Non desiderare il lavoro d’altri

Estratto dal libro “NON DESIDERARE LA VITA D’ALTRI” di Costanza Miriano – Sonzogno (2025)

 

Se parliamo di desiderio e di quello che suscita in noi il vedere quello che altri hanno (dico “se” perché, come afferma – calunniandomi – mio marito, io tendo un po’ a divagare, e ora essendo un tardo sabato sera piuttosto che scrivere di questo vorrei soffermarmi a riflettere sul perché, quando i miei figli escono, il numero di ambulanze che si sentono suonare da casa mia aumenta del 127%, è un dato statistico; purtroppo però devo rimanere sul tema del capitolo, perché non posso dare ragione a mio marito, la mia religione me lo vieta), insomma, dicevo, se parliamo di desiderio e di sguardo sugli altri, una parte importante, direi una novantina di capitoli, andrebbe dedicata al tema del lavoro. Perché credo siano molte le persone che, per così dire, “prendono la vita” dal loro lavoro, cioè ritengono che sia il lavoro che fanno a determinare il loro valore, a dire chi sono, e in tanti sono tentati di credere che se ne facessero uno diverso da quello che hanno – più prestigioso, meglio retribuito, più gratificante, più utile – sarebbero più felici. Potrei dire che lo afferma una ricerca del New England Institute Journal, sarebbe un’affermazione più incisiva, ma non so manco se esista questo Institute, e a dire il vero ignoro persino dove sia il New England. In realtà è un mio giudizio, una mia impressione formatasi del tutto empiricamente, ma sarei contenta di essere smentita; sinceramente però non credo di essere molto lontana dal vero.

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L’irrinunciabile potenza del Battesimo

di Costanza Miriano

Una sedicenne a Grosseto venerdì scorso in prima fila alla presentazione del mio ultimo libro (e già questa di per sé sarebbe una bella notizia, ben sei ragazzi giovani, non so se retribuiti per ascoltarmi… ) mi ha fatto una domanda a cui non mi avevano mai chiesto di rispondere. Si sa che i ragazzi hanno una marcia in più. Comunque mi ha chiesto: “Qual è la cosa a cui non rinunceresti mai?” Lì, all’improvviso, su due piedi, senza prepararmi, mi è venuto da dire solo “il battesimo”.

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Un divertente (e profondo) inno di liberazione della vita quotidiana

di Antonio Socci (Libero 18 ottobre 2025)

L’invidia sembra un difetto proprio di persone meschine o frustrate perché lo si considera con gli occhiali del moralismo ipocrita. Tuttavia è un sentimento universale e ha una radice metafisica.

William Shakespeare ne aveva capito la profondità e nelle sue opere ne mostra gli effetti nella vita quotidiana di tutti, dalla gente comune ai potenti.

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La nostra storia è benedetta – Non Desiderare La Vita d’Altri

di Costanza Miriano

In “Non desiderare la vita d’altri”, il libro col quale cerco di andare a fondo sul tema del desiderio di altrove, di quella illusione ottica con cui almeno ogni tanto – chi un fuggevole pensiero, chi un tarlo continuo, chi una periodica tentazione – direi tutti ci troviamo a misurarci. Vedere quello che vivono gli altri, o inseguire le fantasie su come avrebbe potuto essere diversa la nostra vita se avessimo preso un’altra svolta, scelto un altro percorso, può toglierci la gratitudine per quello che stiamo vivendo, per il nostro lavoro, la nostra storia, i soldi che abbiamo, il corpo, il successo. La risposta, ovviamente, non è accontentarsi, ma al contrario capire che la nostra storia è benedetta, se le circostanze ci fanno fare l’incontro che riempie il nostro cuore… per esempio, quanto al matrimonio:

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NON DESIDERARE LA VITA D’ALTRI

Esce oggi il mio Non desiderare la vita d’altri, un libro in cui cerco di andare al nodo del tema del desiderio, cioè di ciò che ci muove, che muove la nostra vita.

Ecco qui, per dare un’idea…

di Costanza Miriano

È chiaro, lo sappiamo che le altre vite non sono esattamente come si raccontano sui social. Io lo so, perché faccio esattamente quello che fanno tutti, cioè se devo postare una foto, pubblico l’unica in cui sono venuta decente scegliendo fra 37 scatti (pancia ritirata, inquadratura slanciante dal basso, controluce antirughe, braccio alzato e appoggiato sapientemente sullo stipite della porta), racconto solo i successi dei figli e non le tranvate prese. Non descriverò mai di quando urlo come una scrofa a cui stanno per tagliare la gola quando ritrovo i postumi di una deflagrazione nella camera dei figli riordinata un’ora prima e di nuovo immersa in quell’inimitabile afrore da centro sociale okkupato.

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