A sfornare miliziani dell’ISIS sono i Paesi più secolarizzati. Dice niente?

Giuliano Guzzo

Isis

Lunedì su questo blog veniva suggerita l’ipotesi che vi fosse un legame, a livello europeo, fra la perdita dei valori religiosi e il fenomeno dei «giovani che si gettano fra le braccia prima dell’Islam e poi della sua degenerazione terroristica qualcosa». Veniva anche riportata, al riguardo, l’opinione del sociologo

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139 pensieri su “A sfornare miliziani dell’ISIS sono i Paesi più secolarizzati. Dice niente?

  1. Anonimo 69

    Si spiega col fatto che il mondo musulmano (e lo conferma il suo calendario, per cui, questo, è il XV secolo!), non riesce a concepire l’ateismo, l’agnosticismo, la separazione fra stato e chiesa e un certa libertà di costumi, i quali sono fenomeni che si sono sviluppati dopo il ‘400.

    E’ evidente dunque, che, quanto sopra, offende e scandalizza gli islamici, ben più che una fede diversa (oltretutto riferibile al principale dei profeti, dopo Maometto) che sentono sbagliata, ma “non troppo”, e, che oltretutto, quando è osservata, impone una morale non tanto dissimile dalla loro.

    Ma è pure evidente che non possiamo tornare ad essere cattolici e repressivi in materia di usanze e costumi, solo per far diminuire il numero dei miliziani dell’Isis che fuoriscono dal nostro paese?!

    Se si vuole la libertà di fare quello che ci pare, qualche prezzo si deve pur pagarlo! A69

    1. Giusi

      Ma che stai dicendo? Ma quali cattolici e repressivi? E’ libertà ammazzare bambini? E’ libertà sfasciare famiglie? Ma quale morale non dissimile dalla loro? Ma leggiti il Vangelo va! Gesù Cristo considera la donna come la considerano i musulmani? Cosa consideri libertà? Lo sfacelo in cui viviamo? I dodicenni che si ubriacano, si impasticcano e si accoppiano in modo indiscriminato? I sodomiti che si sposano e comprano uteri, ovuli e bambini? Ma non puoi provare a dire qualcosa di meno banale? Ti credo che non hai interesse a vivere: credi nel nulla!

      1. vale

        @giusi

        L’invitato “arabo buono”, ormai presente come il prezzemolo in ogni trasmissione televisiva, questa volta è Reas Sayed, rappresentante delle comunità islamiche di Milano, Monza e Brianza. Sayed è un grande simulatore, una persona che col sorriso sulle labbra riesce a dire cose assurde. Eccolo a La Zanzara dove afferma che la poligamia è un mezzo per evitare le corna e che la Sharia è semplicemente giurisprudenza… speriamo che lo dicano alle donne sepolte vive o lapidate, alle bambine di 8 anni date in spose a vecchi bavosi, agli omosessuali impiccati o decapitati come anche i traditori, che si tratta solo di giurisprudenza.

        ( http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11850222/Reas-Syed–il-musulmano-.html )

        A un certo punto della trasmissione ecco che si mette a citare (come fanno quotidianamente, fino alla nausea, tutti i musulmani intervistati, i loro sostenitori e gli ignoranti vari) la famosa frase del Corano che fa così, cioè così la recitano loro per imbrogliare la gente: “chiunque uccida un uomo sarà come se avesse ucciso l’umanità intera”. Per fortuna è intervenuto Magdi Allam per rettificare e leggere il versetto completo come andrebbe letto, esattamente come è scritto in Corano 5:32

        Quello che però nessuno dice è che il Corano ha estrapolato quella frase dal Talmud, rivedendola e cambiandola radicalmente, in linea con la fede islamica. Ecco la versione ebraica che precede di qualche annetto il Corano:
        Talmud: «Quindi, un uomo soltanto è stato creato all’inizio del mondo, per insegnare che se qualcuno fa sì che una sola anima perisce, le Scritture lo ritengono colpevole come se avesse fatto perire un mondo intero; e se qualcuno salva una sola anima, le Scritture gli riconoscono il merito di aver salvato un mondo intero» (Mishnah, Sanhedrin 4:5). Beh, sorvoliamo sulla taqyya, ma appropriarsi e farsi propaganda di santità, amore, pace e fratellanza con parole altrui, senza aggiungere il resto del testo islamico che tanto pacioso non è…

        http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=60413

        1. vale

          ops,abbuami postato qualcosa di simile quasi in contemporanea.

          per i lettori ossessivo compulxivi( a la venexiana) alla senmweb altra goduria da segnalare:

          “portando clausewitz all’estremo” rené girard

            1. Giusi

              L’invitato arabo buono non lo reggo proprio! Preferirei un terrorista conclamato: almeno si eviterebbe quella spiacevolissima sensazione di essere presi per i fondelli!

                1. vale

                  però,magari,sono incavolati con l’occidente perché:

                  http://www.nocristianofobia.org/6-milioni-di-musulmani-diventano-cristiani-ogni-anno/

                  ….In altre parole, ogni giorno, 16.000 musulmani si convertono al Cristianesimo e sono più di 6 milioni a abbandonare l’islam per la fede cristiana ogni anno. L’intervista di Sheikh è stato rimossa dall’emittente araba, ma il video è ancora disponibile su YouTube (visualizzabile anche qui sotto), dove è stato visto da quasi un milione di utenti.

                  Il giornalista del “New York Times” Joel C. Rosenberg, a tale proposito, sottolinea come «ci sono stati più conversioni di musulmani alla fede in Gesù Cristo negli ultimi dieci anni che in qualsiasi momento nella storia dell’umanità. Una rivoluzione spirituale è in corso in tutto il Nord Africa, il Medio Oriente e l’Asia centrale».

    2. “Non tanto dissimile dalla loro” è decisamente opinabile.

      Anzi l’approccio è decisamente contrapposto: imponiti e imponi la regola (o la morale) e avrai la “santità” > aspira alla santità di Dio e la “regola” sarà per te cosa naturale. Non dovrai imporre nulla, saranno gli altri a chiederti come poter vivere diversamente.
      Quando è poi è vissuta la “morale” Cristiana, non “impone” nulla… anzi il viverla dà una profonda libertà, che non è “la libertà di fare quello che ci pare”…

      Comprendo però che aver vissuto sempre solo “la libertà di fare quello che ci pare”, rende questo concetto incomprensibile per chi non ha sperimentato la Libertà di Cristo.

      1. Anonimo 69

        So benissimo che la morale cristiana è diversissima da quella musulmana, ma agli occhi di un maomettano è più rispettabile un cattolico che, come lui, non accetta l’omosessualità, il sesso fuori del matrimonio, la pornografia e la propaganda antireligiosa, insomma il primo vede il secondo più simile a se che un ateo o un agnostico l quali accettino le “cosine” sopracitate.

        In questo senso io volevo dire che il cattolicesimo “impone una morale non dissimile” all’islam. Mi sono spiegato male. Volevo dire che agli occhi del musulmano la morale cristiana è ritenua più accettabile di quella di un ateo o di un agnostico. Non ho parlato con la dovuta chiarezza (non sono il solo). A69

        PS: non cominciamo la polemica secondo cui atei e agnostici non hanno morale, perchè tale questione è OT

  2. Un ragionamento che fila, ma è carente di diversi elementi. Dunque non possono mancare alcune osservazioni.
    I terroristi hanno un duplice “brodo di coltura”: la scristianizzazione che ha prodotto il vuoto attuale della nostra società e l’Islam, che sta capillarmente invadendo le nostre terre. Il tanto sbandierato Islam moderato non esiste: esistono islamici moderati finché non sono anch’essi sopraffatti dai fondamentalisti che rappresentano il vero volto dell’Islam che è una religione teocratica (non prevede la scissione stato-religione) e ha la sua ragion d’essere nella violenza da cui è nato e nella quale si alimenta (non lasciatevi trarre in inganno da Sure del Corano che sembrano pacifiste, quando la parola d’ordine dell’Islam è “sottomissione” degli “infedeli” con la forza o con la dhimmitudine (status giuridico riconosciuto ai non-musulmani che vivono in uno stato musulmano, che impone una specifica tassazione coatta e sperequazione nei diritti civili).
    Attenzione anche agli Imam ‘perbenisti’, colti e ‘civili’, che pullulano nelle nostra Agorà televisive, impegnati con grande abilità ad offrire un falso volto di Islam-moderato. Peccato che non trovino interlocutori abbastanza conoscitori dell’islam dal ricordare loro la “taqqiyya” : la dissimulazione (Comportamento esteriore che nasconde o addirittura rinnega la fede islamica o aspetti peculiari di essa. Sostanzialmente dissimulazione che inganna per raggiungere i propri scopi che non escludono la violenza invasiva).
    Peccato anche che non trovino interlocutori che non sappiano loro replicare che ogni moschea (e relativa madrassa : scuola coranica) nonché la comunità di riferimento sono islam, secondo il loro principio di extraterritorialità. E dunque non sono più soggette alle usanze e alle leggi del Paese che incautamente le lascia proliferare come funghi. Dunque i guai matureranno tra qualche generazione (non dimentichiamo la loro prolificità rispetto alla nostra denatalità), anche a causa degli irrefrenabili flussi migratori che non c’è bisogno comprendano reali o potenziali terroristi per configurare una vera e propria drammatica invasione. E il fenomeno comincia prodursi e rivelarsi in altri paesi europei: Francia e Belgio (vedere recenti fatti di Parigi e cosa ne pensano gli intervistati musulmani) nonché Regno Unito in cui la sharia è già stata richiesta. Se ciò ancora non appare in Italia è perché, per il momento (ma non so per quanto), il quantitativo di immigrati residenti non ha raggiunto quei livelli quantitativi.
    Oltre a ritrovare le nostre radici giudeo-cristiane coniugate nella civiltà greco-romana che è stata per secoli l’anima anche culturale dell’Europa, avremmo bisogno di governanti capaci di frenare, pur con tutto il rispetto per l’altro, i fenomeni invasivi e di contenere il fenomeno, con leggi che rispettino la nostra identità e cultura (nella scuola, in primis e poi anche altrove)….

  3. bri

    Mah!
    Solo a me paion numeri talmente piccoli da non meritare riflessioni cosi’ particolareggiate?
    in fondo questi son molti meno dei simpatici membri del tifo ultras dei tempi che furono
    Furono?

