di Costanza Miriano
A volte sembra che a Passione di Gesù è la grande rimossa, la tentazione è sempre quella di credere in un Dio che ti manda le cose per il verso giusto, un problem solver, una specie di amuleto o portafortuna. Magari buono, sì, “Gesù era una persona tanto buona”, su questo è difficile trovare qualcuno, anche ateo, che sia in disaccordo. Quindi, se è tanto buono, se noi ci comportiamo bene con lui anche lui lo farà con noi, e ci farà andare bene tutte le nostre cose. Invece davanti al mistero del dolore – il suo immenso e i nostri, più o meno grandi – i conti non ci tornano. Come mai Dio, l’onnipotente, è finito sulla croce? E come mai a quella persona disonesta ed egoista va tutto alla grande, mentre a quello così generoso e leale ne sono successe di tutti i colori?
È ovvio che se riuscissi a spiegare il mistero dei misteri sarei dottore della Chiesa, invece non sono dottore, e non so manco se sono degna di essere della Chiesa (nel senso che mi piacerebbe essere più coerente come cattolica). Però conservo questa raccomandazione come una delle parti più preziose dell’eredità di Padre Emidio. Diceva che chi vuole diventare santo dovrebbe meditare più spesso che può la Via Crucis.
Meditare spesso la Via Crucis e una via per somigliare davvero al Gesù vero, non a quello dei santini zuccherosi o dei consigli del parrucchiere. Assomigliare a Gesù ci permette di accogliere la croce non come una sfiga o un errore di programma, ma come un regalo che Dio ci fa per entrare in intimità con Lui. Per questo e molto altro ci tenevamo a organizzare anche una Via Crucis del monastero wi-fi, cioè per chi di solito viene agli incontri del primo lunedì del mese, ma ovviamente apertissima a tutti. E abbiamo la grazia di poterla fare in un luogo unico al mondo.
Lungo la strada che porta al convento, nel cuore del Palatino, ci sono le 14 stazioni della Via Crucis, i frati del convento ci lasceranno concludere in chiesa .
Proprio nel convento di San Bonaventura al Palatino ha studiato, è vissuto ed è morto nel 1751 San Leonardo di Porto Maurizio, il propagatore della Via Crucis così come la conosciamo, si tratta quindi di un tracciato molto particolare.
Al convento si arriva solo a piedi salendo dal Colosseo lungo la via Sacra verso l’Arco di Tito, poco prima dell’Arco sulla sinistra parte via di San Bonaventura (è indicata). Porteremo delle candele che speriamo bastino per tutti , ma per essere sicuri, se l’avete, portatela da casa.
Per arrivare con i mezzi pubblici vanno bene tutte le linee che arrivano al Colosseo, per chi arriva in auto mettete in preventivo una camminata di 10-15 minuti parcheggiando nei pressi di Caracalla (in particolare via di Valle delle Camene), la zona di fronte a San Gregorio al Celio, Circo Massimo o le strade intorno a via Claudia (alle otto di sera non è impossibile).


Hai ragione, cara Costanza, la Croce resta una cifra misteriosa del cristiano e vorremmo che non fosse così ma tant’è… la porta è strettissima, eravamo avvisati. Di là, però, c’è la Vera Gioia. E anche di questo eravamo avvisati…
Anche a Verona avremo la Via Crucis come Monastero wifi, l’abbiamo fatta anche lo scorso anno, davanti a una copia a grandezza naturale e ad alta risoluzione della Sindone, la vera Icona della Risurrezione. Mercoledì della Settimana Santa, a Dio piacendo, nella parrocchia di San Giorgio in Braida (per cui ringrazio di cuore il mio parroco, che non è svenuto quando gli ho proposto l’acquisto della copia…). Se ci sono monaci più o meno wifi in giro, ovviamente li accogliamo a braccia spalancate, come Gesù.