Generazione fiocco di neve. Il disastro della scuola del pensiero unico

di autori vari

di Benedetta Frigerio

 «Sono di sinistra perché credo davvero nella libertà e nei diritti delle donne. Non ho cambiato le mie posizioni, se mai è la sinistra che le ha tradite». È così che l’intellettuale Claire Fox, inglese, libertaria, già militante del Partito comunista rivoluzionario, spiega a Tempi perché ha deciso di scrivere il libro I Find That Offensive! (Lo trovo offensivo!), in cui denuncia i danni causati alle nuove generazioni dal pensiero unico politicamente corretto. Un pensiero in realtà «antiliberale e nemico della donna», secondo Fox.

La scrittrice, oggi direttrice del think tank Institute of Ideas che ha contribuito a fondare, cominciò a frequentare il Partito comunista rivoluzionario negli anni dell’università e per il ventennio successivo ne è stata una dei leader. È stata a lungo anche co-editrice della rivista del partito, Living Marxism. Come molti intellettuali anticonformisti, Fox si fa tanto amare o tanto odiare per la sua inafferrabilità. Particolarmente dibattute, anche perché insolite per una figlia della sinistra radicale, le sue posizioni a favore del “governo minimo” e della libertà di pensiero, appunto. La sua condanna del multiculturalismo e del politicamente corretto le ha attirato le critiche del suo stesso mondo.

Claire Fox, lei parla dei giovani come della “Generation Snowflake”, generazione fiocco di neve. Cosa intende?
È il nome con cui vengono descritti i ventenni americani e britannici incapaci di affrontare tutto ciò che si pone come problematico o che viene percepito come offensivo, solo perché contrasta con il loro modo di pensare, che poi è quello del mainstream generale. Sono così fragili che, di fronte a un’idea diversa dalla loro, chiedono che venga eliminata per essere lasciati in pace. Accade perché non sono assolutamente in grado di opporsi a visioni differenti con argomentazioni ragionevoli. Sono inconsistenti come fiocchi di neve, appunto.

Come mai ha deciso di scrivere un libro su questi giovani?
Sono rimasta colpita particolarmente da un episodio, avvenuto durante uno dei dibattiti con gli studenti in cui sono stata invitata negli ultimi anni: ero di fronte a una platea di diciassettenni in una scuola superiore e dovevo parlare loro della violenza sessuale. Chiesi loro cosa pensassero del caso di un calciatore famoso che era stato condannato per questo reato e che poi era stato riassunto dalla sua squadra dopo aver scontato tutta la pena. Mi risposero che era sbagliato, che quell’uomo sarebbe dovuto restare in carcere a vita. Io argomentavo che invece era giusto che avesse un’altra possibilità, una volta pagato il debito con la giustizia. Di fronte alle mie parole, le ragazzine cominciarono a piangere e urlare scandalizzate, ribattendo solo che non potevo sostenere una cosa del genere perché la violenza sessuale condanna per sempre la vittima. Risposi che non è così, che il riscatto è possibile. A quel punto l’unica cosa che riuscivano a ripetere era che non potevo parlare così perché era offensivo. Ma questo è solo un esempio: nelle conferenze a cui partecipo accade lo stesso quando metto in discussione il multiculturalismo o difendo il diritto di espressione dei cristiani su certi argomenti.

Perché secondo lei i ragazzi sono incapaci di opporsi razionalmente alle argomentazioni altrui?
Praticamente nella maggioranza delle università americane e inglesi è diventato impossibile usare parole come “nero” o “grasso” perché considerate discriminatorie. L’Università di East Anglia, ad esempio, ha vietato a un ristorante messicano interno di distribuire sombreri per non rinforzare gli stereotipi. Insomma, riconoscere l’evidenza delle diversità, che pure esistono, è ormai catalogato come un atto eversivo e offensivo. Non c’è ragionamento contrario ammissibile. L’Università di Edimburgo ha addirittura minacciato di espellere una studentessa che durante un incontro aveva alzato la mano per esprimere il suo disaccordo su un argomento trattato. Significa che i professori crescono i ragazzi insegnando loro che non devono essere disturbati da opinioni discordanti da quelle del pensiero unico. E così fanno l’esatto contrario di quanto dovrebbero: educare i ragazzi alla critica, proponendo posizioni chiare con cui confrontarsi per aiutarli a crescere capaci di argomentare e ragionare. Per lo stesso motivo, ci ritroviamo con una gioventù ossessionata da tutto, persino dall’ambiente e dal cibo, spaventata da un grammo di sale in più nei pasti. E poi ci chiediamo pure come mai questi ragazzi sono così patologicamente fissati con il corpo e la salute.

Cosa c’entrano queste ossessioni con il “politicamente corretto”?
Entrambe le cose sono prodotti della paura che nasce da una stessa idea educativa, quella di una generazione, la mia, per cui il valore più importante è quello del consumismo e del benessere borghesi e per cui il massimo dell’esistenza è vivere indisturbati. Solo che poi, siccome la vita resta piena di contraddizioni, quando si presentano le avversità si è incapaci di reagire. Aggiungo poi che questo tipo di educazione è pericoloso anche per un altro motivo: produce il deterioramento delle relazioni accrescendo il sospetto.


Cosa intende?

L’emergenza antibullismo, così come le campagne antiviolenza e antidiscriminazione tanto in voga nelle scuole, come anche il divieto per gli insegnanti ad avere contatti con gli alunni che non siano strettamente professionali, sono misure deleterie: da una parte si cresce con la paura, tanto che perfino una bravata (per esempio un ragazzo che faccia schioccare il reggiseno a una compagna) viene denunciata come l’atto di un maniaco sessuale; dall’altra si finisce per sospettare che ogni gesto affettivo di un adulto nasconda un secondo fine. In questo modo le donne hanno sempre più paura degli uomini e i ragazzi non sanno più distinguere uno scherzo o un gesto affettuoso da un abuso. Questo sfocia nella diffidenza verso gli adulti e rende incapaci di accettare il rischio implicito in tutte le relazioni, per cui si ripiega sui rapporti fittizi, e tutt’altro che sani, del web.

A che pro gli adulti scelgono questa educazione malsana?
Gli adulti hanno perso la speranza e sono a loro volta pieni di paure. Temono di rischiare e di costruire un mondo migliore. Sono spaventati dall’ambiente, dall’islam, dalle violenze e quindi mettono i figli sotto un guscio: non li fanno più giocare da soli, hanno paura che girino in bicicletta, che si facciano male. Hanno perso la fede nella vita e quindi si difendono da tutto senza accorgersi che così stiamo morendo di depressione. Inoltre si tende a proteggere, e quindi a valorizzare, solo i deboli, le vittime. È una cultura della debolezza, in cui il forte è considerato sempre un violento. Infatti, per essere riconosciuti socialmente occorre fare le vittime, piangere, gridare e farsi riconoscere il diritto di essere confortati senza sforzi. Una società simile non può che essere antisolidale, perché l’altro è sempre un potenziale nemico che lede i miei diritti, come dimostrano i ritornelli del piagnisteo moderno: “Come donne ci sentiamo offese”; “Come musulmani ci sentiamo offesi”; “Come lesbiche ci sentiamo offese”. In nome della difesa dei deboli e del diritto di tutti vige però un sistema tutt’altro che democratico.

Chi lo subisce?
Innanzitutto bisogna dire che i movimenti femminista e antirazzista, ad esempio, non permettono il dibattito e si oppongono con violenza a chi osa mettere in discussione le loro tesi, in nome del fatto che “non puoi parlare perché sei offensivo”. Penso ai cristiani che sono contrari alle unioni fra persone dello stesso sesso e le cui opinioni sono squalificate come violente. La “political correctness” che nega le differenze chiude in un angolo chi invece le riconosce, mostrando il controllo che vige sui pensieri dei cittadini.

Esiste una soluzione a quanto denuncia?
La soluzione sono i giovani, la ragione per cui ho scritto il libro: dobbiamo incoraggiarli a non avere paura della verità e della libertà. Mi colpisce che i più entusiasti siano proprio loro. È come se volessero uscire da questo stato di paura e incertezza, eretto a sistema e difeso dalla mia generazione, ma da cui si sentono oppressi e forzati.

 

fonte: Tempi.it 

150 Responses to “Generazione fiocco di neve. Il disastro della scuola del pensiero unico”

  1. Non condivido completamente, ma c’è molto di vero in ciò che dice l’autrice; i giovani proprio perché tali possono più facilmente affrancarsi dal pensiero unico se hanno un forte modello a cui riferirsi. Gli adulti invece hanno abdicato al loro ruolo di maestri e di educatori. Per non scontrarsi, per quieto vivere per il politicamene corretto. Sono questi da recuperare alla pluralità di pensiero.

  2. “riconoscere l’evidenza delle diversità, che pure esistono, è ormai catalogato come un atto eversivo e offensivo”
    Grazie per questa testimonianza …comprerò il libro se pubblicato in Italia

  3. L’ha ribloggato su Felicemente Stanchi.

  4. C’è un motivo ulteriore – e certo non il minore per importanza – che spiega la necessità di questo andazzo.

    Nessuna persona, dotata del minimo sindacale di senso critico, si berrebbe le tonnellate di fake news propalate dai media di regime.
    Invece le persone inadatte al contatto con la vita e la realtà non possono che affidarsi totalmente ad esse… se non si è in grado di respirare da sè, si ha necessità di una macchina esterna che lo permetta…

    Ciao.
    Luigi

  5. Un’intervista potente.
    Comprerò il libro.

  6. L’ha ribloggato su l'ovvio e l'evidentee ha commentato:
    Un punto di vista molto interessante

  7. eh,incominciano ad essere parecchi quelli che dopo aver contribuito a creare l’attuale stato di cose con le loro idee o ideologie fuffa adesso si pentono.

    un po’ tardino….

    • Ma è noto, Vale: ogni rivoluzione divora immancabilmente i propri figli.
      Finché si tratta di divorare gli altri, ai rivoluzionari sta più che bene. Passare al ruolo di pietanza non piace a molti, però…

      Ciao.
      Luigi

    • un po’ tardino….

      È un tratto distintivo dei seguaci di una certa quale ideologia politica. Costruiscono argini a fiume straripato, chiudono la stalla a buoi scappati, operano a cancrena progredita, danno l’allarme a incendio ormai fuori controllo. Proprio non ce la fanno, non ci arrivano. E se ci arrivano, lo fanno sempre un paio d’ore dopo, quando la situazione è critica, spesso dopo avere contribuito in modo determinante a farla diventare tale.

      • Dicendo poi che non sono loro ad essere cambiati… ma il partito che li rappresentava ad essere cambiato!
        Il che vuol dire che ancora non hanno capito ‘na mazza, perché è stata proprio quella bella e buona sinistra a portari agli snowflakes

        • Un buon esempio ci viene offerto proprio oggi da povero professor Sartori, di cui è apparsa un’intervista in zona Cesarini sulla non integrabilità dell’islam e sull’ineluttabilità dello scontro fra civiltà europea e islamici dissennatamente imbarcati in Europa. È successo al povero Sartori come alla povera Fallaci: quando stanno per concludere la loro avventura terrena, scoprono le buone ragioni della parte che hanno sempre avversato. Alla buon’ora!

  8. …potrò sbagliarmi ma mi pare che oggi nel mondo “adulto” ci sia una sorta di “schizofrenia” per cui “O OBBEDISCI O FAI COME TI PARE” per cui i nostri ragazzi (e lo dico da insegnante!) sono cresciuti da noi adulti (genitori, colleghi e autorità civili e religiose di vario tipo) o come ROBOTTINI o come dei SELVAGGI a cui nessuno può dire mezza parola senza essere linciato!

    Ricordo la mia espressione sbigottita quando una volta un ragazzo di 14 anni mi chiese se poteva usare la “penna blu” per scrivere l’argomento della lezione sul suo quaderno perché “fino alla terza media l’insegnante gli diceva tutto ciò che doveva fare e come doveva farlo”…il bello è che appena poi invece cercavo di intavolare riflessioni “profonde” riguardo valori e comportamenti verso sé, gli altri e la vita, di suscitare una LIBERTA’ ORIENTATA all’onestà, alla dedizione, alla stima etc…le risposte-tipo erano “ognuno fa quel c****o che gli pare nella vita!” oppure “lei non può dirmi cosa devo o non devo credere…”….

    …salvo poi, se avessi voluto, sarebbe bastato intimargli di “usare la penna verde” per scrivere il titolo sul quaderno per farmi obbedire all’istante senza che nessuno si sarebbe minimamente scomposto…

    Società schizofrenica?!

    • “…o come dei SELVAGGI a cui nessuno può dire mezza parola senza essere linciato!”

      Temo oggi come oggi più questa che altro.
      Anche perché mi pare che se il linciaggio non è messo in opera da “ragazzi selvaggi”, ci pensano i “selvaggi genitori”, che vedono i propri figli come una sorta di loro regale promanazione…

      O sbaglio? Matteo, come insegnante, penso tu ne abbia riscontro.