  4. vale

    un tipo di valore occidentale dei giorni d’oggi:

    http://www.papalepapale.com/develop/bestemmiavano-dio-e-lor-parenti-bestie-e-bestemmia/

    Il sacerdote aveva appena terminato di pronunciare la frase: “mistero della fede” quando una orribile bestemmia contro Dio, un cosa veramente orripilante, urlata a squarcia gola, è risuonata nel silenzio, rimbombando in quella cassa armonica. E’ stato un attimo tremendo, ho ancora il voltastomaco pensando a quell’attimo. L’indignazione ha avuto il sopravvento sul disgusto e vi garantisco che la prima cosa che mi è venuta in mente è la parola: “…bestia!” che ho anche pronunciato ad alta voce girandomi verso l’ingresso della chiesa, da dove proveniva l’urlo, per vedere chi fosse l’autore di un atto così orrendo.
    Era un ragazzotto sui sedici anni con zaino sulle spalle e pettinatura “crestata” all’ultima moda, evidentemente appena uscito da scuola.

    1. Che come molti dei ragazzini di quell’età, non sanno neppure quel che realmente dicono… ma urlare cose “contro”, prendere a calci e pugni cose o persone, demolire la loro stessa vita riesce loro molto “naturale” 😦

  5. vale

    @bariom
    già.
    cmq,per tornare a bomba,leggo le prime 30 pagine del libro appena uscito di Fiamma Nirenstein “il califfo e l’ayatollah”.

    …paesi che cercavano una strada dopo le rivoluzioni delle “primavere arabe” vengono travolti nel conflitto tra iran e sunniti,immense schiere di profughi vagano al confine di turchia e giordania..il numero dei profughi in movimento e nei campi supera i 14 milioni, il numero di morti in mare si avvicina ai 30mila e pare che quest’anno un milione di profughi sia in marcia verso di noi…dalla siria 900mila profughi sono fuggiti in turchia e irak dove già quasi 2milioni e mezzo di persone sono scappate…questo terrorismo ha un dato comune: individua un solo colpevole,un solo reprobo cui va attribuito ogni male,cioè l’occidente colonialista,sfruttatore,superbo,degradato con i suoi giovani miscredenti( vedi sopra,nota mia)…

    questo libro,che osserva quello che abbiamo di fronte con gli occhiali dell’analisi e non con quelli dell’illusione,cercando di fornire i termini reali del pericolo….delinea alla fine una speranza di concreta pacificazione,almeno momentanea,che ci sembra scritta nella situazione attuale.

    come sia proprio da uno scenario tanto tragico quanto lo scontro tra sunniti e sciiti che ci ha investito che può nascere una speranza di stabilità.

    ma perché diventi una promessa,a cambiare strada dovremo essere anzitutto noi,europei ed americani, che quelle strade le abbiamo sbagliate da tempo,proiettando sulle società mediorientali un’immagine di noi che ci ha portato al fraintendimento di ciò che stava accadendo,intensificando le ostilità culturali e religiose,creando conflitti e innescandone l’esplosività…

    1. vale

      @ giusi
      sono in corso di lettura del libro. l’ho preso in digitale in francese,appena uscito.
      siccome sono compulsivo, appena esce qualcosa che interessa, lo prendo ed inizio a leggerlo. ne sto leggendo circa 5 contemporaneamente. con houll. sono a metà.

      1. vale

        questo non vuol dire che houll. non ci prenda,rispetto alla nirenstein,ma anche girard aveva prefigurato simili situazioni nel suo calusewitz all’estremo.
        è che certe derive sono prevedibili. e non è detto che il caos che si è creato in mediooriente e nord africa( includo l’egitto ( dove secondo un sondaggio di qualche tempo fa ,il 60% degli egiziani vorrebbe come legge la sharia senza se e senza ma) non sia stato voluto.
        anche se,poi, sfuggito di mano.( qualcosa di simile l’ha detto la clinton,che è stata tra le tristi protagoniste del caos che si è verificato laggiù…)

      2. zimisce

        @ Anomino 69 sulla questione dell’altro tread sulle alleanze tra lontani per fronteggiare nemici comuni (che volete farci sono un ritardatario cronico)

        Nulla da obiettare sulla possibilità mettere da parte le differenze e formare un’alleanza eterogenea in stile Yalta. Possibilissimo.
        Il problema secondo me oggi è su chi sarebbe un alleato affidabile. L’armata rossa era un alleato affidabile, perché formata da uomini disposti a combattere, ad affrontare le privazioni della guerra e a morire per qualcosa. Per quanto alcuni di loro fossero illusi da un’ideologia disumanizzante (ma certo lo erano soprattuto i loro capi), la maggioranza di loro credeva in qualcosa. La maggioranza nella speranza di una vita migliore per loro o per i loro figli, una volta che l’utopia si fosse realizzata. Alcuni forse perché avevano davvero migliorato un po’ le loro condizioni di vita rispetto a quando servivano in un latifondo e non volevano finire servi di un latifondista tedesco. Altri forse per la paura di essere mandati in Siberia se non avessero combattuto. Ma in ogni caso erano esistenzialmente abbastanza sani da considerare la vita una cosa seria e volevano viverla in modo possibilmente migliore, o che almeno non peggiorasse.

        Ora, per cosa può combattere l’Occidentale moderno medio? Tu stesso, caro Anonimo, l’altro giorno ti lamentavi di come fosse ingiusto vivere la vita senza che ci fosse stato chiesto se ce la sentivamo di affrontarla. Dicevi anche che dopo attente considerazioni filosofiche hai escluso la possibilità del suicidio come via di uscita. Bene, meno peggio che cercare di riempire la vita con i piaceri come l’edonista o di riempirla con l’odio come fa il fanatico. Ma seriamente, ti sembra un’impostazione filosofica con cui si può affrontare una guerra? Può anche darsi che alla prova dei fatti, nel mezzo di un attentato, tu ti dimostri più coraggioso e altruista di me. Ma in tal caso dimostreresti solo che la tua impostazione filosofica ufficiale era solo una facciata, e nel cuore ne segui un’altre. Te lo auguro.
        Ma immagina la comicità di uno squadrone di soldati che si muova al grido: “Per la libertà di continuare a dire che vita e non vita ci sono indifferenti, siam pronti alla morte!”. Oppure, secondo la filosofia di quel giornalista americano citato in un altro commento “Per continuare ad avere i piccoli piaceri quotidiani, nella breccia, nella breccia!”. O ancora, per chi vive leopardianamente: “Per non aumentare il dolore di quelli che inutilmente ci amano, resistete!”. O ancora per i più filantropici: “Per difendere le vite di altri, alcuni dei quali ci piacciono abbastanza, all’attacco!”. O ancora per chi condivide la filosofia di Scalfari “Per l’idea del bene che mi viene dalla coscienza, coraggio!”
        E non venirmi a dire che queste impostazioni filosofiche appartengono ad una piccola acculturata percentuale della popolazione. Tutti hanno impostazioni di fondo, anche non espresse razionalmente. E quella della nostra società nel suo insieme si sta spostando pericolosamente verso quel tipo di società che ti impedisce di essere un alleato affidabile. Finché la percentuale di persone che vivono secondo scuole di pensiero simili è abbastanza bassa, ci sono spazi nella società che permettono di vivere così. Ma temo che noi siamo già quasi al 50% della popolazione che vive un epicureismo di nome o di fatto. E siccome la nostra società è democratica ne consegue che anche le decisioni prese sono epicuree e le politiche di fondo sono epicuree.

        1. @zimisce ottime considerazioni… 😉

          Al di là di singoli atti di coraggio o eroismo, il mito della “libertà è far quel che ci pare”, difficilmente si coniuga con una “presa delle armi”, metaforica o meno, dove sostanzialmente a fronte di un comune sentire e/o “ideale”, si deve giocoforza sottostare a una forma di totale obbedienza che non ammette ma, mi, mo…

          Che piaccia o meno sentirselo dire in tempi di massima “libertà” e sfrenato individualismo, questo è quanto.

        2. Anonimo 69

          Capisco le tue argomentazioni, ma il fatto è che la mia presa di posizione contro la vita, è “mia” soltanto. Non credo che sia poi diffusissima. Ne conosco di laici (o laicisti) che amano la vita, che hanno figli e che vogliono vivere.

          Quindi è possibile che quando tutti (cattolici, atei, agnostici, protestanti ecc.) ci si veda seriamente minacciati dall’intolleranza dell’islam e dalla sua aggressività espansionistica, l’istinto di conservazione ci porti ad unirci………………

          Del resto, la gente ha combattuto ed è morta per i più svariati motivi: se, per secoli, ci si è serviti di milizie mercenarie, è segno che anche coloro i quali combattevano solo per denaro, un po’ affidabili si erano dimostrati o no? I mercenari svizzeri di Luigi XVI si fecero massacrare per difendere le Tuileries, il 10/8/1792!

          Complimenti, caro zimisce, per il tono corretto ed urbano del tuo post. A69

          1. zimisce

            Ah figurati, sono così corretto che ogni tanto mi inviano a… (cit. Ligabue).

            Comunque sui mercenari sarebbe interessante scoprire che cosa pensavano/desideravanoquando andavano in guerra. Forse speravano di mettere da parte molti soldi in fretta per poter poi condurre da qualche parte una vita normale, con una famiglia ecc.? Un po’ come alcune prostitute di oggi? O forse erano, come i miliziani dell’Isis, persone che avevano perso la speranza di una vita degna e si legavano a qualche capitano che li faceva sentire importanti? A differenza dell’Isis però, difficilmente un capitano di ventura avrebbe potuto promettere il paradiso ai suoi soldati. Anche se certo tra i loro ranghi doveva esserci una sorta di religiosità che puntava tutto sulla misericordia divina. O forse queste persone si ricostruivano un senso della vita fondato sull’onore della compagnia e su quello del capitano? Perché per soldi non ti fai massacrare. Puoi perderti poco a poco per soldi, ma con la morte in faccia non lo credo possibile. Forse avevano un senso dell’onore malriposto come quello di certi mafiosi.
            Bisognerebbe leggere il diario di uno di questi personaggi.
            Comunque il mio assunto resta lo stesso: non si può combattere nessuna battaglia finché si pensa che la propria vita non valga niente, che non ci sia qualcosa da difendere o qualcosa in cui sperare, che ci sia insomma qualcosa all’infuori di sé per cui valga la pena spenderla. Il problema è che se non si trova una speranza degna se ne accetta anche una indegna. E qui hai ragione, non sono in molti a scegliere l’atarassia filosofica. Ma si scelgono oggi compensazioni così fragili (le tresche, i cocktail, quelle cose che elencava il giornalista di prima) che non reggono di fronte ad una sfida mortale. O meglio la possibilità di anestetizzarsi col piacere c’è sempre stata, ma mai era stata aperta a una così larga percentuale di popolazione.
            L’amore per la vita però, se si basa su questo diventa così fragile che si cede subito alla disperazione (= se viene l’ISIS gliela do vinta tanto stavo male uguale) o all’odio (= la colpa è tutta di qualcuno che mi impedisce di godere, mi converto e entro nell’ISIs). È vero che chi si fa una famiglia ha una maggiore predisposizione al sacrificio. Ma così si sposta solo il problema di una generazione: se il genitore non testimonia di dare un valore forte alla vita che vada al di là del figlio (magari facendone uno solo così da togliersi la soddisfazione senza incomodarsi troppo) quest’ultimo avrà buone probabilità di cercare di essere ancora più comodo non facendone nessuno. Leggevo da qualche parte che i giovani miliziani dell’ISis provengono dagli stessi ambienti sociali dove i giovani in grandi percentuali muoiono per droga. Sono entrambe strade di disperazione di chi non trova qualcosa per cui amare e sacrificarsi (e non ha i mezzi per anestetizzarsi). È un arrendersi all’odio, nel primo caso contro se stessi e i familiari, nel secondo contro gli altri.
            Il kamikaze è un surrogato del martire, come la droga è un surrogato della felicità.

