La famiglia umana: una creazione divina.

di perfectioconversationis

Omelia tenuta da S.E. mons. Athanasius Schneider il 24 maggio 2015, in occasione della 33ma edizione del Pellegrinaggio di Pentecoste, che vede migliaia di giovani pellegrini legati alla forma extraordinaria del Rito romano radunarsi per tre giorni, durante i quali partono dalla cattedrale di Notre-Dame a Parigi e raggiungono a piedi la cattedrale di Chartes, percorrendo circa cento chilometri, sulle orme del pellegrinaggio compiuto a suo tempo da Charles Péguy (1873-1914). Maggiori informazioni si possono trovare sul sito degli organizzatori, l’associazione Notre-Dame de Chrétienté.

foto da Notre-Dame de Chrétienté

foto da Notre-Dame de Chrétienté

Carissimi fratelli e sorelle, celebriamo oggi la solennità della Pentecoste, facendo memoria della discesa visibile dello Spirito Santo sugli apostoli, quando lo Spirito Santo ha riempito i cuori dei fedeli della sua presenza divina e ha colmato le loro anime dei suoi sette doni e soprattutto del dono dell’amore di Dio. È da questo giorno che il fuoco dell’amore divino ha cominciato ad ardere nelle anime.

Quali sono gli effetti di questo fuoco divino? La trasformazione del nostro amore umano, estremamente debole e inconsistente, in un amore sovrannaturale. Grazie a tale amore sovrannaturale possiamo amare Dio con tutte le nostre forze e amare il prossimo come noi stessi. Il fuoco dell’amore divino nella nostra anima contiene soprattutto la virtù della fortezza. La virtù della fortezza ha donato ai fedeli, nel corso di duemila anni, la capacità di preferire la morte piuttosto che tradire le promesse battesimali: morire piuttosto che peccare, morire piuttosto che tradire le promesse matrimoniali, morire piuttosto che tradire le promesse sacerdotali, morire piuttosto che tradire i voti religiosi.

Per rimanere fedeli ai comandamenti di Dio, ai nostri giorni, ci sono delle famiglie, dei giovani, dei sacerdoti e dei vescovi che sono marginalizzati, ridicolizzati e perseguitati dal potere dittatoriale della nuova ideologia neo-marxista mondiale del genere e del culto della terra e del clima. Tuttavia ci sono anche delle famiglie, dei giovani, dei sacerdoti, dei seminaristi e persino dei vescovi che sono marginalizzati e ridicolizzati talvolta in ambito ecclesiale, a causa della loro fedeltà all’integralità della fede cattolica e del culto di Dio secondo la tradizione degli apostoli e dei nostri antenati.

La Pentecoste è inoltre il giorno della nascita visibile della Chiesa, che è la grande famiglia di tutti i figli adottivi di Dio. Vi è però un’altra creazione divina, che è la famiglia umana, costituita dal padre, la madre e i loro figli. Il nostro Salvatore Gesù Cristo ha elevato la famiglia naturale alla dignità di chiesa domestica, grazie al sacramento del matrimonio. Ai nostri giorni la famiglia naturale e la famiglia cristiana sono divenute l’oggetto principale degli attacchi e della distruzione del regime mondiale dell’ideologia neo-marxista del genere. Viviamo nel tempo della famiglia, paradossalmente proprio perché essa è sotto attacco. Oggi la famiglia è chiamata a dare testimonianza della bellezza divina del suo essere e della sua vocazione.

