Dal padre-padrone al mammo

di admin @CostanzaMBlog

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Felicemente in via di estinzione il padre-padrone, il mammo è l’eccesso opposto. Ma attenzione: quanto preoccupa – e giustamente – molti psicologi non è tanto l’aspetto dell’accudimento paterno, che ha fatto propri molti comportamenti tradizionalmente della madre. Cambiare pannolini o spingere una carrozzina, preparare una pappa o accompagnare i figli a scuola non intacca certo il modello maschile di padre.


Quello che invece comporta dei rischi è l’aspetto sommerso, inconscio della “maternizzazione” paterna. Una vera e propria mutazione psicologica della quale non possiamo non preoccuparci. Penso per esempio, al senso del possesso nei confronti dei figli, tipicamente femminile e oggi, per la prima volta anche paterno.

Penso al senso di protezione, conservazione, vicinanza che è sempre stato materno laddove compito del padre era quello di spingere i figli verso la vita, con i suoi rischi e la sua durezza. Oggi non è più così: padre e madre sono pienamente concordi nell’evitare ogni difficoltà ai figli, nell’esaudire ogni loro desiderio, nel “risparmiare” loro il momento dell’allontanamento e nel tenerli avvinti a sé. Col risultato di avere in casa perenni ragazzi che a trent’anni e passa non nutrono alcun desiderio di una vita autonoma, perché mamma e papà pensano a tutto. Peccato che essi non siano eterni e che un giorno quei giovani saranno essi stessi genitori difficilmente in grado di insegnare a vivere ai propri figli

Maurizio Quilici,  Storia della paternità, a pgg. 492-493

 

***

Martedì 24 marzo

ore 21.00
Cinema delle Provincie
(Parrocchia Sant’ Ippolito)  

   Viale delle Provincie 41

 

fmdp

24 commenti to “Dal padre-padrone al mammo”

  1. …un po’ come la proclamata (non so se vera) simbiosi amorosa di certi cattolici col Padre che è nei cieli, ma della quale assidua presenza essi hanno sempre bisogno anche in terra, per tutta la vita.

    • Tra tutte le cazz….. che hai detto questa le batte tutte!

    • Proprio per questo il Signore ci leva continuamente la terra sotto i piedi, affinché non lo riduciamo a un idolo consolatorio. Mai sentito parlare dell’aridità spirituale, della notte dello spirito? Informati su Giovanni della Croce e Madre Teresa.

  2. Sono completamente d’accordo con Quilici. Non c’è più il giusto bilanciamento paterno al materno. Non è un caso o un “errore” di percorso, ma un effetto voluto. Il figlio cresciuto senza padre o con un padre cattiva versione della madre, è un individuo senza identità, senza forza, senza autonomia, manipolabile a piacere dal potere economico e politico.Magari diverrà un ribelle, ma uno di quelli adatti solo a distruggere tutto e tutti, con la rabbia inconscia di chi si è visto defraudare dalla possibilità di diventare adulto non solo nel fisico. E non sarà capace di costruire nulla, nè per se stesso nè per gli altri. I cattolici sono persone come tutti. C’è chi ha autonomia di giudizio e chi no. Ma atnzione a non confondere l’autonomia di giudizio con la fede fai da te, come di moda in questi tempi. Se chi si proclama cattolico vuole poi stravolgere quella religione nei suoi principi fondanti, sarebbe più coerente se ne fondasse una per conto suo, di religione. Se gli riesce.

  3. va di pari passo con la paternalizzazione della figura materna…

  4. .webmrs:

    ..solo i samurai (come quello di cui la figura) viaggiano soli: “soli sotto le stelle”!

  5. Ridendo e scherzando: con un tasso di disoccupazione molto alto e con una voglia di lavorare sempre migliore trovo quanto mai appropriato vedere i maschi industriarsi in attivita’ tanto complesse e difficili per il benessere della famiglia. Inutile dire che impegnarsi a fare qualcosa e’ sempre piu costruttivo, utile e preferibile all’obbligato, ozioso dolce far niente. Buon divertimento a tutti con l’avviso,moderni maschioni, di sconfinare gradualmente in quelle attivita’ che per tradizione secolare erano/sono viste come di preferenza femminile. Paul

    • Comunque, non senza motivo i cristiani sono “prima” mariti e “poi” padri. Il matrimonio è un sacramento da cui derivano altri doni, fra cui maternità e paternità.

