Uno dei regali che sto ricevendo dall’andare avanti con gli anni – insieme al recupero più difficile dopo la corsa e vari altri peggioramenti fisici che non definirei proprio regali – è la certezza, ogni giorno più evidente, del fatto che siamo tutti nani coi trampoli. Abbiamo limiti, contraddizioni, povertà, compiamo infedeltà piccole e grandi, tutti. Solo che qualcuno fa finta meglio, come diceva padre Emidio. Per fortuna, diceva, siamo dei mantenuti. Mantenuti dal Signore.
Questa però è una cosa che sto capendo davvero solo adesso. Per molti anni ho idealizzato delle persone, soprattutto nella Chiesa: ho stimato molto dei sacerdoti, ritenendoli praticamente infallibili, e consultandoli a volte a mo’ di oracoli. Adesso, mano a mano che vedo e accetto la mia irreparabile povertà, vedo e accetto anche quella degli altri, persone di fede comprese. So che anche i santi ne avevano, capisco adesso che la loro umiltà era davvero verità su sé stessi, e la capacità di dire a Dio davvero “vieni a salvarmi, vieni presto in mio aiuto”, la preghiera più vera ed essenziale che si possa fare, e anche la più necessaria.
Del mondo interiore di don Alberto Ravagnani non so nulla, ma l’unica cosa che mi interessa adesso è che nessuno dei ragazzi che si sono fidati di lui, che lo hanno in qualche modo seguito, che si sono sentiti attratti da Dio per suo tramite, rimanga confuso. Spero che qualcuno li aiuti a guardare verso Dio e non il dito che glielo ha indicato, che non pensino che il don adesso è libero mentre prima era come “costretto” in una vocazione non sua.
La vocazione del sacerdote è il privilegio più grande a cui si possa essere chiamati. San Francesco, a cui una volta riferivano delle malefatte di un prete che andava a prostitute, rispose che se lo avesse incontrato si sarebbe inginocchiato davanti a lui e gli avrebbe baciato le mani, perché solo dalle mani di un sacerdote possiamo ricevere il corpo di Dio. Ogni sacerdote porta un tesoro in vasi di creta e l’importante è solo ricordarci che lui è la creta, non il tesoro. Ecco, che qualcuno aiuti quei ragazzi, che nessuno si perda, che tutti rimettano lo sguardo dove doveva stare, fin dall’inizio.

I social sono strumento del diavolo: attirano, distraggono e distolgono dai proprio impegni..
Don Divo Barsotti aveva abolito perfino la tv dalla sua comunita’….
Come può un sacerdote concentrarsi sui suoi impegni sacri e quotidiani se ogni momento ha un bipbip che lo distoglie?
E intanto la messe dissecca….
Molti non vanno in chiesa dicono per via dei preti, non comprendendo che sono solo un tramite con pregi e limiti ma il nostro rapporto è con Dio Padre con Gesù e lo Spirito Santo. Tutti siamo in cammino e molto si impara anche dagli errori degli altri.
Credo che questo sia un momento d’oro per u ragazzi di don Ravagnani per verificare se attraverso le attività di questo prete hanno incontrato realmente Cristo (allora resteranno) oppure solo una persona carismatica (allora probabilmente se ne andranno). Per chi resterà il meglio deve ancora venire.
Purtroppo l’ex don Ravagnani oggi non parla del suo sacerdozio come di una 𝘃𝗼𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, ma di un abito che gli “sta stretto”, della ricerca di una pienezza e realizzazione che suona molto “sua”, che pur nelle migliori intenzioni, è qualcosa che tutti gli uomini e le donne di questo mondo cercano, ma per il cristiano la pienezza e la realizzazione della vita è 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁à 𝗱𝗶 𝗗𝗶𝗼.
