Fuori stagione

albicocche

 di Andrea Torquato Giovanoli

L’altro giorno ero al supermercato col mio figlio minore nel carrello per fare un po’ di spesa, e secondo gli standard maschili ero al telefono con mia moglie che mi dettava in tempo reale le cose da comprare (fosse stato per me, infatti, avrei comprato solo generi di primissima necessità: patatine e nutella, oltre a qualche irrinunciabile dvd sui supereroi e ad un paio di confenzioni di LEGO, che di mattoncini non ce n’é mai abbastanza).

Comunque: ero nel reparto ortofrutta e mia moglie mi ha detto di prendere le albicocche per il piccolino, ma io le ho risposto che di albicocche non ce n’era nemmeno l’ombra, così lei ha commentato che evidentemente non era più stagione di albicocche.

“Non è più stagione di albicocche?”, ho ripetuto inebetito tra me e me: “Non è più STAGIONE?”…

Ho riagganciato alla consorte mentre quell’ultima frase aleggiava ancora nell’aria e mi sono immerso in un vagare assorto e distratto che mi ha portato ad attraversare i reparti del supermercato come uno zombi, un automa che senza più alcun discernimento carpisce prodotti dagli scaffali e li getta nel carrello, poiché ormai totalmente immerso in pensieri battenti.

Possibile che esistano ancora le “stagioni” in questo mondo globalizzato? In questa contemporaneità incardinata sull’assioma del tempo reale e del tutto, ovunque e ora? E poi ho pensato con commozione alla bellezza di quell’ordine naturale delle cose, che seppur assediato ancora vige, e nel quale ogni cosa ha un suo tempo preciso: Sapienza trascendente instillata in quella Creazione che riverbera Dio in ogni singola sfumatura, il Quale per ogni cosa stabilisce un suo tempo. Un’attesa che svezza ad una fatica salutare, una rinuncia che conduce alla gioia piena del compimento.

Il richiamo a quella tensione dell’animo umano ad un destino che si attuerà soltanto dopo l’esodo, rifrangenza di quella Pasqua che, nell’assenza di un nascondimento adombrato dalla tristezza di un’apparente definitività, sboccia invece al gaudio pieno e risolutivo della Risurrezione.

E l’uomo ha iscritta dentro sé questa chiamata, ma la sua natura ferita dal peccato lo porta a ricercare la facile via della soddisfazione immediata: quella mentalità consumistica del “tutto e subito”, che se da un lato accomoda la vita, dall’altro la rende profondamente sterile, poiché non porta a crescere, a temperare nella fatica sana che rende migliori, quella croce che se accolta con fiducia conduce all’inevitabile risurrezione. È l’illusione luciferina del controllo, del supporsi creatori e non creature, quando invece conosciamo intimamente di non poter bastare a noi stessi, poiché fatti solo ad immagine di un Altro.

Ecco che allora i tempi della natura vengono a ricordarci la nostra condizione di figliolanza, richiamandoci al gusto dell’attesa nella speranza in una Provvidenza amorosa che accerta il compimento di un gioia piena al termine del salutare esilio. Ed è così liberante la consapevolezza d’essere creature amate, poiché nell’abbandono fiducioso alla Volontà Paterna germoglia quella pace del cuore capace di farti attraversare con letizia il sentiero oscuro e silenzioso del mistero.

Sono poi infine giunto, quasi inconsapevolmente, alla cassa, con ancora il risciacquo di tali pensieri che si dissolvevano lentamente in uno sciabordìo assopito, e mentre scorrevo la qualità stravagante ed estranea dei miei acquisti mi sono reso conto che, alla fine, non avevo preso la frutta per il mio bimbo.

E adesso chi la sente mia moglie? Per fortuna che a casa c’erano ancora degli omogeneizzati.

All’albicocca.

17 pensieri su “Fuori stagione

  1. fiore

    C’è un salmo che si canta nella Veglia Pasquale, il n. 103: “Quanto sono grandi Signore le tue opere, tutto hai fatto con saggezza……….Grazie per averci ricordato che anche le stagioni fanno parte di questa sapienza che nulla ci fa mancare anche sulla mensa, secondo tempi che ne impreziosiscono il valore e, come dice Lei, ci educano all’attesa, al sacrificio, e così ci fortificano. Potessimo fermarci piu spesso, anche davanti al banco dell’ortofrutta, a considerare tutto quello che ci è stato dato gratuitamente e così sentire dentro di noi quell’Amore che rende bella ogni nostra giornata. Grazie per le riflessioni che ci aiuta a fare.

  2. Giancarlo

    Certo: ordine naturale delle cose. Significa che le cose hanno un loro posto, un loro significato, una loro funzione. Non riconoscere il giusto ordine equivale a non riconoscere l’Autorità che ha costituito quest’ordine. E questo è esattamente quello che succede con l’ideologia gender: negare l’ordine naturale delle cose. Questo dell’ideologia gender è uno dei principali campi di battaglia dove si consumerà la lotta fra bene e male, tra figli di Dio e figli di perdizione.

  3. Leggendo questo post – a proposito di stagioni e di ordine naturale delle cose – mi è tornato in mente un passo del libro ‘Il segno dei giorni fertili’ di Gabriele Bonomi, Cesare Gianatti e Rosaria Marelli:

    “Il ciclo mestruale ha, come sua prima fase, lo sviluppo del follicolo e in esso della cellula uovo, come per il primo quarto lunare o della luna crescente.

