molto meno all’adulterio femminile…perché i figli illegittimi dell’uomo erano manifesti per ovvi motivi, quelli della donna no).

        Nella condizione in cui uno dei due coniugi è prigioniero, soggiogato, asservito all’altro come lo potrebbe essere un qualsiasi oggetto, ti devi aspettare che la “liberazione” faccia rima con “rivoluzione”…e le rivoluzioni non sono mai pacate o prive di conseguenze negative nella loro fase iniziale.

        Potrebbe sembrare il mio un parlare per convinzioni, o per “partito preso” (e forse un poco lo è pure), ma tra tutti i racconti, gli episodi, le storie sentite ne racconto una che in qualche modo mi appartiene, o meglio, appartiene alla nonna di mia mamma, che è molto esplicativa in questo senso :

        Un giorno la mia bisnonna diede una specie di piccola festa in casa, il marito tornando trovò a casa tutti gli invitati…lui non seppe mai il motivo vero del festeggiamento, come nemmeno lo seppero gli invitati maschi alla “festa”, ma lei e le invitate lo sapevano benissimo…era la menopausa della mia bisnonna.

      • Ulisse l’ha copiato.

      • Conquista femminista? Qual era la proporzione tra uomini e donne tra i parlamentari che lo hanno votato? E quale la proporzione tra uomini e donne tra gli aventi diritto al voto che votò al referendum? E quale tra i partiti promotori dell’aborto? Mica su sponsorizzato solo da Emma Bonino, e nel suo partito qual era la proporzione tra uomini e donne?
        Ulisse ha espresso il suo pensiero.
        Perché a postrofarlo come facitore di Inganni?

    • @ulisse: ma smettila !

    • Vedo che i “lettori empirici” abbondano. Ho parlato del giorno del Giudizio di noi, di ognuno, dell’umanita’, di uomini e donne.

      Come il buon Luigi ha rimarcato: UIisse quante volgari menzogne atte a creare conflitti tra uomini e donne. Speravamo di averle abbandonate con gli anni sessanta. Purtroppo ritornano e puzzano sempre di zolfo.

  5. Grazie di questi meravigliosi articoli che ti fanno meditare ma soprattutto come mamma ti danno un gran coraggio

  6. Condivido ogni parola dell’articolo. L’aborto è un omicidio e in quanto tale è un male assoluto, e va condannato.
    E le vittime non sono solo i bambini uccisi, traditi dalle proprie madri, ma le madri stesse, che passeranno tutta la vita a pagarne l’enorme prezzo. E che non vanno condannate. E che troppo spesso verranno giudicate come se fossero le uniche responsabili.
    Mi pare che – e qui esprimo un pensiero insolito su questo blog, a cui spero non corrispondano reazioni poco educate e offensive come già successo da parte di alcuni- molti aborti si eviterebbero se gli uomini fossero più presenti, se ad affrontare la paura e i problemi di una gravidanza si fosse in due, in una parola se le donne non fossero lasciate da sole. Gli uomini, che non pagheranno lo stesso prezzo, e la cui latitanza non è meno colpevole della morte del figlio rispetto a quanto lo sia la decisione delle loro compagne. Purtroppo sono molto più frequenti i casi in cui la donna abortisce in assenza del compagno o con il vile consenso di questi, che quelli in cui il padre, disperato, vorrebbe fermare l’aborto e non può farlo per colpa della legge (che ingiustamente non tiene conto della volontà del padre).
    E quando fu approvata la legge sull’aborto, la votarono sono le parlamentari donne? E quando fu fatto il referendum, votarono solo le donne?
    È evidente che le vittime dell’aborto sono i bambini non nati e le loro madri! È evidente che l’ideologia dell’aborto, facilmente cavalcata come un simbolo dell’emancipazione femminile dalla prevaricazione maschile, non avrebbe avuto terreno se il rapporto tra uomo e donna fosse stato sano, se troppe inaccettabili disuguaglianze non ci fossero state, perché un male genera sempre un altro male, di solito peggiore. È per questo che non sono d’accordo con chi propone di ritornare indietro, con chi pensa che la soluzione sia tornare alla sottomissione, quando l’aborto non c’era e tutto stava in piedi. Si creerebbero di nuovo le condizioni perché, prima o poi, l’aborto, la liberazione sessuale, la svalutazione della maternità e tutte queste cose le cui vittime sono più le donne che gli uomini, compaiano ancora.
    Va risanato il rapporto tra uomo e donna, ferito dal peccato originale, e solo in Dio può essere risanato, ma Gesù per fortuna non ha mai parlato di sottomissione come mezzo per andare d’accordo e far funzionare le cose. E’ vero, ne parla San Paolo, ma autorevoli pronunciamenti del magistero della Chiesa hanno più volte e definitivamente commentato che Uomini e Donne per la Chiesa e nel matrimonio cristiano hanno pari dignità e autorevolezza, che quella frase di San Paolo va contestualizzata nella cultura dell’epoca). Come dice Giovanni Paolo II, il pensiero di San Paolo va letto alla luce di quel “siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo” .
    Se si vuole risanare il rapporto tra uomo e donna, ferito dal peccato originale, mi sembra l’unica strada. Almeno per chi ci crede, almeno per chi è cristiano, soprattutto se cattolico.