      • @Bariom Purtroppo, assolutamente vero!

        Ma infatti credo che l’attacco fondamentale in questo “tempo di decadenza” sia proprio al “servizio dell’autorità” inteso come “servizio alla crescita”…così si scatena un “tutti contro tutti” perché nessuno è più disponibile a riconoscere un’autorità che sia “Altra” (e l’Unica a cui prostrarsi in Adorazione!) se non la “propria”!

        Ognuno diventa così “autorità a sé stesso” in modo totalizzante, dispotico…con il desiderio di creare tanti piccoli “prolungamenti di sé” a cui chiedere “adorazione” piuttosto che FIGLI LIBERI (in questo senso un’OBBEDIENZA CIECA al proprio “sentire” e al proprio “arbitrio” che impedisce qualunque sano DISCERNIMENTO RAZIONALE e responsabile…)…quanti ragazzini oggi “adorano” i propri genitori (e li considerano i loro “supereroi” che li difendono da una società cattiva – magari gli insegnanti! -) e al contempo bestemmiano Dio! Ma questo non è certo quel “onora tuo padre e tua madre” che tutti conosciamo…anche perché poi, di solito, dopo averli tanto adorati finiscono inevitabilmente per odiarli!

        Tu ciò ha come risultato che alla fine – come dicevi giustamente – se interviene un “Terzo” che prova solo a “scalfire” un minimo la corazza di pseudo-certezze (in realtà molto spesso banali superficialità sentite in TV ed elevate a rango di “verità assoluta”) che si sono costruiti – entrambi, genitori+figli -, adducendo a un ricco bagaglio di una Tradizione millenaria (magari come quella della Chiesa), di valori, esperienze, ethos condivisi e comprovati dal tempo…allora sì scatta il linciaggio dei genitori+figli “semidei” che sono “intoccabili” (tanto loro quanto i figli!)…ovviamente poi molto spesso (che strano!) più “ricchi” sono più questo è all’ordine del giorno (i poveri hanno già molti altri problemi e non hanno i soldi per pagare gli avvocati per denunciarti…!!!)

        Per questo dico che nella “società schizofrenica” auto-determinazione assoluta e obbedienza cieca (narcisismo e dipendenza) vanno paradossalmente a braccetto come la “coppia più brutta del mondo”!

  9. Sono così fragili che, di fronte a un’idea diversa dalla loro, chiedono che venga eliminata per essere lasciati in pace.

    In Italia, dunque, saremo costretti a ciaspolare su un immenso manto nevoso (e solo dopo avere scavato nella neve per uscire di casa), visto che l’atteggiamento sopra descritto caratterizza la vita pubblica e istituzionale un po’ a tutti i livelli, dal parlamento (su tutti l’attuale presidenta della Camera) agli organi di stampa, alla magistratura, alla Chiesa galantiniana…

  10. Troppo tardi, il danno generazionale non è più rimediabile, non in questi anni. Sarà necessario ricostruire sulle rovine di una società fondata sul nulla che ha come maggiori artefici proprio persone come l’autrice del libro.

  11. Docente scuola secondaria secondo grado indirizzo tecnico, 3, 4 e 5 anno. Forse è perché l’ Italia è indietro di 10 anni ma io non li vedo.

  12. Avete visto la dott.sa De Mari su rete 4? Grande! Ogni uomo (vero) con un’ascia a portata di mano!

    • Ah ma tu c’hai la fissa della pugna e di qualche arma a portata di mano e nemici da abbattere e via discorrendo… 😛
      E chi non c’ha l’ascia non è uomo (vero).

      • Caro Bariom, sono d’accordo con te: sembra quasi che per la De Mari nel Vangelo ci sia solo l’episodio delle scudisciate ai mercanti del Tempio, e i passi in cui si parla di mansuetudine, di porgere l’altra guancia, di non resistere al malvagio, del rimprovero a Pietro che brandisce la spada contro le guardie che arrestano il Cristo, siano pleonasmi, artifizi letterari, che vanno interpretati nel loro “contesto” a tal punto che la loro applicazione pratica sia rarissima se non inesistente.
        Io credevo che la scena dei mercanti nel tempio fosse l’eccezione ed invece scopro che è la regola da applicarsi pressoché sempre e comunque.
        “Quando ce vo’, ce vo'” sento dire spesso….ma ce vo’ sempre!? Il punto che “nun ce vo'”, non viene mai?

      • “ma tu c’hai la fissa…”

        E’ una delle ragioni per le quali provai un’immediata simpatia per Fra’, quando piombò qui per la prima volta come un tornado per lo scandalo di tutti 😄

        “E chi non c’ha l’ascia non è uomo (vero).”
        Comunque non è ciò che ha detto.

        PS: Fra’, letta la tua testimonianza nel post precedente a questo; grazie per la tua condivisione, pregherò per voi.

        • Anche su questo blog ci sono i fiocchi di neve che si disperano per verità dette con linguaggio un po’ rude. Brava Silvana De Mari, impavida anche sotto il fuoco amico.

          • Ma allora la De Mari, faccia un discorso esclusivamente politico e non stia a tirare in ballo il Vangelo e s. Giuseppe, quando esprime le sue opinioni, perché quelle “criticità scritturali”, che ho evidenziato nel mio post precedente, in relazione alle sue parole, ci sono, eccome!

            • La De Mari fa un discorso che è anche evangelico e fa benissimo a farlo. Sono semmai i democristiani a essersi nascosti dietro il Vangelo utilizzandone solo certe parti accuratamente selezionate, per ragioni politiche. L’accusa rimbalza sul mittente. Se pure possono sembrare esservi degli eccessi di segno opposto, essi sono giustificati dal gravissimo squilibrio venuto a crearsi proprio a causa della cappa di piombo da pensiero unico della cui nascita e sviluppo i democratici cristiani di tutt’Europa sono gravemente corresponsabili (assieme ad ampie fette del clero). Discorsi già fatti in altre discussioni e portati avanti da altri utenti.

              • L’accusa non rimbalza al mittente perché resta il fatto che per la De Mari c’è SEMPRE e SOLTANTO il momento di menar le mani, mentre quello della mediazione e del dialogo e’ praticamente ignorato. Non si capisce, stando all’ottica della De Mari, come i primi cristiani abbiano potuto subire persecuzioni, ben peggiori di quelle dei cristiani attuali (perlomeno in occidente) senza fare una rivoluzione armata?!
                Comunque da un punto di vista evangelico, il suo discorso denota una esegesi incompleta e lacunosa: è lei che utilizza parti accuratamente selezionate del Vangelo e ne ignora altre peraltro molto importanti.
                E lo fa per ragioni evidentemente politiche, perché non si vorrà negare che il suo è un (lecito, beninteso) discorso politico.

        • @Roberto la simpatia è una cosa ..e ognuno la prova per chi gli pare, ma il “prototipo dell’Uomo Vero è e rimane Cristo!

          Che non era certo un mollaccione, ma neppure (da uomo vero) girava con “un’ascia a portata di mano”.

          Ciò vale anche per il pensiero sull’uomo vero che può avere la De Mari (che apprezzo e ammmiro molto) salvo che il tutto sia da leggersi per metafore e simboli (certo il tempo delle armi bianche può esserci, come c’è stato).
          Non dimentichiamo che la De Mari è una delle più importanti e apprezzate scrittici di Fantasy dove asce, scontri e nemici (più o meno subdoli) abbondano.

          E’ il riproporsi continuo di una sorta di visione monotematica che mi lascia perplesso (non da parte della De Mari per i motivi di cui sopra). Di fatto, quale sembra essere – come vedi uso il condizionale – la summa di tutto l’intervento della De Mari su Rete 4 da parte si Fra’?

          P.S. io non ho detto che Fra’ ha detto… “E chi non c’ha l’ascia non è uomo (vero)”, mancava in realtà un punto di domanda.
          Domanda lecita se vai alle discussioni di chip cosa sia un uomo vero (cone relativi attributi) e poi i capponi e poi il resto…

          • “di chi e cosa sia…” ecc.

          • “Ciò vale anche per il pensiero sull’uomo vero che può avere la De Mari (che apprezzo e ammmiro molto) salvo che il tutto sia da leggersi per metafore e simboli (certo il tempo delle armi bianche può esserci, come c’è stato).”

            Se – come mi sembra di capire – la frase sull’ascia è stata pronunciata dalla dottoressa De Mari, presumo si tratti di una famosa citazione di Ernst Jünger.

            È presa da “Il trattato del ribelle”, dove “der krieger” afferma con finissima lucidità come la salvaguardia della propria dimora non riposi sul codicillo di legge che la riconosce (codicillo che, ovviamente, può essere violato a piacimento), ma dall’essere fatta rispettare dal padre di famiglia, che se necessario si fa sulla soglia con l’ascia in mano e spalleggiato dai figli maschi.

            Se questo non è il tempo di difendere arae focique anche con l’ascia in mano, si può tranquillamente concludere che mai vi è stato, prima, un tempo adatto e mai vi sarà in futuro.
            Sempre che ci sia, un futuro.

            Ciao.
            Luigi

            • Il fatto è che per la De Mari è sempre il tempo di combattere con l’ascia in mano. Il tempo della mansuetudine e del dialogo viene solo quando l’avversario è completamente sottomesso.
              Se un politico di destra, legittimamente, mi dice che bisogna combattere e difendere la nostra società, io non ho nulla da dire. Ma se la sig.ra De Mari mi viene a dire che quello che propaganda lei è il Cristianesimo, allora non ci siamo assolutamente.
              Poi a mio modesto avviso, momento più giusto pert difendersi con le armi in pugno sarebbe stato quello in cui i cristiani venivano materialmente martirizzati, e non ora,in Europa, quando ancora spazi per cambi di governo e di linea politica ci sono.
              Inoltre bisogna intendersi: se la De Mari avesse detto che l’aggredito ha ben diritto di difendersi anche con le armi, se non ha altra possibilita’, non avrei replicato, ma quello che lei prospetta è una vera propria società armata, dove le armi non sono un diritto, ma addirittura un obbligo. Stando a lei, l’obiezione di coscienza al servizio militare (se fosse ancora stato obbligatorio) sarebbe stata punita.
              Un mondo, quelli dalla De mari prefigurato, dove si deve esser prointi a menar le mani, anche attaccando, non solo i difendendosi. E tutto questo, mi vuol far credere che sia il vero “Cristianesimo”…,…

              • La De Mari .on ha affatto detto che è sempre il tempo dl’ascia, ha detto che è sempre tempo di essere uomini veri. Ed uomo vero è sempre pronto a prendere l’ascia, quando serve. Proprio coe s. Giuseppe.

                • Sono d’accordo, Fra’, con una chiosa ironica ma non troppo: prima di prendere l’ascia, accertarsi di averne imparato l’uso.
                  Prenderla tanto per prenderla, si rischia di piantarsela in una gamba 😀

                  Ciao.
                  Luigi

                • Mah…?! Può darsi che mi sbagli, ma ho letto che ha detto frasi del tipo:
                  “Noi siamo quelli della mazze chiodate e degli spadoni. Nei miei libri per ragazzi, racconto che i popoi disarmati diventano schiavi….”
                  “L’unica soluzione è un sistema basato sul servizio militare permanente e sul fatto che tutti gli uomini adulti incensurati abbiano un’arma in casa. Essere armati non dev’essere permesso, dev’essere obbligatorio”

                  A meno che non abbia letto male e le citazioni siano mal riportate…. ,(cose sempre possibili).

                  • “L’unica soluzione è un sistema basato sul servizio militare permanente e sul fatto che tutti gli uomini adulti incensurati abbiano un’arma in casa. Essere armati non dev’essere permesso, dev’essere obbligatorio”

                    Questa asserzione – caso mai sia stata davvero pronunciata – è alquanto zoppicante dal punto di vista logico.
                    Si porta un’arma perché si è uomini, non si è uomini perché si porta un’arma.
                    Ai 3/4 della popolazione maschile occidentale non andrebbe data nemmeno la patente, figurarsi un’arma in casa…

                    Ciao.
                    Luigi

                    • E con questa conclusiva e le precedenti dotte citazioni, torna la domanda: L’uomo che non porta armi, o non le ha a “portata di mano”, è *vero* (perchè c’era questo piccolo aggettivo) uomo o non lo è?
                      Perché pare siano il “porto d’armi” a definire la qualità d’un uomo…

                      Sul riferimento a Cristo infatti – il perfetto Vero Uomo – che armi non portava, pur non essendo certo un pusillanime, vedo si glissa allegramente…

                      Se si voglion fare chiacchiere da bar (per quanto dotte) o da cavalleresca aristrocazia, allora va bene tutto.

