Ultima Chiamata per il VII Capitolo Generale del Monastero WiFi

di Costanza Miriano

Tutto è pronto per il cammino di sabato, dalla porta santa di San Paolo alla porta santa di San Pietro, e ci si può ancora iscrivere (lo dico soprattutto per i romani e i ritardatari, di cui io sono la regina mondiale).

Mi commuove pensare al fiume di gente che attraverserà Roma, tra le due basiliche, le due colonne della Chiesa romana e mondiale. E mi commuove perché non saremo solo noi duemila e passa, ma ognuno di noi porterà con sé tanti cari, tante storie custodite, tante persone a cui noi, dopo avere partecipato al Giubileo della speranza, siamo chiamati a portare la speranza. Perché si è solo per noi, quello che facciamo, se non ci accorgiamo di quelli che abbiamo intorno, allora è ben poca cosa. Dobbiamo diventare “ripescatori di uomini affoganti”, dobbiamo annunciare Cristo a chi è triste, perché non lo conosce (unico vero motivo di tristezza).

Per capire come, rubo le parole a madre Maria Emmanuel Corradini, badessa del monastero di Piacenza, che ha scritto La speranza non delude. Ecco come si porta Cristo agli altri: “Sono i martiri che annunziano. E ogni volta che moriamo perché un altro abbia la vita, ogni volta che taciamo perché un altro abbia la vita, ogni volta che perdoniamo perché un altro abbia la vita, è un morire a sé stessi, è un sacrificio di espiazione per la salvezza del mondo. Nulla va perduto, non c’è nulla che può essere vano, ma tutto è raccolto dall’amore e dalla croce di Cristo, ed è questo l’annunzio più vero! …La gente ha bisogno di questo, non delle nostre piccole parole. C’è bisogno di mettere speranza nella salvezza del mondo. tanti perdono la speranza perché non ottengono quello che domandano a Dio, e noi siamo tra questi, ma il vero oggetto della speranza cristiana è la bontà di Dio che riconosciamo per fede, è la salvezza eterna.

Come deve essere il nostro annuncio?

Non c’è annuncio se non portiamo nella preghiera coloro che amiamo. La preghiera è fondamentale. … Paradossalmente, se Gesù fuggiva le folle per ritirarsi a pregare era proprio perché le folle, e i discepoli per primi, lo trovassero lì, in quel deserto, in quella posizione… Lui tutto il giorno ci attende nel tabernacolo, ma nel frattempo ci porta davanti al Padre. …

Se uomini rudi e rozzi come Pietro, Giacomo e Giovanni, dei pescatori, hanno cambiato vita, hanno fatto chilometri, hanno subito lapidazioni, naufragi e sono morti martiri davvero crediamo che la preghiera non possa nulla, che lo Spirito Santo non possa nulla? Siamo così presuntuosi da pensare che noi ne sappiamo più dello Spirito Santo su come risolvere le cose? Ma quanto lo preghiamo? Quanto lo lasciamo agire? È qui il problema”.

Il Giubileo dunque sia anche una nuova partenza per la nostra vita spirituale, un rimettere le priorità, per portare il nome di Gesù che fa fiorire la vita a tutti quelli che incontreremo, dopo sabato, con una forza nuova.

 

7° Capitolo Giubilare Monastero WiFi – 2025