    • “E le vittime non sono solo i bambini uccisi, traditi dalle proprie madri, ma le madri stesse, che passeranno tutta la vita a pagarne l’enorme prezzo. E che non vanno condannate.”

      Ancora meglio: le vittime dell’aborto sono i bambini uccisi, le stesse madri che li hanno uccisi e i padri che non hanno impedito che venissero uccisi.
      Non vanno giudicate le madri, non vanno giudicati i padri (i quali, per altro, sconteranno le loro colpe al pari delle madri. Se non in questa vita, di sicuro nell’Altra).
      Ma condannate legalmente sì, come avviene (o dovrebbe avvenire) per ogni responsabile di omicidio volontario.

      Il resto del commento è preclaro tentativo di prevaricazione femminile.
      Più subdola di quella maschile, e che infatti non pochi uomini tendono a sottovalutare quando a non vedere (come Ulisse più sù); ma certo non meno grave.
      Purtroppo molte donne non vogliono fare i conti con le loro scelte, per non dire di portarne le responsabilità, per cui risulta sempre comodo ritornare alla leggenda nera del maschio prevaricatore.

      Si chiede, a parole e senza impegno, il risanamento dei rapporti fra uomini e donne; ma basta grattare la vernice e si scopre l’odio antivirile.
      Salvo però lamentarsi preventivamente di reazioni “poco educate e offensive” (Qualcuno, a suo tempo, parlò non a caso di travi e pagliuzze. Ma era un maschio…).

      Ciao.
      Luigi

    • @Anna
      Sei meravigliosa! Condivido in tutto la tua dissertazione. Thanks a lot!

    • @Anna
      «Gli uomini, che non pagheranno lo stesso prezzo, […] È evidente che le vittime dell’aborto sono i bambini non nati e le loro madri!»

      Una volta credevo anch’io come te che le vittime dell’aborto fossero solo i bambini e le loro madri, ma poi ho scoperto che non è così: diverse ricerche hanno dimostrato quanto anche i padri restino segnati a vita dal dramma dell’aver visto abortire il figlio con o senza il proprio consenso. Qui trovi due articoli che parlano delle nefaste conseguenze dell’aborto sui padri mancati: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/07/le-conseguenze-dellaborto-sulluomo-ne-parlano-il-daily-telegraph-australiano-e-la-britannica-bbc-radio-4/
      http://www.libertaepersona.org/wordpress/2014/02/l%e2%80%99aborto-fa-male-anche-all%e2%80%99uomo-danneggiando-gravemente-i-cinque-elementi-chiave-dell%e2%80%99essenza-maschile/
      Quindi devo contraddirti: molti uomini pagano e hanno pagato lo stesso prezzo delle donne che hanno abortito e a volte anche più alto (esistono uomini più fragili delle donne per ragioni psicologiche o di vissuto pregresso che li ha resi tali, per questo a volte l’aborto ha un effetto più devastante su di loro, negli articoli che ti ho linkato si parla addirittura di suicidi, questo anche per sottolineare come le conseguenze del peccato si scontino già in questa vita e non solo nell’altra, ecco perché occorre ribadire la gravità dell’aborto, per proteggere oltre ai bambini anche le future madri e i futuri padri).