                • Mah, non ho ascoltato tutto l’intervento della De Mari, ma credo sia azzardato dire che per essere uomini veri bisogna saper prendere l’ascia quando serve. Personalmente odio le armi (ho fatto il servizio civile sostitutivo per questo), ma non mi ritengo meno uomo di altri. E come me, ne conosco tantissimi.

                  • Scusa ma, se non ricordo male, tu sei un asessuato omoerotico; di conseguenza hai un grave disturbo circa la tua identità. Pur essendo un uomo, non sai chi sei. Il tuo odio verso le armi non fa altro che confermare questo. Il giorno in cui riconoscerai di avere un grosso problema di identità, anziché ringraziare Dio della tua relazione asessuale omoerotica, farai un grosso passo verso la normalità.

                    Il fatto che oggi ci siano in giro tantissimi castrati (su questo hai perfettamente ragione) non significa che essere castrati sia normale.

                    • Il rovescio della medaglia è il “machismo” del “celhosempreduro”, che ben altre problematiche nasconde e del quale amore per le armi e il loro uso è spesso altrettanto segnale.

                      Per il resto, già è stato detto che l’essere vero Uomo, non è dato dal possesso, uso o disponibilità ad urare armi di qualunque tipo… il resto sono chiacchiere, perchè l’uomo virile e coraggioso si distinguerà nel momento della prova e del pericolo, quando metterà in gioco se stesso e la sua vita con o senza armi…

                      E magari chi tanto cìanciava di “attributi”, li usera solo per “farsela addosso” (come usa dire).

                    • @Bariom

                      Il rovescio della medaglia… di cosa? Di quale medaglia?

                      L’essere umano è maschio o femmina. Prerogativa del maschio, tra le altre, è quella dell’uso della forza, anche con le armi se serve. Il maschio è conquistatore e la sua missione è quella di proteggere. Un maschio che non si riconosce in questo, cioè nell’uso della forza per proteggere la sua famiglia e la sua casa, non è un uomo. L’uso della forza non ha niente a che vedere con il machismo ed il celodurismo. Usa la forza chi è disponibile al sacrificio, non certo chi pensa solo a fottere.

                      Gesù Cristo non ha mai usato le armi di metallo, ma Lui è venuto nel mondo per vincere il demonio, non un male relativo. Per questo genere di guerra non servivano armi di metallo. Questo non significa che non fosse un uomo forte (cioè pronto a combattere)ed un conquistatore, come tutti i maschi. Ha conquistato la vita eterna per tutti noi e per farlo è stato disposto al sacrificio supremo. In questo è modello per tutti gli uomini: essere disposto al sacrificio per chi si ama. Non credo che si sarebbe fatto problemi di usare una spada se fosse stato necessario per difendere un innocente, o Sua Madre.

                    • “Gesù Cristo non ha mai usato le armi di metallo, ma Lui è venuto nel mondo per vincere il demonio, non un male relativo. Per questo genere di guerra non servivano armi di metallo.”

                      Perché lo dici a me? Ho mai sostenuto il contrario?

                      Sull’uso da parte di Cristo di “armi di metallo” per difendere Sua Madre, siamo nel campo delle pure illazioni…
                      (il Padreterno avrebbe anche potuto mandare una Legione dei Suoi Angeli a difendere la Madre di Suo Figlio, altra illazione anche più plausibile).

                      Per il resto ci riavvitiamo su discorsi gia fatti (la forza – l’usa della forza – che fare se non sia ha forza – gli attributi – i capponi e via discorrento) in un tunnel dove la forza degli argomenti, specialmente da parte tua, si riduce a chi schive usando più maiuscolo, neretto e termini discutibili… per cui ti lascio alle tue virili esposizioni di pensiero.

                      Come poi ho già detto “riconoscersi” in un’idea è ben diverso da metterla poi in pratica nel momento del bisogno.
                      E non sempre chi accusa altri di non essere uomo, ha poi gli attributi che crede di avere (e di cui semba vantarsi).

                    • @Bariom

                      Voglio precisare che “machismo” e “celodurismo” non sono affatto il rovescio della medaglia dell’essere veri uomini. Non esiste rovescio della medaglia dell’essere veri uomini. Essere veri uomini è la vocazione di ogni maschio e non prevede controindicazioni.

                      “Machismo” e “celodurismo” sono la negazione del vero uomo, anzi sono solo una delle tante varietà di castrati e capponi.

                    • E chi ha detto che il rovescio della medaglia che ho citato era quello al “vero uomo”???

                      Come al solito c’è la possibilità che io non sia stato chiaro, ma come altrettanto al solito, tu parti lancia in resta con i tuoi “cosa centra?!” “non è così!” e via discorrendo… senza ipotizzare mai di non aver ben compreso.

                    • @fra’Centanni
                      Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah
                      Sto ridendo di gusto perché sapevo perfettamente che avrebbe tirato fuori questo argomento, e penso che ora lei si aspetti un mio grido all’omofobia. Se è così, non avrà soddisfazione alcuna perché le parole che lei mi ha rivolto sono per me talmente irrilevanti che non mi pongo neppure il problema di prenderle in considerazione.
                      Inoltre, trovo che lei parli per ignoranza. Nel senso letterale del termine, ovviamente, visto che quanto conosce di me è filtrato dalle pochissime cose che scrivo in questo luogo e, di conseguenza, mediato da una sua interpretazione (ed è normale che sia così, mancando la nostra conoscenza nella vita reale).
                      Per quanto riguarda il fatto che io abbia in odio le armi, non vuol dire che non ne capisca la necessità del loro uso, anzi. Se non ritengo necessario dovermi procurare un’arma per difendermi è semplicemente perché non ne sento il bisogno, ma se dovesse capitare, beh, è ovvio che mi difenderei anche con l’uso della forza fisica con ciò che ho a portata di mano. In 38 anni di vita non mi è mai capitato di trovarmi in situazioni a rischio di aggressione e quindi di difesa.

                      Infine, checché ne dica, posso assicuralrle che sono e mi sento maschio, felice di essere tale. La dimensione omoaffettiva che vivo non sminuisce di un grammo la mia mascolinità. Con buona pace sua e della De Mari che, mi consenta, in merito dice cose corrette, ma anche moltissime errate.

                      Le auguro una buona giornata.

                    • caro cent’anni, sei naif nelle tue espressioni e quindi uno ci passa sopra . ma ti posso garantire che se parli così prima o poi ti troverai qualche asessuato omoerotico ad aspettarti sotto casa con la mazza da baseball 🙂
                      Puoi sempre andare al gay pride ad esporre di persona le tue pacate opinioni, e di certo incontrerai miti interlocutori …

                    • @Mentelibera65
                      Mi era sfuggito il suo intervento…
                      In realtà le espressioni del signor fra’centanni non sono naif, ma propriamente offensive.
                      Solo che da mia madre ho ereditato la capacità di lasciar correre e ignorare.
                      Lo faccio anche perché sono sereno nella conoscenza della mia identità che, sia chiaro, non si può ridurre alla dimensione omoaffettiva. Ovvio poi che in realtà, nessuno di noi può dire di conoscersi realmente, salvo una particolare grazia divina.

                      Giusto per chiudere, trovo ancora più offensivo l’uso dei termini “asessuato omoerotico” per riferirsi alla dimensione omoaffettiva o comunque a me in quanto persona omosessuale.
                      Ma anche in questo caso non me la prendo. Semplicemente “guardo, passo e non mi cur di loro” (semicit.)

                      Buona giornata

                    • Resta il fatto che ogni peccato ha un preciso nome…
                      ma se tutti dovessimo essere identificati e chiamati con il nome del nostro peccato (o dei nostri peccati), ci sarebbe da stare poco allegri.

                    • Caro mentelibera (se lo dici tu di avere una mente libera, ci possiamo credere), magari potessi dirlo con la mazza da baseball.

                    • Io non ho offeso nessuno, caro Luigi igiul, oppure dimostra dove ti avrei offeso. Il termine asessuato omoerotico è stato coniato dalla dottoressa De Mari ed è un termine assolutamente scevro da qualunque valenza morale; descrive semplicemente ed oggettivamente la situazione delle persone che praticano l’omoerotismo, che non ha niente a che vedere con la sessualità.

                      Per Admin. Dovrebbe esserci un mio commento in moderazione. Grazie.

                    • Al di là della varie definizioni più o meno scientifiche per identificare uno “stato”, più che una persona, dire ad un’altra persona:
                      “…hai un grave disturbo circa la tua identità. Pur essendo un uomo, non sai chi sei.”

                      Non è esattamente fare un complimento (oltre che un giudizio del tutto arbitrario).

                      Il dire poi “io non ho offeso nessuno” è indice del proprio egocentrismo, dove il problema che mai ci si pone è: “possono le mie parole aver offeso qualcuno?”.

                      Il che non implica il non affermare ciò che è vero (quando si ha la certezza sia vero), ma il come si pongono ad altri queste verità – ci sono poi le verità nostre e le Verità che sicuramente hanno diverso peso e diversa urgenza.

                      Il problema del “come”, senza che sia lesa la Verità, è un problema complesso ma che va affrontato…
                      Lo dico come chi da moglie e amici, si sente spesso richiamare, a giusta ragione, perché dicono: “Dirai anche cose giuste (quando le dici), ma in un maniera che non si possono ascoltare!” (cioè recepire).

                    • @fra’centanni
                      Credo che il caro Bariom abbia risposto in modo esaustivo. Per quel che mi riguarda non ho altro da aggiungere (quel suo: “Magari potessi dirlo con una mazza da baseball” è piuttosto indicativo…)

                      Buona giornata

                    • Non è esattamente fare un complimento (oltre che un giudizio del tutto arbitrario). Non intendevo fare complimenti, Bariom, intendevo dirgli la verità sul suo problema, cosa doverosa per ogni cattolico. Non credo che dire la verità sia un offesa. Ma il fatto è che Luigi igiul nega anche semplicemente di avere un problema e questo dovrebbe metterti sull’avviso circa la persona che hai di fronte. Un uomo che prova pulsioni omoerotiche, pratica l’omoerotismo e rivendica la normalità della sua condizione si pone frontalmente contro il progetto di Dio; è quello che io chiamo un nemico. Nessuna offesa, solo chiarezza nell’interesse dello stesso Luigi igiul. Il quale ha un solo modo per salvare la sua anima:
                      1) Riconoscere il progetto di Dio come buono e valido per tutti.
                      2) Riconoscere di avere un problema di natura psichiatrica e cercare di risolverlo nei limiti del possibile.
                      3) In nessun caso abbandonarsi a pulsioni perverse, che potrebbero dar luogo a vizi difficilmente superabili.
                      4) In caso di caduta, correre a confessarsi, promettendo a Dio di fuggire le occasioni prossime di peccato.
                      5) Anche nel caso in cui non riuscisse in nessun modo a liberarsi dalla sua perversione, continuare per tutta la vita a confessarsi e confidare nella misericordia di Dio.

                      Coraggio Luigi igiul, comincia con il riconoscere di avere un grave problema. Un passettino alla volta…

                      Admin scusa, puoi vedere se un mio commento è fnito nello spam? Lo avevo pubblicato intorno alle 9,30 di stamani. Grazie.

                    • Ecco questo “ragionar per punti” (che peraltro condivido – forse meglio psichico che psichiatrico) mia pare molto più fattivo…

                      Come vedi un passettino alla volta, ce la puoi fare anche tu (ma anche credo partire da qui direttamente 😉

                    • @fra’Centanni,
                      credo di non essere in grado di tenere fede al mio proposito di non aggiungere altro.

                      La prima cosa che un buon cattolico dovrebbe fare, a mio parere, è quella di curare la relazione con l’altro, chiunque esso sia e – qualora questo fosse lontano da Dio – pregare molto per lui. La correzione fraterna è una gran bella cosa, ma bisogna saperla fare e applicare tanto discernimento prima di metterla in atto. E il discernimento si compie alla luce di Dio e quindi dopo tanta preghiera. In merito potrei citarle il testo di S. Teresa Benedetta della Croce che lo ha per oggetto e riprende la Regola di San Benedetto, ma anche di vari altri santi del Carmelo Teresiano, che sono quelli che prediligo per affinità spirituale. Partire con la spada tratta e volrer convertire tutto e tutti a tutti i costi può in realtà essere molto controproducente. Il perché glielo spiego con un esempio: un medico che sia serio, può rivolgersi ai suoi assistiti in modo uguale e indistinto? O deve, caso per caso valutare chi ha davanti e scegliere cosa e come dirglielo?