            1. Gli stessi figli che in tempi non lontani diventavano hippies…
              Stesso meccanismo, stesso rifiuto di modelli “paterni” che trovavano vuoti di senso e significato.
              Stesso desiderio di trovare una senso alla vita, una pienezza, una appartenenza, cercati altrove.

              Stessa “sete di infinito” che come Sant’Agostino insegna, si placa solo in Dio.

            2. Bri

              @Zimisce
              “non si può combattere nessuna battaglia finché si pensa che la propria vita non valga niente, che non ci sia qualcosa da difendere o qualcosa in cui sperare, che ci sia insomma qualcosa all’infuori di sé per cui valga la pena spenderla”

              Narrata qui: http://www.radio1.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-c0b0a017-0bf3-44cf-aa96-2056fa3a81f0.html
              e qui http://www.radio1.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-b3f56d63-9d0b-48ee-88f9-efa9bb2d6356.html
              c’è la storia che sintetizzo sotto

              Invito chi avesse e tempo e voglia di ascoltarlo, io vado a memoria, di correggere eventuali miei errori nel resoconto e di NON procedere nella lettura, pena rovinarsi il finale. Tra l’altro c’è molto di più che non una singola storia

              NON LEGGETE da qui in poi … a meno che non siate di fretta

              E’ la storia di un contabile francese, che abbandonato dalla moglie la quale gli sottrae anche il figlio piccolo, si arruola nella legione straniera. Ricordato dai commilitoni come di pochissime parole, non raccontò mai nulla di sè a loro.
              Dopo una militanza ultradecennale, morì in battaglia.
              I legionari avevano usanza di frugare nelle tasche dei compagni caduti, non con lo scopo principale di racimolare soldi, ma per vedere se c’erano ultime volontà da adempiere. Trovarono una fotografia della moglie in abito da sposa. Moglie di cui appunto non aveva mai parlato.
              Nella stessa battaglia morì anche un giovane ufficiale: nel suo portafoglio, gli stessi legionari, trovarono la fotografia della stessa donna solo un po’ più avanti negli anni.

          2. Luigi

            I “mercenari svizzeri di Luigi XVI” erano soldati.
            Questo basta e avanza a motivarne il sacrificio, più che l’occidentale e un poco sprezzante “combattevano solo per denaro”.

            Ciao.
            Luigi

            1. Anonimo 69

              Voi sostenete che l’uomo per combattere debba avere un ideale superiore che ne motivi il sacrificio? Io purtroppo ho una concezione materialistica della storia e credo che l’uomo combatta prevalentemente (ma NON solamente) per il soddisfacimento dei bisogni materiali. Io credo che il fattore economico sia il principale (ma NON l’unico) fattore determinante della storia.

              Questo non vuol dire che la causa economica determini TUTTI gli accadimenti storici (nemmeno Marx ed Engels pensavano questo) ma che solitamente è quella più importante. Ma è ovvio che accanto ad essa possono giocare altre concause, pure importanti.

              Tanto premesso, io ho grande fiducia nell’egoismo e nella cupidigia umana, e credo che, quando la gente corre il rischio di rinunciare agli agi e alle libertà personali (e qui intendo quelle di fare i propri comodi, più che le libertà politiche) cui è abituata, può anche armarsi e fare qualsiasi cosa.

              Io ho sempre avuto riguardo ai difetti altrui, piuttosto che ai pregi, e, di rado mi sono sbagliato. A69

              1. Luigi

                Io non sostengo niente (e poi il “voi” non era fascista?).
                Termini quali “ideali e valori”, tanto più se “superiori”, determinano poi in me alquanta diffidenza; per non usare termini più forti.

                Dico solo che quelli di Luigi XVI erano soldati – dimostra che fossero altro, se puoi – e ciò basta a spiegarne il sacrificio.
                Come basta a spiegare il comportamento di un leone il fatto che, appunto, sia un leone.

                Tu spieghi i comportamenti umani con l’avere (avere ideali piuttosto che interessi economici), io con ciò che gli uomini sono.

                Quanto ai bisogni materiali, mi vien da sorridere.
                La “civiltà” dove questi sono più stati soddisfatti nell’intera storia umana, tanto che se ne inventano sempre di nuovi, è anche quella foriera di maggior insoddisfazione per chi vi appartiene…

                Ciao.
                Luigi

                1. Anonimo 69

                  Ah, ma si aspira sempre a qualcosa che poi dà saturazione e insoddisfazione: “Ma stia ben da capo a fondo l’uom contento mai non è…………………….sempre avanti, sempre avanti, va scontento l’uom di sè!”” (da “Il Signor Bruschino” opera giocosa di G. Foppa, musica di G. ROSSINI) .

                  Solo chi ha una grande fede (che resista agli insulti del mondo) può dire di aver trovato un bene che non cessa mai di soddisfarlo. E non basta dirlo di avere QUELLA grande fede…………………….e, attenzione! non sono solo i cattolici a dire di essere animati da una fede intemerata. A69

  6. …meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora… qualora se ne presenti l’occasione, di fare il leone!
    Ora che occasione abbiamo noi sedentari omuncoli-pecore-cittadine imbelli adibite ai commerci agli studi affici amministrativi ai trasporti ai servizi (cosiddetti) alle cure domestiche eccetra? Siamo, i nostri nonni, da poco scampati a un massacro senza eguali (i939-1945) e ancora dovremmo affrettarci non solo a scendere sul piede di guerra, ma anche di inventarci artificialmente (considerato che non ce li abbiamo più “per natura”) quei valori veri che ci ebbero uno volta i nostri padri e per i quali pugnarono? Molto meglio, nel mentre che aspettiamo il momento di armarci (che arriva sempre) (la storia lo insegna) seriamente provare a essere epicurei, che per l’ignorante vuole dire semplicemente abbandonarsi al godìo dei sensi, ma, per chi sa cosa è stato l’epicureismo, non sarebbe per nulla un arte da disprezzare!

    1. zimisce

      @ filosofiazzero

      L’epicureismo, anche nella sua forma migliore (che riassumerei, sperando in non risultate ignorante, in: fare buon uso del presente cercando la felicità, essere moderati in tutto per ottenere l’atarassia e coltivare le relazioni che ci rendono migliori), non ha mai reso nessuno capace di affrontare le avversità, per quanto mi risulta. Ha altri pregi, credo, tra cui quello di aver creato persone più divertenti dello stoicismo.
      Comunque, Catullo cercò per tutta la vita la felicità con la persona che credeva potesse renderlo felice, e si consumò disperatamente fino a morire trentenne, uno dei primi esempi di vita da rock-star della storia.
      Orazio imbracciò le armi a suo tempo, ma piuttosto per certi ideali che la società romana aveva incamerato ben prima che la filosofia ellenistica andasse di moda presso le classi colte.
      Virgilio pure si convertì a cantore di quei valori tradizionali che un epicureo puro avrebbe certo considerato inutili sprechi di vita e tempo.
      Ovidio pagò forse le conseguenze dello stile di vita epicureo che certo era diffuso a corte, dimenticando che all’esterno il suo princeps stava combattendo una battaglia per la restaurazione dei valori tradizionali. Ipocrita forse il princeps, ma ben conscio che senza quelli non si va lontano. E lo stesso Ovidio, allontanato dall’alta società e dalle ragazze del Circo Massimo, non praticò l’atarassia, ma non seppe fare di meglio che piagnucolare per riavere la sua vita precedente.
      Non conosco altre biografie di epicurei al momento. Comunque si può vivere una piacevole vita da epicurei finché si è giovani, ricchi e belli (queste ultime due cose possono essere in alternativa perché l’una può procacciare l’altra). Come diceva quello più filosofico dei fratelli Karamazov, almeno fino a trent’anni i boccioli della primavera sono un motivo sufficiente a vivere.

  7. …l’etica dell’epicureismo consiste semplicemente nella frugalità di vita, nell’amicizia, e nella non paura della morte, perchè con la morte finsice tutto, chi muore non è più e non può nemmeno patire.

    Tra gli autori che hai citato ne manca uno molto importante per la presentazione della storia e dei principi dell’epicuresismo: Lucrezio, uno dei più grandi poeti della latinità.

    1. zimisce

      Vero, ma si parlava del rapporto tra filosofia propugnata e vita reale. Della biografia Lucrezio non si sa assolutamente nulla. Il che significa che almeno un principio dell’epicureismo è riuscito ad applicarlo: il “lathe biosas”.

      1. zimisce:

        …non ti so dire se ci siano mai stati epicurei che abbiano messo in prarica la filosofia propugnata. Se a te non ne risultano vuole dire che probabilmente non ce n’è mai stato nessuno
        (eccetto quei rammolliti depravati da te segnalati e ora quelli attualmente viventi in Francia
        e altrove in occidente)

  8. Vitangelo Moscarda

    Mi piacerebbe che tutti i laici del mondo si riunissero per uccidere chiunque creda in un dio o in un profeta. Chiunque abbia bisogno di “valori” religiosi per vivere è un pazzo. Dunque, potenzialmente pericoloso.