      • @Beatrice, interessante contributo

      • Nel primo articolo si legge:

        “Questo problema è dovuto in parte al fatto che la società non riconosce il legame tra aborto, depressione e suicidio maschili”

        In realtà il problema è, se possibile, ancora più ampio.
        Sotto i colpi della propaganda gendero-femminista non viene minimamente riconosciuto il nesso fondamentale tra “crisi della famiglia” e ” crisi della virilità”.
        Guardando alla sola Italia, sono migliaia, ogni anno, i mariti e padri che si suicidano perché la moglie ha deciso di rifarsi un’altra vita (contraddizione in termini!), o perché sono rimasti senza lavoro (non esistono infatti le quote “azzurre”), o ancora perché i figli del matrimonio fallito sono stati affidati alla madre (come avviene 9 volte su 10, non raramente per via delle abili menzogne propalate dalla coniuge).

        Purtroppo si è ormai quasi obliato il concetto fondamentale che gli uomini devono “servire” una causa più alta e nobile di loro, per sentirsi compiutamente realizzati.

        È la loro natura, non possono farci niente. Desiderano la fatica, il sudore, il fango, perfino il sangue, pur che siano il mezzo per innalzarsi (e innalzare: la gloria del generale riverbera infatti sui soldati che hanno servito ai suoi ordini).
        Venendo a mancare questo, gli uomini crollano; quali che siano le loro abilità o la loro forza fisica.
        Anzi, più sono consapevoli di sè e dei loro talenti, più il crollo sarà rovinoso.
        Invece le mezzeseghe (scusandomi per il francesismo) si contentano di abiti firmati o dell’ultimo modello di smartphone.

        Come ebbe del resto a dire uno fra i più grandi filosofi del Novecento,

        “Siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste. La televisione con 500 canali. Il nome di un tizio sulle mie mutande. I farmaci per capelli. Il viagra. O le calorie”

        Ciao.
        Luigi

        • Belle parole! mi piacerebbe sapere chi era questa grande filosofo. Indubbiamente c’è del vero nel fatto che l’uomo avrfebbe bisogno della fatica, del sudore ecc., però anche qui non bisognerebbe generalizzare perchè io di uomini pigri ne ho conosciuti tanti, e, invariabilmente costoro auspicano la vita comoda! altro che fango, sudore e sangue!
          E siccome dell’accidia se ne parla fin dall’antichità, ciò vuol dire che uomini pigri ce ne sono sempre stati,
          Ma se ci sono sempre stati uomini accidiosi (e più facilmente si trova un uomo pigro che una donna pigra), vuol dire che quel principio secondo cui la natura dell’uomo desidera fatica, sudore ecc. è un principio che, nei fatti, presenta molte eccezioni.
          Poi, naturalmente, oggi, con tutte le comodità che offre la vita moderna, le quali consentono di evitare parecchie fatiche e pericoli, quelle eccezioni diventano la regola.
          Ma un fondo di pigrizia in gran parte degli uomini c’è sempre stato.

          • Per quanto riguarda quel filosofo avevo pensato a Evola o a Del Noce, ma il riferimento al viagra non lo consente. Popper non crederei (Luigi non lo citerebbe)

          • Giovanni, mi tocca correggerti: io non ho scritto che gli uomini vogliano quello, ho scritto che gli uomini lo desiderano.
            Significa che sotto lo strato superficiale delle voglie – strato magari pure bello spesso – c’è la carne viva dei bisogni profondi, quelli veri.
            E per giunta avevo chiaramente scritto che fango&sudore sono cercati come mezzo, non come fine in sè.
            Insomma, leggi con meno fretta la prossima volta 😀

            La citazione era ironica (e autoironica), trattandosi solo di una battuta di Brad Pitt/Tyler Durden in “Fight Club”.
            Sarei per altro impossibilitato a citare Popper (mai letto) come del resto Evola (incomprensibile e fumoso, anche come traduttore).
            Tocca limitarmi alle pellicole di Hollywood!

