Entrare nella stanza al piano superiore
Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, ogni volta che adoriamo l’Eucaristia, come faremo fra un po’, e per analogia ogni volta che si parla dell’Eucaristia, veniamo introdotti nella stanza al piano superiore di cui parla Gesù nel vangelo di Marco. (Mc 14,15).
È la stanza bella, la stanza adorna di tappeti.
È la stanza al piano superiore, cioè sottratta all’andirivieni caotico dei piani bassi.
È bello che Gesù la chiami “la mia stanza” (Mc14,14). Ogni volta che parliamo dell’Eucaristia è come entrare in questa stanza bella, in questa stanza intima, in questa stanza che appartiene a Gesù.
Significa diventare suoi ospiti.
Allora lasciamoci introdurre da Lui in quella che chiama “la mia stanza”, in un’esperienza di bellezza, di intimità, in un’esperienza in cui al di là delle formule, sia il cuore a parlare al cuore. Cor ad cor loquitur.
Preghiera Eucaristica III
Il messale ha divere preghiere eucaristiche e ogni sacerdote ne predilige qualcuna. C’è il sacerdote che va con il pilota automatico della preghiera seconda “Padre veramente santo” e il sacerdote invece che, per una sottigliezza teologica, predilige qualche altra. Quello che vedo, quello che sperimento su di me ed anche su altri confratelli è che in realtà quando un sacerdote si affeziona ad una preghiera eucaristica è perché quella preghiera, oltre ad essere una formula consacratoria, inevitabilmente diventa la parabola della sua esistenza, diventa il paradigma di quello che si sforza di vivere. Il giorno dell’ordinazione, quando il vescovo consegna il pane e il vino, pronuncia tre imperativi che fanno tremare le gambe al neo sacerdote. Dice così:
– Renditi conto di ciò che farai
– Imita ciò che celebrerai
– Conforma la tua vita alla croce di Cristo.
Allora ogni volta che il sacerdote sceglie una preghiera eucaristica piuttosto che un’altra, è perché spera che la sua vita possa essere raccontata da quelle parole, spera che la sua vita possa ritrovarsi in quella manciata di parole. Tra le diverse preghiere eucaristiche io sono affezionato alla preghiera eucaristica terza. In questa, subito dopo le parole della consacrazione, c’è una perla di cielo, c’è quella che, secondo me, è proprio una vera feritoia sull’eterno.
Il sacerdote quasi a voler raccogliere in un pugno di parole la realtà lì presente, quasi a sentire che non calpesta più il pavimento della Chiesa, ma il suolo del calvario, in un crampo di tempo in cui tutto l’eterno vi è racchiuso, parla:
dell’Agnello immolato sul talamo della croce
dell’Agnello immolato e vivo di cui racconta Giovanni nell’Apocalisse
dell’Agnello che ricapitola in sé tutte le cose. Lo aveva promesso Gesù: Quando sarò innalzato attirerò tutti a me (Gv 12,32). È Lui il centro gravitazionale di tutte le vite, che lo si sappia o no. È Lui l’unica soluzione all’enigma dell’esistenza umana.
Allora subito dopo la consacrazione sentite le parole che il sacerdote pronuncia:
Celebrando il memoriale della passione redentrice del tuo Figlio, (l’agnello immolato)
della sua mirabile risurrezione e ascensione al cielo, (l’agnello vittorioso)
nell’attesa della sua venuta,
ti offriamo, o Padre, in rendimento di grazie, questo sacrificio vivo e santo.
Ogni volta che io pronuncio quell’aggettivo VIVO, sento la necessità di fermarmi. VIVO. È VIVO.
Non è un oggetto, non è un’idea. È VIVO.
Io mi arrischio a dire che in quel momento c’è uno stupore maggiore di quello che c’è stato a Nazareth. A Nazareth si è giocato una partita tra giganti. C’era la Madonna, la prediletta da tutta l’eternità. C’era la Madonna che aveva corrisposto senza deviazioni all’amore del Padre e l’arcangelo Gabriele non aspettava altro che poter dare il fischio d’inizio alla partita della rivincita. Eravamo a Nazareth, c’era Maria e c’era l’arcangelo.
