L’elogio del silenzio di Benedetto XVI

di autori vari

Dalla Prefazione scritta dal Papa emerito all’ultimo libro del cardinale Robert Sarah, prefetto della congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, “La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore”, nelle librerie italiane dal 29 giugno. Il testo è stato anticipato dal sito americano First Things.

di Benedetto XVI

Da quando, negli anni Cinquanta, lessi per la prima volta le Lettere di sant’Ignazio di Antiochia, mi è rimasto particolarmente impresso un passo della sua Lettera agli Efesini: “E’ meglio rimanere in silenzio ed essere, che dire e non essere. E’ bello insegnare se si fa ciò che si dice. Uno solo è il Maestro che ha detto e ha fatto, e ciò che ha fatto rimanendo in silenzio è degno del Padre. Chi possiede veramente la parola di Gesù può percepire anche il suo silenzio, così da essere perfetto, così da operare tramite la sua parola ed essere conosciuto per mezzo del suo rimanere in silenzio” (15, 1s.). Che significa percepire il silenzio di Gesù e riconoscerlo per mezzo del suo rimanere in silenzio?

Dai Vangeli sappiamo che Gesù di continuo ha vissuto le notti da solo “sul monte” a pregare, in dialogo con il Padre. Sappiamo che il suo parlare, la sua parola proviene dal rimanere in silenzio e che solo in esso poteva maturare. E’ illuminante perciò il fatto che la sua parola possa essere compresa nel modo giusto solo se si entra anche nel suo silenzio; solo se s’impara ad ascoltarla a partire dal suo rimanere in silenzio. Certo, per interpretare le parole di Gesù è necessaria una competenza storica che ci insegni a capire il tempo e il linguaggio di allora. Ma solo questo, in ogni caso, non basta per cogliere veramente il messaggio del Signore in tutta la sua profondità. Chi oggi legge i commenti ai Vangeli, diventati sempre più voluminosi, alla fine rimane deluso. Apprende molte cose utili sul passato, e molte ipotesi, che però alla fine non favoriscono per nulla la comprensione del testo. Alla fine si ha la sensazione che a quel sovrappiù di parole manchi qualcosa di essenziale: l’entrare nel silenzio di Gesù dal quale nasce la sua parola. Se non riusciremo a entrare in questo silenzio, anche la parola l’ascolteremo sempre solo superficialmente e così non la comprenderemo veramente.

Tutti questi pensieri mi hanno di nuovo attraversato l’anima leggendo il nuovo libro del cardinale Robert Sarah. Egli ci insegna il silenzio: il rimanere in silenzio insieme a Gesù, il vero silenzio interiore, e proprio così ci aiuta anche a comprendere in modo nuovo la parola del Signore. (…) Vorrei citare una sola frase che può essere origine di un esame di coscienza per ogni vescovo: “Può accadere che un sacerdote buono e pio, una volta elevato alla dignità episcopale, cada presto nella mediocrità e nella preoccupazione per le cose temporali. Gravato in tal modo dal peso degli uffici a lui affidati, mosso dall’ansia di piacere, preoccupato per il suo potere, la sua autorità e le necessità materiali del suo ufficio, a poco a poco si sfinisce” (risposta n. 15, p. 19). Il cardinale Sarah è un maestro dello spirito che parla a partire dal profondo rimanere in silenzio insieme al Signore, a partire dalla profonda unità con lui, e così ha veramente qualcosa da dire a ognuno di noi. Dobbiamo essere grati a Papa Francesco di avere posto un tale maestro dello spirito alla testa della Congregazione che è responsabile della celebrazione della Liturgia nella Chiesa. Anche per la Liturgia, come per l’interpretazione della Sacra Scrittura, è necessaria una competenza specifica. E tuttavia vale anche per la Liturgia che la conoscenza specialistica alla fine può ignorare l’essenziale, se non si fonda sul profondo e interiore essere una cosa sola con la Chiesa orante, che impara sempre di nuovo dal Signore stesso cosa sia il culto. Con il cardinale Sarah, un maestro del silenzio e della preghiera interiore, la Liturgia è in buone mani.

