Riprendono gli incontri del Monastero WiFi di Roma dopo la pausa di novembre per il Capitolo Generale di San Pietro.
Lunedì 2 dicembre saremo al Battistero di San Giovanni in Laterano con don Carlo Lorenzo Rossetti con la catechesi su digiuno e speranza.
si inizia alle 21 (sempre disponibile per i partecipanti accedere dietro parola d’ordine “monastero WiFi” al parcheggio della Lateranense), ma per chi vuole ci si incontra alle 20:30 per mangiare e bere qualcosa insieme.
A seguire la trascrizione dell’ultima catechesi del 7 ottobre di padre Maurizio Botta sul tema dello scambio della pace.
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Battistero di S:Giovanni in Laterano, 7 ottobre 2024
Catechesi “Quale pace ci si scambia a Messa?” di padre Maurizo Botta c.o.
Ho ricevuto un’email, ve ne leggo solo un passaggio, di un seminarista.
Ho incontrato un gruppo di seminaristi qualche tempo fa e mi dice così: “rientrando nei giorni successivi da Roma in seminario a Brescia, abbiamo conosciuto i cinque nuovi arrivati. Sapere che altri anche quest’anno rispondono a una chiamata forte, misteriosa ma altrettanto vera e autentica non può che portare a ringraziare tanto il Signore. Davvero è vero e vivo ancora oggi ed è capace di parlare nell’intimo di ciascuno. Che aiuto, che speranza! Alla fine la nostra vocazione è solo una: Gesù Cristo! E se non lo conosciamo intimamente come intimo confidente dell’uomo, a che vale seguirlo solo a parole? Ti ringrazio perché le tue parole sulla preghiera mi aiutano tanto in questa radicalità d’amore, di verità prima di tutto. Io e Lui e nient’altro.”
Avevo detto ai seminaristi che il grosso rischio è che non ci sia mai il momento in cui si incarna la Parola di Gesù: “chiusa la porta della vostra camera il Padre vostro che vede nel segreto”.
Perché in realtà il momento tante volte per molti seminaristi, sacerdoti e consacrati “quando chiudi la porta della camera” è il momento in cui ne apri un migliaio di porte con l’IPhone, con il PC con una cosa e l’altra.
Quindi non c’è più questo momento intimo.
Quindi lo spegnere è una condizione non per dire no a qualcosa ma per dire sì a questo rapporto personale con Dio “che vede nel segreto”.
Continua la email…
“Ho letto ieri che domani terrai un incontro sullo scambio della pace in Laterano. Grazie per quello che dirai. Mi sento molto ignorante su quel gesto che spesso è solo un momento che vivo per buona educazione rivolgendomi ai miei vicini (sembra un inizio). Capita anche che per non sembrare freddo e ripugnante mi debba allungare fino a mani presenti dall’altra parte della chiesa, come se escludendo qualcuno da quel gesto volessi rifiutare la sua dignità di essere umano. Intuisco che il suo significato è davvero più grande. Grazie se ci aiuterai in ciò.
Ho poi sentito da un amico seminarista che lui spiega ai bambini il segno della pace in questo modo e mi sembra molto efficace: ciò che è più importante in quel momento della pace è solo un suono, un rumore sordo, secco e duro. L’ostia che si spezza.
Noi possiamo scambiarci la pace perché Cristo è l’unico che può compromettere il suo amore. Se Lui non si fosse compromesso così tanto con noi, rischiando con un atto così grande, così forte da non venire compreso come la sua morte, noi miserabili non potremmo chiedere e dare la pace agli altri. Ormai dopo essersi spezzato, e quel suono ce lo fa capire benissimo, ha sigillato l’alleanza eterna con noi e la Sua pace è anche nostra.
Vista l’efficacia con i bambini e anche con me, mi sei venuto in mente. Allora ho colto l’occasione per ringraziarti per i due incontri di quest’estate.”