            Ciao.
            Luigi

            • può darsi, può darsi benissimo che abbia letto male. E’ per questo, infatti, che spesso io faccio un 2° post di chiarificazione (“beninteso” “io volevo dire che..” ecc. ecc.).

              • Poi, ripensandoci, siamo sicuri che la voglia di azione e d’eroismo corrisponda alla strato profondo (“alla carne viva”) e il desiderio di oziare ed evitare i pericoli attenga allo strato supeficiale? E’ provato?
                Ricordiamoci di quello che scrive il grande La Rochefoucauld: “Non si creda che le passioni forti quali l’odio, l’amore, l’ardimento, il coraggio, vincano sempre sempre, perchè la pigrizia, languida com’è, spesso le domina”
                E’ La Rochefoucauld fu uno che affrontò, più d’una volta, la morte in battaglia e che, poco prima di morire, fu proposto per la prestigiosa Accademia di Francia e che, infine, visse in un’epoca (il 600) preillumimistica, quindi non sospetta.

    • @Anna
      «Gesù per fortuna non ha mai parlato di sottomissione come mezzo per andare d’accordo e far funzionare le cose. E’ vero, ne parla San Paolo, ma autorevoli pronunciamenti del magistero della Chiesa hanno più volte e definitivamente commentato che Uomini e Donne per la Chiesa e nel matrimonio cristiano hanno pari dignità e autorevolezza, che quella frase di San Paolo va contestualizzata nella cultura dell’epoca»

      È vero Gesù non ha mai parlato di sottomissione, ha però parlato di servizio: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.” (Lc 22, 25-27)
      Un cristiano non deve ragionare secondo la logica del mondo, ma secondo la logica di Dio, questo vuol dire che occorre uscire da un modo di pensare competitivo per cui se uno non occupa una posizione di comando non vale nulla. Qualunque sia il posto in cui Dio ci ha messo nella società dobbiamo porci in un’ottica di servizio, che concretamente significa: per chi è sottoposto non rivendicare a tutti i costi un ruolo gerarchicamente superiore solo per arrivismo personale e per chi è al comando non abusare del proprio potere facendo i propri interessi e umiliando quanti stanno al di sotto della propria giurisdizione. Questa logica di servizio è talmente fondamentale che, nel momento in cui non viene rispettata da chi comanda, può intervenire qualsiasi sottoposto a ristabilire l’ordine infranto da colui che ha abusato del suo potere: San Paolo rimproverò pubblicamente il primo Papa, nonostante fosse a lui sottoposto, perché c’era un grave pericolo per la fede, e San Pietro con grande umiltà si ravvide proprio per il fatto che capì di non governare la Chiesa per sé stesso a proprio capriccio ma per i suoi fratelli cristiani, perché li confermasse nella fede secondo quanto stabilito da Cristo in persona.
      Per esempio il termine “ministro” viene dal latino “minister”, derivato di “minor” agg., “minus” avv. “minore, meno”, secondo il modello di “magister = maestro” sentito in rapporto con “magis = più”. “Minister” è letteralmente “colui che è minore, che sta sotto, che serve”, il termine latino designava infatti i servitori, quelli proprio di basso rango sociale. Questo ti fa capire come in teoria i nostri ministri dovrebbero governare con la consapevolezza di farlo non per interessi personali o per una questione di prestigio sociale, ma in quanto al servizio dei cittadini e del bene comune.