Ma durante la messa ci siamo tu ed io.
Eppure Dio non si tira indietro, Dio non fa il permaloso. Che abbia dato il Figlio alla Madonna, ci sta; ma che Lo dia VIVO a noi durante la messa, no non è così scontato. Noi pensiamo che durante la messa il paradiso assista un po’ come noiosamente possono fare gli addetti ai lavori nella stanza VAR a bordo campo. O come si può lavorare affannati e annoiati in una torre di controllo di un aeroporto internazionale. Gli angeli, i santi, quindi, starebbero lì con i monitor. No, in ogni messa le viscere di misericordia del Padre hanno un sussulto: è il Figlio Vivo. In ogni messa Gesù dice al Padre con le parole del profeta Isaia: Padre, manda me, ecce venio. E poi in ogni messa c’è il fiondarsi dello Spirito Santo, come in certi affreschi del Beato Angelico in cui si vede la colomba che sembra prendere la rincorsa, l’accelerata. Solo in cielo capiremo quello che avviene in ogni messa nel Cuore materno di Maria. Cuore tutto di carne, perché Lei è stata assunta in anima e corpo. Solo in cielo capiremo quello che la Madonna con il suo cuore materno e di carne vive durante ogni celebrazione eucaristica.
Prosegue poi il sacerdote rivolgendosi al Padre:
Guarda con amore e riconosci nell’offerta della tua Chiesa
la vittima immolata per la nostra redenzione…
Guarda con amore. Bellissimo! È come se il sacerdote dicesse: Padre, guarda con amore il Figlio Tuo vittima, il Figlio Tuo crocifisso e con lo stesso amore guarda noi, la causa, il motivo di tutto questo. Guarda con amore Lui e noi. Ancora di più, guarda noi attraverso le piaghe del Tuo Figlio qui vivo e immolato e guardaci con lo stesso amore. Allora quasi storditi da questa eccedenza di amore, la Chiesa ci fa pregare con delle parole straordinarie sulle quali vorrei fermarmi assieme a voi. Dinanzi a tutto questo, che è tanta, tanta roba, ad un certo punto il sacerdote dice: Lo Spirito faccia di noi un’offerta perenne a te gradita. È come se dopo tutto questo amore ricevuto, dopo tutta questa cascata di misericordia viva e non concettuale – su questo non mi stancherò mai di soffermarmi-: è vivo, e dinanzi a Qualcuno che è vivo e palpita d’amore per te e palpita di un amore che è passione, il termine stesso lo dice: passione quindi sofferenza, che cosa fare, come contraccambiare? Sei preso dal panico, come ne esci? Con l’unico modo possibile, perché l’amore o cerca simili o rende simili e dinanzi a questo amore c’è un’unica possibilità: Prendimi, eccomi, ci sono. Se tu ci sei per me, io ci sono per te. È il linguaggio sponsale. È un vero e proprio patto sponsale. Il giorno del matrimonio lui dice a lei: il mio corpo non mi appartiene più, è tuo. Non il mio cuore, ma il mio corpo, tutto, tutto l’essere mio, tutto. Tu mi appartieni tutto, io mi ti consegni tutto. In quel momento non è che Gesù dice: Ti do il mio cuore, ma dà il Suo corpo vivo. Allora ci deve essere uno scambio, uno scambio sponsale. A Cristo sposo che si offre, la Chiesa sposa si dona, l’anima sposa si dona. Corpo per corpo, corpo a corpo e non è una mia invenzione, è l’apostolo Paolo che lo dice. Dice così: Non sapete che i vostri corpi appartengono a Cristo, non sapete che chi riceve Cristo fa del suo corpo il corpo di Cristo. Ascoltate come Benedetto XVI commenta queste parole. “Ricevere l’Eucaristia significa, secondo questo testo, fusione di esistenze, una sublime analogia con ciò che avviene nell’unione tra uomo e donna a livello fisico, psicologico e spirituale. L’eros della creatura viene raggiunto dall’agape del Creatore e si realizza così quell’appagante abbraccio. Meraviglioso! Per papa Benedetto che cos’è l’Eucaristia? Un appagante abbraccio. Siamo tutti mendicanti di amore, siamo tutti mendicanti di tenerezza e poter vivere l’Eucaristia così, come un appagante abbraccio, è stupendo. E nell’abbraccio non do il concetto di me, do tutto me stesso. Allora vediamo questa formula di consegna sponsale passo per passo.
