Il destino di Mida

maternitc3a0

Il 6 Giugno 1918 scriveva così Antonio Gramsci:

“Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali.

Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo.Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno”.

 

9 pensieri su “Il destino di Mida

  1. Tutto diventa merce! E’ il capitalismo ragazzo (e non puoi farci nulla)!
    Questo, in sostanza il discorso di Gramsci nel 1918.
    Non si parla di uno snaturamento ontologico o antropologico e men che meno teosofico, che, semmai, è già incluso, nel corpo fattosi merce, nella vita dell’uomo alienata in lavoro sottopagato (per giunta).
    Mentre le raggrinzite riccastre, più o meno alto borghesi, si comprano, coi soldi dei mariti, i teneri corpi delle dolci fanciulle proletarie (che a quel punto non sono neanche più proletarie).
    Come in un feuilleton ottocentesco.
    (non essendovi traccia, nel discorso di Gramsci, della più “essenziale”, per dire, impostazione critica del “Comitato”)

  2. Corrado

    Questo e’ il progresso bellezza! Non siamo mica nel medioevo arretrato e oscurantista…
    Bertinotti dove sei finito!

    1. A me non stupisce, e nemmeno scandalizza. Se una donna vive un simile disagio è giusto che ne parli senza il marchio della reietta, essere madri non è una passeggiata. Però il passo successivo, che ahimè non viene fatto, deve essere aiutare la donna a vedere la realtà, ad accettarla e amarla, invece che vivere nel rimpianto di qualcosa che sarebbe stato. Meglio o peggio? È solo nella loro testa, quello è il punto che va affrontato: la realtà sono i figli che adesso sono vivi, non la vita che non hai avuto e che non hai alcuna garanzia che sarebbe effettivamente stata più felice.
      Penso che in ultima istanza, una donna che dice di amare immensamente i propri figli, ma tornando indietro preferisse non farli vivere, è confusa e sola, vive la fatica e il dolore come contraddizione insostenibile. In altre parole, ha bisogno che Cristo la liberi, come tutti noi.

  3. admin @CostanzaMBlog

    In questo video Monica Cirinnà dice che il padre e la madre sono uno stereotipo, un pregiudizio

  4. vale

    Danneggiate le statue della Madonna e di s.padre PIo.quella di Bernadette è stata orientata verso la mecca.da due marocchini.
    A Eboli.ove,evidentemente, Cristo non si ferma più.
    Continuiamo a farne venire.giusto per accelerare la fine.

I commenti sono chiusi.