 

 

Per approfondire leggi anche: L’inquietudine lancinante dell’uomo postmoderno. Il nuovo libro del card. Sarah

36 commenti to “L’elogio del silenzio di Benedetto XVI”

  1. La postfazione è stata accolta con grande slancio misericordioso dalla neo-chiesa:

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-grillo-sparlanteammette-il-complotto-anti-sarah-19908.htm

    • @ Fabrizio
      In ogni caso di fronte a certe tensioni l’atteggiamento giusto non è certo quello di esasperarle, come accade da più parti.
      Per quel che mi riguarda mi sembra più rispettoso (anche verso Benedetto) il punto di vista di G. Marcotullio.

      https://giovannimarcotullio.com/2017/05/20/cascioli-socci-grillo-maradiaga-rileggete-sarah/

      “UN’OBIEZIONE PER I DANNOSI PARTIGIANI DI SARAH…
      A costoro va rivolta solo un’obiezione: ammettendo che buona parte degli elementi da loro esposti (non per tutti si dispone di uguale affidabilità nelle fonti…) siano effettivamente consistenti, davvero si può reputare utile alla “causa di Sarah” l’indicarlo come uno sfiduciato dal Papa? […]
      Se davvero Benedetto XVI ha scelto di spendere qualche ultimo credito nell’esercizio del suo papato emerito, non lo si aiuterà più reggendogli il gioco che scoprendoglielo?”

      “che Benedetto XVI abbia inteso o meno operare una blindatura, di certo una blindatura è quella che noi dobbiamo opporre a tutte le spinte eversive. Blindiamo Francesco a Benedetto XVI, quest’ultimo al cardinale Sarah e i due insieme al Santo Padre”

      • “davvero si può reputare utile alla “causa di Sarah” l’indicarlo come uno sfiduciato dal Papa?”

        Ma gli è che Sarah oggettivamente è uno “sfiduciato dal Papa”, come chiunque non sia vissuto su Marte negli ultimi mesi o non abbia spessissime fette di salame sugli occhi ha avuto modo di constatare.

        Chiedere ai giornalisti di non indicare in Sarah uno “sfiduciato dal Papa” è come chiedere ai giornalisti di tacere una cosa vera e della cui verità oltretutto le persone hanno tutti gli strumenti per accorgersi da sé.

        Vedasi qua, almeno:

        http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/01/11/un-licenziamento-una-demolizione-la-nuova-curia-eccola-qui/

        http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/11/11/nuovo-terremoto-in-vaticano-no-solo-una-piccola-scossa-dassestamento/

        http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351338.html

      • Quanto a “blindiamo Francesco a Benedetto XVI, quest’ultimo al cardinale Sarah e i due insieme al Santo Padre”, capisco le buone intenzioni, ma le buone intenzioni non possono perdere di vista la realtà.

        Non si può “blindare” Sarah a Francesco, perché, nella realtà e nei fatti, Francesco ha commissariato Sarah. Anch’io sogno un Francesco solidale con Sarah, ma poi i sogni si devono misurare con la realtà.

        E, nel caso di specie, è impossibile pure “blindare Francesco a Benedetto XVI”, perché, al contrario di Francesco, non solo sulla Liturgia Benedetto XVI non è in palese e grave contrapposizione con Sarah, ma – il post di oggi ne è solo l’ultimo testimonio in ordine di tempo – concorda con Sarah e lo stima stima tanto da affermare pubblicamente che “Con il cardinale Sarah, un maestro del silenzio e della preghiera interiore, la Liturgia è in buone mani”.

        Questa è la realtà, che ci piaccia o no.

        • Ma il punto è proprio questo. C’è una tensione? Sembra di sì. Il papa emerito cerca di compiere un gesto di ricomposizione (un po’ come san Paolo con Onesimo) e i suoi sedicenti ammiratori cosa fanno? Ne fanno un atto di accusa. C’è troppa gente pronta a estrarre spade e tagliare orecchie in giro.

          • Ma dove lo vedi il tentativo di compiere un gesto di ricomposizione?

            Ritieni che Benedetto XVI sia così sprovveduto e inesperto da non sapere che tra Papa Bergoglio e il cardinale Sarah non c’è solo una passeggera “tensione”, ma un durissimo scontro sulla Liturgia?

            E ritieni che Benedetto XVI sia così sprovveduto da ritenere che le sue parole a sostegno del cardinal Sarah possano in qualche modo propiziare una “ricomposizione”?