Il primo passo: Lo spirito Santo faccia.
È azione dello Spirito santo. Il soggetto agente è lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo faccia, non la mia bravura, la mia forza di volontà, il mio eroismo. Lo Spirito Santo
faccia. Questa è la prima verità di ogni cammino spirituale, ma è anche la più disattesa. Noi pensiamo che la nostra vita spirituale sia la parabola ascendente delle nostre virtù al cui apice viene apposta la coccarda della vittoria dello Spirito Santo. E poi constatiamo facilmente che la colonnina di mercurio che dovrebbe segnare la temperatura del nostro spirito cala in picchiata e dinanzi a questo fallimento ci sono due possibili reazioni. La prima: l’avvilimento, lo scoraggiamento, demordiamo. “Non è per me, non ce la faccio, ci ho provato, sono sempre lo stesso” La seconda, peggiore della prima, è bleffare dicendo:” In fondo faccio bene così, io sono così, sono fatto così” Tra questi due poli, tra il polo dello scoraggiamento e il polo dell’accomodamento c’è la consegna di tutto se stesso allo Spirito Santo. È la cosa più difficile, ma è la verità dell’Eucaristia. Nell’Eucaristia c’è un morso di pane e un sorso di vino, come tanti altri, che, attraversati dalla fornace ardente dello Spirito Santo della Pentecoste, vengono trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo. È quello che è avvenuto nel grembo ormai avvizzito di Elisabetta. Arriva lo Spirito Santo e in questo grembo avvizzito c’è un sussulto, quasi un rigurgito di vita. Dice così Luca: Il Bambino danzò nel Suo grembo. Un’eccedenza impensabile persino per la stessa Elisabetta la quale pensò bene di tenersi nascosta per ben cinque mesi. Non riusciva a crederci neanche lei che il suo grembo avvizzito, per opera dello Spirito Santo, non per le sue tecniche, non per la sua caparbietà, sarebbe stato capace di generare. Persino Zaccaria aveva gettato la spugna! È quello che succede nel grembo acerbo di Maria! Non importa se la tua vita assomiglia al grembo avvizzito e stanco di Elisabetta o se la tua vita somiglia al grembo acerbo e impreparato di Maria. Io so che se consegni la tua vita allo Spirito Santo sperimenti quanto sia vero che nulla, nulla è impossibile a Dio. Solo lo Spirito Santo è capace di rendere possibile ciò che per noi resta impossibile. Consegnati allo Spirito Santo. Lasciare agire lo Spirito Santo è la sola possibilità per uscire dal corto circuito delle nostre esistenze. Quanto abbiamo bisogno oggi di invocare lo spirito Santo! Parola di Teresina di Lisieux, dottore della Chiesa, la quale diceva: Dio può rendere possibile in un solo minuto ciò che noi non siamo riusciti a fare per un’intera vita. Tutte le altre trasformazioni sono solo apparenti, accidentali. Solo lo Spirito Santo cambia la sostanza, come avviene nell’Eucaristia. Il pane e il vino all’apparenza non cambiano, cambia la sostanza. Oggi, poiché manca lo Spirito Santo, la sostanza rimane sempre la stessa, ma cambiamo le apparenze continuamente. Ci manca il coraggio di consegnarci allo Spirito Santo. Oggi come non mai, sperimentiamo una povertà spaventosa: siamo poveri di fede, siamo poveri del pensiero di Cristo, siamo poveri del vangelo sine glossa, siamo poveri di padri e di madri spirituali che indichino la strada, siamo poveri di verità perché c’è tanta confusione; oggi come non mai, siamo poveri e confusi perciò abbiamo bisogno di invocare Colui che nella Sequenza viene chiamato Padre dei poveri.