      È del tutto sbagliato credere che mantenere una posizione subalterna significhi automaticamente avere meno dignità di quanti hanno una posizione di comando. Che sia nella famiglia o nella società, una persona non vale tanto quanto è il potere che detiene, ma vale tanto quanto si pone al servizio del suo prossimo: una commessa che svolge il suo lavoro in un negozio di abbigliamento, se lo fa in maniera eccelsa con una cura amorevole verso i clienti, vale più di una ministra corrotta che agisce in barba alla legge solo per i propri meschini guadagni, così come un parroco di campagna devoto a Dio che si spende appieno per il bene delle anime vale più di un vescovo blasonato che svende le verità del Vangelo solo per piacere alla gente che piace, infischiandosene bellamente dei danni causati al gregge che gli è stato affidato.
      A proposito di pecore: se è vero che i cristiani devono essere docili e praticare la virtù dell’obbedienza, non devono però essere dei “pecoroni”, cioè delle banderuole sempre pronte a cambiare idea per sottostare al potente di turno arrivando a spegnere del tutto qualsiasi capacità di giudizio nonché il più piccolo barlume di raziocinio e spirito critico. Mai e poi mai il cristiano è legittimato a peccare gravemente contro la fede o contro la carità, in una parola contro Dio, per obbedienza verso una qualsivoglia autorità e questo vale nella famiglia, nella società ma anche nella Chiesa: ecco spiegato il famoso brindisi del beato Newman alla coscienza prima che al Papa.
      San Paolo, da bravo cristiano qual era, usava proprio questa logica evangelica del servizio che non è la logica mondana del potere attraverso cui solitamente vediamo le cose noi uomini secolarizzati del XXI secolo. Quindi ti assicuro che San Paolo, pur riconoscendo l’esistenza di un ordine gerarchico nella famiglia e nella società (così come un ordine gerarchico esiste anche nel Cielo), era assolutamente convinto della pari dignità di tutti gli esseri umani di qualsiasi sesso, ceto e provenienza geografica fossero: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.” (Gal 3, 28-29)
      Tra l’altro se proprio vogliamo essere pignoli il termine “sottomissione” nel Vangelo viene effettivamente usato e sai a chi è riferito? No, non è una donna e anche definirlo uomo sarebbe riduttivo: parlo ovviamente di Gesù, di cui si dice che “stava loro sottomesso” (Lc 2, 51). Cioè, non so se mi spiego, il Verbo incarnato, per mezzo del quale è stato fatto tutto ciò che esiste, stava sottomesso ai suoi genitori. Il Creatore dell’universo stava sottomesso a due delle sue creature, che, per quanto ben riuscite fossero, sempre creature rimanevano. Se Dio stesso non ha avuto problemi a sottomettersi all’uomo per amore, perché diamine dovrebbe averne una donna? E allora non cadiamo nel peccato di superbia dei demoni quando urlarono il famoso “non serviam” a Dio. Prendiamo piuttosto esempio da Gesù Cristo secondo l’ammonimento di San Paolo:
      “Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.
      Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
      il quale, pur essendo di natura divina,
      non considerò un tesoro geloso
      la sua uguaglianza con Dio;
      ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo
      e divenendo simile agli uomini.
      Apparso in forma umana,
      umiliò se stesso facendosi obbediente
      fino alla morte e alla morte di croce.
      Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome
      che è al di sopra di ogni altro nome;
      perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
      nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami
      che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.” (Fil 2, 3-11)

