Tre anni senza fumo

di autori vari

 

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di Flavio Salvadori

Sabato 18 Febbraio 2012. Torno a casa dopo una settimana  in Cina da uno dei clienti più importanti dell’azienda per cui lavoro. Solita corsa mattutina da Malpensa a Parma. Sigarette, a rotta di collo, dopo più di dieci ore di astinenza durante il volo. Aperta la porta, Caterina e Michela, figlia e moglie, mi corrono incontro con la voglia di rivedersi dopo giorni vissuti lontano. Pochi minuti e arriva la notizia bomba: da una settimana, Michela, quella settimana, ha smesso di fumare.

Incredulo penso immediatamente alla stecca di Merit che mi aspetta nella valigia ancora da svuotare. I soliti dieci pacchetti Tax Free acquistati durante il volo.

“Grande Miki, giuro che non me lo aspettavo, ma grande idea, davvero!”. E poi, riacquistando sicurezza: “Facciamo che finisco la stecca e poi ci penserò anch’io…”.

Domenica 4 Marzo 2012, Parma-Napoli finisce 1 a 2. Partita difficile. Il Napoli è forte ma il Parma in casa è sempre una squadra tosta. Le Merit si succedono una dopo l’altra finché termina il pacchetto. L’ultimo.

In realtà in casa ne è rimasto un altro, rosso, di sigarette cinesi, con un disegno in oro della grande muraglia. Venti sigarette, neanche troppo grame che, metti caso ti venga una voglia da matti, sono lì nel cassetto di destra della credenza  di fianco ad un termometro a bulbo, ad un mazzo di carte da briscola e ad un metro flessibile rotto.

Un cassetto che non è stato aperto spesso negli ultimi tre anni, da quando non fumo più. Fumavo un pacchetto al giorno e non avevo nessuna intenzione di smettere. L’ho fatto solo per imitare mia moglie. Bellissima contraddizione, perché per imitazione si comincia mica si smette, di fumare.

Dopo tre anni posso dirlo che ho smesso e che sono felice di averlo fatto. E posso finalmente condividere le mie regole per smettere di fumare:

  1. Dirlo a più persone possibile

Ho fumato l’ultima sigaretta di domenica e subito, dal lunedì mattina, ho iniziato a dirlo a più persone possibile. Più ti esponi e più diventa grande la figuraccia se per caso riprendi a fumare. L’ho detto a tutti, anche più volte, a costo di annoiare i miei interlocutori. Perché l’amor proprio, quella particolare condizione verso se stessi che tende a preservarci dalle brutte figure, è un alleato veramente forte nella lotta per non ricominciare.

  1. Non sostituire le sigarette con niente

Qualunque fumatore è pienamente consapevole che le sigarette che danno davvero soddisfazione, durante il giorno, si contano sulle dita di una mano. Tre, quattro sigarette su venti. Neanche il venticinque percento. Succede perché fumare è soprattutto un gesto, un’abitudine meccanica. Un automatismo mentale poco razionale che genera nel fumatore una inconsapevole tensione che si scioglie solo con la sigaretta. Anche quando non ne avresti assolutamente voglia o necessità.

Trattandosi di un gesto, di qualcosa di automatico, è importantissimo evitare di sostituirlo. Niente caramelle, chewing gum, bastoni di liquerizia o Chupa Chups. Niente cappucci di BIC e nemmeno stuzzicadenti usati. Niente di niente. Per perdere il vizio del fumo devi dimenticarti che fumavi e per dimenticarti che fumavi, devi perdere il gesto. Il nostro cervello è fantastico e con poco sforzo, dopo poco tempo, la mente ci lascia liberi.

E in merito alla chimica del fumo, io sono un chimico e non dovrei farlo ma lo faccio, vi riporto una sensazione senza nessuna base scientifica: la nicotina c’entra pochissimo. La sensazione, a volte dolorosa, di mancanza delle sigarette dura poco più di una settimana. Il resto è puro auto-controllo. E’ saper parlare a se stessi, ed è saper rispondere “No”, “No grazie…”, alle domande che ci fa il nostro cervello.