Sento di dover dare una piccola testimonianza. Con un gruppo di ragazzi della mia parrocchia, che si prepara alla cresima, ho commentato la Sequenza allo Spirito Santo. Quando ho commentato il verso: “Manda a noi dal cielo un raggio della Tua luce” ho detto loro che la provenienza della luce su un oggetto, ne determina non solo l’illuminazione, ma anche l’ombra. Da dove la luce colpisce è determinata l’ombra. Allora quando noi diciamo: “Manda a noi dal cielo un raggio della Tua luce” stiamo dicendo dal cielo non perché è romantico, non perché Dio sta in cielo e quindi mandala dal cielo. No, perché se illumini la tua vita con le luci della terra, dal basso, avviene che più sono basse le luci e più l’ombra è grande. Se invece la luce viene dall’alto come a mezzogiorno, l’ombra c’è, ma è piccola, è vivibile. Lo Spirito Santo non annulla tutte le tue ombre. neanche a livello psicoanalitico, di inconscio, subconscio, ma te le rende vivibili. Se illumini la tua vita con le luci della terra, avrai solamente ombre che incutono paura, insicurezza e ti paralizzano. Se invece illumini la tua vita con la luce dello Spirito Santo, tutto diventa vivibile. Io avevo dimenticato questa catechesi, ma dopo un po’ di tempo è ritornato un ragazzo e mi ha detto che sentiva di dovermi ringraziare, perché nella scelta della scuola superiore, tanti gli avevano dato consigli pensando all’accesso al lavoro e ad altre motivazioni che solo consideravano le luci della terra. Ma più gli proponevano scelte secondo luci della terra, più illuminavano questo problema con luci terrene, più il ragazzo andava in tilt. Allora ad un certo punto si è detto: “Basta, accendo una luce dall’alto”. Ed è tornato sereno, perché ha detto che le ombre sono rimaste, ma più piccole e affrontabili. Qual è il problema della tua vita che stai cercando di illuminare con la luce della terra? Proietterai ombre troppo grandi che ti incuteranno timore. Questo vale anche per la scelta matrimoniale. Quando la scelta matrimoniale è illuminata da luci terrene, incombono ombre ingestibili. Quando invece c’è la luce dall’alto, l’ombra rimane ma è vivibile. Solo così la vita diventa come un grande grembo e tutte le circostanze sono altrettante annunciazioni, proposte dello Spirito Santo che vuole fecondare la tua esistenza perché tu venga alla luce, perché tu nasca e rinasca costantemente. È il mistero dell’incarnazione, è il mistero di Nazareth. Mendichiamo costantemente lo Spirito Santo, con la bella giaculatoria: Vieni Santo Spirito per Maria. Se posso usare qualche espressione particolare, dico che la Madonna è la calamita dello Spirito, perché in Lei lo Spirito si sente a casa.
Allora, lo Spirito Santo faccia. Ma cosa deve fare lo Spirito Santo?
Manteniamoci forti:
Un sacrificio perenne
Un sacrificio e per giunta perenne!
Vi svelo un segreto: nell’universo, senza sacrificio non esisterebbe nulla. Sapete come nascono le stelle? Ad un certo punto i gas della stratosfera cominciano a girare vorticosamente, è come un grande mal di pancia e mentre girano e girano, in questo dolore, in questo vento cosmico ad un certo punto si accende la luce. Senza questo vortice doloroso non ci sarebbero le stelle. Avete presente il ramo di un albero con la sua corteccia, con la sua durezza? Se non accettasse di essere vulnerabile e ferito dalla gemma, non ci sarebbe la primavera