            Suvvia! E’ evidente che Ratzinger, conscio della difficoltà in cui si trova Sarah (di fatto commissariato da Francesco), ha speso la propria grande autorevolezza a difesa di Sarah e, soprattutto (che è ciò che più sta a cuore a Benedetto), a difesa della visione di Liturgia di cui Ratzinger sa perfettamente che Sarah è portatore, e che regnante Francesco si trova oggettivamente ad essere osteggiata.

            • Non ho seguito attentamente la vicenda, ma prendo per buono il tuo “è evidente”.
              Ebbene, ritengo che possa trattarsi di un tentativo correzione fraterna. Ma qualcuno vuole farla passare per una dichiarazione di guerra, e lo fa ptoprio perché in fondo al cuore è quello che desidera.

              • “Ma qualcuno vuole farla passare per una dichiarazione di guerra, e lo fa ptoprio perché in fondo al cuore è quello che desidera”

                Quello che desidero è che la Chiesa ascolti Benedetto e Sarah sulla necessaria “riforma della riforma” della Liturgia.
                Che Francesco discordi nettamente da questa linea mi rincresce. Non auspico e non desidero questa discordanza. Registro che c’è, che è pesante, e auspico che possa sanarsi (anche se, a viste umane, è improbabile che ciò accada, comnoscendo la biografia di Bergoglio e avendo seguito attentamente parole e atti del pontificato di Francesco).
                Non tifo per la guerra.

                • Comunque, se, sulla Liturgia, tra Francesco e Sarah “scoppierà” la pace (mercé anche le parole di Benedetto), ne sarò lietissimo e non mancherò di farlo rimarcare.

                  Promesso
                  Tenetemi d’occhio e redarguitemi in caso d’inadempienza 😉

                  Buona domenica a tutti!

                  p.s. ci tengo a sottolineare che, visto che di quello si stava commentando, ho detto la mia sulle divergenze tra Francesco e Sarah… ma invito tutti ad assaporare tutta la bellezza e la profondità delle parole di Benedetto che sono istruttive al di là di queste divergenze, che pure sono serie e certamente presenti alla mente di Benedetto

                • Non ne dubito Alessandro, mi riferivo a quello che sembra essere il sottotesto di molti interventi giornalistici.
                  Anch’io a questo punto della mia vita di fede desidererei una riforma della liturgia nel senso in cui la intende Sarah. Lo dicevo anche altre volte, una messa in stile gregoriano “caldamente raccomandata” almeno nelle grandi solennità già aiuterebbe a risvegliare parecchi animi tiepidi. Per il momento non sono molto preso dalla messa tridentina.
                  Comunque non può essere una decisione che nasca dai gusti personali, quindi favorire la coesistenza dei diverso riti può essere una strada (come a suo tempo intuì Benedetto).

            • Aggiungo

              “i suoi sedicenti ammiratori [di Benedetto] cosa fanno? Ne fanno un atto di accusa. C’è troppa gente pronta a estrarre spade e tagliare orecchie in giro.”

              Ti inviterei a misurare meglio le parole.
              Pensare che Benedetto abbia preso le difese di Sarah per dargli man forte a fronte della pesante diminutio inflitta a quest’ultimo da Francesco non equivale a essere “sedicenti ammiratori” di Benedetto, e soprattutto non c’entra niente con “estrarre spade e tagliare orecchie in giro”.

              Il sottoscritto non estrae alcunché e non taglia alcunché a nessuno. Se non sei d’accordo con me (o con chi la pensa come me), non c’è bisogno di mostrificarmi per rafforzare il tuo dissenso.
              Argomenta, se non sei d’accordo, senza iperboli polemiche.

      • Condivido la non esasperazione dei toni, tuttavia le uscite di Grillo sono davvero IMBARAZZANTI data la sua posizione di accademico di un Pontificio Ateneo…io rimango dell’idea che dovremmo scrivere tutti una lettera per richiedere le dimissioni di Andrea Grillo al rettore del Sant’Anselmo e al Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica!!

        Dopo tutti gli insulti (PERSONALI E GRATUITI) lanciati a Benedetto XVI, Sarah, Caffarra, Muller E PURE A SAN GIOVANNI PAOLO II (!!!!) mi chiedo come possa continuare ad insegnare tranquillamente in un ateneo pontificio (da “pontefice”, e ne ha già insultati due…alla faccia del “nuovo volto misericordioso” della Chiesa!!)…

  2. Se Benedetto XVI avesse avuto tanta ardimentosità quanta è la sua profondità di visione, sarebbe stato un papa decisivo. Per me resta comunque un gigante, il più grande pontefice del difficile tempo in cui viviamo. Amato dai semplici e dai dotti di retto sentire, odiato dai potenti e dai corrotti, incomprensibile ai settari (modernisti e tradizionalisti) e ai fanatici di tutto il mondo. Che Dio lo custodisca e lo benedica.