È interessante vedere l’intervista da lui rilasciata a Giacomo Poretti (https://www.youtube.com/watch?v=sQWENaEFfqE) per avere un quadro un po’ più preciso – non per giudicare la persona in sé o ancor meno il suo 𝘧𝘰𝘳𝘰 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰 – e da cui emerge oltre ad una poca chiarezza esistenziale e del senso del sacerdozio, anche un poca chiarezza teologica (sarà persino Poretti uomo credente a riprenderlo con le giuste obiezioni).
Al sacrosanto auspicio “nessun ragazzo resti confuso”, ci si potrebbe domandare: «Perché si è permesso che questo ragazzo-giovane prete sia rimasto confuso?». Chi ha vegliato sulla sua vocazione (forse reale, forse uno slancio sentimentale)? Chi ha vegliato sul suo ministero una volta ordinato? Sulle sue scelte di eccessiva esposizione mediatica e quel che ne è derivato?
Non basta dire “io seguo Gesù e il Vangelo”.
Il cristiano ha bisogno, di un confessore, di una guida spirituale, di una comunità, il religioso di un superiore, non c’è Santo che non li abbia avuti, altrimenti ci si fa dei “viaggi” mentali, ci si abbandona alla proprie interpretazioni e talvolta ci si ritrova per la famosa strada lastricata di buone intenzioni.
Preghiamo per questo ragazzo.
Una volta i preti modernisti (cioè eretici come diceva giustamente San Pio X) almeno erano grandi pensatori. Ora sono proprio ad un livello intelletuale e spirituale fermo alla prima media, in una visione ingenua e utopica della realtà veramente avvilente. Basta sentire le offese che lancia a chi come me ama il Vetus Ordo, un rito troppo cattolico per lui. Io non ho la fiducia di Costanza; chi si è avvicinato alla Chiesa (SIC!) perchè attirato da Don Ravagnati ha solo seguito un attimo di sentimento e di illusione che si schianterà quando la Fede richiederà di resistere fino al sangue (San Paolo docet). Il loro guru ha trasmesso un messaggio opposto in cui la realizzazione personale è l’unica cosa che lui adora. Poi caro Barion lui non è un ragazzo ha 32 anni e ha grandissime responsabilità per lo scandalo che ha provocato e che provocherà. Poi Dio può fare tutto…..
Lo vedo molto “ragazzo” e non a caso.
Ha delle responsabilità? Certo come tutti e come tutti in giusta misura dobbiamo rispondere delle nostre scelte, ma ribadisco la chiamata in causa di chi doveva formare, vegliare, correggere, fare discernimento, perché diversamente quanti altri Alberto Ravagnani ci troveremo davanti?
Non amo tout court lanuovabq, ma il j’accuse è quello:
https://lanuovabq.it/it/seminario-diocesi-e-chiesa-cosa-avete-fatto-per-ravagnani
In senso assoluto hai ragione ma mi sembri come i sessantottini per cui era sempre colpa della società. Con il tuo ragionamento allora dovremmo mettere sottoaccusa chi ha formato il Vescovo, il Vicario…. il Rettore del seminario….Davanti a Dio questo scaribarile non lo potremo fare…non cominciamo qui.
E poi sono i discorsi che fa lui stesso che dice che si è trovato a 21 vestito da prete…come se fosse la Monaca di Monza…patetico
Cosa “ti sembro” io è del tutto ininfluente, anche io potrei dire cosa “mi sembri tu”…
Se il mio ragionamento ti sembra da “scaricabarile”, il tuo sembra quello di chi non guarda più in là del proprio dito nell’indicare la luna. Ti saluto.
Parlavo del tuo ragionamento …non di te. Ti offendi un pò troppo facile. Volevo solo rincondurre il discorso sulle responsabilità personali in questo periodo molto disattese. Ti saluto con affetto e mi scuso se non sono stata chiara.
Comunque questi ragazzi era già parecchio confusi….per colpa loro e per colpa di alcuni uomini di Chiesa.
Dico solo una cosa: Cristina Scuccia