      • Bel discorso, concordo col concetto generale che ognuno deve farsi umile davanti agli altri e non considerarsi mai superiore a chicchessia…ma, c’è un ma grande quanto una casa, ed è proprio un vizio di forma del matrimonio cristiano, un vizio che inficia alla radice tutti i bei discorsi e le belle parole (ovviamente questo “vizio” è tutto umano, come tutti gli sbagli del resto), e cioè che nel matrimonio cristiano l’uomo è paragonato a Dio, e cosi’ come la chiesa è sottomessa a cristo la donna è sottomessa al marito.

        Questa associazione simbolica del marito=Dio / moglie=chiesa in cui i primi sono preponderanti sui secondi non tiene conto che Dio è capo della chiesa in quanto essere infallibile, il marito infallibile forse lo è un po meno.

      • @ beatrice
        Tutto verissimo. Ma sul fatto che per un cristiano la logica non è quella del mondo, ma, come per Gesù, è una logica di amore e di servizio, penso siamo tutti d’accordo. È un concetto talmente centrale, che mi permetto di dire che se uno non lo coglie non è Cristiano. Ovvio che il cristiano non dovrebbe ricercare il potere o sentirsi svalutato nel servizio. Ovvio che le gerarchie quando ben intese sono come le descrivi tu (chi comanda lo fa nell’interesse del bene degli altri, e non per prestigio personale, e il subalterno non ha meno dignità solo perché tale). Ovvio che San Paolo fosse convinto della pari dignità di tutti gli esseri umani (ci mancherebbe altro!). Ma non è questo il punto. Il punto è che una gerarchia esiste nella società, ed esiste nella famiglia (sostanzialmente tra figli e genitori, finché i figli non diventano adulti), ma non nel rapporto di amore tra uomo e donna. Il matrimonio non è un rapporto gerarchico, è un rapporto paritario. Non si possono introdurre arbitrariamente gerarchie tra i coniugi, giustificandole con il fatto che il servizio è un valore Cristiano (tra parentesi, il servizio scelto per amore è espressione dell’amore cristiano, il servizio preteso dagli altri o imposto agli altri con la scusa della logica cristiana, no, torna un po’ troppo comodo). Tutto quello che tu dici sull’amore e sul Servizio Cristiano è giusto, ma vale sia per l’uomo che per la donna, reciprocamente, non unilateralmente. Infatti Gesù per primo è venuto per servire e sul servizio non fa mai distinzioni tra uomo e donna. Mi dici, giustamente: se Gesù non ha avuto problemi a sottomettersi all’uomo per amore, perché dovrebbe averne una donna? E io ti rispondo: e perché diamine dovrebbe averne un uomo? È così difficile accettare la logica del servizio reciproco? Dove sta scritto che qualcuno è esentato da questa logica? Quello che io non capisco, Beatrice, e perché si faccia tutta questa fatica a capire che anche gli uomini sono chiamati al servizio, esattamente come le donne, che nessuno deve prevaricare sull’altro. San Paolo diceva ” siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo”, e sarebbe così semplice e così bello (e quando è così Il matrimonio è bellissimo!) ma qualcuno questo non va bene, perché?

  7. da “la verità” di oggi. pag.1 e 6

    “ho fermato il cuore di un feto e ora grido: viva gli obiettori” di silvana de mari

    “…ero favorevole mi sembrava giusto.. un diritto che nessuna donna si tenesse nella pancia un figlio che non voleva…poi è diventata una cosa normale chiedersi: lo tengo o no? nel 1986 sono partita a fare il medico in etiopia… ho assistito alle interruzioni di gravidanza… ne ho fatta una.

    bene.tutto qui.aborto è una parola.un ammasso di sillabe. diritto .autodeterminazione.sono tutte sillabe.

    ma voi avete capito cosa finisce nel bidone delle garze sporche? o a pezzi nel bidone dell’aspiratore( un frullato di bambini) ?

    quello che io ho buttato nel bidone delle garze sporche era un bimbo con gambe e braccia, e una testa e un cuoricino che avrebbe continuato a battere,se io non lo avessi fermato.
    ….
    dato che le depressioni post aborto esistono e sono devastanti, è giusto che la società chieda alla donna di non farlo.

    una parte della depressione post aborto nasce da questo disvalore: l’aborto è un suicidio differito,non uccido me, ma uccido la mia prole che è senza valore, perché io non ho valore,in fondo.

    i medici obiettori sono coloro che rifiutano di rinnegare il giuramento che fanno i medici, per la vita…..”

  8. Vorrei fare una puntualizzazione relaivamente all’iter che portò alla conferma della 194. In effettti considerazioni come quella sui numeri, discussi e contestati, dell’aborto clandestino, possono aver avuto il loro peso nell’approvazione parlamentare della legge, ma ebbero poco peso nel referendum.
    Io che l’ho vissuto quel rederendum, ricordo benissimo che la gente votava a favore dell’IVG per ragioni più immediate ed egoistiche (“la possibilità di un aborto legale potrebbe tornar utile a qualcuno della mia famiglia”).
    La motivazione del cittadino che votò “no” all’abrogazione delle legge era personale, i numeri dell’anorto clandestino, veri o supposti, gli interessavano fino ad un certo punto.
    La depressione post-aborto arriva DOPO l’aborto, PRIMA prevalgono consderazioni egoistiche e utilitarisiiche.
    Non bisogna presumere troppo dal nostro prossimo.

    • Nel mio precedente post parlavo del cittadino elettore NON del parlamentare, Beninteso.E’ evidente che nel voto in “aula”, la questione deo numeri dell’aborto clandestino, ebbe un certo peso.