    E’ il tempo del risveglio, del rifiorire primaverile della natura orientata verso l’estate, che sarà il tempo della messe, della fruttificazione.
    La donna in questa fase viene inondata da una carica, da un tasso sempre più alto di ormoni estrogeni e di androgeni che modificano in senso positivo tutto il suo corpo; come la terra per le piogge primaverili è più ricca, più gonfia di acqua così il corpo e la psiche della donna vengono profondamente rinnovati.

    La donna si sente interiormente rifatta, progressivamente sempre più carica di energia dinamica, espansiva, rivolta all’esterno. Fatta padrona di sé si sente capace e pronta a produrre, a costruire nuovi e più profondi progetti di vita di relazione. Essendo più comprensiva, più tollerante, più ricettiva, più materna, più disponibile ai bisogni altrui, sente anche maggiormente il bisogno di incontrarsi con chi gli è opposto, complementare; […] per costruire insieme una pienezza di essere e di vita.
    A ben guardare tutte queste manifestazioni comportamentali della soggettività della donna, evidenziabili come forme tipiche di questa fase del suo ciclo mestruale, sono predisponenti ad un agire intimo, pieno di slanci di oblatività capaci di aprirsi […] all’evento di una possibile nuova vita nascente.

    Quando si è raggiunto questo acme ormonale, lo splendore solare, energetico della femminilità, si compiono le condizioni biologiche favorenti il possibile realizzarsi del miracolo della vita.
    […]

    Concluso l’attimo di tempo che l’ovulo concede alla fertilizzazione, meno di un giorno, la donna entra in una successiva fase di transizione, di attesa. Sotto un certo aspetto è opportuno questo stato d’animo di rallentamento di attività, in quanto, qualora si fosse realizzato un concepimento, si tratterebbe di spostare il centro di interessi vitali su questa nuova realtà.
    […]
    Ma, come più spesso accade, il miracolo della vita non si compie e il progesterone, ormone protettore della vita, è portato ad arrendersi e trasformarsi in un’azione di regressione e a dar luogo, con un nuovo ciclo mestruale, alla mestruazione.

    Questa fase corrisponde a quella della luna calante, del progressivo venir meno della luce per raggiungere l’oscurità o, se si vuole, l’autunno che gradualmente si sfoglia, si contrae per irrigidirsi nel freddo dell’inverno.
    La donna si intristisce, abbandona le sue attese, le sue speranze, i suoi progetti, rallenta i suoi ritmi vitali, perde l’aspetto luminoso e ogni slancio verso l’esterno, si fa sempre più introversa, si lascia andare alla ricerca dei suoi bisogni più personali e quanto più si avvicina al mestruo si sente sempre più nervosa, irritabile, intollerante, litigiosa fino a raggiungere lo stato culminante nel mestruo.

    La fase del buio, della notte, della stagione sfavorevole corrisponde al momento del flusso mestruale, che segna la fine del mese e l’inizio di quello successivo.
    Il tempo del flusso mestruale, della perdita sanguigna, conseguenza dello scollamento della mucosa uterina, viene immaginato e paragonato al pianto dell’utero deluso e amareggiato per il mancato concepimento, che è il fine biologico a cui tende il ciclo mestruale.

    Ma appunto perché la natura non ha realizzato il suo intrinseco scopo, preso atto, con dolore, del fallimento avvenuto, ben presto riparte, con rinnovata speranza, per un nuovo tentativo.

    Mentre il sangue bagna ancora la donna, come d’inverno sotto la neve, la terra del suo apparato generativo è in profondità ancora viva e già ricca di nuove cellule germoglianti.”

  4. Jessica Servidio

    Sicuramente gli omogeneizzati son sempre di stagione immagino 🙂

    (angolodiscrittura.wordpress.com)

  5. chiara

    se mi posso permettere una critica sullo stile, già sollevata dal signor Alvise,

    “rifrangenza di quella Pasqua che, nell’assenza di un nascondimento adombrato dalla tristezza di un’apparente definitività…” (SIC!!!)

    la forma della lingua qualche volta fa da padrona..

  6. Insomma fai la spesa come mio papà! Una settimana fa sono rimasta abbastanza turbata anch’io in mezzo al supermercato: era davanti alle uova di cioccolato e quello che mi turbava non era la dieta ma il fatto che dovrò spiegare hai miei fratelli che quelle uova non sono la Pasqua. La promessa della vita eterna e il perdono non lo troveranno nell’uovo!

  7. Davide

    Ad onore del vero occorre specificare che la stagione delle albicocche…
    Non è ancora incominciata!
    Sono frutta primaverile-estiva (almeno nel nostro emisfero!)

  8. 61Angeloextralarge

    Andrea: grazie… per le albicocche… per il lirismo… per…
    Tutto rende ai miei occhi più assimilabile il vero contenuto di questo post. Smack!
    W i lego!

    1. 61Angeloextralarge

      “il Quale per ogni cosa stabilisce un suo tempo. Un’attesa che svezza ad una fatica salutare”:smack!

  9. Rita

    Io invece volevo fare i complimenti ad ATG x il suo stile, così personale e unico, in grado di descrivere realtà e misteri profondi ed ineffabili! Le sue parole mi arrivano diritte all’anima e riescono a concretizzare e a dare lucidità a quelli che nella mia mente sono pensieri spesso confusi. Complimenti di cuore.

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