foto da Notre-Dame de Chrétienté

foto da Notre-Dame de Chrétienté

Per restare fedele alla sua vocazione la famiglia cattolica deve praticare in primo luogo la preghiera quotidiana in comune. Papa Pio XII diceva: “Vi supplichiamo di avere a cuore di custodire questa bella tradizione delle famiglie cristiane: la preghiera della sera in comune. Esse si riuniscono, alla fine di ogni giorno, per implorare la benedizione di Dio e onorare la Vergine Immacolata con il rosario delle sue lodi per tutti coloro che dormiranno sotto lo stesso tetto. Se le dure e inesorabili esigenze della vita moderna non vi lasciano l’agio di consacrare alla riconoscenza verso Dio  questi pochi minuti benedetti, né di aggiungervi, seguendo un’abitudine cara ai nostri padri, la lettura di una breve vita di un santo, del santo che la Chiesa ogni giorno ci propone come modello e protettore speciale, badate a non sacrificare per intero questo momento che consacrate insieme a Dio, per rapido che debba essere, per lodarlo e presentargli i vostri desideri, i vostri bisogni, le vostre pene e le vostre occupazioni. Il centro della vostra esistenza deve essere il Crocifisso o l’immagine del sacro Cuore di Gesù: che Cristo regni sul vostro focolare e vi riunisca ogni giorno presso di sé”.

O famiglia cattolica, padri e madri di famiglia, bambini, giovani uomini e giovani donne, non abbiate paura di combattere contro il peccato, contro lo spirito seduttore dell’ideologia neo-pagana. Non abbiate paura di combattere per difendere i comandamenti di Dio, per difendere l’integrità della vostra fede e della vostra castità. Non abbiate paura di essere eroici. Ascoltiamo ciò che ci diceva papa Pio XII: “Nei tempi moderni, come nei primi secoli di cristianesimo, nei paesi dove dilagano le persecuzioni religiose aperte, o indirette e non meno dure, i più umili fedeli possono, da un momento all’altro, trovarsi nella drammatica necessità di dover scegliere tra la propria fede, che hanno il dovere di conservare intatta, e la propria libertà, i mezzi di sussistenza o anche la propria stessa vita. Ma in epoche normali, nelle condizioni ordinarie delle famiglie cristiane, succede talvolta che le anime si trovino nell’alternativa di violare un dovere imprescrittibile o di esporsi a dei sacrifici e a dei rischi dolorosi e pressanti che riguardano la loro salvezza, i loro beni, la loro posizione famigliare e sociale: esse si vedono messe nella necessità di essere eroiche, se vogliono restare fedele ai propri doveri e rimanere nella grazia di Dio”.

Miei cari fratelli e sorelle, la famiglia cattolica ha ancora una vocazione che talvolta è dimenticata ai giorni nostri. È la vocazione di essere il primo seminario (cfr. Concilio Vaticano II, Optatam totius, n.2). Qual è la necessità più urgente per la Chiesa e il mondo di oggi? La necessità più urgente dei nostri giorni è di avere delle famiglie autenticamente cattoliche che divengano il primo seminario delle vocazioni sacerdotali e religiose. Papa Giovanni Paolo II disse alle coppie cattoliche: “Se Gesù, con un atto di amore e di predilezione per la vostra famiglia, desse a uno dei vostri figli il dono della vocazione sacerdotale o religiosa, quale sarebbe il vostro atteggiamento? Spero che voi crediate nelle parole di don Bosco, che diceva: ‘Il dono più grande che Dio possa fare a una famiglia è un figlio sacerdote’. Siate dunque pronti a ricevere tale dono con gratitudine cordiale e sincera”.

Cari padri e care madri, cari nonni e nonne cattolici, dite: “Signore, se tu vuoi, chiama uno dei miei figli – dei miei nipoti – al sacerdozio”. Giovani uomini e giovani donne che sentite nella vostra anima la vocazione al matrimonio, la vocazione di fondare una chiesa domestica, dite: “Signore, se vuoi, chiama uno dei miei futuri figli al sacerdozio”. E voi, ragazzi e giovani uomini, qualcuno di voi potrà dire: “Signore, sono pronto a seguirti, se mi chiami al sacerdozio”.

Che bella vocazione, essere un vero cattolico! Che bella vocazione combattere per l’integrità della fede e dei comandamenti di Dio! Che bella vocazione essere una famiglia cattolica, una chiesa domestica! Che bella vocazione essere un giovane uomo, una giovane ragazza casti! Che bella vocazione essere un seminarista e un sacerdote con un cuore puro e ardente!