  9. il Papa è amico della Bonino.
    io , sempre e comunque mi fido del Papa.

    • Rammentiamo che Cristo risorto e’ apparso per primo, con disappunto e meraviglia degli apostoli, ad un ex-meretrice; e sappiamo quanto fossero stigmatizzate a quei tempi le prostitute…

  10. L’aborto è una soluzione semplice ad un problema che , nel momento, è considerato irrisolvibile e deflagrante.
    Normale che una donna sola con la sua decisione, senza un riferimento di fede forte, in una situazione spesso clandestina rispetto alla famiglia o al marito, o in una situazione economica precaria o disperata, sia tentata a scegliere la soluzione semplice rispetto all’altra. L’aborto è infatti l’unico omicidio in cui la vittima è sconosciuta a tutti, e nessuno la verrà mai a cercare. Un delitto perfetto, che si oppone ad una visione tragica e pessimistica del proprio futuro , qualora non fosse praticato. Se non si tiene conto di questo processo mentale, che avviene PRIMA dell’aborto stesso, è poi difficile capirlo dopo, e condivido quanto detto da exdemocristianopentito sull’argomento.
    Quindi è ben difficile che una presunta pena, da applicare su chi se ne macchiasse, distoglierebbe dalla soluzione semplice.
    E’ un delitto dove la vittima è sconosciuta ed i “colpevoli” si coalizzano per mantenere il segreto. Quindi le probabilità di essere realmente identificate ed accusate sono quasi nulle.
    Nessuno saprà mai quali sono e quali sarebbero stati i numeri dell’aborto clandestini, ma di certo il problema è visto in modo talmente grande da alcune donne, che difficilmente si farebbero fermare.
    Quindi l’unico metodo è la prevenzione cristiana, cioè l’evangelizzazione.
    Do qualche numero per rendersi conto : Il numero degli aborti è di circa 90.000 l’anno. Il numero degli omicidi di circa 500 l’anno.
    Quindi se non ci fosse la legge 190 e anche soltanto il 20% delle persone che pratica oggi l’aborto, decidesse di passare ad una forma clandestina , si parla di 20.000 aborti clandestini l’anno. 20.000 reati di omicidio, rispetto ai 500 reati di omicidio oggi esistenti. Se fossero perseguiti sarebbe una deflagrazione dal punto di vista delle forze di polizia, giudiziario e penitenziario.
    Il risultato ? Nessuno verrebbe nella sostanza perseguito tranne i rei confessi, e nel tempo si produrrebbe il tipico effetto italiano di qualcosa che è vietato sulla carta ma che tutti fanno, tanto non ti prendono mai.
    L’aborto è una piaga enorme sia per la società che per la vita eterna, e va affrontato con tutti i mezzi disponibili , dove quello repressivo è forse il meno efficace, mentre assolutamente è da sviluppare quello preventivo che va in due direzioni : per noi cristiani in quello della evangelizzazione, e per tutti in quello delle strutture e delle leggi per sostenere le donne incinte in difficoltà.
    E’ evidente che questa seconda azione, che ha potenzialità quasi inesplorate rispetto ad oggi che è rimasta solo sulla carta in pratica, ha un presupposto necessario che è quello della conoscenza delle persone in stato di gravidanza, il che riporta al fatto che l’illegalità renderebbe impossibile conoscerle, in quanto chi avrebbe la lontana idea di abortire non dichiarerebbe il proprio stato di gravidanza per non rischiare poi di autodenunciasi.
    Insomma…è una cane che si morde la coda…che va affrontato pezzetto pezzetto e dove ognuno deve fare la sua parte rinunciando a una parte delle proprie convinzioni ferree,, per raggiungere l’obiettivo comune che è quello di ridurre i bambini morti e le mamme disperate , palesi o clandestini che siano.
    Alcune azioni, nella storia, hanno dimostrato che quando una parte consistente della società ne continua a sostenere l’esigenza, entrano a far parte della struttura sociale, sia che siano vietati sia che siano permessi (abbiamo molti esempi, la prostituzione per esempio). E’ quindi la domanda a creare l’offerta, e bisogna far cessare la domanda.

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