di Giovanni Fighera
Un artista di nome Anselmo compone un’opera intitolata Torsioni, prendendo un pezzo di spago e legandolo a un muro. Di fronte a quest’opera l’uomo comune non capisce perché si debba parlare di arte. Allora l’artista ci spiega che la tensione a cui sottopone questo spago gli viene restituita e quindi quell’opera d’arte rappresenta in un certo senso la forza, la reazione e la controreazione. Ecco, dinanzi a queste spiegazioni siamo ormai abituati a riconoscere che noi siamo profani, siamo ignoranti, dobbiamo fidarci dell’artefice e dei critici. Diventiamo in qualche modo succubi dell’artista, ma soprattutto del potere del critico d’arte. In realtà, occorre chiedersi di nuovo che cosa siano la bellezza e l’arte.
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