                      Scendiamo nello specifico della mia situazione: lei non mi conosce e io non conosco lei, ma interagiamo tramite questo mezzo. Ora, mi dica: il suo zelo per la salvezza delle mia anima, le ha permesso di valutare chi potrei essere io in realtà? E se avessi un disturbo psichiatrico molto più serio di quello che lei crede che io abbia? Oppure, se fossi una persona emotivamente fragile perché magari nel mio passato ho subito atti di violenza e vivo in un equilibrio psichico molto labile? Lei se la sente di assumersi questa responsabilità e di minacciare pene dell’inferno a destra e a manca, senza sapere quali siano le possibili conseguenze? (Non mi risponda subito,. Magari ne faccia oggetto di preghiera davanti al SS.mo Sacramento)
                      Ovviamente, gli esempi che ho portato non sono il mio caso, ma ho voluto solo servirmene per sottolineare che bisogna fare molta attenzione quando si ha una tastiera sotto mano, ma non la persona di fronte. Anche perché il suo zelo potrebbe sortire un effetto opposto a quello che desidera: allontanarmi ancora di più da ciò che lei invece mi consiglia.

                      Inoltre, chi le da il diritto di venire a sindacare nella mia vita? Lei sa qual è la mia storia, il mio vissuto, il mio stato attuale nel cammino di fede? Le ho per caso mai confidato quante volte mi rivolgo a Dio nella preghiera, quante volte desidero accostarmi al sacramento della confessione? Le ho per caso mai detto se ho o non ho un direttore spirituale che mi sta seguendo o che attende che io torni da lui? Le ho mai aperto la porta della mia coscienza?
                      NO!!!
                      Ma per lei conta essere solo un buon cristiano, ma da come scrive, mi creda, mi fa desiderare di starle il più lontano possibile perché nelle sue parole leggo sì tanta voglia di essere un buon cristiano, ma in tentativi talmente goffi che generano fastidio.

                      Si è mai chiesto come mai con Bariom (perdonami Mario se ti tiro in mezzo) non ho di questi problemi di comunicazione? Eppure non mi sembra che lui vada tanto per il sottile nel dirmi ciò che pensa e, soprattutto, non mi nasconde la Verità, anzi. Ma è piacevole dialogare con lui perché continua ad esserci rispetto tra di noi e, soprattutto, è evidente che ha capito chew chi converte davvero è solo Dio. L’uomo al massimo è solo un intermediario.

                      Qui dentro ci sono venuto quasi in punta di piedi, non ho mai voluto sostenere battaglie LGBT (perché sono lontanissime dal mio sentire) e quelle volte che ho esposto qualcosa di più intimo, l’ho fatto specificando che comunicavo un mio sentire, senza chiedere l’approvazione di qualcuno. Fino a prova contraria, non sono mai stato censurato dall’Admin.

                      Eppure, lei gratuitamente mi dice che sono uno psichiatrico e dovrei farmi curare, sono un eretico e un bestemmiatore, uno che spara cretinate… Per citare giusto le cose che mi vengono in mente ora.

                    • Errata corrige: Non “Eppure non mi sembra che lui vada tanto per il sottile nel dirmi ciò che pensa e, soprattutto, non mi nasconde la Verità, anzi”
                      Ma “Eppure non mi sembra che lui NON vada tanto per il sottile nel dirmi ciò che pensa e, soprattutto, non mi nasconde la Verità, anzi”.

            • Grazie Luigi per avermi illuminato sulla citazione…

              La tua conclusione mi pare un po’ sul tragico, posto di tempi dove impugnare “l’ascia” già ve ne sono stati, che in futuro ve ne potrebbero essere (se ci sarà un futuro che arrivi anche solo a domattina nessuno lo sa, in realtà) e che personalmente non sento minacciato il mio focolare, non perché minacce non ve ne siano, ma perché vigilo. (
              Altra attività fondamentale, prima di decidere, semmai dovesse esservi bisogno, per azioni di tipo diverso.

              (Vero è anche che non si è parlato di “impugnare” l’ascia, ma di averla “a portata di mano”) 😉

              Ciao.

              “Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
              Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.”

              Ef 6, 10-17

              • “La tua conclusione mi pare un po’ sul tragico”

                Può essere, non pretendo di riuscire a essere sempre oggettivo.
                Certo che se c’è un’occasione, in cui gradirei sbagliare, è proprio questa.

                Però ho anche presente quell’avvertimento contenuto, se non sbaglio, nelle apparizioni di Fatima, sulla Santa Vergine che ormai a stento ratteneva la collera del Figlio…

                Ciao.
                Luigi

            • “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”
              Gente come la De Mari ci vuole riportare indietro di secoli, alla legge della Jungla. I nostri avi hanno combattuto per farci crescere in una società dove non ci fosse bisogno di girare armati, e sostenere oggi che invece ce ne sia veramente bisogno è la più grande falsità che si sta spacciando in questo periodo.
              Spegnete il TG4 ed affacciatevi dalla vostra finestra, invece che dalla finestra che vi mostra la televisione.
              Un conto è una modifica della legge sulla legittima difesa, un conto è armare preventivamente tutti i cittadini.
              Le società “armate” sono anche quelle più violente. E’ un cane che si morde la coda , perchè il primo a sapere che sei armato è il malvivente che ti attacca, e se sa che sei armato si armerà ancora meglio, e poichè è un malvivente è molto improbabile che alla fine sia lui a rimetterci. Da odio nasce odio, da paura nasce paura. Così poi se tampono una persona con la macchina devo aver paura perchè non so se per caso è armato e gli parte un embolo ? Così alla fine mi armo anche io per paura non tanto del ladro occasionale , ma dell’eventuale impazzimento del vicino di casa ? Ma vogliamo proprio tornare all’uomo delle caverne!
              Ma prima di tutto concordo assolutamente con exdemocristianopentito su questo punto : Le armi , la difesa preventiva armata ed aggressiva, etc etc tutto sono MENO CHE UNA COSA CRISTIANA!
              Si è lontani anni luce dal vangelo in questo modo.
              Noi siamo discepoli di uno che si è fatto ammazzare innocente sulla croce, senza dire “a”, e vogliamo costruire a società delle pistole e dei fucili.
              Ma rileggetevi il “discorso della montagna” sul Vangelo.

              • Mamma mia che palle!

                • cent’anni, la logica delle tue argomentazioni è ineccepibile 🙂

                • Eh sì, caro fra’! Ma eviterò di intavolare qui il duro scontro che sul tema ho avuto altrove con MenteLibera65. In fin dei conti MenteLibera65 è un veterano di Cirenaica, e per una volta gli concediamo… l’onore delle armi. 😉

                • “Mamma mia che palle!”

                  Roma locuta, causa finita 😀

                  E a proposito di Roma, aggiungo a fattor comune, per tutti i rosiconi che cercano di propagandare vangeli di dubbia origine e altrettando dubbio gusto, che c’è un semplicissimo fatto dedotto dal Vangelo (quello vero, di Nostro Signore) a rendere vane e vanesie le loro elucubrazioni.

                  In tutta Israele, non è un dotto rabbino, un pio porgitore di guance altrui, un dottorino esangue arrivato da Bose, un fine studioso delle scritture contabili, l’uomo che Gesù definisce come quello con più fede fra tutti.
                  No, è un centurione.
                  Un centurione di Roma.

                  Quindi prendete tutte le vostre paccottaglie catarizzanti e continuate pure a rosicare.
                  Come sempre, Dio riconoscerà i suoi.

                  Ciao.
                  Luigi

                  • Il centurione è un soldato, persona che legalmente porta armi.
                    Se domani andrai a Messa sentirai la narrazione della Passione di Gesù: Ascolta bene cosa dice Gesù a Pietro dopo che, per difenderlo, ha tagliato un orecchio ad una persona. Poi magari mi dirai come va interpretato, perché ovviamente non va preso alla lettera.

                    • Et, et… l’una cosa e l’altra. L’uso (legittimo) delle armi non impedisce una grande fede (il centurione). Usare le armi senza la testa può essere fonte di gravi guai (Pietro).

                      Quello che, mi pare, alcuni non riescono ad ammettere è che l’uso della forza, compreso l’uso delle armi, è una prerogativa tipicamente maschile; non c’è niente di male in questo. Naturalmente l’uomo può usare la forza bene, cioè in difesa dei deboli; oppure male, cioè per opprimere i deboli. Ma la forza, in sé, è un mezzo che lo qualifica e lo rende desiderabile alle donne (vere, non le femministe).

                      Non è così terribile essere forti, guerrieri, conquistatori. Coraggio Enrico, ce la puoi fare anche tu.

              • Comunque, se si possono fare tranquille speculazioni sulla bellezza delle società disarmate è perché qualcuno gira con l’ascia in mano (esercito, polizia, carabinieri) e nessun fiocco di neve se ne scandalizza.

        • Grazie Roberto.

  13. Ritengo che ci sia anche un problema più grande: non si legge più, non ci si informa più, per questo non si è in grado di avere un’opinione propria e di argomentarla in qualsiasi contesto e situazione. La cultura – e non il semplice riportare idee sentite da altri – rende le persone in grado di argomentare le proprie idee! Questo è un punto che mi sembri manchi nell’articolo. Un ragazzo di vent’anni dovrebbe già avere un bagaglio culturale idoneo ad opporsi a quello che non condivide…qui mi sembra invece che si parli di vent’enni ancora soggiogati al volere dei professori e dei genitori. Non so se corrisponda alla realtà dei fatti, ma nel caso sarebbe molto strano…a mio avviso semplicemente manca questo bagaglio culturale e si ripete a pappagallo quello che si sente dai genitori o insegnanti!

  14. Diciamo come stanno le cose. I giovani di questa generazione, specialmente se appartengono a famiglie agiate, sono in fondo grati a maestri che garantiscono loro una vita fatta prevalentemente di appagamento degli istinti e non vogliono nemmeno sentire, in questo campo, voci che contestino il loro stile di vita. Anzi, essendo disabituati ad ogni sforzo al dominio di sé, temono il confronto, che implica lotta, contrapposizione e sfide.Detestano anzi chi viene percepito come un pericolo alla loro apparente tranquillità che difendono anche falsificando la realtà e presentandola quindi in modo conforme alle convinzioni che si sono fatti. Apparente tranquillità, perché l’egoismo genera violenza verso i più deboli (il bullismo spesso ha queste radici), anche se i più istruiti ed agiati preferiscono che sia lo stato ad esercitarla con le leggi, che tutti conosciamo o che sono in fieri anche per chiudere la bocca a chi dissente. Eppure sono convinto che non sarebbe difficile mettere in crisi tanti giovani, se ci fossero delle forti testimonianze di vita (in azioni e in parole). Purtroppo sembra anche la Chiesa si accomodi al mondo che c’è e rinuncia a proporre la verità, che non è una teoria, ma una persona:Cristo. Questa situazione non giustifica fughe o pigrizie, ma esige da noi che si prenda sul serio Chi è la verità e la vita.

  15. Tardivi pentimenti.

  16. A proposito di armi e uomini vivi.
    Se Chesterton andò ad acquistare una “rivoltella con cartucce” la mattina stessa del suo matrimonio con l’amata Frances e così equipaggiato si avviò verso l’altare, non è che volesse fare l’eccentrico.
    Lo ha fatto per ribadire quello stesso concetto che torna nelle parole della De Mari, e che la modernità respinge inorridita per onorare la più banale delle correttezze politiche.

    • Non a caso la nobiltà di lingua tedesca, per altro sacrificatasi quasi interamente sui campi di battaglia delle due guerre mondiali, aveva tra i suoi ranghi il freiherr (corrispondente al barone, se non sbaglio).
      Ovvero il signore “libero”, perché porta le armi; e che portava le armi perché, appunto, libero.

      Notevole dimostrazione al contrario è data dalla sistematica intolleranza, per le armi “private”, da parte dei regimi totalitari del XX secolo.
      Dell’attuale, poi, nemmeno è il caso di dire.

      Cade perciò a proposito il fulminante argomentare di Gomez Davila: “la modernità non è una calamità definitiva. Esistono depositi clandestini di armi”.

      Ciao.
      Luigi

  17. “E con questa conclusiva e le precedenti dotte citazioni, torna la domanda: L’uomo che non porta armi, o non le ha a “portata di mano”, è *vero* (perchè c’era questo piccolo aggettivo) uomo o non lo è?
    Perché pare siano il “porto d’armi” a definire la qualità d’un uomo…”

    Potresti leggere, per favore, con una punta di attenzione in più?
    Ho infatti espressamente scritto: “… non si è uomini perché si porta un’arma”.
    L’esatto contrario, in pratica, di quanto mi attribuisci.

    Per il resto, se mi concedi l’ultima osservazione da bar, la via del samurai non incomincia con l’ascia, ma con la contemplazione dei ciliegi in fiore.

    Ciao.
    Luigi

    • Io cerco di leggerti sempre con una certa attenzione… semplicemente quindi potrei essere tardo io.

      Quindi non ti ho attribuito, ho chiesto semmai una ulteriore precisazione (infatti ho fatto una domanda) e ho scritto “pare” perché l’aforisma potrebbe anche suonarmi semplicemente come “non ci si creda uomini solo perché si porta un’arma” (il che è verissimo).