    • Se Benedetto XVI avesse avuto tanta ardimentosità quanta è la sua profondità di visione, sarebbe stato un papa decisivo.

      Basta questo per spiegare la sua rinuncia? Non credo, ci deve essere qualcos’altro…

    • Un’osservazione a Navigante.
      Non avrei saputo meglio descrivere il pontificato e l’opera, già da prefetto dell’ex Sant’Uffizio, di Benedetto XVI.
      Solo su una cosa dubito: sulla sua non adeguata ardimentosità.

      Personalmente considero infatti il motu proprio “Summorum Pontificum” e la remissione delle scomuniche ai vescovi della FSSPX come gli atti più coraggiosi e importanti di un Pontefice, almeno dai tempi della “Quanta Cura”.

      Non per nulla hanno agito contro di lui come mai, a memoria, contro altri successori di Pietro:
      http://www.campariedemaistre.com/2017/05/dimissioni-di-benedetto-ecco-il.html
      Al confronto, i due attentati contro Giovanni Paolo II furono episodi minori.

      Forse non è poi così lontano dal vero ipotizzare che, con le dimissioni di Benedetto XVI, sia stato tolto di mezzo non un katechon, ma il katechon.
      Quello finale e ultimo, in definitiva.

      Buona domenica!
      Luigi

      • @Luigi

        D’accordo, ma come sono riusciti a piegarlo alle dimissioni? E se davvero fosse stato costretto, come anche io credo, allora Bergoglio non è papa.

      • Luigi, hai ragione, sia il motu proprio sia la remissione delle scomuniche ai vescovi lefebvriani sono stati atti ardimentosi. Il pontificato di Benedetto XVI è stato una straordinaria offerta; da molti incompresa, da molti equivocata, da molti sprecata. Come ben dici, papa Benedetto ha gettato nel campo semi importanti. E però, considero tra me, come sarebbero cambiate forse le cose in campo se, per esempio, papa Benedetto avesse preso l’iniziativa di celebrare pubblicamente qualche Messa in rito antico! O se nel motu proprio non avesse inserito la clausola limitativa dell'”una etiam”! Come sarebbero cambiate se nella nomina dei nuovi vescovi e nel rinnovo del collegio cardinalizio si fosse orientato con decisione verso la promozione di personalità caratterizzate anzitutto da una profonda sensibilità al Sacro e alla sua manifestazione nella liturgia!

        Sono rilievi che faccio con la più grande stima, il più grande affetto e soprattutto la più sentita reverenza per quel pontefice, del quale non ho la minima esitazione a definirmi devoto. Anch’io penso che l’uscita di scena di Benedetto XVI (che credo pesantemente condizionata, se non forzata) abbia a che fare con la rimozione del katéchon, anche se ho più di una perplessità ad affermare che siamo al cospetto della mossa finale.

        Benedetto XVI è stato al tempo stesso un maestro, un profeta e un eroe (ecco, qui sì che possiamo parlare di eroismo!), in senso letterale direi persino un martire. La sua diagnosi dei mali dell’uomo postmoderno, cioè del nostro presente e del futuro delle masse che si riversano nei nostri paesi anelando all’apparente benessere della postmodernità, rispondeva (e risponde) perfettamente alla realtà, persino più della profonda diagnosi incentrata sulla perdita del senso della vita (Giovanni Paolo II) e molto più della diagnosi corrente, quella che sembra puntare tutto sulle questioni di ordine socioeconomico e socioculturale.

        • Giancarlo,

          non so rispondere alle tue osservazioni.
          Mi limito a riflettere su un fatto: come dicevano i fratelli Wachowski prima di diventare “sorelle”, a monte c’è sempre una scelta.