      1. No, è il solito fenomeno che ha capito tutto… Come se non ci fossero pazzi tra gli atei e gli agnostici.
        Da morir dal ridere poi uno a cui “piacerebbe che tutti i laici del mondo si riunissero per uccidere chiunque creda in un dio o in un profeta” e pensa che sono gli altri “potenzialmente pericolosi” 😀 😀

    1. Thelonious

      @Vitangelo Moscarda

      hai fumato bene stamattina ! che roba hai preso? dimmelo, dai, potrebbe tornare utile anche a me in certi casi…

  9. Bri

    Ieri ho lasciato, per questioni di tempo, un estremamente conciso post che non ha sollecitato attenzione alcuna
    Ho letto poi commenti vari che denunciano l’islam e la religione come problema
    Facendone in alcune occasioni anche un po’ di tutta l’erba un fascio
    Dal post di Guzzo si ricava poi l’idea che la mancanza di valori sia un terreno fertile per la coltivazione di foreing fighters, e/o attentatori euro-islamici
    Trovo che ci sia molta ingiustizia nella diffusione di tali idee
    E altrettanta nel consenso che generano

    Potrei lasciar perdere ma … perchè perdere un’occasione 🙂

    Detto che è fin banale osservare che l’assenza di valori è un vuoto che ogni individuo prova a colmare a modo suo: chi lo sballo, chi l’ideologia. Pertanto se è vero che un cambio di scala di valori è ipotesi remota, trovo le conclusioni scontate in partenza. Aggiungo tra l’altro che i numeri, le percentuali con cui pare possibile misurare il fenomeno sono abbastanza rassicuranti: si tratta di cifre insignificanti. Si confrontino le 40 persone su 1 milione che dal “traviatissimo” Belgio partono per unirsi all’Isis con i 60.000 carcerati italiani (1 su 1000) di cui oltre 20.000 per reati connessi al settore degli stupefacenti

    Rimandavo poi a un fenomeno ben noto in europa, e che evidentemente non ha mai suscitato interesse tra i lettori di Costanza: il tifo da stadio. In particolare fenomeni “ultras” o “hooligans” in generale pur nelle loro differenze.
    Fenomeni che affondano le radici nel disagio sociale (che include benessere e noia) e che per pura fortuna sono mediati da un’ideologia che pur prevedendo lo scontro (anzi pianificandolo e cercandolo secondo modi e azioni da guerriglia proprio come i tristi episodi recenti) da un lato non contempla l’uso indiscriminato di armi da fuoco dall’altro non sempre distingue tra il tifoso nemico e il semplice passante. Altro fattore di mediazione degli effetti di tali attività è dato dal controllo sistematico degli organi di polizia.
    In sintesi, ove c’è disagio c’è violenza. C’è la ricerca di un’appartenenza per darsi un senso. C’è l’adesione totale ai valori del gruppo. C’è l’uso della droga prima di un attentato, come quello dell’alcool prima degli scontri con l’altra fazione di tifosi.
    Sono somiglianze non casuali. Ce ne sarebbero probabilmente altre che però non essendo sociologo esprimerei senz’altro in modo impreciso.

    Fare quindi dei discorsi sull’islam che ci vuole tutti morti è fare mistificazione: ci sono gruppi minoritari di fanatici che si muovono secondo logiche “ultras” che non vengono repressi dalle forze dell’ordine o eserciti locali. Compiono atti orribili con un’eco propagandistica eccezionale. Ma se fosse lasciata mano libera a certi gruppi xenofobi della nostra cara europa cosa pensate accadrebbe? (non calo la xenofobia dall’alto, spero sian noti i legami tra un certo razzismo e le curve degli stadi)

    Ci sarebbe altro da dire sul marketing degli attentati, sulla geopolitca, sulle sofferenze musulmane ad opera di altri musulmani … ma … magari un’altra volta

    Già son a corto di tempo che immagino anche voi 🙂

    Disclaimer
    Mi son riletto: mamma, che forma raffazzonata di pensiero! Se non si capisce, non preoccupatevi, non vi siete persi nulla

      1. @vanni, @giusi
        Son disposto a leggere i motivi e le vostre osservazioni
        In fondo si scrive per confrontarsi, capire, ravvedersi

        1. fortebraccio

          mi dispiace Bri, ma dovrai aspettare (temo) un bel po’.
          Perchè si è preso solo gli elementi a favore di una tesi – “son tutti sporchi e cattivi a prescindere”.
          niente sul fatto, ad esempio, che oltre alla loro patria abbiano tradito anche i loro genitori (o siamo in presenza di generazioni di terroristi?).
          Oppure sul fatto che per diventare tali, abbiano dovuto “emigrare” in altri territori – evidentemente non c’erano maestri abbastanza cattivi in Francia…
          Ancora: ma se i mussulmani francesi sono così tanti e blutti e spregiudicati, perchè non hanno votato in massa un loro partito? O se preferisci: come mai i terroristi in francia, dopotutto, son così pochi?
          infine: cosa ci dice la scelta degli obiettivi sulla loro strategia? Perchè hanno scelto quegli obiettivi invece di altri (molto più simbolici come monumenti, o esponenti dello Stato, o di altre religioni, o intellettuali…)?

          Esiste un precedente (di stile terroristico) in europa, simile (come modus operandi) a quello accaduto in francia: Breivik (quello che si definiva templare, miles Christi): peccato che ce ne siamo già dimenticati.

          Che la strage sia ordinata da Allah, da Satana o da una vocina che esce dall’oblò della lavatrice, perché dovrebbe essere approntata una difesa di volta in volta diversa?

          1. Vanni

            @Bri e Fortebraccio

            “Perchè si è preso solo gli elementi a favore di una tesi – “son tutti sporchi e cattivi a prescindere”.”

            Tesi mai propugnata. In ogni caso tirar fuori gli hooligans per studiare il fenomeno dei terroristi islamici mi fa venire

            in mente il vecchio detto toscano “Dove vai?” “Le son cipolle”, usato quando quando manca un minimo di

            attinenza. Per il problema dei musulmani in Francia risegnalo, perché qualcuno lo ha già fatto, il link

            http://www.papalepapale.com/develop/eurabia-anzi-no-euratea-gli-evirati-arabi-di-francia/

            1. @vanni
              Può essere che io abbia torto, che tu abbia ragione, che entrambi abbian torto, che mi sia spiegato male io, che non abbia capito tu o entrambi un po’
              Resta che non critichi nel merito ma sentenzi
              Si fa fatica a provare a intavolare un ragionamento in questo maniera, eh

          2. @fortebraccio
            Nooooooo! Mi hai rubato la carta Breivik … me la sarei giocata più avanti 🙂

            Anche se in realtà mi pare che questa discussione non decollerà mai

  10. …in conclusione, da quello che ho capito, attraverso i commenti, “ci siamo fatti (noi occidentali) la frusta per il nostro culo!”
    (la soluzione: ritrovare gli antichi vaolri cattolici pre-illuministici e, se occorra,, armarsi contro i “veri” infedeli)
    (e alla svelta) (o non ho capito nulla) (come il solito)

  11. vale

    @bri
    Nn serve mica tanto per capire l’Islam.basta leggersi il Corano e gli hadit.
    Se,dopo esserselo letti,v’è ancora qualcuno che possa pensare che quell’accozzaglia di prestiti dal Talmud,dai padri del deserto,dalle varie forme di cristianesimo che si professavano al tempo possa definirsi una religione rivelata-per cosi dire-e’ meglio che vsda da uno psichiatra.

    1. @vale
      Il tuo è purtroppo l’esempio di quel che dicevo sul fare di ogni erba un fascio
      Il maggior numero di vittime dei terroristi islamici si conta tra gli … islamici
      Qual è il vero Islam. Quello dei carnefici o quello delle vittime e dei profughi?

  12. fortebraccio

    “Quando il cristianesimo aveva la stessa età dell’islam si macchiò di crimini anche peggiori. Ma, anche oggi, quando agiscono fanno morti entrambi e non c’è molta differenza tra i morti dei quali è responsabile un musulmano che del Corano trascura i passi che invitano alla tolleranza, per preferire quelli che esortano all’jihad, e i morti dei quali è invece responsabile un cristiano che nei Vangeli trova che il versetto più eccitante sia “chi non è con me è contro di me”. Si pensi, per esempio, al Salmo 138, che qui citiamo solo perché è il preferito da Benedetto XVI per quel molto lirico “sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre” (v. 13). Bene, poco più avanti recita: “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori! […] Non odio forse, o Signore, quelli che ti odiano e non detesto forse i tuoi nemici? Li detesto con odio implacabile come se fossero miei stessi nemici” (vv. 19-22).
    L’intolleranza è intolleranza, e i morti che causa sono tutti uguali, e in ogni religione c’è la radice della violenza. Ma se lo fai presente troverai sempre chi si scompone, insulta, sbava. Troppo tempo a farsi suggestionare da Ferrara, fa così per riflesso pavloviano.”

    (l’originale -che ho adattato in un paio di punti- è qui: http://malvinodue.blogspot.it/2011/07/lintolleranza-e-intolleranza-e-i-morti.html)

    1. Ma va là fortebraccio… nel cuore di OGNI UOMO c’è la radice di ogni violenza!
      Chi già ce lo aveva ricordato? Forse nel tuo no? Inganni te stesso…

      Poi vuoi fare di tutta l’eba un fascio, che di certo aiuta molto a distringuere, discernere, decidere, scegliere… fai pure.
      Sai i Salmi li conosceva bene e recitava anche Gesù Cristo, che ha portato la legge a compimento senza mai contraddirla o rinnegarla e il Cristiano basa sul Suo esempio e il Suo Spirito il compimento della Parola (anche dei Salmi), ma tu per ignoranza o per comodo, fai un bel mescolone per arrivare a sostenere quel che sostieni.

      Poi mi ha rotto il disco rotto (scusate la ripetizione) di quelli che nel passato remoto, hanno fatto le peggio cose traviando l’insegnamento di Cristo? Questo sminuirebbe il Suo insegnamento o la Sua stessa Figura?
      Ma fammi il piacere…

      Scommetto che tra i tuoi antenati c’è persino qualche assassino… dici no? Quindi dovrei dirti: a chi vieni a parlare di violenza o non violenza?

      1. @bariom
        Ma tu hai capito, o sai, che fortebraccio ce l’ha col cristianesimo?
        A leggerlo mi pareva che ce l’abbia con chi radicalizza a senso unico il giudizio sull’Islam, prendendo i fondamentalisti terroristi a modello di ogni fedele islamico
        Dici che ho capito male io? Può essere, eh

        1. Io invece non capisco perché secondo te (o altri) il giudizio radicale e negativo sull’Islam debba ipso facto tramutarsi bello stesso giudizio su tutti i Mussulmani…
          Ma tu hai letto ad esempio qualcosa su chi fu Maometto?

          Saltando ad altro ma come paragone, io ho “studiato” la storia dei Testimoni di Geova, sui suoi iniziatori, la struttura e il modus operandi… Non posso che averne un solo negativo giudizio. Per ciò dovrei riportare detto giudizio su tutti i suoi adepti? Non lo faccio.

          Rispetto Fortebraccio, io ho contestato una sua precisa affermazione laddove pretendeva individuare il cuore della violenza in tutte le forme di religione e non credo tu possa essere dello stesso parere.