      Ma ripeto sarò io un po’ tardo…

      Ciò detto, mi disarmo, alzo le mani in segna di resa (a rischio di passare per iun vile) e passo ad altro. 😉

  18. Da ‘In Terris’ sulla Via Crucis che si è svolta a Roma per le donne costrette a prostituirsi. Lo riporto sia perché è una bella riflessione, sia perché parla di virilità.

    ‘E’ intervenuto alla Via Crucis per le donne crocifisse con una propria riflessione durante la terza stazione, P. Maurizio Botta, sacerdote romano della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri (Oratoriani), parroco della della Chiesa Nuova di Roma e volto noto di Tv2000.

    Ecco il suo intervento:

    “Dopo il rinnegamento di Pietro, il Vangelo descrive lo sguardo di Gesù. Ci si sofferma poco sullo sguardo di Gesù.
    La maggior parte dei clienti è battezzata. Questi uomini non smetteranno per la nostra indignazione, e non smetteranno per la nostra riprovazione.

    Occorre implorare la grazia di questo sguardo, perchè piangano amaramente. Il loro, il nostro, è un problema spirituale, è una morte spirituale, che ha radici profonde, di battaglie spirituali non affrontate: mancanza di preghiera, mancanza di sacramenti.

    Occorre che tutti noi uomini combattiamo virilmente, personalmente, noi uomini qui la nostra battaglia contro una cultura pornografica, malata, volgare. E questa è una battaglia spirituale intensa: se non la combatteremo nel segreto delle nostre vite, delle nostre camere, anche noi continuiamo a rinnegare il Signore Gesù”.’

    • I clienti delle prostitute sono i classici machi o celoduristi che non hanno idea di cosa significhi essere veri uomini. Siamo perfettamente d’accordo.

      • Caro fra’, le prostitute e i loro clienti c’erano nelle epoche in cui i maschi portavano abitualmente la spada e le virtù guerriere erano tenute in gran conto, e i gay se ne stavano ben nascosti se volevano evitare serie persecuzioni. Quindi in epoche non sospette.
        Ed inoltre ce n’erano, abbondantemente (di clienti e prostitute) anche nello stato pontificio e deve dirsi che anche l’inquisizione, che ancor oggi, ha qualche tardivo ammiratore, non puniva il meretricio. Quindi il fenomeno “prostituzione” non più essere un valido parametro per valutare gli “uomini veri”; inoltre la storia ha dimostrato che nemmeno gli stati sedicenti cristiani hanno seriamente represso la vendita del corpo femminile.
        E resta il fatto,infine, che per considerare il cristianesimo una religione guerriera dove non si hanno problemi a prendere le armi, e dove si considera il cavaliere armato (il barone cattolico) come un esemplare figura di buon cristiano, bisogna amplificare al massimo i passi scritturali della guerre nel vecchio testamento e della sferza ai mercanti ed interpretare nel modo più restrittivo i passi che parlano di mansuetudine, di porgere l’altra guancia, di Cristo che non resiste a chi l’arresta, in modo tale che i primi siano la REGOLA e i secondi una rara eccezione. Solo così potremmo dire che il cristianesimo sia una religione guerriera al pari di quella assira.

        • All’admin: prego cancellare il finale del mio post precedente (“al pari di quella assira”) perché non è rispettoso fare di questi paragoni. Casomai aggiungere un “effettivamente” alla frase finale “sia una religione EFFETTIVAMENTE guerriera.

        • Bene! E allora? Ribadisco! Chi va con le prostitute certamente non ama la moglie, né la sua famiglia. E se non ha famiglia allora vuol dire che non intende farsi una famiglia. Chi va con le prostitute è un cialtrone castrato, incapace di assumersi le responsabilità che derivano dalla famiglia, nel passato come nel presente, nello stato pontificio come nel resto del mondo. E questo è quanto. Tra l’altro non credo proprio che un (vero) cavaliere prendesse in considerazione l’idea di andare con una prostituta. Forse non ti è ancora chiaro ma l’uomo vero è colui che è capace e disponibile al sacrificio personale in favore di quelli che ama.

          Non ho mai pensato che il cristianesimo sia una religione guerriera, né l’ha detto la De mari, mi pare. Diciamo invece che il cristianesimo è una religione per uomini veri, quindi anche guerrieri, se serve.

          • “Non ho mai pensato che il cristianesimo sia una religione guerriera, né l’ha detto la De mari, mi pare. Diciamo invece che il cristianesimo è una religione per uomini veri, quindi anche guerrieri, se serve.”

            Perfetto.
            Del resto mi sembra ci sia stato un san Bernardo di Chiaravalle che ha scritto un trattato in lode della Nuova Milizia…

            Ciao.
            Luigi

            • Signori, non prendiamoci in giro…..se c’erano tante prostitute vuol dire che c’erano tanti clienti, e i nobili (e la nobiltà maschile e feudale dell’Europa cristiana, era la classe militare per eccellenza, le armi erano proprio la sua cifra) erano clienti delle meretricii al pari di tutti coloro che avessero qualche soldi da spendere.
              Inoltre ricordiamoci che l’uomo è un essere contradittorio che può benissimo continuare a comportarsi da buon padre e buon marito e, al contempo, frequentare le prostitute, ritenendo che tale frequentazioni sia solo il soddisfacimento di un bisogno materiale, senza alcuna altra implicazione:. se credete che la logica sovrintenda alle azioni umane, allora…….
              Quindi si deve ammettere che anche la classe sociale degli uomini veri, per definizione (i guerrieri della Fede, i maschi dell,’aristocrazia feudale europea) non mancavano di frequentare le prostitute……… oppure si dice che, nemmeno loro, erano uomini veri.
              Ma io sono sicuro che tutti coloro, a cominciare dalla De Mari, fanno riferimento agli “uomini veri”sempre pronti alla pugna, proprio ai cavalieri feudali pensano……..e non ad altri.
              E poi non prendiamoci in giro con le definizioni: se si esaltano le virtualmente guerresche, se si tratta da vile chi rifugge la violenza, se si dice che non bisogna rifuggire la lotta armata, che è da considerarsi un onore e un merito per un cristiano, si ha DI FATTO una religione guerriera, anche se si ricorre a capziose definizioni come: “non è una religione guerriera, ma è per uomini veri, pronti allo scontro armato”.
              È come dire: “tizio non è avido, ma quello che ritiene gli sia dovuto, lo vuole fino a all’ultimo centesimo e non fa sconti.”. Iddio ci chiederà conto delle prevedibili conseguenze pratiche dei nostri comportamenti non delle fini definizioni teoriche che le nascondono.
              E non si sfugge:ci vuole un esegesi biblica che consideri, sistematicamente, che i numerosi passi scritturali che parlano di pace, non violenza, mitezza, siano una rara eccezione, mentre la REGOLA da seguire non appena si presenti un contrasto di una qualche importanza (cioe’ quasi sempre) è il Cristo con la sferza. Portatemi i passi biblici o i documenti, sicuramente ascrivibili alla Tradizione infallibile (e come è noto spesso non è chiaro quello che fa parte del Magistero infallibile e quella che non ne fa parte, tanto è vero che sorgono in ambito cattolico, controversie in merito) a sostegno della tesi sopra esposta e io ci crederò.
              Poi:
              Cristo esalta l’onestà e lka fiducia che il centurione ripone in lui, ma si sofferma forse ad illustrargli i contenuti del cristianesimo o dell’ebraismo? Non esiste nessun passo della Scrittura il quale dica che in seguito il centurione si sia fatto cristiano. Si parla della conversione del centurione Cornelio, ma da nessuna parte è scritto che i 2 centurioni siano la stessa persona. Vi risulta che esista un pronunciamento della Tradizione o del Magistero_ da cui si evince che sicuramente quel pagano si sia sicuramente, in seguito, fatto cristiano? È stata inequivocabilmente locuta Roma, su quello specifico punto?
              Se non si è fatto cristiano, allora si è trattato solo di un fatto episodico, di un esempio per sminuire la superbia degli apostoli, ma nulla ci dice che qierl milite, successivamente, non fosse stato più un pagano ma fosse diventato cristiano. Il centurione dimostrò solo di aver fiducia nella parola di Cristo che gli prometteva la guarigione del suo servo. Un cristianno non puo’ forse credere alla parola di un ateo o di un agnostico, perché li riteiene persone oneste e credibili?. Ma questo significa forse che quel cristiano e’ diverntato ateo o agnostico?

              • …..se c’erano tante prostitute vuol dire che c’erano tanti clienti, e i nobili … erano clienti delle meretricii al pari di tutti coloro che avessero qualche soldi da spendere. Tutti puttanieri? Non è vero oggi, figuriamoci nel medio evo. Io non lo sono, ad esempio, perché ho rispetto di me stesso, prima ancora che della donna.

                Inoltre ricordiamoci che l’uomo è un essere contradittorio che può benissimo continuare a comportarsi da buon padre e buon marito e, al contempo, frequentare le prostitute… Chi frequenta le prostitute mente a sua moglie ed ai suoi figli e noi sappiamo chi è padre della menzogna.

                Quindi si deve ammettere che anche la classe sociale degli uomini veri … non mancavano di frequentare le prostitute… Se lo facevano venivano meno ai loro doveri.

                E poi non prendiamoci in giro con le definizioni: se si esaltano le virtualmente guerresche…. Egregio democristiano, anch’io rifuggo la violenza come anche la De Mari naturalmente. Noi crediamo nell’uso della forza, anche armata quando necessario, al servizio dei deboli e degli innocenti. Questo non ha niente a che fare con la violenza; direi, anzi, il suo contrario. Da questo, cioè dall’uso della forza al servizio dei deboli, non deriva affatto una religione guerriera, ma uomini che amano la loro natura di esseri forti e fieri, leali e coraggiosi, pronti al sacrificio personale e fedeli a Dio loro Padre, secondo il progetto e l’insegnamento di Dio stesso.

                E non si sfugge:ci vuole un esegesi biblica che consideri, sistematicamente, che i numerosi passi scritturali che parlano di pace… La pace si fonda sulla verità e la verità, molto spesso, deve essere difesa con la forza.

                Sorvolerei sull’episodio del centurione.

                • Di puttanieri e di mentitori ce ne sono sempre stati tanti e di gente che crede di avere rispetto per se strssa , facendo però il “comodo suo”, parimenti, ce ne è sempre stata tantissima (che credi, che il frequentatore di prostitute o di escort gay, lo venga a dire a te, che fa certe cose? Magari quando farisaicamente viene a Messa?).
                  Il padre della menzogna è il principe di questo mondo, fino ala Parusia, ed quindi logoico che la stragrande maggioranza delle genti segua, purtroppo, lui.
                  Quando si esalta la violenza e la gloria , quando si dice che l’uomo vero è solo quello che sa impugnare la spada, anche se si “dice” ufficialmente che lo si fa solo per triste necessita, si finisce per diventare ORGANICI alla violenza (come è accaduto alla De Mari).
                  ” A chiacchiere” si dice che NON si vorrebbe far uso della violenza, ma ormai essa è DI FATTO diventata una vocazione ed un abitudine.
                  I primi cristiani che non si sono difesi con le armi da chi le arrestava per portarli ad bestias, non ragionavano come la De Mari e come altri in questo blog.
                  Se poi, infine le parole della De mari, erano diverse da quelle che ho letto io, mi scusi per l’errore.
                  Sono d’accordo con te: sorvoliamo sull’episodio del centurione, che è meglio.

                  • Mi sembra che tu la voglia buttare in caciara. E poi ho la sensazione che tu sia vincent vega. Mi hai un po’ stancato.

                • “Sorvolerei sull’episodio del centurione.”

                  No, Giancarlo, non si può proprio.

                  Perché laddove Nostro Signore parla esplicitamente di fede, qui qualcuno rivede il tutto, fingendo che si tratti di “onestà e fiducia”.
                  Ah, ma che stupido, dimenticavo che non esistevano ancora i registratori, per cui non è noto cosa davvero disse Gesù… motivo per cui ognuno può farsi il suo vangelo, colla minuscola ovviamente.

                  Ciao.
                  Luigi

                  • Naturalmente hai perfettamente ragione, caro Luigi. Il fatto è che diventa stancante prendersi l’impegno di rispondere ad uno come il democristiano che pare non abbia altro da fare in vita sua che trollare.

                  • Dunque il centurione era a conoscenza della divinità di Gesù, della Trinità e di tutte le altre verità di fede? Dunque la Chiesa ha affermato , come verità di fede che il centurione era già cristiano ed era già, per grazia divina, a conoscenza di tutte quelle verità che il Cristo andava propagandando? Dunque, durante il breve colloquio col Nazareno_, aveva capito che le divinità pagane non erano reali, e che Gesù non era solo un potente mago di cui aver fede ad occhi chiusi, ma il Figlio di Dio, e tutto cio’,’senza che Il Salvatore glielo insegnasse? Senza nessuna predicazione a chi probabilmente_ PRIMA, non conosceva con precisione nemmeno la differenza fra monoteismo e politeismo? Senza nessuna domanda del tipo: conosci il Dio d’Israele? Sai che io sono consustanziale a Lui? Sai che tutti gli altri dei sono falsi? Sai chiaramente di far parte della mia Chiesa? E sai cos’,è esattamente la “mia Chiesa”? Magari qualche cenni sul futuro di quel centurione nella Scrittura o, almeno nel Magistero infallibile, ci sarebbe stato proprio bene…..