Io ho condiviso con voi ed è stato molto bello perché anche molto in linea con quanto è venuto fuori nella mia catechesi a San Pietro ed io molto semplicemente mi sento molto legato a quella catechesi. Bene, vado per ordine.
Innanzitutto partendo dalla pace e naturalmente dal dono della pace, esploriamo un attimino nella Parola di Dio che cosa è questo dono della pace, naturalmente più che altro nel Vangelo. Un primo passaggio lo prendiamo da Luca nei versetti 5, 6, del Vangelo, nel capitolo X, “In qualunque casa entriate prima dite: pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui altrimenti ritornerà su di voi.”
Cioè Gesù, dopo aver mandato i suoi, li ha mandati come se fossero, non come se, sono rivestiti di una pace che non viene da loro. Potremmo dire molto più simile ad un fluido, simile a un flusso, a qualche cosa che quando c’è qualcuno che l’accoglie questa pace di Cristo arriva a quelli che accolgono gli Apostoli e quindi Gesù attraverso di loro.
Poi ci sono quei passi del Vangelo di Giovanni che sono decisivi, tanto decisivi che noi li troviamo nella Santa Messa.
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”. Ecco io penso che occorra, ve lo dico come lo dico tante volte al catechismo, ci sono due tipi di pace partendo da questa lettura di Giovanni.
C’è la pace con la P maiuscola e una pace con la p minuscola, cioè una pace che è quella che quando tu sei al mare o in montagna, dove volete, e ti metti al sole e chiudi gli occhi e c’è silenzio intorno a te e magari sei in mezzo alla natura, un momento di pace, una pace naturale potremmo dire che ha queste caratteristiche che dall’esterno cerca di entrare dentro.
Però dice Gesù, “vi lascio la pace” come una consegna. Quella pace che quando li ha mandati è un dono diretto, qui è proprio il dono del Risorto “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” ma ci tiene e specificare “Non come la dà il mondo io la dono a voi” quindi è una pace differente quella di Gesù.
Quando devo spiegarla a qualcuno, mi sembra di dire che la pace di Dio, quando vuoi essere proprio sicuro che è proprio la sua è quando esternamente tutto va male. Ci sono dei momenti in cui va tutto male, magari una malattia, problemi, difficoltà, cioè tu non hai esternamente motivi di pace, tutto va male e percepisci che questa pace promana da un’altra parte, questa pace celeste viene da un’altra parte.
Sempre Gesù nel Vangelo di Giovanni “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me” In me.
“Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia io ho vinto il mondo”
Avere pace in Gesù “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” avere pace in Gesù.
E Gesù Risorto, il saluto del Risorto è contemporaneamente un dono.
“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!» Ancora subito dopo “Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!”.
Quindi è evidente. Completo con due passi del nuovo testamento legati a Paolo.
La lettera ai Filippesi Cap 4,4-9, trovo che questo sia proprio potentissimo “Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”.
Questo è molto importante, la pace di Dio è quella che custodisce i tuoi pensieri, il tuo cuore, cioè la tua volontà in Cristo Gesù. “In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!”.
Concludo con Colossesi vers 15 Cap 3 “E la pace di Cristo regni nei vostri cuori”.
Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. La pace di Cristo, la pace di Dio è quella che custodisce i nostri cuori, i nostri pensieri in Cristo perché è la pace di Cristo. “La pace di Cristo regni nei vostri cuori perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo”.
Questo è molto importante perché è quello che permette di capire completamente il segno della pace. “E siate riconoscenti!”
Quando avevamo visto l’“Agnello di Dio tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, tu che togli i peccati del monto, dona a noi la pace”.L’Agnello dell’Apocalisse che abbiamo visto nel Monastero Wifi dell’anno scorso è contemporaneamente l’Agnello immolato e l’Agnello vincitore, l’Agnello risorto che dona la sua pace. Infatti, Gesù risorto, l’Agnello immolato con i segni della passione, dice “pace a voi”. È la pace di Cristo. Allora dovrebbe essere tutto facile, ma qual è il problema?