          Cmq questa polemica (la prima non quest’ultima) si è già estesa su altro post in particolare tra ola ed altri, non ho una gran spinta a riprenderla…
          Ciao

          1. @bariom
            Perchè non c’è nei commenti chiarezza in merito, ed è facile, concedimelo, interpretarli a quel modo

            Certo che no, ma quella a me non pareva una sua affermazione, quanto un riportare frase altrui, con la quale si applicava il medesimo ragionamento fatto qui da alcuni sull’Islam onde falsificare entrambi. È questo che dubitavo di aver capito e ti chiedevo se avevo appunto malinteso, dato il tuo commento così deciso

            Noooo, mi son perso la polemica alle sue origini! Dove, dove? 🙂

            Buona domenica Bariom
            Buona domenica a tutti

            1. @Bri, cosa intendesse realmente Fortebraccio può chiarirlo solo lui, se ha tempo e voglia…

              Sul resto rimane una realtà incontrovertibile: Il Mussulmano “vero” (passatemi il bruttissimo termine) non può che applicare l’insegnamento della sottomissione dell’infedele, con le buone o con le cattive (che poi anche le buone te le raccomando) e se non è così qualcuno mi spieghi l’alternativa partendo dal Corano; il Cristiano (sempre quello di cui sopra) e quello dell’amore al nemico. Quello del martirio che non prevede il farsi saltare in aria portando con sé il maggior numero di infedeli possibile… Come non diffidare (aggiungiamo la dissimulazione di cui già si è.detto.

              Buona Domenica. Buona Festa di Cristo Re dell’Universo.
              L’unico, il solo, il vero vincitore e sovrano di ogni regno, nei Cieli e sotto i Cieli. 🙂

              1. @bariom
                Premessa: non è pensabile nemmeno paragonare l’insegnamento di Cristo con quello di un uomo. Così, per chiarezza di pensiero.

                È tutto in quelle virgolette attorno a vero che si gioca il ragionamento. I pochi che ho conosciuto probabilmente non erano veri, Al Sisi è un venduto, gli imam francesi stanno dissimulando e questo studioso è certamente un millantatore. http://www.asianews.it/notizie-it/Studioso-musulmano:-combattere-i-jihadisti-dell%E2%80%99Isis-con-una-nuova-interpretazione-dell'islam-35927.html

                Io non riesco ad accettare quel vero nemmeno dentro una coppia di virgolette se legato a quello che scrivi dopo. E ciò non altera la mia premessa che ribadisco
                Rappresentare l’Islam con quella sintesi di sottomissione … ecco … non ho questa esperienza (nota, parlo di vissuto, limitato, non di studio approfondito, quindi, posso sbagliare, ma voglio capire)

                Ricambio l’augurio caro Bariom 🙂

                1. Come immaginavo quel “vero” può essere frainteso (ma colpa mia averlo usato).
                  Come vogliamo tradurlo? Fede adulta? Fede coerente sino alle estreme conseguenze?
                  Vedi un po’ tu…

                  Quindi non si tratta di singole o multiple esperienze personali – mia moglie ha tra i suoi colleghi un mussulmano ed è uno tra i colleghi, tra i più ligi al lavoro e disponibile nell’aiuto (poi però vai a casa sua e sua moglie sta sempre girata di spalle e non mostra il volto… vabbè se va bene a lei) – si tratta di andare in può più a fondo ed essere consapevoli di cosa chiede l’Islam ai suoi fedeli “integri” (o integralisti direbbe il mondo dandone una accezione negativa). Quindi rimando a quanto sostenuto sopra.

                  Nel link che riporti (che sia un millantatore lo hai scritto tu seppure in tono provocatorio…) il professor Abdullahi Ahmed An-Na’im esprime una sua personalissima (e condivisibile) opinione e guarda caso parla di “riformare” di “reinterpretare” (noi Cristiani addirittura auspichiamo in vece un ritorno alla radicalità del Vangelo…) e anch’egli riconosce che il grosso problema è che manca una autorità unica e univoca nell’Islam perché questo possa avvenire come unica linea guida e di intenti.
                  Nell’articolo troviamo:
                  “Ma per far emergere una visione alternativa della sharia e fondare un consenso che sia adatto all’epoca, i musulmani devono prima di tutti riconoscere e affrontare il fatto che hanno accettato una interpretazione tradizionale della sharia e ignorato le alternative che potrebbero permettere di condannare lo SI come non islamico.”
                  Che alla fine è null’altro che un auspicio, una visone certo più illuminata, che anzi sottolinea un passo ancora incompiuto. Quindi che conclusione possiamo trarre? A essere pessimisti, che la voce del professor Ahmede simile a quella di chi grida nel deserto.

                  Io, non avertene a male, chiudo qui questo confronto… E’ stato trattato da persone ben più preparate ormai in ogni dove, non ho la presunzione di essere esauriente, né tanto meno di convincerti… di certo io non sono convito della posizione che sembri sostenere, che trova accettabile in linea di principio, ma che deve essere poi declinata nella attuale realtà storica e contingente.

                  1. @bariom @tutti
                    Comunque, solo un’aggiunta: L’aspetto più interessante dell’intervista al professore è che lui sostiene che proprio la mancanza di un’autorità fa sì che l’interpretazione vincente sia legata al consenso: cioè, no dico, il CONSENSO!!!
                    Il consenso?

                    Quanti qui sapevano questa cosa o possono confutarla?
                    Lo scrivo solo per imparare qualcos’altro, eh

                    1. @ a proposito del “consenso”. E’ proprio così, ed è questo il guaio di fondo. Non c’è e non può esserci UN interlocutore con cui trattare. Ergo non esiste il fantomatico “islam moderato”. Esistono i mussulmani moderati, presi singolarmente e magari anche come gruppi ed è gente degnissima, spesso tranquillissima, a volte coltissima. Purtroppo il loro “peso” contrattuale” è molto relativo. Basta che salti fuori uno che si definisce il “Mahdi”, il “Mad Mullah”, l'”Imam Shamil”, il “Profeta Velato del Khorasan”, il “Vecchio della Montagna” o – come oggi – il “Califfo”: se riesce a costruirsi una base di consenso (ed è molto facile farlo) qualsiasi situazione geopolitica va facilissimamente alle Ballodole (http://www.treccani.it/vocabolario/ballodole/).

              2. Bariom:

                …e quindi bisogna diffidare di ogni musulmano (dissimutatore) che si rispetti. Egli, fingendosi nostro pacifico coabitante non aspetta in realtà che convertirci o tagliarci la gola!

                1. Si chiama prudenza caro Alvise e la si può applicare indipendentemente dall’avere una fede o meno (peraltro anche molti mussulmani debbono ben guardarsi da quelli che si potrebbero definire loro fratelli).

                  Tu sei dello stesso avviso, più magnanimo e di “larghe vedute” (buon per te), agisci pure di conseguenza.

  13. vale

    P.s.ma rileggersi il discorso di Ratisbona pubblicato per intero su “la croce” qualche giorno fa e provare a rifletterci sopra,no?
    A me,più lo rileggo, più pare un capolavoro…

    1. vale

      Che era esattamente quel che dicevo l,’altra volta.quando nn irridi,che come argomento è un tantino deboluccio,resti sul solito discorso che c’è questo ma anche altro.c’è sopra a anche sotto e questo e quello.prova a dirci qlcsa di interessante su quel discorso.tanto per cambiare…

  14. Vanni

    Un’ Andrea’s Version un po’ per celia un po’ per non morire.

    “E’ troppo complicata, veramente. Non c’è stato sovrano cui dichiarare guerra, è tutto un ibrido; non c’è discrezione; i prigionieri di guerra li inchiappettavi senza dirlo, prima, ora davanti alle telecamere; non ci sono più gli Usa, c’è Obama; gli stati che hanno finanziato l’Isis, adesso lo combattono; la Turchia sta nella Nato, che finanziato lo aveva prima e lo combatte ora. Solo che l’ottomano lo finanzia ancora. E’ la terza guerra mondiale, dice, ma i brasiliani per esempio se ne sbattono. Che sia la quinta? Vallo a capire. Se mondiale non fosse, peggio ti senti. E bombardare dall’alto, serve e non serve. Ma farlo dal basso? Parte un seminario sugli stivali. C’è un islam moderato. Ma vallo a trovare. Di sicuro l’Europa: ma dove? Dice, comunque, che il dialogo è indispensabile: vacci te, però, a chiacchierare col tagliagole. Di una pausa si avverte il bisogno. Non chiamiamolo armistizio, se questo non si può. Ma accontentarsi, insieme, nel frattempo, di sgozzare gli ebrei? “

  15. …che devo dire, devo cominciare a parlare anche io dei musulmani che conosco (e che ho conosciuto)
    e con i quali ho a che fare tutti i giorni (ce n’è tanti anche a Firenze) e “testimoniare” che non tengono le donne girate dall’altra parte o tenute chiuse in casa? e questa mia testimonianza cosa dovrebbe dimostrare? devo usare prudenza? verso chi? in

  16. …in quale caso (devo usare prudenza)? devo usare prudenza quando ci sia da usare prudenza o sempre, contro questi popoli cattivi di suo nelle radici stesse ratisboniane del termine secondo il riassuntino di duemila anni in due paginette del professore filosofo-teologo-storico-antropologo-ontologo Ratzinger dato in pasto come ai cani a noi ignoranti?

    1. vale

      francamente,con le chiacchere, stiamo a zero. o hai qualcosa di intelligibile da dire su quel discorso o stai cianciando.
      in quanto al resto non significa nulla. stiamo parlando del significato e dell’applicazione che viene data di quella religione nei posti dove costoro sono maggioranza. e per di più dove sono maggioranza-.
      varie testimonianze han detto che quando sono arrivati nei villaggi quelli dell’is, nessuno ha difeso i cristiani o gli yazidi che vi abitavano.
      paura? sicauramente. ma anche se così fosse resta il fatto che anche i loro vicini di casa si sono schierati con dei macellai che si definiscono islamici. anzi,i puri tra gli islamici perché lo applicano alla lettera.. non del fatto che il musulmano residente a firenze non faccia mettere il niqab alla moglie.

      1. vale:

        …dimmi te invece che faresti!
        Vui fare domanda per tempalre? Vuoi formare una nuovo manipolo di sentinelle in piedi? Vuoi che il nostro esercito parta per la Siria e zone limitrofe? O devono partire tutti gli eserciti occidentali? Vuoi che tutti i condomini siano piantonati? che ci siano i carrarmati per le strade? Vuoi scacciare tutti i musulmani dall’Europa? Vuoi che cambi la mentalittà post-illuminista? Vuoi che la gente creda e preghi di più? Che gli crescano più valori? Dicci anche a noi fiorentini cosa si avesse a fare! .

        1. vale

          vorrei semplicemente che,invece di dire nulla, facessi delle critiche a quel discorso. se ne hai. il resto è noia.( califano dixit)

          1. …critiche? una sola: una lunga snocciolatuta di generalizzazioni storico-filosofiche da manuale buono forse per i nostri licei per alla fine concludere che? che il cristianesimo è misericordioso e l’islamismo no!