          Benedetto XVI è stato costretto a dimettersi? Diciamo che probabilmente si è cercato di metterlo con le spalle al muro. Anzi, penso che ormai questa sia una certezza.
          Ma siamo sicuri che, pur accerchiato, il suo agire sia stato derivante da questa costrizione? Ovvero: “voi volete mettermi in croce? Bene, ci sto. Ma io questa croce non la subisco, l’abbraccio”.
          (Non sono certo di esser riuscito a spiegare il mio pensiero…)

          Invece rispondo a Navigante dicendo che, fondamentalmente, concordo con lui.
          Il mio intervento precedente non era in opposizione, ma tendeva solo a fornire ulteriore spunti di riflessione.
          Non penso che, sul tema, qualcuno possa dire di avere la verità in tasca.
          Mi permetto, quindi, di aggiungere solo un modesto aneddoto.

          Partecipai, anni or sono, a un’udienza generale in sala Nervi, dove Benedetto XVI risultava fisicamente quasi confinato in un angolo da altri personaggi presenti al suo fianco (dei quali taccio i nomi, a motivo di una certa ripugnanza). Modesto, silente, minuto, non aveva nulla della presenza e dell’oratoria di Giovanni Paolo II (e infatti qui e là sentii formulare paragoni poco gentili, fra i due).

          Eppure mai come in quel frangente – molto più simile a una kermesse artistica, in verità – mi avvicinai a comprendere cosa significhi essere agnelli… quel Papa giganteggiava, guardando la scena con le lenti del metafisico…

          Ciao.
          Luigi

          P.S.: dopo un secolo e passa di avvelenamento delle fonti da parte marxista, è del tutto logico che le uniche questioni considerate siano quelle socio-economiche, al più con una spruzzata di “cultura”.

          • @Luigi
            «Ma siamo sicuri che, pur accerchiato, il suo agire sia stato derivante da questa costrizione? Ovvero: “voi volete mettermi in croce? Bene, ci sto. Ma io questa croce non la subisco, l’abbraccio”.
            (Non sono certo di esser riuscito a spiegare il mio pensiero…)»

            Quello che dici qui mi fa venire alla mente un aneddoto raccontato da Etty Hillesum nelle sue lettere. Prima di finire ad Auschwitz dove sarebbe morta, la Hillesum risiedette per un certo periodo di tempo nel campo di transito di Westerbork. Lì un giorno la donna vide un tizio riempire il suo zaino e scegliere volontariamente di salire su un treno diretto a un campo di concentramento dove sapeva avrebbe probabilmente trovato la morte. A chi gli chiedeva il perché, l’uomo rispose che se doveva partire voleva essere libero di scegliere quando farlo. Questo episodio richiamò alla mente della Hillesum la vicenda di un martire cristiano, che di fronte alla domanda retorica del giudice romano “sai che io ho il potere di ucciderti?”, rispose: “sai che io ho il potere di essere ucciso?”
            Comunque, al di là di cosa sia successo per spingere Benedetto alle dimissioni (io alla storia della vecchiaia non ci credo), penso che Ratzinger sia stato a suo tempo un grande Papa, sicuramente molto più coraggioso e fedele alla sua missione rispetto all’attuale Vescovo di Roma, come lui stesso ama definirsi.

          • quel Papa giganteggiava, guardando la scena con le lenti del metafisico…

            È esattamente l’impressione che mi fece quando lo vidi in Westminster accanto al barbuto prelato anglicano Williams. Il viaggio apostolico di Benedetto XVI fu un momento memorabile, per certi aspetti la più grande occasione di resipiscenza offerta da un pontefice alla popolazione di un paese postcristiano e all’Europa postcristiana in generale. Occasione còlta da pochi, e nondimeno da qualcuno còlta.

          • dopo un secolo e passa di avvelenamento delle fonti da parte marxista, è del tutto logico che le uniche questioni considerate siano quelle socio-economiche

            Già. Un avvelenamento sinergico, che ha combinato il materialismo marxista all’edonismo materialista di estrazione angloamericana. Il riduzionismo socioeconomico affonda le radici nella mentalità mammonica che caratterizza un certo popolo (di cui Marx, non va dimenticato, era pur sempre un esponente) e le sue trascrizioni in chiave protestante.

  3. L’ha ribloggato su Organone ha commentato:
    Con il cardinale Sarah, la Liturgia è in buone mani

  4. Ma Benedetto non era “il nonno saggio ” che aiutava con i suoi buoni consigli? Sic dixit Francesco all’inizio del suo ministero.

    • “il nonno saggio”

      Trovai quella definizione di una superficialità disarmante. D’altronde sul conto di Benedetto XVI ne ho sentite di cotte e di crude negli ambienti clericali (i più clementi lo chiamavano “re travicello”).

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