Non abbiamo paura del Golia dei nostri giorni, che è la dittatura della nuova ideologia anticristiana mondiale. Il fuoco dell’amore divino e il dono di forza dello Spirito Santo ci renderanno capaci di sconfiggere il Golia dei nostri giorni con le cinque pietre della fionda di Davide.

Vieni, Santo Spirito, e fai fiorire nuovamente numerose chiese domestiche, le quali ci daranno le cinque pietre di Davide che sconfiggeranno Golia, cioè: dei buoni padri e madri cattolici, dei bambini puri, dei giovani puri, dei preti puri e dei vescovi intrepidi.

Vieni Santo Spirito, vieni! Amen.

 

si ringrazia per la traduzione Daniela Bovolenta

18 commenti to “La famiglia umana: una creazione divina.”

  1. Grazie per questo post.
    Ho conosciuto Monsignor Schneider al Santuario di Concesa, è una persona veramente eccezionale e questa omelia ne è la riprova.

  2. Vorrei dire un piccolissimo OT a SIMONE:

    non prendertela per quel piccolo scambio di battute con l’Admin. Io, te e Alvise siamo ospiti in questo blog e qualche incomprensione ci sta sempre. Come si diceva una volta: “pàssala in cavalleria”. A69

    • Ti ringrazio dell’attenzione A69, ma aveva ragione l’Admin. Non posso non ammettere di aver scelto volutamente il sarcasmo, anche se motivato ma tant’è, e la saggezza popolare non a caso ci avverte: “Chi va per questi mari, questi pesci piglia”.
      Capita a tutti di dover affrontare delle difficoltà e il primo che ti capita a tiro serve a scaricare un pò la tensione. E comunque non me la sono presa, ci mancherebbe. Mi auguro piuttosto che l’amministratore, al quale porgo i saluti, sia riuscito a risolvere e a superare il momento.
      Simone

    • @Anonimo69.
      Son curioso di sapere perché scrivi che “io, te e Alvise siamo ospiti in questo blog …”. E gli altri partecipanti che cosa sono? Si tratta di un OT, dunque se ti va puoi usare la mia mail: cicosperone@gmail.com
      Simone

      • @ Simone

        per la semplice ragione che noi (io, te ed Alvise) siamo portatori di idee eterodosse in un blog cattolico come questo.
        De Gasperi (sicuramente un grande statista) alla conferenza di pace di Parigi del ’46, disse: “tutto, qua, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me….”; ecco, la nostra situazione è, in qualche modo, similare.
        Infatti, nonostante la personale cortesia degli altri partecipanti del blog, noi 3 siamo “oggettivamente ed inevitabilmente” alieni allo spirito di esso, e, quindi, PIU’ “ospiti” degli altri.
        Non c’è da disperarsene, basta pensare che se uno degli amici di questo blog partecipasse ad un forum di atei e/o anticlericali, si troverebbe nella nostra stessa situazione. A69.

        • @ Admin

          a parte il fatto che questo OT, mi sembra interessante per “l’economia” del blog in generale, comunque se l’Admin ritenesse opportuno che continuassimo privatamente (io e Simone) non ha che da dirlo. A69

        • “Non c’è da disperarsene, basta pensare che se uno degli amici di questo blog partecipasse ad un forum di atei e/o anticlericali, si troverebbe nella nostra stessa situazione.”

          Decisamente direi un po’ peggio… 😉

        • @ A69
          Sorrido. Va anche osservato però che l’amico Alvise procede piuttosto spedito. Ciò nondimeno se ti va e per qualsiasi motivo puoi sempre usare la mia mail a prescindere.
          Simone

  3. ….mi dispiace ricominciare (io) sempre con i soliti discorsi, ma le parole di Fabio Botta hanno un senso solo a partire dal fatto che lui creda o no. Se Paolo Botta non credesse (a priori) le parole di Gesù non potrebbero dargli nella loro apparente follia lla certezza che chi le pronuncia è Dio e non è un matto da legare o fare a pezzi (a parte il fatto che se uno è un matto non sarebbe da fare a pezzi, essendo egli, appunto, un matto). Non esiste necessità che tutti i discorsi più folli della storia del mondo siano discorsi divini. Sennò Padre Botta avrebbe trovato una nuova prova dell’esistenza di Dio: la prova cioè che se i discorsi di Gesù non fossero discorsi di Dio sarebbero quelli di un pazzo, ma non essendo di un pazzo sono quelli di Dio!