I problemi sono secondo me due.
Uno: quando Gesù pone una condizione al discepolato. È quella che il discepolato non è obbligatorio e non è spontaneo, ma è una scelta. È una libertà. “Se qualcuno vuole essere mio discepolo, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Questo cosa vuol dire? Vuol dire che la croce non è l’avvenimento drammatico nel futuro che noi immaginiamo. Non è quella brutta cosa che è come una spada di Damocle “quando arriverà la croce”. Essere discepoli vuol dire che è già lì. Ognuno di noi ce l’ha lì.
“Se qualcuno vuole essere mio discepolo, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Possiamo definirla “la nostra”. Ognuno dovrebbe sapere qual è la sua croce. È un’impossibilità particolare. Quel luogo di impossibilità dove tu anche se ce la metti tutta, non ce la fai. Dove tu sai e desideri perfettamente ma lì non ci arrivi. Allora rinnegare sé stesso, prendere la propria croce e seguire Gesù.
Mi capita spesso di raccontare qual è la mia croce, che è qualcosa di collegato al mio passato. Sono un ragazzo fortunato, però ci sono delle ferite che mi rendo conto che se io non prendo la mia croce ogni giorno, se non rinnego me stesso e prendo la mia croce ogni giorno, le ribalterò sugli altri. Cioè, io ho sempre paura che gli altri non mi vogliano bene, che possa cambiare lo sguardo degli altri su di me, da un momento all’altro.
Quando cambia lo sguardo, io mi chiedo: “Dove ho sbagliato? Cosa sto sbagliando? Perché? Cosa ho fatto di male?”. Sempre. E’ il primo passo. E’ la mia prima cosa: rinnegare me stesso, prendere la mia croce, prendere questa debolezza che tanto non cambia, possono dirmi tutte le parole del mondo.
E’ rarissimo che io riesca a credere che qualcuno mi vuole bene: ho sempre il sospetto che possa cambiare la faccia da un momento all’altro. Io ho cambiato tante cose, ma per la verità di Cristo, perché poi, alla fine…
La seconda cosa su cui questo discorso della pace a volte… poi arrivo e veramente vi dirò tutte le cose ben precise sul segno della pace, su cosa si fa, cosa non si fa, cosa è vietato, va bene… poi sarò concretissimo, alla fine, così siete contenti e andate a casa…
Tanto poi in ogni parrocchia c’è una visione cattolica differente: è inevitabile. Il vero problema sono gli abusi liturgici dei sacerdoti che fanno come se non ci fosse un messale che spiega tutto e dice tutto. E’ fin troppo banale la storia del prendere il messale, leggervelo e dirvi come stanno le cose. Quindi tre e basta: basterebbe farlo. Invece poi ci sono tutti gli abusi liturgici (così si chiamano): ognuno fa come gli pare. Io cerco di non fare così: se c’è scritto, io cerco di fare come c’è scritto.
Ma un’altra cosa è più particolare, perché è un monito che tutti i giorni dell’anno si apre la Liturgia delle ore con un salmo che dice: “non entreranno nel luogo del mio riposo”, cioè “non entreranno nella mia pace”. Perché?
Perché hanno dubitato della mia potenza; hanno visto la mia azione nella loro vita e nonostante tutto continuano a dubitare e a mettermi alla prova, a tentarmi, cioè a non credere che io ci sono, ma non solo che ci sono, non solo che opero nella storia dell’umanità, nella storia della Chiesa, in alcuni santi, ma che opero nella loro vita.
Dubitare che Dio opera e vuole operare con te e vuole fare un miracolo con la tua vita, non ti fa entrare nella pace di Dio. Allora volevo unire queste due parole, quella del rinnegare se stesso e prendere la propria croce, e questa del riposo, con una parola sulla pace, fondamentale, quella che dice Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi darò ristoro”, quindi troverete ristoro, troverete pace per le vostre fatiche.