  6. Ma, perdonatemi, quegli atteggiamenti descritti sono sbagliati in assoluto. Essere iperprotettivi o, più correttamente, rifiutare l’idea di un figlio quale soggetto che debba vivere autonomamente (fisicamente ma, soprattutto, intellettualmente) costituiscono atteggiamenti da cattivi genitori, non da cattivi padri. Questa lettura è, appunto, ideologica laddove poi serve semplicemente a ricacciare uomo e donna in una serie di ruoli stereotipati; nel XXI secolo abbiamo tutte le capacità per un approccio che sia volto a guardare l’effettiva maturazione del ragazzo da perte di entrambi i genitori. Le differenze tra maschile e femminile, argomento su cui si potrebbe discutere secoli, senza arrivare mai a capire davvero quali sono (o ci sono criteri scientifici certi? O ci sta un catalogo? Ripeto nel 2015….non si può non considerare come l’uomo sia profondamente inserito e determinato da un insieme di legami socio-culturali in costante mutamento, grazie al cielo), non possono comunque portare a determinazioni assolutiste (il padre è chi fa…questo, la madre è colei che fa quest’altro). E ciò in quanto, appunto, abbiamo oramai la capacità per capire in modo molto più complesso ciò che potrebbe essere più giusto e ciò che potrebbe essere sbagliato.

    • Non si tratta di capire razionalmente che il figlio deve essere fisicamente e psichicamente indipendente. Di questo sono sempre stati capaci tutti, madri e padri. La questione attiene invece all’inconscio, ovvero al fatto che la madre tende per natura a “trattenere” il figlio e il figlio tende per natura a stare dentro il rapporto simbiotico con lei. Non sono io a dirlo, ma qualche migliaio di testi psicanalitici. E il motivo, alla fine, è semplice. La madre ha tenuto nove mesi il figlio dentro di sè, e fra i due si è instaurato un legame fortissimo (giustamente). Legame che però deve poi essere sciolto. Il padre è figura presente e fondamentale ma in certo senso “terza”, quindi ha questa possibilità/dovere. Ora, i casi sono due. O si butta a mare tutta la letteratura psicanalitica come inutile paccottiglia, o si deve partire da quì per una riflessione. Tutto il resto, ambiente, contesto socio culturale, costumi etc., sono importanti ma a partire dal punto prima enunciato. Che non è uno stereotipo nè un’ideologia. Ideologia, perchè contraddetta da millenni di storia che ora si vorrebbe annullare in nome di non si sa cosa (o lo si sa troppo bene), è quella per cui, improvvisamente e miracolosamente, padre e madre sono uguali, maschio e femmina lo stesso. E le diifferenze sono solo costrutti culturali (Il famoso Gender). Non c’è bisogno di cataloghi, se si vuol essere semplicistici. Basta l’osservazione. Metti davanti a un bimbo e una bimba di due anni una macchinina, un arnese di plastica, una bambolina e un vestitino, e guarda cosa prende l’uno e cosa l’altro. Anche a due anni sono condizionati culturalmente dall’oppressione maschilista? Suvvia….e questo non sarebbe ideologico?

      • @ Armando

        beh…..secondo molti esisterebbe (e non si tratta di una teoria campata in aria) una memoria genetica che potrebbe spiegare la questione della macchinina, dell’arnese di plastica ecc. A69

        • Siamo messi veramente molto bene perche’ siamo arrivati a non saper come essere genitori: chissa’ come se la son cavata, per dire in 5000 anni di storia, le generazioni precedenti provando che hanno prodotto la ricca e feconda civilizzazione di cui beneficiamo. Evviva la confusione e chi piu’ ne ha piu’ ne metta che il futur0 e’ piu’ che roseo. Cordiali saluti. Paul

    • Ciao Dan, cerco di rsponderti. Io e mio marito portiamo avanti insieme un’idea di educazione condivisa, tra cui rientra per esempio rendere ‘sti figli autonomi. Quindi anche io li sprono a lavarsi da soli, a sistemarsi la camera, ad andare in bici da soli ecc, non mi sento poi così mamma chioccia. Eppure questa cosa di “mandarli nel mondo” pertiene più naturalmente a mio marito. Io “faccio” cose che hanno certe conseguenze, se vuoi “mi pongo” in una certa maniera, e forse l mio carattere e la mia formazione stessa mi aiutano in questo. Ma non ci piove che la mia conformazione di donna trova in altro la sua più pertinente realizzazione, immediata soddisfazione. E così nel consolarli, nel capire più a fondo certi disagi ecc. sono io tra i due che meglio assolvo a questo compito. Mio marito lo fa, e quando io sono estenuata e isterica lo fa molto meglio di me, devo dire che mi dà il cambio alla grande. Però quanto dura? Si capisce che non pertiene alla sua natura, al suo compito. Lui dà il meglio di sè in altro, rispetto ai figli. Non è una questione di fare, ma di essere.