                    • Vi do la mia parola d’onore e sono pronto a giurarvi, se me lo chiedete, che NON sono assolutamente Vincent Vega.

                    • Non giurare… non è il caso e neppure cosa buona 😉

                    • “Magari qualche cenni sul futuro di quel centurione nella Scrittura o, almeno nel Magistero infallibile, ci sarebbe stato proprio bene…..”

                      Non dirlo a me, dillo al Principale.

                      Ciao.
                      Luigi

                    • Avete ragione Bariom e Luigi, non devo giurare (ma non ho giurato ho solo detto che avrei potuto giurare se me lo aveste chiesto……) e dovrei chiedere quanto sopra al Principale.
                      Scusate me e scusiamoci tutti se spesso nella foga della discussione ci lasciamo andare…….
                      Sopratutto mi scuso con fra’ per il tono (ma non per il senso generale) del mio post delle 17:43.

                    • Per sdrammatizzare…..

    • Il problema del bâtonnage è infinitamente più complesso.

    • Aggiungerei: nel segreto dei nostri cuori, dei nostri pensieri e dei nostri sguardi…

      Perché poi ci sono i clienti delle prostitute “che non hanno idea di cosa significhi essere veri uomini” (ma soprattutto chi veramente sia una donna) e quelli che non si arrischiano, ma lo sarebbero se fossero sicuri che…

  19. Intanto – mentre gli snowflackes si trastullano con social ecc. – la narrazione pubblica viene overtonianamente sospinta verso le nuove frontiere della subversione (dove un umano nascituro non è persona, ma una vecchia scimmietta lo è):

    http://www.lastampa.it/2017/04/08/societa/lazampa/animali/benvenuta-cecilia-questa-la-tua-casa-libero-lo-scimpanz-riconosciuto-come-persona-ErYWGGchLatpOvVy9qgwEO/pagina.html

  20. Magari per oggi accontentiamoci della Parola di oggi… (parte): “Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».”

    • @Bariom

      Onestamente dispiace dover constatare tanta sciocca insistenza su questo episodio per dimostrare ciò che Gesù non ha mai detto, che cioè non sarebbe lecito l’uso della forza, anche armata quando serve, per difendere l’innocente, la giustizia, la verità. Non solo è lecito l’uso della forza, ma doveroso quando si tratta di difendere i deboli, gli innocenti, la Verità.

      Gesù, il Figlio di Dio, sta raggiungendo l’apice della lotta contro satana. Giuda lo consegna ai soldati perché sia processato. Gesù lotta contro il potere delle tenebre, contro la morte, per riconquistare la vita a tutti i suoi amici. Solo Lui poteva combattere questa battaglia perché solo Lui sapeva come vincerla: affidandosi al Padre. Pietro, uomo generoso e coraggioso, ma che non ha capito che razza di lotta sta combattendo il suo Signore, sguaina la spada in difesa di Gesù. Fa tenerezza nella sua ingenuità. Giustamente lo rimprovera Gesù, perché non è quello il momento della spada. Certo, perché la salvezza per cui lotta Gesù non è la salvezza della vita terrena, ma la salvezza della vita eterna. Per avere la vita eterna non serve la spada.

      Ma per salvare la vita terrena può servire eccome la spada. E Gesù non ha mai detto il contrario, fatevene una ragione.

      • Bravo, fra’ hai finalmente capito che bisogna sminuire e “contestualizzare” in ogni modo possibile, tutti gli episodi evangelici che parlano di mansuetudine e di porgere l’altra guancia e mettere l’accento soltanto sul Cristo con la sferza nel tempio, QUELLA e’ la regola, il resto e una rara eccezione (è “sciocca insistenza” soffermarsi sui passi “pacifisti”). Bravo! Probabilmente i primi cristiani che si facevano martirizzare appartenevano, tutti alle sette eretiche tipo marcioniti ecc., perché se avessero toccato i veri cristiani avrebbero trovato pan per focaccia.

      • @Fra,

        a te sembrerà a”sciocca insistenza”, io mi sono solo limitato a riportare un passo del Vangelo di oggi che mi pareva cadere a “fagiolo”.
        Hai qualcosa da contestare sulla coincidenza temporale o al fatto che Gesù dica testualmente che “…tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno”?

        Io noto con piacere invece, che dopo tanti sciocchi sproloqui su virilità e armi, arrivi alla conclusione:
        “Per avere la vita eterna non serve la spada. (meno male)
        Ma per salvare la vita terrena può servire eccome la spada.”

        Concetto lapalissiano, tutto sta a vedere come e quando sia effettivamente la cosa più importante “salvare la vita terrena”, a costo di usare la spada, giacché questo NON è bene primario.
        “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.”

        Quindi il problema non è se usare o meno la spada, vi sono infatti Santi che l’hanno usata e altri che pur perfettamente avvezzi all’uso della armi non le usarono (come il tribuno Zenone e i suo 10.203 soldati – no dico, oltre 10.000 potevano ben difendere la loro vita!)

        Quindi sciocco mi sembra l’accanimento a voler sostenere che l’uso delle armi non tanto sia lecito o meno, ma sia questo questione di vanto o di discrimine tra “veri” uomini o uomini meno “veri” (o capponi o altro).

        Quando poi questo continuo esaltare l’uso della forza, armi o meno, viene sempre rimarcato, come si avesse solo una gran voglia di “menar le mani” (seppure contro il “nemico” di turno), la cosa mi lascia perplesso…
        (O da chi a suo tempo si dichiarava pronto di versare il sangue di chi secondo il suo giudizio non era degno di mettere piede in una chiesa… allora mi vien un po’ di prurito).

        C’è un episodio sconvolgente nella Scrittura, persino sul comportamento di una padre di famiglia che – giustamente – è chiamato alla difesa della propria famiglia, quello di Lot a difesa dei due angeli che erano in visita presso la sua casa in Gomorra:
        «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto».

        Che dire? Forse se ne può fare una regola?
        O piuttosto si tratta come sempre di avere discernimento, su tempi, modi, accadimenti e su cosa Dio ci chiede?

        Fermo restando che l’uso della forza è sempre l’ultima ratio e che se il Signore chiama a farsi agnelli muti (e non capponi) come Cristo si è fatto, non c’è spada alcuna da essere sguainata.

        • Hai qualcosa da contestare sulla coincidenza temporale o al fatto che Gesù dica testualmente che “…tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno”? Non ho niente da contestare, semplicemente rilevo che Gesù afferma che chi prende la spada morirà di spada in un contesto di lotta contro il potere delle tenebre. Cioè, la spada non serve per lottare contro satana e le sue seduzioni. Questo è quello che intende Gesù, secondo me. Comunque la Sua affermazione deve essere contestualizzata, non può essere vera in assoluto. Altrimenti avrebbe ragione chi ci contesta le crociate.

          Io noto con piacere invece, che dopo tanti sciocchi sproloqui su virilità e armi, arrivi alla conclusione:
          “Per avere la vita eterna non serve la spada. (meno male)
          Ma per salvare la vita terrena può servire eccome la spada.”
          Non credo di aver mai fatto sciocchi sproloqui su virilità ed armi, ho solo messo in evidenza che l’uomo, nel senso di maschio, ha il desiderio di conquista nel suo DNA e l’indomabile ardore di difendere la sua proprietà e la sua famiglia. Per conquistare e difendere se stessi e la propria famiglia occorrono armi, non dialoghi. Sarà pure lapalissiano il concetto, ma mi avete fatto sputare sangue per farlo passare. Che poi sia più importante salvare la vita eterna che non quella terrena e che per salvare la vita eterna non serve la spada, io questo non l’ho mai messo in dubbio. Quindi non attribuirmi cose che non ho mai detto.

          Quindi sciocco mi sembra l’accanimento a voler sostenere che l’uso delle armi non tanto sia lecito o meno, ma sia questo questione di vanto o di discrimine tra “veri” uomini o uomini meno “veri” (o capponi o altro). L’uso delle armi è un ambito tipicamente maschile, non ti piaceva giocare con le pistole da bambino? A me tantissimo. E’ un fatto, come è un fatto che le bambine amano giocare con le bambole. Ed è per me un motivo di vanto, sissignore, il fatto di aver avuto sin da piccolo le tipiche inclinazioni maschili. Se tu te ne vergogni oppure hai altre inclinazioni, fatti tuoi.

          Quando poi questo continuo esaltare l’uso della forza, armi o meno, viene sempre rimarcato, come si avesse solo una gran voglia di “menar le mani” (seppure contro il “nemico” di turno), la cosa mi lascia perplesso…
          (O da chi a suo tempo si dichiarava pronto di versare il sangue di chi secondo il suo giudizio non era degno di mettere piede in una chiesa… allora mi vien un po’ di prurito).
          Per quella frase ho chiesto scusa a suo tempo, ma tu non perdi occasione per ricordarla. Complimenti, un vero signore.

          C’è un episodio sconvolgente nella Scrittura,… Che c’entra con il dovere di un padre di difendere la propria famiglia, questo oscuro episodio dell’A.T.?

          Fermo restando che l’uso della forza è sempre l’ultima ratio e che se il Signore chiama a farsi agnelli muti (e non capponi) come Cristo si è fatto, non c’è spada alcuna da essere sguainata. Si Bariom, tu sempre al muto agnello arrivi, ed io sono d’accordo, nel senso che arriva il giorno in cui Dio chiede di offrire la propria vita per la salvezza delle anime. Bene! Fino a quando si è in vita, però, si ha il dovere di difendere se stessi, la propria famiglia, la verità e la giustizia. Ribadisco: IL DOVERE!

          • Hai qualcosa da contestare sulla coincidenza temporale o al fatto che Gesù dica testualmente che “…tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno”?

            Vorrei tornare su questo perché, nottetempo, si sono aggiunte alcune riflessioni. La frase pronunciata da Gesù, effettivamente, è chiarissima nella sua semplicità e non sembrerebbe ammettere eccezioni. Mi ha fatto ripensare ad un’altra frase, altrettanto chiara e semplice nella sua perentorietà: “Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio.”. Questa seconda frase veramente non ammette eccezioni, mentre la prima, quella della spada, ne ammette eccome. Vediamo il perché.

            Ogni frase del vangelo, come di un qualunque altro testo, deve essere letta nel contesto in cui è stata scritta per poter arrivare al senso che Gesù intende comunicare. La frase sull’adulterio viene pronunciata all’interno di un discorso sul matrimonio; la frase, quindi, è fortemente collegata e risponde direttamente alle domande suscitate dai farisei; quindi non ha bisogno di alcuna interpretazione, contiene semplicemente la volontà di Dio, relativamente al matrimonio. Invece, la frase sulla spada, pronunciata da Gesù come rimprovero a Pietro, è del tutto fuori contesto ed è occasionata dal gesto scriteriato di Pietro, il quale non si rendeva minimamente conto di quello che stava facendo e dicendo Gesù. E’ una risposta al gesto sconclusionato di Pietro, vale solo per quelli che, come Pietro, ritengono di potersi opporre a satana con la spada: ridicolo. Ma non è affatto un discorso generale contro la spada.

            Gesù non ha mai portato armi con sé, ma non perché detestasse le ami, ma semplicemente perché è venuto a fare ALTRO. Gesù è venuto a combattere una battaglia che può essere vinta solo con armi spirituali; ma questo non significa affatto che non ci sia la necessità di combattere anche battaglie materiali, con armi di ferro e sangue per terra. Allo stesso modo e per lo stesso motivo, non tutti gli uomini sono chiamati a portare armi con sé, però, certamente, tutti gli uomini sono chiamati ad avere un comportamento fieramente virile, pronti a difendere, anche con la forza, verità e giustizia e tutti coloro di cui hanno la responsabilità.

            • @Fra’ come ben sai le Scritture e in particolare i Vangeli, hanno più di un livello di lettura (più che una “chaive” che di per sè è una… o apre o non apre). Quindi anche il passo in oggetto, può essere letto come lo leggi, ma certamente ha anche altre letture.

              Siccome poi io non ho, da parte mia, iniziato questo “singolar tenzone” per sposare un’unica tesi e affermare l’esatto contrario di ciò che affermi in chiusura del tuo commento (anzi lo trovo sensato e condivisibile), mi fermo qui solo sottolineando come sia molto più apprezzabile non solo il tono, ma anche il contenuto di quanto esponi con molta più calma del solito e con parole, se mi consenti, più “ragionate”.