Dalle mie parti si coltivano le viti e si vede che quando la vite gemma, lascia cadere la linfa e i vecchi contadini dicono che la vite piange. Senza sacrificio la vita non è più bella, la vita è semplicemente banale. Senza sacrificio la vita è insipida. Io inorridisco quando sento che nelle scuole vogliono mettere l’ora di educazione sessuale, di educazione affettiva, di educazione relazionale. No, non è solo a scuola che i ragazzi imparano a relazionarsi, è prima di tutto a casa che imparano l’alfabeto del sacrificio. Ricordate? “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Io mi sacrifico per te, perché tu vali, perché la tua esistenza vale, perché tu sei prezioso. Dire “Ti amo” a una persona significa: La tua vita ha un valore superiore alla mia e io mi offro per la tua vita. Invece oggi dire “Ti amo” a una persona significa fare un prelievo forzoso di vita sull’altro. Ti amo, quindi prenditi cura di me. Ti amo, quindi fammi sentire importante. Sono prelievi da bancomat. Nei corsi prematrimoniali dico sempre di non abortire, non solo perché è un delitto terribile contro il bambino che viene rifiutato, ma dico non abortire anche perché se abortisci tu uccidi il figlio successivo che accoglierai, perché indirettamente gli stai dicendo: Ti ho accolto perché rispetti gli standard, ma il giorno in cui non li rispetterai potrò rinunciare a te. Anche quando la coppia è comunemente d’accordo sull’aborto, implicitamente si sta dicendo che c’è uno standard da reggere e il giorno in cui questo standard verrà meno, uno dei due potrà essere eliminato. Dietro l’aborto c’è questo pensiero: tu corrispondi a uno standard, il giorno in cui i parametri caleranno potrai essere eliminato. Per il sacrificio non è così. Tu vali, non tu mi appaghi. Se Gesù dovesse incarnarsi, venire a noi solo per le volte in cui Lo appaghiamo, inserirebbe la retromarcia. Non quindi, tu mi appaghi, ma tu vali. Allora il sacrificio non è un’obiezione alla nostra realizzazione, il sacrificio è l’unica condizione perché l’uomo si realizzi. Se non accetti il sacrificio tutto si disfa, tutto viene inghiottito nel buco nero del tuo egoismo. Il sacrificio è un atto d’amore. Il sacrificio è l’altra faccia della medaglia dell’amore. Vuoi sapere quanto ami una persona? Non da quanti weekend trascorri con lui/lei, ma da quanto sei disposto a sacrificarti. Questo dice il valore di quella persona, come le nottate passate in bianco ad aspettare che il figlio rientri. Nulla si costruisce gratuitamente, tutto si costruisce attraverso l’accettazione di questo mistero. Guardate, tutto è racchiuso nel racconto della Genesi, del peccato originale. Che cosa reggeva il paradiso terrestre? Il sacrificio, il rinunciare ad una mela. Per non rinunciare ad una mela hanno rinunciato all’intero paradiso. Oggi se non accetti il sacrificio, rinunci a tutta l’esistenza. Ecco perché la nostra è la società della morte, prenatale e postnatale, perché senza il sacrificio la vita non ha senso.
Vi porto due esempi pratici. Il primo: Teresina di Lisieux. Questa ragazza ventenne in monastero deve aver cura di una suora anziana che barcolla nel camminare ed è cosa difficilissima, perché se la si tiene troppo stretta, si lamenta per la presa e se la si tiene in maniera troppo delicata, teme di cadere. Teresa scrive nella sua autobiografia: “Una sera d’inverno, svolgevo come al solito il mio piccolo servizio. Faceva freddo, era buio. Ad un tratto udii in lontananza il suono armonioso di uno strumento musicale. Allora immaginai un salone ben illuminato, tutto splendente di ori e ragazze elegantissime che si facevano complimenti a vicenda, convenevoli mondani. Poi il mio sguardo cadde sulla povera malata che sostenevo. Invece di una melodia, io sentivo ogni tanto i suoi lamenti; invece degli ori vedevo i mattoni del nostro chiostro rischiarato a malapena da una debole luce. Non posso esprimere ciò che accadde nella mia anima; so solo che il Signore la illuminò con i raggi della verità e che non potevo credere alla mia felicità. Per godere mille anni di feste mondane non avrei dato in cambio i dieci minuti impiegati a compiere il mio umile ufficio con quell’anziana”. Bellissimo! Non è una vita da bere, quasi fosse uno spritz. È nel sacrificio che Teresa dice: Questa vita ha senso.