            1. vale

              http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/biography/documents/hf_ben-xvi_bio_20050419_short-biography.html

              Dal 1946 al 1951 studiò filosofia e teologia nella Scuola superiore di filosofia e di teologia di Frisinga e nell’università di Monaco di Baviera.

              Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1951.

              Un anno dopo intraprese l’insegnamento nella Scuola superiore di Frisinga.

              Nel 1953 divenne dottore in teologia con la tesi “Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di Sant’Agostino”. Quattro anni dopo, sotto la direzione del noto professore di teologia fondamentale Gottlieb Söhngen, ottenne l’abilitazione all’insegnamento con una dissertazione su: “La teologia della storia di San Bonaventura”.

              Dopo aver insegnato teologia dogmatica e fondamentale nella Scuola superiore di filosofia e teologia di Frisinga, proseguì la sua attività di docenza a Bonn, dal 1959 al 1963; a Münster, dal 1963 al 1966; e a Tubinga, dal 1966 al 1969. In quest’ultimo anno divenne cattedratico di dogmatica e storia del dogma all’Università di Ratisbona, dove ricoprì al tempo stesso l’incarico di vicepresidente dell’Università.

              Dal 1962 al 1965 dette un notevole contributo al Concilio Vaticano II come “esperto”; assistette come consultore teologico del Cardinale Joseph Frings, Arcivescovo di Colonia.

              Un’intensa attività scientifica lo condusse a svolgere importanti incarichi al servizio della Conferenza Episcopale Tedesca e nella Commissione Teologica Internazionale.

              Nel 1972, insieme ad Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac ed altri grandi teologi, dette inizio alla rivista di teologia “Communio”.

              Il 25 marzo del 1977 il Papa Paolo VI lo nominò Arcivescovo di Monaco e Frisinga e ricevette l’Ordinazione episcopale il 28 maggio. Fu il primo sacerdote diocesano, dopo 80 anni, ad assumere il governo pastorale della grande Arcidiocesi bavarese. Come motto episcopale scelse “collaboratore della verità”, ed egli stesso ne dette la spiegazione: “per un verso, mi sembrava che era questo il rapporto esistente tra il mio precedente compito di professore e la nuova missione. Anche se in modi diversi, quel che era e continuava a restare in gioco era seguire la verità, stare al suo servizio. E, d’altra parte, ho scelto questo motto perché nel mondo di oggi il tema della verità viene quasi totalmente sottaciuto; appare infatti come qualcosa di troppo grande per l’uomo, nonostante che tutto si sgretoli se manca la verità”.

              Paolo VI lo creò Cardinale, con il titolo presbiterale di “Santa Maria Consolatrice al Tiburtino”, nel Concistoro del 27 giugno del medesimo anno.

              Nel 1978, il Cardinale Ratzinger prese parte al Conclave, svoltosi dal 25 al 26 agosto, che elesse Giovanni Paolo I, il quale lo nominò suo Inviato Speciale al III Congresso mariologico internazionale celebratosi a Guayaquil, in Ecuador, dal 16 al 24 settembre. Nel mese di ottobre dello stesso anno prese parte al Conclave che elesse Giovanni Paolo II.

              Fu relatore nella V Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1980 sul tema: “Missione della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo”, e Presidente delegato della VI Assemblea Generale Ordinaria del 1983 su “La riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa”.

              Giovanni Paolo II, il 25 novembre del 1981, lo nominò Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale. Il 15 febbraio del 1982 rinunciò al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga; il 5 aprile del 1993 venne elevato dal Pontefice all’Ordine dei Vescovi, e gli fu assegnata la sede suburbicaria di Velletri – Segni.

              E’ stato Presidente della Commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, che, dopo sei anni di lavoro (1986–1992), ha presentato al Santo Padre il nuovo Catechismo.

              Giovanni Paolo II, il 6 novembre del 1998, approvò la sua elezione a Vice Decano del Collegio cardinalizio da parte dei Cardinali dell’Ordine dei Vescovi, e, il 30 novembre del 2002, quella a Decano con la contestuale assegnazione della sede suburbicaria di Ostia.

              Fu Inviato Speciale del Papa alle celebrazioni per il XII centenario dell’erezione della Diocesi di Paderborn, in Germania, che ebbero luogo il 3 gennaio 1999.

              Dal 13 novembre del 2000 era Accademico onorario della Pontificia Accademia delle Scienze.

              Nella Curia Romana è stato membro del Consiglio della Segreteria di Stato per i Rapporti con gli Stati; delle Congregazioni per le Chiese Orientali, per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei Popoli, per l’Educazione Cattolica, per il Clero e delle Cause dei Santi; dei Consigli Pontifici per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e della Cultura; del Tribunale Supremo della Segnatura Apostolica; e delle Commissioni Pontificie per l’America Latina, dell’“Ecclesia Dei”, per l’Interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico e per la Revisione del Codice di Diritto Canonico Orientale.

              Tra le sue numerose pubblicazioni, occupa un posto particolare il libro: “Introduzione al Cristianesimo”, silloge di lezioni universitarie pubblicate nel 1968 sulla professione della fede apostolica; “Dogma e predicazione” (1973), antologia di saggi, omelie e riflessioni dedicate alla pastorale.

              Ebbe grande eco il discorso che tenne davanti all’Accademia bavarese sul tema “Perché sono ancora nella Chiesa” nel quale, con la solita sua chiarezza, affermò: “Solo nella Chiesa è possibile essere cristiano e non ai margini della Chiesa”.

              Continuò ad essere abbondante la serie delle sue pubblicazioni nel corso degli anni, costituendo un punto di riferimento per tante persone, specialmente per quanti volevano approfondire lo studio della teologia. Nel 1985 pubblicò il libro-intervista: “Rapporto sulla fede” e, nel 1996, “Il sale della terra”. Ugualmente, in occasione del suo 70° genetliaco, venne edito il libro: “Alla scuola della verità”, in cui vari autori illustrano diversi aspetti della sua personalità e della sua opera.

              Numerosi sono i dottorati “honoris causa” che egli ha ricevuto: dal College of St. Thomas in St. Paul (Minnesota, USA) nel 1984; dall’Università cattolica di Lima nel 1986; dall’Università cattolica di Eichstätt nel 1987; dall’Università cattolica di Lublino nel 1988; dall’Università di Navarra (Pamplona, Spagna) nel 1998; dalla Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) nel 1999; dalla Facoltà di teologia dell’Università di Breslavia (Polonia) nel 2000.

              beh,certo, uno così,per filosofiazero, non può che scrivere:

              una lunga snocciolatuta di generalizzazioni storico-filosofiche da manuale buono forse per i nostri licei

              1. Una piccola parte degli scritti di Eugenio Garin mio professore di Filosofia a Firenze:

                Giovanni Pico della Mirandola. Vita e dottrina, 1937
                Gli illuministi inglesi. I Moralisti, 1942
                Il Rinascimento italiano, 1941
                L’Umanesimo italiano, 1952
                Medioevo e Rinascimento, 1954
                Cronache di filosofia italiana , 1955
                L’educazione in Europa 1400-1600, 1957
                La filosofia come sapere storico, 1959
                La cultura filosofica del Rinascimento italiano, 1960
                La cultura italiana tra Ottocento e Novecento, 1962
                Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano, 1965
                Storia della filosofia italiana, 1966 (tre volumi)
                Dal Rinascimento all’Illuminismo, 1970
                Intellettuali italiani del XX secolo, 1974
                Rinascite e rivoluzioni, 1975
                Lo zodiaco della vita, 1976
                Tra due secoli, 1983
                Vita e opere di Cartesio 1984
                Ermetismo del Rinascimento, 1988
                Gli editori italiani tra Ottocento e Novecento, 1991

                1. vale

                  appunto. li ha scritti un tuo professore.
                  Benedetto XVI, invece , l’hanno voluto come professore. e pure come vescovo,cardinale e Papa.
                  te,invece?

                  1. …io nulla, ho solo cercato di imparare da uno che di Storia della Filosofia ne sapeva, e avrebbe avuto vergogna a fare un discorso abborracciato come il quello di Ratisbona!

    1. vale

      non facciamoci illusioni pericolose: non è per disperazione che gli islamisti si danno al terrorismo. Tutto al contrario, è la speranza che li muove.

      Dunque non sono disperati. Tutto il contrario, attaccano perché sono pieni di speranza. Basta leggere le loro interviste per capirlo. E la speranza qual è? Anche questo lo dicono chiaramente. I terroristi in Europa sperano che il nostro continente crolli, abbandoni il nostro modo di vita, si trasformi da sé in Eurabia. E’ la formula del profetico romanzo “Sottomissione” di Houellebecq o ancor più delle analisi lucide e documentate di Bat Yeor (leggete i suoi libri come “Eurabia”, “Verso il califfato universale” e altri ancora pubblicati dall’editore Lindau). Se vogliamo riassumere questa speranza, la troviamo scritta sui muri, sui cartelli delle manifestazioni, su giornali e siti web: “L’Islam dominerà il mondo”. Quanto a Israele, la speranza dei “poveri palestinesi” è altrettanto semplice: ammazzare tutti gli ebrei, o almeno “ricacciarli da dove sono venuti” e fare della “Palestina” una parte della felice Umma musulmana. Felice come la Siria, diciamo, o come la Libia. Questa è la ragione per cui continuano a uccidere, facendo il possibile per avvicinarsi a questi modelli della cultura islamica che amano tanto (http://israelbehindthenews.com/why-the-palestinians-keep-killing/14070/).

      http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=60463

        1. vale

          @senmweb

          certo.ma le droghe si son sempre date ai soldati o guerriglieri che fossero.le usarono in modo massiccio i nazisti fin dall’inizio della guerra. prima si usava oppio e alcoolici.
          nulla di nuovo. o pensi che anche l’oplita greco in prima linea, prima dello scontro frontale, non cercasse di alterare un po’ la sua percezione della realtà alla quale stava andando incontro?

          in quanto ai soldi sto giusto leggendo un fantastico libro sulle guerre tra fenicio-punici e greci -durata circa 5 secoli con fasi alterne,per il controllo delle rotte del mediterraneo occidentale e delle isole.

          nel 480-stesso anno di salamina, i greci poi dissere addirittura lo stesso giorno- una delle più grandi battaglie si svolse a Imera- anche pindaro ne canta- e,pare, che la gran parte dell’esercito cartaginese fosse composto da punici. dei 25-30 mila ne ritornarono pochissimi.
          cartagine ,da allora, schierò solo-praticamente- mercenari stranieri ( ovviamenete comandati da cartaginesi).

          se si può,pagando,meglio far morire i figli degli altri, che i proprii.
          nel caso dell’islam, poi, è divenuta una prassi.