              Perché talvolta è vera la frase (non sempre) che la forma diviene anche sostanza.

          • “Cioè, la spada non serve per lottare contro satana e le sue seduzioni. Questo è quello che intende Gesù, secondo me.”
            Appunto “secondo te”, perché Cristo ci ha mostrato chiaramente in altri passi come lottare contro Satana e le sue seduzioni, dove non c’è bisogno di molte metafore.

            “Sarà pure lapalissiano il concetto, ma mi avete fatto sputare sangue per farlo passare.”
            Non credo nessuno ti abbia chiesto di “sputar sangue”, è un compito che ti sei assunto per i tuoi motivi e per la tua visione delle cose.

            “io questo non l’ho mai messo in dubbio. Quindi non attribuirmi cose che non ho mai detto.”
            Mi pare di averti attribuito una cosa che hai detto (non che non hai detto) e su cui ci troviamo sostanzialmente d’accordo…

            “…non ti piaceva giocare con le pistole da bambino? …Se tu te ne vergogni oppure hai altre inclinazioni, fatti tuoi.”
            Si ci giocavo, e mi piaceva giocare alla guerra, ecc, ecc. Non me ne vergo0gno (anche se penso si possa anche crescere). Ho altre inclinazioni, quelle verso i miei peccati di cui si, mi vergogno.

            ” …ma tu non perdi occasione per ricordarla. Complimenti, un vero signore.”
            Mai detto di essere un vero signore… ti ho spiegato il mio processo mentale nell’ascoltarti quando parli di certi temi e dell’uso della forza, perché come si dice, “il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Quando ti sentirò citare più spesso il “muto agnello” (dove sempre arrivo), forse cambierò idea. In questo lo ammetto pecco gravemente di misericordia.
            Vedi però come è fastidioso veder citate le proprie parole contro se stessi… (ricorda qualcosa? Vedi Luigi igiul).

            “Che c’entra con il dovere di un padre di difendere la propria famiglia, questo oscuro episodio dell’A.T.?”
            Mi spiace tu non colga il nesso…

            “Si Bariom, tu sempre al muto agnello arrivi…”
            Spero non ti irriti il fatto che arrivo sempre a citare la scelta fatta in nostro favore da Nostro Signore Gesù Cristo.

            Grazie per il più articolato confronto, rispetto altri.

            • Al volo perchè non ho tempo, ma almeno a questa devo rispondere.

              Vedi però come è fastidioso veder citate le proprie parole contro se stessi… (ricorda qualcosa? Vedi Luigi igiul). Ma io ho chiesto scusa!. Luigi igiul non se lo sogna neanche di chiedere scusa per le cretinate eretiche che dice.

              • Ma non tutti hanno gli stessi tempi… Per una tua revisione sul tuo pensiero e scontro da toni come sempre sin troppo accesi con Bri, ad esempio, per tua stessa ammissione c’è voluto tempo e un bello”scossone” (e a poco valse qui il dire di altri… ). Perché quindi la cosa non dovrebbe valere per altri?

                • Non ho rivisto nessun pensiero di quelli espressi con Bri e mi sono pentito di aver fatto cenno a quello scontro, dato che parecchi hanno frainteso.

                  Il discrimine è tra chi chiede scusa e chi non la chiede, non tra chi la chiede prima chi la chiede dopo. Quando uno chiede scusa dovrebbe essere perdonato.

                  • Non comprendo il discrimine tra il “prima e il dopo”…

                    C’è solo un prima: finché si è in vita… sul “dopo”meglio non farci troppo affidamento, come tu m’insegni.

  21. http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm

    In questo blog l’argomento è già stato più volte trattato, comunque non fa male riprendere in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica, parte terza, sezione seconda, capitolo secondo….Quinto Comandamento: Non uccidere.

    Andrebbe naturalmente letto nella sua interezza, qui estrapolo dal paragrafo che parla della legittima difesa, eliminando le note.

    2263 La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario. « Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l’altro è l’uccisione dell’attentatore ». « Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e l’altro preterintenzionale ».

    2264 L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:
    « Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita […]. E non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ».

    2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.

    2266 Corrisponde ad un’esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell’uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l’ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.

    2267 L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
    Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.
    Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo « sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti ».

    • Pertinente citazione 😉

    • Posto che nessuno mette in dubbio il diritto alla legittima difesa per salvare la propria vita o quella dei propri cari, per i più facinorosi e fautori dell’arma distribuita, vorrei mettere in luce le seguenti frasi (il mio commento tra parentesi)

      -“Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale” (Chi difende la propria vita, NON I PROPRI BENI MATERIALI)

      – ” Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita” (E’ illecito reagire con più violenza del necessario, occorre reagire con MODERAZIONE)

      – ” i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.” (I legittimi detentori della autorità sono le Forze dell’Ordine, non altri che si ergono a difensori civili)

      – “Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo « sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti ».” (La necessità effettiva della pena di morte è , oggi, praticamente INESISTENTE)

      Già queste quattro frasi delimitano il concetto di legittima difesa e di pena punitiva, per la Chiesa. Chi ritiene di essere leggittimato all’uccisione di un altro per difendere i propri beni materiali non è nel tracciato indicato dalla Chiesa.
      Questo vale anche per chi , pur potendo evitarlo tramite la dazione dei beni, alza il livello dello scontro con un eventuale ladro armato, mettendosi poi nelle condizioni di doversi difendere in modo violento. Forse questa pratica sarebbe scusata dalla legge, ma di certo chi sta in Cielo e vede tutto non può vedere che si rischia di morire o di far morire qualcuno per non rinunciare a dei beni. D’altra parte oggi come oggi la maggior parte dei beni è sotto forma “immateriale” (conti correnti, titoli, etc, e quindi non sottraibile con una aggressione) o sotto forma materiale ma assicurata (quando è di ingente valore) . Quindi, pur senza sottovalutare l’impatto psicologico di un furto e di una violazione della propria casa, non si può mettere sullo stesso piano la vita di una altra persona, ed il rischio di perdere la nostra stessa vita o quella dei nostri cari, con l’effetto concreto che deriverebbe dal furto.
      Umanamente poi conosco molte persone che hanno subito dei furti in casa (me stesso tra l’altro) e nessuno di loro è morto per fame o povertà. Molti invece sono purtroppo morti nel tentativo di reagire ad un furto. In genere i furti sottraggono beni sostanzialmente superflui, seppur costosi. Quindi quello che dice la Chiesa non è soltanto una indicazione teologica, ma anche una forma di salvaguardia logica della propria vita e di quella degli altri.
      Una ultima nota : una quantità impressionante di omicidi così detti “d’impeto” o con “poca premeditazione” vengono effettuati da possessori di arma da fuoco ad altro titolo (cacciatori, ex forze dell’ordine, commercianti con il diritto di portare l’arma, etc etc). E’ banalizzante (ed anche offensivo per l’intelligenza) dire che se non avessero avuto un’arma da fuoco avrebbero ucciso lo stesso con altri mezzi, perchè la capacità offensiva di un fucile (che colpisce a centinaia di metri) è mille volte maggiore di quella di un coltello (dove devo raggiungere la vittima che potrebbe difendersi).

      Salve.

      • Penso che la questione sia stata sufficientemente chiarita e definita: se l’uso della forza è visto come una dolorosa ed inevitabile evenienza, a cui attingere quando ogni altra possibilita’ è stata esplorata, e che e’ da paventare, fuggire e deplorare, per cui bisogna essere felici di evitarla, allora “ci siamo”, col cristanesimo.
        Ma quando diciamo che ” non è terribile essere forti, guerrieri, conquistatori,” e che sarebbe auspicabile “poter dire le cose con la mazza da baseball” che colui il quale rifugge l’uso delle armi è un “castrato” un asessuato, e una persona disprezzabile, allora siamo lontani dal Cristianesimo, anche se crediamo di esserci dentro.

  22. “Credo che il caro Bariom abbia risposto in modo esaustivo. Per quel che mi riguarda non ho altro da aggiungere (quel suo: “Magari potessi dirlo con una mazza da baseball” è piuttosto indicativo…)”

    Naturalmente si dovrebbe ricordare che qualcun altro ha introdotto per primo la mazza da baseball nella discussione.
    Fra’, è proprio il caso di dirlo, si è solo difeso.

    Ciao.
    Luigi

    • Il punto è la “forma mentis” di base: se la forza non è qualcosa da detestare e disprezzare e da usare solo quando non se può proprio fare a meno (e pur sempre deplorandola e avversandola) ma qualcosa di nobile, qualcosa che caratterizza con enfasi e dignità la mascolinità, allora si rientra nell’ipotesi di cui parlavo io nel mio di ieri (13:20), nell’ipotesi in cui la violenza non è più una dolorosa necessità, in sé profondamente ignobile ed anticristiana, ma una vocazione ed un’abutudine che, come detto, non ,è affatto detestabile.
      Poi, Luigi, siamo qui per chiarci le idee sulla nostra debole ed incerta fede (almeno per quel che mi riguarda), , e sarebbe meglio se tutti, a cominciare da me, evitassimo di “personalizzare” il dialogo.

      • Appunto, ex diccì.

        La forma mentis di chi obietta alla forza dovrebbe riflettersi nelle proprie azioni.
        Un uomo vale quanto la sua parola.
        Se chi rigetta la violenza è poi il primo a servirsene, almeno verbalmente, diciamo che qualcosa non quadra.

        Poi ammetto che non mi piace l’attitudine di Maramaldo.
        Tutti a biasimare Fra’, per aver ripreso lo stilema della mazza da baseball, e però nessuno degli “antiviolenti” ha stigmatizzato chi per primo ha introdotto tale argomento di discussione (chiamiamolo così!).

        Fra l’altro l’esaltazione della violenza da gay pride, in puro stile “coniglio mannaro”, mi fortifica una volta di più nella mia ammirazione per Simone di Montfort, quarto del suo nome 😀

        Ciao.
        Luigi

        P.S.: non che mi interessi più di tanto, questa precisazione. È solo per dimostrare la vacuità di certe asserzioni, i cui estensori sono i primi a non dar seguito.
        Doveroso ricordare la mansuetudine del Cristo; magari gioverebbe anche applicarla un pochino.
        Personalmente, comunque, sono decisamente più preoccupato dagli armati incompetenti di armi!

        • Ho introdotto io la mazza da baseball, solo per spiegare che quando si usano linguaggi profondamente offensivi e di disprezzo , verso persone che a noi non ci hanno fatto nulla e che giudichiamo sulla base delle loro scelte personali che in nulla toccano la nostra vita, non ci possiamo poi stupire che la reazione possa essere esagerata.
          Provocare ed umiliare con le parole non è molto diverso dal farlo con le mani.
          Visto che siamo in tema leggittima difesa, in questo caso la figura del Ladro la fa il provocatore, e la figura del derubato la fa l’offeso, con le stesse dinamiche, compreso l’eccesso di legittima difesa (la mazza da baseball appunto).
          Solo che un ladro vero almeno ruba per avere soldi e stare meglio.
          Uno che invece offende gratuitamente le persone che beneficio ne ha ? Il suo atto è semmai ancor più meschino, perchè il suo solo intento è ferire, senza averne guadagno.
          Le parole feriscono più della spada (mi riferisco a cent’anni nello specifio, ed a quelli che fanno finta di non capire).
          E visto che ci siamo , ci sta bene Metteo 15, 16-19
          “16 E Gesù disse: Siete anche voi tuttora privi d’intendimento? 17 Non capite voi che tutto quello che entra nella bocca va nel ventre ed è gittato fuori nella latrina? 18 Ma quel che esce dalla bocca viene dal cuore, ed e quello che contamina l’uomo. 19 Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni”
          Capito ? Pensieri malvagi e diffamazioni. Così parlava un tal Gesù.

        • @Luigi,

          “La forma mentis di chi obietta alla forza dovrebbe riflettersi nelle proprie azioni.
          Un uomo vale quanto la sua parola.
          Se chi rigetta la violenza è poi il primo a servirsene, almeno verbalmente, diciamo che qualcosa non quadra.”

          Vero, verissimo, ma il punto qui non è a chi si presenta o dice di essere il più mite, il più buono, il più misericordioso…
          Perché Uno solo è Mite, Buono (per la verità non accetto l’appellativo neppure su se stesso…), Misericordioso.

          Qui mi pare (mi pare) si discuta verso cosa (o Chi) guardare… e per carità, se ne può discutere.

          Perché vedi anche la bella frase “un uomo vale quanto la sua parola”, è una bella frase, e certo sarebbe preferibile che tutti avessimo una “sola parola”, ma anche questa è affermazione che sa un po’ di “cavalleria romantica” (che pure tanto ancora mi affascina), la realtà umana è altra cosa – salvo eccezioni.