    • @Alvise. Se ti dispiace ricominciare perché lo fai?
      Comunque hai ragione: le parole di Gesù hanno senso solo se Chi le pronuncia è Dio.
      E infatti l’unica cosa seria nella vita è la verifica che la pretesa cristiana (ossia che Dio si è incarnato, è morto ed è risorto) sia effettivamente vera.

  4. …forse era meglio se avessi scritto “mi dispiace di DOVER ricominciare”, in quanto costrettovi dal vs.dato per scontato.
    Il quale se non fosse dato per scontato (da voi, o in un modo o in un altro) non si potrebbero giustificare i vostri discorsi.

  5. …non si potrebbero giustificare i vs. discorsi, almeno non quelli fuori della vita di tutti i giorni (che è la sola vita che viviamo) (fantasie incluse).

  6. Perché solo l’amore crocifisso è amore vero, dono fecondo e libero, amore puro che sgorga dalla misericordia sperimentata e ridonata.
    Accogliere cioè e amare il marito o la moglie esattamente come essi sono, senza volerli possedere, proprio come fossimo “angeli nel Cielo”, ma donando all’altro la vita che zampilla dalla sorgente inesauribile dell’amore risorto. Raggiungere l’altro all’estremo opposto dell’orizzonte, senza chiedere e senza esigere.

    È grande, infatti, l’errore di non credere alla possibilità di sperimentare, già oggi, la resurrezione in un amore che conduce a donarsi senza riserve all’altro, nella fecondità che dà compimento alla concreta e oggettiva fisiologia
    di maschio e femmina.
    Questa fecondità è una vitalità che nessun uomo può dare a se stesso, perché l’amore che vince il male, l’egoismo
    e il peccato, è un dono che i cristiani ricevono per annunciarlo agli altri. Per questo con una grande libertà difendiamo il
    matrimonio naturale tra maschio e femmina e l’educazione dei nostri figli anche per il bene di ogni uomo che ci combatte, per la società! La nostra libertà di scendere in una piazza con gioia e senza slogan a prenderci forse insulti e ironie, è il frutto che scaturisce dall’esperienza di essere parte della famiglia dei figli vivi del Dio dei vivi.

    Non è per noi stessi, come non è in nome di una dottrina tra le altre, perché i cristiani non hanno assoluti da difendere ideologicamente, se vogliamo neanche il matrimonio è un assoluto, ma per noi è un passo meraviglioso nella storia, profezia di quello eterno tra la Nuova Gerusalemme che ci accoglierà e l’Agnello vincitore sulla morte.

    I cristiani annunciano la verità che si incarna nella loro storia, e per questo il 20 giugno a Roma sarà celebrato l’amore di Dio per ogni uomo, senza discriminazioni, perché tutti possano accoglierlo e vivere così realizzando la volontà di Dio nell’amore autentico, proteggendo le generazioni future dal lievito dell’ipocrisia che vorrebbe sedurli e strapparli al loro destino eterno.

    da “La croce” di oggi giov.4 giugno pag. 5 ” contro i sofismi dei nuovi sadducei” di don A.Iapicca

  7. …dice Fabio Botta: ” o uno è grullo o è Dio, io scommetto che è Dio” (dice Fabio Botta) (tertium, dice, non datur)
    (applausi)

  8. …Padre Maurizio Botta, mi scuso!

    • “Il problema non è tanto sapere se Gesù è Dio, lo è; il problema sarebbe se Dio non fosse Gesù”.

      Vado a memoria, non so di chi è, ma è bella.

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