  1. Parlarsi e rispondersi “No grazie, ho smesso”

Un paio di episodi che possono aiutare a chiarire il concetto:

La riunione

Finisce una riunione durata ore, di quelle belle complicate, dove si fatica a riassumere le decisioni prese, ad assegnare compiti e responsabilità per la riunione successiva. Di quelle che non si riesce a tenere la gente seduta, a far silenziare i cellulari, a far intervenire i partecipanti uno per volta. Di quelle che quando finiscono, il cervello ti parla e ti dice: “che bello, adesso mi fumo una sigaretta”. Se hai smesso devi rispondere “No”, e se sei bravo devi farlo con ironia, tipo: “ah no cavolo, ho giusto giusto smesso…”.

La visita con i clienti dell’Oman

Poi arrivano dei clienti dell’Oman ed il tuo collega non riesce a gestirli perché ha un impegno improrogabile ed allora ci vai tu, da mattina a sera, passando per sale riunioni, visitando officine, e poi in viaggio verso l’appennino reggiano per visita su una linea produttiva che vada il più veloce possibile. Che poi non devono tornare a Parma dove abiti, ma hanno appuntamento con un altro fornitore presso un hotel di Bologna, che quando hai scaricato l’ultima valigia nella hall rientri in macchina con il sorriso del “see you next time, it was a real pleasure” che ancora ti riempie il viso, ed il cervello ti urla nelle orecchie: “toh là, finalmente posso farmi una paglia”. E mentre imbocchi l’A1 in direzione Milano, che sono le otto e quindici di sera, ed hai una fame della malora, hai voglia di toglierti le scarpe scomode ed il neurone della sigaretta è arrabbiato nero, devi essere in grado di rispondergli con tutta l’ironia di cui sei capace: “eh no caro, ho smesso. Ma dai…, già lo hai dimenticato che ho smesso?”.

  1. “Che bravo, che bravo”: crearsi un mantra

L’Orca è un cetaceo classificato tra gli animali più pericolosi al mondo tanto da essere definito, in inglese, “The Killer Whale” (la balena assassina). Ma siete mai stati a Seaworld a vedere lo spettacolo dell’Orca? E’ uno show stupendo, in cui l’animale risponde ai comandi degli istruttori facendo evoluzioni e tuffi meravigliosi, tanto da sembrare un vero giocherellone. Si chiama ammaestramento, ma in realtà è un patto basato sulla soddisfazione di un desiderio. Quello del pesce golosissimo, che l’istruttore ti concederà alla fine dell’esercizio. E’ la soddisfazione di avere qualcosa di buono in premio. Il fumatore è come un Orca e per smettere gli serve un premio. Il mio premio è stato quello di ripetermi il più spesso possibile, quasi ossessivamente: “che bravo, che bravo”, specie quando avevo voglia di una sigaretta. E’ di grande utilità ricevere soddisfazione dagli altri, in forma di pacca sulla spalla o di complimenti, ma è fondamentale trovare in se stessi una ragione di orgoglio, un vero e proprio stato di soddisfazione, da richiamare con un “che bravo, che bravo” nei momenti più duri. In realtà ho provato anche con dosi massicce di bastoncini Findus, ma senza successo…

  1. Fare i conti

L’ultima regola nasce da una constatazione sui numeri:

  • Michela, 10 sigarette al giorno, mezzo pacchetto, duevirgolacinque euro X 365, fanno 900,00 Euro e rotti.
  • Flavio, un pacchetto al giorno, cinque euro X 365, fanno 1800,00 Euro e rotti.

Fatti i conti, sono circa 2.500,00 Euro che vanno ad arricchire il budget familiare.

La regola che ci siamo dati subito con Michela è stata quella di spenderli in viaggi, gite nel week-end ed attività divertenti. Regola che poi ci ha portato a destinarli al pagamento della quota annuale del circolo sportivo. Per ricominciare a giocare a tennis, per andare in palestra e in piscina, per fare attività fisica insomma e buttar giù i pochi chili accumulati, dopo aver smesso di fumare.