Perché l’immagine è quella del pastore, però, dice, dovete fare una cosa: dovete prendere il mio giogo sopra di voi. Però come può essere che una cosa io me la carico su e mi alleggerisce? Visto che io già mi devo portare la mia croce, di ferro, e poi mi devo prendere la croce di Gesù e me la carico sopra ed è dolce…
Io l’unico pensiero che ho avuto per spiegarlo al catechismo ai bambini è questo: che la croce di Gesù è un magnete e la mia croce è di ferro. Se io, con la mia croce, mi allontano da Gesù, mi viene voglia proprio di buttarla via, ma te ne ritrovi un’altra peggiore, più pesante, sempre di ferro… L’unica possibilità è che la croce di Gesù è talmente attrattiva che.. TAC, se io con la mia croce sono attaccato a questo magnete, ci sono due caratteristiche: una è che io non sento più il peso e, soprattutto: sapete cosa succede quando il ferro sta attaccato a lungo ad un magnete? Diventa magnetico, cioè: “vi lascio la pace, vi do la mia pace” TAC
Cioè, siamo come attaccati alla pace di Cristo ed ecco perché i santi sono talmente inabitati, intrisi, sono proprio bagnati della pace di Dio ed effettivamente quando incontri un santo stai bene, cioè quando c’è un santo sembra tutto facile.
Ti viene una speranza, una voglia di vivere. Ti viene voglia di amare, di perdonare, di credere nel Paradiso, credere nella vita eterna. Perché?
Perché è talmente tanta l’unione magnetica di Cristo che quel ferro diventa magnetico. Cioè se uno non prende la sua croce, Cristo non ha niente con cui acchiapparti! TAC
E’ quella tua croce che prendi, la tua, e quindi quella ferita, che ognuno ha la sua, che è o mancanza d’amore o amore sbagliato ricevuto, se una violenza vuol dire che lo hai ricevuto malissimo. Ognuno ha le sue perché viviamo in questo mondo segnato dal peccato.
Allora qual è il fatto?
Io questa è una cosa che dico sempre perché ci credo fermamente e perché è un vero problema.
Il problema è la preghiera incessante, cioè pregare sempre e senza stancarsi.
Gesù ha detto queste parole sulla necessità di pregare sempre e senza stancarsi e quindi dovete smetterla di voler scappare da questo. Basta!
Vuol dire che se Gesù dice che è necessario pregare sempre, vuol dire che ognuno di voi lo può fare nella sua vita, ma solo con forme diverse.
La forma mia sarà diversa dalla forma di Costanza, quella di Costanza sarà diversa da quella di Guido, che a sua volta sarà diversa da quella di ciascuno di voi ma che occorre pregare sempre senza stancarsi. Sarò radicale, ma se ripeto le parole di Gesù che è necessario pregare sempre senza stancarsi vuol dire sempre, che per me vuol dire rallegrare il cuore. Gesù non ti dirà mai “devi pregare di più “, quando sentirete che io vi dico “devi pregare di più “ mi cascasse la lingua perché è diverso.
E’ esaltante perché puoi cominciare adesso, mentre ascolti. Facciamo esempi della vita quotidiana: ore della nostra vita sono dedicate alle cose più noiose: riunioni, collegi dei docenti, consigli di classe, robe inutili, dove le cose che si dicono si potrebbero dire in cinque minuti ed invece.
Poi, visto che si parla di penitenza, la vita è carica di penitenze orribili e sono quelle che non ti scegli, quelle che ti vengono inflitte. Io allora mi metto lì con la faccia tipo “screen saver con lago di montagna” e prego, prego, prego.
Vi assicuro che poi diventi luce, un cobra quando devi dire qualcosa.
Padre Maurizo? Li vedi il mouse che si scuote!