Ancora: i pastorelli di Fatima. Non so se avete letto le loro vite: essi sono straordinari, coraggiosissimi, e inventano penitenze difficili. Ad un certo momento è dovuta intervenire la Madonna per dire: Basta, di notte non mettete la corda, dormite. Interessante non è il sacrificio in sè, ma quello che c’è a monte. Sentite: la Madonna il tredici luglio del 1917 chiede – attenzione alle parole – “Volete offrirvi a Dio per i peccatori?” All’inizio della nostra preghiera eucaristica abbiamo letto: Guarda questa offerta, è la vittima immolata per la nostra redenzione. È come se la Madonna dicesse ai pastorelli: “Volete diventare eucaristia? Volete che la vostra vita diventi eucaristia?” E tutti e tre dicono “Sì, ci stiamo” Quello che a me importa e vorrei condividere con voi, non è tanto la capacità di sacrificio e di sofferenza di questi bambini, quanto il fatto che essi ad un certo momento avevano a cuore, così tanto a cuore la salvezza dei peccatori che collaboravano con Dio: volevano che proprio nessuno si perdesse. Quello che è importante non è la sofferenza; ad esempio, si può anche rinunciare a bere un intero bicchiere di acqua e berne solo metà, non viene chiesto di lasciarsi morire di sete. Importante è che la vita che accoglie la sofferenza diventa come la vita di Dio che vuole tutti salvi. Diventa una proesistenza: io esisto per l’altro, la mia vita ha senso per l’altro. È la vera extasis, è l’uscita da sé e se non c’è il coraggio di questo passaggio, è chiaro che i nostri giovani e, ahimè, a volte anche gli adulti faranno ricorso all’extasis artificiale. Se non fa uscire da sè l’amore, farà uscire da sè il paradiso artificiale. La parola entusiasmo viene da En e Theos, da Dio. Si prova entusiasmo, la vita ha entusiasmo se solamente, come i pastorelli, si è in Dio. Se si è troppo chiusi in se stessi si muore soffocati, si respira solamente l’anidride carbonica dell’aria viziata dei propri ragionamenti. Allora come i pastorelli – e mi avvio alla conclusione – facciamo della nostra vita un’eucaristia, offriamo la nostra vita per la salvezza degli altri e non vi chiedo di offrire della vostra vita solamente gli atti liturgici, religiosi. Gesù in croce non ha offerto un atto religioso, ha offerto un processo iniquo, una condanna a morte ingiusta. Tutto quello che era mondano lo ha offerto al Padre perché diventasse redenzione. Tutto, tutto della tua vita, se offerto al Padre, diventa motivo di redenzione. Ed è meraviglioso. Allora smettiamola di essere un po’ come il figlio maggiore della parabola del Padre misericordioso, cui il capretto era rimasto in gola. No, a noi non è andata male perché Dio ci ha coinvolti per la salvezza del mondo. Non dobbiamo essere invidiosi degli operai dell’ultima ora che hanno passato tutto il giorno a bivaccare nel mercato mentre noi eravamo impegnati nella nostra conversione o nelle attività del monastero WIFI. No, non ci poteva capitare nulla di più bello, nulla di più grande. Dobbiamo smetterla e liberarci dall’idea folle secondo cui la disoccupazione spirituale sia migliore del coinvolgimento che Dio chiede alla nostra esistenza, perché non ci poteva capitare nulla di più grande. E io vi dico che Gesù poteva dire al Padre dall’eternità: Padre manda me. Ma perché potesse essere mandato, c’era bisogno che al suo sì si aggiungesse il sì di una donna, di Maria. Tutt’oggi Cristo dice al Padre: manda me, ma c’è bisogno che al Suo sì si aggiunga il tuo sì, perché Dio non abita in case fatte di pietra, ma Dio abita nello spazio del tuo sì e tornerà ad essere il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio di ciascuno di noi. Lo Spirito Santo faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito, perché non c’è avventura più bella, non c’è avventura più grande, non c’è avventura più entusiasmante che dare la vita per la salvezza del mondo. Questo è essere graditi, non i like su Facebook. Dai un senso alla tua esistenza. Suonino tutte le musiche del mondo, noi continueremo a camminare assieme a Teresina di Lisieux e ai pastorelli di Fatima sapendo che reggiamo il mondo e sorte più bella non ci poteva capitare. Amen
Amen 🙏
Spettacolare
Signore. Dio Padre, Figlio, Spirito Santo. Insegnami il sacrificio continuo. Una Eucaristia continuata. 🙏🙏🙏
Amen! 🌹🙏🙏🙏🌹