  7. Mah.
    Primo: come sarebbe a dire che il “senso del possesso nei confronti dei figli” sia estraneo al concetto di padre-padrone e quindi, estinto quest’ultimo sia “tipicamente femminile, e oggi, per la prima volta anche paterno”??
    Il padre-padrone non considerava i figli degli oggetti sui quale esercitare un potere indiscusso?
    O forse s’intende un “possesso” che si esprime tutto nella “sfera sentimentale”, femminile per antonomasia?
    Ma forse s’intendeva sottolineare che nel meritevole cammino verso la cancellazione della violenza familiare come unica espressione dell’autorità del capo famiglia si sia passati ad un modello basato sull’autorevolezza – cercando d’isolare sempre più gli autoritari. Del resto la letteratura (con cinema e tv) è piena di esempi di disubbidienza “positiva” nei confronti di genitori/società umanamente arretrate (a scanso d’equivoci, sto pensando a eventi del XIX e XX secolo).
    In questo senso, la tesi diventerebbe: cancellati i soprusi ottenuti con la violenza o infondate prevaricazioni, sembra che l’uomo si diventato incapace di esprimere la propria autorevolezza nell’ambito familiare.
    Messa così, sembrerebbe un’implosione più che altro. Un collasso che però parte da due aspetti non esplicitati: esisteva un modello, che una (o più generazioni) ha messo in discussione, che però non è stato rimpiazzato da alcun modello altrettanto forte . O meglio: il tentativo di cancellare la figura del padre autoritario ha finito per cancellare anche quella del padre autorevole (il che potrebbe voler dire anche che la schiera degli uomini appartenenti al secondo gruppo fosse di gran lunga inferiore a quelli appartenenti al primo, tanto che i secondi, essendo in numero esiguo se non irrilevante, non son riusciti a imporre il loro come modello sostitutivo).

    Secondo: sarà riduttivo , semplificatore, populista – come volete – ma siamo il paese che ha generato il concetto di “familismo amorale”. In quest’ottica, il “senso di conservazione, protezione e vicinanza” è perfettamente spiegabile, rafforzato anche dalla crisi economica, soprattutto da parte dei padri, che credono di interpretare così il loro ruolo: perché all’interno di quella logica è evidente che per dare un futuro ai propri figli l’unica via sia quella di tenerseli vicino in modo da poter mettere “a reddito” quella rete di conoscenze personali maturate durante la vita del genitore (penso sia inutile fare esempi, no?)
    “Ci sono stati scandali, però non rinunciamo al potere” lo potrebbe dire chiunque (politico, imprenditore, lobbista). Lo ha detto Luigi Amicone, e non aggiungo altro.
    Anzi no, aggiungo una cosa: se quello è il modello di riferimento due cose lo possono mandare in crisi: la mobilità (ovvero la necessità di sposterei per trovare lavoro o valorizzare i propri talenti) ed il femminismo.
    Ecco, appunto.

    • @Fortebraccio

      Quanto chiacchieri.

      • In effetti…
        Alle volte non riesco a contenermi. Alle volte non riesco a potare più di tanto. Cerco di riassumere un concetto, ma ho i miei limiti…

        Amicone l’ho citato solo perché, nella storia delle congregazioni, appartiene all’ultima arrivata.
        E se anche gli ultimi son così secolarizzati nelle opere, immagina quelli più navigati!

        Insomma, non è questione di recuperare le radici, e tutto fila liscio.
        Almeno credo.

    • Il femminismo? Ma quando mai? E poi il rapporto autorità/autorevolezza è complesso. Faccio un esempio per spiegarmi. Se un quindicenne frequenta delinquenti, il genitore deve avere non solo l’autorevolezza ma anche l: autorità per vietarglielo. Per il semplice motivo che si può dare il caso che il ragazzo se ne freghi. Non è infrequente. Bastasse da sola non ci sarebbe neanche la necessità di leggi. Bello ma , diciamo, improbabile. Diciamo piuttosto che autorità senza autorevolezza diventa autoritarismo.

    • Signor Fortebraccio, distillando il suo scrivere si arriva a: amatevi come fratelli/sorelle oppure no?. Cordiali saluti Paul

  8. …Vanni:

    …fortebraccio ha scritto 30 righe, Armando anche 30 righe…
    Cosa c’è che non va in fortebraccio?

    • Ma Armando ha fatto due interventi da 30, Fortebraccio un pistolotto sociologico col veleno nella coda, travisando il pensiero di Amicone ( o meglio, riportando pari pari il titolo tendenzioso di un’intervista rilasciata al Fatto).

    • Deve essere difficile oggi per un padre/madre, lui/lei saper armonizzare con Amore gioia e piacere di vivere la loro Vocazione di formare una famiglia. Cosa stia succedendo mi sembra una confusione unica di assenza di principi ne a che fine tendere. Molti sbandati della vita per mancanza di basi valide. Perche’? Facile: senza morale, etica, principi onesti e validi va da se’ essere/diventare due ciechi in un cammino senza meta.Paul

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