E allora a me sembra di dire una cosa molto semplice, che poi è sintesi della sintesi della sintesi che sembra piacere…”
Mi ricordo che piaceva molto alla Preside precedente. Lei odiava i Collegi Docenti e ad un certo punto, quando non ne poteva più, lei per chiudere la faccenda diceva…mi guardava…: “e lei Prof. Botta che cosa pensa?”
…lì lasciavo parlare tutti…nel frattempo…quand’è così che bello!
… penitenza, penitenza, penitenza, dici la Madonna a Lourdes…
vado al Collegio Docenti, dura un’ora?!…un’ora di preghiera…
dura un’ora e mezza?!…un’ora e mezza di preghiera…
dura due ore?!…due ore di preghiera.
Quando ascolto le persone io prego…ma a volte anche visibilmente perché non inficia l’ascolto, perché non devo star concentrato per pregare…dico solo mentre prego: “Signore voglio ascoltare come ascolti Tu…fa che conduca tutte queste cose verso la tua volontà alla luce del Vangelo e tutto”…è molto più semplice!
Si può pregare camminando, andando in motorino…
Avevo una Catechesi a Salerno e ho deciso di andare in motorino perché mi sembrava la cosa più comoda…da Roma…poi le previsioni del tempo…alle previsioni del tempo basta! Non crediamoci più! Cioè ma veramente! A me quelli che non credono in Gesù Cristo ma credono nelle previsioni del tempo…
Le previsioni del tempo sbagliano sempre…non doveva esserci una goccia di pioggia! Bene, da Mondragone a Pompei una tempesta di pioggia continua. Da Pozzuoli…sapete com’è da Pozzuoli?… è tutto sampietrino!…pioggia, sampietrino…sono arrivato a Pompei ho detto…che scemo!
Però il giorno dopo, sole! Colazione alla pasticceria di Pompei, partenza, arrivo a Sorrento e poi, sotto il sole, Costiera Amalfitana con il motorino. Vabbè ma ore di preghiera!
Ore di preghiera: pensi-preghi/ preghi-pensi/ pensi-preghi/ preghi
Con il motorino non è che puoi andare tanto veloce però ti vedi tutto… Preghi, pensi alle persone, alle situazioni. Sai quanti pensieri fai. Pensi proprio, capisci le cose…perché noi non pensiamo più!
Noi viaggiamo sempre in reattività, non abbiamo un tempo mai lungo in cui pensare.
Quando hai delle ore che non hai distrazioni, senza cellulare, senza Iphone, senza navigatore. Tutto così, dovevo girare il Vesuvio così…non so, dei pensieri fulminanti. Stavo scendendo in Costiera Amalfitana c’era un bar, arrivo, sotto c’è Pagani…non se se avete presente “Pagani”…a Pagani c’è il quartiere della paganese, blu e bianco, sembrava di essere in Sud-America!
Cioè uno deve vedere questi posti per capire che è proprio un altro mondo, un altro mondo! Una vitalità, vivi, vivi. Ragazzi, pieno di gente da tutte le parti. Vedi i supermercati che ci sono solo lì, i prodotti che ci sono solo lì, cose che ci sono lì. E dall’alto, dall’alto vedo tutta questa specie di …e dicevo…mamma mia, lì saranno 5 milioni, 6 milioni di persone, come niente. Tutto eh intendo…un italiano su dieci è qua! Per capire l’età, i pensieri. I pensieri che poi alla fine sono riflessioni, ti fanno capire che c’è speranza insomma. Non penso che questo sia un popolo riducibile così facilmente.
Si può pregare sempre senza stancarsi, però se non lo fate Gesù lo chiederà: “Perché non l’avete fatto quando Padre Maurizio e tutti i sacerdoti ve l’hanno detto?
“Perchè sei così orgoglioso da non farlo?”…ma basta!…prega sempre!
Abituati! Preghi correndo, preghi al supermercato dai!