          « …[a Platea] dove penarono i Medi dagli archi ricurvi,
          e presso la riva dell’Imera
          dalle limpide acque dirò l’inno
          compiuto per i figli di Dinòmene,
          tributo alla loro virtù
          per cui penarono i nemici. »

    2. Vanni

      @Lalla

      Bella intervista, grazie della segnalazione. Metto in evidenza due punti significativi :

      Pensa che quanto accaduto possa attrarre altri giovani nelle file islamiste?

      Sì, temo poi chi accusa tutte le persone musulmane in generale, perché costringono coloro che vivono un’appartenenza etnica e sociale radicata a fare un scelta radicale, spingendo la gente nelle braccia degli estremisti. Quello che cerco di fare è partire da ciò che ci accomuna, che è la nostra umanità.

      Lei è cattolica, cosa ha da dire questo fatto ai cristiani?

      Venerdì sera, prima degli attentati, ero in una parrocchia a insegnare il francese agli immigrati. Li guardavo e mi chiedevo che ci facessero qui. Credo che l’unica possibilità che abbiamo è che sia loro sia i francesi incontrino Cristo. È così che può nascere una cultura diversa e una politica di integrazione intelligente.

      Riguardo alla seconda risposta qualcuno si straccerà le vesti: Ecco, voi siete integralisti come loro!
      (Lasciarli dire)

      1. vale

        @laila

        samir khalil samir sul foglio di sabato insVIII ricorda che, però, i cristiani e cmq i non musulmani, sono considerati cittadini di serie b nei loro paesi. e che neppure nella tollerante giordania o marocco-tollerante rispetto ad altri paesi islamici- è accettato il passaggio dall’islam al cristianesimo o all’ateismo. come la marocchina di parigi che gli ha chiesto di essere battezzata ma che sa di rischiare e di non poter più rientrare in marocco,se lo facesse. di conseguenza si comporta come se fosse ancora musulmana.
        e purtroppo centinaia di imam in tutta la umma continuano a ritenere preminenti le sure medinesi -quelle di guerra- rispetto alle meccane-quelle dell’inizio della predicazione.
        gli hadit,poi,si trovano in migliaia di raccolte composte prevalentemente tra il 9 e 10 sec. tra esse, 9 sono considerate indubbiamente autentiche. in sostanza contengono le parole di maometto. ed in queste raccolte troviamo tutto quello che è stato fatto dallo stato islamico.
        incluso il rogo del pilota giordano.( che per un hadit non doveva essere bruciato perché il fuoco è castigo che solo Dio può dare. ma un altro hadit dice che maometto condanno ad essere bruciati,uccisi col fuoco due omosessuali( eh, voglio vedere come la prenderanno i genderisti,questa…)

        e per un musulmano sono le sure medinesi che, in caso di conflitto di interpretazione di un comportamento , abrogano quelle meccane.insomma sono i versetti più violenti ( e gli hadit correlati) che hanno la meglio su quelli pacifici.

        Al Sisi,il presidente egiziano, ha posto tale problema di modernizzazione e reinterpretazione dell’islam per sganciarlo da quello che era inevitabilmente nel 6 e 7 sec.

        ma resta una falsità dire che l’isis non c’entri con l’islam.

        ciò che fa lo stato islamico è sempre appoggiato in modo chiaro da un giurista musulmano che afferma come un determinato atto sia conforme a un precetto dell’islam.

        finché non viene risolto tale problema,aggiungo io, e che le centinaia,migliaia di imam,giuristi,ayatollah e quant’altro restano ancorati all’islam letterale della nascita e del medioevo, non ci sarà soluzione.

          1. vale

            @bariom

            so’ cecato ( eh,non er cecato). che è l’emoticon? una mini chiesa come quella di S.Francesco ad Aleppo la cui cupola,durante la messa con 400 fedeli all’interno, è stata colpita da una bombola di gas lanciata dai jihadisti per fare una strage e che, invece, è rotolata giù per i coppi fino a terra per poi esplodere senza far male ad alcuno? 🙂

            ( e poi dicono non ci sono miracoli…)

          1. vale

            @bri

            beh,facile. ti ho riportato quel che dice quello che è considerato uno dei più famosi islamologi al mondo. egiziano. gesuita ex pro-rettore del pontificio istituto orientale di roma e consigliere di Benedetto XVI per i rapporti con l’islam.
            ha scritto più di 60 libri,credo.alcuni li ho letti.
            uno spettacolo.

    1. vale

      @senmweb
      già. e sai che pare che il tiranno di siracusa,tra le clausole imposte ai cartaginesi dopo la battaglia,pare-ribadisco- imponesse il divieto di sacrifici umani?( e non credere che,cmq, le famiglie importanti di cartagine che eleggevano i sufeti,sacrificassero figli proprii ( almeno quelli legittimi.pare che si facessere “furbate” anche in quell’occasione.)

  17. Bri

    @senm_webmrs
    “sul consenso, l’islam moderato … ” rispondo qui sotto che sopra non mi è consentito

    Innanzitutto grazie per la risposta. Molto significativa tra l’altro.

    La tua conferma, la prendo così, sulla questione del consenso, è per me sorprendente.
    Non perchè mi sorprende che tu confermi, ma perchè inizio a prendere per vera la faccenda.

    Pertanto la possibilità di inquadrare in generale le affermazioni sulla non esistenza di un islam-moderato in un’ottica che tiene conto del fattore “consenso” rende persino banale affermare che non esiste OGGI tale islam. E di rilanciare ulteriormente: ma quali sono le condizioni attorno alle quali potrebbe nascere un consenso diverso? Ovvero quali condizioni han portato consenso sull’islam corrente?

    Già solo il fatto di poter porre certe questioni annulla la validità di certe posizioni di critica assoluta espresse anche qui.
    In fondo l’islam è relativo: se cambia il consenso, cambia tutto.

  18. Cmq il problema qui NON è il consenso, perché consenso o no questi folli, agirebbero comunque.
    Il problema, l’ho già detto, e l’humus in cui certe folli idee crescono e poi si applicano.

    1. @bariom
      E io son d’accordo
      Tant’è che ho osato fare un parallelo con il fenomeno del tifo violento, proprio con riferimento al fatto che l’ambiente che si respira finisce per condizionare l’animo e il pensiero di chi lo frequenta.
      Sia il cattivo compagno che ti porta in curva, ti inizia al lancio del fumogeno e all’odio verso la tifoseria avversa (e già i termini sono inequivocabili), sia quello che ti porta alla riunioni di gruppi di estrema destra xenofoba o di estrema sinistra antagonisti, sia quello che ti presenta all’imam guerrafondaio e …
      La violenza è purtroppo parte dell’uomo
      Ci sono troppe condizioni nel mondo, anzi, nelle varie società del mondo, che la aiutano ad esprimersi

      Dove sta dunque il problema?
      Non nel consenso che ho solo sottolineato unitamente alla mia ignoranza in merito
      Ma nel contrasto agli ambienti che fomentano l’odio

      Dove colloco l’Islam in questo mio discorso?
      Direi nelle ideologie che si prestano facilmente e con frequenza a porsi alla base di un ambiente che fomenta l’odio

      Cos’è che volevo criticare?
      Il mancato riconoscimento del fatto che conta (ti rubo la parola) l’humus
      La generalizzazione del concetto di Islam come fucina esclusivamente di violenza (e qui il consenso serve da mediatore: se l’Islam si riduce da sè a questioni interpretative variabili nel tempo, la generalizzazione è sbagliata)
      La mancata concessione alla maggioranza silenziosa di musulmani non violenti lo stesso giudizio nostro contro la violenza
      Il fatto che pur ammettendo la non esistenza di un Islam moderato forse basterebbe avere un giudizio moderato sull’islam
      E sbaglierò, e se sto sbagliando son pure contento, ma da certi commenti, l’impressione che ho ricevuto era proprio questa

  19. ,,,ma possibile che neanche tra i cattolici europei (da quello che dite sembra che nessuno abbia più nessun valore, come me, per esempio) non si trovi più qualcheduno con qualche valore rimasto attaccato o ancora vivo?
    In fondo, stando alle statistiche, qualche migliaio di cattolici dovrebbero ancora esserci! O la zavorra di tutti quegl’altri
    maiali riesce a tenerli giù tutti?

  20. …di quanto humus ci sarebbe ancora bisogno (in Italia e in Francia per esempio) dove è pieno di Sentinelle
    in Piedi di Sante Messe di Rosari di gruppo e tanto altro ancora di questo genere? O ne converte più un’ ora di televisione che duemila anni di Vangelo? Ma i musulmani non la guardano la televisione?

    1. …e pensa sde non ci fossero!
      😛

      Mi pare comunque che sia stato riportato che tanti sono gli islamici che si convertono al Criostianesimo (se lo hai letto)

  21. ma a noi italiani e francesi i valori ci mancano o non ci mancano? o è l'”humus” che ci manca dove i valori possano crescere sani e farsi pianta robusta che si veda dai frutti se è buona o cattiva?

    1. Luigi

      Filosofo azzero, a parte che “a noi ci” non si scrive… 🙂

      … per la mia modesta opinione a noi manca molto, ma davvero molto, la realtà.
      Sai quando si incomincia a parlare di valori? Quando i valori non si incarnano.
      Quando si pensa che si possano scegliere, come i vestiti o i vini sulla carta del ristorante, mentre ogni minuto della nostra giornata ha già in sè i nostri “valori” di riferimento.

      L’osservazione non è mia, ma la trovai a suo tempo decisamente azzeccata: pensi che in una legione di Roma si parlasse di dovere o sacrificio? No, perché quelle parole si facevano carne fin dal momento in cui il giovane appena assegnato all’unità veniva affiancato da un veterano con magari dieci anni di servizio.
      Si facevano carne e sudore e fango. E sangue, qualora necessario.
      Non serviva parlarne, o discuterne, o interrogarsi su di esse. Si vivevano.

      Lo stesso vale per qualsiasi altro campo dell’umano agire.
      Quando si discute amabilmente di “educazione” piuttosto che di “rispetto”, già ci si è avventurati nel virtuale dell’irrealtà.
      Mi vien da sorridere, ogni volta che ascolto una delle due campane: “Ci hanno attaccati. Siamo in guerra!” piuttosto che “Non bisogna farsi trascinare nel vortice della violenza!”.
      Sembra che si stia dicendo ad altri “dovete far questo piuttosto che quest’altro”, invece di innervare la realtà, il mondo, la vita…

      Rispondendo in fine alla tua domanda: sì, i francesi e gli italiani (e gli occidentali in generale) hanno (abbiamo, non voglio fare il saputello) dei “valori”.
      Sono quelli che si ricavano semplicemente dal nostro agire, e così ben descritti dalla vignettista franzosa con la sua marianna: crapula&copula.