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14 commenti to “Tre anni senza fumo”

  1. La vera vittoria contro il fumo arriva quando non pensi più che non fumare sia una rinuncia.

  2. 1984, lunedì mattina, pulizie di casa, ehi ho solo tre sigarette, oggi le devo comprare. Le devo comprare? Devo? Perchè, chi mi obbliga? Io che ci tengo tanto alla mia libertà, in verità sono schiava, schiava di un tubicino di carta contenente una specie di fieno secco, neanche tanto buono e molto puzzoloso, tanto che le mentine si sprecano per non avere il fiato puzzone. Vestiti puzzoni malgrado litri di profumo, tende di casa idem, aria pure. Decido subito, sui due piedi, la smetto! E così è stato. Ho smesso in un mattino, dopo anni in cui ho provato di tutto, -ne fumo tre al giorno (durava tre giorni), ne porto via con me solo alcune (le chiedevo agli altri), e via dicendo. Dico sempre che ho impiegato sette anni a smettere di fumare in un colpo solo. Il mio incentivo è stato proprio il pensiero che la prima libertà è di toglierci le nostre piccole o grandi schiavitù. Per me è stata una vera vittoria. non ho più avuto la tentazione del fumo, anzi, dopo poco mi dava fastidio anche il fumo degli altri, e mi chiedevo ma come ho fatto ad ammorbare quei poveracci che mi sopportavano, marito per primo che non fumava? Ora, quando qualcosa non va e sentirei bsogno di un aiuto, non è mai la sigaretta che invoco, mi basta (si fa per dire) una preghiera a tirarmi su. Molto più utile… La conclusione è questa: smettere di fumare per me ha portato solo vantaggi, anche per la salute, e ti par poco?

  3. E’ la stessa tecnica che ho usato per iniziare la dieta e proseguirla. Il primo punto in particolare: che figura si fa se chi sa che sei a dieta vede che mangi leccornie e quanto altro di succulento e trucido? L’orgoglio a volte è utile. Basta girarlo in nostro favore.

    • n.b.: comunque complimenti alla tenacia e buon proseguimento senza sigarette. W la libertà! Smack! 😀

      • Commento di Michela, oggi a pranzo a casa dei miei: “Non capisco come mai sei ancora così esaltato della cosa… di aver smesso di fumare intendo”. Allora capisci che ci sono donne che avevano già smesso prima di cominciare.

  4. A che serve l’intelligenza se non hai forza di volontà” fu questa massima Indiana, non ricordo di chi, a farmi smettere di fumare. Auguri a tutti quelli che vogliono smettere.

    • Paulette: a volte non è solo questione di forza di volontà, con il fumo, con il cibo, con l’alcool, con qualsiasi cosa ti “attrae” nel bene e nel male. Magari fosse solo questo.
      Comunque estendo il tuo augurio a tutti quelli che vogliono smettere con qualsiasi dipendenza più o meno forte.

  5. Io per smettere ho avuto bisogno di un infarto … Mia moglie c’è riuscita anni prima di me solo con la fede: voleva essere libera per Gesù. Certo che ‘ste donne sono fantastiche!

  6. Io ho smesso al terzo tentativo. I primi due sono andati subito….in fumo 🙂 🙂 :-)!! Poi il terzo è stato strano, perché non l’avevo deciso. Avevo perso la speranza dopo aver visto e concluso che la mia volontà non bastava. Mi sono svegliata la mattina del 1 gennaio 2007 e stranamente non ho avuto quell’impellenza perentoria di fumare. Ho pensato: “fosse la volta buona? se dura questa sensazione, mi impegno a smettere!”. E così è stato.
    Premetto che fumavo circa 1 pacchetto al giorno e di nascosto dai miei, per cui se stavo un giorno totalmente a casa neanche ci pensavo a fumare (la testa sapeva che non si poteva). Ma quando uscivo, se non mi abbuffavo di sigarette mi sembrava di aver perso un’occasione! Questo per avallare l’ipotesi che la dipendenza è sì, in parte, chimica, ma in modo molto più forte, psicologica!
    Anch’io, come Flavio, ancora, quando ci penso, sono contentissima!! L’ho desiderato tanto e pensavo che non ce l’avrei mai fatta!!

  7. P.S. Per come è andata a me, ho sempre attribuito la cosa a un particolare aiuto divino. Solo ora faccio caso che il giorno in cui ho smesso era il SS.mo nome di Maria. Penso che sia stato un dono suo!

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