Il supermercato, un posto fantastico per pregare, puoi prendere le cose che devi prendere, veloce così. La coda del supermercato, le code, quante code abbiamo nella vita, penitenze su penitenze.. Regalate a piene mani dal mondo: traffico, in macchina, c’è gente che pensa che sia normale fare 40 minuti andata e ritorno, vuol dire un’ora e venti in base ai miei calcoli della Bocconi. Quindi un’ora e venti, se tu cominciassi a pregare un’ora e venti, spegni la radio oppure ti ascolti una catechesi, preghi, preghi, cucinando, stirando, rassettando, pulendo.
Quali sono le attività nelle quali non puoi pregare? Pochissime, pochissime.
Però allora, vedete, se le parole di Gesù, queste sue preghiere, non rimangono in noi, …venite da me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, la vostra croce che se non l’avete rigettata ve la state portando sulle spalle, e io vi darò ristoro.
Avevo preparato tantissime cose, tutte frasi dei Santi e di padri spirituali che parlano di questa pace profonda che viene, proprio una pace del cuore.
Diceva ad esempio Padre Jean-Pierre de Caussade, un famoso gesuita: il grande principio della vita interiore è nella pace del cuore, perché le vere ispirazioni di Dio sono sempre dolci e pacifiche poiché portano alla confidenza e l’unità. Mentre le altre, cioè quelle che non vengono da Dio, sono inquiete, turbolente, poiché portano allo scoraggiamento e alla sfiducia o anche all’opposizione alla volontà propria.
Vuoi capire quando un’intuizione viene da Dio? Ti tiene sempre nell’umiltà, non ti scoraggia. Il Dio della pace parla nella pace.
Sant’Ignazio di Loyola negli “Esercizi spirituali”: l’angelo buono tocca l’anima con dolcezza, leggerezza e soavità, mentre il cattivo, l’angelo cattivo, lo spirito cattivo, la tocca brutalmente, rumorosamente, con inquietudine.
Ce ne sarebbero tante altre…
Vado quindi alla parte più legata proprio al segno della pace in sè.
Queste sono le indicazioni scritte nel messale: “preceduto dalla frazione del pane è il segno della pace. Con il segno della pace, con il rito della pace la Chiesa implora la pace e l’unità per sé stessa e per l’intera famiglia umana e i fedeli esprimono la comunione ecclesiale e l’amore vicendevole prima di comunicare il Sacramento.”
Cioè è l’unione del corpo di Cristo, di quelli che partecipano di questa pace, i discepoli, i veri discepoli, quelli che vivono portando la croce ogni giorno, quelli che veramente la prendono, quelli che piangono come una vedova perché non vogliono giudicare, non vogliono analizzare, non vogliono condannare, perché vogliono essere miti e umili di cuore, perché piangono per l’ingiustizia, perché amano la verità, perché vedono come il mondo sia perduto, quanti peccatori sono perduti.
Dice Gesù che il pubblico peccatore, il famoso figliol prodigo, quello che conduce quella vita, è perduto.
La C.E.I. stabilisce che il modo ordinario per lo scambio della pace sia la stretta di mano o l’abbraccio; basta, stretta di mano o abbraccio.
Conviene tuttavia che ciascuno dia la pace soltanto a chi gli sta più vicino, in modo sobrio… basta… E’ complicato ? No, si fa così.
In Francia , poi si dice, non è consentito introdurre un canto che accompagni lo scambio della pace. No. E’ vietato. Ma a me piaceva tanto….
CANTA“ Evenu shalom aleye…” (canta), “ Nel Signore do la pace….” (canta), …. “ Pace a te “ (canta), no, no, dice di no, non è consentito.
Quando si da la pace, si può dire : “ La pace del Signore sia con te “, a cui si risponde “ E con il tuo Spirito “. Cioè, lì non è indicato, si può dire, a seconda degli usi. Io trovo molto bello, però, vedete, questo lo dico, io lo trovo molto bello, mi piace molto come si dice in Francia : “ La paix du Christ “ “La pace di Cristo “ , e io, quando do la pace dico : “ La pace di Cristo “
La pace che si da non è quindi un gesto orizzontale, sociologico, non è un “ volemose bene.