      Ciao.
      Luigi

      1. Luigi:

        …ma ci saranno pure anche tra loro (per quanto francesi orgiastici) qualcheduni che ci hanno i valori della famiglia dell’amore dei figlioli degli amici dello studio del lavoro (non per solo guadagno, ma proprio in se stesso medesimo)) della lealtà, della sincerità, del rispetto e della cura per gli altri per i vecchi per i malati per i bisognosi. Anche il nostro agiire può non essere solo bestiale, o no?

        Per quanto riguarda i legionari romani, hai ragione, erano legionari romani senza tanti discorsi.
        Ho molto ammirato il film “Il gladiatore”. Alle volte l’arte (il cinema in questo caso) è più
        eloquente di qualsisi altra disquisizione!

  22. bri

    @filosofiazzero
    c’e’ semplicemente di tutto un po’ al mondo
    e terreno che cresce gente di pace e terreno che cresce gente violenta
    e ci son quindi costruttori di pace e portatori di guerra

    ma prima di noi c’e’ comunque la parabola del seminatore

    1. vale

      @bariom

      altro bell’articolo:
      la croce di oggi pag.5

      La “Artège éditions” ha tradotto e pubblicato, con la prefazione del benedettino Daniel Ange, “Siamo nati e non moriremo
      mai più”, la biografia di Chiara Corbella Petrillo scritta dagli amici Cristiana Paccini e Simone Troisi. Si tratta di un importante
      segnale del sentire popolare nei confronti delle grandi e quotidiane tematiche della vita. Questa santità affascina terribilmente

    1. Allora sei in buona compagnia 😛

      Voi… sempre ‘sto “voi”. Se ce l’hai con me dillo a me!
      Però non mettere limiti alla Divina Provvidenza 😛 😛

  23. …non ce l’ho con nessuno, ma non posso fare a meno di notare che cristiani nel blog non ce n’è!
    (almeno da quello che si può “evincere” dai commenti)

    (quanto a me non ho nessunissima intenzione né di convertire né di convertirmi) ( o questo è un blog di conversione?)
    ( e non di cultura e contro-cultura varia?) (e di attualità?)

    1. Ah ecco… evinci.
      Poi sai dipende da cosa pensi dovrebbe commentare un Cristiano, che non è affatto detto sia quello che un Cristiano commenterebbe (ovviamente).
      😉

  24. vale

    @bariom

    beh,è quantomeno curioso che uno che non ci crede. non ha intenzione di convertirsi. che afferma esserci il nulla dopo la morte,giri per il blog a dare patentini di cristianesimo. mah

    (poi avrà pure ragione.non siamo i cristiani che vorremmo essere: spesso e volentieri non diciamo quel che dovremmo dire, non facciamo quel che dovremmo fare, non pensiamo quel che dovremmo pensare. ma se anche S.Paolo faceva il male che non voleva invece del bene che voleva…)

  25. vale:

    …siete così come siete, e come siamo, mi permetto di aggiungere, tutti, degli omettini, ma almeno stiamo attenti a trattenerci dal pontificare (o direttamente o attraverso citazioni dotte o “molto intelligenti”, specialmente francesi, o inglesi, Chesterton, Pinkerton, Parkinson etc.

    1. E quale sarebbe il probelma Alvise?

      Siamo tutti “ometti”, tutti limitati (molto), tutti peccatori (per chi ritiene la parola peccato abbia un senso)… e già la cosa cambia, perché non tutti si riconosce di essere come diceva una Santa “niente più il nostro peccato” o che senza di Lui non possiamo far nulla.
      Quindi semmai c’è chi tra gli “ometti”, pretende di pontificare sostenendo che no, l’Uomo può far tutto (tranne darsi la vita…), che peccatori non si è, che sono tutte fesserie o… com’è che le chiami tu? Mi sfugge… 😉
      Però dici che no… tu ci stai attento (figurati se non fossi attento).

      Il Cristiano poi, semmai, non lo riconoscerai da un commento (che me lo posso preparare anche bello bello a tavolino), ma da quanto la sua vita, le sue opere (ricordi le famose opere), riflettono uno spirito che il mondo non conose. Quello di Nostro Signore Gesù Cristo. Opere che ti danno la certezza (o almeno ti instillano il dubbio) che veramente la morte è stata vinta!
      Io persone così ne ho incontrate… probabilmente tu no e me ne dispiace. Ma se non hai mai assaggiato il vino nuovo non puoi dire che tutto sa solo di vino vecchio o annacquato o finito in aceto.
      O almneo poi dirlo, ma parlano solo del vino che bevi tu (ovviamente).

  26. …ne ho conosciuta genti buone e anche meno, che avevano paura della morte e anche no, i credenti non lo dicevano mica che erano credenti anche se erano. Non testimoniavano di essere credenti, ma di essere buoni. A me questo bastava.

    1. Un credente ti testimonia di essere credente solo perché non si attribuisce il merito di essere buono…
      E’ tutta lì la differenza.

      Poi di gente “buona” (di buon cuore) è piena la terra, grazie a Dio (ovviamente) 😉

  27. Sebbene la condanna di un blog è quella di avere articoli o post che invecchiano di giorno in giorno come fossero mesi, ma essendo l’argomento ancora di stringente atualità e non volere inserireantipatici OT, ripropongo qui lo stralcio di un articolo che trovate su Croce-Via:
    ………………………………………………
    Spendo giusto due righe per dire che nel turbinio di articoli, opinioni, commenti, urla, pianti e incitamenti reperibili su ogni dove nella carta stampata, in tv e nel web (tranne forse qui), quello che personalmente mi è parso lo scritto più condivisibile ha la firma di Robert Cheaib, il teologo laico curatore dell’ottimo portale Theologia.com. Robert su facebook ha commentato la pessima vignetta che ho utilizzato anche io per questo articolo, utilizzando queste parole che, nella mia ignoranza quasi abissale della religione coranica, sottoscrivo in pieno:

    «Non amo parlare di queste tematiche perché la mia convinzione è che la Luce non ha bisogno di denigrare il buio per risplendere… Ma per una volta mi voglio esprimere. L’occasione, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, è questa vignetta dalla quale mi dissocio perché è menzognera. Colui che parla è una persona che ha ospitato musulmani a casa propria in Libano e in Italia. L’ospitalità in Libano (fatta a dire il vero dai genitori… ero troppo piccolo ancora) ha significato la vita di una persona che poteva finire proprio male. Chi parla ama in Cristo i propri amici musulmani… E lo farebbe ancora oggi e domani, nel nome di Cristo e nell’amore gratuito di Cristo
    Detto ciò:
    Purtroppo il corano comanda cose simili e storicamente Muhammad ha fatto cose simili. Si trovano nei hadith e nella sunna. I terroristi si rifanno proprio a questi discorsi e a queste memorie storiche che la sunna rintraccia con fedeltà da referente a referente. I “detti e fatti” di Muhammad si trovano in edizioni moderne e in tutte le lingue.
    Da persona che ha approfondito l’islam, aiutata dalla propria provenienza e dalla conoscenza della lingua araba, ho la “fortuna” di leggere e ascoltare materiale di prima mano in lingua araba… ci sono tanti musulmani buoni, e ho molti amici tra di loro, ma nel Corano e nella “sira” (vita) di Muhammad i terroristi trovano terreno fertilissimo per le loro follie. Questo problema è posto da alcuni studiosi musulmani che dibattono su questo grave problema. Ho visto una volta uno studioso musulmano in tv che racconta di un suo dibattito con uno sceicco estremista e quest’ultimo a un certo momento gli disse: ‘se tu consideri quelli che dobbiamo fare terrorismo, tu stai dichiarando che Allah è terrorista’. E lo studioso concludeva il suo intervento dicendo: ‘purtroppo questo è un dato di fatto’.
    Il patriarca Sako, uomo colto che vive tra i musulmani in Iraq, nel settembre 2014, durante un incontro di dialogo interreligioso promosso dalla Comunità Sant’Egidio ad Anversa, ha sottolineato questo grave problema ermeneutico del Corano, del hadith e della sunna. Se non si inizia a interpretare il Corano e se non si assume la questione ermeneutica seriamente, gli “ortodossi” rimarrebbero i terroristi… e il problema non è marginale o facile: il corano – come afferma la credenza musulmana – è parola di Dio senza intermediazione umana (a differenza della Bibbia che è parola di Dio in parola umana). Questo significa che essa non può (non poteva) essere influenzata dal contesto temporale e dall’umanità dell’autore umano, e questo significa che essa non può essere revocata con l’interpretazione. Inoltre, la dottrina di “An-naskh” (النسخ), grazie alla quale alcuni versetti venivano superati da altri successivi, non ci è d’aiuto in questo contesto, perché i versetti successivi sono proprio quelli più feroci e che incitano all’annientamento dei miscredenti (noi).
    Si aggiunge un ultimo fatto. Per i musulmani, Muhammad è الإنسان الكامل, l’uomo perfetto. E loro hanno per Muhammad una venerazione ammirevole. Ora, Muhammad stesso ha esteso la fede islamica con la spada, Muhammad stesso ha comandato la guerra santa الجهاد. Al-Bukhari riporta di lui: “Sappiate che il Paradiso è all’ombra delle spade”. e Muhammad, come riportano diverse hadith afferma di essere stato comandato così: “Mi è stato comandato di combattere contro i popoli fino a che testimonieranno che non c’è altro dio che Allah, che Maometto è il messaggero di Allah”.

    Ora, per concludere questo post atipico per la mia pagina, vorrei ricordare che quanto detto sopra non è “intolleranza” (non posso essere intollerante avendo addirittura parenti musulmani in Libano!! per cui gli “etichettari” possono anche risparmiarsi il commento), ma è un problema storico ed ermeneutico, un problema tale che è stato posto proprio verso gli inizi di quest’anno (per l’esattezza a febbraio) da Al-Azhar e dalla Mecca durante un raduno che ha iniziato a porsi il problema interpretativo dei testi fondanti della fede islamica…
    Scritto di getto, il post non riporta riferimenti, e non ho nemmeno il tempo (e neppure l’interesse) di dedicarmi a riportarli… ma basta che prendete un Corano o “I detti e i fatti del profeta dell’islam” (che è una delle edizioni italiane dei hadith), o di cercare il discorso del Patriarca Sako e la notizia dell’incontro avvenuto nella terza settimana di febbraio alla Mecca e avete conferma e non “wishful thinking” di un buonismo acritico…»
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    http://pellegrininellaverita.com/2015/11/18/la-chiesa-la-colonna-della-verita-prefazione-alla-pubblicazione-e-due-righe-su-parigi/comment-page-1/#comment-17792

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