          Io poi ti dirò, non scommetterei un centesimo sulla mia parola e neppure credo di valere molto come uomo (rispetto mio padre ad esempio, uomo che ho anche combattuto ma che ammiravo molto e che non era uomo di Fede, penso di non valere neppure la metà…).
          Faccio mia la parola che dice: “maledetto l’uomo che confida nell’uomo”, ma ciò non mi impedisce di dare fiducia o provare stima verso altri.

          Per il resto mi preoccupo di non dare scandalo (questo si mi atterrisce) con le mie azioni che si legano al mio parlare. E se qualcuno mi darà che gli sono di scandalo spiegandomene le ragioni, gliene sarà grato.
          Per contro spero che conoscendo le mie debolezze (certo non sono conoscenze da blog), se qualcosa di buono faccio, chi dovesse notarlo, saprebbe che non viene da me.

          • Comunque non ci piove…chi viene dal CNC ha una marcetta in più…:-)

          • Ma caro Luigi, la violenza verbale e quella materiale non credo proprio siano sullo stesso piano…….sia perché quella verbale, nel nuovo testamento non le infrequente, anche da parte di Cristo e degli Apostoli, per cui il giudizio su di essa deve evidentemente essere meno severo di quello nei confronto della violenza fisica. Inoltre è dato di comune esperienza che, di solito, si sopportano meglio insulti e contumelie che schiaffi, cazzotti e bastonate (per non parlare di fendenti e stoccate (tanto per rimanere in tema di “spade”).
            Poi mi sembra che l,’amico fra’ sappia difendersi benissimo da solo, considerando anche, che con idee così intransigenti, deve essere ben abituato a confronti aspri.
            Non mi sembra di aver esaltato la violenza da gay pride, che è poi cosa,n che esula dalla nostra discussione, in quanto ” si “presume” che chi partecipa attivamente ad un gay pride NON sia cattolico! per cui i principi che abbiamo sopra esposto, non lo riguardano.
            Come, di fatto non riguardavano Simone di Monfort che non era DI FATTO cristiano, ma semplicemente un mercenario che aspirava (come tutta la nobiltà della Francia settentrionale che partecipò alla crociata albigese) alle ricchezze della Francia meridionale, la quale, com’è noto, era la parte economicamente più prospera del regno.

            • “Ma caro Luigi, la violenza verbale e quella materiale non credo proprio siano sullo stesso piano”

              Appunto.
              Se non si è in grado di manifestare mansuetudine a parole, senza nessun contatto diretto, mi immagino cosa possa accadere dal vivo!

              Per quanto riguarda poi il tasso di cristianità di Simone IV di Montfort, esso è già stato appurato da Chi di dovere.
              Io, perciò, mi limito a ricordare come pubblicani e meretrici ci prederanno nel Regno dei Cieli.
              Chissà, potresti avere la sorpresa di essere sorpassato pure da qualche “mercenario”.

              Del resto, come canta il bardo, “di me la gente dice / ch’ero coi mercenari / soltanto per bottino / soltanto per denari. / Ora che sono steso / guardate nel mio sacco / c’è solo una bottiglia / e un’oncia di tabacco”

              Ciao.
              Luigi

              P.S.: ovviamente il commento precedente era in risposta a Bariom.

              • “Io, perciò, mi limito a ricordare come pubblicani e meretrici ci prederanno nel Regno dei Cieli.”

                No, dai, nemmeno io arrivo a tanto 😀

                Pubblicani e meretrici non ci prederanno, ma ci precederanno…

                Ciao.
                Luigi

              • Si vede caro Luigi che non credi nella tolleranza religiosa (ma probabilmente, mi sembra, anche filosofica) e non sei propriamente quello che si dice un “democratico”. Perche, caro amico, per uno che crede in queste cose, il dibattito e la disputa possono essere accesisimi, ma non si sognerebbe mai, seriamente, di far tacere il suo avversario con la violenza o con una procedura inquisitoriale.

                Io ho condotto dispute filosofiche e politiche avvelenate, ma non avrei mai usato violenza o impedito materialmente ai miei interlocutori di esprimere le loro opinioni. Io credo nella tolleranza a tutti i livelli, e nell’impossibilità di imporre con la forza la propria visione del mondo agli altri. Non prendere esempio da te stesso, amico Luigi.

                “Chi” scelse simone di montfort quale capo dei crociati antialbigesi (ossia Innocenzo III o, più corretamente, i suoi collaboratori) lo fece per ragioni contingenti: era quello più deciso e più disponibile (mi pare che il duca di Borgogna si fosse un po’ defiliato).

                Quindi, non importava molto il tasso di cristianità per quello che doveva fare (accoppare un sacco di gente) ma le capacità militari e la determinazione.

                Il passo evangelico parla di prostitute e “publicani” (che erano esattori delle tasse, ma NON di assassini, ai quali sembra essere stato preparato un destino diverso da quello che tu dici (Ap. 21:8).

                Poi, tutto è possibile,: nessuno in fondo sa cosa farà o gli capiterà domani.

          • Tu chiami “cavalleria romantica” ciò che io chiamo “realismo”.
            Perché se all’uomo, maschio o femmina che sia, non metti l’asticella in alto, finisce che non salta nemmeno la misura di qualificazione.
            Basta dare un’occhiata in giro, per capire dove ci ha portati il sistematico compromesso al ribasso.

            Non si tratta di pretendere la perfezione, che non è di questo mondo; e nemmeno i livelli del passato, dove pure non tutto era meglio di oggi.
            Si tratta di concepire almeno un vago tentativo di armonizzare il pensiero e l’azione.
            Perché è antica massima cristiana, che se non si vive come si pensa si finisce a pensare nello stesso modo in cui si vive.

            Alcuni commentatori, per giorni, hanno frantumato l’argenteria di famiglia – rectius: rotto i [censura] – impartendo lezioncine moraleggianti, con emanazione di effluvi nauseanti (personalmente, non ti metto fra questi, anche se mi consideri un chiaccherone da bar 😛 ).

            Dopo di che, alla prova dei fatti, nemmeno sono in grado di fornire non dico il pur minimo esempio di cosa significhi “porgere l’altra guancia”, ma almeno di evitare di andare in brodo di giuggiole al pensiero dei sodomiti con le mazze da baseball (uhm, Freud potrebbe fornire spiegazioni in merito…).
            Salvo infine sdegnarsi se Fra’ risponde per le rime.

            E poi, detto pacatamente ma chiaramente, chissenefrega.
            La vita è una sola – da non leggersi alla romana 😀 – e io spero di non rassegnarmi mai, tanto agli uomini privi di un minimo sindacale di coerenza come alle donne che dicono le parolacce.

            Ciao.
            Luigi

            • @Luigi, da “Perché se all’uomo…” sino a “…nello stesso modo in cui si vive.” sottoscrivo in toto.

              Poi tengo a precisare che non ti considero affatto un “chiacchierone da bar”, anzi… ho solo detto – forse esagerando – che alcuni scambi o passaggi, mi parevano chiacchiere da bar.
              C’è credo una non piccola differenza 😉

      • Non avevo voglia di rispondere perché vedo la malafede degli interlocutori, in particolare del democristiano. Però stamani ho riletto i commenti e mi sono deciso a rispondere.

        La forza, sia fisica che del carattere, è tratto distintivo del maschio. Non a caso si parla di sesso forte e di sesso debole, facendo riferimento alla mascolinità ed alla femminilità. In tutto questo non c’è niente di ideologico, si tratta semplicemente di imparare a distinguere tra le caratteristiche del maschio e quelle della femmina. Caratteristiche volute da Dio. Il maschio è forte perché così l’ha voluto Dio. E’ nella natura del maschio la sua forza, la sua determinazione, il suo coraggio, la sua attitudine a difendere la sua famiglia e la sua proprietà. Perché dovrei “detestare e disprezzare” la mia forza? Sono doni di Dio che io metto a disposizione per il bene della mia famiglia e delle persone di cui ho la responsabilità. Ringrazio Dio della mia forza, del mio coraggio, della mia determinazione. LASCIO AI CASTRATI il disprezzo delle loro doti mascoline.

        … allora si rientra nell’ipotesi … in cui la violenza non è più una dolorosa necessità, in sé profondamente ignobile ed anticristiana, ma una vocazione ed un’abutudine che, come detto, non ,è affatto detestabile. Chi ha parlato di violenza? Io detesto la violenza che non è mai diventata né una vocazione né un’abitudine. E’ scorretto, da parte tua, attribuirmi una vocazione alla violenza in un modo tanto gratuito quanto falso. Ridicolo attribuirmi una vocazione ed un’abitudine alla violenza appoggiandoti al discorso della “mazza da baseball”. Ti ricordo che sono stato provocato da mentelibera che mi ha profetizzato (augurato? minacciato?) una prossima bastonatura di fronte a casa mia per le “offese” che avrei fatto nei confronti degli omoerotici (nonché omoeretici). Bene, lo ribadisco! Chi avesse la malaugurata idea di presentarsi al sottoscritto munito di mazza da baseball per bastonarmi, sappia che troverà pane per i suoi denti.

        • Oh raga… siamo a nemmeno due giorno dall’entrare nel Santo Triduo Pasquale…!

          Così giusto per ricordarlo. Non dico di vesire d’amblè le vesti del “muto Agnello (che sennò vengo tacciato di essere ripetitivo), ma darsi una calmata, andare a fare una bella confessione, perdonare le offese se ricevute e dare un senso a questa Pasqua… magari ritrovando la Comunione?

          Altrimenti siamo sì alla “pasqua da bar”… meglio allora limitarsi al giretto di pasquetta… 😐

        • Eh, caro fra’ mi dispiace che tu la prenda così, ma la vita mi ha insegnato (e dovrebbe averlo insegnato anche a te che in pratica hai la mia stessa età) che la coerenza logica è una cosa, l’intima natura umana è un’altra.
          A parole coloro che esaltano la gloria militare, le spade e le ardimentose cariche di cavalleria in difesa della fede, dicono di essere contrari alla violenza (se no, il loro pensiero sarebbe apertamente in contraddizione con l’insegnamento del Cristo) MA quando si tratta sprezzantemente il non violento da castrato, si dice che è cosa onorevole, gloriosa e mascolina impugnare la spada (e non, come dovrebbe essere, una disdetta e una jattura come levarsi un dente o subire un antipatico intervento chirurgico), allora, l’affermata avversione per la violenza, è qualcosa di artificiale, di costruito per conformarsi alla fede cui si è aderito, ma non corrisponde alla profonda natura, al vero io di chi fa tali affermazioni.
          Non è una bugia quella di fra’, ma una forzatura auto imposta sul suo essere. Forzatura che per una persona focosa ed entusiasta come lui, deve essere particolarmente faticosa (anche se non lo ammetterà mai).
          Comunque, signori, buona Pasqua a tutti e sopratutto a fra’ e Luigi.

        • Cent’anni io non profetizzo.
          Semplicemente rilevo che il in cui ti esprimi non è consono ad un dialogo rispettoso degli altri. Te lo puoi permettere qui perchè sei anonimo e lontano, lanci il sasso e nascondi la mano.
          Tanto di cappello se avrai mai il coraggio di dire pubblicamente chi sei e dove abiti (allora si che dimostrerai la tua “virilità”).
          Ma fino ad allora un qualsiasi ragazzo che si professa omosessuale e ci mette la faccia in rete (nome/cognome, etc) ti starà mille miglia davanti sia dal punto di vista etico/umano che anche da quello cristiano. Mi spiace ma è così.

  23. http://www.foglimariani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=697:gesu-e-la-violenza-2&catid=39&Itemid=113

    Nel link che allego ci sono delle riflessioni che possono interessare. Ecco un assaggio.

    “La teologia cattolica, al riguardo, appare ancora esposta a notevoli rischi di incertezza e ambiguità, ma è ormai tempo di rendersi conto, anche attraverso un più sapiente e ispirato magistero ecclesiale, che nostro Signore non era né un ingenuo, né uno sprovveduto, né un pacifista unilaterale e fanatico. Egli, dotato come nessun altro di profondo realismo, cercò solo di insegnare ai suoi seguaci come, anche per difendersi, non bisogna mai mettersi sullo stesso piano psicologico ed esistenziale di coloro che amano la violenza e che se ne fanno anche tacitamente teorici o sostenitori solo per poter compiere senza intralci morali azioni disoneste ed inique a danno del prossimo e in aperto contrasto con le leggi di Dio.”

  24. Propongo la lettura di questo pezzo di Enzo Pennetta. Per la serie: se tutto va bene siamo rovinati!
    Sexodus, parte 1: uomini che rinunciano alle donne e si ritirano dalla società
    http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/04/141263/

  25. E’ molto OT ma ho trovato questo articolo in giro, sull’antropocene. Può essere un buono spunto di discussione per articoli successivi..

    https://it.businessinsider.com/benvenuti-nellantropocene-una-nuova-era-geologica-iniziata-il-16-luglio-1945-cosi-luomo-ha-cambiato-la-terra/

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