E’, io credo che Gesù Cristo è l’Agnello morto e risorto che da la Sua pace.
Io, visto che dovrei essere uno che rinnega se stesso e prende la sua croce ogni giorno, che prega sempre senza stancarsi, TAC… sono attaccato al magnete, ed essendo attaccato a Cristo, posso dire a te che sei vicino, “ La pace di Cristo “.
È complicato?…Non è complicato
Il problema è quello che c’è prima che è complicato; è rinnegare se stessi, e prendere la propria croce, non rigettarla, è complicato pregare sempre senza stancarsi, è complicato quindi essere uniti al Magnete, che ti da la Sua pace, “ vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la da il mondo, io la do a voi “
Ma e quindi ecco perché Gesù mandava i suoi, li mandava e, dopo la Resurrezione, li manda in modo definitivo, li manda come li mandava quando era Lui su questa terra; quindi loro avevano la pace di Gesù e donavano la Sua pace
Penso che sia bello, il segno della pace poi, è molto antico, dice: “Signore Gesù Cristo che hai detto ai tuoi apostoli, “ Vi lascio la pace, vi do la mia pace “ non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua chiesa e donale unità e pace, secondo la Tua volontà, Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli “. Poi continua.. “La pace del Signore sia sempre con voi” Quindi la da il sacerdote.
A quel punto lì, non è obbligatorio lo scambio, è opzionale, si può fare e non si può fare. Infatti noterete che a volte alcuni sacerdoti non lo fanno.
Possono farlo? Si.
Stanno commettendo un abuso? Questi no.
E’ un abuso poi, ok, io non metto… forse la parola abuso è esagerata
C’è un momento, che se io sto celebrando un matrimonio, ok, io scendo per dare la pace ai due sposi, ma non trovo nessuno, perché loro sono a stringere mani a tutta la chiesa, baci e abbracci con mamma e papà.
Io sto lì, con la mia pace di Cristo, ma scusa, io sono attaccato al magnete, io voglio fare la volontà di Dio, io ti vorrei dare la Pace di Cristo, ma voi dove siete scappati?, Dove siete andati? Vanno da tutte le parti, c’è sempre questa scena.
“Adesso un segno di pace” Non faccio a tempo a dare la pace al chierichetto che c’è, arrivo quaggiù, e non ci sono. Sono scappati, sono andati via.
Quindi, non tanti, con i vicini; cosa si dice : stretta di mano o un abbraccio.
Stretta di mano o abbraccio, non è un “touch” (vi dico cose che vedo).
Stretta di mano, abbraccio con quelle persone che vi stanno vicino, perché se tu la dai al tuo vicino, il vicino la dà al suo vicino, tutti la danno un po’ a tutti.
E’ la pace di Cristo, non è la tua pace; non è un gesto umano, non stai dando la “tua” pace.
Immaginate (qua è drammatico!): io la do al primo banco e quelli in fondo dicono: ecco, ci ha esclusi! Ma lo ha detto il Signore!
Come è che ha detto? Beati gli ultimi!
Quindi poi dici, perché a te si e a me no?
Sobrio, sobrio!!
Padre Cassiano. Mi piace concludere con padre Cassiano che è veramente un grande monaco benedettino del monastero di Norcia, che stimo moltissimo.
Lui diceva queste cose qua; naturalmente nello spiegarlo (lui era professore di liturgia a S. Anselmo, il pontificio istituto liturgico qui a Roma) ripete le cose che ho detto prima: “il rito della pace nell’atto della preghiera del sacerdote, che prendendo spunto dalle parole del Signore agli apostoli nell’ultima cena, domanda unità e pace per tutta la Chiesa. La preghiera della pace è presente fin dai primissimi tempi della Chiesa e collocata prima della liturgia eucaristica; i fedeli chiedono a Dio il dono della pace, unità per la Chiesa, per l’intera famiglia umana, ed esprimono fra di loro l’amore vicendevole prima di partecipare all’unico pane”.
