Via Crucis, la preghiera che conduce al segreto di Dio

di Costanza Miriano

Io questa cosa del nostro Re potentissimo, anzi Onnipotente, che poi finisce attaccato mani e piedi a una croce e senza anestesia, dopo atroci sofferenze, non è che la capisco tanto. Eppure credo che lì stia il mistero, il cuore più profondo della nostra fede. Lì è lo scandalo per noi, eppure lì sta la Verità che cerchiamo, e pare che se non si passa di lì non ci si arriva.

Ogni Quaresima mi propongo di pregare più seriamente la Via Crucis, perché so che lì sta il segreto. Non sempre rispetto i miei buoni propositi, perché alla fine, in fondo, mi piace più un Gesù che mi risolve i problemi, uno che non mi porta via la vita, ma che mi aiuta a viverla meglio come dico io (cioè in realtà peggio). Diciamo che io me la organizzo e la sistemo come meglio credo, la mia vita, poi mi rivolgo a lui se qualcosa non va. Ma uno che ti capovolge la capoccia, che ti dice di prendere la croce, uno così mi stravolge troppo, e il fatto che dica che il giogo è soave non è che mi convinca troppo.

Eppure le storie dei martiri ci fanno intravedere che c’è un altro modo di vivere, che quando capisci il tesoro che è stare con Dio, la sofferenza non solo ti sembra dolce, e puoi morire sorridendo come san Policarpo o come Chiara Corbella Petrillo e migliaia di altri, ma è anche l’unica via per conoscerlo.

Insomma, la Via Crucis è davvero la preghiera più preziosa, quella che conduce al segreto di Dio.

 

4 pensieri su “Via Crucis, la preghiera che conduce al segreto di Dio

  1. Francesco Paolo Vatti

    Bellissima e serissima riflessione! Potrei sottoscrivere tutto, ma… in realtà, se devo essere proprio onesto fino in fondo, ci sono momenti che la levità del giogo e la gioia del prendere la croce mi sono ben presenti. In fondo, a essere onesto, i momenti di maggiore (per non dire i soli) felicità sono quelli in cui sono andato contro le mie voglie e ho fatto davvero qualcosa per qualcuno. Eppure, testone che non sono altro, continuo a far fatica a comportarmi così….

    1. Caro Paolo, credo sia esperienza comune…

      È la nostra natura ferita ed egoista la palla al “piede”.
      Per dirla alla San Paolo, vediamo il bene ma poi facciamo il male che non vorremmo, ma ci stà, perché ci testimonia che non è “bravura” nostra, che non siamo noi i “buoni”, ma che è lo Spirito Santo, l’Amore di Cristo che spinge e sostiene il nostro “fare”, a maggior gloria di Dio.

  2. Stefano

    Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima,/
    Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce;/
    Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via” (T.S. Eliot, Cori da “La Rocca”).

  3. giuliana

    La celebre riflessione di Sant’ Agostino “Non compio il Bene che io voglio, ma il male che non voglio”, sta a significare che l’ uomo non cerca il male in quanto male, ma cerca un bene inferiore ( un piacere, il potere, l’ orgoglio), dimenticando il Bene Supremo, che è Dio. Il male è un amore che si allontana dal suo ordine naturale. La volontà si indebolisce col tempo.
    Agostino nelle “Confessioni” afferma che la sua volontà era perversa e che ha ceduto alla passione. Da qui si è formata l’ abitudine al male che è diventata necessità.
    La conoscenza intellettuale del Bene non basta: l’ uomo da solo non ce la fa. La grazia divina guarisce e dona la forza di amare rettamente.
    Ecco quindi l’ importanza della preghiera quotidiana che modella il cuore.
    Questo vale per tutti; anche nel matrimonio, nel sacerdozio, al fine di sentirci figli amati da un Dio che ci LIBERA da ogni schiavitù e ci aiuta a fare della nostra vita un capolavoro.

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