Il segno della pace esprime l’unità dell’assemblea che si accosta a ricevere il corpo del Signore.
Le parole che compaiono e seguono “la pace sia con te” non è l’augurio che non ci siano guerre, che non ci siano incomprensioni, che ci sia appunto “pace”, ma è qualcosa di molto più profondo. E’ la pace di Dio che noi auguriamo.
Auguriamo agli altri di avere tutto ciò che c’è in Dio. La Sua completezza che si traduce in ogni bene all’altro, quindi nella forza che vi sostiene nel dolore e nella sofferenza, nella sicura speranza della risurrezione, il condividere i propri beni, i propri guai con gli altri, nel sacrificarsi per gli altri, nel rimanere fedeli a Dio anche nei momenti di disperazione e di povertà.
Insomma la pace di Dio è avere la forza di fare la Sua volontà e vivere delle Sue beatitudini. Solo nella volontà del Signore c’è la pace vera, profonda; quindi quando dico a un fratello, e l’abbraccio, “la pace di Cristo” non guardo in quel momento che tipo di sentimenti ho per lui, è troppo debole questa cosa, ma guardo quello che voglio per loro.
Io desidero che siano inondati, non della mia capacità di pace, ma della pace di Cristo.
Certamente in quel modo lì anche il mio cuore si rasserena, se c’è qualche cosa che non va, perché in un certo senso voglio, chiedo che la pace del Risorto li raggiunga e li tocchi.
Ma concludo con quella cosa che aveva detto quel seminarista, molto bella: che nel momento in cui ci si scambia la pace bisogna stare con l’orecchio teso, e dopo che il segno della pace si è concluso, e dopo la fractio panis, cioè lo spezzare del pane, quel rumore secco.
Io trovo che questo sia effettivamente molto bello, cioè quel corpo spezzato di Gesù è il corpo donato di Gesù è l’Agnello che è consegnato, ed è l’agnello risorto, ed è da lì che promana la pace.
Bene. Ho fatto del mio meglio perché parlare del segno della pace non era proprio facile, e sono contento delle cose che vi ho detto perché sono tutte bibliche, evangeliche, liturgiche, e corrette. Si viene per avere l’umiltà di farlo, e non continuare a fare come credi tu, ma come ti dice la Chiesa. Il cuore della questione è entrare nel riposo di Dio, e per entrare nel riposo di Dio bisogna avere quel ferro della propria croce sulle spalle, quella proprio nostra, lasciare che Lui ci attacchi, fare in modo che le sue parole rimangano in noi.
La parte prima è importante, e trovo che sia bello vedere , aver grande fiducia del fatto che il Signore ci usi, e mettere un po’ in secondo piano i nostri stati d’animo, come ci sentiamo; arrivare in un posto e dire Signore, che la pace Tua, mi è permesso di donarla.
Vi lascio la pace, vi do’ la mia pace, quindi, quando tu puoi dire “Signore, quello che Tu vuoi io lo voglio, vorrei veramente rimanere nella tua Volontà e dopo chiedere che la pace, la pace di Gesù risorto arrivi, perché ce n’è un bisogno sconfinato, questa pace celeste, e vedere che si viene veramente esauditi, e che veramente la realtà cambia e i luoghi e le situazioni cambiano, al di là del singolo e del solo momento della Liturgia

Mi risulta che il segno di pace sia un gesto di comunione e non comporti, in se stesso, riconciliazioni o sentimenti di calore. A maggior ragione se i parrcchiani neppure si conoscono tra loro com’è spesso il caso.
Purtroppo come evidenzia l’articolo spesso si traduce in scomposti andirivieni per la chiesa